Genova saluta Cesare Gamba

Vi racconto una storia, vi racconto eventi accaduti tanti anni fa.
Era estate, era il 20 Agosto 1927 e sui giornali venne pubblicata una notizia: il giorno precedente nella sua villa di Montesano era mancato l’Ingegner Cesare Gamba.
Figura di spicco per questa città, di lui vi ho già parlato in passato illustrandovi quella sua bella dimora posta alle spalle di Brignole.
Gamba fu il fautore del rinnovamento di Genova, progettò Via XX Settembre, a lui si devono il Ponte Monumentale e il Palazzo della Navigazione Generale Italiana in Piazza De Ferrari ora sede della Regione.
Eclettico e geniale, questo professionista dai molteplici interessi lasciò il suo segno sulla fisionomia della città e quindi non stupisce che la sua scomparsa abbia suscitato molto clamore.

Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

Genova lo salutò con gli onori dovuti ad un grande uomo e allora provo a raccontarvi quel giorno, con mia sorpresa questa vicenda si intreccia in qualche maniera con la mia storia personale.
I funerali di Cesare Gamba si tennero il 22 Agosto e le notizie che leggerete sono riportate sul quotidiano Il lavoro del giorno successivo.
Il corteo funebre partì proprio dalla villa di Montesano dove l’ingegnere era spirato.

In testa al corteo c’era un gruppo di vigili municipali in bicicletta, c’erano anche dei giovani ricoverati dell’Albergo dei Poveri con la bandiera della Croce Verde e molte altre autorità, non mancava la banda dell’Associazione A Compagna della quale Gamba fu uno dei primi consoli, numerosi soci giunsero a rendere l’ultimo saluto al celebre architetto ed ingegnere.
Seguiva un folto gruppo di personaggi eminenti, sul giornale c’è una lunga lista di nomi.
Il carro era trainato da 4 cavalli, a tenerne i cordoni ancora rappresentanti illustri della città come ad esempio il podestà di Genova.
Il corteo passò da Via Galata e salì in Via XX Settembre, attraversando la via progettata da Gamba.

E quando giunse sotto il Ponte Monumentale, grande opera del nostro ingegnere, il corteo si arrestò per qualche minuto.

Quindi proseguì verso De Ferrari, imboccò Via Roma e si fermò di nuovo in Piazza Corvetto dove vennero tenuti i discorsi in memoria di Cesare Gamba e vennero elogiati i suoi molti talenti non solo nel campo dell’ingegneria, furono ricordate anche le sue molte passioni: Gamba amava le automobili e l’alpinismo, aveva una predilezione per la buona musica e per il teatro.
Il corteo quindi proseguì verso il Cimitero Monumentale di Staglieno, dove ancora riposa il nostro Cesare Gamba.

E a questo punto la storia del personaggio pubblico si sovrappone in un certo modo a quella di un altro uomo non certo celebre come lui.
Immaginate il corteo funebre che varca la soglia di Staglieno, a seguire il feretro di Gamba ci sono i suoi parenti tra i quali naturalmente il figlio di lui.
In quegli stessi giorni ad un’altra donna tocca lo stesso identico destino: lei si chiama Maddalena e ha perso il marito, anche lei ha un figlio, aveva anche una ragazza di nome Aurora ma sua figlia se ne è andata troppo presto quando era ancora nel fiore degli anni.
Maddalena era la mia bisnonna paterna e suo marito, il mio bisnonno, morì poche ore prima di Cesare Gamba.
E il caso vuole che sfogliando i giornali io abbia scoperto una curiosa coincidenza: nelle dichiarazioni di decesso del 19 Agosto pubblicate su Il Lavoro del 20 Agosto i loro nomi sono pubblicati uno di seguito all’altro.
Così si legge il nome di Cesare Gamba, ingegnere e poi compare il mio bisnonno Giovanni, capo macchinista.
A volte, in maniere misteriose, certe vite si sfiorano, senza magari incontrarsi: accadde a queste persone accomunate dalla medesima tragica circostanza proprio negli stessi giorni.
Esistenze lontane, destini comuni.
Io ho voluto ricordare insieme due uomini diversi e per me entrambi importanti: uno era parte della mia famiglia e di lui conosco diverse vicende, l’altro è colui che diede un nuovo volto alla nostra città e anche Genova, la sua Genova, è nel mio cuore proprio come la mia famiglia.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Cesare Parodi: basti il nome a ricordo

