Torta di riso

Oggi questa pagina ospita una deliziosa ricetta.
La torta di riso è un gustoso piatto unico, immagino che ne esistano molte versioni diverse, questa è quella che prepara mia mamma e così come l’ho imparata io la presento a voi.

INGREDIENTI

Pasta sfoglia piuttosto spessa,  500 ml di latte, 120 g di riso, 2 uova, parmigiano, 200 g stracchino, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, sale grosso, olio extravergine di oliva.

Torta di riso

Portate il latte ad ebollizione e versatevi il sale grosso, buttate il riso e lasciate cuocere facendo addensare il latte.
Incorporate al riso le uova sbattute, abbondante parmigiano grattugiato, lo stracchino in pezzi, un pizzico di noce moscata e un cucchiaio di prezzemolo tritato..
Ungete una teglia e riponetevi la sfoglia che ripiegherete sul composto che avrete versato all’interno, con un pennello ungete il bordo ripiegato della pasta.

Torta di riso (2)

Infornate a 200 °C e lasciate cuocere per 30 minuti fino a quando la torta sarà bella dorata.
E voilà, eccola pronta!
Buon appetito a tutti!

Torta di riso (3)

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Farinata dei Teatri

In Piazza Marsala c’è un piccolo locale molto noto in questa città, la sua è una lunga storia di famiglia iniziata diverso tempo fa, la famiglia Vaccari serve la farinata ai genovesi dal lontano 1861.
E così se volete gustare alcuni piatti tipici della cucina ligure non potete perdere questo storico locale, il suo nome è Farinata dei Teatri.

La Farinata dei Teatri (3)

Qualche gradino da scendere, il pavimento antico, il bancone.
Tutto come in altri tempi, tra queste mura vennero i nostri nonni, qui vennero i patrioti, la proprietaria mi ha detto che tra i clienti illustri si annovera persino Giuseppe Garibaldi.

La Farinata dei Teatri (5)

Qui vi verranno servite le delizie della cucina genovese, la sublime farinata, la panissa, i friscieu, una varietà di torte di verdure per le quali si utilizza la prescinsêua, la tipica quagliata ligure.

La Farinata dei Teatri (7)

E’  davvero un locale caratteristico, piccolo e raccolto, questa è la sua bellezza e il suo fascino.

La Farinata dei Teatri (9)

E la loro specialità è un piatto che ha una storia antica: la farinata, un tempo detta scripillita, è una tradizione genovese dal lontano 1400.
Pochi semplici ingredienti, farina di ceci, acqua, sale e olio d’oliva.
E poi una grande teglia e voilà, eccola qua, questa è una delle delizie della nostra cucina.

La Farinata dei Teatri (11)

E poi le teglie con la torta di riso appena sfornata.

La Farinata dei Teatri (4)

E le torte di cipolle, di bietole e di carciofi, una meraviglia per gli occhi!

La Farinata dei Teatri (2)

E intanto davanti al forno a legna si lavora alacremente.

La Farinata dei Teatri (19)

Lassù, sui ripiani, ci sono certi capienti pentoloni!

La Farinata dei Teatri (20)

E dal forno esce ancora una teglia immensa, con una torta buonissima e profumata.

La Farinata dei Teatri (6)

A poca distanza da qui ci sono alcuni dei più importanti teatri di Genova, l’accogliente Farinata dei Teatri è la meta prediletta degli attori e degli artisti.
E alle pareti ci sono le fotografie di alcuni di loro, felici e soddisfatti, in compagnia della proprietaria.
E tra gli altri ho i visto i visi sorridenti di Massimo Ghini, Tullio Solenghi e Paolo Rossi.

La Farinata dei Teatri (16)

E laggiù, sul muro, c’è il ritratto di un celebre genovese che veniva spesso qui, è il volto inconfondibile di Fabrizio De André.

La Farinata dei Teatri (13)

Una lavagnetta con le specialità del giorno e gli orari del locale.

La Farinata dei Teatri (8)

Ma cosa c’è sul tavolo?
E’ baccalà fritto e fumante, pronto per essere servito.

La Farinata dei Teatri (15)

Verrà riposto sulla carta.
Ecco, non era ancora ora di pranzo ma solo a vederlo mi è venuta fame!

