Il tempo dei pettirossi

Deve essere il tempo dei pettirossi, in questo periodo li incontro ovunque, succede anche a voi?
Tanto per iniziare ce n’è uno che ciondola nel giardino qui di fronte a casa e tutte le sere, quando arriva il tramonto, si mette a canticchiare e a fischiettare allegramente.
La scorsa settimana poi ho incontrato un suo cugino che se ne sta ai Parchi di Nervi, passava beato da un albero all’altro.
Un tipo schivo, non si è lasciato avvicinare.

E nel tempo dei pettirossi mi è capitato di incontrare un piccoletto anche a Staglieno, se ne stava su un ramo, tra certe foglie.
Nel silenzio, così serio e regale, si godeva i raggi del sole.

E poi, all’improvviso, con un rapido voletto ed è andato a posarsi proprio sul capo di una gran dama abbigliata con un magnifico velo.
La signora in questione non ha fatto una piega, anzi è il caso di dire che è rimasta impassibile come una statua, ecco.

E il pettirosso là è rimasto, solo per qualche istante, con questa lievità e con la sua incomparabile bellezza.
Ciao piccolo amico, spero di incontrare presto altri tipetti come te!

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Gaspare Pieri: storia di un talento

Signori spettatori, accorrete!
Prendete posto in teatro e assisterete allo spettacolo straordinario di un artista eccezionale: Gaspare Pieri manda in visibilio il pubblico, tutti lo sanno!
Calca le scene con entusiasmante successo, il magnifico attore è venuto alla luce del mondo nell’anno 1827.
E il talento è davvero di casa nella sua famiglia, il padre Francesco fu stimato caratterista e membro di diverse compagnie comiche ma la sua fine ha le note del dramma: durante il Carnevale del 1834 muore ancora giovane dietro le quinte del teatro, ad ucciderlo è un letale colpo apoplettico.
Anche la madre di Gaspare è attrice, Anna è figlia di saltimbanchi capaci di mirabolanti acrobazie sulle corde, le loro stupefacenti esibizioni sono accompagnate da suonatori di gran cassa, chitarra e tromba, con le loro baracche mobili se ne andarono persino in Portogallo!
E chissà quali avventure avrà vissuto laggiù la nostra Anna, dopo il matrimonio con Francesco diventerà anche lei applaudita attrice.
Questi sono i genitori del grande Gaspare, anche le sorelle di lui recitano con ottimi riscontri ma solo Gaspare Pieri è una stella di prima grandezza, il suo nome è leggenda.

Ritratto di Gaspare Pieri

E oltre ad essere attore si distingue anche come patriota, figura infatti tra coloro che prendono parte ai moti del 1848.
I suoi esordi sono nella Compagnia de’ Fiorentini, nel tempo poi dimostra vero talento nei ruoli comici, nel 1855 fa parte della Compagnia di Astolfi quando questi viene colpito da tremendo colera e muore: Gaspare Pieri diviene così capocomico di quella compagnia.
Brillante, eclettico, sagace, uomo di fervido ingegno e noto per le battute fulminanti, è idolatrato dal suo pubblico, il suo nome è sinonimo di fama e successo.
Basta una battuta, basta una parola, è sufficiente un tono della sua voce e il pubblico va in delirio.
Gaspare Pieri è un istrione, non usa nemmeno il suggeritore e vorrebbe che quelli della sua compagnia facessero lo stesso!
Recita con la parte di caratterista in Il Marchese Colombi di Paolo Ferrari, quando calca i palcoscenici per Goldoni e le sue sedici commedie viene letteralmente giù il teatro, Pieri è acclamato come geniale artista.
Ed è egli stesso a scrivere dei suoi memorabili successi, in una sua lettera si legge dei suoi trionfi nella città di Venezia e dei buoni guadagni che ne derivarono.
Sempre nell’ambito teatrale trova l’amore della sua vita: è l’attrice Giuseppina Casali che diverrà sua moglie e madre dei suoi tre figli, il primo dei quali morirà prematuramente lasciando nello sconforto i genitori.
Vive a lungo a Torino e a Genova, qui nella Superba l’Accademia Filodrammatica Italiana del Teatro del Falcone lo elegge membro onorario.
E fatalmente proprio nella mia città ombre scure finiranno per offuscare la luminosa stella dell’attore, Gaspare Pieri contrae una brutta malattia che avrà esiti letali.
Nella città della Lanterna Gaspare Pieri ha un carissimo amico: è il medico David Chiossone che lo assiste nei suoi ultimi giorni con amorevole dedizione.

