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Posts Tagged ‘Cielo’

C’è un suono che scandisce la primavera ed è la musica dei rondoni, i magnifici pennuti ci regalano questa armoniosa melodia.
E non è il loro canto gioioso e vitale, è soltanto il suono del loro volo e lo posso sentire ogni volta che i rondoni passano a velocità supersonica davanti alle mie finestre, sfrecciando nell’azzurro del cielo.

Quella loro musica è inimitabile, è un leggero batter d’ali, un suono scivolato prima crescente e poi lentamente più flebile.
Rapido, sempre distinguibile, non esiste una musica uguale, è il suono speciale del volo dei rondoni.
Diversi rondoni abitano sotto ad una certa grondaia davanti a casa mia e durante il giorno ci deliziano con le loro spericolate evoluzioni.

Sono creature magnifiche e ogni tanto riesco persino a sorprenderle nelle loro magnifiche esibizioni.

E così è accaduto l’altro giorno.
Ascoltavo il loro canto e quel rumore delle loro ali che fendono l’aria, le osservavo andare in alto e poi tornare giù, in picchiata.
E poi il mare, il cielo azzurro e un rondone è passato davanti alla Lanterna.
E così l’ho veduto, in un istante di assoluta bellezza.

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Del mio gironzolare per caruggi mi piace anche capitare in certi vicoli per caso, alle volte, quando i negozi non sono ancora aperti e in certe pigre mattine quasi inaspettatamente silenziose.
Inizia così questa passeggiata, con la cupola di San Siro che si specchia nel vetro di una finestra di caruggi.

E quando la luce fa queste magie allora io so che è ancor più emozionante perdersi tra i vicoli senza alcuna meta, proprio come piace a me.

Piazza della Meridiana

Così, scendendo verso la Maddalena, ammirando il sole e la linea dell’ombra.

Vico di San Pasquale

Dividendo questo spazio di cielo con le creature dell’aria che si librano oltre i tetti e sotto le nuvole.

Dove puoi soltanto aspettare che tutto cambi e accade davvero in poco tempo, una magia che si ripete e non è mai uguale.

Vico di Porta Vecchia (2)

E poi giù, in Via della Maddalena dove ho visto passare una coppia di turisti con trolley, cartina e scarpe comode.
Stupore non solo mio, in queste parti così antiche di Genova.

Via della Maddalena (1)

E angioletti paffuti e il simbolo di Maria.

Via della Maddalena (2)

E cielo azzurro, ringhiere, finestre e terrazzini.

Via della Maddalena (3)

E vetri dove si riflette la chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena (4)

E piante e facciate colorate di caruggi.

Via della Maddalena (5)

E sempre cielo turchese così intenso.

Via della Maddalena (6)

Sali e scendi, tra chiese e palazzi fastosi, nel tempo di questa primavera capricciosa.

Piazza della Maddalena

Tra caruggi e panni stesi, tra incanti di luce e inaspettati specchi.

Via della Maddalena (7)

A volte non occorre davvero altro, basta soltanto il desiderio di saper vedere.

Vico Inferiore del Ferro

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Vi porto con me, giù per una bella creuza, Salita Inferiore di San Rocchino è una via del mio quartiere eppure l’ho percorsa per la prima volta proprio pochi giorni fa.
E inizia così la mia passeggiata, con lo sguardo che incontra i panni stesi su Passo dell’Acquidotto, scendiamo da qui e seguiamo i mattoni rossi davanti a noi.

Una creuza mai veduta è sempre un’emozionante scoperta, io la percorro da qui dove essa termina, a pochi passi da Corso Solferino.

Sal. I. San Rocchino (2)

E se ti guardi indietro è grigio e rosso, tinte che raccontano Genova.

Sal. I. San Rocchino (2a)

E apprezzo sempre le buone abitudini del passato come quella di indicare la data di costruzione dei palazzi.

Sal. I. San Rocchino (3)

Scendo, lungo la creuza che nei tempi antichi, come scrive Amedeo Pescio, era detta Crösa do Formaggiâ dalla bottega di un certo pizzicagnolo, in seguito prese il nome da un’antica chiesa che era appunto dedicata a San Rocchino.
La strada si perde tra le case colorate, sovrastata da un ritaglio blu.

Sal. I. San Rocchino (4)

E a dire il vero c’era un discreto andirivieni di gente mentre seguivo con gli occhi la via disegnata nel cielo.

Sal. I. San Rocchino (5)

Qui, in questo tratto, c’è una scuola, è l’Istituto San Giuseppe e mi piacerebbe poter visitare questo edificio.

Sal. I. San Rocchino (6)

E intanto ho trovato su quel muro una porta dipinta, effimera e armoniosa illusione tipicamente ligure.

