Le porcellane inglesi di Miss Fletcher

Tutto ebbe inizio diverso tempo fa ad un mercatino dell’antiquariato, amo molto gironzolare tra i banchetti in cerca di cose belle e particolari.
Tutto ebbe inizio con un piattino, poi ne venne un altro e poi un altro ancora.

Porcellana (2)

E così è nata la mia piccola collezione di porcellane inglesi bianche e rosse, se ne stanno tutte insieme sul ripiano di un comò.

Porcellana (3)

Molti di questi pezzi appartengono a servizi diversi e pertanto presentano decori differenti tra loro.

Porcellana (4)

Alcuni invece sono parte della stessa serie, questa panciuta teiera è una romantica porcellana Mason’s.

Porcellana (9)

Si accompagna a questa capiente lattiera.

Porcellana (15)

E insieme c’erano questi due contenitori, uno è certamente per lo zucchero e l’altro forse serviva per il tè?

Porcellana

Certe porcellane hanno disegni orientali e vi sono templi, alberi esotici, panorami che hanno tutto l’incanto di luoghi lontani.

Porcellana (5)

Porcellana (6)

E poi, come è ben noto, sulle porcellane inglesi sono ritratti panorami di celebri località dal fascino imperituro, ecco la casa natale di William Shakespeare a Stratford-Upon-Avon.

Porcellana (7)

E un mulino con le dolcezze della campagna inglese.

Porcellana (8)

E poi castelli e dimore reali, luoghi amati che fanno parte della storia della Gran Bretagna.
Cosa manca alla mia collezione? Le tazze, curiosamente non le ho mai comperate, dovrei proprio provvedere!
In compenso ho un ambaradan di piattini di varie misure, pur appartenendo a servizi diversi stanno benissimo tutti insieme.

Porcellana (12)

Nella foto che segue spicca il panorama di una città con le tipiche case a graticcio, sulla vetrina di uno dei negozio si nota questa insegna: The Old Curiosity Shop.
E’ il titolo di un romanzo di Charles Dickens, questo servizio si ispira agli scritti dell’autore inglese.

Porcellana (11)

Appesi al muro ci sono due piatti da portata, questi provengono dalla Scandinavia.

Porcellana (13)

Per ragioni di spazio a un certo punto ho smesso di fare acquisti ma a dire il vero andar per mercatini in cerca di nuovi pezzi era davvero un bel passatempo.
E comunque ci vorrebbe almeno una tazza, non pare anche a voi?
Un piattino dopo l’altro così è nata la piccola collezione di porcellane di Miss Fletcher.

Porcellana (14)

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Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

We could see Genoa before three; and watching it as it gradually developed its splendid amphitheatre, terrace rising above terrace, garden above garden, palace above palace, height upon height, was ample occupation for us, till we ran into the stately harbour.

Potemmo vedere Genova prima delle tre; e guardarla mentre gradualmente si sviluppava nel suo splendido anfiteatro, terrazzo sopra terrazzo, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura sopra altura, fu per noi una un’occupazione sufficiente, finché entrammo nel suo porto maestoso.

Parole di Charles Dickens, uno degli scrittori più significativi della sua epoca che ci ha lasciato personaggi indimenticabili, quali Oliver Twist e David Copperfield.
Parole tratte da Pictures from Italy, diario di un’esperienza dell’autore inglese che nel 1844 decise di intraprendere un viaggio in Italia, alla scoperta delle maggiori città, usanza in gran voga ai suoi tempi.
Il grand tour, così si chiamava la scoperta del vecchio continente.
E a Genova Dickens si fermò per un certo periodo, in Albaro.
Il quartiere è ai nostri giorni uno dei più eleganti ed esclusivi della città, ma ai tempi di Dickens era poco più che campagna, un sobborgo a poca distanza dalla città e dal mare.

Via Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La casa nella quale dapprima soggiornò lo scrittore si trova in Via San Nazaro ed è nota con il nome di Villa Bagnarello.
Un nome romantico, scrive Dickens, che però non dimentica di rimarcare che Bagnarello altri non era che un macellaio della zona.
The Villa Bagnarello or the Pink Jail, al suo arrivo lo scrittore ne ha un’impressione di immensa tristezza, parla di un piazzale pieno di erbacce e di questa casa, la prigione rosa.

