Vicino alla Cattedrale

Le ho vedute passare e avanzavano veloci e sicure, a poca distanza dalla Cattedrale di San Lorenzo.
Con passo deciso hanno imboccato Via di Scurreria senza mai voltarsi indietro.
Ed io le ho notate proprio perché camminavano senza distrarsi e senza neppure fermarsi, io che gironzolo volentieri senza alcuna meta ho l’impressione che taluni invece abbiano sempre una precisa destinazione da raggiungere.
Senza esitazioni, così.
E la discesa che va giù, a precipizio, nel cuore del caruggi.
Mentre la luce chiara accarezzava le case antiche.
L’abito candido, un soffio di vento d’estate, un tempo scandito dalla pura semplicità.
A Genova, vicino alla Cattedrale.

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Così vera

Passare nei caruggi e cercare conforto dal sole caldo del tempo d’estate.
Fermarsi all’ombra delle case alte, attraversare un piazzetta, infilarsi in un vicoletto, desiderare un gelato al limone.
E camminare ancora, ascoltare i suoni della città e le voci dei passanti, seguire con lo sguardo i turisti che girano per Genova con la cartina tra le mani.
E trovare per caso un signore che con fiero orgoglio mi suggerisce di infilarmi in un certo caruggio e rispondere che sì, ha ragione, anche quello in effetti è uno dei posti che piacciono a me.
Scappare via, a me poi in realtà piace gironzolare da sola, perdermi un po’, ritornare sui miei passi e cambiare strada senza alcuna meta.
E cercare e trovare i posti che raccontano la vita, i luoghi veri dove nulla è finto, costruito o artefatto.
È soltanto la vita vera a rendere belle e accoglienti le nostre città.
Ed è solo così che tutto mi sembra perfetto.
I vasetti con le piante e i fiorellini intrepidi, le tende bianche, la finestra aperta per rinfrescare la stanza, caruggi e panni stesi.
Semplici armonie di Genova, la bellezza della vita vera.

Ritornare

C’era solamente un luogo a cui ritornare ed era là, impresso nella sua memoria.
Percorse ancora una volta la strada di casa, accanto a muri caldi di sole, all’ombra dell’antica torre, aveva il passo sicuro di chi conosce bene la sua meta.
Nessuna incertezza, nessuna nostalgia.
Lo sapeva, c’era soltanto un luogo a cui ritornare ed era vicino, a pochi passi.
La scala ripida, le finestre che si affacciano sulla piazza, il campanile, il tempo scandito ad un’altra velocità.
La memoria.
Un luogo soltanto.
E ritornare.
A casa, ancora una volta.

Els, Irene e Miss Fletcher

E oggi vi racconterò di loro, Els e Irene sono le amiche olandesi di Miss Fletcher.
A dirvi il vero è stata proprio una sorpresa sapere di avere queste affezionate lettrici nella terra dei tulipani, un bel giorno però Els e Irene si sono rivelate lasciando un commento ad uno dei miei post e sono contenta che lo abbiano fatto.
Els e Irene sono due fantastiche ragazze ottantenni e ho anche avuto la piacevole occasione di conoscerle in quanto pochi giorni fa sono venute a Genova.
Infatti dovete sapere che loro due leggono le mie paginette proprio perché amano la mia città e l’hanno visitata più di una volta, un giorno mi hanno scritto di essere andate a cercare Piazza della Giuggiola proprio perché l’avevano vista su questo blog.
Els e Irene sono due persone brillanti, colte, entusiaste e allegre.
Sono mamme e nonne, sono amiche da molti anni e da tanto tempo amano viaggiare insieme.
Parlano l’italiano e mi hanno detto che hanno voluto studiarlo per poter leggere la Divina Commedia in lingua originale.
E così abbiamo trascorso un bel pomeriggio insieme: Els, Irene e Miss Fletcher a zonzo per i caruggi, proprio come piace a noi!

