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Posts Tagged ‘Circonvallazione a Monte’

Vi porto ancora per le strade del mio quartiere, a guardare i tetti, in questa stagione dolce le prospettive sanno essere incantevoli.
Così era, appena una settimana fa in Corso Firenze: chiarore di cielo azzurro e neve sui monti in lontananza.

E come vi ho già raccontato, in questa città di strade in salita che si inerpicano sinuose, i tetti dei palazzi delle vie sottostanti terminano in corrispondenza delle strade della Circonvallazione e così da Corso Firenze si vedono gli ultimi piani degli edifici di Via Pertinace.
E scalette, piante, terrazzini.

E tende per riposarsi all’ombra.

Rampicanti e quei colori cari a noi genovesi, bianco e rosso della Croce di San Giorgio.

Sventola nel cielo fresco di marzo la bandiera di Genova accanto al simbolo della Superba.

Disegni nell’aria e in lontananza la modernità.

E geometrie, castelli ed edifici ottocenteschi.

Ancora, su Ponte Caffaro.
Ringhiere, vasetti, gradini, bellezza vera sospesa lassù.

E più oltre, sulla sommità dei palazzi che si affacciano sul percorso della funicolare Sant’Anna, altre armonie di un altro tempo.

Tutti gli indizi della primavera, andando verso la spianata.
Un tettuccio, piante rigogliose, muri dai colori caldi.

E ancora foglie rosse, alberi, contrasti di Genova.

Una sdraio per riposarsi al sole, una palma e tantissimi vasi, vasi di coccio che ospitano la vita.

Camminando per le strade del mio quartiere.
Guardando i tetti e le prospettive della Superba.

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Molti genovesi che abitano sulle alture di Circonvallazione a Monte sono utenti affezionati delle funicolari, tutti i visitatori che passano nella Superba dovrebbero concedersi un viaggio su questi particolari mezzi di trasporto.
Nel mio quartiere non c’è soltanto la Funicolare Zecca Righi della quale mi servo abitualmente, tra Via Bertani e Portello è in servizio anche la gloriosa Funicolare Sant’Anna.


Venne inaugurata nel lontano 1891 su iniziativa di alcuni imprenditori genovesi tra i quali i Dufour, la sua storia viene persino menzionata nel Volume Genova Nuova edito nel 1902.
Gli autori ne parlano con autentico entusiasmo sottolineandole l’utilità, già all’epoca la funicolare Sant’Anna trasportava ben mezzo milione di passeggeri all’anno.

Due vetture, un binario e uno scambio al centro.
Ed era ben diversa ai suoi inizi, funzionava sfruttando la gravità e la forza motrice dell’acqua, la vettura in discesa veniva zavorrata ad un cassone colmo d’acqua e così condotta a destinazione mentre la fune trascinava in alto l’altra vettura.
La piccola stazione d’arrivo in Via Bertani era un tempo un grazioso chalet in legno purtroppo ormai perduto, venne distrutto in anni recenti da un incendio.
Queste erano le antiche vetture, queste era l’antica stazione.

Immagine tratta da Genova Nuova – volume di mia proprietà

Al capolinea di Via Bertani c’era l’Antica Vaccheria dove si trovava latte fresco appena munto, anche questo posto vive oggi una seconda vita.

Ovviamente ai giorni nostri la funicolare funziona con un impianto elettrico e ha mutato aspetto, è una briosa scatoletta rosso fiammante che va su e giù con il suo carico di passeggeri.

E allora saliamo a bordo, davanti a noi il binario che scende e ancora oltre il confine del mare.

Al centro lo scambio dove si incontreranno le due vetture.

Uno sguardo alle nostre spalle, verso la stazione.
E uno specchio e un magnifico riflesso, quelle cose di Genova che piacciono tanto a me.

Si parte e il viaggio sarà breve!

Sulla funicolare i bambini si divertono sempre, aspettano proprio quel momento lì, l’istante in cui le due vetture si incrociano.

Una sale e l’altra scende.

E se avete la fortuna di veder passare la funicolare da uno degli edifici che si affacciano sui binari potrete anche notare la pendenza dell’impianto.

