Una creuza in inverno

Vi porto con me giù per una creuza nel tempo d’inverno.
È una creuza del mio quartiere ma non è una di quelle viuzze che percorro abitualmente, tuttavia in queste alture le nostre ripide mattonate ci permettono di abbreviare i percorsi, di perderci in certe magnifiche pendenze e di arrivare rapidi a destinazione.
Passo di San Nicolò collega Salita di San Barnaba a Via Lorenzo Stallo, scende giù così sinuosa tra muri che sanno racchiudere il silenzio rotto solo dal rumore dei vostri passi.

Una creuza in inverno è abbracciata dall’ombra e disseminata di foglie cadute in una vertigine di gradini che ritorno ad osservare mentre proseguo il mio cammino.
E quando mi trovo in luoghi così semplici ma a loro modo speciali come questo finisco per domandarmi cosa ne penserei se fossi una visitatrice estranea a questi posti e so che mi guiderebbero la curiosità e il desiderio di sapere cosa ci sia dopo ogni curva scendendo ancora più giù.

In una vertigine infinita che non lascia intravedere la fine del percorso.

Certe creuze poi conservano in alcuni punti le tracce di antichi fasti.

E poi ancora poso il palmo sul corrimano, ancora scendo passo dopo passo.
E anche questa volta mi sono scordata di contare i gradini, sarebbe una cosa che una visitatrice curiosa dovrebbe sempre fare ma d’altra parte può essere anche un compito da assolvere in una diversa occasione.

Così è camminare nella quiete di una creuza in inverno, in questo saliscendi così genovese che bene racconta i nostri quartieri abbarbicati sulle alture.

Così raggiungo il termine della creuza, solo pochi passi mi separano dalla strada sottostante e ancora una volta ritorno a volgere lo sguardo verso questa salita impervia e faticosa ma sono così le creuze di Genova: una bellezza rara da conquistare gradino dopo gradino.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.

La pioggia sulla creuza

La pioggia sulla creuza semplicemente scivola giù, in una mattinata senza vento e senza inquietudini.
Soltanto gocce che lente cadono come musica, così scende la pioggia sulla creuza e lucida le ardesie, ravviva i mattoni rossi, si posa sui tetti e sui muri delle case.
E non c’è fretta, nessuna frenesia, i soli a strepitare sono i gabbiani che si gettano giù, cantano e poi risalgono verso le nuvole e tu li osservi librarsi tra le case e andare ancora oltre e poi ancora ritornare.
E mentre cade la pioggia sulla creuza alcuni passanti si fermano a chiacchierare, pur non udendo affatto le parole si può immaginare che potrebbe trattarsi di una quotidiana consuetudine, un saluto, un sorriso, uno scambio di frasi gentili.
E intanto sotto le nuvole grigie taluni se ne vanno a spasso con un ombrello blu brillante come è il nostro cielo quando non piove e invece batte il sole sulla creuza.
Si scende piano, gradino dopo gradino.
Ed è una sinfonia di passi, un ritmo quieto e lento, tra le tinte calde delle case di Genova.
Senza frastuoni, soltanto nella bellezza del divenire del giorno, mentre lenta cade la pioggia sulla creuza.

 

Scoprendo Salita Inferiore di San Rocchino

Vi porto con me, giù per una bella creuza, Salita Inferiore di San Rocchino è una via del mio quartiere eppure l’ho percorsa per la prima volta proprio pochi giorni fa.
E inizia così la mia passeggiata, con lo sguardo che incontra i panni stesi su Passo dell’Acquidotto, scendiamo da qui e seguiamo i mattoni rossi davanti a noi.

Una creuza mai veduta è sempre un’emozionante scoperta, io la percorro da qui dove essa termina, a pochi passi da Corso Solferino.

Sal. I. San Rocchino (2)

E se ti guardi indietro è grigio e rosso, tinte che raccontano Genova.

Sal. I. San Rocchino (2a)

E apprezzo sempre le buone abitudini del passato come quella di indicare la data di costruzione dei palazzi.

