Tipi da Spianata

Da una parte o dall’altra, ecco qua i tipi da Spianata: quelli che si incontrano alla fermata dell’autobus.
Il primo se ne stava spalmato per terra, a metà tra ombra e sole: ognuno d’altra parte aspetta il bus come meglio crede, direi.
E quindi eccolo lì l’aspirante passeggero, devo dire che mi è sembrato paziente e tranquillo, non aveva proprio nessuna fretta!

L’altro giorno, invece, ho fatto un altro incontro dal lato opposto della strada.
Io come sempre aspettavo l’autobus e questa volta ho diviso la panchina con un tipetto che si incontra per lì e in questo caso non si tratta di un viaggiatore ma se non sbaglio è un componente della famiglia del fioraio.
E se ne stava lì, beatamente.
Son tipi così, tipi che si incontrano dalle parti di Spianata.

Annunci

Il trittico di Turino Vanni nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni

Vi porto ancora nella suggestiva chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, in Corso Armellini.
Oltre al Santo Mandillo venerato dai molti fedeli il vostro sguardo si poserà su un ricco e raffinato dipinto che occupa l’altare: è il Trittico di Turino Vanni, artista pisano che ultimò la sua opera intorno al 1415, questa è la sua Madonna con il Bambino e Santi, la sua visione di allora è ancora qui, davanti ai nostri occhi.

La bellezza è nei dettagli, nella fantasmagorica vivacità dei colori, nella perfezione delle proporzioni, nei contrasti vibranti, nelle studiate armonie dei gesti e negli sguardi di coloro che sono protagonisti di questo dipinto straordinario.


Blu come il cielo è il manto posato sulle spalle della Madonna, rosso corallo il suo abito, oro brillante circonda Lei e il suo Bambino, oro risplende anche nell’anello al dito di Maria.
E sono affusolate le sue mani, affilati sono i tratti del suo viso, secondo i canoni del tempo.

Un esaustivo pannello offre la chiave di lettura di questo capolavoro e così è possibile identificare i Santi che circondano la Vergine e le altre figure dipinte da Vanni.
Ecco alcune delle sante, ognuna di loro ha qualche particolarità riferibile a certi episodi del proprio percorso terreno.
Nella fila in alto, a partire da sinistra Santa Brigida, accanto a lei Santa Apollonia che tiene in mano le tenaglie con le quali le vennero tolti i denti, accanto a lei Sant’Orsola.
Nella seconda fila Sant’Elena, Sant’Agnese, Sant’Agata e Santa Lucia che tiene la spada con la quale fu uccisa.

Ugualmente sono effigiati i Santi, sempre nello splendore di oro che caratterizza questo dipinto.
In alto, da sinistra verso destra, Sant’Antonio Abate, Sant’Erasmo e San Benedetto.
Nella fila sottostante, sempre da sinistra verso destra San Ranieri, il nostro fiero San Giorgio con il nostro stemma, San Nicola e San Pietro.

Infine questi sono San Basilio, San Giovanni Battista e San Bartolomeo.

Alla base sono dipinti episodi della vita di San Bartolomeo.
Al centro, ai piedi della Madonna, si nota il Santo in trono e alla sua sinistra i monaci basiliani, vi è inoltre un arcangelo che regge lo stemma della città di Genova con la croce di San Giorgio.

Sull’altro lato, a destra del Santo, un gruppo di laici e questi dovrebbero essere i committenti pisani, accanto a loro un arcangelo regge infatti lo stemma della città di Pisa.

È un dipinto grandioso e di rara bellezza, l’insieme richiama armonie celesti e perfezioni ultraterrene, totale purezza e leggiadria si legge in questi angeli che reggono i loro strumenti musicali o le loro ricche cornucopie.

È evidente che le mie semplici fotografie non possono restituire la finezza di questo capolavoro, questo mio articolo vuole soltanto essere un invito a scoprire un dipinto antico che si distingue per la sua preziosità.
È l’opera mirabile di Turino Vanni e illumina la bella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

La Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine

Vi porto in un luogo silenzioso, lindo e semplice, vi porto a scoprire la piccola Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine di Via Domenico Chiodo.
L’ordine delle Suore di Santa Chiara ha la sua sede qui fin dal 1904 ma la presenza delle Clarisse a Genova risale alla fine dell ‘500.
Per lungo tempo il loro convento fu in Carignano ma poi le religiose dovettero lasciare quella zona per permettere la costruzione dell’Ospedale Galliera e nel 1880 si spostarono così nell’area dell’attuale Corso Firenze e per i rinnovamenti urbanistici della zona furono costrette ad abbandonare anche quel luogo.
Andarono infine sulle alture, in un posto arioso e chiaro di luce, l’edificio del Monastero è in una splendida posizione.