Accadde qualche tempo fa, al Cimitero Monumentale di Staglieno io osservo anche le tabelle, non soltanto i monumenti, a volte il passato riemerge e si svela.
E questa è la memoria di lui, Cesare Parodi, ingegnere architetto, basti il nome a ricordo delle opere e delle virtù.

In realtà mi sembrava di conoscere il suo nome ma in quel momento non mi è proprio venuto in mente a cosa collegarlo.
E tuttavia sulla lapide in ricordo della sua esistenza terrena c’è un indizio evidente e osservando con attenzione mi è parso proprio di riconoscere quella costruzione.
Opera di Cesare Parodi, architetto ed ingegnere.

Una volta venuta a casa ho cercato tra i miei libri un valido riscontro: la prospettiva che appare sulla tomba è esattamente quella dell’Ospedale di Sant’Andrea e cioè il Galliera.
Come tutti i genovesi dovrebbero sapere, l’Ospedale venne edificato grazie alla generosità di Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera, fu lei ad affidare a Cesare Parodi la progettazione.

Su Cesare Parodi troverete molte notizie nel prezioso volume da me consultato, L’Ospedale della Duchessa a cura di Ennio Poleggi ed edito da Sagep nel 1988.
E allora vi presento questo stimato protagonista dell’Ottocento genovese, certo non potrò farlo con la competenza e la dovizia di particolari del compianto professor Poleggi, mi limiterò soltanto a darvi qualche notizia saliente.
Il nostro Cesare Parodi nacque nel lontano 1819, nel libro si può leggere che con il suo talento si distinse spesso ed ebbe diversi incarichi accademici.
Tra i successi della sua carriera si annovera il progetto della Ferrovia Genova Voltri, Parodi fondò insieme ad altri la “Società Anonima per gli Studi sulla Strada Ferrata di Voltri”, da abile uomo di affari ottenne la concessione governativa e la ferrovia venne completata nel 1858.
Fu impegnato in politica, diede il suo contributo alla costruzione del nuovo porto di Genova e fu Presidente dell’Albergo dei Poveri.
A lui la Duchessa di Galliera affidò la realizzazione dell’Ospedale Galliera e sempre a lui diede mandato perché si occupasse della costruzione dell’Ospedale San Raffaele di Coronata e il San Filippo in San Bartolomeo degli Armeni.
Sul libro di Poleggi naturalmente troverete dettagliate informazioni sul progetto del Galliera, il profilo di quella costruzione è visibile sulla tomba di colui che la ideò.

Figura di rilievo del suo tempo Cesare Parodi ebbe un legame non solo professionale con un altro personaggio di spicco della sua epoca, l’avvocato Cesare Cabella, infatti Parodi sposò la sorella di lui.
E se vi capiterà di vedere la tomba dell’illustre ingegnere abbassate lo sguardo verso la lapide sottostante, là dorme il suo sonno eterno Francesca Cabella, compagna di vita di Cesare Parodi.

Aggiungo ancora una piccola curiosità a completamento del mio racconto.
Cesare Parodi non era il solo ad essere imparentato con Cesare Cabella, quest’ultimo infatti era lo zio del celebre architetto ed ingegnere Cesare Gamba, colui che progettò la nostra Via XX Settembre, il Ponte Monumentale e il Palazzo della Navigazione Generale Italiana.
E Cesare Gamba all’inizio della sua carriera lavorò nello studio di Cesare Parodi prendendo parte al progetto del Galliera, divenne poi famoso per le sue innovazioni urbanistiche sopra citate.
Due persone importanti per questa città, due uomini da non dimenticare.