Sal. I. San Rocchino (3)

Scendo, lungo la creuza che nei tempi antichi, come scrive Amedeo Pescio, era detta Crösa do Formaggiâ dalla bottega di un certo pizzicagnolo, in seguito prese il nome da un’antica chiesa che era appunto dedicata a San Rocchino.
La strada si perde tra le case colorate, sovrastata da un ritaglio blu.

Sal. I. San Rocchino (4)

E a dire il vero c’era un discreto andirivieni di gente mentre seguivo con gli occhi la via disegnata nel cielo.

Sal. I. San Rocchino (5)

Qui, in questo tratto, c’è una scuola, è l’Istituto San Giuseppe e mi piacerebbe poter visitare questo edificio.

Sal. I. San Rocchino (6)

E intanto ho trovato su quel muro una porta dipinta, effimera e armoniosa illusione tipicamente ligure.

Sal. I. San Rocchino (7)

Ed è lunga e tortuosa Salita Inferiore San Rocchino, scende ripida tra finestre e muriccioli, immersa nel suo magnifico silenzio.
Sono così le creuze di Genova, luoghi di quieta bellezza sospesa.

Sal. I. San Rocchino (8)

E non sai mai cosa vedrai tra le case di una creuza, sono le inconsuete prospettive di Genova.

Sal. I. San Rocchino (8a)

Cielo azzurro e diverse sfumature della Superba.

Sal. I. San Rocchino (9)

E la discesa va giù, a precipizio.
Tra piante, balconi e ancora silenzio.

Sal. I. San Rocchino (10)

Mentre nuvole rapide navigano in cielo.

Sal. I. San Rocchino (11)

Sono faticose le creuze di Genova, se vuoi sfidare la loro pendenza allora a volte possono essere anche impegnative.

Sal. I. San Rocchino (12)

E chiaramente ho incontrato un gatto che circospetto si è infilato tra le sbarre di un cancello per poi nascondersi con la consueta eleganza.

Sal. I. San Rocchino (13)

Sono così le creuze di Genova, se non le hai mai percorse non riuscirai ad intuirne la fine, non saprai capire quanta strada hai ancora da fare.
Gradino dopo gradino, sotto il cielo della Superba.

Sal. I. San Rocchino (14)

E poi ti volti ancora indietro e vedi la curva che scompare tra le case, le tinte armoniose, la via che ti lasci alle spalle.

Sal. I. San Rocchino (15)

Mentre il sole intanto accarezza finestre, vasetti di coccio e foglioline.

Sal. I. San Rocchino (16)

E si giunge così al termine di questa passeggiata, Salita Inferiore di San Rocchino sbuca nei pressi di Piazza Marsala, qui c’è il suo inizio, nel pieno centro cittadino.
E si snoda così, tra luce e ombra, con la bellezza semplice di una tipica creuza genovese.

Sal. I. San Rocchino (17)

Una mattina a Boccadasse

Una mattina d’autunno a Boccadasse.
Con questo tepore, con questa dolcezza marina, la creuza e la costa sinuosa all’orizzonte.

Giù per le scale e davanti al mare.
C’erano poche persone ma non sei mai solo a Boccadasse, c’è il caldo abbraccio del borgo ad accoglierti.
E a riposare davanti all’acqua calma l’altra mattina c’era anche Adele.

Tra i colori armoniosi baciati dal sole di ottobre.

E c’erano i pescatori, come sempre.
Scogli, canne da pesca e speranzose attese.

E sassi sulla spiaggia silenziosa, la magia bella di Boccadasse.

Ovunque tu volga lo sguardo sa sempre affascinarti.
Ancora, anche se quella salita l’hai percorsa tante volte, Boccadasse ti regala stupori sempre nuovi.

Così, in una quieta mattina, sono andata a gironzolare tra creuze e piazzette.

Ad ammirare il mare da una prospettiva a me cara.

E poi ancora là, dove si adagiano pensieri dolci, in questa splendida quiete.

