Per tutta la vita

Accade che certi amori durino per tutta la vita ed io voglio credere che loro due siano rimasti insieme per sempre.
E poi il tempo scivolò via anche per loro ma io penso che siano ritornati molte altre volte in questo che forse era un luogo del cuore.
Il mare, la scogliera, la passeggiata di Nervi e la ringhiera che si snoda sinuosa.
Due sposi: alti, eleganti, raffinati.
Persone di garbo e di buone maniere e così in sintonia tra di loro, a me così sembra.
Per tutti i giorni, per tutti gli anni a seguire.
E poi ancora ritornare, ricordare, sorridere e parlarsi.
Ancora.
Sospirare di nostalgia, tenersi per mano, aspettando il tramonto.
E ancora appoggiarsi alla ringhiera, quando il passo diventa più lento.
Mentre l’onda canta la sua languida melodia, infinita come un amore che dura per tutta la vita.

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Sulla neve

E poi c’erano le giornate sulla neve, ore preziose sottratte alle quotidianità e trascorse nella quiete delle superbe montagne tra il bianco candore dell’inverno.
Tra amici, che memorabili istanti!
E come sa essere dolce la nostalgia, a volte.
Ricordi?
Il tuo maglione più pesante, il bastone per non scivolare, la memoria di un’amicizia rimasta immutata nel tempo.

Una giovane donna porta una gonna a quadri, la sciarpa, i calzettoni arrotolati sulle caviglie, gli sci ai piedi.
E alla sera, poi.
Seduti tutti insieme davanti al camino, con una tazza fumante tra le mani, profumo di cannella e di torta di mele.
E parole, sogni, progetti per il futuro, quando si pensa al domani si ha sempre la recondita e taciuta speranza che il destino ci riserbi gioia e felicità.
E ricordi i tuoi desideri?
Era un giorno d’inverno, a Limone Piemonte, località molto frequentata ancora oggi dai genovesi.
Era un giorno d’inverno del 1937.
E tu sorridevi, chissà cosa c’era nascosto nel tuo cuore.

Tra amici, sulla neve, quante memorabili avventure!
Pantaloni larghi, tessuti pesanti e cappelli calcati sulla testa.
E poi, sulla neve, c’è sempre quello più spericolato, è inevitabile ogni volta la sfida per vedere chi sarà più veloce.

E invece, il futuro?
Chi tra di voi è riuscito ad afferrarlo e a trattenerlo, trasformando un sogno in realtà e vita, in tempi certo non semplici?
E c’erano, laggiù in fondo ai cuori, sogni e desideri segreti.
Era un giorno d’inverno del 1937.

Tra fratelli

Tra fratelli, in un giorno lontano fissato su fragile carta.
Bambini composti, tranquilli ed obbedienti.
Un abitino bianco con il bordo tutto pizzi, l’espressione vispa e intelligente, un ricciolo ribelle sul petto.
Manine conserte, bocca a cuore, maniche gonfie.

Nastri chiari e capelli biondi.
E tutta una particolare raffinatezza nell’abito di questa bimba assennata e giudiziosa, da grande sarà di certo divenuta una donna affascinante e molto ammirata.

Il maschio di casa, quello che ha più responsabilità di tutti anche se a dire il vero non ne sembra troppo consapevole: ha l’aria timida e impacciata, sembra un ragazzino scontroso e suscita in me un senso di tenerezza.

Tra fratelli accade così, ognuno ha la propria personalità e lei è la più grande, a me sembra anche la più volitiva.
Fiocchetto in testa, sguardo sicuro e un collanina al collo che sembra di rossi coralli, chissà cosa ne è stato di quella preziosità e se qualcuno l’ha conservata come caro ricordo di lei che la indossò da bambina.

E in questo quadro di raffinate e garbate compostezze spicca la bella spontaneità infantile, uguale e naturale in ogni epoca.
Pizzi, boccoli, piedini scalzi e un dolce sorriso ingenuo.

In un giorno distante, in un tempo diverso, memoria tenera di quei giorni di infanzia.

A far compere in Via Carlo Felice

Oggi vi porto con me a fare spese in una strada elegante nel cuore di Genova, è Via Carlo Felice che ai nostri giorni conosciamo come Via XXV Aprile.
Prendiamo soprabito e guanti e affrettiamoci a raggiungere questa via esclusiva e perfetta per il passeggio: credetemi, andare a far compere in Via Carlo Felice è sempre piacevole.
Siamo nel glorioso 1890 e qui trovate la bottega del cappellaio De Mata e il negozio di calzolaio del Signor Danero, fa buoni affari anche il signor Romero che vende tele e biancherie.
E in Via Carlo Felice c’è anche un premiato stabilimento noto per i suoi capi di ottima qualità, sono certa che ne abbiate sentito parlare.