E certo gli studiosi di architettura conosceranno nei dettagli la storia di Cesare Parodi, non ne dubito.
Io ho voluto ricordarlo alla mia maniera, per mettere in risalto la sua figura e il suo talento, se anche voi andrete a passeggiare sotto ai porticati di Staglieno troverete la memoria di lui.
Cesare Parodi, ingegnere architetto, basti il nome a ricordo delle opere e delle virtù.

A casa di Cesare Gamba

Ero certa che ne avrei scritto ancora, la personalità di Cesare Gamba mi affascina molto e così ho cercato di reperire altre notizie su di lui in una maniera forse insolita, a me sembrava la strada migliore da percorrere.
Ho intrapreso così una delle mie ricerche, non è stato affatto semplice ma alla fine sono riuscita a trovare proprio loro: i discendenti di Cesare Gamba.
E così ho potuto chiacchierare piacevolmente al telefono con il Signor Gamba, lui da bambino ebbe occasione di trovarsi in quella dimora di Montesano che svettava alle spalle di Brignole, era la villa appartenuta a suo nonno Cesare, il celebre architetto ed ingegnere che cambiò il volto della Superba.
Lui mi ha raccontato della passione di Cesare Gamba per la musica ed il teatro, l’ingegnere aveva anche una villa a Torre del Lago e in quella località conobbe Giacomo Puccini, i due amici erano soliti andarsene a caccia insieme.
Frequentava il bel mondo il nostro Cesare Gamba, ogni nuovo particolare aggiunge ulteriore fascino alla sua figura.

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Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

Come sapete, di recente ho dedicato un articolo a quella sua villa genovese che ai nostri tempi non esiste più e certo non sapevo che avrei avuto occasione di vedere ancora altre immagini.
E poi, qualche giorno fa, la bella sorpresa: sulla mia mail sono arrivate alcune fotografie e a farmele avere è stato proprio lui, il nipote di Cesare Gamba.
Sono scatti che provengono da un album di famiglia, sono immagini rare e per me molto emozionanti.
E allora vi porto con me, a casa di Cesare Gamba.
Svetta in primo piano la maestosa Porta Pila in tutta la sua grandiosa bellezza.

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E poi un tornante, una salita prima di arrivare lassù.
E le finestre ampie e i portici che si affacciano sulla prospettiva di una città che cresce.
E muterà ancora, con il tempo, mi sono chiesta cosa ne direbbe Cesare Gamba di certi recenti cambiamenti della sua Genova.
Sapete, io sono una che immagina le cose che non può sapere, altrimenti a cosa serve la fantasia?

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E ci avviciniamo alla favolosa dimora, sulla foto che segue è necessaria una precisazione.
Come vi ho detto il nipote di Cesare Gamba vide la villa da bambino, ovviamente non rammenta tutti i dettagli e di questo atrio non ha un ricordo preciso.
La foto, tuttavia, era insieme a molte altre relative all’edificio di Montesano e la conformazione del portico e il profilo delle colonne fanno pensare che si tratti proprio di quella splendida villa.

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E poi.
Una porta si apre.
Il tempo torna indietro, il passato diviene presente.
Tappeti e poltrone, un orologio in bella mostra sul caminetto, la specchiera, le lampade e i ritratti appesi al muro.
E lo studio, lo studio dell’ingegner Cesare Gamba.
E sapete?
Vorrei entrare in punta di piedi in quelle stanze, aprire le ante di quelle librerie e sfogliare i preziosi volumi appartenuti all’ingegner Gamba.
E mi piacerebbe sedermi lì, insieme a lui, a farmi raccontare le storie di quella Genova che io non ho veduto e che lui ha saputo cambiare.
Nella sua casa, nella sua villa di Montesano.

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E d’altra parte anche a questo serve la fantasia, ad immaginare i giorni che non hai vissuto, a volte è più semplice, a volte sembra quasi vero.
Ieri diventa oggi.
E tu sei lì, proprio su quella soglia.
E senti una musica diversa, è il suono di un’altra epoca.
A volte sì, è così.
E all’improvviso ti trovi a casa di Cesare Gamba.
Cinque fotografie, cinque grandi emozioni, grazie di cuore a chi mi ha fatto questo graditissimo dono.