La Farinata dei Teatri (17)

La vetrina a poco a poco si riempie, tutto è pronto per attirare l’attenzione degli avventori!
Lo conoscono tutti questo locale, mentre ero lì sono entrate diverse persone.
Una signora di una certa età è venuta a prendere la farinata, un giovane uomo ha comprato due porzioni di torta di verdura, sono usciti felici con il loro prezioso bottino tra le mani!

La Farinata dei Teatri (10)

E non mancano le pere cotte con il vino e la cannella, i gusti semplici delle cose buone.

La Farinata dei Teatri (18)

I sapori di una città, i suoi profumi, i suoi piatti tipici.
E lassù, sopra un ripiano, i misuratori dell’olio, un’antica grattugia e un bel mortaio di marmo.

La Farinata dei Teatri (14)

Tante cose parlano di Genova in questo locale così caratteristico, dovremmo avere un occhio di riguardo per posti come questo che ci legano al nostro passato, a ciò che siamo stati e a ciò che ancora siamo.
La famiglia Vaccari porta orgogliosamente avanti le antiche tradizioni, così si tutela un’eredità davvero preziosa.
E come nel 1861, possiamo ancora gustare la nostra fetta di farinata in Piazza Marsala.

La Farinata dei Teatri

Sugo di funghi bianco

Nella stagione dei funghi non può mancare un buon sugo gustoso e profumato.
E forse non tutti conoscerete questa ricetta, in quanto è tipica di questa zona e del paesino di Fontanigorda.
E’ il mio piatto d’elezione per il giorno di Ferragosto ed è una vera bontà.
Si utilizzano preferibilmente funghi porcini freschi ma all’occorrenza si possono usare anche i funghi secchi, con questo sugo si possono per condire i ravioli, le tagliatelle o la pasta, a voi la scelta.
Indossate un bel grembiule e iniziamo a cucinare insieme, per le dosi regolatevi in base al numero dei vostri commensali.
Tritate finemente una cipolla e fatela rosolare nell’olio in una pentola di coccio, quindi aggiungete i funghi, lasciate cuocere e aggiungete un trito di aglio e rosmarino.

Sugo di funghi bianco  (2)

Dopo breve versate nella pentola la panna e continuate a mescolare, per due persone utilizzo circa mezza confezione.
Ho detto che era una ricetta dietetica? No, non mi pare!
E’ una vera delizia, ve lo posso garantire!

Sugo di funghi bianco  (3)

Una volta cotta la pasta scolatela e  versatela nella pentola, condite e portate in tavola con un buon vino, magari una bella bottiglia di lambrusco.
E buon appetito a tutti!

Sugo di funghi bianco

Tortino di carciofi e patate

In questi giorni il clima è spesso bigio, questa primavera non ne vuole proprio sapere di regalarci belle giornate di sole.
E che freddo! A maggio!
Così si portano in tavola piatti adeguati anche se questa non sarebbe la loro stagione.
E oggi  vi propongo un tortino, rustico, semplice e facile da preparare.
Innanzi tutto occorre fare un passo dal besagnino.
Dovete sapere che a Genova, in Val Bisagno, un tempo c’erano numerosi orti, coloro che li coltivavano si recavano poi in città con le ceste cariche dei doni della terra.
Vendevano la frutta e la verdura, a Zena il fruttivendolo si chiama ancora besagnino ed è lì che dovrete andare per procurarvi patate, aglio, maggiorana e dei carciofi belli come questi.

Carciofi (2)

Prendete la vostra teglia, ungetela con un filo d’olio e copritene il fondo con le patate tagliate a rondelle, alte mezzo cm o poco più, sulle quali dovrete adagiare un abbondante strato di carciofi fatti a spicchi non tanto spessi, dovrete ottenere questo risultato.