Queste sono le storie della città in salita, vedute consuete per noi che abitiamo a Genova.

Il viaggio è comodo e veloce su questi binari.

E torno ancora agli autori di Genova Nuova citando parole tratte dal loro scritto del 1902.
Sono anni di grande fermento e di cambiamenti, sebbene la rete dei tram sia stata ampliata e i collegamenti siano più agevoli, in quel 1902 la Funicolare Sant’Anna “continua a godere le simpatie del pubblico per la regolarità del suo servizio che comincia alle 7.30 del mattino e termina con orario continuato alle 24”.
E ancora è così, cari scrittori di un altro tempo, gli affezionati utenti della Funicolare Sant’Anna si servono volentieri del loro piccolo e amatissimo mezzo.
E si scende, mentre l’altra vettura sale pimpante verso la Circonvallazione.

Il viaggio termina qui, a Portello: nel centro della Superba, a due passi da Via Garibaldi e dalla città vecchia.
Un viaggio breve che ha tutto il fascino della genovesità.

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A volte succede, in questa città: d’improvviso, come per incanto, ti ritrovi in un tempo sospeso che sembra appartenere ad un’altra epoca.
Mi è accaduto non tanto tempo fa, in Via Caffaro.

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Scendevo verso il centro, sotto il cielo blu, c’era persino il solito prodigio di riflessi su certi vetri.

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Poi, una breve deviazione, verso un tratto di strada che conduce alle spalle dei palazzi ottocenteschi di Via Caffaro.
Io sono sempre curiosa e poi lo so, in qualche modo riesco sempre stupirmi.
Uno squarcio di luce, scale.

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E vasi, piante, sullo sfondo un filo con i panni stesi.

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Uno strofinaccio a righe, una ringhiera sinuosa.

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Due casette per certi ospiti improvvisati ai quali certo non si può dire di no!

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Una serratura, una maniglia, una vecchia porta.
E l’immaginazione, quella fa sempre la sua parte.

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Un cancello, uno scorcio che non sembra così vicino a una strada trafficata.
Eppure.
Se non fosse per il rumore del traffico penseresti di essere finito in un altro tempo.

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Un gioco di ombre, un arcobaleno di mollette sospeso nell’aria.

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Porte.
E mi è venuta la curiosità di sapere cosa c’era qui in altri anni, avrei detto un’osteria con un gran via vai di gente, invece a quanto pare negli anni ’20 alcuni di questi locali erano occupati da un colorificio.
I luoghi cambiano, tuttavia alcuni conservano la loro anima e la loro autenticità.

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Mentre la vita si rinnova e gli alberelli si vestono di tenere foglioline.

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Oltre le scale, tra le case, dalle parti di Via Caffaro.

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Accade sempre in questa stagione.
In inverno, in alcuni luoghi, vedi certe nuvole.
Mai uguali, inquiete, evanescenti.
Ne fotografai una simile in questo posto, in un altro inverno, ma in realtà tutte le nuvole sono diverse.
Alcune si posano, paiono scivolare giù dai gradini come acqua spumeggiante di una cascata.
Ed è un’illusione, un gioco di riflessi, lo osservo seduta nel gabbiotto della funicolare mentre le nuvole si riflettono sul vetro per poi lambire tutto ciò che si trova al di là di esso: le scale e i mattoni, il cancello e la ringhiera.
Si specchiano anche i rami nudi degli alberi.

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Un mondo sospeso e immaginato, tra cielo e nuvole.

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Aspettando.
Aspettando la funicolare, amica di tutti coloro che abitano su queste alture.
In un giorno di dicembre, con il cielo limpido, niente riflessi ma diverse sfumature di rosso.
Rosso è il cartello, rosse le foglie, rossa lei, la nostra funi.
A volte e così, soltanto rosso.

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Altre volte invece è una meravigliosa magia, una magia di nuvole.

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Accade sempre all’improvviso.
Uno sguardo verso la finestra e la mia Genova, là fuori.

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Così, all’improvviso, non ti lascia proprio il tempo di pensare.
E allora a volte mi precipito in terrazzo, magari in maglietta, in autunno, all’ora del tramonto.