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Le vicende di Porta Pila

Sorgeva lungo le fronti basse delle fortificazioni ed è una delle porte monumentali della città: Porta Pila ha origini molto antiche, è opera di Bartolomeo Bianco e venne costruita nella prima metà del Seicento, sulla sua sommità si trova una statua della Madonna opera di Domenico Scorticone.
La Regina della Città a presidio della porta di accesso, sopra le mura edificate in difesa della Superba.

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Sul finire dell’Ottocento il destino della porta divenne oggetto di complesse e controverse discussioni e per comprendere cosa accadde si dovrebbe tentare di cogliere lo spirito dell’epoca.
La città sta cambiando, è il tempo delle innovazioni e degli ampliamenti, è il tempo di grandi rivoluzioni urbanistiche e delle nuove edificazioni.
Andiamo a quel 1892, al periodo che precede la grande Esposizione Italo-Americana organizzata per i 400 anni della scoperta dell’America: sulla Spianata del Bisagno, corrispondente alla zona compresa tra Piazza Verdi e Piazza della Vittoria, si terranno importanti manifestazioni che attireranno un folto pubblico.
In quell’epoca si inizia a costruire Via XX Settembre che sorgerà sul tracciato di strade destinate a scomparire: Via Giulia, Via della Consolazione e Via di Porta Pila.
Si guarda avanti, verso il futuro.
Vengono abbattute quelle fortificazioni note come fronti basse, parte di esse si trovava proprio davanti all’inizio dell’antica Via di Porta Pila, in quel tratto che oggi corrisponde all’incrocio tra Via Fiume e Via XX Settembre.
Osservate questa fotografia e prestate attenzione al palazzo che si vede sulla destra.

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Lo ritroviamo in questa bella immagine appartenente ad Eugenio Terzo e in primo piano, davanti all’edificio, svetta la maestosa Porta Pila.

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Ebbero così inizio vivaci discussioni, le due fazioni erano molto agguerrite, un interessante resoconto di quelle vicende fu scritto da Mario Bettinotti e si trova nel volume “Ma Se ghe penso…” pubblicazione di Realizzazioni Grafiche Artigiana risalente al 1972.
Da una parte c’erano i sostenitori della modernità e del cambiamento, tra essi l’ingegner Cesare Gamba, architetto ed ingegnere che progettò Via XX Settembre.
Come lui molti pensavano che la porta dovesse sparire da lì, tanti la trovavano anacronistica, soprattutto in vista della grandiosa Esposizione Italo-Americana, la porta era per loro un inutile ed ingombrante ammasso di pietre.
Luigi Arnaldo Vassallo, giornalista del Secolo XIX a tutti noto come Gandolin, disse la sua e scrisse queste poche taglienti parole: faccia ridere o faccia rodere quello è un rudere da radere.
Erano di diversa opinione altri rappresentanti del mondo della cultura, come ad esempio lo scultore Rota: costoro sottolineavano la valenza storica e artistica della porta, non meno importante era l’aspetto religioso e il fatto che essa fosse custodita dalla Madonna Regina di Genova.
Con buona pace di tutti, per l’Esposizione Italo-Americana la porta rimase al suo posto ma l’esacerbato dibattito continuò.

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Tra coloro che levarono la propria voce in difesa di Porta Pila chiedendo di lasciarla nella sua originaria collocazione anche Giuseppe Migone, ho avuto la fortuna di trovare un suo libretto pubblicato nel 1895 su una bancarella, sulla copertina egli stesso si definisce avvocato che non esercita.
In queste pagine egli esprime autentico affetto per questa costruzione, simbolo dell’indomito coraggio dei genovesi nella difesa della loro città, l’autore si addentra anche nella descrizione degli eventi storici che la riguardano.