Tortino di Carciofi - Copia

E adesso? Oh, non abbiamo ancora finito!
Ora occorre prendere un etto di mortadella, uno spicchio d’aglio e un’abbondante manciata di maggiorana, gli ingredienti vanno passati nel mixer quindi si uniscono a tre uova sbattute e si aggiunge un pizzico di sale.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo versatelo nella teglia e sopra mettete un filo d’olio.
Accendete il forno a 180° e fate cuocere per circa 30 – 40 minuti, il vostro tortino sarà pronto quando sarà ben dorato.
Si serve caldo ed è un gradevole piatto unico che sazia e vi lascerà pienamente soddisfatti.
Adesso non vi resta altro che portare in tavola!
E buon appetito a tutti!

Tortino di Carciofi (2)

Via Ravecca, la focaccia dell’Antico Forno Patrone e altre delizie

Sapete qual è la domanda che quasi tutti i foresti pongono a un genovese?
Dove si mangia la focaccia buona? Eh, la focaccia!
La potete gustare in molti posti e troverete al riguardo diverse scuole di pensiero, ognuno ha i suoi luoghi preferiti.
Una delle più deliziose, secondo me, si trova in pieno centro storico, in Via Ravecca alle spalle di Porta Soprana.
Signori, il panificio Patrone esiste dal lontano 1920 e ancora oggi qui per mangiare la focaccia si fa la fila!

Patrone

E già so cosa si staranno domandando i miei concittadini!
Ma come hai fatto a trovarlo vuoto, senza clienti  in attesa?
Com’è possibile? Me lo domando anch’io, comincio a credere che sia lo spirito dei caruggi a condurmi nei luoghi nei momenti giusti.
E voi non vorrete mica venire a Zena senza mangiare la focaccia, vero?
Non sia mai! E allora entriamo da Patrone!

Patrone (2)

Oh, guarda! C’è una strana bicicletta!
Ai tempi dei tempi forse con questa consegnavano il pane e la focaccia, che splendido profumo per i caruggi!

Patrone (11)

E in questo bel negozio trovate ovviamente ogni tipo di pane.

Patrone (7)

E poi le torte salate, le pizzette, le focaccine, la focaccia con la salvia e quella con la cipolla.

Patrone (6)

A dire il vero forse ci vorrebbe un bicchiere di vino, non pare anche a voi?
Ecco, qui ci sono i fiaschi appesi al muro.

Patrone (3)

Delizie e bontà per la vostra tavola, qui non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Patrone (13)

E a me piacciono molto  questi negozi che vengono abbelliti con antichi attrezzi che non si usano più.

Patrone (4)

Pastine con la marmellata, canestrelli, pasta sfoglia e baci di dama, può bastare per un merenda tra amici?

Patrone (10)

Chissà, nel passato qualche massaia nelle sere d’autunno avrà preparato delle buone caldarroste con questo utensile!

Patrone (5)

Una vetrina che è un tripudio di abbondanza.
E già ho avuto modo di scriverlo in passato, la focaccia con la cipolla è uno dei piaceri irrinunciabili della vita.
Se non l’avete mai assaggiata non sapete cosa vi perdete!
Una delizia assoluta, pura felicità!

Patrone (12)

E poi signori, rullo di tamburi: questo è il forno del negozio con le pareti piastrellate di bianco.
E lui è Luca, l’artista, posso definirlo così? Certo, proprio di arte si tratta, lui e la sua famiglia hanno questo negozio da otto anni.

Patrone (8)

Ecco la sua focaccia appena sfornata.

Focaccia (2)

E ancora, al bancone delle panetteria.
E sapete, non c’è niente di più appagante di entrare in un posto come questo, mettersi in coda e attendere trepidanti il proprio turno.
Ah, davanti c’è la signora che fa le scorte, ci sono gli studenti con lo zaino sulle spalle, c’è da attendere, ma che importa?
Quando poi toccherà a noi pronunceremo la frase di rito:
– Una striscia di focaccia!

Focaccia

E’ buona, è sana, fa bene anche allo spirito.
E poi si esce fuori, nei caruggi, con la focaccia calda e unta tra le mani.
Cosa può esserci di meglio?
E così quando sarete da queste parti cercate L’Antico Forno Patrone di Via Ravecca.
La commessa vi farà un sorriso e vi chiederà cosa desiderate.
Provate i dolcetti, provate le altre specialità del negozio, ma non scordatevi di pronunciare quelle parole:
– Una striscia di focaccia!