Villa Bagnarello

Ma i dintorni, che splendore!

The noble bay of Genoa, with the deep blue Mediterranean, lies stretched out near at hand …
La nobile baia di Genova con il turchino Mediterraneo si stendeva lì vicino …

E poi le colline con le vette coperte dalle nuvole, i vigneti, i pergolati e i sentieri.
Andiamo con Charles Dickens, a zonzo per Genova, lui era un osservatore del mondo e delle persone che lo abitano.
Ma che strade strette in questa città, anche in Albaro, lo scrittore racconta di una signora che aveva preso casa da queste parti.
Fatto sta che il mezzo sul quale viaggiava rimase incastrato nel vicolo e non ci fu nulla da fare, non ci fu verso di riuscire ad aprire la porta e la signora, poverina, fu costretta a passare da una delle finestre, cose che capitano!
E sì, Via San Nazaro è un po’ angusta ma non esageriamo! Questi inglesi!

Via San Nazaro

Charles Dickens e i genovesi, che hanno il culto di San Giovanni Battista.
E quando c’è mare grosso, per placare la furia delle onde, portano le reliquie del Santo davanti alla tempesta perché questa si calmi.

La Mareggiata (4)

Charles Dickens e i genovesi, da queste parti molti si chiamano proprio come quel santo, Giovanni Battista.

which latter name is pronounced in the Genoese patois ‘Batcheetcha,’ like a sneeze.
che si pronuncia nel dialetto genovese “Baciccia” come uno starnuto.

E che spasso camminare tra la folla della domenica e sentire uno che chiama l’altro con questo nome a noi molto famigliare ma desueto per Dickens!
Un osservatore del mondo e del genere umano che si sofferma a contemplare i riti religiosi ed annota l’abbigliamento delle giovani donne che girano con il capo coperto dal mezzero, si incuriosisce a vedere gli uomini che si dilettano con le bocce o con la morra, si ritrova a descrivere certi gatti malandati che vivono in luoghi abbandonati.
Charles Dickens che consiglia una gita sulle alture, da dove si possono ammirare le valli del Bisagno e del Polcevera, lassù dove lo sguardo si perde a cercare il panorama.
Parla anche di una trattoria dove si mangia bene: taglierini e ravioli, salumi con i fichi, rognoni e fegati di montone.
Un osservatore sensibile e attento che cammina per la città, guarda, scruta le persone e i luoghi con desiderio di conoscenza, riuscendo a cogliere le sfumature del reale e i suoi contrasti:

There seems to be always something to find out in it. There are the most extraordinary alleys and by-ways to walk about in. You can lose your way (what a comfort that is, when you are idle!) twenty times a day, if you like; and turn up again, under the most unexpected and surprising difficulties. It abounds in the strangest contrasts; things that are picturesque, ugly, mean, magnificent, delightful, and offensive, break upon the view at every turn.

Sembra che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Ci sono i vicoli più straordinari e vie per passeggiare. Potrete perdere la strada (che piacere quando non si ha niente da fare!) venti volte al giorno, se lo desiderate; e poi ritrovarla, in mezzo alle difficoltà più sorprendenti e inaspettate. E’ ricca dei più strani contrasti, cose che sono pittoresche, brutte, abbiette, magnifiche, incantevoli e offensive.

E poi cammina, cammina per queste strade così strette, con le facciate di ogni colore.
Lo scrittore degli slums getta il suo sguardo sui caruggi e nota il degrado, negli androni dei palazzi che certo avrebbero bisogno di migliori cure e di maggior pulizia.
Strade così anguste, che non ci passa una carrozza ed è tutto un via vai di portantine a nolo, così si spostano i ricchi della città.
E di sera si vedono i portatori di lanterne che precedono queste portantine, facendo luce nei buio dei vicoli.
E ci sono i muli con il campanello al collo.
Andate nei caruggi e immaginate di avere al vostro fianco Charles Dickens, non vi sarà difficile immaginare tutto questo.
E poi, in ogni dove ci sono botteghe, ognuna con negozianti del medesimo genere, cita Via Orefici e il Borgo dei Librai, ormai perduto.

