Tipi che si incontrano in Vico Inferiore del Ferro

E poi gironzolando per i caruggi si fanno sempre incontri interessanti, dico davvero!
Camminavo in Vico Inferiore del Ferro, era una bella mattina di sole e c’era parecchia gente a far la spesa, d’altra parte ci sono tanti bei negozietti in quella parte del centro storico.
E così eccoci in fila come si deve, fuori dalle botteghe.
E loro erano là, tra il panificio e la storica Polleria Aresu, ammetto che appena li ho visti mi sono guardata intorno per vedere se nei dintorni c’era una mia cara amica, lei abita con due personaggi come questi ma mi sono subito resa conto che quei due non erano i suoi piccoli amici.
Si vede che questi qui girano preferibilmente in coppia, chi lo sa!
E dunque, eccoli qui i due tipetti: eleganti, candidi, vaporosi, garbati e piuttosto aristocratici.
Son tipi che si incontrano in Vico Inferiore del Ferro, ve l’ho detto che si fanno incontri di un certo rilievo nei caruggi di Zena.

Caruggi, fiori e cielo

Questa è una storia di caruggi, fiori e cielo ed è una magia di qualche giorno fa, mi emozionano sempre il mio stupore e la mia meraviglia davanti a quella bellezza che finisco per ritrovare quelle volte in cui vado ovunque e in nessun posto.
Ed ero in Via della Maddalena, ho alzato lo sguardo e sopra di me ho trovato questa prospettiva radiosa, le finestre spalancate, la striscia di azzurro e una magia di petali colorati lassù, su un terrazzino.

Accade così, la natura trionfa là dove il sole conforta i fiori e i piccoli boccioli, li ho visti timidamente affacciarsi anche in Vico San Gottardo.

E verdi pianticelle si godono il confortevole calore su un tetto in Piazza Valoria.

Ed è tutta una magia di estate, caruggi e cielo.
E poi, a volte, anche se non ci sono corolle variopinte e odorose la vera bellezza ti sovrasta comunque.
E allora guardo in su e talvolta anche le altre persone finiscono per fare lo stesso e questo mi regala sempre un sorriso, lo ammetto.

Lo sguardo poi a volte trova certi terrazzini così colorati e rigogliosi: si stagliano lassù, in quella vertigine, contro l’azzurro di Genova.

E poi ecco le geometrie di Via dei Macelli di Soziglia e rosso e contrasti.

E ancora foglie e diverse sfumature di verde e di giallo.

Una prospettiva turchese, il campanile della chiesa della Maddalena e ancora il rosa intenso della bouganvillea tante volte ritrovato in questa mia passeggiata.

È una storia così, composta di molti colori di giugno, di turchese brillante, di vento che smuove le foglie e i piccoli petali dalle tinte vivaci.
È una storia semplice di caruggi, fiori e cielo.

Nella Chiesa di San Luca

È un’antica e piccola chiesa nei caruggi di Genova, uno scrigno di tesori preziosi: è la chiesa di San Luca, un tempo parrocchia gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi.
Racchiude tra le sue vetuste mura opere mirabili di valenti artisti, sono pitture, sculture e affreschi che rendono questa chiesa un vero gioiello.
Ora vi porterò al cospetto di una delle sue meraviglie, è un magnifico gioco di colori, di luci e ombre lasciatoci dal talento di Domenico Piola, pittore vissuto nel ‘600 e appartenente a una famiglia che annoverava numerosi altri artisti.
E là, nella chiesa di San Luca, l’estro creativo di Piola ha lasciato a noi bellezza e armonia nei gesti e nei tratti di una potente e delicata creatura celeste.
L’angelo sovrasta il fonte battesimale, con la sua lievità pare librarsi in uno spazio che ha una sua mistica dimensione.
La mano rivolta verso il cielo e verso l’eternità, le ali ampie, i riccioli come smossi da vento leggero che sospinge anche il manto azzurro, lo sguardo saldo e amorevole.
Tra la terra e il cielo, nel silenzio dell’antica Chiesa di San Luca.

Una danza in Via di Santa Croce

È una di quelle strade che amo, uno dei luoghi dove mi sento sempre a casa.
È Genova, il suo palpito.
È Genova, davanti al suo porto con le sue linee di navi e di gru.
È Genova e in Via di Santa Croce spira spesso il vento portando il profumo del nostro mare, là così vicino agli occhi e al cuore.
E quando percorro questa strada antica mi sento accolta nell’abbraccio delle sue case vetuste, in quell’ombra confortevole, nella bellezza della sua vera semplicità.
E poi, a volte semplicemente osservo e provo a immaginare le sensazioni degli altri, mi piace pensare che siano simili alle mie.
Lei scendeva, con il suo passo lieve, l’abito estivo, la borsa sotto il braccio.
Leggera come in una danza, così aggraziata.
Ed era un giorno di fine estate, l’aria era calda e ristoratrice.
E tutto era silenzio e armonia, nella cornice perfetta di Via di Santa Croce.