Forse alcuni di voi ricorderanno che in passato vi mostrai il magnifico Presepe di Greccio che le suore allestiscono nel periodo di Natale.
Di recente poi ho avuto modo di tornare dalle Suore Clarisse, come ben saprete è un ordine che osserva la clausura ma c’è una parte del Monastero che resta in certi momenti accessibile al pubblico ed è appunto la piccola cappella.

È un luogo raccolto e particolare per le opere che racchiude, ho avuto modo di scoprirle grazie alla cara Suor Speranza e qui la ringrazio per la sua gentilezza e per la sua naturale affabilità, Speranza è una persona speciale.
Come saprete Genova ha di recente ospitato una mostra prestigiosa dedicata ad Anton Maria Maragliano, valente artista genovese vissuto tra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento, le sue preziose sculture lignee arricchiscono le chiese di Genova e della Liguria, la sua sapiente mano ha anche forgiato nel legno le molte statue che impreziosiscono questa Cappella.
Sotto questo chiarore i vostri occhi troveranno il viso dolcissimo di una fanciulla di nome Maria, giovane madre che tiene teneramente in braccio il piccolo Gesù.
È la Madonna del Rosario, Maragliano ha scelto di donarla al mondo così, con questa grazia e questa tenerezza.

Nella cappella del Convento la pala d’altare è un’opera su ardesia dipinta da Luca Cambiaso.

Convento Clarisse Cappuccine (4)

Ed è sempre di Maragliano il magnifico Crocifisso ligneo.

Crocifisso

Nelle nicchie poi vegliano sui fedeli le immagini di alcuni santi, Maragliano ha rappresentato ognuno di loro con le proprie caratteristiche.
Non crediate che io li abbia riconosciuti tutti ma ci ha pensato Suor Speranza a parlarmi di loro, spero proprio di ricordare tutto senza fare errori.
Inginocchiato in mistica ed umile preghiera è San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate.

San Domenico invece si erge in una posa molto scenografica, ai suoi piedi c’è un cane.

San Domenico

Ancora ecco un’altra statua e rappresenta Sant’Antonio da Padova.

Con il suo sacco sulla spalla questo è invece San Felice da Cantalice.

San Felice da Cantalice

Ed è magnifico il movimento delle vesti di San Giuseppe, il giallo e l’azzurro contrastano vivacemente in un gioco perfetto di luci ed ombre.

La rappresentazione dei Santi restituisce sempre armonia di proporzioni, gestualità precise, sguardi colmi di amore e di devozione.

E trovo spesso mirabile il modo di raccontare l’infanzia nella sua ingenuità e nella sua spontanea dolcezza.
Ecco Gesù tra le braccia di Giuseppe con questa tenerezza assoluta.

Ed ecco ancora i piccoli putti dalle guance rosee, nei loro sguardi si legge gioia e beatitudine, essi si trovano ai piedi della Madonna del Rosario.

La circondano nel suo splendore glorioso.

Ed è un dorato trionfo di misticismo, opera magnifica di Anton Maria Maragliano, nella luce e nella quiete del Monastero delle Suore Clarisse Cappuccine di Genova.

Madonna del Rosario (4)

San Bartolomeo degli Armeni: il Santo Volto

Un mistero antico, una storia da riscoprire: il Mandylion di Edessa è una sacra reliquia che ormai da secoli si conserva a Genova nella bella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni in Corso Armellini.
Fondata agli inizi del 1300 da certi monaci armeni giunti qui in fuga dalle loro terre invase dai Turchi, la chiesa ha subito nel tempo diversi rifacimenti, attualmente è racchiusa all’interno di un edificio e vi si accede attraverso un portone che non fa certo immaginare che al di là di esso si trovi appunto un suggestivo luogo di culto.
La Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni presenta diversi punti di interesse che certo meritano ulteriori approfondimenti ma la sua particolarità è proprio quella di ospitare il Mandylion ovvero il Santo Volto di Gesù.