Va detto che da Monevi si produce davvero di tutto: ghette e flanelle, impermeabili, tovaglie, coperte, cinture e molto altro ancora.

Visto il clima rigido e freddo, se non vi spiace mi fermerei dal signor Rossi a guardare qualche cappello.

Non solo vendono capi su misura ma qui c’è un’ampia scelta di cappelli provenienti dalle più note fabbriche inglesi e tedesche, tra l’altro la pubblicità promette prezzi miti e quindi direi di dare un’occhiata alle vetrine!
I signori gentiluomini troveranno qui il Gibus che è un particolare cappello a cilindro.

Per caso qualcuno di voi ha necessità di farsi fare un ritratto?
È bene che sappiate che in questo scintillante 1890 ha il suo studio in Via Carlo Felice lo stimato fotografo Ciappei, chiaramente la questione della fotografia richiede tempo e pazienza, non basta un clic, è una faccenda piuttosto complicata!
Invece i musicisti e gli amanti delle sette note potranno scegliere il pianoforte a loro più adatto nel magnifico negozio di Ferrari: hanno strumenti in vendita e in affitto per la campagna e per la città, mi sembra giusto precisarlo.

E ancora vi ricordo altre delicatezze che già ebbi modo di mostrarvi in questo post: sono i profumi deliziosi di Vitale, le signore e le signorine alla moda desiderano sempre avere le essenze più in voga e qui c’è davvero un’ampia scelta!

Infine potremo concludere la nostra passeggiata con una sosta in uno dei tanti caffè della via, ne trovate per ogni necessità: potremmo andare al Caffè della Posta o al Caffè Costa già Francia, in Via Carlo Felice c’è anche il celebre Klainguti.
E che ne dite di fermarci invece dal signor Ehrart?
Lui ha una pasticceria viennese dove si serve anche pane di lusso due volte al giorno, direi che potremmo accomodarci a un tavolino e farci servire un buon cioccolatto caldo preparato a regola d’arte.

Questo è un nostalgico viaggio a ritroso negli anni: tutte le immagini pubblicitarie che avete veduto sono tratte dal mio Lunario del Signor Regina del 1890, uno scrigno di inestimabili tesori.
E in quell’altro tempo si andava a passeggio in Via Carlo Felice ad ammirare le vetrine dei suoi negozi eleganti ed esclusivi.

Le nostre care balie

Le nostre care balie, generose ragazze prodighe di gocce di vita.
Fanciulle semplici, vigorose e sane.
Cuori grandi e puliti, le nostre care balie che allevarono gracili creature e fragili bimbetti amati come figli.
Le nostre care balie dalle braccia affettuose e forti, dai petti colmi di amore e di calore materno, floride ragazze venute dalla campagna e a loro volta madri.
E figlie, sorelle, donne.
Giovani, generose, altruiste, con questa purezza negli occhi.
Una trama di pizzo, un nastro vezzoso sul capo, gli orecchini a cerchio.

Le nostre care balie, orgogliose e fiere, modeste, silenziose e gentili.
Affabili, pazienti e amorevoli.
Indelebili come le loro carezze, le ninna nanne e gli abbracci.
Le nostre care balie, ritratte con quei bambini per i quali esse rappresentarono vita e salute, prosperità e gioia.
Le nostre care balie dai nomi semplici e mai dimenticati.

Le nostre care balie che videro quei neonati diventare adulti e forti.
Fanciulle che seppero compiere meravigliosi miracoli forse senza neppure saperlo, cullando quei bimbi tra le braccia e tenendoli vicini al cuore.
Loro che restarono sempre nella memoria di molti, ricordate per sempre come le nostre care balie.

Gente di Via XX Settembre

E accade, a volte, di passare in certe strade e di ripensare a chi le ha percorse prima di te.
Camminando in Via XX Settembre, sotto i nostri amati portici che ci riparano dalla pioggia e dal sole, mi sono venuti in mente certi antichi genovesi che ci hanno preceduti.
Indietro, indietro nel tempo, in Via XX Settembre è tutto un andirivieni di uomini di affari e di gente di città, qualcuno si sofferma a guardare i manifesti, altri vanno di fretta e si mescolano al turbinio della folla.

A passo svelto in mezzo alla strada praticamente sgombra, sullo sfondo si scorgono due tram.
Ed è un tempo lontano e diverso dal nostro.