Davanti a finestrelle che si spalancano di fronte al blu.

E il clima è ancora caldo e gradevole, così mi sono concessa una sosta sul muretto con una striscia di focaccia da gustare.
Eccola lì la perfezione di un mattino d’autunno, non saprei chiedere nulla di meglio!

E mentre mi godevo il mio spuntino ho veduto l’acqua gorgogliare.
Saranno i pesci, ho pensato tra me e me.
E non sei mai solo a Boccadasse, ve l’ho detto.
D’un tratto è emerso un simpatico pennuto, si tuffava e poi riemergeva, nuotava beato nel mare di Genova.
Non sono riuscita a vederlo bene ma credo che fosse un cormorano.

Sulle onde lievi luccicanti di sole.
E poi ancora giù, sott’acqua, infine ha preso il largo e l’ho perso di vista.

Io sono rimasta ancora sulla spiaggia, davanti a questa meraviglia, in una calda mattina d’ottobre.

Su per Salita di Rompicollo

So ormai da lungo tempo che talvolta dalle pagine ingiallite di un vecchio libro emergono angoli dimenticati di questa città, luoghi che non so neanche vagamente immaginare.
E così è accaduto, un bel giorno mi sono imbattuta in una strada mai sentita, per caso vi sembra di esserci passati?
Non è nelle nostre possibilità, l’affascinante e misteriosa Salita di Rompicollo non esiste più.
Forse la videro un marinaio di lunga esperienza e una giovane servetta, una madre di molti bimbetti, un oste e una lavandaia, forse la attraversarono un cordaio dal volto scavato dalle rughe e un fioraia dalle labbra vermiglie.
E sai?
Per quanto mi interroghi non riesco a figurarmi come questa via abbia potuto guadagnarsi proprio questo particolare toponimo.
Conosco discese vertiginose, precipitano sinuose nell’ombra, tagliate dalla luce e da improvvisi chiarori, si buttano giù e si gettano verso il confine del mare.

Nervi (8)

Via Giovanni Romero – Nervi

Percorro salite che richiedono fiato e passi decisi, a volte stanno sul crinale che separa la sfida con se stessi dalla necessità di una certa cautela.
Vai piano, su per alcune creuze, senza fatica.

Salita Porta Chiappe

Salita a Porta Chiappe

E detto ciò non credo di conoscere una via che potrebbe fregiarsi di questo insolito nome e se potessi andare là statene certi, la imboccherei dall’alto, mi parrebbe meno stancante.
E forse quella strada avrebbe tutti i colori dei nostri caruggi, così vibranti e vivaci in alcune giornate di sole.

Vicoli

Per appagare la mia consueta curiosità ho cercato notizie di questa strada, è citata nell’elenco delle vie riportato sul Lunario dell’anno 1882, vi si legge che era una traversa di Via del Colle.

Archivolto - Via del Colle

E quindi ho continuato la mia ricerca, mi avvalgo solo dei libri che possiedo e il salto temporale è notevole, sull’annuario del 1926 non ce n’è traccia.
E non c’è un oste, una giovane servetta o una lavandaia che possa darmi indicazioni, altrimenti domanderei a loro!
C’è però un altro prezioso libro dedicato alle strade di Genova, lo ha scritto Amedeo Pescio e risale al 1912, lì ho trovato ciò che cercavo: all’epoca la strada era stata ribattezzata e già si chiamava Salita del Colle, dalla Via del Colle terminava in Vico Mattamora.
E poi il tempo scorrerà e quella area, come ben sappiamo, finirà ingiustamente sotto i colpi del piccone lasciando spazio a edifici moderni senza storia e senza anima.