Genova, 1875: il magnifico negozio del Signor Badin

Dlin dlon, dlin dlon!
Un suono dolce ci porta ancora indietro in un viaggio nel tempo, nelle strade di Genova nel 1875.
E così scendiamo giù nei caruggi, tra i genovesi che popolano la Maddalena, ci si fa largo tra la folla che indugia nelle molte botteghe, ci sono pescivendoli e cappellai, calzolai e cioccolatieri, negozi con sacchi ricolmi di cereali, arrotini e caffettieri, in questo mondo lontano anche le parole hanno un suono differente.

E scendiamo oltre, attraversiamo i Macelli, nel cuore della città vecchia.
Insieme arriveremo nella bottega di un commerciante che sa far girare bene i suoi affari, qui tutti conoscono il signor Badin, potrei giurarlo, quando c’è bisogno di lui il nostro Badin offre ai suoi clienti una vasta gamma di articoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Dlin dlon, dlin dlon!
Eccoci arrivati finalmente in Piazza Lavagna, lo vedete il Signor Badin sulla porta?
Ah sì, quello là che ci saluta gioviale è proprio lui, son fiera di farvelo conoscere!
Lui sa il fatto suo e sa sempre dare saggi consigli a chi gli espone i propri dubbi su cosa scegliere.
Dlin dlon, dlin dlon!
Cari amici, il Signor Badin è fabbricante di campanelli e non solo!
Al primo piano ha persino un intero magazzino pieno zeppo di chincaglierie e di oggetti di fantasia, c’è da perdersi lì dentro, io penso che potrei starci davvero per ore ed ore!

Dlin dlon, dlin dlon!
Dovete poi sapere che la bottega del signor Léopold Badin non è soltanto, per così dire, il paese dei campanelli.
Eh no, qui trovate tutto il necessario per godere al meglio della bella stagione nei vostri giardini, qui si vendono romantici berceau in ferro, sedie, poltrone e tavoli, magnifici cesti di fiori e molto altro.
Che meraviglia, questa fantastica scoperta l’ho fatta sfogliando un mio prezioso libro già citato diverse volte qui sul blog: si tratta della Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza risalente al 1875.
E là, da quelle pagine antiche, è emerso il volto di quell’abile commerciante della vecchia Zena e mi si è svelata anche la sua antica sapienza.
Dlin dlon, dlin dlon, la musica di quei campanelli risuona ancora e ancora.
Ora però devo proprio lasciarvi, perdonatemi ma sono di fretta, devo andare a scegliere un canapè nel glorioso negozio di Léopold Badin in Piazza Lavagna.

Ritornare nei caruggi

E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.

E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.

Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.

Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.

In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.

E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.

La fontana di Via Luccoli

È un’antica fontana sita in cima a Via Luccoli, è collocata in quel tratto della strada che conduce in Piazza Fontane Marose, elegante piazza cittadina che nel toponimo conserva la memoria di antiche e generose fonti della Superba.
E là, a Luccoli, potrete vedere la fontana marmorea.

Il mascherone è una testa di Medusa dalla cui bocca sgorgava un tempo acqua cristallina.

La parte superiore è poi decorata con una raffinata conchiglia, con la simmetria e la naturale eleganza proprie del mondo acquatico.

È un bellezza del tempo lontano, nella nostra quotidianità forse ci passiamo davanti distratti ma invece ogni testimonianza della storia antica Genova dovrebbe essere sempre messa in risalto e ammirata con attenzione.
In passato, in occasione di un evento primaverile dedicato alla bellezza dei fiori e delle piante, mi capitò di vedere la nostra fontana adorna di boccioli e di colori di questa stagione.

Così gradirei ritrovarla, con la sua consueta armonia, immaginando il suono dell’acqua che zampilla sul candido marmo.

Mugugni e fatterelli di un giorno di maggio del 1914

Ogni stagione ha i suoi mugugni e i suoi fatterelli di poco conto, andiamo così alla primavera del 1914 e sfogliamo le pagine del quotidiano Il Lavoro del 7 di Maggio, i cittadini di Genova per farsi sentire scrivono delle belle lettere che vengono poi pubblicate sul giornale con la speranza che i problemi vengano così risolti.
Dunque, gli abitanti di Boccadasse e Via Caprera hanno una precisa richiesta da fare: servirebbe una fermata del tram all’inizio di Via Felice Cavallotti e pregano che la loro necessità venga riferita alla direzione dei tram elettrici, guarda un po’ se per una cosa simile bisogna rivolgersi al giornale!