E poi, ancora in altri anni, ci ritrova di nuovo sotto i portici.
In questo gioco di luci e ombre si scorge un’elegante signora con tailleur e cappello, un uomo tiene una mano in tasca, un altro cammina assorto con le braccia dietro la schiena.
E poi c’è lui, con il bastone da passeggio e la bombetta, volge gli occhi verso l’alto, qualcosa lo incuriosisce!

Gente di Genova, gente di Via XX Settembre.
Operai, avvocati, lattonieri, notai, balie e farmacisti, dottori e portinai, carrettieri e nobildonne, tutti quelli che hanno abitato nella Superba prima o poi hanno attraversato Via XX Settembre.
Da un lato all’altro della strada, guardandosi attorno.

Nel tempo che non è non è nostro eppure, a volte, non sembra neanche tanto diverso.

E camminiamo nella grandiosa strada del centro di Genova: tra la gente che la attraversò di certo ci fu anche Cesare Gamba, l’eclettico architetto ed ingegnere che la progettò, a lui si deve la realizzazione di Via XX Settembre.
E così a volte, mentre cammino in centro mi viene in mente questo affascinante genovese e penso che mi sarebbe piaciuto fare una passeggiata straordinaria in sua compagnia.

Nella strada bella e grande della Superba, tra la gente di Via XX Settembre.

Un pensiero romantico

Un pensiero romantico, due parole tenere e affettuose.
E uno stile così sentimentale tipico di certe dolcezze d’antan: le lettere tondeggianti, lo sfondo sfumato, toni tenui come certi fiori primaverili che si ponevano nei vasetti di cristallo su certe scrivanie.
Una penna, un cartolina speciale, un lume che donava una luce tremula.
Semplicemente così: ti penso.
E queste parole le porta a te una fanciulla con l’abito rosa, tra foglie, boccioli, vaghe sfumature di un’epoca diversa.
Mi manchi e queste parole sono per te.
Conservale tra le pagine del libro che hai sul comodino, in un luogo dove tu possa vederle, in modo che tu sappia sempre che io penso a te.
Ti penso, ti penso sempre.
Un dolce romanticismo che fece battere all’unisono due cuori, in un altro tempo.

Ragazze degli anni ’20

Era il tempo del jazz, delle musiche suadenti e della vivacità del Charleston, a New York in quel 1924 venne eseguita per la prima volta la Rapsodia in blu di Gershwin.
Erano gli anni del cinema muto e le ingenue fanciulle sospiravano sedotte dal fascino tenebroso di Rodolfo Valentino, il divo morirà appena trentunenne nel 1926.
Era il tempo del cinema muto e le attrici erano sensuali e conturbanti, a Hollywood brillava la stella di Clara Bow e fulgida iniziava a risplendere la diva Greta Garbo.
Erano gli anni di Buster Keaton e di Stanlio ed Ollio, nel 1925 fu proiettato per la prima volta il film La febbre dell’oro interpretato dal geniale Charlie Chaplin.
E ancora, nel 1924 Edward Morgan Foster pubblicò il romanzo Passaggio in India, l’anno successivo Francis Scott Fitzgerald diede alle stampe Il grande Gatsby e uscì anche Uno, nessuno e centomila del nostro Luigi Pirandello.
In quegli anni ‘20 andavano di moda i tagli a caschetto e le ragazze portavano la frangetta corta, io ho alcune foto di mia nonna con certe sue amiche e sono pettinate esattamente così.
E poi l’altro giorno nella vetrina di un negozietto vintage il mio sguardo ha trovato loro: quattro ragazzine di quegli anni distanti.
Forse sorelle, amiche o cugine, quattro fanciulle ancora da sbocciare.
Vestite di scuro, due di loro portano quel caschetto e quella frangetta, proprio come andava di moda a quell’epoca.
Sorridono e i loro visi hanno fisionomie che ora mi pare di non vedere più, sono ben diverse le ragazze di adesso e certo non sognano Rodolfo Valentino.
Loro quattro appartengono a un tempo distante che forse per noi a volte è difficile decifrare, aveva un altro ritmo e una musica diversa.
E la vita era ancora tutta da immaginare, era un sogno ancora da vivere per queste ragazze del 1924.

 

Una cartolina da Ponte Pila

Camminando, nel tempo e con l’immaginazione, sul Ponte Pila.
E forse sarete un po’ spaesati perché ai giorni nostri tutto è cambiato, in altri anni  quel ponte sovrastava il Bisagno e collegava la zona di Piazza Verdi e dell’attuale Piazza della Vittoria a Corso Buenos Aires.
Tic tac, tic tac, mettiamo indietro le lancette della macchina del tempo.
E che clangore, quanto frastuono in questa zona della città così moderna e piena di movimento, si vive l’urgenza di essere parte integrante dell’epoca delle innovazioni, protagonisti della città che cambia.
E si cammina verso la Foce, certe madri di famiglia si stringono nel soprabito scuro, un uomo porta sulle spalle un pesante fardello, dietro di lui in lontananza si distingue il profilo inconfondibile del Ponte Monumentale.