Ponte di Carignano

Prima di questo scempio, in una data a me ignota, qualche zelante amministratore per ragioni a me sconosciute ebbe la brillante idea di cambiare il nome a Salita di Rompicollo.
Ora, già io non riesco a immaginarla questa via a suo modo leggendaria e naturalmente disapprovo la sua demolizione, mi sarebbe tanto caro sapere per quale motivo le  hanno cambiato il nome.
Io lo avrei conservato, non esiste in tutta Genova una salita come quella, conosco salite impervie e faticose, improbabili e a volte sorprendenti.
Non conosco affatto Salita di Rompicollo, per questa ragione ho voluto scriverne, per conservare una piccola memoria di una strada perduta.

Salita San Nicolosio

Salita Inferiore di Sant’Anna, giù per la bella creuza

Ci sono luoghi, a Genova, difficili da narrare, nessuna immagine rende loro giustizia.
Vi porto con me, giù per una delle più caratteristiche creuze della Superba.
Impervia, ripida, sinuosa.
E davvero, non potrai mai dire di aver veduto Genova se non ti sei mai perso giù per una delle sue creuze.
Salita Inferiore di Sant’Anna è un mondo a parte, non è nel centro storico ma vi si respira l’atmosfera di un altro tempo, la creuza collega Corso Magenta a Piazza Portello.
Vieni dal centro e non hai il fiato per salire a piedi?
C’è la funicolare di Sant’Anna e poi puoi andar giù, giù per la creuza, oltre i mattoni rossi.

Sal. Inf. di S. Anna (2)

Sia chiaro, quelli che abitano qui non si fanno certo spaventare dalla salita, quelli che abitano qui non vivrebbero in nessun altro posto.
Stanno qui, a due passi dal centro cittadino, nel loro mondo a parte.

Sal. Inf. di S. Anna (3)

Tra sfumature di pesca e di albicocca, Sant’Anna è magicamente silenziosa.

Sal. Inf. di S. Anna (4)

E ha proprio l’anima e lo spirito della città vecchia.

Sal. Inf. di S. Anna (5)

Scendi, alla tua sinistra qualche gradino, l’ardesia, un portoncino verde e cascate di foglie.

Sal. Inf. di S. Anna (6)

Scendi, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai mai percorso queste stradine domandandoti dove andrai a finire.

Sal. Inf. di S. Anna (7)

E poi anche qui il cielo sa essere gentile.

Sal. Inf. di S. Anna (8)

Curva dopo curva.
Scalini, scalini, scalini, quanti saranno? Dovrei contarli, sì!

Sal. Inf. di S. Anna (9)

Quelli che vivono qui ogni giorno passano davanti a una piccola effige di Maria.

Sal. Inf. di S. Anna (10)

Una creuza, se la percorri in salita è tutta un’altra storia.
E’ linee verticali che fuggono verso l’alto, riflessi e penombra.

Sal. Inf. di S. Anna (11)

Questa creuza è contrasti e simmetrie, un perfetto gioco di tinte.

Sal. Inf. di S. Anna (12)

Penombra, ancora una curva.
Un altro tempo, una musica di un’epoca lontana, in sottofondo solo il suono dei tuoi passi.

Sal. Inf. di S. Anna (13)

E ancora un’edicola, testimonianza di un’antica devozione.

Sal. Inf. di S. Anna (14)

E sacro e profano sempre si sfiorano, ci sono tutti i colori della vita in Salita Inferiore di Sant’Anna.

Sal. Inf. di S. Anna (15)

Cose che vedi a Genova, in un mondo sospeso nella sua semplice quotidianità.

Sal. Inf. di S. Anna (16)

Finestre, persiane spinte in fuori e rosso, rosso di Liguria.

Sal. Inf. di S. Anna (17)

Eh sì, ve l’ho già detto, a Portello si può prendere la funicolare, arrivare in cima e poi scendere.
E invece.
Invece sai che succede se conosci qualcuno che abita qui?
Eh, quelli che vivono qui imboccano la salita senza esitazioni.
Si torna a casa, passo dopo passo tra le belle case colorate.

Sal. Inf. di S. Anna (18)

E sali.
Una piacevole consuetudine, un gesto di ogni giorno, gradino dopo gradino.
Si torna casa, su per la bella creuza.