Si narra che al tempo in cui visse il Redentore la fama dei miracoli di Lui giunse anche ad Abgar, re di Edessa, che allora era gravemente malato.
Il sovrano mandò così un suo ambasciatore a cercare Gesù per chiedergli di recarsi da lui ma non riuscì nel suo intento, tra gli inviati del re giunti al cospetto di Cristo c’era però anche il pittore Anania che provò in ogni modo a ritrarre il volto di Gesù senza riuscirci.
Gesù allora si lavò il viso, prese una tela di lino, se la posò sul volto e su di essa rimasero impressi i suoi lineamenti.
Quel tessuto prezioso venne poi consegnato agli ambasciatori che lo portarono ad Abgar: solo nel contemplare quel lino il sovrano guarì completamente dal suo male e si convertì così alla religione cristiana.
Quel Mandylion – in greco la parola significa appunto fazzoletto – fu fissato poi successivamente su una tavoletta di cedro e così lo si venera appunto nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.
La reliquia è anche nota con la definizione dialettale di Santo Mandillo.

Lunga e complessa è la vicenda di questa reliquia che rimase per molto tempo ad Edessa, nel 944 fu trasferita a Costantinopoli e lì restò fino al 1362 quando a venirne in possesso fu un Capitano genovese di nome Leonardo Montaldo che diverrà poi doge, si dice che egli abbia ricevuto la reliquia in dono dall’Imperatore bizantino Giovanni V Paleologo.
Circa vent’anni dopo Montaldo donò la sacra immagine alla Chiesa di Bartolomeo degli Armeni sita in una zona dove la sua famiglia aveva certi possedimenti.
In seguito, intorno al 1507, il Santo Volto fu rubato dalla Chiesa e portato in Francia, l’intervento dei mercanti e diplomatici genovesi fece in modo che la reliquia fosse ricondotta nella Superba e qui ancora potete ammirarla.
Nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni ad essa è dedicato un altare, molte sono le persone che giungono qui per ammirare il viso misterioso di un giovane uomo che si crede essere appunto Gesù.

In chiesa potrete trovare testi che raccontano più approfonditamente le vicende di questa reliquia, io vi ho solo proposto alcune succinte notizie e alcune di esse sono tratte dall’accurato depliant scritto da Santino Cavaciuti.
È interessante anche scoprire il percorso di ricerca che ha condotto alla datazione delle diverse parti che compongono la reliquia, lo studio ha riguardato la tela, il legno di cedro sul quale è fissata e i diversi elementi decorativi che compongono l’insieme che ospita la tela.
Se osservate con attenzione noterete che nella cornice di filigrana d’oro e d’argento sono inserite 10 formelle nelle quali sono rappresentati le vicende del Santo Volto, vi è inoltre una teca in argento adorna di pietre preziose.

Nella bella chiesa non distante da Piazza Manin sono molte le suggestioni e le opere d’arte da ammirare, di certo tornerò in seguito a mostrarvele.

Raggiungete Corso Armellini in Circonvallazione a Monte e cercate questo edificio: sorprendentemente al suo interno troverete la chiesa.

Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni (6)

Dovrete varcare questo semplice portone.

Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni (6a)

E così vi troverete nel luogo dove tutto narra della sacra reliquia e delle sue vicende, vi sono infatti anche alcune opere d’arte dedicate a quegli eventi, di seguito trovate un dettaglio della tela di Orazio De Ferrari dove è rappresentato Gesù mentre consegna ad Anania il lino con il Santo Volto.

Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni (7)

Tutto narra di Gesù e di quel tessuto di lino sottile che Egli pose sul Suo viso innocente.

E la luce filtra rendendo ancora più vivaci i colori delle vetrate.

Nel luogo dove tutto narra del Figlio di Dio, del Suo sacro mistero, dei Suoi doni generosi e di una preziosa reliquia da lungo tempo conservata nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

Tra i fiori degli alberi di Giuda

È primavera e sbocciano i piccoli fiori sugli alberi di Giuda, vi ho già mostrato queste meraviglie che abbelliscono un tratto di Via Oberto Cancelliere, quando inizia questa stagione io torno a salutare gli alberi generosi che si colorano per qualche tempo di rosa acceso.

E per me camminare sotto questo splendore è sempre fonte di gioia e di infiniti stupori.

Ma chi c’è lassù, tra i petali fucsia che dondolano nel vento?
Toh, sono i soliti ospiti caciaroni, in questo caso erano in due e passavano di ramo in ramo beccando qua e là e fermandosi poi in questa magnifica quiete.

Tra i dolci fiorellini sospesi sui rami che si intrecciano stagliandosi contro l’azzurro cielo.

E taluni non si fanno mancare certi spericolati equilibrismi, a pensarci bene quel nettare deve essere davvero delizioso!

Tra i colori vibranti ed effimeri di primavera.

Nel tempo delle fioriture e delle bellezza che si lascia ammirare mentre certi ci guardano da lassù, tra i fiori degli alberi di Giuda.