Abbiamo visitato la chiesa della Nunziata e abbiamo fatto merenda alla Marescotti, poi abbiamo piacevolmente gironzolato in Via della Maddalena e in Via Luccoli.
Su e giù, quel giorno c’era anche un bel sole e quindi abbiamo anche gustato un cono di pesce fritto da asporto comodamente sedute su una panchina al Porto Antico, davanti al mare di Genova.
È sempre una gioia incontrare persone speciali come loro e oggi le ringrazio per il bel pomeriggio passato insieme e anche per i deliziosi cioccolatini che mi hanno portato in dono dall’Olanda, nella carta che li racchiude c’è il disegno di un mulino a vento.
Il blog regala sempre splendide esperienze e incontri imprevedibili, questa volta mi ha portato per le strade della mia città insieme a due persone fantastiche.
Care Els e Irene, vi ringrazio di cuore di tutto e spero davvero di rivedervi presto!

Sempre i soliti tipetti

Quando incontri certi tipi originali alla fin fine ti rimangono impressi e quindi è sempre un piacere rivederli.
E mi succede spesso di imbattermi nei soliti tipetti, d’altra parte gironzolando nelle loro zone è anche normale, alcuni di loro sono vecchie conoscenze di questo blog e sono già comparsi su queste pagine.
Ricordate il piccolo custode del negozio di fiori artificiali di Via Malta?
Come dimenticarlo!
Eccolo lì, a presidiare l’ingresso!

E lo stesso vale per il soldo di cacio che vigila in Canneto il Lungo.

Lo fa con un certo impegno e con la dovuta attenzione, c’è da riconoscerglielo.

Cane (3)

E il cane del tappezziere della Maddalena? Sempre al suo posto!

Cane (4)

I prossimi personaggi, invece, non sono mai apparsi su queste pagine e soltanto perché prima non ero mai riuscita a fotografarli.
Ecco qui un tipo sussiegoso che se ne sta in un frequentatissimo negozio dei caruggi.

Cane (5)

Un po’ più in là c’è anche un suo collega.

Cane (6)

E magari alcuni di voi si ricorderanno del piccoletto che sta nel negozio di cupcakes in Via al Ponte Reale.
Ecco, l’altro giorno era sempre lì, con il suo bel fiocco rosa e con un ciuffetto davanti al musino, accoccolato davanti alla porta.
Succede così, girando per Genova, finisci per incontrare sempre i soliti tipetti.

Cane (7)

Caruggi in primavera

Del mio gironzolare per caruggi mi piace anche capitare in certi vicoli per caso, alle volte, quando i negozi non sono ancora aperti e in certe pigre mattine quasi inaspettatamente silenziose.
Inizia così questa passeggiata, con la cupola di San Siro che si specchia nel vetro di una finestra di caruggi.

E quando la luce fa queste magie allora io so che è ancor più emozionante perdersi tra i vicoli senza alcuna meta, proprio come piace a me.

Piazza della Meridiana

Così, scendendo verso la Maddalena, ammirando il sole e la linea dell’ombra.

Vico di San Pasquale

Dividendo questo spazio di cielo con le creature dell’aria che si librano oltre i tetti e sotto le nuvole.

Dove puoi soltanto aspettare che tutto cambi e accade davvero in poco tempo, una magia che si ripete e non è mai uguale.

Vico di Porta Vecchia (2)

E poi giù, in Via della Maddalena dove ho visto passare una coppia di turisti con trolley, cartina e scarpe comode.
Stupore non solo mio, in queste parti così antiche di Genova.

Via della Maddalena (1)

E angioletti paffuti e il simbolo di Maria.

Via della Maddalena (2)

E cielo azzurro, ringhiere, finestre e terrazzini.

Via della Maddalena (3)

E vetri dove si riflette la chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena (4)

E piante e facciate colorate di caruggi.

Via della Maddalena (5)

E sempre cielo turchese così intenso.

Via della Maddalena (6)

Sali e scendi, tra chiese e palazzi fastosi, nel tempo di questa primavera capricciosa.

Piazza della Maddalena

Tra caruggi e panni stesi, tra incanti di luce e inaspettati specchi.

Via della Maddalena (7)

A volte non occorre davvero altro, basta soltanto il desiderio di saper vedere.