Sal. Inf. di S. Anna (19)

Da Via del Bragone scendendo verso il mare

Una passeggiata d’estate, era l’ultimo giorno di giugno.
E me ne sono andata a zonzo per le creuze del levante cittadino, insieme ad un’amica genovese che ho conosciuto grazie a questo blog.
Lei abita negli Stati Uniti, è una lettrice che mi segue da lontano e quando è tornata a Genova  per le vacanze abbiamo fatto un giro insieme nei posti a lei cari, luoghi che lei conosce bene.
E abbiamo camminato per le creuze di Sturla, partendo da qui.
C’erano alberi dipinti su un muro e aria e cielo azzurro.

Via del Bragone

Qui inizia Via del Bragone.

Via del Bragone (3)

Città di ciottoli e gatti, c’è sempre un micio da qualche parte, a Genova.

Via del Bragone (4)

E ci sono le case dai colori tenui e polverosi.

Via del Bragone (5)

E c’è sempre una ringhiera, l’ombra che batte sul muro e un’allegra alternanza di tinte, sono così le case vicine al mare di Genova.Via del Bragone (6)

E fiori che sbocciano, alla fine di giugno.

Via del Bragone (7)

Vasetti alle finestre e persiane aperte, era caldo e limpido quel giorno.

Via del Bragone (8)

Lì, a pochi passi, l’antico Oratorio dei Santi Nazario e Celso, non ho avuto modo di visitarlo ma conto di tornare!

Via del Bragone (9)

Naturalmente ho sbirciato al di là del cancello, in attesa di scoprire antiche meraviglie.

Via del Bragone (10)

E poi, qui, d’un tratto tra le case vedi la costa frastagliata e il mare.
E senti il rumore dell’onda, le voci allegre dei bagnanti, la gioia di un pomeriggio estivo.

Via del Bragone (11)

Tutto sale e tutto scende a Genova, c’è sempre una creuza di mattoni che va giù, verso il mare.

Via del Bragone (12)

E c’è un muretto, una bicicletta appoggiata, una promessa d’azzurro all’orizzonte.

Via del Bragone (13)

E poi scendi, scendi e quella promessa è sempre più vicina, che si tratti di un caruggio stretto e perso nell’intrico della città vecchia oppure di una creuza di quello che fu un borgo marinaro, Genova le mantiene sempre le sue promesse.
E qui trovate gozzi posati come conchiglie e mare turchese.

Via del Bragone (14)

E finestre, sono proprio fortunati coloro che affacciandosi vedono questo panorama.

Via del Bragone (15)

E poi ancora, altre strade, mi sono persa a girovagare.
E d’un tratto si è aperto un cancello, era una dimora privata e la signora che stava uscendo con la macchina mi ha anche guardato un po’ perplessa.
Scatto solo una foto e me vado, giuro, vado via subito!
E c’è una vela che segue la sua rotta, portata dal vento.

Mare (2)

E poi altrove, l’uva, ancora acerba, ancora doveva maturare, era l’ultimo giorno di giugno.

Uva

E un ramo di fiori, proteso verso il cielo.

Bougavillea

Siamo tornate ancora sui nostri passi, dove quella creuza scende verso il mare.
E intanto io lo so, c’è sempre qualcosa che non hai veduto, c’è sempre un dettaglio che non hai notato.
E Genova mantiene sempre le sue promesse, anche se la guardi così, quasi appannata, attraverso il vetro di una lampada.
Davanti al mare, un pomeriggio di giugno.

Via del Bragone (16)

Il lavatoio di Via dei Colombo

Tempo addietro grazie ad un amico ho avuto modo di scoprire ancora una volta un luogo del passato.
Bisogna andare in Via dei Colombo, una creuza di mattoni che sale su da Corso Europa.
E così, a poca distanza da una trafficata arteria cittadina, ci si ritrova a compiere una sorta di balzo nel tempo, semplicemente risalendo una mattonata.

Lavatoio Via dei Colombo (1)

Bisogna arrivare fino in cima, fino alla palazzina gialla.