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E il cielo ha i toni caldi soffusi d’arancio.

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Mentre il sole trionfa e disegna i contorni delle nuvole.

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Accade all’improvviso ed è uno scroscio di luce sopra la costa.

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E poi si placa e si attenua, mentre un volo di gabbiani saluta la fine del giorno.

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Altre volte, invece, è un incendio.

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E accade sempre così, rapido e inatteso.

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E dura poco, ti trattiene per qualche istante alla ringhiera, mentre il mare si tinge di rosa e il cielo diviene una tempesta di colori.

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Inquieto, imprevedibile, ammaliante.

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In certe sere, invece, il cielo è libero da nuvole, limpido e chiaro, c’è soltanto il sole che si posa piano sulla costa.

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E poi svanisce ed altre luci sfavillano brillanti.

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A volte solo una nuvola vaga resta sospesa sopra l’orizzonte.

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E il sole si nasconde là dietro, mentre spande tutto attorno il suo calore.

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E illumina il profilo delle montagne e si specchia nell’acqua del mare.

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E intanto ancora scende, segue il suo cammino.

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E poi si posa, lieve, mistero bello del mondo e motore della nostra vita.

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E ancora rischiara, in lontananza.

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Una bellezza che non sai spiegare, una meraviglia che non smette mai di incantarti.
E accade sempre all’improvviso.

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Torno a scrivere del mio quartiere, torno alle cronache della città in salita.
In Circonvallazione a Monte si susseguono i corsi ottocenteschi, ancora adesso conservano lo stile che si volle imprimere al quartiere.
E così io scendo dai miei bricchi e spesso percorro questo tratto di Corso Firenze.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Oltre la ringhiera c’è uno dei soliti saliscendi della mia Genova, al di sotto di essa ecco i palazzi di Via Pertinace.

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E una delle scale che collega le due strade, una delle magnifiche vertigini della Superba.

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Nella città che si arrampica sulle alture, tra curve a gomito e salite, accade che i tetti di Via Pertinace siano esattamente all’altezza di Corso Firenze e così, percorrendo questa strada, i tetti fanno da scenario all’orizzonte.

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Tra il resto ieri mattina ho anche veduto la neve che imbianca le montagne.

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Nella città in salita c’è una soluzione per ogni difficoltà e gli edifici di questa zona hanno una particolarità: certi palazzi situati nei corsi sottostanti sono dotati di due ingressi, un portone al piano strada e un’uscita dal tetto, tramite l’utilizzo di scale e passerelle.

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Noi qui ci siamo abituati ma è evidente che nei luoghi di pianura nessuno esce di casa passando dal tetto: quelli di Genova invece sì.

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Un passaggio proteso sull’azzurro.

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Ed io ho da sempre un debole per la ringhiera di questa passerella, la sua armoniosa struttura corrisponde in pieno al mio ideale di bellezza.

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E poi ancora, eccoci in Spianata Castelletto, da qui si gode di un’incantevole vista sui tetti di Genova.

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E anche qui salite, discese e passerelle.

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E poi, come vi ho detto, si va a casa passando per il tetto.

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Questa particolare passerella l’ho percorsa un’infinità di volte perché in quel palazzo abitavano amici cari della mia famiglia.
Io che soffro di vertigini ricordo che da piccola mi tremavano un po’ le ginocchia!

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Si sta sospesi, lassù, a destra si scorge l’inconfondibile profilo dell’ascensore di Castelletto.

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E poi abbaini, ardesie e cielo azzurro.

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E ancora scale, muretti e gradini percorsi infinite volte.

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E ancora oltre, imbocchiamo Corso Paganini e ancora troviamo scalini, ringhiere e su e giù, così è Genova.

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E fili da stendere, fiori e ancora passerelle.

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E tetti, sono i tetti della sottostante Via Caffaro.

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In cima alla via due lunghe scalinate conducono fin quassù, si inerpicano sui due lati ed entrambe sboccano su Ponte Caffaro.

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Eccola Via Caffaro e la sua prospettiva infinita.