Via Orefici

E certi palazzi nobiliari, avvolti in quella penombra, dove non li raggiunge mai la luce del sole.
E poi ancora le farmacie, dove vanno a leggere i giornali molti avventori, tra loro diversi medici che restano lì in attesa di pazienti.
E li descrive come uomini dall’aspetto serio, compresi nel loro ruolo, mentre si appoggiano al pomello del bastone da passeggio.
Genova secondo Charles Dickens, l’autore inglese ne scrisse ampiamente e mi riservo di parlarvi ancora di lui nel prossimo futuro, c’è ancora molto da narrare in proposito.
In Albaro a Villa Bagnarello è affissa una targa che ricorda il soggiorno di questo illustre ospite.
Vi rimase per tre mesi, per trasferirsi poi altrove, in un altro luogo che lo impressionò molto favorevolmente.

Charles Dickens - Targa

E ugualmente fu per certe strade della città, le più belle ed eleganti, con i loro edifici nobiliari.

Via Balbi

Via Balbi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Strade per le quali Dickens scrisse queste parole, parole che sono anche nostre:

When shall I forget the Streets of Palaces: the Strada Nuova and the Strada Balbi! Or how the former looked one summer day, when I first saw it underneath the brightest and most intensely blue of summer skies: which its narrow perspective of immense mansions, reduced to a tapering and most precious strip of brightness, looking down upon the heavy shade below!

E potrò mai dimenticare le Strade dei Palazzi: la Strada Nuova e la Strada Balbi! O come la prima mi apparve in una giornata d’estate, quando io la vidi per la prima volta sotto il più brillante ed intenso blu dei cieli estivi: che la sua ravvicinata prospettiva di immense dimore, ridotta a una striscia sottile e preziosissima di luce, guardava giù sulla pesante ombra al di sotto!

Il cielo.
Il cielo di Strada Nuova.

Via Garibaldi

La potenza dell’incipit

Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul.
Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo.Lee.Ta.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, mia anima.
Lo-lee-ta, la punta della lingua che compie un viaggio di tre passi sul palato per battere, al terzo, sui denti. Lo.Li.Ta.

Eccola la potenza dell’incipit, è tutta qui, in tre righe.
E perde, nella traduzione, tutta la sua musica.
Rileggete il testo in lingua originale, a voce alta.
E ascoltate il suono di queste parole: Lolita, light, loins.
E ancora: life, fire. Sin, soul.
E di nuovo: tongue, trip, three, palate, tap, teeth.
Questa è musica, ma l’incipit del romanzo di Nabokov annuncia la scabrosa vicenda che vi verrà raccontata, è tutta lì, in nuce.
L’incipit è la porta che si apre sulla storia, sull’intreccio e sui personaggi che saranno nostri compagni di viaggio per un tratto di strada e scegliere le parole giuste è prova del talento dei grandi scrittori.
Oggi vi porto tra gli incipit di alcuni dei grandi romanzi della letteratura inglese ed americana, fateci caso, le parole scelte non sono mai casuali, ma scritte con estrema cura, per introdurre il lettore all’ambientazione del romanzo.
E ogni romanzo ha il proprio linguaggio, a volte tortuoso, a volte romantico, a volte confidenziale.

You don’t know about me without you have read a book by the name of The adventures of Tom Sawyer; but that ain’t no matter. That book was made by Mr Mark Twain, and he told the truth, mainly.

Probabilmente non avete mai sentito parlare di me, a meno che non abbiate letto un libro dal titolo Le avventure di Tom Sawyer, ma questo non  importa. Il libro è stato scritto dal Signor Mark Twain ed egli ha detto la verità, per lo più.

Chi è a parlare? Lo avete riconosciuto? E’ Huckleberry Finn, colui che vi porterà a vivere mille avventure sul Mississippi.
E che cosa conta che voi ancora non abbiate sentito parlare di lui? Questo è solo l’inizio, cari lettori, il meglio deve ancora venire!
Ogni romanzo è un mondo ed è racchiuso nelle prime parole.