Focaccia (3)

Tortino di fiori di zucchini

Stasera vi propongo una ricetta che ha i sapori del sole e di certi ingredienti semplici: rapida, gustosa, facile da realizzare.
E’ un piatto che mi ricorda le mie estati di ragazzina, lo preparava sempre mia zia nella nostra casa del mare sulla riviera di ponente.
Terra di orti, terra prolifica e generosa, spesso si andava dal contadino a comprare la frutta e la verdura.
Non mancavano mai i fiori di zucchini, fritti sono deliziosi!

Fiori di Zucchini

In alternativa si può preparare questo tortino che è tanto semplice quanto goloso.
Vi serviranno 3 grandi  fiori per ogni commensale, i fiori vanno lavati, privati della parte interna e lasciati per breve tempo nell’acqua.
Una volta asciugati si passano nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, quindi si ripongono su una teglia unta e si cospargono di sale.
Da ultimo si copre tutto con un abbondante strato di stracchino, un filo d’olio,  si inforna a 180° C e si lascia cuocere finché la superficie non è abbrustolita.
Semplice, vero?
E a proposito di bontà, vi suggerisco anche una frittura primaverile di glicine, io non l’ho ancora assaggiata ma la trovo molto stuzzicante.
La ricetta è una proposta di Londarmonica e la trovate qui, il suo blog è davvero interessante e tutto da leggere, se ancora non lo conoscete questa è l’occasione per scoprirlo.
A questo punto sforniamo il nostro tortino di fiori di zucchini, stappiamo una bella bottiglia di vino bianco da sorseggiare e buon appetito a tutti!

Tortino di Fiori di Zucchini

Buona Pasqua a tutti voi!

E ancora è tempo di auguri, domani è Pasqua.
Cade una pioggia persistente e fastidiosa, così è a Genova e in tante parti d’Italia.
E si mugugna per il maltempo, ma mi viene da sorridere a leggere le parole che Costanzo Carbone dedicò al lunedì dell’Angelo nel suo Giro di Ronda, un testo del 1937.
Ah, le gite sui prati e il vino di Polcevera per brindare sotto il primo sole!
E tutti a raccoglier ginestre, il fiore giallo che illumina la Liguria quando arriva la bella stagione.
Che peccato, scrive Carbone, da qualche tempo a Pasqua il cielo è grigio e carico di pioggia, la gita fuori porta diventa così un pranzo in trattoria a Casella o a Torrazza, a Sant’Olcese o a Sant’Eusebio.
E ancora piove, in questi giorni come allora.

Giornata di pioggia

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, così recita un noto proverbio, ma non c’è luogo più accogliente della propria casa, sarete d’accordo con me.
E si portano in tavola i piatti della tradizione, a Genova si usa mangiare le lattughe ripiene e la cima di vitello.

Cima (2)

E certo non può mancare la deliziosa torta pasqualina, cucinarla a dovere è una vera arte, un tempo si usava stendere ben trentatré sfoglie, un numero che corrisponde agli anni di Gesù.
E io avevo una zia che era un’ottima cuoca, non so quante fossero le sfoglie della sua torta Pasqualina ma ricordo che da piccola rimanevo incantata per quei tanti veli quasi impalpabili che uno sull’altro coprivano la torta salata più celebre di Genova.

Torta Pasqualina

La Torta Pasqualina, tanto amata da guadagnarsi gli elogi di Giovanni Ansaldo, risale al 1930 il suo articolo tanto memorabile quanto significativo: Le ventiquattro bellezze della torta Pasqualina.
Oh, quante sono! Le foglioline di maggiorana e i mazzi di bietole, la prescinsêua e le uova, le iniziali del padrone di casa incise sulla sfoglia e l’olio che unge la torta come ultima finitura.
Un testo che fa venire l’acquolina in bocca, se non lo conoscete merita di essere scoperto, lo trovate qui, edito da Sagep in un volume che riporta anche alcune ricette.
L’articolo si apre con una dedica a una persona, a Sciä Carlotta, ostessa in Sottoripa, sempre trafelata a servire questa delizia della cucina ligure agli avventori del suo locale.
Lei le conosceva una per una le ventiquattro bellezze della Torta Pasqualina, a lei va l’augurio di Ansaldo, che la Pasqua le porti palanche e clienti, così scrive l’autore.
E nel ricco archivio di antiche cartoline di Stefano Finauri c’è un’immagine di questa celebre trattoria che ispirò la stesura di Le ventiquattro bellezze della torta Pasqualina.

