La mareggiata

Prorompente e vitale, il mare con la sua bellezza misteriosa si solleva inquieto e si abbatte sugli scogli affioranti e sulla riva con questa magnifica potenza.
Là, davanti alle casette colorate di Boccadasse.

E l’onda si gonfia, turbolenta si schianta sui sassi e sempre ritorna.

Sotto a un cielo cupo e gonfio di pioggia.

Ed è una danza che mai si ferma e ha diverse sfumature di grigio, di azzurro e di mare.

Ed è magnifico blu sfiorato dalla luce calda del sole.

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Luccicano le piastrelle di Corso Italia bagnate dagli spruzzi di acqua salmastra.

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Ed è fresca effervescenza che si leva e si dissolve e poi ritorna, ancora e ancora.

La forza dell’acqua incanta, la sua potenza ammalia e leva il fiato.
E ancora le onde si alzano e cadono giù.

E il mare impetuoso non si placa, infuria maestoso e tutto sovrasta.

E danza, gioca, si abbatte e si solleva in una danza senza fine.

Inquieto il mare mai si ferma e la sua bellezza affascina gli sguardi.

E le sue onde potenti lambiscono la riva.

La mareggiata è uno spettacolo straordinario, è la voce dell’abisso che sussurra a tutti coloro che vogliono ascoltarla mentre l’acqua si frange ancora e ancora.

Ed è spuma bianca che briosa ed evanescente si dissolve.

Questa è l’avventura del mare e del suo eterno divenire davanti ai nostri occhi meravigliati.

Ed è vento e acqua, forza e pura bellezza, splendore e vita.

Così si resta, lasciando scorrere il tempo e ammirando le onde che si rincorrono sulla spiaggia di Corso Italia.

Mentre piano la luce del giorno si fa più fioca e il mare in tempesta ancora non si placa.

E le onde si alzano, davanti ai gozzi della Foce, in una sera d’autunno e di Genova.

Ciao estate!

Ciao estate, sei benvenuta, con i tuoi colori brillanti e le tue languide sere chiare di luce.
Tempo di sole che sfiora la pelle, tempo di svago e di libertà.
Stagione della tua rinnovata bellezza, cara dolce estate, tu sola porti con te nostalgie e ricordi più di qualunque altro tempo dell’anno.
Tu sola sai farmi tornare ad altre stagioni della vita e il nastro si riavvolge e ritornano i profumi, i sapori e i colori: l’albero d’eucalipto davanti a casa, l’olio di cocco e la granita al limone, le magliette a righe e le biglie nella retina, la sabbia nelle ciabattine e la trasparenza dell’acqua, i fuochi d’artificio colorati e il frullato alla fragola con la cannuccia.
Ciao estate, ben ritrovata, con le tue mille magie.
Ti accolgo così e questo non è un orizzonte lontano, è solo la nostra Corso Italia e la vivace bellezza della natura e del nostro mare.
Ciao estate, benvenuta a te.

Ed è primavera

Ed è primavera.
E ognuno sente questo desiderio di camminare nell’aria fresca e frizzante, nel tempo chiaro delle giornate dolci.
Ed è primavera, in Corso Italia.
Si inseguono le vele all’orizzonte, il mare è placido, si resta con le mani posate alla ringhiera.
In questa calma perfetta si chiacchiera, si ride, si ama.
Si passeggia, nel sole e nella luce.
Si respira, all’unisono, con questo senso di libertà.
Ed è primavera.

Dopo le onde

Il mare.
Il mare sa essere così imprevedibile, impetuoso ed implacabile.
Lo amiamo, è parte dell’anima nostra e ci tradisce, a volte.
Il mare ha travolto barche, muri, coste e litorali, ha cancellato spiagge e sferzato i paesi della riviera.
Il mare, ieri a Boccadasse, era ancora così.

Nulla rispetto a quella potenza del giorno prima, eppure era ancora forte.

