Montesquieu, un viaggiatore francese a Genova

Le impressioni di viaggio non sempre tramandano un ritratto positivo dei posti che si sono veduti, un celebre visitatore non amò affatto trovarsi per le strade della Superba e incontrare i suoi abitanti.
Filosofo e pensatore, Montesquieu giunge a Genova nel novembre del 1728, le memorie di quei giorni trascorsi nella mia città si trovano tra le pagine di  Viaggio in Italia.
Il nostro autore concede meritati elogi a certe bellezze cittadine, descrive il porto e la conformazione ad arco della città davanti al suo mare.
Da turista d’eccezione anch’egli si avventura alla scoperta dei luoghi noti per la loro unicità e se ne va a passeggio nel giardino dei Principi Doria.
Che fascino la fontana con la statua di Nettuno, Montesquieu scrive che sarebbe degna dei giardini di Versailles!

Palazzo Del Principe (11)

E ha ragione, io vorrei tanto sapere cosa ne direbbe della Sopraelevata ma questa è una personale curiosità che resterà insoddisfatta, ahimé!

Villa del Principe (2)

E poi varca i portoni delle chiese, visita Santo Stefano e San Siro, di quest’ultima non apprezza i soffitti affrescati, resta invece ammaliato dalla Chiesa della Nunziata, con i suoi ori lucenti e le opere d’arte che adornano le cappelle.

La Nunziata

E certo non si fa mancare una passeggiata tra gli splendori di Strada Nuova, nota che vi sono magnifici palazzi.

Via Garibaldi

E allora? Per quale ragione Genova è così sgradita al nostro viaggiatore?
E’ presto detto, a quanto scrive sembra che Montesquieu abbia proprio in antipatia i genovesi e il loro stile di vita, ecco il succo della questione!
Genovesi, popolo di mercanti, così scrive il nostro autore.
Tutti hanno fondi in San Giorgio, persino il Doge ha i suoi commerci, quelli che contano possiedono dimore sontuose ma in realtà i primi tre piani vengono utilizzati per ammassare le mercanzie.
Provate a varcare quei portoni, resterete sorpresi:

“Non c’è niente di più bugiardo dei loro palazzi: di fuori una casa superba, e dentro una vecchia serva che fila.”

Via Garibaldi

Poca servitù in questi palazzi, una cosa da non credere!
Genovesi, gente attaccata ai soldi.
Ricevere un invito a cena da queste parti?
Figurarsi, quelli di Genova non ci pensano proprio, chiosa Montesquieu!
L’autore non si trova affatto a suo agio tra i miei concittadini, li definisce chiaramente avari e pure poco socievoli.
E non ha parole di riguardo neanche per le gentildonne di Genova, costoro osano persino mettersi al pari delle dame di Francia, secondo Montesquieu non ne hanno il garbo e neppure lo stile.
Il celebre visitatore fa pure peculiari esperienze, gli accade di ritrovarsi nella dimora del Doge nel giorno in cui a Genova si mettono in mostra certi prigionieri turchi catturati per mare da coloro che solcano le onde sulle galee.
E tutta la città accorre ad assistere a quel trionfo, il nostro rischia di restare schiacciato dalla folla di gente sopravvenuta in occasione dell’evento.

Palazzo Ducale (2)

Palazzo Ducale

Montesquieu vedrà anche Savona e Finale, si recherà via mare a Porto Venere, del resto non c’era altro modo di raggiungere la località.
Che viaggio!
Il mare mosso lo costringe a una tappa a Portofino, il poveretto ha lo stomaco sottosopra però si consola con un gustoso pasto a base di triglie e olio profumato, il tutto annaffiato da un buon vino della Riviera.
E meno male che almeno ha apprezzato la cucina ligure, lasciatemelo dire!
Il viaggio verso Porto Venere continuerà non senza difficoltà, c’è pure il rischio di lasciarci le penne!

Porto Venere

Su Genova e sui suoi abitanti Montesquieu non cambierà idea.
In una sua lettera scriverà di essersi annoiato a morte e di non aver tratto nessun piacere da questo viaggio.
E non è finita, sua è una poesia dal titolo Adieu à Gênes.
E il primo aggettivo che riserva alla mia città è détestable, seguono poi altri versi carichi di acrimonia verso i nobili e i borghesi, con note di disprezzo verso una maniera di vivere per lui intollerabile, incentrata su una congenita avarizia.
Genovesi, gente sgradita a Montesquieu.
Eppure certe sue parole potremmo leggerle quasi come elogi, descrivono il nostro attaccamento alla nostra terra, il nostro senso di appartenenza e di identità, narrano un’inclinazione che a volte può rappresentare un limite e un difetto incorreggibile, in altri casi invece può essere una virtù preziosa e un’arma vincente.