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E a dire il vero dovrei contare tutti quei gradini, non l’ho mai fatto!

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Superato il ponte ancora altre passerelle.

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E scale, scale, scale.
E foglioline che si arrampicano e colori dell’autunno della Superba.

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Un continuo saliscendi, una particolarità di questo quartiere.
Tetti, scale e passerelle di Circonvallazione a Monte.

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In diverse circostanze ho avuto occasione di scrivere della Farmacia dei Frati Carmelitani Scalzi di Piazza Sant’Anna, il mio primo articolo risale al 2012, poi ne sono venuti molti altri.
C’è sempre una buona ragione per tornare a trovare Frate Ezio, magari nel tempo in cui profumano gli agrumi.

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Oppure quando sbocciano le rose.

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E poi insomma, è sempre una gioia rivedere il mio amico Frate Ezio e scoprire gli affascinanti segreti della Farmacia Sant’Anna, la storia di questo negozio iniziò nel 1650 e ancora continua con successo.
Come ho già avuto modo di ricordarvi questa è la più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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E oggi, cari amici, torneremo insieme in questo luogo così speciale di Genova e lo faremo in un modo particolare.

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Qui, seguendo antiche e preziose ricette, nascono i preparati e i rimedi per le più svariate necessità come ad esempio la pozione di salsapariglia, depurativa e detossificante del sangue e antinfiammatoria.

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E certo, dai petali delle rose nasce uno sciroppo delizioso!

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Tic, tac, tic, tac.
Si accende la macchina del tempo e si va indietro negli anni, all’inizio del secolo scorso.
Come si giunge alla bella farmacia dove si trova ogni rimedio per i propri malanni?
Se si viene dal centro si consiglia di servirsi dell’ascensore di Sant’Anna, mentre coloro che già sono in Circonvallazione a Monte potranno fare una gradevole passeggiata fino alla Farmacia.
Si scende, percorrendo Corso Firenze.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi ancora, si imbocca Corso Paganini.
Ecco le signore con gli abiti scuri e i cappelli scenografici, tutte si dirigono verso la salita che conduce alla piazzetta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ah, che fatica, con quei vestiti, con l’ombrellino da passeggio e tutto il resto!
Piano piano si arriverà a destinazione.

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E una volta giunti in Piazza Sant’Anna si andrà a far compere, in cerca di ciò che occorre per il proprio benessere, siamo agli inizi del ‘900 e l’offerta è ampia e varia.
Oh sì, cari lettori, io ne ho la certezza perché nella mia guida Pagano del 1922 ho felicemente trovato una splendida inserzione pubblicitaria che decanta i prodotti della Farmacia, c’è anche un riferimento alla Funicolare della quale si può servirsi per andare dai frati.
E sono nominati lo sciroppo di salsapariglia e quello di rose, come avete potuto vedere dalle mie foto in questa farmacia ancora si usano questi ingredienti.
E poi rosolio, zucchero rosato e diversi altri preparati, ci sono anche le pillole di un certo Fra Bernardino e naturalmente è citato il Dottor Le Roy, all’ingresso della Farmacia c’è un busto marmoreo che ritrae questo celebre medico.

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E insomma, la pubblicità è l’anima del commercio, no?
E così i predecessori di Frate Ezio nel glorioso 1922 ricorrevano alle inserzioni pubblicitarie sulla Guida della città di Genova e in questo modo facevano conoscere i loro particolari preparati.
Oggi le cose sono cambiate, la Farmacia ha un sito del quale vi potete servire per le vostre ordinazioni, come sapete vi si trovano anche prodotti cosmetici, saponi e acque profumate.
Non so come fossero quei religiosi del 1922, a me i frati sono sempre simpatici, alcuni in modo particolare.
Ai nostri giorni all’Antica Farmacia Sant’Anna trovate lui, il mio amico Frate Ezio, insieme ai suoi confratelli conserva i segreti del passato con uno sguardo verso il futuro, nello splendido cammino della più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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Un albero, un meraviglia della terra.
E colori bellissimi, sui rami del corbezzolo.

