Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Centro storico’

E poi, a volte, certi dettagli fanno tutta la differenza.
Mica è semplice vivere a colori, bisogna saper guardare oltre, saper vedere esattamente quello che ti piace e che per te è armonia.
A colori.
Tra fili di panni stesi, muri dalle tinte calde, angoli ombrosi.
A colori, nella città vecchia.
Via il grigio, amiamo soltanto quello lucente delle ardesie.
E sulla serranda uno sgargiante arcobaleno, mi torna in mente ancora una volta una citazione che amo molto e che forse ho già riportato su queste pagine diverso tempo fa.
Che cos’è il colore?

“L’ornamento del mondo… lo sforzo della materia per divenir luce.”
Gabriele D’Annunzio – Il fuoco

Annunci

Read Full Post »

Questa è una vicenda lontana ed è una storia di devozione antica.
È il 17 Gennnaio 1636 e tra i rigori inclementi dell’inverno nel mare di Genova infuria una tempesta, il vento alza onde rabbiose e con la sua potenza scuote ogni cosa.
Le navi restano in balia di questa forza imprevedibile, si spezzano gli scafi, i marinai tentano di salvare i loro averi e la loro vita e di sfuggire così ad un destino crudele.
Non si posa la burrasca, terminerà solo il giorno successivo davanti agli sguardi attoniti dei genovesi che contemplano gli esiti del naufragio.
E là, nelle acque della Darsena, vanno alla deriva i legni spezzati e i resti di navi che un tempo sfidavano il mare.
Tra tanta distruzione, sull’acqua galleggia una statua, è l’immagine di Maria, tiene in braccio il suo Bambino.
Egli tra le dita sorregge il mondo, Lei con l’altra mano stringe un rosario.

Gli astanti, stupefatti, rammentano di averla già veduta: la statua della Madonna era la polena di una nave irlandese ancorata in porto.
La tempesta aveva distrutto la nave ma aveva lasciato miracolosamente intatta l’effige della Madre di Dio.
I cuori battono forte per l’emozione, non c’è un istante da perdere, bisogna portare a terra la statua della Madonna.
A farlo è un uomo di Levanto, è un venditore di vino, a tutti è noto come il Figlio del Merlo, sarà lui a condurre a riva la Statua di Nostra Signora della Fortuna.

Altri marinai, invece, comprano i resti della nave irlandese e dopo varie vicissitudini entrano anche in possesso della polena, l’immagine di Maria venne collocata alla Darsena e di notte messa al sicuro nel fondo di una casa della famiglia Lomellini.
E mentre là si trova accade un fatto magnifico e prodigioso che è stato tramandato dalle cronache del tempo.
Immaginate le urla, l’orrore dei presenti, pensate di essere anche voi tra quei genovesi che atterriti vedono cadere una bambina da una finestra di quella casa nella quale è collocata la statua di Maria.
La piccina ha solo sette anni e precipita giù, verso terra.
E quando tocca il suolo si rialza e con un sorriso dice che a salvarla è stata Lei, la Donna Grande che si trova nel magazino l’ha presa tra le sue braccia amorose salvandola.

Davanti a questo miracoloso evento si pensa di sistemare la polena altrove, in un luogo di devozione.
Si sceglie l’antica chiesa di San Vittore e si stabilisce di condurre Maria là con una processione.
Sono i marinai a reggere la statua con la forza delle braccia, il popolo assiste devoto a questo rito che coinvolge tutta la città.
Narrano ancora le cronache che la processione entrò prima nella chiesa di Santa Brigida, ora non più esistente, in seguito si diresse verso San Vittore.
Mentre si cercava di stabilire in quale maniera porla sull’altare avvenne ancora un fatto straordinario: la statua si levò e si mise nel luogo a lei destinato.
In seguito, sul finire del ‘700, venne traslocata nella chiesa di San Carlo che fu denominata poi Chiesa dei Santi Vittore e Carlo e Nostra Signora della Fortuna.

E ancora là si trova, nella bella chiesa di Via Balbi recentemente tornata ai suoi splendori.

Nel luogo dove brilla di oro l’iniziale del nome di Lei.

Sull’altare della chiesa.

Dove il suo monogramma spicca sui marmi pregiati.

Nel luogo dove tutto parla di Lei e del suo viaggio avventuroso.

Molte sono le memorie sui prodigi compiuti da Nostra Signora della Fortuna, ancora si narra di un’altra giovinetta caduta da una finestra e salvata da Lei, le cronache parlano anche di uno storpio che grazie a Lei ritrovò la salute.
Ma per quale ragione Le viene attribuito questo titolo di Nostra Signora della Fortuna?
Vengono fornite diverse versioni, si pensa che per fortuna si intenda tempesta e fu proprio questa a portare Lei tra la gente di Genova oppure si crede che il termine sia interpretabile come buona e felice sorte.
Nel luogo a Lei dedicato troverete dipinti che narrano le circostanze che la condussero tra di noi.

Tra angeli vittoriosi che celebrano la gloria di Dio.

Uno di questi quadri narra la vicenda della bambina salvata dalla Madonna.

E in questa storia tutta genovese un dettaglio mi ha strappato un sorriso: là, in quel caruggio, tra le case alte pendono i consueti panni stessi.
Questa è Genova, Genova in un altro tempo.

Le notizie che avete letto sono tratte da un testo dal titolo “Breve narrazione storica degli avvenimenti riguardanti il miracoloso simulacro di Nostra Signora della Fortuna che si venera nella chiesa dei SS. Vittore e Carlo in Genova” edito nel 1898.
Andate nella bella chiesa di Via Balbi e tra raffinate sculture vedrete Lei, tra le braccia stringe il Bambino Gesù.

Lei che giunse a Genova nel lontano 1636, condotta nella Superba sulla barca del Figlio del Merlo.

Read Full Post »

Alcune persone hanno qualcosa in più.
Lo ammetto, io da loro resto sempre colpita e così quando avvengono questi incontri finisce sempre che mi fermo a guardare.
In cammino, tra luce e ombra, mentre il bianco dell’abito splende di un chiarore inconsueto.

La pioggia che cade, la pazienza.
E il bagaglio non sembrava nemmeno pesare poi così tanto.

Certe persone hanno qualcosa in più, ve l’ho detto.
Si era all’inizio dell’estate e faceva così caldo quel giorno.
Blu e nero.
E una cartella a tracolla, la mia borsa è certo più leggera.

Certe vite, certi passi, certi respiri.
Certa luce sulla Chiesa della Maddalena.

Ieri mattina, poi, in mezzo a Via San Luca.
Tra negozi, vetrine illuminate e insegne, marmi e antichi portoni.
E tra me e me me lo dico sempre.
Alcune persone, in qualche maniera, hanno qualcosa in più.

Read Full Post »

Camminando in Via del Campo puoi trovare il suo passato e il suo presente, in questa strada antica e bella, ricca di storie affascinanti e lontane.

Sopra ad un portale un’armonia di simmetrie, simboli ed iniziali, pietra scura e solida.
Nel suo ricco volume dal titolo “Le Pietre Parlanti” Luciana Müller Profumo fa notare che gli angeli volgono lo sguardo nella medesima direzione, a sinistra dell’osservatore.
E qui resta da immaginare colui che creò questo capolavoro, mani abili e sapienti hanno forgiato la materia rendendola di una bellezza celestiale.

La veste sollevata, il senso del movimento, sembra che il vento sfiori quei tessuti e le ali spiegate dell’angelo.

I capelli cadono sul collo, l’aureola incorona il capo.

Gli angeli reggono una ghirlanda al centro della quale si trovano tre lettere: IHS, è il trigramma di Cristo che spesso si trova sui portali della città vecchia.
Cercatelo, lo troverete molto di frequente.

Camminando in Via del Campo sopra di voi vedrete questa striscia di cielo.

E i vostri occhi troveranno un’edicola vuota.
Restano i piccoli putti a custodire il luogo che un tempo ospitava Lei, Madre di Misericordia.

Camminando in Via del Campo, in lontananza, la parte alta di Porta dei Vacca si sovrappone ai primi edifici di Via Prè.
Lassù è tutta una sinfonia di tetti spioventi e finestre.

Ed è il monogramma della Vergine Maria a spiccare sopra ad un portone.

Camminando in Via Campo osservo i caruggi laterali dove la luce lotta con l’ombra e a volte trionfa gloriosa.

E in queste giornate di vento fresco di un’estate che sta per finire il cielo è lucente e terso, ha un chiarore cristallino.

Camminando in Via del Campo, di domenica mattina, magari può capitare di incontrare poche persone.
Eppure tutti coloro che appartengono a questo luogo ci sono ancora.
I nobili e la gente del popolo, coloro che pregavano davanti all’edicola ora vuota e gli artisti che hanno forgiato i decori degli antichi palazzi, ci sono tutti quelli che come noi hanno percorso questa strada.
Mentre il passato si sovrappone al presente, in un giorno di settembre, in Via del Campo.

Read Full Post »

Ieri sera per tornare a casa ho attraversato la città vecchia.
Sono passata da Sarzano e lì ho incontrato 4 ragazzini con le biciclette, al rientro dalle vacanze mi capita sempre di imbattermi in persone che in qualche modo suscitano la mia attenzione.
E loro erano quattro ragazzini, chiacchieravano, le bici erano lì, accanto a loro.
Poi giù, verso i caruggi che piacciono a me, d’un tratto ho alzato lo sguardo e ho veduto un’inquietudine di nuvole leggere, ho anche pensato che fosse un indizio di pioggia.