Sal. I. San Rocchino (7)

Ed è lunga e tortuosa Salita Inferiore San Rocchino, scende ripida tra finestre e muriccioli, immersa nel suo magnifico silenzio.
Sono così le creuze di Genova, luoghi di quieta bellezza sospesa.

Sal. I. San Rocchino (8)

E non sai mai cosa vedrai tra le case di una creuza, sono le inconsuete prospettive di Genova.

Sal. I. San Rocchino (8a)

Cielo azzurro e diverse sfumature della Superba.

Sal. I. San Rocchino (9)

E la discesa va giù, a precipizio.
Tra piante, balconi e ancora silenzio.

Sal. I. San Rocchino (10)

Mentre nuvole rapide navigano in cielo.

Sal. I. San Rocchino (11)

Sono faticose le creuze di Genova, se vuoi sfidare la loro pendenza allora a volte possono essere anche impegnative.

Sal. I. San Rocchino (12)

E chiaramente ho incontrato un gatto che circospetto si è infilato tra le sbarre di un cancello per poi nascondersi con la consueta eleganza.

Sal. I. San Rocchino (13)

Sono così le creuze di Genova, se non le hai mai percorse non riuscirai ad intuirne la fine, non saprai capire quanta strada hai ancora da fare.
Gradino dopo gradino, sotto il cielo della Superba.

Sal. I. San Rocchino (14)

E poi ti volti ancora indietro e vedi la curva che scompare tra le case, le tinte armoniose, la via che ti lasci alle spalle.

Sal. I. San Rocchino (15)

Mentre il sole intanto accarezza finestre, vasetti di coccio e foglioline.

Sal. I. San Rocchino (16)

E si giunge così al termine di questa passeggiata, Salita Inferiore di San Rocchino sbuca nei pressi di Piazza Marsala, qui c’è il suo inizio, nel pieno centro cittadino.
E si snoda così, tra luce e ombra, con la bellezza semplice di una tipica creuza genovese.

Sal. I. San Rocchino (17)

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Questa è la storia di una nuvola che giorni fa ha dato spettacolo nel cielo di Genova.
Gonfia, candida, sembrava un vortice sospeso nel cielo.

Certe nuvole, a volte, catturano il tuo sguardo e tu resti semplicemente a guardarle e attendi soltanto di vedere cosa accadrà di loro.
Questa nuvola si stagliava contro l’azzurro accanto alla Chiesa della Madonnetta.

Poi, ad un tratto, il sole ha disegnato i contorni della nuvola e da questa si sono staccate certe piccole parti che hanno iniziato a fluttuare nell’aria della sera.

Talvolta il cielo è una magia e ha in serbo regali imprevisti.

Luce, sole, acqua, colori del tramonto e diverse sfumature di nuvole.

Striature di bianco, mutevolezza inquieta e continuo movimento.

E ancora, sulla nuvola, impalpabile cipria rosa.
E poi, con mio stupore, mi è parso di notare ancora qualcosa in più: le nuvolette piccole, in basso a destra, per qualche istante hanno presto le sembianze di due piccoli delfini guizzanti in questo mare celeste che ci sovrasta.

E poi ancora, oro sfavillante mentre il sole salutava la maestà del mondo.

E piano si è allontanato, lasciando le ombre e un velo grigio anche su quella nuvola, regina del cielo in una sera marzolina.

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Specchi genovesi

Dovrei farlo davvero, lo scrissi tempo fa e ancora lo penso: dovrei portarmi dietro uno specchio delle giuste dimensioni e usarlo per ammirare la città da prospettive insolite.
Capitano comunque gli scorci imprevedibili catturati dalle magie degli specchi, occorre solo fermarsi a guardarli.
Ad esempio al Bookshop dei Musei di Strada Nuova, tra i libri d’arte, i calendari e gli oggetti ricordo.

E poi ti volti e vedi tetti, comignoli, finestrelle.
Riflessi genovesi, all’improvviso.

E ci sono decine di specchi sulle bancarelle dei mercatini.
Un tempo servivano forse a qualche vezzosa fanciulla, adesso attendono una nuova casa e nuovi volti di un altro secolo.
E intanto restituiscono immagini della città, solo per qualche istante.

Una lampada, una collana, le persiane chiuse e due bimbetti pensosi.

“Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe!”
Sono le parole di Alice nelle Meraviglie nel celebre film di Disney, ricordate?
E se io avessi uno specchio tutto per me allora vedrei il mondo come piace a me.
Così, creature del bosco e cielo azzurro e Genova verticale.

E poi, a volte, non occorre proprio nulla di più.
Certi specchi sono così, semplicemente perfetti e non c’è davvero nulla da aggiungere.