In Via San Vincenzo, invece, c’è un’altra bella grana: la strada è praticamente al buio e priva di illuminazione.
E questo è gravissimo, intanto per la sicurezza e poi per il fatto che una via così centrale e vicina alla stazione merita ben altro decoro e i cittadini hanno tutto il diritto ad avere la strada ben illuminata, come chiosa un lettore che si firma Uno per tutti.
C’è un signore poi che invece si lamenta dei rami secchi sugli alberi dei giardini di Corso Carbonara e dell’Acquasola, ma è mai possibile che non si possano tenere con cura queste benedette piante?

Quelli di Vico Chiuso Peirera, dalle parti di Via Fieschi, hanno pure le loro ragioni per mugugnare.
Pare infatti che ci sia gente che ha la bella abitudine di lanciare la spazzatura dalla finestra e quindi un assiduo lettore come sempre si fa parte diligente e parla anche a nome di quei poveri cittadini che devono sopportare cotanta maleducazione.
Qualcuno provveda, per carità!
Non va meglio in Via Madre di Dio, sembra che a causa degli eccessivi annaffiamenti della strada chi passa da quelle parti rischia di andare a gambe all’aria, sicché gli abitanti chiedono che venga fatta un po’ di attenzione, nessuno ha voglia di rompersi l’osso del collo!

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Tra i fatterelli di cronaca ne ricorderei uno avvenuto in Vico Sottile dalle parti di Soziglia.
Sembra che nottetempo dei malfattori abbiano cercato di fare un grande buco nel reticolato di ferro che protegge il cancello del negozio di macelleria del signor Romolo, zitti zitti hanno tentato il colpaccio.
Tutto questo per rubare con l’ausilio di un gancio un mezzo vitello che era appeso nella macelleria: il furto grazie al cielo non è riuscito in quanto il buco era troppo piccolo e il vitello non ci passava, con gran sollievo del povero macellaio, immagino.
E sicuramente in Soziglia si sarà parlato parecchio di questa faccenda!

Dedichiamo anche spazio alle frivolezze ed ecco una bella novità per le signore genovesi, le più ambiziose non si faranno sfuggire la sorpresa annunciata sulle pagine del quotidiano.
In Via Carlo Felice, nota in seguito come Via XXV Aprile, alla celebre Pellicceria Genovese si terrà la vendita di eleganti capi provenienti dai celebri magazzini Lafayette di Parigi, ci sono mantelle, abiti, camicette all’ultima moda, è un’occasione imperdibile!
E per finire mi preme citare la disavventura della signorina Olimpia, mi auguro proprio che qualcuno l’abbia aiutata!
È accaduto in centro, nel tragitto da Via Colombo a Via del Seminario: la signorina Olimpia durante il percorso ha perduto una borsetta contenente 10 lire e due piccoli ritratti e tramite il giornale si auspica che tutto ritorni alla legittima proprietaria.
Povera signorina Olimpia, spero che i suoi cari ritratti siano tornati tra le sue mani così come tutto il resto che aveva smarrito, in un giorno di maggio del 1914.

Certe sfumature di Vico Lavagna

È uno di quei posti dove sempre ritorno, in ogni stagione.
Così, semplicemente nel mio girovagare per caruggi, in uno dei miei percorsi consueti.
Una sequenza che conosco a memoria, una melodia di strade che ritrovo sempre con gioia: da Via Lomellini arrivo in Fossatello, poi raggiungo Piazza Banchi, Via Orefici, Campetto e Soziglia.
Lungo questo percorso ho i miei negozietti nei quali mi piace comprare e poi passo davanti a portoni di antica pietra, alzo gli occhi verso antiche Madonnette custodite in vetuste edicole, incontro persone che conosco con le quali mi fermo a parlare.
A volte poi mi dirigo verso i Macelli di Soziglia e per arrivare in fretta alla Maddalena taglio da Piazza Lavagna, tra l’altro io lo so che in quella piazza ariosa e vasta la primavera è una meraviglia di toni rosati e di alberi in fiore.
E così era un giorno qualunque di primavera, in Vico Lavagna.
Muri vissuti, una sinfonia di persiane semichiuse, tra sfumature di rosso e di pesca, il vicolo in pendenza e un raggio di sole che si insinua sfrontato.
Un soffio di vento ribelle, una danza di panni stesi e di colori, uno di quegli istanti perfetti e irripetibili nel cuore vero di Genova.

Nel battito della città

Accade così.
Metti che sia un giorno qualunque, nel tempo di una primavera diversa da questa.
E tu non cerchi nulla eppure la bellezza, all’improvviso, sa trovare te.
Nello squarcio di quel cielo azzurro che sovrasta certi vicoli, nel rumore dei passi che risuona e ritorna, nella dolcezza di un refolo di vento marino che sfiora il tuo viso.
E un raggio di sole cade, si posa sulle antiche case, batte sul selciato e radioso rimane in questa formidabile prospettiva di Genova, tra linee, finestre e curve sinuose.
In questa assoluta perfezione che è la somma di tante diverse semplicità, in Via Tommaso Reggio, nel battito della città.