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Dedica quindi diverse righe ad una questione che concerne le origini della porta.
Infatti diversi studiosi ritengono che Porta Pila provenga da Porto Maurizio, località alla quale era da principio destinata.
Citando vari studi Migone accredita invece una diversa versione: la porta in pietra di Finale condotta a Genova da Porto Maurizio non fu collocata a Porta Pila, quelle pietre andarono a rivestire la Porta Romana che si trovava all’ingresso di San Vincenzo, di questa porta non resta più traccia in quanto venne del tutto demolita.
A sostenere questa tesi anche altri illustri personalità come Francesco Podestà e Alfredo D’Andrade.
Questa circostanza, scrive Migone, dovrebbe ancor più far riflettere sul valore di Porta Pila in quanto le sue decorazioni sono state create apposta per lei e non provengono da un altro sito, inoltre egli non manca di sottolineare che malgrado ciò nulla esclude che sia opera di Bartolomeo Bianco.
Ed ecco l’immagine che c’è sul mio libretto, sotto di essa si legge: Porta Pila come si propone venga ridotta per conciliare le esigenze della viabilità e dell’estetica col dovere di conservare in loco un monumento che ha per Genova importanza storica artistica e religiosa ad un tempo.

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Pochi anni dopo la Porta venne smontata e ricostruita, destino volle che venisse collocata lungo il bastione di Montesano.
E indovinate un po’ cosa c’era a breve distanza? La villa di Cesare Gamba, uno dei più tenaci avversari della conservazione della porta nella sua originaria collocazione.
In questa immagine di Eugenio Terzo vedete Porta Pila e dietro di essa sulla destra il profilo della villa di Gamba.

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E ancora, osservate con attenzione questa immagine di Piergiorgio Gagna.
Tra la stazione Brignole e la villa di Gamba si scorge la sommità di Porta Pila.

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Sic transit gloria mundi, la dimora dell’ingegnere venne in seguito abbattuta ma la porta sopravvisse alla mano degli uomini.
Passarono altri anni e a metà del ‘900 Porta Pila venne ancora spostata e ricostruita a breve distanza e ancora adesso lì si trova, in Via di Montesano, racchiusa tra palazzi che ne sviliscono la grandiosa bellezza.

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Da Via Fiume quasi non la si nota, è davvero sovrastata dalla modernità.

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Si trova in una posizione non degna di lei, non sono solo i turisti a non conoscerla, anche molti genovesi non sanno che quella è una delle porte monumentali della città ora situata in una zona non certo di passaggio.
Meriterebbe cura e attenzione, meriterebbe una nuova collocazione più adatta alla sua magnificenza.

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E dispiace dire che avrebbe certo bisogno di un’accurata pulizia, anche le lapidi che raccontano i suoi giorni lontani risultano annerite e trascurate.

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Eppure anche questa è una parte importante della storia di Genova.

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Posuerunt me custodem, mi posero custode, così si legge sotto l’immagine della Madre di Dio.

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E sul marmo sono incise parole in latino a memoria dell’importanza strategica della porta per la città di Genova, spicca chiara una data: 1633.

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Una patina scura adombra anche le parole che consacrano Genova a Maria.

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Porta Pila non merita di cadere nell’oblio, meriterebbe invece una nuova valorizzazione e una nuova vita.
Sono trascorsi i secoli e Porta Pila svetta ancora nel cielo di Genova.

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E ancora il sole bacia i tratti dolci di Maria, custode della città.

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La villa di Cesare Gamba a Montesano

Torno ancora a raccontarvi vicende del passato tratte da un mio prezioso libro, Genova Nuova, questo volume risale al 1902 e narra con dovizia di particolari la crescita e lo sviluppo della Superba sul finire dell’Ottocento.
Alcune pagine sono dedicate a Cesare Gamba, protagonista indiscusso delle innovazioni urbanistiche e del riassetto della città: egli fu un professionista eclettico ed intuitivo, un uomo dai molteplici interessi e dal variegato ingegno.
Architetto ed ingegnere, abile uomo d’affari, apparteneva ad una famiglia molto abbiente, era alpinista e amante della musica, in particolare aveva un debole per Wagner, fu anche un automobilista e il suo nome figura tra i fondatori dell’ACI.
Trascrivo qui una citazione tratta da Genova Nuova, queste parole sottolineano la tempra di Gamba e la sua vivace intelligenza:

L’ingegnere Cesare Gamba è uno dei fortunati che riescono simpatici a tutti, perché favoriti da madre natura delle più invidiabili doti: quelle della mente e del cuore.