Genovesi, gente così:

“C’è ancora una cosa, che i Genovesi non si raffinano in nessun modo: sono pietre massicce che non si lasciano tagliare.
Quelli che sono stati inviati nelle corti straniere, ne son tornati Genovesi come prima.”

Montesquieu, Viaggio in Italia

Galata Museo del Mare

Galata Museo del Mare

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Santo Stefano, la chiesa millenaria di Fontanarossa

La vita, mistero fitto ed oscuro.
E ci sono luoghi che ispirano pensieri e riflessioni, luoghi densi di misticismo e di suggestioni.
E a volte sono vicini a noi, non occorre andar lontano per trovarli.
In alta Val Trebbia, a Fontanarossa, c’è un piccolo cimitero di campagna.
Silenzioso, appartato, ordinato.
Qui si trova la chiesa di Santo Stefano, una costruzione che risale all’anno Mille, per alcune sue particolarità si reputa che sia stata edificata dai saraceni che dal mare si spinsero fino a questa valle.
Ed è per questa ragione che Santo Stefano è nota come la chiesa saracena.

S. Stefano (2)
Un’antica chiesa millenaria, una grande croce nera che tutto sovrasta, su di essa i simboli della Passione di Cristo.

S. Stefano (3)

E poi le lapidi di marmo bianco sul muro della chiesa.
La vita è mistero fitto e oscuro, il tempo torna indietro, verso altri anni, verso altri secoli.
E allora ti pare quasi di sentire una litania, una preghiera sommessa.

S. Stefano (4)
Il rintocco della campana richiama i fedeli.
E la devozione si manifesta con quelle parole appena sussurrate, con timidezza, quasi con timore.
Suona la campana, i devoti si avvicinano e c’è chi alza lo sguardo verso il campanile.

S. Stefano (5)

Una chiesa di solida pietra, qui dove le estati sono calde e gli inverni rigidi.
Con la stagione fredda tutto si copre di neve bianca.
Da secoli, ormai.

S. Stefano (6)

C’è chi affida al divino le proprie speranze.
Anno Mille, in Liguria.
E sguardo di uomo, di donna o di fanciullo si alza verso il luogo che accoglie miserie e tormenti.
Una preghiera, in silenzio, per la vita che è mistero fitto e oscuro, nell’anno mille e nei nostri anni.

S. Stefano (7)

E una piccola processione di gente varca quella soglia.

S. Stefano (8)
E tutto attorno ancora adesso è mistero, mistero grande e immenso.
La vita e la sua fine, così vicine.

S. Stefano (9)
Una piccola croce si staglia contro il cielo, così terso e rasserenante.

S. Stefano (10)
Scorrono le geometrie delle lapidi, scorrono i nomi del passato.

S. Stefano (11)
E allora ti soffermi a leggere, immagini sguardi, sorrisi, cerchi di indovinare volti e profili.

S. Stefano (12)
Il mistero fitto e oscuro a volte trova la sua dimensione.
Non sappiamo spiegare nulla, sappiamo solo rimanere muti.

S. Stefano (13)

Camminiamo intorno all’edificio, in silenzio, come si conviene a un luogo come questo.

S. Stefano (14)

E tutto pare avere un’armonia che si addice al mondo che circonda questo fazzoletto di terra che ospita un’antica chiesa e un cimitero.

S. Stefano (15)

Una statua, una pacifica quiete.

S. Stefano (16)
E ancora altre vite da raccontare, altri misteri da rivelare.

S. Stefano (17)
E mentre osservavo in silenzio mi sono posta una domanda.
Quanti conoscono questo luogo così ricco di fascino e di misticismo antico?
Una passeggiata a Fontanarossa merita per molte ragioni, per il cielo e le montagne, per i prati verdi e l’aria pulita.
E per visitare questo luogo così unico, un tesoro da difendere e da tutelare.

S. Stefano (18)
La luce proietta le sagome degli alberi sulla facciata dell’edificio.

S. Stefano (19)

Alle spalle dell’antica chiesa millenaria, un altro tempo ancora tra noi.
Ed il silenzio è rotto solo dal cinguettio allegro di un uccellino che canta, la vita è questo mistero fitto e oscuro ma ha queste voci liete che ci ricordano il senso della nostra esistenza.

S. Stefano (20)

E tutto intorno è quiete.
La luce è intensa, calda e viva, accende il cielo di turchese vivace.
E accarezza le pietre e i marmi, nella pace infinita del cimitero di Fontanarossa.

S. Stefano (21)