Under certain circumstances there are few hours in life more agreeable than the hour dedicated to the ceremony known as afternoon tea.

In certe circostanze ci sono poche ore più piacevoli dell’ora dedicata alla cerimonia nota come tè del pomeriggio.

E questo è l’incipit di Portrait of a Lady di Henry James, romanzo che narra il gran tour di una giovane americana attraverso i paesi europei, alla fine dell’Ottocento.
Riuscite a vederla Isabel Archer che sorseggia una tazza di tè?
Le figure femminili indimenticabili della letteratura sono diverse, alcune lasciano proprio il segno.

No one who had ever seen Catherine Moorland in her infancy, would have supposed her born to be an heroine. Her situation in life, the character of her father and her mother, her own person and disposition, were all equally against her.

Nessuno che avesse visto Catherine Moorland nella sua infanzia avrebbe mai immaginato che lei era nata per essere un’eroina. La sua situazione nella vita, il carattere di suo padre e di sua madre, la sua stessa persona e le sue inclinazioni, tutto era contro di lei.

E invece lo diventerà, sarà lei la protagonista di Northanger Abbey di Jane Austen e voi la conoscerete subito, all’inizio del romanzo.
La vita è un atto di eroismo, anche se durante il percorso è difficile prevedere le proprie azioni future.

Whether I shall turn out to be the hero of my own life, or whether that station will be held by anybody else, these pages must show.

 Se mi accadrà di divenire l’eroe della mia vita o se questo ruolo verrà rivestito da qualcun altro lo diranno queste pagine.

Lui è David Copperfield, indimenticabile personaggio uscito dalla penna di Charles Dickens.
Il romanzo racconta l’infanzia di questo ragazzo, i suoi studi e la sua crescita, sullo sfondo l’Inghilterra della Rivoluzione Industriale e pagina dopo pagina l’esperienza di David che giorno per giorno diviene l’eroe della propria esistenza, così come preannunciato nelle prime righe del romanzo che proseguono con la narrazione dell’infanzia di David.
A queste parole di Dickens si aggancia l’incipit che apre un grande romanzo americano.

If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it.

 Se davvero avete voglia di sentire questa storia, probabilmente vorrete sapere dove sono nato e come sia stata la mia infanzia schifa e che cosa facessero i miei genitori prima di avere me e tutto il resto e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma non mi sento proprio di parlarne.

Questo è l’inizio del più celebre romanzo di Salinger, The catcher in the rye, noto nella versione italiana come Il giovane Holden.
Holden Caulfield, un giovane uomo che ha qualche problematica con il proprio eroismo personale, una figura combattuta e inquieta.
No, qui non troverete David Copperfield, siete avvisati, Holden è di tutt’altra pasta.
E potrei continuare con questo gioco per ore ed ore.
Basta estrarre un libro dallo scaffale, leggere le prime righe, viverle e sentirle alla luce di ciò che accadrà dopo.
Provate a riprendere tra le mani opere di grandi scrittori che avete già letto, rileggete l’incipit e vi accorgerete che in quelle poche parole c’è già quasi tutto.
Un mondo, una vicenda, un personaggio.
E allora credo di dovervi lasciare con un incipit di grande rilievo.
Vi porto nello studio di un pittore, costui è in compagnia di un giovane dandy, un esteta, un amante della bellezza e dei piaceri, il suo nome è Lord Henry Watton.
I due chiacchierano amabilmente in merito a un ritratto, opera del pittore, che ha per soggetto un certo Dorian Gray, un giovane di particolare bellezza.
E il quadro che lo ritrae si trova lì, in questa stanza che profuma di petali di rosa.

The studio was filled with the rich odor of roses, and when the light summer wind stirred amidst the trees of the garden there came through the open door the heavy scent of the lilac, or the more delicate perfume of the pink-flowering thorn.

Lo studio era pieno del ricco effluvio delle rose e quando il leggero vento d’estate spirava tra gli alberi del giardino dalla porta aperta entrava il pesante profumo del lillà o quello più delicato dei rosaspini in fiore.

(Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray)