Tipi da Spianata

Da una parte o dall’altra, ecco qua i tipi da Spianata: quelli che si incontrano alla fermata dell’autobus.
Il primo se ne stava spalmato per terra, a metà tra ombra e sole: ognuno d’altra parte aspetta il bus come meglio crede, direi.
E quindi eccolo lì l’aspirante passeggero, devo dire che mi è sembrato paziente e tranquillo, non aveva proprio nessuna fretta!

L’altro giorno, invece, ho fatto un altro incontro dal lato opposto della strada.
Io come sempre aspettavo l’autobus e questa volta ho diviso la panchina con un tipetto che si incontra per lì e in questo caso non si tratta di un viaggiatore ma se non sbaglio è un componente della famiglia del fioraio.
E se ne stava lì, beatamente.
Son tipi così, tipi che si incontrano dalle parti di Spianata.

Ispirazioni

Accadde in questo tempo, era una diversa primavera.
Sono così le stagioni dolci: sanno donare ispirazioni.
Una panchina, un panorama, la tela, i pennelli e i colori.
Una fantasia, un sogno e certi pensieri sconosciuti.
E forse una musica in sottofondo, una sinfonia che accompagna il ritmo dell’artista.
Nessuna domanda, avrei voluto porle ma non l’ho fatto.
C’era la ringhiera, c’era uno spazio definito come un giardino segreto.
Era un instante perfetto, nel tempo delle ispirazioni.

Miss Fletcher torna a scuola

Scrivere le pagine di un blog regala sorprese e cose molto belle, ancora una volta con mia grande gioia vi dico che davvero non smetto mai di stupirmi.
Ed ecco il racconto di una splendida esperienza della quale ringrazio di cuore la maestra Emanuela, lo devo a lei se sono tornata in un’aula delle elementari.
La maestra Emanuela mi ha cercata e mi ha invitata a parlare ai bambini della Maria Mazzini, la scuola che ho frequentato negli anni’70.
E così pochi giorni fa ho incontrato i piccoli studenti di tre sezioni di quarta elementare e a loro ho raccontato la storia della nostra scuola.

Dunque, come vi posso spiegare un’emozione come questa?
Io nella mia scuola sono tornata diverse volte nel corso degli anni e soltanto per gli appuntamenti elettorali in quanto la Mazzini è sede di seggio.
Poi, un giorno, quasi per caso mi sono ritrovata in uno dei saloni con davanti file e file di sedie occupate da giovani scolari curiosi.
E c’erano mani alzate, domande, silenzi e brusii, sorrisi e stupori, la scuola era molto diversa negli anni ‘70.
Le cose cambiano e come sapete adesso l’insegnamento si avvale anche delle nuove tecnologie, questi bambini durante le lezioni usano con disinvoltura dispositivi elettronici di ultima generazione.
Sono intelligenti, vivaci, curiosi, entusiasti ed eravamo così anche noi che siamo stati bambini negli anni ‘70.
Hanno ascoltato con grande interesse la storia della loro scuola, ne scrissi su questo blog in questo articolo, raccontarla a loro è tutta un’altra storia, è ben più divertente!

Si sono stupiti del fatto che noi avessimo una sola maestra e mi hanno persino chiesto come sia possibile che io mi ricordi il suo nome.
E poi abbiamo parlato del quartiere e di alcuni cambiamenti della zona, dei pasticcini di Morbelli, dei quaderni e delle penne che compravamo da Gotelli e di come siano mutate certe parti del quartiere.
E loro hanno fatto tante domande, mi hanno chiesto come andavamo a scuola e a che ora entravamo, ad un interrogativo non ho ho saputo rispondere.
E già, infatti un bambino mi ha chiesto il nome del primo dirigente scolastico della Mazzini e a dire il vero proprio non lo so, è una notizia che mi manca!
Le scale che conducono alle classi sono sempre quelle e guardarle in questa maniera è una sensazione davvero bella.

E poi, poi ho raccontato delle nostre lezioni di musica e canto, noi eravamo accompagnati da un’insegnante che suonava per noi il pianoforte.
Ecco, esattamente in questa stanza dove mi è capitato di parlare in un angolo c’è un vecchio pianoforte nero e mi hanno detto che non lo usa più nessuno.
Chissà, sarà proprio quel pianoforte? Eh, secondo me è molto probabile!

Ringrazio tutti per la bella partecipazione e l’entusiasmo, grazie alla maestra Emanuela e alle sue colleghe, grazie a tutti i bambini per l’ascolto, i sorrisi e le domande.
Le scale, le aule, la campanella.
I quaderni a quadretti, il gesso e la lavagna e quel tempo che non si può dimenticare, lo ricorderanno con tenerezza anche coloro che sono bambini adesso.
Quel tempo lo abbiamo vissuto qui, nelle aule della Scuola Elementare Maria Mazzini.

Quel tratto di Corso Firenze tanto tempo fa

Mi è parso subito di riconoscerlo quel tratto di Corso Firenze, l’ho visto in una piccola fotografia che poi ho acquistato e da principio mi è sembrato di vedere proprio un luogo dove passo molto spesso.
In quel tratto di Corso Firenze, una volta, sferragliava allegramente il tram.
Con mio estremo disappunto devo dirvi che non ho trovato corrispondenza tra gli orari riportati sulle mie vecchie guide e il numero che mi sembra di leggere sulla vettura.
Potrebbe essere la linea 21 oppure la linea 2, non mi è chiaro se quella che sembra una seconda cifra sia invece una parte della vettura.
Casomai doveste fare un viaggio nel tempo sappiate però che in Corso Firenze potete viaggiare comodi e sicuri.

La mia piccola fotografia deve essere opera di qualche dilettante che aveva una buona ragione per immortalare questo scorcio di Genova.
E da qui io lo ringrazio di cuore, lui non lo sa ma mi ha fatto un bel regalo.
Quel tratto di Corso Firenze appare in certe cartoline del passato, non è esattamente la stessa inquadratura, si vedono l’altro lato del marciapiede e la curva che sovrasta Via Pertinace.

Quel giorno, in quel tratto di Corso Firenze, c’era un ragazzino che passava.
Chiamiamolo Baciccia, secondo me è il nome giusto: porta un cappellino, una giacchetta e una maglietta a righe.
E dietro di lui si notano dei mucchi di terra, forse c’erano dei lavori in corso.
Un po’ più in là, in corrispondenza della prima finestra a sinistra, c’è un signore che se ne va verso San Nicola.

E insomma, la settimana scorsa sono andata in Corso Firenze con la mia piccola immagine del tempo che fu.
Quel palazzo ritratto nella fotografia ha delle raffinate decorazioni ormai sbiadite e quasi cancellate dallo scorrere degli anni, devo dire che non le avevo mai notate prima.
E ho atteso il momento giusto anche se per avere un’immagine quasi perfetta ci vorrebbero un piccolo Baciccia con la maglietta a righe e un signore che se ne va tranquillo verso San Nicola.
E poi bisognerebbe far spostare tutte le macchine, ecco.
Il tram non lo abbiamo più ma c’è il 375 che passa con una certa regolarità in quel tratto di Corso Firenze.

Tutto cambia, lo so.
È inevitabile ed è anche giusto che sia così.
E comunque la mia prima intuizione si è rivelata corretta ed io ne sono felice.
Grazie ancora allo sconosciuto fotografo di un’altra epoca, grazie a lui possiamo vedere com’era quel tratto di Corso Firenze tanto tempo fa.

Una passeggiata al Righi

Giorni di festa, tempo di gite.
Venite con me?
Oh, non andremo lontano, in realtà rimarremo vicino a casa mia!
Appuntamento in Corso Firenze, dalla curva che sovrasta Via Pertinace.
State attenti quando attraversate, badate che non passi il tram.

Io porterò una cara amica, lei è una piacevole compagnia, Marinella è un giovane donna affascinante e dal carattere volitivo.
E dato che ormai mi conoscete forse penserete che io abbia inventato il suo nome: no, in questo caso no, lei si chiama proprio così.

Ovviamente alla nostra gita parteciperanno anche altri amici.
Ah, quei due arrivano sempre in anticipo, ve lo dico io, quindi sono certa che li troveremo piantati in Corso Firenze ad aspettarci, volete scommetterci?

Su, su, in alto verso il Righi.
Genova è così, sali e il panorama a volte ti incanta, ancor di più nel tempo dei fiori e del cielo terso.

Su, in alto.
Potremmo anche andare a piedi ma questo impaccio della gonna lunga fino a terra, come comprenderete, mi mette in difficoltà.
Prendiamo la Funicolare Zecca Righi, io la raccomando sempre.
Viaggeremo comodi, fino in cima.
E tra l’altro lassù c’è il magnifico Hotel Ristorante Righi, è l’edificio che si nota sulla sinistra, un luogo incantevole per la villeggiatura.
E se volete saperne di più vi accontento subito!

Sfogliamo il volume Genova Nuova edito nel 1902 e scopriremo tante notizie interessanti su questo prestigioso albergo.
Posto in un’amena collocazione si affaccia sul porto e sul mare di Genova, la struttura è un delizioso chalet e offre ai suoi ospiti tutti gli agi.
Ha sale per le riunioni, giochi da bocce, una romantica grotta e c’è persino la possibilità di dilettarsi con il tennis.

Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

Tutto attorno c’è un lussureggiante giardino e l’autore del libro usa grande enfasi per descrivere il bucolico panorama nel quale è immerso l’Hotel Ristorante Righi.
Questo posto è rinomato tra i forestieri e sono in molti a salire fin quassù per trascorrere ore piacevoli, l’Hotel dispone di un salone di 85 metri quadri per 70 persone, un altro locale invece può ospitare 180 commensali.

Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

E forse ricorderete, in passato ho già avuto modo di scrivere di questo Hotel esclusivo, con lo scorrere del tempo verrà adibito ad abitazione privata.

Incantevole la terrazza che offre splendide vedute su Genova e sul suo porto, tutta la città si estende davanti allo sguardo.
Per non dire delle aiuole odorose, sentite cosa scrive l’autore di Genova Nuova:

Da esse si sparge per l’aria pura un profumo da far divenire poeta il più lieto ghiottone che la funicolare abbia trasportato colassù.

Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

Noi con la nostra bella compagnia andremo ancora oltre e raggiungeremo i prati.
Marinella verrà con suo figlio, lui è un ragazzetto timido che se ne sta sempre attaccato alle gonne della mamma.
E lei è una madre protettiva e salda, tenera e affettuosa.

E quando saremo lassù ci metteremo tutti seduti sull’erba, nella dolcezza della primavera.
Avremo un cestino ricolmo di delizie, avremo storie da raccontare e ricordi da condividere.

E speriamo di non dimenticarci sul prato il cappello di paglia del bambino e il parasole, sarebbe una vera disdetta!

E poi guarderemo lontano, verso il mare, verso la costa e verso l’Hotel Ristorante Righi.
In un tempo che sfugge e si dilegua, lo immagini e quello che ti sembra il presente è già diventato ieri.
E puoi fantasticare ancora, come se lo avessi davvero vissuto.

Circonvallazione a Monte: guardando i tetti

Vi porto ancora per le strade del mio quartiere, a guardare i tetti, in questa stagione dolce le prospettive sanno essere incantevoli.
Così era, appena una settimana fa in Corso Firenze: chiarore di cielo azzurro e neve sui monti in lontananza.

E come vi ho già raccontato, in questa città di strade in salita che si inerpicano sinuose, i tetti dei palazzi delle vie sottostanti terminano in corrispondenza delle strade della Circonvallazione e così da Corso Firenze si vedono gli ultimi piani degli edifici di Via Pertinace.
E scalette, piante, terrazzini.

E tende per riposarsi all’ombra.

Rampicanti e quei colori cari a noi genovesi, bianco e rosso della Croce di San Giorgio.

Sventola nel cielo fresco di marzo la bandiera di Genova accanto al simbolo della Superba.

Disegni nell’aria e in lontananza la modernità.

E geometrie, castelli ed edifici ottocenteschi.

Ancora, su Ponte Caffaro.
Ringhiere, vasetti, gradini, bellezza vera sospesa lassù.

E più oltre, sulla sommità dei palazzi che si affacciano sul percorso della funicolare Sant’Anna, altre armonie di un altro tempo.

Tutti gli indizi della primavera, andando verso la spianata.
Un tettuccio, piante rigogliose, muri dai colori caldi.

E ancora foglie rosse, alberi, contrasti di Genova.

Una sdraio per riposarsi al sole, una palma e tantissimi vasi, vasi di coccio che ospitano la vita.

Camminando per le strade del mio quartiere.
Guardando i tetti e le prospettive della Superba.

Circonvallazione a Monte: tetti, scale e passerelle

Torno a scrivere del mio quartiere, torno alle cronache della città in salita.
In Circonvallazione a Monte si susseguono i corsi ottocenteschi, ancora adesso conservano lo stile che si volle imprimere al quartiere.
E così io scendo dai miei bricchi e spesso percorro questo tratto di Corso Firenze.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Oltre la ringhiera c’è uno dei soliti saliscendi della mia Genova, al di sotto di essa ecco i palazzi di Via Pertinace.

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E una delle scale che collega le due strade, una delle magnifiche vertigini della Superba.

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Nella città che si arrampica sulle alture, tra curve a gomito e salite, accade che i tetti di Via Pertinace siano esattamente all’altezza di Corso Firenze e così, percorrendo questa strada, i tetti fanno da scenario all’orizzonte.

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Tra il resto ieri mattina ho anche veduto la neve che imbianca le montagne.

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Nella città in salita c’è una soluzione per ogni difficoltà e gli edifici di questa zona hanno una particolarità: certi palazzi situati nei corsi sottostanti sono dotati di due ingressi, un portone al piano strada e un’uscita dal tetto, tramite l’utilizzo di scale e passerelle.

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Noi qui ci siamo abituati ma è evidente che nei luoghi di pianura nessuno esce di casa passando dal tetto: quelli di Genova invece sì.

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Un passaggio proteso sull’azzurro.

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Ed io ho da sempre un debole per la ringhiera di questa passerella, la sua armoniosa struttura corrisponde in pieno al mio ideale di bellezza.

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E poi ancora, eccoci in Spianata Castelletto, da qui si gode di un’incantevole vista sui tetti di Genova.

Spianata Castelletto

E anche qui salite, discese e passerelle.

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E poi, come vi ho detto, si va a casa passando per il tetto.

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Questa particolare passerella l’ho percorsa un’infinità di volte perché in quel palazzo abitavano amici cari della mia famiglia.
Io che soffro di vertigini ricordo che da piccola mi tremavano un po’ le ginocchia!

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Si sta sospesi, lassù, a destra si scorge l’inconfondibile profilo dell’ascensore di Castelletto.

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E poi abbaini, ardesie e cielo azzurro.

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E ancora scale, muretti e gradini percorsi infinite volte.

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E ancora oltre, imbocchiamo Corso Paganini e ancora troviamo scalini, ringhiere e su e giù, così è Genova.

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E fili da stendere, fiori e ancora passerelle.

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E tetti, sono i tetti della sottostante Via Caffaro.

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In cima alla via due lunghe scalinate conducono fin quassù, si inerpicano sui due lati ed entrambe sboccano su Ponte Caffaro.

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Eccola Via Caffaro e la sua prospettiva infinita.

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E a dire il vero dovrei contare tutti quei gradini, non l’ho mai fatto!

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Superato il ponte ancora altre passerelle.

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E scale, scale, scale.
E foglioline che si arrampicano e colori dell’autunno della Superba.

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Un continuo saliscendi, una particolarità di questo quartiere.
Tetti, scale e passerelle di Circonvallazione a Monte.

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L’Antica Farmacia San’Anna nel 1922: i predecessori di Frate Ezio

In diverse circostanze ho avuto occasione di scrivere della Farmacia dei Frati Carmelitani Scalzi di Piazza Sant’Anna, il mio primo articolo risale al 2012, poi ne sono venuti molti altri.
C’è sempre una buona ragione per tornare a trovare Frate Ezio, magari nel tempo in cui profumano gli agrumi.

Agrumi (2)

Oppure quando sbocciano le rose.

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E poi insomma, è sempre una gioia rivedere il mio amico Frate Ezio e scoprire gli affascinanti segreti della Farmacia Sant’Anna, la storia di questo negozio iniziò nel 1650 e ancora continua con successo.
Come ho già avuto modo di ricordarvi questa è la più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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E oggi, cari amici, torneremo insieme in questo luogo così speciale di Genova e lo faremo in un modo particolare.

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Qui, seguendo antiche e preziose ricette, nascono i preparati e i rimedi per le più svariate necessità come ad esempio la pozione di salsapariglia, depurativa e detossificante del sangue e antinfiammatoria.

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E certo, dai petali delle rose nasce uno sciroppo delizioso!

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Tic, tac, tic, tac.
Si accende la macchina del tempo e si va indietro negli anni, all’inizio del secolo scorso.
Come si giunge alla bella farmacia dove si trova ogni rimedio per i propri malanni?
Se si viene dal centro si consiglia di servirsi dell’ascensore di Sant’Anna, mentre coloro che già sono in Circonvallazione a Monte potranno fare una gradevole passeggiata fino alla Farmacia.
Si scende, percorrendo Corso Firenze.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi ancora, si imbocca Corso Paganini.
Ecco le signore con gli abiti scuri e i cappelli scenografici, tutte si dirigono verso la salita che conduce alla piazzetta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ah, che fatica, con quei vestiti, con l’ombrellino da passeggio e tutto il resto!
Piano piano si arriverà a destinazione.

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E una volta giunti in Piazza Sant’Anna si andrà a far compere, in cerca di ciò che occorre per il proprio benessere, siamo agli inizi del ‘900 e l’offerta è ampia e varia.
Oh sì, cari lettori, io ne ho la certezza perché nella mia guida Pagano del 1922 ho felicemente trovato una splendida inserzione pubblicitaria che decanta i prodotti della Farmacia, c’è anche un riferimento alla Funicolare della quale si può servirsi per andare dai frati.
E sono nominati lo sciroppo di salsapariglia e quello di rose, come avete potuto vedere dalle mie foto in questa farmacia ancora si usano questi ingredienti.
E poi rosolio, zucchero rosato e diversi altri preparati, ci sono anche le pillole di un certo Fra Bernardino e naturalmente è citato il Dottor Le Roy, all’ingresso della Farmacia c’è un busto marmoreo che ritrae questo celebre medico.

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E insomma, la pubblicità è l’anima del commercio, no?
E così i predecessori di Frate Ezio nel glorioso 1922 ricorrevano alle inserzioni pubblicitarie sulla Guida della città di Genova e in questo modo facevano conoscere i loro particolari preparati.
Oggi le cose sono cambiate, la Farmacia ha un sito del quale vi potete servire per le vostre ordinazioni, come sapete vi si trovano anche prodotti cosmetici, saponi e acque profumate.
Non so come fossero quei religiosi del 1922, a me i frati sono sempre simpatici, alcuni in modo particolare.
Ai nostri giorni all’Antica Farmacia Sant’Anna trovate lui, il mio amico Frate Ezio, insieme ai suoi confratelli conserva i segreti del passato con uno sguardo verso il futuro, nello splendido cammino della più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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Fra Giovanni e la Madonna del Parto, una storia di devozione

Questa è una storia commovente e intensa, per raccontarla dobbiamo andare indietro nel tempo.
Sul finire del ‘700 la città ha un altro aspetto e nella zona di  Piazza Acquaverde c’è la Chiesa della Visitazione dove si trovano i Padri Agostiniani Scalzi, in questo edificio religioso è venerata una particolare statua di Maria: è la Madonna dell’Espettazione del Parto.

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Sono tempi difficili, nel 1797 chiesa e convento vengono soppressi.
L’immagine adorata di Maria in quest’epoca di rivoluzioni viene preservata ed è la fede di un uomo a salvarla, è un laico talmente devoto a Lei da guadagnarsi il nome di Fra Giovanni della Madre di Dio.
Ed è lui a fare in modo che la Madonna sia condotta presso il Convento di San Nicola.
Incombe il destino della storia, sono gli uomini a tracciarlo: nel 1810 il governo napoleonico sopprime diversi conventi, questa sorte toccherà anche a quello di San Nicola.
I religiosi abbandonano così la città e tornano nei loro luoghi di origine: anche Fra Giovanni, a malincuore, lascia San Nicola.
Porta nel cuore autentico affetto per la Madonna a lui così cara, non trova pace Fra Giovanni, si accerta di continuo che la statua sia al sicuro.
E giunge un giorno benedetto: egli scopre che esiste la possibilità di affittare chiesa e convento.
Presto, non c’è un momento da perdere!
Con la questua raccoglie quanto necessario, affitta la chiesa e torna al cospetto della sua Madonna.
Si prega Maria quasi da carbonari, i fedeli entrano da una porticina laterale e si riuniscono davanti allo sguardo dolce di Lei ma la chiesa rimane sempre chiusa.

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Lo zelo di Fra Giovanni non conosce tregua, egli attende il momento propizio per restituire agli occhi del mondo la luce della Madonna del Parto.
Viene a sapere che il governatore della città Giambattista Carrega è particolarmente devoto alla Madonna e così si rivolge proprio a lui.
Ed è la vittoria e il trionfo della costanza, il piccolo uomo devoto ottiene che nel 1815 la chiesa sia finalmente riaperta.
Da allora la Chiesa di San Nicola da Tolentino ha subito diversi ammodernamenti in seguito ai danni subiti durante l’ultima guerra.

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Non è terminata la commovente vicenda di devozione di Fra Giovanni, la figura di quest’uomo mi ha davvero colpita: per il suo fervore, per la sua attenzione, per la bellezza dei suoi gesti.
E andiamo al 1818, si attende un evento importante in città.
E Fra Giovanni, come sempre, è riuscito a far cadere l’attenzione sulla sua Madonna adorata.
Vedete?
Riuscite a scorgere la ripida strada che conduce lassù?
Sentite lo scalpiccio dei cavalli?
E c’è anche una portantina regale che viene condotta su per la sfiancante salita: Vittorio Emanuele I e la Regina Maria Teresa salgono a San Nicola.
Dalla Madonna del Parto.
Da Fra Giovanni.
E noi come abbiamo fatto a dimenticare la grandezza di questo piccolo uomo?
Immenso, per me, per questo voglio ricordarlo.

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Il sovrano viene accolto nella chiesa ornata a festa, Vittorio Emanuele visiterà anche la Madonnetta, Fra Giovanni otterrà che le due chiese siano di nuovo affidate agli Agostiniani.
Così la Madonna del Parto si salvò, grazie alle cure di Fra Giovanni, al termine della sua avventura terrena Fra Giovanni fu posto ai piedi di Lei a dormire il suo sonno eterno.
A San Nicola ho trovato solo traccia di questo sepolcro dove riposano insieme diversi frati dell’ordine.

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Lei è sull’altare della chiesa, la circonda una fiammante luce dorata, la pregevole statua è attribuita a Tommaso Orsolino.

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Candida nel suo manto chiaro, mistica nei suoi gesti, un volo d’angeli illumina il suo ventre, immagine dolce della Madre di Dio.

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Se andrete in questa chiesa La troverete.
E quando sarete davanti a Lei pensate al piccolo uomo, Fra Giovanni della Madre di Dio.
Non conosco il suo volto, non so nulla in più su di lui.
So che questo sorriso lo rasserenò fino alla fine dei suoi giorni, so che i suoi occhi cercarono questo sguardo amorevole per tutta la sua vita.
E mi piace pensare che li abbia ritrovati, per l’eternità.

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Corso Firenze, 1893: la nascita della Scuola Maria Mazzini

Torno a scrivere di un luogo a me caro, con un racconto che viene da lontano ed è tratto dalle pagine di un mio libro prezioso: Genova Nuova, un corposo volume edito nel 1902 che narra la crescita e la trasformazione della mia città.
Sono anni di fermento e di grandi rivoluzioni urbane: la Superba cambia aspetto, la nuova Genova è bella ed elegante.
Sulle alture si snodano dolcemente le ampie strade della circonvallazione, il cielo è lo stesso di allora: turchese profondo su Corso Firenze.

Corso Firenze

Passo dopo passo lo si percorre per raggiungere la Scuola Elementare Maria Mazzini, di quegli anni d’infanzia ho già scritto in questo post, ne ho un dolce ricordo.
Corri giù, con lo sguardo sull’orizzonte del mare, la cartella sulle spalle e la mano sulla ringhiera.
Suggestioni dell’autunno che sta per arrivare.

Corso Firenze (2)

L’autore di Genova Nuova dedica ampio spazio alle nuove scuole cittadine.
Sorgono, egli scrive, per accogliere con maggior agio gli scolari e perché essi possano usufruire di spazi ampi, luminosi e arieggiati.
La scuola dove io ho imparato a scrivere viene terminata nel 1893 su progetto dell’Ingegner Oddone e se per caso non lo sapeste adesso comprenderete per quale ragione questo edificio ha due ingressi.

Scuola Elementare Mazzini

Da principio, infatti, il palazzo comprendeva due differenti elementari: la scuola maschile Emanuele Celesia e la scuola femminile Maria Mazzini.
In posizione amenissima e saluberrima, sottolinea il nostro autore.
E poi descrive quei corridoi, quelle scale, i terrazzi e i saloni dedicati alla ginnastica e alla ricreazione al coperto.
Luoghi che ho vissuto, luoghi dove sono cresciuta, li ho scolpiti nella memoria.
Qui non mi dilungherò nei numerosi dettagli architettonici riportati nel libro, l’autore descrive il sistema di riscaldamento e quello per l‘aspirazione dell‘aria viziata, specifica che quelle ampie finestre erano state progettate perché la luce inondasse le classi e le file di banchi.

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C’erano, nelle due scuole, 10 classi per ogni sezione.
E mi viene in mente che mia nonna era maestra elementare e insegnò anche alla Mazzini, ho tante foto di classe di lei con i suoi alunni.
Un libro che racconta il passato,su quelle pagine si legge che all’epoca i bambini potevano usufruire di un giardino che era parte dell’edificio.
In quel principio del secolo poche case sovrastavano la scuola, nella parte destra della fotografia si nota una ringhiera non più esistente, in quello spazio ai nostri tempi c’è la Piazzetta dell’Unicorno.

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Immagine tratta dal Volume Genova Nuova di mia proprietà

In età adulta mi è capitato di ritornare alla Mazzini, come molte altre anche la mia scuola è sede dei seggi elettorali.
Di un dettaglio non ho memoria, eppure l’autore di Genova Nuova ne parla con autentico entusiasmo.
Egli scrive che davanti ad ogni classe c’è un vestibolo di 13 mq con una fontanella.
Ecco, io di questo non ho memoria, immagino che non ci sia più l’acqua che zampilla per dissetare i piccoli studenti: se le fontanelle ci sono ancora, e ne dubito, io proprio le ho dimenticate!
Tanto tempo è trascorso dal 1893, generazioni e generazioni di bambini hanno imparato a pensare, a immaginare e a disegnare in questa scuola.
E ancora adesso è così.
In Corso Firenze, alla Maria Mazzini.

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