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Vive in un grande giardino nel mio quartiere, accanto ad altri alberi che rendono ancor più piacevole
percorrere Via Piaggio.

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E pendono dai rami generosi i suoi dolci frutti.

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E certi cadono giù, si posano sul selciato.

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Oppure si adagiano sulle foglie d’autunno.

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Sui rami del corbezzolo, tra i fiorellini bianchi.

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E non te lo aspetteresti mai in novembre, tra quelle foglie un volo di farfalle, una danza gentile attorno all’albero.

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Mentre ondeggiano invitanti i doni del corbezzolo.

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Quei frutti dalle tinte del sole.

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Deliziosi e belli, solo la natura sa comporre sinfonie così perfette.

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Le farfalle dalle sfumature d’arancio si godono il nettare.

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E insieme a loro altre con le ali dai toni più chiari, tendenti al giallo.

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Un’armonia di colori ravvivata dal sole.

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Farfalle di novembre, la prepotente bellezza della vita.

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Delicata e fragile, sui rami del dolce corbezzolo.

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Autunno, tempo di un nuovo vicino di casa.
Lo avete mai sentito? Quando attacca non la finisce più!
Emette un suono modulato e acuto, gioioso e persistente.
E caspita, che fracasso!

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Tra l’altro, vorrei far notare al soldo di cacio in questione che non sono neanche l’unica ad aver notato la sua presenza, ieri c’era qualcuno che guardava e ascoltava con un certo interesse.

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Poi, occhi negli occhi, io e il tipo abbiamo fatto due chiacchiere, mi ha giurato e garantito che non si verificheranno incidenti diplomatici di sorta.
Meno male, eh!

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Quell’altro intanto passa da un ramo all’altro cinguettando come un forsennato, del tutto incurante della quiete altrui.

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Tra il resto, oltre al repertorio canterino, fa sfrontato sfoggio di una serie di espressioni innocenti e piuttosto eloquenti.
Cosa hai detto? Rumore? Io?
No, no, ti sbagli, io non ho fatto niente! Sono qua sul ramo, in silenzio.

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Che vi devo dire?
Ognuno ha i vicini di casa che si merita e meno male che in giro ci sono tipi come questo.
Un piccolo pettirosso, fiero e panciuto e splendidamente rumoroso.

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Certe finestre torno sempre a cercarle, come fa il sole, il sole invade i vetri, li illumina e li rischiara.
Accade, sulle mie finestre.
Dalle parti di Porta Soprana, ad esempio.
Molteplici specchi riflettono i particolari della Chiesa del Gesù.

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E marmi e cielo azzurro.

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E se qualcuno le aprisse queste finestre?
Ho l’impressione che il cielo colerebbe giù, come acqua, come liquido, come pittura incantata.

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Le finestre che piacciono a me si aprono su caruggi in ombra, a volte.
Si spalancano su altre finestre.
E altri respiri, vite, progetti e desideri.

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Le finestre di Piazza delle Scuole Pie sanno essere una magia rara di caruggi.

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Per questa ragione torno sempre a guardarle, le mie finestre.
Troverò, un giorno o l’altro, quella luce sul vetro.
Effimera e passeggera, non occorre neanche inseguirlo il sole in certi vicoli.
Aspetta, arriverà.

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E svelerà un cartiglio e il profilo della chiesa.
Luce.

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Davanti a certe finestre siedono piccoli custodi e sventola il tricolore.

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E poi li rivedi, quei paffuti bambini, nella solita evanescenza di un riflesso.

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Alcune finestre, invece, sono racchiuse nelle geometrie di una ringhiera, insolita cornice di persiane chiuse.

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Altre ancora, nella Superba, sono protette da grate.
E tuttavia nessuno può fermare il sole e i suoi incantesimi.
E allora vedi alberi, cielo, foglie e altre case.
All’improvviso.
Tu aspetta, accadrà.

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Certe finestre torno sempre a cercarle.
Tra caruggi e madonnette, cupole e campanili, in certi semplici e tortuosi vicoli.
In Via dei Conservatori del Mare.
Ritorno.
Sempre.
A guardare la Superba che si rispecchia in una finestra.

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