Tomba di David Chiossone – Boschetto Irregolare di Staglieno

In un giorno di Marzo del 1866 a soli 39 anni Gaspare Pieri esala il suo ultimo respiro e muore tra le braccia dell’adorata moglie.
A scrivere il suo elogio funebre sarà proprio l’amico Chiossone, le sue parole sono pubblicate sulla rivista La Scena – Giornale di Musica, Drammatica e Coreografia del giorno 8 Marzo 1866.
Le molte notizie che avete letto sono tratte da I Comici Italiani di Luigi Rasi edito nel 1905 da Francesco Lumachi di Firenze, il volume da me consultato e dal quale è tratto il disegno con il ritratto di Gaspare Pieri è di proprietà del Museo Biblioteca dell’Attore e ringrazio il Dottor Gian Domenico Ricaldone per avermi autorizzata alla pubblicazione dell’immagine e per il suo prezioso aiuto in questa miei ricerca.
Gaspare Pieri, uno dei più valenti comici dei suoi tempi, è ormai quasi dimenticato, nel mio peregrinare mi sono imbattuta nella sua tomba che si trova nella Galleria Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno, là egli riposa, nello stesso Camposanto del suo sodale David Chiossone, ho voluto così rendere omaggio al suo talento e raccontare a voi la sua storia.
Lascio le ultime parole a chi gli volle bene, a David Chiossone che con il cuore tra le mani scrisse l’ultimo saluto a lui, tramandando ai posteri il suo affetto per Gaspare Pieri.

Addio Pieri! Buon amico, buon cittadino, valoroso artista, addio!
Io ho fede – Ci rivedremo
Genova, 3 Marzo 1866 – David Chiossone

Un fiore

Succede, a volte, di trovare un fiore perduto.
Sul marmo, a terra, a Staglieno.
Ed è un fiore smarrito, forse condotto in quel luogo da fortuito caso o da un soffio di vento, forse caduto da mani distratte e da un mazzo di foglie e boccioli.
E resta, al suolo.
Come aggettivo gentile, dolcezza inaspettata, come una frase mancata, un sussurro, un ricordo.
Così, semplice.
E lieve.
D’arancio lucente.
Inatteso conforto, accanto a parole scolpite sul marmo.

 

I sospiri di Carlotta

I sospiri di Carlotta non si sanno raccontare, risuonarono in certe antiche stanze illuminate da tremule fiammelle, nella casa dove lei visse i suoi giorni di sposa felice e giovane madre.
E così l’ho immaginata affranta, inconsolabile, smarrita e avvinta in un dolore per il quale forse le fu difficile trovare conforto.
Eppure Carlotta aveva forse questa forza nascosta che le donne spesso portano in dote senza neppure saperlo.

E forse lei usava recarsi al Cimitero Monumentale di Staglieno insieme ai suoi bimbi, proprio così è ritratta nel monumento dedicato al suo compianto marito Francesco Giuseppe Casella e opera dello scultore Giuseppe Benetti.

Monumento Casella (2)

Con i suoi piccini condivide gli istanti di raccoglimento e il saluto frequente a lui che se ne è andato troppo presto.

Monumento Casella (3)

Solleva con modi afettuosi il suo bimbo piccino verso l’immagine dell’amato padre.

Monumento Casella (4)

I suoi bimbi sono vestiti con gran gusto ed eleganza, non inganni il grande fiocco lezioso: i figli di lei sono due maschietti, sul finire dell’Ottocento si usavano questi abiti per i bambini.

Monumento Casella (4a)

Sono scolpiti nel marmo i nomi dei componenti di questa famiglia.

Monumento Casella (5)

Il maggiore dei due porta un cappottino con i bottoni grandi e un colletto di raffinato pizzo.