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Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

La sua figura si lega in particolare alla realizzazione di Via XX Settembre, operazione che comportò importanti demolizioni e che cambiò del tutto l’aspetto della città, fu lui a progettare il Ponte Monumentale e il Palazzo della Navigazione Generale Italiana a De Ferrari attualmente sede della Regione Liguria.

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Ed è evidente che queste poche righe a lui dedicate non rendono giustizia alla complessità del personaggio e alla sua spiccata personalità, fu certo un uomo affascinante e protagonista del suo tempo, la sua idea di città sembra ancora adattarsi alla perfezione alle esigenze della nostra epoca.

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Sul finire dell’Ottocento Cesare Gamba acquistò una villa che era appartenuta ai Marchesi Ricci, l’edificio si trovava sulla ridente collina di Montesano, alle spalle della Stazione Brignole.
Gamba avviò una serie di lavori che comprendevano demolizioni e ristrutturazioni, progettò la dimora secondo il suo gusto: quella sarebbe divenuta la sua casa.

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Immagine tratta da Genova Nuova – volume di mia proprietà

E sempre sulle pagine di Genova Nuova si legge che il piano terreno fu destinato alla vita quotidiana e di ricevimento, con tutti gli agi e le comodità.
L’appartamento vero e proprio si trovava invece al primo piano dove era situata anche la ricca biblioteca dell’ingegnere, nei fondi e nel sottotetto c’erano tutti i servizi.
La villa aveva una spaziosa hall e grandi vetrate, uno scalone di marmo rosa, una balaustra in ferro battuto e bronzo, fastose colonne di marmo giallo.
Un’abitazione grandiosa per un uomo che mutò l’aspetto della sua città, ecco la villa nel dettaglio di una cartolina di proprietà del mio amico Pier Giorgio Gagna che qui ringrazio per il cortese prestito.

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Ovviamente la bella villa dell’ingegner Gamba aveva attorno un vasto giardino, era una dimora incantevole in una zona all’epoca non ancora soffocata dal cemento.
Eccola sullo sfondo, nella cartolina del mio amico Eugenio Terzo, è l’unica abitazione che svetta sui dolci rilievi alle spalle di Brignole.

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Sembra che la dimora non abbia subito danni durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia in seguito venne demolita per lasciar spazio a moderne costruzioni.
Da Via Fiume volgete lo sguardo verso Via Montesano, dove un tempo era la villa di Gamba, questo è il panorama che si presenta ai vostri occhi.

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Come tutti i grandi genovesi anche l’illustre architetto ed ingegnere dorme il suo sonno eterno a Staglieno, lo trovate nel porticato inferiore a ponente, nella stessa tomba riposano i suoi genitori.
Il monumento è opera di Giovanni Battista Cevasco.

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Alto intelletto e nobile spirito, le parole che lo ricordano rendono onore ai suoi molti talenti.

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Visse 76 anni, in un periodo di profondi cambiamenti per la sua Genova.
Nella casa abbarbicata sulla collina di Montesano sapeva osservare la sua città con sguardo lungimirante, era capace di vederla oltre il proprio tempo.
Io per qualche istante l’ho immaginato ritto davanti a una di quelle alte finestre, pensieroso e assorto.
Davanti ai suoi occhi una città mutata e rinnovata, una Genova diversa, una Genova Nuova.
A noi è rimasto il frutto del lavoro di Cesare Gamba, si è perduta quella casa che fu scenario di parte della vita di un uomo dal grande carisma.

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