Rifiorisce la mimosa

E rifiorisce, ancora, la mimosa.
Nella strade spazzate dal vento impetuoso e inondate da sole d’inverno, nei giardini sboccia accanto agli agrumi che maturano.

E così si sporge sulle creuze impervie della città in salita.

In Salita Porta Chiappe sovrasta il vostro cammino, dona la sua luce e la sua assoluta bellezza.

Rifiorisce, generosa e leggera la fragile mimosa, annuncio della primavera e del tempo che verrà.
Ondeggia oltre i muretti, accompagnata dall’aria fresca che la fa danzare nell’azzurro.

Dolce, tenera e fragile mimosa, leggiadra foriera di gioia.

Così si affaccia, verso l’orizzonte e verso il profilo della città che così abbraccia il suo mare.

Di giallo e di azzurro, con tutta la sua intensità.

Vive, respira, in quei giardini che costeggiano ripide scale.

E ancora saluta l’immensità dell’universo e il suo Creatore, di fronte alla facciata del Monastero delle Carmelitane Scalze.

Nella grandezza del cielo, con quella bellezza che soltanto la natura sa regalarci, ancora sboccia e rifiorisce la mimosa.

Rosa d’inverno

È rosa d’inverno e così ravviva l’ora del tramonto in Spianata Castelletto.
È rosa d’inverno in una sera di aria fresca e frizzante.
È rosa d’inverno, brillanti si accendono le luci che rischiarano il cammino.
E si resta là, ad ammirare il porto e le navi, a immaginare nuovi viaggi e nuovi approdi.
Mentre un ramo spoglio così si staglia tra le nuvole leggere: tornerà a vestirsi di germogli e di tenere foglioline, secondo il ritmo consueto della natura.
È il gioco del tempo, la vita che sempre ritorna e che ancora ci sorprende nella lievità di questo rosa d’inverno.

Un terrazzino tra le nuvole

È un terrazzino del mio quartiere, abbarbicato lassù sul tetto di palazzo di Circonvallazione a Monte.
Tra le ardesie, i comignoli, così si staglia in una lucentezza di nuvole.
Il luogo perfetto per cercare il sole che si tuffa nel mare in queste sere d’inverno e il fascio di luce della lanterna che luccica in lontananza.
Un terrazzino su un tetto è un angolo magico e prezioso dove far crescere il rosmarino odoroso e la salvia profumata, dove le rose sbocciano gentili nel tempo di maggio.
In quel terrazzino lassù si può sognare, leggere, fantasticare e ridere e poi addormentarsi al sole nella bella stagione, ascoltare il canto del vento e svagarsi a cercare altri tetti e altri terrazzini.

E così quando passo da quelle parti il mio sguardo cerca sempre quella ringhiera, quella prospettiva, quella vertigine lassù.
Un semplice terrazzino: a volte perduto in una vaghezza incerta che preannuncia la pioggia, a volte sovrastato da nubi maestose e candide.
E anche questa, a modo suo, è una delle magie di Genova: un terrazzino tra le nuvole.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Vivere a colori

Così accade, nei giorni d’estate è naturale vivere a colori.
Accesi, vibranti e allegri di rosa si gonfiano i lenzuoli sospinti da favorevole vento e spiccano contro il cielo turchese di questa stagione.

I toni della nostra vita a volte invece sono tenui e delicati come trame di tessuti trafitti dalla luce calda del sole.

E poi ancora una corda da stendere, una brezza leggera e un bucato gioioso e vivace che racconta di corse sui prati e di risate felici.

E altrove ecco una danza lieve di azzurro e di bianco, di lilla e di jeans di pomeriggi spensierati.

E cielo sereno e pallidi toni confetto, così delicati e in perfetta gradazione.

La magia dei panni stesi risiede in quella sinfonia di smaglianti arcobaleni sempre diversi.

Brilla il cielo limpido e fa da sfondo a una coperta a quadretti messa a prendere aria.

Ed ecco diverse armonie di bianco e una danza di bucato tra le case.

E poi rose, scalette, asciugamani e contrasti di bianco, rosa, verde e blu.
Siamo così, amiamo vivere a colori.

Con questa bellezza e questa intensità mentre il vento spira ancora nel tempo d’estate davanti ai monti di Fontanigorda.

Le nuvole più belle

Le nuvole più belle le trovo sempre qui, nel tempo d’estate a Fontanigorda.
Passano leggere nell’azzurro, restano sospese nel cielo, alcune vaghe si disperdono, altre incorniciano i monti all’orizzonte.

E paiono posarsi sulle vette, ancora esitanti sul loro viaggio e la loro meta.

Le nuvole più belle sono candide, gonfie, contrastano con il verde intenso dei boschi e con la freschezza acerba dei prati.

