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Posts Tagged ‘Chiesa delle Vigne’

Forse non tutti sanno che è possibile camminare per le strade di Genova seguendo i passi di uno dei suoi più celebri figli, il musicista e compositore Niccolò Paganini.
Nella sua città natale gli è stato dedicato un percorso, a dire il vero non so quanti genovesi conoscano le targhe che sono poste nei luoghi della vita del grande violinista, in ogni caso basta recarsi all’Ufficio di Promozione Turistica del Comune e lì troverete un opuscolo con una cartina sulla quale sono i segnati i luoghi della Genova di Paganini.
Io ho trovato una di queste targhe per caso diverso tempo fa e in seguito ho veduto le altre, a volte a Genova bisogna camminare guardando per terra.
Passate in Via Lomellini e fermatevi davanti alla Chiesa di San Filippo Neri.

Luccica la targa di ottone e racconta di un ragazzino appena undicenne che suona per la prima volta da solista in questa chiesa.

Spostatevi poi in Via Garibaldi e precisamente all’inizio del Vico del Duca, il caruggio posto di fronte a Palazzo Tursi.

E qui si ricorda ai passanti che il prezioso violino del celebre musicista è conservato proprio a Palazzo Tursi.

Ed è ancora giovanissimo il nostro Niccolò quando si esibisce per la seconda volta nella Basilica delle Vigne davanti ad ammirati spettatori.

Accade nel giorno della la festa di Sant’Eligio, patrono degli Orefici, antica corporazione che elesse questa bella chiesa a propria sede religiosa.

Il geniale talento di Paganini lo conduce poi sul blasonato palcoscenico del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed è il trionfo, a questa prima esibizione ne seguirà un’altra e l’incasso sarà interamente devoluto a famiglie di persone in grave difficoltà.

Troverete questa ed altre informazioni nell’opuscolo dedicato alle targhe, la breve guida è curata con grande attenzione dall’Associazione Amici di Paganini, sono riportati anche dei brani tratti dalla Gazzetta di Genova dell’epoca con la narrazione degli eventi ai quali si riferisce una certa targa.
E non vi svelo nulla di più, vi lascio il piacere di scoprire per conto vostro certi dettagli.
Luci ed ombre, nella vita di Paganini ci fu anche il carcere, il nostro geniale violinista finì nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale.

Accadde a causa di una relazione che egli ebbe con una certa Angiolina Cavanna, di quella storia travagliata ho già avuto modo di scrivere in questo articolo dedicato agli amori appassionati del musicista.
La traccia di quella vicenda resta in una targa che trovate nelle vicinanze del carcere dove Paganini venne recluso.

In questo percorso manca un luogo molto importante ed è assente per una precisa ragione in quanto non esiste più, tuttavia io aggiungo questa tappa alla nostra passeggiata.
Infatti, malgrado l’edificio sia stato demolito, c’è ancora la memoria della casa in cui nacque il nostro Niccolò e per trovarla vi basterà oltrepassare questo archivolto che si trova in Campo Pisano.

Al di là di esso c’è questo luogo dove vado poco volentieri, dire che lo detesto è veramente riduttivo.


Qui nulla vi parla di Genova e della sua vera anima, soltanto il Ponte di Carignano risveglia la memoria di luoghi ormai scomparsi.

La casa natale di Niccolò Paganini si trovava in Passo di Gatta Mora, anche di questo luogo perduto ho già avuto modo di scrivere in passato in questo articolo, sulla facciata c’era un’edicola con una Madonnetta ora conservata al Museo di Sant’Agostino.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Sono stata in questi giardini solo per fotografare la targa che rammenta la storia di questo luogo.
La lastra sottostante non è chiaramente leggibile e così sotto la foto riporto il testo.

ALTA VENTURA SORTITA AD UMILE LUOGO
IN QUESTA CASA
IL GIORNO XXVII DI OTTOBRE DELL’ANNO MDCCLXXXII
NACQUE
A DECORO DI GENOVA E DELIZIA DEL MONDO
NICOLÓ PAGANINI
NELLA DIVINA ARTE DEI SUONI INSUPERATO MAESTRO

Resta di Niccolò Paganini l’atto di battesimo, lo trovate nella Chiesa di San Donato.