Monumento Casella (6)

E Carlotta quasi non appare e forse fu lei a volere questo.
Si intuisce la sua figura sottile avvolta in un pesante manto, si nota la sua materna femminilità nella sua posa e nei suoi modi.
Carlotta è nei suoi figli, nel frutto di quell’amore troppo presto compianto, in quel sentimento che lei prova per loro e in quell’amore che loro restituiscono a lei e a quel padre perduto.
E lei desidera che il suo amato compagno di vita sia ancora amato, ricordato e rimpianto.

Monumento Casella (7)

Carlotta è in questo respiro tenace della memoria, nelle ditina che sfiorano il volto benevolo e al contempo severo del capofamiglia.

Monumento Casella (7a)

Ed è in quelle mani giunte in speranzosa preghiera.

Monumento Casella (8)

Carlotta è nella sua forza caparbia, nella sua volontà di conservare i suoi più cari affetti e di tenere unita, in un cerchio di amore eterno, la sua cara famiglia.

Monumento Casella (9)

Di lei appena si nota il profilo aggraziato, nella sua silenziosa e potente presenza.

Monumento Casella (10)

Il tempo scorrerà, i figli cresceranno e da adulti torneranno in questo luogo e rivedranno il monumento di Giuseppe Benetti dove essi sono ritratti bambini accanto alla loro madre amorosa, nel tempo della perdita e dello smarrimento.

Monumento Casella (11)

E troveranno ancora conforto nell’immagine grandiosa di lei, nella forza del suo sentimento capace di superare ogni confine, in questo respiro potente di madre amorevole e amata.

Monumento Casella (12)

Genova, 1909: una guida per i forestieri

E si avvicina il tempo delle feste invernali, come ogni anno nuovi turisti verranno a scoprire le bellezze della Superba.
E noi siamo cittadini di un tempo diverso e distante: è il mese di dicembre del 1909 e da fieri genovesi siamo felici di sapere che i nuovi visitatori troveranno a Genova una bella sorpresa.
La notizia è stata pubblicata sulle pagine del quotidiano il Lavoro ed è stata accolta con un certo entusiasmo, l’iniziativa dell’Assessorato delle Belle Arti avrà certo successo!
Sapete cosa si sono inventati?
Dunque, per essere di aiuto ai visitatori hanno dato alle stampe un quadro guida dove si trovano i musei, le chiese e i monumenti importanti della città.

Il quadro è su cartoncino pergamenato e contiene tutte le informazioni utili per chi non conosca la città, sono indicati anche gli orari di visita.
La piccola guida verrà distribuita gratuitamente in tutti gli alberghi e nei negozi che ne faranno richiesta.
Certo, in questo 1909 è tutto diverso, ad esempio a Palazzo Bianco c’è anche il Museo del Risorgimento, nel prestigioso edificio di Strada Nuova sono esposte anche altre ricchezze che in seguito troveranno altra collocazione.

E così, guida alla mano, i forestieri potranno seguire le dritte dell’Assessorato e trovare con facilità i luoghi da visitare.
Sulla cartina oltre ai musei sono ad esempio indicate la Torre degli Embriaci e Porta Soprana, ci sono i portici di Sottoripa e le numerose chiese disseminate per i caruggi, per ogni chiesa sono specificati i quadri e gli affreschi.

Chiesa di San Matteo

Sono elencati edifici importanti come Palazzo Ducale, Palazzo Reale, Palazzo Spinola e Villa del Principe e ci sono anche il Palazzo delle Peschiere e Villa Rosazza.
E poi è segnata la Loggia di Banchi e sono date indicazioni per trovare i portali artistici, si segnalano l’Ospedale di Pammatone e il Galliera, l’Albergo dei Poveri e il Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le dimore dei personaggi illustri come Colombo e il nostro amato Giuseppe Mazzini.

La notizia fu pubblicata su Il Lavoro del 13 dicembre 1909 e a me è sembrata curiosa e interessante, in un certo modo si sapeva già bene come ospitare i forestieri.
Il giornalista conclude il suo articolo constatando che la piccola guida sarà molto utile ai visitatori ma anche a tutti i genovesi che amano la loro città ed io non posso che essere d’accordo: sono passati più di 100 anni e per me sarebbe davvero una fortuna trovare una copia di quella piccola e preziosa guida genovese.