Vico Inferiore del Ferro

Nel passato di Vico della Neve

Vi porto di nuovo con me in Vico della Neve, un semplice caruggio che ha per me la sua parte di fascino.
Non solo per il toponimo così evocativo ma anche per i suoi colori, per la dolcezza della sua discesa silenziosa che sfocia davanti ai negozi di Soziglia, per le sue pietre e per quei dettagli forse per altri insignificanti, per il mondo che puoi solo provare ad immaginare quando cammini in questi caruggi, per i giochi di luce ed ombra inimitabili.

In Vico della Neve, in epoche ormai lontane, si facevano buoni affari vendendo neve, ghiaccio e acque gazose e vi rimando a questo post che vi porterà a passeggio su e giù per questo caruggio alla scoperta delle sue nascoste bellezze.
Come ben sapete è per me sempre una gioia aggiungere piccoli tasselli al mosaico del tempo andato, a volte accade grazie ad una fotografia, in altri casi è merito di una cartolina pubblicitaria.
Andiamo indietro nel tempo, andiamo negli anni ‘20.
Quel caruggio a quell’epoca era certo più frequentato, c’era un diverso tessuto commerciale e in alcuni vicoletti si trovavano attività e negozi poi scomparsi.

Il vicolo è a due passi da Soziglia e da Campetto, zone di botteghe e di uffici dove lavoravano solerti e coscienziosi impiegati che usavano montagne di carta, era inevitabile che molta di essa andasse poi a finire la cestino.
E nella catena produttiva del commercio ecco spuntare un abile imprenditore, lui doveva essere uno che conosceva bene il valore della pubblicità e sapeva come far conoscere i suoi efficienti servizi.
Ecco qui la sua cartolina pubblicitaria con tanto di numero di telefono e con una precisa spiegazione per trovare Vico della Neve: da Piazza Soziglia a Via Chiossone, d’altra parte non tutti son pratici di caruggi!
E sapete una cosa?
Mi è venuto da sorridere a pensare che il proprietario di questa gloriosa attività si occupava di carta da macero e per un caso del destino la sua cartolina pubblicitaria è invece arrivata indenne fino a noi e adesso riposa placidamente nella mia scatola.
Fa parte del passato di Vico della Neve, è un piccolo frammento di vita nei caruggi di Genova.

Cose che si vedono in una farmacia di Zena

Quando dico che questa città è una continua sorpresa davvero non scherzo, molto spesso infatti mi capita di meravigliarmi e di scoprire cose nuove che non avevo notato prima.
E così è accaduto proprio qualche giorno fa, ero nei caruggi e avevo bisogno di fare un certo acquisto e quindi sono andata in Piazza Senarega alla Farmacia Burlando che è molto comoda per quelli che come me amano gironzolare per il centro storico.

A Genova, a volte, il passato e il presente convivono in perfetta armonia e se andrete in questo negozio vi capiterà di notare un’antica colonna.
Allora mi sono messa a chiacchierare con una gentile dottoressa che mi ha spiegato che la sua farmacia è la numero 16 di Genova e quindi ha una storia molto lontana.
E infatti una volta a casa sono andata a cercare notizie sulle mie guide del passato e ho scoperto che già nel 1882 c’era una Farmacia in Piazza Senarega.
Facile immaginare che qui siano venuti certi antichi genovesi di un’altra epoca in cerca di conforto e medicamenti, speranzosi di trovare consigli e cure per certi loro malanni.

Farmacia Burlando (2)

Là, in quella farmacia dei caruggi.
E basterebbe già l’antica colonna a suscitare meravigliato stupore ma le sorprese non sono finite!
E infatti se alzerete gli occhi verso la parte di muro che sovrasta la colonna noterete alcune parole in rima e in dialetto, mi ha detto la gentile farmacista che le hanno trovate in occasione di certi lavori.
Sinceramente io le ho notate proprio in questa occasione, eppure in questa farmacia sono entrata diverse volte.
Cose che si vedono in una farmacia della Superba, dove su certi muri c’è traccia della saggezza popolare di certi antichi genovesi.

