Diverse sfumature di bianco

E poi diverse sfumature di bianco e di estate in Val Trebbia e di rose che dondolano nell’aria tiepida contro il cielo limpido.

Mentre il vento sospinge il bucato in una danza gentile.

Bianco di gigli, simbolo assoluto di purezza.

Bianco di teneri petali sui quali si posa la farfalla leggera.

Diverse sfumature di questo candore di margherite assetate di luce che si aprono al sole.

E ancora bianco di luce abbacinante che inonda nobili fiori odorosi.

Bianco lucidato da brezza fresca, bianco di lenzuola e profumo di Sapone di Marsiglia.

Bianco di nuvole lievi che attraversano il cielo e bianco di rose, candide e meravigliose in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Un volo di gabbiani

Non mi capita di frequente di trovarmi a camminare sulla Circonvallazione a Mare, a volte ci vado e guardo l’orizzonte, i contorni del porto, le navi e poi le case dei caruggi in lontananza e provo a immaginare quello che era e adesso non è più.
L’altro giorno era là, in cerca di corrispondenze tra il tempo presente e certe immagini del passato, è straordinario quanto tutto sia cambiato e quanto sia rimasto invece immutato, occorre sempre saper guardare e dilettarsi con i soliti giochi di immaginazione.
La modernità, con il suo frastuono, pare infine predominare: ed è acciaio, scafi, cemento, vetro, toni metallici, luccicante velocità.
Leggeri nell’azzurro, sospesi tra il tempo distante e il nostro caotico presente, nell’aria si librano i gabbiani.
Intrepidi, volano controvento, ad ali spiegate sfidano il destino.
Come nel tempo che non abbiamo veduto, sempre signori del mare e del cielo.

Alberi in primavera

E ancora ritorna la gloriosa bellezza degli alberi in primavera: sono alberi di questi dintorni, crescono e prosperano nei giardini di Castelletto e sono gli abitanti preziosi di questo quartiere.
Così ritorno sempre a salutarli e vederli carichi di petali delicati è una gioia vera.
Fiorisce generoso il candido ciliegio.

E si staglia nel blu con i suoi rami vivaci l’albero di Giuda.

E ancora il dolce pruno così si svela.

E si intreccia ai rami dell’odoroso glicine.

Crescono insieme e così vicini, creando uno spettacolo di straordinaria bellezza.

Ed è bianco e lilla così ricco e florido.

E poi ecco il rosa acceso del ciliegio giapponese.

E cielo azzurro e splendido di primavera.

Ancora sboccia lucente il glicine bianco.

E così lo si incontra lungo il cammino.

Verso l’infinito si protende così la tamerice.

E un’altra si affaccia invece da un muraglione, è una meraviglia di rosa e di dolcezza di questa stagione.

Gli alberi in primavera raccontano la vita, il rinnovamento e i nuovi inizi, donano la loro bellezza e rendono uniche le nostre prospettive.
E ancora salendo in Via Domenico Chiodo si nota il viola dei rami fioriti degli alberi di Giuda di Via Oberto Cancelliere.
Son alberi di città in primavera, così generosi e gentili annunciano una stagione nuova.

Scoprendo Salita Superiore della Rondinella

Vi porto ancora con me su per un’impervia salita genovese, vie come questa sono la voce e l’anima della città.
In realtà vi sono due differenti tratti di strada che condividono il medesimo toponimo e non sono percorribili entrambi.
Salendo su per Via Cairoli, un tempo denominata Via Nuovissima, alla vostra sinistra noterete Salita della Rondinella: prima della costruzione della citata Via Nuovissima la nostra Salita della Rondinella giungeva fino in Via Lomellini.

E così si inerpica verso il cielo di Genova, questo tratto della via è chiuso da entrambi i lati da cancellate.
Ed è una sfida di gradini e di pendenza che si perde lassù per poi sbucare in Vico dell’Acquedotto.

Il toponimo è così romanticamente primaverile e tuttavia pare non riferirsi alle rondini gioiose che sfrecciano nel cielo limpido ma piuttosto ad un antico percorso di ronda.
Lassù, a partire dalla Piazza dietro i Forni, imbocchiamo quindi la Salita Superiore della Rondinella che conduce fino in Corso Carbonara.
E in questo tempo il cielo è così e così sono le case che lo incorniciano.

Le salite genovesi in questa stagione sono illuminate dal sole e spazzate dal vento.

E ci sono finestre, piante e petali dietro le grate.

E si sale, ancora.

A volte un po’ ci si affatica e allora basta rallentare il passo e seguire un ritmo più dolce per arrivare comunque alla meta.