Luoghi del quotidiano per noi.
A Genova guardate a terra, qualche volta.

La grandezza di un artista non si perde come le pietre di un’antica casa demolita dalla mano dell’uomo, la grandezza di Paganini sopravvive alle cose terrene e rimane eterna nella sua musica e nelle sue note.

Opera conservata presso l’Istituto Mazziniano
Museo del Risorgimento

Questo percorso vi conduce nei luoghi della sua vita, le tappe sono 11 ed io ve ne ho mostrate di proposito soltanto alcune, in certi punti di Genova riluce una targhetta di ottone sulla quale è incisa la firma di un grande musicista.
Cercate queste targhe, scopritele ed emozionatevi.
In memoria di un grande genovese, in memoria di Niccolò Paganini, eternamente vivo nelle sue inconfondibili note.

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Luci.
Luci spente, in una giornata luminosa.
Sospese sul mare e sul cielo.

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E sui tetti e sulle vele al Porto Antico, sul profilo della città vecchia.

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Fiori.
Ondeggianti, davanti a una persiana in Campo Pisano.

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E bolle, bolle di sapone.
Una, due, tre, è la magia di un artista di strada in Piazza De Ferrari.

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E poi, un leggero soffio di vento.
E le bolle si alzano tremule verso il cielo, è un gioco di colori e trasparenze.

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Spesso la bellezza è così, se ne sta racchiusa in un istante, in questa fragilità.

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E ancora luce.
Calda e avvolgente, crea un’affascinante atmosfera.
Il tavolino, i soprammobili, le scatoline di latta: è la vetrina di Bachelite, un negozietto di articoli vintage ai Macelli di Soziglia, una botteguccia che attira sempre la mia attenzione.

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E ancora petali.
Smarriti, perduti, alla ventura.

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E ancora bolle.
Fluttuano davanti alle finestre, si scontrano, svaniscono.

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E sole.
Brilla lucente tra le case, sfiora le ardesie e il campanile della Chiesa delle Vigne.

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Altrove un ultimo incanto.
Solo un raggio di luce, lambisce il muro e vi si posa.
Rimane a rischiarare un dettaglio di poco conto, difficilmente si potrebbe pensare che meriti di essere immortalato.
Se non fosse per il sole, se non fosse per la luce.

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Di ardesie, caruggi e terrazzini.
In Via Garibaldi, già Strada Nuova, c’è un edificio che un tempo appartenne a una generosa genovese: Palazzo Rosso era la sua casa, lei volle donarlo alla città e ai suoi abitanti, oggi è uno dei prestigiosi Musei di Strada Nuova.

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Benvenuti nella dimora di Maria Brignole Sale, nobildonna e benefattrice che tanto si spese per la Superba, altrettanto fece il suo consorte, il Duca di Galliera, colui che lasciò a Genova ben più di un dono.
Di entrambi tornerò a scrivere, oggi vi porto ad ammirare la Superba da questo palazzo da lei tanto amato.

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Genova di edifici fastosi e di caruggi.
Accanto, grandezza e contrasti.

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E una balaustra, al di là dei vetri geometrie della città.

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Luce e grigio di ardesie, finestrelle e comignoli.

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Prospettive di vicoli e campanili in lontananza.

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Vedute visibili a tutti, oltre alle mirabili collezioni d’arte il palazzo offre ai suoi visitatori panorami mozzafiato.
Sventola la croce di San Giorgio issata sulla Torre Grimaldina, la sospinge il vento di mare.

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E poi ringhiere, pianticelle, cielo.

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Mediterraneo, in una mattina tersa e limpida.

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Rimane tutto in un sola immagine: il Campanile delle Vigne e un filo con i panni stesi,
la Torre degli Embriaci in lontananza e un verde rampicante.
In un solo scatto sacro e profano, la memoria dell’eroe e la semplice quotidianità.

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E tetti, rifugio di pigri gabbiani.