Farmacia Burlando (3)

Una purghetta, impiastri, unguenti
possono servire in certi momenti:
ma per lo più una gran medicina
sono le pillole di gallina
con un bicchiere di buon vino
presto a letto e su al mattino.

La protesta delle besagnine

Non sono riportati i loro nomi, il solerte cronista che scrisse le notizie su di loro si astenne da precisare troppi dettagli ma noi non faticheremo certo ad immaginarle.
E andiamo a quei giorni, siamo agli inizi di ottobre del 1921 e sul quotidiano Il Lavoro vengono pubblicati alcuni brevi articoli sulla protesta delle besagnine, così si chiamavano a Genova le fruttivendole, il loro nome deriva dal Bisagno dove certi antichi contadini avevano i loro orti.
E allora figuratevi questo piccolo esercito di volonterose e battagliere lavoratrici, parliamo di gente che si spacca la schiena per mettere il pane sulla tavola.
Ah, quelli del Comune le dovranno stare a sentire, non si possono ignorare le necessità di madri di famiglia, in molti casi sono vedove di guerra con molti figli da crescere e da sfamare.
Ed eccole le besagnine di Prè, da anni ognuna di loro occupava un posto fisso tramandato di madre in figlia, in certe famiglie lo si conservava da 50 anni o persino da 100 anni.

E dunque, costoro lavoravano in certi punti precisi di determinate vie, ad esempio proprio in Via Prè, in Via Lomellini e in Piazzetta San Filippo.
Chiaramente si sono unite alla protesta anche le venditrici ambulanti, quelle che arrivano con le ceste oppure con il somarello.
Tutte unite, tutte compatte a reclamare ad alta voce e a chiedere considerazione.

E insomma, la faccenda è seria.
Dovete sapere che in quel periodo si aprono al pubblico due mercati, quello di Piazza Statuto e quello del Carmine.
Di conseguenza, per ragioni di igiene e viabilità, in molte strade e portici della Superba viene vietata la vendita ambulante, ad esempio alla Nunziata, in Corso Carbonara, in Spianata Castelletto e in Via Garibaldi, in Fossatello e in Piazza della Meridiana.

E tuttavia le nostre besagnine giustamente mugugnano perché pure loro hanno diritto di tirare a campare senza difficoltà.
E in primo luogo dicono che a loro dovrebbe essere accordata una sorta prelazione sul posto al mercato e a quanto pare non è stato così.
Inoltre protestano perché sono state relegate davanti alla Commenda e quello, a quanto dicono, non è un buon posto per gli affari e per di più le povere donne se ne devono stare sotto il sole e tra l’altro in questo modo la verdura si guasta, è una brutta faccenda questa!
Comunque, io non so come sia andata a finire, il quotidiano Il Lavoro si fece portavoce di queste donne e voglio sperare che sia stata trovata una soluzione adatta alle esigenze di tutti.
Quando passate nei caruggi, magari dalle parti di Prè, ricordatevi che prima di voi qui passarono certe fiere lavoratrici.
Ci andavano con un somaro e con le ceste cariche di verdura e questo accadeva meno di cento anni fa.

 

 

Giacomo Costa: l’America in 3D 1924-1931

Un viaggio non termina mai se lo sguardo sa divenire memoria del proprio vissuto, un viaggio a volte resta nell’album dei ricordi che costituiscono l’esperienza di una persona, tutti noi abbiamo momenti preziosi da conservare e condividere con le persone che amiamo.
Nel tempo che era un altro tempo nacque un album dei ricordi che oggi anche voi potrete sfogliare: appartenne a Giacomo Costa, membro della famiglia di armatori legata a doppio filo alla storia di Genova.
E allora immaginate lui: Giacomo è giovane ed entusiasta, ha 28 anni e parte alla volta dell’America, lo scopo del suo viaggio è l’esportazione dell’olio d’oliva, sarà negli Stati Uniti per due lunghi periodi, nel 1924 e nel 1931.
E poi, il viaggio è vita, scoperta, nuove prospettive, emozioni.
Giacomo Costa ama la fotografia, nel corso di quei viaggi e durante tutta la sua vita il suo sguardo fisserà istanti, luoghi, sorrisi di bimbi, momenti del quotidiano, frammenti di vita.
Quel suo album dei ricordi è composto da 2000 preziose lastre fotografiche conservate da suo nipote Eugenio che come il nonno ha un talento innato per la fotografia e anche un grande amore per Genova.
Si deve proprio al fotografo Eugenio Costa la mostra allestita a Palazzo Grillo in Piazza delle Vigne fino al 28 Aprile e visitabile ad ingresso gratuito dal mercoledì alla domenica dalle 16.00 alle 20.00.
Giacomo Costa – L’America in 3D 1924-1931 è un’esposizione che ha un’alta cifra di fascino perché vi trasporta davvero in un’altra epoca.