Turchese tra i tetti, colori caldi, panni stesi e aria di Genova.

Una camminata silenziosa, tra antiche case di semplice bellezza.

Così si svela Salita Superiore della Rondinella, nella brillante luce genovese che per me non ha eguali.

Quanti cieli

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, così ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non c’è una strada scorrevole che porti al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli.
Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.”

David Herbert Lawrence – L’amante di Lady Chatterley (1928)

Rifiorisce la mimosa

E rifiorisce, ancora, la mimosa.
Nella strade spazzate dal vento impetuoso e inondate da sole d’inverno, nei giardini sboccia accanto agli agrumi che maturano.

E così si sporge sulle creuze impervie della città in salita.

In Salita Porta Chiappe sovrasta il vostro cammino, dona la sua luce e la sua assoluta bellezza.

Rifiorisce, generosa e leggera la fragile mimosa, annuncio della primavera e del tempo che verrà.
Ondeggia oltre i muretti, accompagnata dall’aria fresca che la fa danzare nell’azzurro.

Dolce, tenera e fragile mimosa, leggiadra foriera di gioia.

Così si affaccia, verso l’orizzonte e verso il profilo della città che così abbraccia il suo mare.

Di giallo e di azzurro, con tutta la sua intensità.

Vive, respira, in quei giardini che costeggiano ripide scale.

E ancora saluta l’immensità dell’universo e il suo Creatore, di fronte alla facciata del Monastero delle Carmelitane Scalze.

Nella grandezza del cielo, con quella bellezza che soltanto la natura sa regalarci, ancora sboccia e rifiorisce la mimosa.

Rosa d’inverno

È rosa d’inverno e così ravviva l’ora del tramonto in Spianata Castelletto.
È rosa d’inverno in una sera di aria fresca e frizzante.
È rosa d’inverno, brillanti si accendono le luci che rischiarano il cammino.
E si resta là, ad ammirare il porto e le navi, a immaginare nuovi viaggi e nuovi approdi.
Mentre un ramo spoglio così si staglia tra le nuvole leggere: tornerà a vestirsi di germogli e di tenere foglioline, secondo il ritmo consueto della natura.
È il gioco del tempo, la vita che sempre ritorna e che ancora ci sorprende nella lievità di questo rosa d’inverno.

Un terrazzino tra le nuvole

È un terrazzino del mio quartiere, abbarbicato lassù sul tetto di palazzo di Circonvallazione a Monte.
Tra le ardesie, i comignoli, così si staglia in una lucentezza di nuvole.
Il luogo perfetto per cercare il sole che si tuffa nel mare in queste sere d’inverno e il fascio di luce della lanterna che luccica in lontananza.
Un terrazzino su un tetto è un angolo magico e prezioso dove far crescere il rosmarino odoroso e la salvia profumata, dove le rose sbocciano gentili nel tempo di maggio.
In quel terrazzino lassù si può sognare, leggere, fantasticare e ridere e poi addormentarsi al sole nella bella stagione, ascoltare il canto del vento e svagarsi a cercare altri tetti e altri terrazzini.

E così quando passo da quelle parti il mio sguardo cerca sempre quella ringhiera, quella prospettiva, quella vertigine lassù.
Un semplice terrazzino: a volte perduto in una vaghezza incerta che preannuncia la pioggia, a volte sovrastato da nubi maestose e candide.
E anche questa, a modo suo, è una delle magie di Genova: un terrazzino tra le nuvole.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Vivere a colori

Così accade, nei giorni d’estate è naturale vivere a colori.
Accesi, vibranti e allegri di rosa si gonfiano i lenzuoli sospinti da favorevole vento e spiccano contro il cielo turchese di questa stagione.

I toni della nostra vita a volte invece sono tenui e delicati come trame di tessuti trafitti dalla luce calda del sole.

E poi ancora una corda da stendere, una brezza leggera e un bucato gioioso e vivace che racconta di corse sui prati e di risate felici.

E altrove ecco una danza lieve di azzurro e di bianco, di lilla e di jeans di pomeriggi spensierati.

E cielo sereno e pallidi toni confetto, così delicati e in perfetta gradazione.

La magia dei panni stesi risiede in quella sinfonia di smaglianti arcobaleni sempre diversi.

Brilla il cielo limpido e fa da sfondo a una coperta a quadretti messa a prendere aria.

Ed ecco diverse armonie di bianco e una danza di bucato tra le case.

E poi rose, scalette, asciugamani e contrasti di bianco, rosa, verde e blu.
Siamo così, amiamo vivere a colori.

Con questa bellezza e questa intensità mentre il vento spira ancora nel tempo d’estate davanti ai monti di Fontanigorda.