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E ancora si sale, fino alla sommità dell’edificio.
E sono scalette, riquadri di finestre, navi e sovrapposizioni di epoche diverse.

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Una ringhiera, gli abbaini, una scaletta tra le ardesie.

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Profili di curve, di strade, di maestosi palazzi.
E ancora non ho perso l’abitudine di cercare la mia casa quando lo sguardo si posa sulle alture.

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Il terrazzino.
Lassù.
Perso nell’azzurro.
Sopra i tetti, tetti della Superba.

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E ardesie e prospettive che scivolano via, verso l’orizzonte del mare.

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E la città reale e la città riflessa.

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Io so che da alcune case dei caruggi si gode di vedute simili a queste, ma questa particolare bellezza è offerta a tutti: è aperta al mondo, ai genovesi e ai visitatori di questa città.
Un dono di lei, Maria Brignole Sale.
La città di ieri e quella di oggi, i vicoli, il bigo, la vita del porto.

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Un tetto spiovente, tegole rosse, il vento inquieto.
Genova.

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Un dono di lei, Maria Brignole Sale.
Genova.
Guardando i tetti, da Palazzo Rosso.

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Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

Tetti (2)

E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

Tetti (3)

Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

Tetti (4)

E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

Tetti (5)

Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

Tetti (6)

E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

Tetti (7)

Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

Tetti (8)

E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

Tetti (9)

Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

Tetti (10)

E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

Tetti (12)

Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

Tetti (13)

Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

Tetti (14)

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Sono gli uomini venuti da lontano, sono gli uomini che affrontano un lungo cammino per onorare la nascita di Gesù e portare a Lui i loro doni.
I tre Re Magi del Presepe di Pentema hanno iniziato il loro lungo viaggio, per incontrarli vi basterà andare nei vicoli in una delle chiese più antiche di Genova, la Basilica delle Vigne.

Basilica delle Vigne

Là, sotto a questo bagliore lucente e a queste armonie d’artista.

Basilica delle Vigne

Guarda, guarda verso l’altare, loro sono là e vi resteranno sino al 4 Dicembre, se volete salutarli potete farlo anche voi.

Basilica delle Vigne (2)

Sono molto affezionata a Pentema e al suo suggestivo Presepe e anche quest’anno voglio ricordarvi questo appuntamento nel Parco dell’Antola, nei mesi di dicembre e gennaio il piccolo paesino diviene lo scenario della nascita di Gesù con statue a grandezza naturale.

Pentema (2)

E poi i miei affezionati lettori ricorderanno che la scorsa estate, durante una gita a Pentema, ho visto le affabili abitanti del luogo intente a dipingere certe statuine, il loro è un lavoro che richiede amore, tempo e passione.

Pentema (9)

I Re Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, quando ero bambina ero affascinata dalle loro figure.
Poi c’era sempre la questione di attribuire il giusto nome ad ognuno di loro, a dire il vero io credo di non esserci mai riuscita.
I Magi del Presepe di Pentema hanno mantelli dai colori accesi e luminosi.

Re Magi (2)

E ai loro piedi potete leggere i versi del Vangelo di San Matteo, davanti ci sono quei regali preziosi per il piccolo Gesù.
E ancora, ancora ricordi d’infanzia e suggestioni.
L’oro sapevo cosa fosse, l’incenso è un profumo che si sente nelle chiese.
La mirra? La mirra era misteriosa, esotica, sconosciuta, la mirra era per me uno degli incanti del Presepe.

Re Magi (4)

Il lungo cammino dei Magi è iniziato ed io desidero farvi sapere dove potrete trovarli da qui all’Epifania.
Come dicevo, sino al 4 dicembre saranno alle Vigne, poi dal 6 al 11 li incontrerete nella Basilica del Santuario della Madonna della Guardia a Ceranesi.

Re Magi (5)

Dal 13 al 18 Dicembre nella Chiesa dei Santi Andrea e Ambrogio di Cornigliano, dal 20 al 23 nella Chiesa di San Bartolomeo della Certosa.
Dal 25 al 30 nella Chiesa Parrocchiale di Montoggio, dal 1 al 4 Gennaio nella Chiesa Parrocchiale di Torriglia.