Poi ancora giù, tra i colori caldi di Via di Santa Croce, nel luogo dove abita il vento e ieri sera era proprio il soffio caldo del tempo d’estate.

Ancora, sempre, gli occhi cercano soltanto la bellezza semplice del quotidiano.
La vita di ogni giorno, lenzuoli, persiane aperte e cielo che si riflette sui vetri.

E giù, verso il mare.
Un signore mi ferma, mi chiede come raggiungere un certo locale.
Di là, poi a sinistra e non può sbagliare, non è lontano.
C’è tanta gente a godersi questa serata estiva, noto che davanti a certi negozi è affisso un cartello: si riapre il Primo Settembre.
Gironzolo, mi attardo, vago senza alcuna meta, è uno dei miei piacevoli diletti.
Nella pigrizia della sera, mentre i passi risuonano sul selciato una luce chiara accarezza il profilo della cattedrale e gli edifici di Via San Lorenzo.

Un ragazzo corre davanti al mare, altre persone stanno sedute sulle panchine ad ammirare la dolcezza del tramonto di Genova.
Così, semplicemente.
Mentre le sfumature di oro dipingono l’acqua e il cielo, in una sera d’estate, tornando a casa.

Read Full Post »

Era un negozio magnifico, io ne sono certa: il signor Gaetano Cassini doveva essere un abile commerciante, aveva intuito, capacità dialettica e soprattutto vendeva merci di prima qualità.
Penso che in città fossero in molti a conoscerlo, anche su questo sono sicura di non sbagliarmi.
Riuscite ad immaginare il suo grande magazzino?
Decine di scatole di cartone rigido ricolme di ogni ben di Dio, matasse di lana e di cotone, nastri e pizzi, bottoni dorati e di madreperla, piccole delicate raffinatezze per abbellire gli abiti delle genovesi.
Ho trovato notizia della sua bottega sul Lunario del 1882 e precisamente nell’elenco delle Mercerie e Novità per Signora, il negozio era in una zona elegante ed esclusiva: sotto i Portici dell’Accademia.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Sul Lunario del 1894 l’attività risulta sempre a De Ferrari e in più si aggiunge un altro indirizzo: il nostro faceva i suoi affari anche in Via Giulia, la strada destinata a scomparire per lasciar posto all’attuale Via XX Settembre.
E per me un interrogativo è quasi d’obbligo: il Signor Cassini avrà mai conosciuto il mio antenato Vincenzo che era passamantiere in quel di Campetto?
Eh, chissà, del resto Genova non è una città poi così grande e quindi è molto probabile.

E veniamo alla nostra epoca e a questi giorni d’estate.
Su una bancarella del mercatino dell’antiquariato di Fontanigorda una certa persona si ritrova per le mani un piccolo gingillo che proviene proprio da quel negozio.
Forse sarà appartenuto ad una sarta o magari ad una madre di famiglia che aveva il suo bel da fare a cucire gli abiti dei suoi molti bambini.
Certi oggetti seguono percorsi misteriosi e in qualche modo arrivano a noi, le cose che hanno avuto già una vita hanno sempre grande fascino per me.
Doveva essere un modo per farsi pubblicità, io sono convinta che l’articolo in questione non fosse in vendita.
E ve l’ho detto, il Signor Gaetano Cassini era uno che sapeva il fatto suo!
Vendeva filati, mercerie e calze e così ebbe questa bella idea per far circolare il suo nome: un magnifico puntaspilli.
Sul retro c’è l’etichetta ormai ingiallita con gli indirizzi delle sue attività.

Sul bordo sono fissati alcuni spilli ormai arrugginiti, chissà quali dita operose li hanno maneggiati.
Al centro c’è un’immagine romantica, è la suggestione di un altro tempo.
Questa piccola carabattola ora appartiene a me ed è una grande gioia mostrarla anche a voi e riportare qui la memoria di quel magnifico negozio sul quale mi piace fantasticare.
Con un pensiero a lui, Gaetano Cassini, abile commerciante di quella Genova che non abbiamo mai veduto.

Read Full Post »

Bisognerebbe saper seguire il contorno dell’ombra, quella linea perfetta che il sole disegna per terra.
Senza sconfinare, seguendo soltanto la traccia.
Là, dove la luce si getta giù in mezzo alle strade.

O anche dove rimbalza sopra i gradini, scivolando via.
Restare nell’ombra.

Seguire quel contorno indefinito, zigzagare in Via della Maddalena, poi laggiù in fondo vince l’ombra e tutto avvolge.
E ancora oltre come sarà? Devi andare a vedere.

Bisognerebbe camminare su quella linea come se fosse un filo teso sotto i piedi.
E quando arrivi in fondo, salta dall’altra parte, ancora nell’ombra.