Restano nella prospettiva di una strada tortuosa, gloriose e magnifiche, dense di pioggia e di goccioline avventurose.

Vagano sui monti della Val Trebbia, sulle felci e sui castagni ondeggianti, sui ruscelli gorgoglianti e sulle foglie frementi al vento.

Rosee si illuminano nel chiarore del tramonto delle serate estive.

Le nuvole più belle scivolano via come portate da zefiro lieve, ruzzolano nell’azzurro nella bellezza dell’immensità.

Sovrastano i tetti rossi del paese, le casette bianche e le biciclette appoggiate ai muretti, i gatti addormentati, gli orti rigogliosi e le rose profumate nei giardini.

Le trovo sempre qui, in questo luogo così amato.
Le vedo scorrere nel cielo di Fontanigorda e mi fanno tornare alla mente certe amorose parole di Jules Renard che faccio mie: il mio paese è là dove passano le nuvole più belle.

Caruggi, fiori e cielo

Questa è una storia di caruggi, fiori e cielo ed è una magia di qualche giorno fa, mi emozionano sempre il mio stupore e la mia meraviglia davanti a quella bellezza che finisco per ritrovare quelle volte in cui vado ovunque e in nessun posto.
Ed ero in Via della Maddalena, ho alzato lo sguardo e sopra di me ho trovato questa prospettiva radiosa, le finestre spalancate, la striscia di azzurro e una magia di petali colorati lassù, su un terrazzino.

Accade così, la natura trionfa là dove il sole conforta i fiori e i piccoli boccioli, li ho visti timidamente affacciarsi anche in Vico San Gottardo.

E verdi pianticelle si godono il confortevole calore su un tetto in Piazza Valoria.

Ed è tutta una magia di estate, caruggi e cielo.
E poi, a volte, anche se non ci sono corolle variopinte e odorose la vera bellezza ti sovrasta comunque.
E allora guardo in su e talvolta anche le altre persone finiscono per fare lo stesso e questo mi regala sempre un sorriso, lo ammetto.

Lo sguardo poi a volte trova certi terrazzini così colorati e rigogliosi: si stagliano lassù, in quella vertigine, contro l’azzurro di Genova.

E poi ecco le geometrie di Via dei Macelli di Soziglia e rosso e contrasti.

E ancora foglie e diverse sfumature di verde e di giallo.

Una prospettiva turchese, il campanile della chiesa della Maddalena e ancora il rosa intenso della bouganvillea tante volte ritrovato in questa mia passeggiata.

È una storia così, composta di molti colori di giugno, di turchese brillante, di vento che smuove le foglie e i piccoli petali dalle tinte vivaci.
È una storia semplice di caruggi, fiori e cielo.

Ritornare nei caruggi

E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.

E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.

Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.

Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.

In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.

E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.

Il volo dei rondoni

In queste giornate terse di primavera i miei risvegli sono allietati da una colonna sonora vivace e briosa: è il canto dei rondoni che sfrecciano felici nel cielo.
Si perdono nell’azzurro, si levano alti e tornano giù donando ai nostri sguardi lo spettacolo autentico della vita.

E sono tantissimi in questi giorni di maggio, padroni assoluti del blu.

Alcuni si dilettano nei loro equilibrismi, altri si perdono nell’infinito dell’orizzonte.

E planano e garriscono e si librano leggeri e il cielo sembra appartenere soltanto a loro, pare che questa sia la loro maniera di elogiare la perfezione della natura e del creato.

Così ci regalano la loro bellezza e la loro gioia di vivere mentre il loro canto si diffonde nell’aria di primavera e nel cielo luminoso di Genova.

Panni stesi d’estate a Fontanigorda

Questa è una storia di aria, di sole e fili da stendere, è una storia di tovaglie ora riposte nei cassetti dei comò nelle seconde case e di magliettine chiuse in valigia per essere riportate in città, questa è una storia di panni stesi di Fontanigorda durante il tempo della calda estate.
Questa è una storia di bucati piccini, di case color salvia e di cielo sereno sullo sfondo.

E poi è un’avventura di lenzuoli che si impigliano nelle rose tra antiche case di pietra.

E di diverse gradazioni di celeste contro il turchese invincibile.

E di rosa e di arancio e di ortensie generose.

E poi è una storia di ondeggianti tinte pastello così abilmente sospese nel calore di luglio.

Di persiane aperte, finestrelle, colori confetto e rose profumate.

È una poesia di vento, ringhiere, nuvole leggere e tinte accese, poi certi terrazzini donano di giorno in giorno sempre nuovi stupori.

È anche un gioco di quadretti e di plaid da stendere sul letto nelle fresca estate della Val Trebbia.

Ed è una danza di luci e di ombre, un gioco di contrasti, una sorpresa, una bellezza che amo sempre ritrovare nel tempo d’estate e dei panni stesi a Fontanigorda.