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A Genova, quando tira vento, hai un compagno bizzoso con il quale camminare, passo dopo passo nel turbine dell’aria che lucida il cielo e rende la città ancora più splendente.
E a volte io faccio così, lascio i mezzi di trasporto a periodi di maggior pigrizia e cammino insieme al vento, giù per le creuze del Carmine.

Quelli che amano i caruggi sanno che passando da un vicoletto all’altro si arriva lontano molto rapidamente, se ne sorprenderebbero quelli che invece amano solo le vie larghe e trafficate, non sanno cosa si perdono.
Io seguo il vento e vado a cercare i miei ritagli di cielo.

E poi, sempre, finisce che mi infilo in Canneto il Lungo.

E così fa il sole, tracciando a terra una linea perfetta.

Seguendo quel vento che è fratello del celeste cielo.

Poi magari a volte ho anche fretta ma non rinuncio mai a sbirciare nelle botteghe dei caruggi.

E in certi posti mi fermo sempre, in Canneto c’è una delle più incantevoli prospettive genovesi.

E il vento fa fremere quel bucato steso in Piazza delle Erbe.

E mentre percorro la salita che porta a Sarzano mi volto sempre indietro a cercare la bandiera di Genova in quel cielo limpido.

Quando cammino insieme al vento finisce sempre che vado anche nei posti dove non dovrei andare, in realtà vado proprio a salutare questi caruggi e mi piace ritrovarli sempre così, semplici e veri.

A volte poi chiacchiero anche con le persone che non conosco, finisce persino che mi capita di scoprire dei lettori sconosciuti di questo blog e questa davvero è una cosa bellissima.

Poi continuo a seguire il vento, poi vorrei scendere giù, andare in Campo Pisano, risalire, ritornare ancora e guardarmi indietro.
E so che lo farò di nuovo, ancora.
E anche questa davvero è una cosa bellissima.

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E poi ieri è arrivata la pioggia.
Le nuvole gonfie, il fragore del tuono, le gocce che battono sulle persiane.
D’estate.
E poi, dopo la pioggia, la terra emana i suoi profumi e i petali delle rose si coprono di lucentezza.

Un equilibrio di incanti sulle foglie e sugli steli.

Una fragile delicatezza pronta a svanire con il calore.

Sulle rose profumate d’agosto.

Sui boccioli lisci e setosi.

Mentre la vita ferve, senza sosta.

E torna glorioso a risplendere il sole.

Lucida il cielo e gli dona il suo azzurro più intenso.

E i fiori restano ancora madidi di pioggia.

In estate, dopo il temporale, bisogna trovare un posticino perfetto per asciugarsi le piume.

E dondolano ancora le gocce brillanti.
E un petalo di rosa resta ricolmo di acqua, nella magia incantevole della pioggia d’estate.

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Una mattina in Vico dell’Orto.
Forse per alcuni non c’è una ragione precisa per andarci ma le sue prospettive mi hanno sempre affascinata per diversi motivi.
Lo sguardo si perde tra le case alte, quel ritaglio di azzurro si trova tra Vico dell’Orto e Salita San Siro e in quel punto inizia il nostro caruggio.

Un muretto, la luce che sfiora gli edifici.

E poi, se guardi in su, vedrai il cielo in questa maniera, il palazzo rosso presenta anche diverse chiavi di sostegno che così spesso si trovano nel nostro centro storico.

Questo cielo, a seconda di come lo guardi, sembra sempre diverso.

Ed è solo fazzoletto di caruggi, un piccolo slargo.
Eppure guarda.

Diverse sfumature di vicoli dove non ti aspetteresti mai di vederle.

Per lungo tempo la parte finale di Vico dell’Orto è rimasta chiusa da un cancello, quindi non era possibile percorrere quel breve tratto.
E immaginatemi là, davanti al cancello chiuso, credo di esserci andata decine di volte negli anni passati.
Adesso è spalancato e quindi volete che perda l’occasione di arrivare fin laggiù?
Questi sono proprio i semplici caruggi che piacciono a me.

E guardando indietro sullo sfondo si scorge Salita San Siro.

Hanno una storia lunga questi muri vetusti, il passato in qualche modo resiste.

Resta nelle architetture antiche, nei vicoli stretti, nella vita che puoi soltanto provare a immaginare.

Rimane una traccia, in qualche modo.
E nella parte finale di questo vicoletto ho visto qualcosa che non ricordo di aver veduto altrove, credo che sia ciò che resta dell’antica pavimentazione.
La mia città piena di piccole e grandi sorprese, alcune di esse a volte sono nascoste in fondo a un vicolo per lungo tempo chiuso da un cancello.

E così, vi ho portato là, con me.
In uno dei luoghi dove mi piace passare, di volta in volta.
Una piccola deviazione dal mio percorso.
Soltanto per guardare.

E forse non lo sai, è proprio in posti come questi che puoi trovare la bellezza all’improvviso.
Ed è solo una questione di istanti.
Una mattina in Vico dell’Orto.

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Vi porto là, in Vico del Duca, un caruggio che si trova proprio di fronte a Palazzo Tursi, da Via Garibaldi si arriva giù, alla Maddalena.

Qui, in Vico del Duca, il sole e l’ombra giocano volentieri.

Metto indietro la mia macchina del tempo e balziamo così in un altro anno.
Come sempre sfoglio la mia Guida Pagano del 1926 e con la fantasia mi pare di vedere un mondo di indaffarati bottegai.
Il signor Ignazio vende carbone, ci sono ben cinque osterie in questo caruggio, ci sono anche un fabbro, una stiratrice, un ottonaio, un calzolaio e una fornitissima merceria.
In Vico del Duca, nel 1926.

Il cielo lucente è sempre uguale, rimane un incanto di questa città e non puoi dire di conoscere Genova se non hai mai guardato il suo cielo in questa maniera, tra gli archetti.

Tra i colori della città vecchia, caldi e solari.

E andiamo ancora più indietro nel tempo.
Là, tra le case alte di Vico del Duca, pendono gioiosi i panni stesi.

E ancora adesso capita di vederli, sospesi lassù nell’azzurro.

Osserviamo meglio, con più attenzione.
Finestre aperte, persiane, vita.
E sopra il lampione a muro, si notano protese in fuori le bianche mampae delle quali ho già avuto modo di parlarvi in questo post.
Le mampae venivano poste davanti alle finestre: su un telaio si fissava una tela bianca che serviva a riflettere la luce in questi vicoli spesso bui.

Fiori, corde da stendere e foglie verdi.
Adesso come allora, forse.

Rosso sgargiante, questa è la magia dei panni stesi.

In una strada di Genova un tempo abitata da persone a noi sconosciute.
Un uomo porta un sacco sulla spalla, un altro se ne sta appoggiato al muro, Vico del Duca è tutto un via vai di massaie.
E ancora, sulla destra, si nota una delle mampae.

Passo spesso di qui, mi incantano i colori, le storie che non potrò mai conoscere, le vite passate di tutti coloro che hanno attraversato questo vicolo.

Era diverso e a volte mi sembra quasi di averlo veduto.

Il cielo, invece, è sempre uguale.
Eternamente brillante, sovrasta i cuori e le vicende umane.

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Girando per i caruggi che piacciono a me passo volentieri in Vico Amandorla, un vicoletto che parte da Stradone di Sant’Agostino.
Di questi luoghi antichi scrive Amedeo Pescio e ricorda che da queste parti un tempo c’erano tra gli altri Via della Sorba e Via del Citrone, i doni della terra sono spesso sovrani nei nostro centro storico.

C’era anche una via dedicata al mandorlo e tra le varie ipotesi sull’origine di questo toponimo si ipotizza appunto che in secoli lontani qui ci fossero proprio quegli alberi maestosi dai fiori chiari, scrive sempre Pescio che l’antica via venne tagliata proprio per lasciar spazio a Stradone di Sant’Agostino.

Ai nostri tempi c’è il breve Vico Amandorla e al suo inizio troverete un palazzo con un piccolo cortile, sopra il muro divisorio vedrete un’edicola che ospita una Madonnetta.

E non so dirvi quante volte mi sia fermata a guardare e a fotografare, tra caruggi e panni stesi trovo questo scorcio di Genova autentico e perfetto.

E poi, qualche giorno fa, ho incontrato un gentile signore che mi ha permesso di entrare, il cancello si è aperto e così ho varcato quella soglia.

Per guardare il cielo in questa maniera, certi ritagli d’azzurro sanno sempre incantarmi.

E poi di nuovo celeste, aria di Genova e sfumature di bucato.

E una pesante ancora posta accanto alla porta di casa.

Diverse prospettive di cielo, a seconda di come lo guardi.

Vasi di coccio, piantine e ciclamini.

Prosegue ancora la mia passeggiata in Vico Amandorla, tra fili da stendere e persiane verdi.

Ed è una mattonata in salita, ciottoli, curve e case colorate.

Uno sguardo indietro, verso questo vicoletto che amo.

Vico Amandorla si incrocia poi con Vico Vegetti, in quel tratto troverete quell’edicola che di recente vi ho mostrato.

Davanti a voi ancora altri gradini che conducono a Via di Mascherona, un’altra strada dalla storia antica.

In questi luoghi di ombre e luci improvvise, tra caruggi e Madonnette.

Una di esse vigila su un cortiletto situato all’inizio di Vico Amandorla, un luogo che pare sospeso nel tempo, semplice e caratteristico come solo certi angoli della città vecchia sanno essere.

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