Re Magi (6)E infine, dal 6 Gennaio in poi a Pentema, nel luogo dove si allestisce questo Presepe di Liguria davvero unico.

Re Magi (7)

Gli orari e le date per visitare il presepe di Pentema sono i seguenti, per altre immagini vi rimando a questo mio post nel quale ho narrato la mia passeggiata tra le stradine di questo bel paesino e al sito dedicato al Presepe di Pentema.

Pentema - Copia

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre sono in questi giorni nella bella Chiesa dei vicoli dedicata a Maria.
E troverete candele e quella calda atmosfera natalizia che giorno dopo giorno diverrà sempre più sentita e viva.

Basilica delle Vigne (3)

Luccicano i putti dorati, nelle loro mani due cartigli, nelle loro mani la parola di Dio.

Basilica delle Vigne (4)

I Magi stringono i loro bastoni e sul capo portano una corona: seguono una cometa, una luce salvifica che li condurrà al cospetto del figlio di Dio.

Re Magi (8)

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In certi luoghi il sole fa davvero tutta la differenza, tutta la differenza del mondo.
Vai là, in Vico dietro il Coro delle Vigne, un caruggio che sale alle spalle della maestosa basilica dove trovate un altare sul quale sono scolpiti pampini e grappoli, memorie del passato e dei vigneti che un tempo crescevano rigogliosi in questa zona della città vecchia.

Vico dietro il Coro delle Vigne (2)

Vai là, la luce in certi luoghi fa tutta la differenza, squarcia l’ombra e la spodesta.

Vico dietro il Coro delle Vigne (3)

E poi, in alcune giornate, dove non crederesti mai di poter vedere così tanti colori, lo sguardo trova tutte le sfumature dell’arcobaleno in un gioco di potenti contrasti.

Vico dietro il Coro delle Vigne (4)

Sai, c’è anche il vento, spira sulle case alte e solleva le lenzuola facendole danzare nell’aria.

Vico dietro il Coro delle Vigne (5)

Cammina, all’incrocio con Vico del Papa troverai una dolce Madonnetta.
È posta accanto a una finestra, accompagna il respiro della vita di ogni giorno, la silenziosa custode della gente di Genova tiene tra le braccia il suo Bambino.

Vico dietro il Coro delle Vigne (6)

E poi davvero, nei giorni di luce e di vento guarda il cielo.
Non uno sguardo soltanto, lascia che la vertigine ti abbracci in quelle curve disegnate nell’azzurro.
Accade solo qui, in caruggi come questo.

Vico dietro il Coro delle Vigne (7)

Accade solo qui, in questi  luoghi si mescolano tutti gli aspetti della nostra vita.
Il sole, un panno color arancio su una corda da stendere, la Madre di Dio, l’insegna di una tipografia.
Accade sempre, nei vicoli trovi sacro e profano.

Vico dietro il Coro delle Vigne (8)

E un gesto materno, generoso e protettivo, all’incrocio di due vicoli.

Vico dietro il Coro delle Vigne (9)

Poi, se cammini ancora, voltati indietro, verso quell’umile bellezza, non puoi capirla se non sai guardarla.

Vico dietro il Coro delle Vigne (10)

Non te lo aspetti, ma d’un tratto, sul muro vedrai un frammento di colonna.
E no, non so dirvi a cosa si possa attribuire, anch’essa è muta testimone del nostro passato.

Vico dietro il Coro delle Vigne (11)

Ancora, davanti a te, si snoda un labirinto di strade.
E sono altre memorie, altri luoghi, altre storie da raccontare.

Vico dietro il Coro delle Vigne (12)

In certi luoghi la luce e il vento fanno tutta la differenza.
Travolgono l’azzurro con l’aria del mare, ravvivano i colori e fanno splendere il cielo, sopra le case alte e sopra la Madonnetta in Vico dietro il Coro delle Vigne.