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Con le onde scure e inquiete.

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In quell’eterna danza tra le case del borgo.

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Con i gozzi messi in salvo nelle piazzette e nei caruggi.

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Il mare ha portato via il muretto dove ci mettevamo ad ammirare il tramonto ma braccia solerti sono già all’opera e al lavoro.

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Il mare, dopo le onde alte, ancora non si placa.

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E ho camminato, lungo Corso Italia.

Corso Italia (1)

Corso Italia (2)

E la luce ancora rimbalzava sull’acqua inquieta e tempestosa.

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E c’erano le onde, onde agitate oltre il cancello.

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E spuma frizzante di abisso profondo.

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In una giornata in cui molti di noi sono andati a guardarlo questo mare capriccioso e ribelle che non sappiamo comprendere.

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E gli spruzzi si frangevano contro le rocce.

Corso Italia (7)

Mare d’autunno, incerto e imprevedibile.

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Mare che canta, sempre, ancora.

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Mare che fluisce e ritorna, ancora.

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Poi il sole si è nascosto tra le nuvole e ha donato il suo calore al cielo.

Capo Santa Chiara (1)

E la sua luce ha illuminato Capo Santa Chiara e il nostra mare ancora inquieto.

Capo Santa Chiara (2)

Verso sera in Corso Italia

Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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La pazienza dei pescatori

La pazienza dei pescatori forse non si può imparare, è una dote che risiede nell’animo di alcuni, è una virtù che appartiene a coloro che sanno parlare alla vastità del mare.
Quella loro pazienza è inesplicabile, per noi complessa come le reti adagiate a terra in attesa di essere gettate tra le onde.

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Certi pescatori attendono il momento perfetto per sfiorare l’acqua.
Osservano, silenziosi e attenti.

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Altri restano davanti al mare, aspettano di prendere il largo mentre la luce accarezza l’orizzonte.

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I pescatori conoscono un ritmo lento, lo scandisce il frangersi dell’onda contro gli scogli, lo accompagna il canto dei gabbiani verso sera.
E sono solitari certi pescatori, reggono la canna, seguono i movimenti della loro lenza.
Attendono, senza alcuna fretta.

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A volte, li vedi in lontananza, i pescatori.
Sul molo, ognuno ha la sua sfida da affrontare.
Certi restano ad osservarli, apparentemente per vedere se la pesca sarà fruttuosa in realtà forse cercano soltanto di carpire il segreto della pazienza dei pescatori.

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Segreto nascosto e impenetrabile, ha tutti i colori di una passione e tutte le sfumature della vita vera.

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Come se attorno non ci fosse nulla, come se il tempo non avesse importanza.
Quiete e calma, la lenta precisione di un gesto sapiente e antico.
E infinita pazienza, la pazienza bella del pescatore.

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Vele

Le vele.
Le vedo a volte in lontananza, dal mio terrazzo, oltre le gru e oltre la vita del porto.

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Oltre la Lanterna, piccole e biancheggianti come barchette di carta, mentre un aereo sfreccia in cielo.

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Ogni vela è una nuova sfida, una meta da conquistare, una costa da raggiungere.

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Alcune sono distanti dallo sguardo, caparbie inseguono la libertà.

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Certe invece navigano quiete, in cerca di un approdo o di una spiaggia alla quale arrivare.

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Una vela candida si gonfia, si inclina, rapida segue la sua rotta.

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E andando al largo si scorgono vele maestose che compiono viaggi avventurosi sulle onde.

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Sul mare blu, davanti a Boccadasse.
E puoi anche pensare che da certi terrazzi a volte possa affacciarsi qualcuno solo per scrutare l’orizzonte, in cerca di una vela.

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Dondolano, sull’acqua scintillante di riflessi d’argento.

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Si affiancano, mentre le accarezza la brezza marina.

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Un piccolo gozzo, una vela.
Sull’immenso mare fonte di vita e di gioia.

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Un bagliore acceso, una luce sfavillante, onde inquiete che lambiscono le rocce.
Un soffio di vento sospinge la vela, mentre tutto luccica.

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Il Capodanno di un altro secolo

L’anno volge al termine e come ogni altra città anche Genova si appresta a festeggiare.
Forse potrei darvi qualche consiglio per domani, invece preferisco farvi ancora salire sulla mia macchina del tempo per portarvi al Capodanno di un’altra epoca.
Siamo nel 1913 e su Il Lavoro, uno dei quotidiani più letti dai genovesi, ecco pubblicizzati gli eventi ai quali partecipare.
Ad esempio potremmo scegliere un abito da gran sera e attendere l’arrivo del nuovo anno al prestigioso Hotel Isotta, ricorderete che ve ne parlai diverso tempo fa, si trova nella centralissima Via Roma.

Via Roma

Ebbene, all’Hotel Isotta sapranno come soddisfare la loro esigente clientela, si propongono piatti raffinati per l’occasione.
E pensate, il menu è interamente scritto in francese!
La cena si aprirà con un consommé in tazza, seguiranno aragosta, filetto e carni bianche, deliziosi carciofi e salse raffinate.
Anche il dessert è sfizioso ed elegante, non sapete cosa darei per poter assaggiare il delizioso Gateau Isotta, non so bene di cosa si tratti ma deve essere una nuvola di dolcezza!
Il cenone in Via Roma costerà 6 Lire, che dite, ce lo possiamo permettere?

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In alternativa la nostra scelta potrebbe essere del tutto diversa, come si legge in un articoletto del 30 Dicembre 1913, al Lido d’Albaro si prospetta una serata interessante.
Alle 21 si terrà uno spettacolo teatrale e poi si cenerà al ristorante, è previsto un menu a prezzo fisso accompagnato dalla musica suonata dall’orchestra.
Dopo la cena ci si trasferirà nel salone riccamente decorato con fiori “figuranti una serra di viole”, così recita l’articolo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Oh, poi verranno sparati colpi di cannone a salve per salutare il nuovo anno e non dimentichiamo che ad ogni partecipante è riservata una sorpresa portafortuna.
Passata la mezzanotte inizieranno le danze per il più classico dei festeggiamenti, il biglietto di ingresso per questa bella serata ha un costo di Lire 1.50.
Così si attende il primo giorno del 1914 davanti al mare di Genova.

Corso Italia

E in tutto questo la notizia sensazionale è riassunta in poche righe, secondo me.
Eh già, cari lettori, infatti l’ultimo dell’anno è sempre un problema muoversi ma i genovesi sono fortunati e non sarà difficile raggiungere il Nuovo Lido: per il 31 Dicembre il servizio dei tramways elettrici andrà avanti fino alle 4 del mattino.
Già, nel 1913: sono piacevolmente stupefatta, lo ammetto.
E quindi ecco le mie proposte di oggi, spero che le troviate interessanti.
Domani torneremo in questo secolo e troverete qui i miei auguri per l’anno che verrà, adesso vi lasciò là, tra il 1913 e il 1914, tra le fragranze delicate dei profumi dei fiori.
E ricordate: fino alle 4 del mattino potete prendere il tramway!

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Una fanciulla di nome Aurora

Camminò a lungo sopra a quei sassi tondeggianti non sapeva mantenere l’equilibrio e questa, in qualche modo, era per lei una sensazione inebriante.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Quelle parole le risuonavano spesso nella testa, quante volte gliele avevano ripetute!

Sassi
Aurora Millicent Fairfax era stata una bambina cagionevole, certi inverni della sua infanzia li aveva trascorsi osservando il mondo da una finestra, nella sua casa a graticcio, nella pacifica Saint Albans.
Figlia unica, protetta come un fiore raro, era stata una bimbetta docile e paziente ed era poi divenuta una fanciulla fragile, ad ogni infreddatura e ad ogni debole colpo di tosse la mamma e le zie si mettevano a snocciolare speranzose preghiere al Padre Eterno affinché proteggesse la loro delicata creatura.
Il medico aveva suggerito per Aurora un soggiorno in un luogo dal clima tiepido e salubre, così la famiglia lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in un’incantevole villa in Albaro.

SanFrancesco d'Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Giorno dopo giorno, come per una sorta di miracolo, Aurora era come rifiorita: sulla sua pelle diafana erano sbocciate minuscole e chiare efelidi, il suo respiro non era più affannato.
La signorina inglese conduceva un’esistenza quieta, Aurora suonava il mandolino e amava i libri, ne aveva un baule pieno e li trattava con il riguardo che si conviene, a volte tra quelle pagine deponeva piccoli fiori.

Mandolino

Prediligeva i romanzi di Jane Austen, le cupe atmosfere di Dickens e i versi di Keats: in quei volumi trovava mondi che non aveva mai veduto, viveva amori che non aveva nemmeno mai osato sognare.
La sua vita tranquilla all’improvviso subì un inatteso terremoto: senza dir nulla a nessuno, in certe luminose mattine apriva il cancello del giardino e si allontanava dalla villa.
Si comprenderà che i genitori di lei si dimostrarono da subito molto apprensivi al riguardo: Aurora dava risposte evasive, li rassicurava dicendo che andava a leggere davanti al mare e loro, per quanto preoccupati, decisero di non porle ostacoli.
La loro figliola in fondo era stata sincera, qualcuno disse poi che l’avevano vista intenta nella lettura, proprio là, dove le onde si frangono contro gli scogli.
Era certamente lei, Aurora Millicent Fairfax con il suo cappellino e i guanti scuri, l’abito celeste e gli stivaletti con i bottoncini.

Via San Giuliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non era soltanto il canto della risacca a condurla in quel luogo, Aurora aspettava i pescatori.
Uno di loro, senza alcuna malizia, aveva suscitato la sua attenzione, la ragazza aveva anche vagamente intuito il nome di lui: il giovane si chiamava Taddeo e parlava una strana lingua cantilenante, un dialetto per lei incomprensibile.
Taddeo non sapeva nulla della Regina Vittoria o di William Shakespeare, lui era un uomo di mare, non conosceva una parola di inglese e certo non era mai stato a Londra, penso lei mentre da sotto il suo cappello lo osservava.
Taddeo aveva la pelle riarsa dal sole, il viso scuro come l’ebano, portava sulla testa un buffo berrettino e teneva i calzoni arrotolati.
Taddeo stava a piedi nudi nell’acqua, la signorina inglese non aveva mai avuto l’ardire di fare altrettanto!

Pescatori allo Strega

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche lui la notò, così dolce ed eterea Aurora non passava certo inosservata.
Furono diversi e ripetuti quegli incontri fugaci e silenziosi, ogni volta lui la omaggiava con dei piccoli doni che risvegliavano la meraviglia di lei.
Un pugno di sassolini colorati, conchiglie maestose che Aurora non aveva mai veduto prima.

Conchiglie

Un giorno Taddeo mise ai suoi piedi una stella marina rossa come il sangue, Aurora abbassò il suo libro e accennò un timido sorriso mentre la creatura degli abissi riguadagnò lentamente la via del mare.

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Dissero che l’avevano veduta spesso, proprio nel punto dove la strada compie una curva.
Gli amici di Taddeo giurarono di non saperne nulla, solo un certo Martino, con il fare di chi custodisce un prezioso segreto, svelò alcuni particolari che lasciarono attoniti i signori Fairfax.
Disse che un giorno aveva sentito la voce di lei, gioiosa e soave, non riusciva a smettere di ridere mentre cercava di pronunciare alcune parole in dialetto, era goffa e incerta in quei suoi buffi tentativi.
Aurora stava seduta sui sassi e Taddeo era in ginocchio, di fronte a lei.
E poi, d’un tratto, la signorina inglese si era tolta gli stivaletti e tenendo sollevati i lembi dell’abito aveva camminato nell’acqua mentre la spuma del mare accarezzava le sue caviglie.
Taddeo le era rimasto accanto come un angelo custode.

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E questo era tutto, da quel giorno Aurora Millicent Fairfax era scomparsa nel nulla e anche di Taddeo non c’era più traccia.
I signori Fairfax attesero la figlia per lungo tempo e tornarono spesso in quel luogo dove lei era solita fermarsi.
I libri di lei furono riposti nel baule, le corde del mandolino non suonarono più, rimase impressa nella memoria di loro il viso dolce di quella figlia tanto amata e protetta come un fiore raro.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Le sentiva ancora quelle parole, erano indelebilmente impresse nella sua mente.
Taddeo le diede la mano e restarono lì, sulla scogliera, mentre l’orizzonte si tingeva di oro.

Mare

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Ogni persona è un romanzo, a volte non puoi leggere certe storie ma puoi giocare con la tua fantasia.
E allora osserva bene: vedrai un giovane uomo, è un pescatore di nome Taddeo, accanto a lui c’è una fanciulla dalla pelle chiara, è la signorina Aurora Millicent Fairfax, l’ultima volta l’hanno vista là, seduta davanti al mare.

Via San Giuliano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ringhiere

Non sono tutte uguali le ringhiere.
Ognuna è una storia, una strada e un cammino.
Certe ringhiere, a Genova, confuse tra blu, turchese e vento.

Corso Italia

Ringhiere.
Un saliscendi, perfettamente parallelo alla linea dell’orizzonte.

Capo Santa Chiara

Ringhiere, finestre sul mio mondo.
E mettiti seduta per terra.
Guarda le case, i tetti, i corsi, la mia Genova.

Corso Firenze

Questa ringhiera di Corso Firenze a volte gioca con la luce.
E sono ombre che si riflettono a terra e intanto la strada scende giù, pare quasi incontrare il mare.

Corso Firenze (2)

Cornici, la città al di là della ringhiera.

Corso Firenze (3)

In autunno poi alcune inferriate si vestono di foglie rosse, diventano balconi e affacci spettacolari.
Certe ringhiere sono quiete attese, pause e silenzi.

Spianata Castelletto

E altre sono abbracci, parole e vicinanza.

Isola delle Chiatte

Alcune ringhiere paiono quasi scivolare via, si confondono nel chiarore della sera e tu non puoi far altro che seguirle.

Nervi

Io e te, pedala, giù dalla discesa.
Ci fermiamo qui?
Sì, dai.
Poi scendiamo giù nei caruggi.
Io e te e certe ringhiere.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi ancora vicoli, vasi di fiori e biciclette.

Piazza Don Gallo

E là, sulla Riviera di Levante, trovi ringhiere perfette per fermarti davanti al mare.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

E altre ancora narrano di profumi del Mediterraneo, di pesci guizzanti e di piante assetate di luce.

Vernazza

Vernazza

Ringhiere, sui terrazzi dei caruggi, tra ardesia e cielo.Tetti

Corri.
Corri, respira profondamente.
Aria, aria, aria.
Fermati, c’è una panchina.
E una ringhiera, ancora.

Priaruggia

E poi certe ringhiere si snodano sopra gli scogli, tra te e l’infinito c’è soltanto un bagliore d’argento.

Priaruggia (2)

Certe ringhiere sono linee nette come pensieri innocenti.

Priaruggia (3)

Non sai nemmeno spiegarlo, sai solo che davanti a certe ringhiere devi fermarti e lasciare andare lo sguardo.
Oltre, lontano, al di là della ringhiera.

Spianata Castelletto (2)