Ci sono posti, poi, dove ti fermi.
E resti immobile e attendi.
E davanti a te ci sono la luce e l’ombra.

Read Full Post »

Gironzolando per la città si vedono certi personaggi davanti ai negozi!
Come ben sapete, io vado volentieri nei caruggi e un bel giorno ho incontrato lui.
Presidiava con ferma sicurezza la porta d’ingresso di questo negozio in Canneto il Lungo e tra il resto era attentissimo, teneva sotto controllo il continuo andirivieni di gente.

Data la situazione, mi sento in dovere di ricordarvi un altro bel tipetto che ho già avuto l’onore di ospitare su queste pagine.
Ognuno al suo posto, lui se ne stava tra fiori artificiali che la sua padrona vende in Via Malta.

E pensate che sia finita?
Certo che no!
In Via al Ponte Reale vi sarà capitato di notare un certo negozietto invitante e delizioso.
E d’altra parte, chi ci si aspetta di vedere in un posticino dove si possono trovare colorati cupcakes?
Ovvio, un tipetto così, con tanto di fiocchetto rosa fucsia!
Ognuno al suo posto, non c’è che dire!

Read Full Post »

Una mattina in Vico dell’Orto.
Forse per alcuni non c’è una ragione precisa per andarci ma le sue prospettive mi hanno sempre affascinata per diversi motivi.
Lo sguardo si perde tra le case alte, quel ritaglio di azzurro si trova tra Vico dell’Orto e Salita San Siro e in quel punto inizia il nostro caruggio.

Un muretto, la luce che sfiora gli edifici.

E poi, se guardi in su, vedrai il cielo in questa maniera, il palazzo rosso presenta anche diverse chiavi di sostegno che così spesso si trovano nel nostro centro storico.

Questo cielo, a seconda di come lo guardi, sembra sempre diverso.

Ed è solo fazzoletto di caruggi, un piccolo slargo.
Eppure guarda.

Diverse sfumature di vicoli dove non ti aspetteresti mai di vederle.

Per lungo tempo la parte finale di Vico dell’Orto è rimasta chiusa da un cancello, quindi non era possibile percorrere quel breve tratto.
E immaginatemi là, davanti al cancello chiuso, credo di esserci andata decine di volte negli anni passati.
Adesso è spalancato e quindi volete che perda l’occasione di arrivare fin laggiù?
Questi sono proprio i semplici caruggi che piacciono a me.

E guardando indietro sullo sfondo si scorge Salita San Siro.

Hanno una storia lunga questi muri vetusti, il passato in qualche modo resiste.

Resta nelle architetture antiche, nei vicoli stretti, nella vita che puoi soltanto provare a immaginare.

Rimane una traccia, in qualche modo.
E nella parte finale di questo vicoletto ho visto qualcosa che non ricordo di aver veduto altrove, credo che sia ciò che resta dell’antica pavimentazione.
La mia città piena di piccole e grandi sorprese, alcune di esse a volte sono nascoste in fondo a un vicolo per lungo tempo chiuso da un cancello.

E così, vi ho portato là, con me.
In uno dei luoghi dove mi piace passare, di volta in volta.
Una piccola deviazione dal mio percorso.
Soltanto per guardare.

E forse non lo sai, è proprio in posti come questi che puoi trovare la bellezza all’improvviso.
Ed è solo una questione di istanti.
Una mattina in Vico dell’Orto.

Read Full Post »

Ero sicura che in un certo posto li avrei trovati insieme.
E così sono andata in Via del Campo, sotto a questo cielo terso e tra questi colori lucenti di caruggi.
Intorno a me il consueto andirivieni di gente, c’erano le voci e i suoni, gli sguardi e i passi di questa Genova.

E mi sono fermata nel negozio che celebra l’arte e la musica del più amato dei nostri cantautori, in ViadelCampo29rosso, il luogo dedicato alla canzone d’autore.
Si apre sulla piazza, rimane racchiuso in questo fazzoletto di vicoli che per noi è un posto molto caro e vero, dove amiamo camminare e dove ci piace sentire risuonare certe canzoni.

Ed ero certa che qui li avrei trovati insieme, vicini.
Tra le contraddizioni di questa città che alcuni lasciano senza realmente abbandonarla mai.
Là, nel luogo in cui ci sono i libri e le biografie, i CD, le chitarre, le foto in bianco e nero, i 45 giri, i video dei concerti, le dediche, le memorie e le testimonianze d’affetto.
Là, dove ci sono gli amici.
Ed è giusto così, sapevo che sarebbe stato così.
Li avrei riveduti insieme.
In questo modo.
Sempre pensando che in realtà davvero alcuni poi non se ne vanno mai.
Restano nel luogo al quale appartengono, restano nel cuore di tutti noi.
Paolo e Fabrizio, due amici in Via del Campo.

Read Full Post »

Older Posts »