Vico dietro il Coro delle Vigne (13)

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Tra tutte le vedute incantevoli che Genova sa offrire alcune sanno lasciarmi senza fiato.
E si colgono dalle finestre delle abitazioni private, dai terrazzini che si affacciano sui tetti e su prospettive insolite.
Ed è accaduto ancora, l’altro giorno ho incontrato una persona conosciuta grazie a questo blog e d’un tratto l’ho sentita pronunciare queste parole:
– Sai mia mamma abita in una casa sopra i tetti e ha un terrazzino, ti interesserebbe per caso andarci?
E così nel giro di pochi minuti abbiamo raggiunto un’abitazione nel cuore dei caruggi e una finestra si è aperta sulla città.
Davanti a me i corsi di Circonvallazione a Monte e le alture, sulla sinistra il profilo inconfondibile del Seminario.

Tetti (2)

E ancora, l’ascensore di Castelletto, gli eleganti palazzi della Spianata, su tutto domina imperioso e svettante il campanile delle Vigne.
In primo piano, un altro terrazzino.
Ecco, non è tanto distante ma da lì la vista sarà del tutto diversa, lo so bene ormai!

Tetti (3)

E poi guarda il vicolo.

Tetti (4)

E ancora guarda, questa casa si affaccia sul museo diocesano, una veduta rara ed unica.

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E sotto le volte c’erano dei tavolini apparecchiati con raffinatezza, immagino che fosse in programma qualche evento particolare.

Tetti (7)

Le vedute impreviste di Genova, devi andare in alto per poterne godere.

Tetti (8)

E allora trovi finestrelle, riflessi di cielo, comignoli e ringhiere.

Tetti (9)

E poi, da un terrazzino all’altro.
Guarda, lui l’aspetta lassù, è già giunto a destinazione, lei invece sta salendo la scaletta che porta al terrazzino panoramico di Palazzo Rosso.

Tetti (10)

Riuscite a vederli i due visitatori?
Ecco un dettaglio dell’immagine soprastante, queste sono le splendide vertigini della Superba.

Tetti

Sotto questo turchese così limpido, una giornata perfetta.

Tetti (11)

E sì, con fierezza sventola la croce di San Giorgio sulla Torre Grimaldina.

Torre Grimaldina

E intanto un raggio di sole lambisce il tetto, lo accarezza e poi vira.
Cogli l’attimo, sempre.

Tetti (12)

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Una casa così, in posizione strategica sopra i tetti della città, ha una sua magia silenziosa e riserva ancora altri stupori.
Una finestra.
Una ringhiera, le piantine appese fuori.
E la cupola della Cappella di San Giovanni Battista, una delle meraviglie della Cattedrale di San Lorenzo.

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E’ così il centro storico di Genova, ricco di bellezze nascoste che puoi vedere solo da certe prospettive.
Inattesa, una campana, credo di non averla mai vista prima.

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E poi ancora guarda.
Guarda quella scaletta con i pioli posati sulla cupola, meravigliose altezze e stupefacenti conquiste.

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Arduo contenere tutta questa bellezza in una sola inquadratura.
E’ lì, davanti a quella finestra.

Sal Lorenzo (5)

Genova come non te la aspetti è lassù, sopra le distese d’ardesia.

Sal Lorenzo (6)

Osservo i dettagli in bianco e nero del campanile della cattedrale.

Sal Lorenzo (7)

C’è sempre qualcosa che non hai visto prima, devi andare lassù per sorprenderti.
Guarda, questa è ancora la sommità della cupola della Cappella dedicata al Battista.

Sal Lorenzo (8)

In cima c’è una semplice e lineare croce.

Sal Lorenzo (9)

Cose che si vedono da una finestra che si affaccia su San Lorenzo, in uno splendido appartamento, ringrazio la padrona di casa per il cortese invito e per la sua squisita gentilezza.

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E sapete, mentre ero lì si è presentato un altro inatteso visitatore, a dire il vero lì per lì non l’ho neppure notato, ero troppo impegnata a guardarmi intorno, a scrutare ogni pietra e ogni marmo.
E poi, più tardi, l’ho veduto.
Uno straniero salito dal mare, si librava nel cielo turchese della Superba sopra il campanile.
Cose che si vedono a Genova, sopra i tetti, davanti a San Lorenzo.