Lo chiamavano Rino

In casa tutti lo chiamavano Rino, era il suo affettuoso diminutivo.
E aveva anche due fratelli, a quanto ne so.
Quindi la loro mamma doveva avere il suo gran da fare a star dietro a tutti loro però io credo che Rino fosse un bambino buono, studioso e tranquillo.
Eccolo qui, tutto serio con la sua giacchetta con i bottoni tondi e la cravattina sottile, era un ragazzino dalle tante speranze troppo presto deluse.

Aveva quasi undici anni e tutti lo chiamavano Rino.
Quasi undici anni di corse, ginocchia sbucciate, salti, tuffi nel mare profondo, dentini caduti, bretelle e calzoncini corti, risate e partite a pallone con gli amici.
Ed io ho incontrato lo sguardo di Rino diverse volte, in quella galleria di Staglieno dove egli riposa, questo mi ha fatto nascere la curiosità di conoscere qualcosa in più sul suo breve viaggio nel nostro mondo.
E così ho scoperto che Rino visse in una casa dei caruggi vicina a quella dove aveva abitato in tempi più lontani il mio bisnonno, il destino sa essere sorprendente e certi luoghi celano silenziosamente memorie preziose.

Rino (2)

La casa di Rino è là, vicino alla vivace Via della Maddalena con i suoi molti negozi, è comoda per il capofamiglia, infatti il papà di Rino è trippaio e proprio lì alla Maddalena ha la sua bella bottega.
E così l’altro giorno passando proprio davanti a quella serranda abbassata ho immaginato lui, Rino mentre corre come un fulmine per andare nel negozio del suo papà.
E in questi caruggi tutti lo conoscono, è normale che sia così, no?
I luoghi, a volte, nascondono anche le risposte che non possiamo conoscere.
Lui, Rino, aveva quasi undici anni e amava la scuola, almeno così credo, lo hanno ritratto per sempre scolaro con la sua cartella.

Rino (3)

E forse aveva imparato la bella calligrafia e magari quello era uno dei suoi orgogli.
Credo che amasse leggere ed immergersi in mondi immaginari con la sua vivida fantasia, faceva sogni ad occhi aperti che forse non ha mai confidato a nessuno.
Adesso la sua mano è posata per sempre su un libro molto celebre, certo a scuola Rino avrà letto il romanzo di De Amicis, forse era una storia a lui cara.

Rino (4)

Il suo nome era Rinaldo ma tutti lo chiamavano Rino, lo so perché ho trovato questo diminutivo nell’ultimo saluto che gli fece la sua famiglia.
Rino se ne andò come altri suoi coetanei, nel tempo in cui la vita e la buona salute erano più fragili.

Rino (5)

Lo ricordarono in questa maniera, ritratto nella sua esistenza acerba troppo presto recisa.
Rino è uno dei bambini che torno sempre a salutare ma adesso conosco anche alcuni dei suoi luoghi e allora è un po’ diverso portargli un pensiero o una parola.
Lui è uno di noi, è un bambino di Genova e della Maddalena.
Ciao Rino, così anche io ti ricordo, per sempre fanciullo e per sempre scolaro.

Rino (6)

Leggera si posa

Come vite che si sfiorano senza mai toccarsi.
Senza parole, distanti.
Nel tempo sospeso dell’attesa, mentre lo sguardo trova queste figure da una prospettiva inconsueta che comprende due diversi monumenti.
Un abbraccio, un gesto di conforto, la mano sul petto, il velo che copre il capo, i fiori tra le dita, gli occhi che cercano speranza.
E l’angelo che da lontano osserva, silenzioso e vigile.
E sulle sue ali la luce leggera si posa.


Cimitero Monumentale di Staglieno

Ester Piaggio: la luce della bellezza

Ed è ancora la memoria di un amore ad averci lasciato un monumento di immensa beltà eretto in onore di una donna troppo presto perduta.
Lei era la giovane sposa di Erasmo Piaggio, uno dei notabili della città, imprenditore e senatore del Regno d’Italia.
Ester Pastorino lasciò le cose del mondo il 15 Gennaio 1883, si spense ad appena 32 anni colpita da letale malattia che non le diede scampo, lasciò così nel dolore il marito e i quattro figli.

Erasmo Piaggio volle che a lei fosse dedicato un monumento sontuoso e ricco da collocarsi nel Porticato Superiore a Levante, l’opera fu eseguita dall’abile mano dello scultore Giovanni Scanzi.
E veglia sul sonno di Ester una fiera figura femminile, scrive Ferdinando Resasco che costei è l’allegoria della storia e appare ancor più splendida quando il sole la rischiara.