Che America è quella narrata da Giacomo Costa?
È scorci in bianco e nero, bandiere e una scenografica parata, vedute di grattacieli e di persone ritratte mentre camminano sotto a un altro blu.
Troverete appese alle pareti alcune stampe ma Eugenio Costa vi racconterà che suo nonno Giacomo non stampava mai le sue fotografie, lui sfogliava il suo album dei ricordi con il Taxiphote, lo speciale visore che consente la visione delle lastre restituendo le immagini in 3D.
Ed è quello che farete anche voi, vedrete le fotografie di Giacomo Costa con l’apparecchio che lui stesso usava.

Giacomo Costa conservava le sue fragili e preziose lastre fotografiche in un mobile dai molti cassetti, in ognuno di essi ancora adesso sono racchiuse quelle sue memorie.
E non c’è soltanto l’America, ci sono anche i ricordi di famiglia e le comunioni, le gite estive e giornate al mare, i bambini in fila e le foto delle nozze, i sorrisi amorosi di giovani mamme e gli svaghi di spericolati sportivi con attrezzature da sci per noi improbabili.

E la magia del 3D restituisce immagini vere e reali, sembra di essere davvero in quei luoghi e in quell’America narrata da Giacomo Costa con le immagini.
Al parapetto, mentre davanti si stagliano i grattacieli di New York.
Sul ponte, ad osservare tre bimbetti americani che corrono a perdifiato tenendo al collo i pattini.
Sulla nave, quando il fotografo cattura lo sguardo di altri viaggiatori e quello di un altro fotografo.

E non so descrivere lo stupore che suscitano le immagini in 3D, tra le altre cose ad incantarmi è stata una fotografia di famiglia.
Si vede una lunga tavolata, è la prospettiva di un pranzo elegante con porcellane, argenterie, cristalli e garbate eleganze negli abiti e nei gesti.
Ed è come essere lì, insieme a loro, è talmente reale da lasciare senza parole.
E infatti mi è venuto da esclamare questa frase: sono a tavola con loro e non ho il vestito adatto!
Che grande invenzione la fotografia!

E quanta bellezza c’è nel desiderio di condividere questi ricordi di casa e di vita?
Se andrete a vedere la mostra potrete ascoltare i racconti di Eugenio Costa, sarà lui a parlarvi di suo nonno e del suo patrimonio di immagini.
Lo fa con autentico affetto e con stima vera per il nonno e per il suo talento, con il desiderio sincero di narrare la maniera speciale di Giacomo di guardare il mondo.

E sapete una cosa?
Mentre osservavo quelle fotografie di Giacomo Costa mi è venuto in mente un libro che amo tanto, quelle pagine raccontano una certa idea di America, narrano un viaggio molto diverso da quello compiuto da Giacomo ma del resto ognuno di noi ha la propria America, da quale parte.
E i libri, a volte, parlano di tutti, a volte raccontano qualcosa che tu non sai essere tuo, eppure magari invece ci sei proprio tu in quelle righe.
O forse no, è chiaro che ognuno di noi può saperlo solo per se stesso, io non ho mai conosciuto il nonno di Eugenio Costa, ho soltanto visto le sue fotografie.
Eppure, mentre guardavo le sue lastre mi giravano in testa queste parole e allora voglio metterle qui, insieme a una delle immagini che anche voi potrete vedere, viaggiando nei viaggi compiuti da Giacomo Costa.

“Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno.
E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello.
Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America.”

Alessandro Baricco – Novecento