San Lorenzo (10)

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Questa è una vicenda di amori avventurosi e travagliati, i dettagli sono narrati con la consueta maestria dallo storico Amedeo Pescio.
E’ il 1691 e nella città di Genova c’è un giovane dal brillante ingegno, è originario di Sarzana, è colto e appassionato di storia, si chiama Filippo Casoni ed è destinato a divenire un celebre annalista.
Filippo ha quasi trent’anni quando si incapriccia di Apollonia Acquarone, il nostro arde di passione per questa fanciulla che, a differenza di lui, appartiene ad una blasonata famiglia.
La ragazza lo ricambia ma l’amore a volte è una faccenda complicata, come convincere la nobile famiglia di lei a concedere a Filippo la mano di Apollonia?
Che impiccio!
Per poterla condurre all’altare occorreva inventarsi qualcosa e al nostro non mancava certo l’iniziativa, trovo così un’inconsueta soluzione.
Era una luminosa mattina di settembre, sulla strada che porta verso la Chiesa di Nostra Signora di Belvedere ecco una lussuosa bussola, a bordo di essa c’è la giovane Acquarone in compagnia della sua governante.
La fanciulla non arriverà a destinazione, l’indomito Filippo ha ingaggiato quattro soldati che rapiscono Apollonia per condurla a Coronata in una dimora della famiglia Casoni.
I genitori di lei non ci stanno e si rivolgono alle massime autorità cittadine, quell’incresciosa situazione è da risolvere in fretta.
E così Apollonia viene ricondotta a casa, Filippo invece è tratto in arresto e viene rinchiuso al Palazzetto Criminale.

Via Tommaso Reggio

Lo condannano a vent’anni di carcere, non li sconterà tutti ma durante il tempo che trascorrerà in prigionia Filippo Casoni scriverà parte dei suoi Annali della Storia di Genova.
Le autorità erano state severe, Pescio narra che per un’eventuale grazia erano necessari i quattro quinti dei voti.
Il carcere è duro e Casoni si ammala di tubercolosi, nel 1695 finalmente viene scarcerato: il padre versa 1000 sonanti scudi d’argento e Filippo riconquista la libertà.
Ed è ancora l’amore a metterlo nei guai, questa volta ha il viso di Anne Marie Sistom, inglese e di religione protestante.
Ed eccolo lì l’inghippo, la religione!
Filippo certo non si scoraggia e anche questa volta ne studia una delle sue: fa chiamare a casa il il prevosto delle Vigne e questi, solerte, lascia la sua chiesa per recarsi presso la dimora di Casoni.

Chiesa delle Vigne

Tentò il colpo di Renzo Tramaglino, narra sempre Pescio.
E da consumato artista dell’inganno davanti al prete Filippo Casoni dichiara che Anne Marie è la sua sposa.
Il matrimonio clandestino lo fa finire di nuovo in galera, in questo caso ci resterà soltanto un mese e una volta libero riuscirà a rendere legali le nozze con la sua Anne Marie.
In seguito Filippo avrà anche una seconda moglie, Maria Caterina, su di lei non si registrano avventurose vicende simili a quelle che segnarono le precedenti relazioni del nostro.
Era terminato il tempo degli amori tempestosi di Filippo Casoni, memorabile autore di quegli annali che narrano le vicende della Superba.

Croce di San Giorgio

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Ieri mattina il mio girovagare per caruggi mi ha condotta in Piazza delle Oche la quale  in realtà si estende soltanto nell’area antistante ad un palazzo, eppure  si tratta davvero di una piazza, cose da vicoli di Genova.
E tuttavia questo fazzoletto di centro storico si è meritato la dignità della memoria e della storia, in quanto in questa zona un tempo qui c’era parte del cimitero che circondava l’adiacente Basilica delle Vigne.
Eccola Piazza delle Oche, un piccolo angolino di Genova.