Gatti che si vedono in giro

E questi sono gatti che si vedono in giro, a dire la verità li ho incontrati per la maggior parte nei dintorni, sono mici di Circonvallazione a Monte e gironzolano in queste strade.
E appunto una mattina mi sono affacciata dal terrazzo e chi c’era lì sotto?
Toh, eccolo lì!
Ciao Miss Fletcher come va? Cosa fai? Cosa fai?

Dove andava? Boh, non lo so!
Taluni poi sono più timidi o comunque hanno i fatti loro dei quali occuparsi, c’è sempre qualche distrazione in agguato!

E poi passando al Carmine si fanno sempre bellissimi incontri, è inevitabile!
Una grata, un punto su cui accoccolarsi ed ecco lì, tutto come al solito.

Tra i felini che si vedono in giro certi forse appartengono all’alta società: bianco candido e una spolverata rosso, una quieta posa regale.
Sul muretto, con una perfetta armonia di colori, i gatti sembrano sempre essere al posto giusto.

Occhi chiusi, un pisolino al sole, la solita vita frenetica di questi qui!

Un altro che se la passa bene è un micione che se ne va a zonzo qua attorno, non mi pare che si affatichi più di tanto, per carità!
E infatti l’altro giorno se ne stava spalmato nel vialetto di un bel giardino.
Io stavo là sopra e lui ha guardato in su ma non si è scomposto più di tanto, ecco.
Son tipi così quelli che si vedono in giro in questi giorni di primavera.

Ispirazioni

Accadde in questo tempo, era una diversa primavera.
Sono così le stagioni dolci: sanno donare ispirazioni.
Una panchina, un panorama, la tela, i pennelli e i colori.
Una fantasia, un sogno e certi pensieri sconosciuti.
E forse una musica in sottofondo, una sinfonia che accompagna il ritmo dell’artista.
Nessuna domanda, avrei voluto porle ma non l’ho fatto.
C’era la ringhiera, c’era uno spazio definito come un giardino segreto.
Era un instante perfetto, nel tempo delle ispirazioni.

Amiche speciali alla fermata dell’autobus

Le ragazze sono tornate!
Sono sicura che molti di voi si ricordino di loro: Els e Irene sono due brillanti amiche olandesi ottantenni e sono anche amiche di Miss Fletcher, le ho conosciute proprio grazie a queste mie paginette e a maggio abbiamo avuto occasione di gironzolare insieme per Genova, qui c’è il racconto di quella nostra bella passeggiata.
Els e Irene sono innamorate della Superba e sono ritornate qui per una nuova vacanza.
E così abbiamo passato la mattinata a Palazzo Reale, siamo andate a zonzo per caruggi, abbiamo pranzato insieme con delle genovesissime trofie al pesto, ho mostrato loro il mio terrazzo e i primi fiori di primavera.
E abbiamo trovato le mimose, gustato un tè e un dolcetto alla Marescotti, ci siamo anche fermate in libreria.
Le giornate, quelle belle, per me sono così: dense di tante piccole gioie.
E poi, sorpresa!
Ecco qua, la cosa fantastica è che l’idea non è mia ma di Els e Irene: appena ci siamo incontrate mi hanno espressamente chiesto di portarle a quella fermata dell’autobus che gli affezionati lettori di questo blog conoscono bene.
Ne scrivo spesso infatti, in quanto c’è qualcuno che si prende la briga di sistemarla con sedie di vario genere, è una faccenda peculiare questa e qui trovate l’ultima puntata della serie.
E così le ragazze hanno voluto fare una foto proprio su quelle sedie, ci siamo andate apposta, pensate un po’!
Els e Irene sono persone particolari: ironiche, solari, intelligenti, simpatiche e veramente piacevoli, è un vero onore conoscerle.
E così eccole qua: due amiche speciali alla fermata dell’autobus.

Una prospettiva della Superba

Basterà attendere un giorno di vento e di cielo terso e brillante: saranno più vividi i colori, più potenti i contrasti, resterà memorabile il fascino di questa prospettiva.
Via Assarotti, un’elegante arteria ottocentesca che scende giù, verso il centro della città.
In questa vertigine magnifica, tetti in sequenza come gradini di una ripida scala che ti spezza il fiato, persiane aperte in fuori, l’orizzonte in lontananza.
Mare, celeste e intenso.
Prospettive di una città che fu fiera Repubblica Marinara.
Vento.
Azzurro.
La torre Grimaldina e la bandiera di Genova in cielo.
Guardando Genova così, da Via Assarotti.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.