Ester Piaggio (2)

Su di lei volteggiano piccoli putti deliziosi, nel cartiglio ai loro piedi così è scritto: fin che spunti l’alba del gran giorno.

Ester Piaggio (3)

E il sole che si leva glorioso illumina le belle fattezze di lei in questo capolavoro gotico.

Ester Piaggio (4)

La giovane stringe in una mano un rotolo di carta e nell’altra una penna ormai spezzata con la quale ha scritto il destino e la storia di Ester.

Ester Piaggio (5)

Creatura armoniosa e silente, i suoi tratti sono perfetti.

Ester Piaggio (6)

Ai suoi piedi, dove cade il suo manto, la firma dell’artista.
E sempre Resasco ci ricorda che nell’ampia cripta, dove riposano i membri della famiglia Piaggio, un cielo di stelle brillanti sovrasta il loro tempo svanito.

Ester Piaggio (7)

E sono ancora stelle sul petto di lei, labbra carnose, capelli folti raccolti in una treccia e sguardo assorto.

Ester Piaggio (8)

Ed è sempre Resasco a scrivere che su una delle mensole oltre le inferiate era posta un’altra scultura: si trattava di un busto nel quale Scanzi aveva effigiato la reale fisionomia di Ester, ai giorni nostri quell’opera non è più nella sua originaria collocazione.
Inoltre, in principio il monumento presentava altre decorazioni attualmente assenti: c’erano quattro piccoli angeli, ognuno occupava la sommità di una delle quattro colonnine del monumento.
Resta, a vegliare sul sonno eterno della giovane Ester, questa figura vigile e sensuale.

Ester Piaggio (9)

Nella sua perfetta venustà, irradiata dall’inesorabile potenza del sole splendente.

Ester Piaggio (10)

In memoria di Ester Pastorino, consorte di Erasmo Piaggio, risplende gloriosa la luce di questa bellezza.

Ester Piaggio (11)

Uno sguardo inquieto

Il suo sguardo inquieto non conosce incertezza ed esitazioni.
Lei è una ragazza dai folti capelli, ha labbra carnose, tratti decisi, è una giovane bellissima e fiera.
Fremente, nella sua misteriosa distanza.

Cavalca sicura il suo possente destriero che la conduce verso ineluttabile destino.
Fugge rapido e audace il cavallo, è una creatura indomita e selvaggia, non esiste maniera per trattenerlo.
Fugge, il rumore dei suoi zoccoli risuona e rimbomba con un ritmo cadenzato.

Tomba Scala (2)

E vento potente scompiglia e smuove le vesti, sfiora e accarezza la pelle liscia.
È una lotta senza pari tra la luce e l’ombra, tra la chiarezza e l’oscurità di ciò che è incomprensibile.

Tomba Scala (3)

Questo è il monumento funebre scolpito da Ettore Sclavi per la famiglia Scala, risale al 1913 ed è collocato in una delle gallerie frontali nel Porticato Inferiore del Cimitero Monumentale di Staglieno.
All’epoca venne considerato piuttosto particolare, era in quegli anni l’unico cavallo presente a Staglieno e data la vastità del nostro Cimitero Monumentale non saprei dirvi se l’opera di Sclavi mantenga ancora questo particolare primato.

Tomba Scala (4)

E potrebbe capitarvi di ammirare questo monumento nell’istante in cui il sole si insinua nella galleria illuminando le braccia forti della fanciulla, il suo manto, il suo compagno di viaggio.

Tomba Scala (5)

E lei, la ragazza che non conosce esitazioni, regge in una mano una falce con la quale recide teneri fiori.

Tomba Scala (6)

Lei è la morte che giunge in sella al suo destriero.
Sul basamento, dietro ad alcune altre croci, leggerete queste parole: la morte vince.

Tomba Scala (7)

E corre a perdifiato, senza mai fermarsi.
Perfetta nella sua terrena venustà, suadente e vibrante nella sua gloriosa giovinezza.

Tomba Scala (8)

Nel tempo che svanisce davanti a quel suo sguardo inquieto.

Tomba Scala (9)