Piazza delle Oche

E la cita persino L’anonimo del 1818, un viaggiatore del quale non conosciamo il nome, autore di un testo relativo alla Superba nel quale egli annota fedelmente tutto ciò che ha visitato.
E il nostro ci narra che all’epoca c’erano fastidiosi problemi di viabilità: la gente del popolo affollava le strade per andare in chiesa, quanto erano devoti i genovesi!
E per arrivare alla meta, allora come adesso, si percorreva lo stretto caruggio che da Campetto conduce alle Vigne, alla vostra destra trovate appunto la Piazza delle Oche.

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E con un certo disappunto il nostro visitatore riferisce anche di un continuo andirivieni di muli, era all’ordine del giorno rimanere imbottigliati nei caruggi!
Il nostro solerte ospite suggerisce pure una brillante soluzione: perché non demolire quel palazzo di Piazza delle Oche?
Si avrebbe così una strada bella ampia di gran comodo per i cittadini e per i tanti fedeli che si riversano in questa zona.
Per carità, per fortuna nessuno gli ha dato retta!

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E a quanto pare, oltre ai quadrupedi raglianti, nel lontano passato da queste parti c’erano pure altri animali, le illustrissime oche che hanno dato il nome alla piazzetta, così almeno narra Amedeo Pescio sostenendo che quest’area fosse un tempo un cortile di proprietà della famiglia Vivaldi che aveva qui  la sue dimore.
Ecco, se potessi fare un viaggio nel passato saprei perfettamente cosa vorrei vedere: un ingorgo di muli  nei vicoli e le oche per caruggi, che meraviglia!

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Ai giorni nostri gli starnazzanti pennuti non ci sono più, questo è ovvio, qualcuno però si è munito di pitture, pennelli e senso artistico e così passando da queste parti potrete notare una porta decorata in maniera particolare.
Qui, nel centro di Genova, dove un tempo c’erano le oche.

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E senza nulla togliere all’esimio anonimo visitatore e ai suoi fantasiosi progetti urbanistici, l’edificio sito in questa piazza ha la sua importanza in quanto in seguito ospitò un celebre turista.
Era un ragazzo, all’epoca appena sedicenne, giunse qui nel 1895 e dimorò in questa casa dove abitava suo zio.

Piazza delle Oche (4)
Il giovane turista diventerà famoso e stimato per il suo genio e riceverà il premio Nobel per la fisica, il suo nome è Albert Einstein.
Il geniale scienziato rimase nella mia città per qualche mese, qui giunse in maniera a dir poco avventurosa, partendo dalla Lombardia fece tutta la strada a piedi passando attraverso la Val Trebbia.
Ne scriverà in una sua lettera dove ricorderà il suo soggiorno genovese e narrerà di aver veduto la cattedrale della Superba e gli splendori di Strada Nuova.
E tra le sue memorie di viaggio non si dimenticherà di menzionare le squisitezze di Romanengo, la celebre pasticceria si trova a pochi passi dalla dimora che ospitò il giovane scienziato.

Romanengo (3)

E sì, questa è proprio una piccola piazzetta e magari passando lì davanti potrebbe capitarvi persino di non notarla.
Eppure anch’essa, come gran parte del centro storico, ha una passato da ricordare.
E quando vi trovate lì non scordatevi di guardare verso l’alto, vedrete il cielo sopra di voi proprio come lo vide Albert Einstein.

Piazza delle Oche (5)

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Era un giorno di inizio estate e passavo in Via Garibaldi, in questa città a volte ci si perde di vista per anni ma prima o poi alla fine ci si ritrova, Genova è così.
E quindi eccomi nella strada più elegante della Superba tra i turisti con la cartina tra le mani, sotto il cielo blu.
E d’un tratto mi vedo sfrecciare davanti un vecchio amico a bordo di un curioso mezzo di trasporto.
E sì, ne avevo già letto sui giornali, non sapevo però che questa notevole iniziativa fosse merito di una persona che conosco dai tempi del liceo.
E allora oggi voglio farvi scoprire una nuova maniera di esplorare Genova, divertendosi a gironzolare per i caruggi con il Segway.
Eccolo qui l’intraprendente promotore di questa nuova realtà genovese, lui si chiama Tomaso Martino ed è semplicemente vulcanico, non saprei trovare aggettivo migliore!