Gente che va, gente che viene.
Dall’altro lato del ponte, infatti, ecco una piccola folla di trafelati genovesi, ognuno ha la propria meta da raggiungere.
Queste persone hanno memorie diverse dalle nostre, hanno impressi negli occhi luoghi che noi non abbiamo mai conosciuto.
Un tale ricorda quando qui c’erano i cantieri e si favoleggiava su questa Genova Nuova che stava sorgendo, un altro va raccontando ai nipoti di quanto era bello il negozio di famiglia, quella bottega di chincaglierie dagli arredi scuri si trovava nella Via Giulia che venne demolita per lasciar posto alla Via XX Settembre che si estende gloriosa con la sua scenografica prospettiva.
Tra questa piccola folla incede aggraziata una signora davvero à la page: è colei che indossa l’abito a righe, osservando poi le foto dell’epoca si scoprirà che quei tessuti allora erano di gran moda.
Cigola il carretto trascinato con caparbia da un giovane uomo, la costruzione in legno che si staglia sullo sfondo è invece adibita a sala d’attesa per coloro che aspettano il tram.

Ed eccolo il mezzo più in voga, la vettura sferraglia gagliarda a centro strada, in direzione Foce.
Che bella invenzione la modernità, ti permette di andare da una parte all’altra della città con questa velocità, chi mai se lo sarebbe immaginato?

Ancora, ecco un’altra curiosa costruzione, ospitava un tempo un certo Bar Ciclistico certo molto apprezzato dagli affezionati clienti.
E qui ringrazio l’amico Stefano Finauri per avermi svelato cosa fosse questa strana struttura, da vero specialista in questi viaggi nel tempo lui conosce bene molti particolari sconosciuti ai più.
Tic tac, tic tac.
Osservate con attenzione i lampioni, forse vi sembrerà di averli già veduti.

Ed è proprio così, infatti quei lampioni e quelle ringhiere che un tempo erano su questo ponte sul Bisagno si trovano ora sul Ponte Giulio Monteverde, in questo post ne troverete le immagini e potrete leggere anche altre notizie sul Ponte Pila.
Si cammina, con la testa immersa nei propri pensieri e nelle proprie preoccupazioni.
Ognuno di noi ha la propria strada nel mondo, se questa donna potesse raccontare il suo quotidiano forse ci mostrerebbe una città della quale nulla sappiamo.

Cammina, come tutti gli altri, inconsapevole attrice di un prezioso frammento di un’epoca lontana, con i suoi affascinanti misteri.
In quel tempo perduto, nel tempo in cui si attraversava ancora il Ponte Pila.

Una cartolina per Maria

E appare qui, molti anni dopo, una cartolina per Maria.
Fu spedita diverso tempo fa e a scriverla, davvero con il cuore in mano, è un innamorato che si firma G. Batista.
Già il cartoncino in sé è piuttosto romantico e persino sdolcinato, tra fiori e parole d’amore, io mi sono anche permessa di posarlo su uno dei miei rampicanti, mi pareva il posto giusto.
E poi, le parole di lui: ecco la vera ragione per cui ho acquistato questa cartolina.
Che succedeva tra quei due?
Io questa Maria me la sono immaginata giovane e sognatrice, con gli occhi scuri come carboni, la pelle diafana, labbra di ciliegia.
Una ragazza semplice, dolce e sincera, intelligente e vivace, una fanciulla delle molti doti.
E lui?
Eh, chissà!
Innamorato pazzo, si direbbe.
Un che se avesse conosciuto una certa canzone sarebbe andato sotto le finestre di lei a cantare: apro gli occhi e ti penso e ho in mente te.
Visse un po’ di anni prima e a suo modo anche lui era capace di arzigogolare con le parole, la sua bella dichiarazione d’amore ha così suscitato la mia attenzione.
La trascrivo qui, con la speranza che i due innamorati abbiano vissuto per sempre insieme felici e contenti, proprio come nelle fiabe.

Maria, la bontà dell’anima tua supera la vastità dei mari, la dolcezza del tuo amore contrasta lo spazio all’infinito ma il mio amore per te è più profondo del mare e più vasto dell’universo.
Tuo per la vita innamorato G. Batista