Lavatoio Via del Colombo (2)

Ed eccolo il lavatoio dove un tempo andavano a fare il bucato le massaie del quartiere.

Lavatoio Via dei Colombo (3)

A dare uno sguardo a quella salita, forse neanche tanto ripida, ci si immagina la fatica grande di un altro tempo.
Su per la creuza, con la pesante cesta dei panni.
Con il vento, magari.
E sorridendo, comunque.
Era la vita, così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (4)

Come sempre, sul lavatoio è affissa la consueta targa che ricorda delle rigide prescrizioni.

Lavatoio Via dei Colombo (5)

E’ SEVERAMENTE VIETATO
ATTINGERE ACQUA PER USI
NON DOMESTICI

E poi osservi, pensi.
L’inverno, le mani immerse nell’acqua gelata.
La vita di ogni giorno, così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (6)

Un antico lavatoio di Genova, in un luogo inaspettato.
E come sapete non è l’unico, ho già avuto modo di mostrarvi altri lavatoi del levante cittadino, qui trovate quello sito davanti al mare Quinto, qui il lavatoio di Via Romana di Quarto e qui invece c’è una piccola curiosità su Via Priaruggia.
Continuerò questa ricerca, le tracce di un altro tempo sono in molte zone della città.
In un quartiere ormai prevalentemente moderno, tra le case di Via dei Colombo c’è questo antico lavatoio, pietra del passato della vita di ogni giorno, quando la vita era così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (8)

Settembre a Boccadasse

Settembre a Boccadasse ha ancora i colori dell’estate.
E in realtà questo è un luogo che conosce la bellezza di ogni stagione, tersa di luce o adombrata dal grigiore dell’autunno, chiara di primavera o imbiancata dalla neve di gennaio, Boccadasse conserva intatto il suo fascino.
E in settembre è così, quieta, solare e tiepida.

Boccadasse

La casa dei sogni, con quel balcone che si affaccia sull’infinito.
L’edificio è in fase di restauro, adesso spiccano le sue raffinate decorazioni.

Boccadasse (2)

Settembre a Boccadasse è un tumulto di nubi cupe che d’improvviso sovrastano e incorniciano i tetti.

Boccadasse (3)

E poi, poco dopo volgi lo sguardo verso il mare e vedi il cielo sereno e limpido, è fratello vento a compiere questi miracoli.

Boccadasse (4)

Settembre è la creuza allegra e colorata, è voci di ragazze che parlano della nuova scuola, degli amici e delle vacanze appena trascorse.

Boccadasse (5)

E’ rosa, pesca, tavolini all’aperto, pigrizie di fine estate sulla spiaggetta di ciottoli e sul muretto.

Boccadasse (6)

E poi vasetti appesi alle persiane, un tocco d’artista davvero caratteristico.

Boccadasse (7)

E poi ancora, orgoglio genovese e la croce di San Giorgio alla finestra.

Boccadasse (8)

E piante grasse e cassette delle lettere.

Boccadasse (12)

Poi sali su e guardi il panorama dall’alto, mentre i raggi del sole fanno luccicare il mare.

Boccadasse (10)

Ognuno ha il proprio cielo sotto al quale sospirare, il mio cielo è amico dell’abisso e delle onde, della tramontana e dello scirocco.

Boccadasse (11)

Il mio cielo si scorge tra le creuze, mentre scendi giù, un gradino dopo l’altro.

Boccadasse (13)

Settembre a Boccadasse, qui il tempo delle conchiglie sembra non finire mai.

Boccadasse (14)

E sempre è tempo di barche e gozzi.

Boccadasse (15)

Bianche come le nuvole e turchesi come il mare sul quale si dondolano dolcemente.

Boccadasse (16)

Torno spesso qui, ancora una volta vi ho portato con me.
L’aria frizzantina, il sole caldo, un cielo pensieroso e agitato, i rumori e i profumi di una stagione in divenire.
Era un pomeriggio di settembre a Boccadasse.

Boccadasse (17)