Segway (5)

E a questo punto vi chiederete, che cos’è il Segway?
Sul sito che trovate qui e che vi invito a consultare si leggono queste parole: il mezzo di trasporto più tecnologico ed ecologico inventato dall’uomo.
E’ a trazione elettrica, ci si trova posizionati su una pedana, si tengono le mani sul manubrio e si guida il Segway inclinandosi avanti o indietro, se deciderete di provarlo vi verrà spiegato esattamente come comportarvi per muovervi con disinvoltura per le strade della città.
Tomaso mi ha raccontato di aver veduto per la prima volta il Segway per le strade di Roma e di esserne rimasto piacevolmente colpito.
E da qui l’idea: perché non portare a Genova questa bella novità, a beneficio dei cittadini e dei turisti?

Segway

Detto e fatto!
Genova Segway, le bighe del Bigo, ha la sua sede al Porto Antico, in questa palazzina, qui dovrete recarvi se volete concedervi un tour davvero particolare.

Porto Antico

I percorsi sono vari, si può andare persino fino alla Lanterna.
Oppure giù, oltre Sottoripa, verso Santa Maria di Castello, poi in piazzetta di San Cosimo, in San Bernardo, in Sant’Agostino ed oltre, alla scoperta delle bellezze di Genova.
E poi ancora, verso Via del Campo e nel quartiere della Maddalena, sul sito troverete i dettagli di ogni possibile tour.
Vi insegneranno a manovrare il Segway e sarete accompagnati per le strade della Superba.

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E allora via, alla scoperta di Genova.

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Il Segway è silenzioso, ecologico e vi permette di inoltrarvi nei caruggi più stretti.
Il Segway è rispettoso dei pedoni, a loro si concede la precedenza e si procede per le vie della città senza disturbare nessuno e godendosi la vista della città vecchia.
E se siete in visita nella Superba in breve tempo avrete la possibilità di vedere diversi scorci di Genova, certamente andando a piedi ci mettereste molto di più.
E’ una diversa maniera di vedere Genova, una non esclude l’altra.
Se invece siete genovesi vi si presenta un nuovo modo di scoprire la vostra città.
Siete tra coloro che hanno timori e incertezze ad inoltrarsi nei caruggi?
Non sarete soli e potreste infilarvi insieme a Tomaso in vicoli che magari nemmeno conoscete.

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Ecco la bella Piazza delle Vigne.

Piazza delle Vigne 3

Passerete di qui e sarà tutto nuovo, stupefacente, emozionante e molto divertente.

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Andarsene a zonzo così, per le belle piazze del centro storico, ammirando gli splendori di Genova.

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E poi, chiaro e scuro di caruggi.

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Ancora qualche metro e l’ombra lascia spazio alla luce abbagliante del cielo di Genova e al blu che fa da sfondo al Campanile delle Vigne.

Campanile delle Vigne

Un’esperienza particolare, ho visto turisti entusiasti che dal Segway non volevano più scendere!
E ditemi, la città vecchia non sembra anche a voi lo scenario perfetto per provare questo innovativo mezzo di trasporto?
Per caruggi, con le bighe del bigo, in libertà.

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E poi Genova ci mette la sua cifra di fascino e di bellezza, a voi non resta che scoprirla.

Caruggi

Ci sono due maniere di vivere la città.
Una è perdersi nello sterile, inutile e continuo mugugno e nell’evidenziare solo le cose che non gradiamo o quelle che sembrano non funzionare alla perfezione.
L’altra maniera, assai più produttiva, suggerisce di provare a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi.
E allora può nascere un’idea, un’opportunità, un diverso modo di proporre le bellezze della città.
Ci sono persone che sanno vedere le potenzialità di Genova, la geniale intuizione di Tomaso Martino sta avendo il meritato successo e a lui vanno i miei sinceri complimenti.
Se anche volete provare l’ebbrezza di un tour sui generis qui trovate il sito di Genova Segway con tutte le indicazioni utili.
Ed è anche così che si rende più viva una città, andando per caruggi con il Segway.

Segway (10)

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