Trattoria Carlotta

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

A Genova, come altrove, a Pasqua si mangia la Colomba che fa bella mostra di sé in tutte le pasticcerie.
Così è da Cavo, ormai lo sapete, questa è la mia pasticceria preferita: ecco il loro dolce di Pasqua fasciato in carta dai colori confetto, sulla vetrina si riflettono gli antichi palazzi di Fossatello.

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo Colombe

E Pasqua è la gioia dei bambini che ricevono l’uovo di cioccolato, che meraviglia cercare la sorpresa!
E allora questa è la mia maniera di farvi gli auguri, userò  un’ immagine della vetrina di Cavo dove si può ammirare uno splendido uovo riccamente decorato.
E faccio mie le parole di Giovanni Ansaldo, che la Pasqua porti anche a voi tante palanche.
E vi porti serenità, gioia e un uovo di cioccolato bello e buono come questo.
Buona Pasqua a tutti voi!

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo - Uovo di Pasqua

Una fiaba dalla dispensa

C’era una volta una casetta nel bosco, era circondata da alberi e aveva un verde prato di fronte.
C’era anche una grande cucina e fu laggiù che si consumò una piccola tragedia domestica.
Un bel giorno tutto mutò: era arrivato, per la gioia della cuoca, un elettrodomestico tuttofare.
Grosso, imponente, ingombrante e multitasking.
Era tedesco, ovviamente, un paradigma di efficienza, si chiamava Franz, parlava una lingua che nessuno conosceva e sapeva fare ogni cosa: tritava, sminuzzava, impastava, divenne in breve tempo il re della cucina.
Ma certo non si può dire che tutti fossero contenti del suo arrivo!
– Oh, se mi girano! Non sapete quanto! Anni e anni di onorato servizio per finire qua dentro al buio!
Così borbottava il frullino dalla dispensa nella quale era stato riposto insieme a tutti gli altri attrezzi da cucina.
Uno via l’altro erano stati mandati in pensione, si può dire così?
E sapete come accade, ognuno ha la propria maniera di reagire ai drammi della vita, quando ci si sente pervasi dal senso di inutilità il nostro carattere si svela.
Lo spremiagrumi l’aveva presa malissimo, passava le notti a singhiozzare per il dispiacere.
E sapete, quando si è in difficoltà l’unione fa la forza!
Lo spremiaglio era sempre stato emarginato, a causa delle sue frequentazioni tutti lo schivavano, si diceva in giro che emanasse cattivo odore.
E adesso? Oh, adesso era tutto cambiato!
Il pelapatate lo andava sempre a cercare per sobillarlo:
– Dobbiamo agire! Facciamo qualcosa, non possiamo arrenderci così!
La rotella per fare i ravioli era piuttosto anziana e molto saggia, cercava pertanto di sedare gli animi:
– State bravi, vediamo di far girare bene le rotelline, una soluzione si troverà!
I mestoli di legno, seppur non coinvolti, si riunirono a congresso, il mattarello si propose per mettere a posto la situazione:
– Ci penso io! Lo sistemo io quel tipo arrogante e presuntuoso!
– Calma, calma! – intervenne il colino – Questa è una situazione che fa acqua da tutte le parti!
Alcuni di loro erano davvero affranti, da protagonisti incontrastati erano divenuti semplici comparse, certi erano stati addirittura degradati a soprammobili.
Era il caso di un personaggio dal carattere un po’ schivo che ormai da giorni e giorni, da buon ligure, non faceva altro che mugugnare.
– Io qui non c’entro un cavolo! E’ una questione di stile, oltretutto, frequento da anni il pregiato basilico di Pra’ e guardate come mi hanno ridotto!

Cavolo

E insomma, lo scontento regnava sovrano.
Tutti quanti si rabbuiarono ancor di più quando videro arrivare lo schiaccianoci che aveva una ferale notizia da comunicare:
– Ho sentito la cuoca parlare di mercatino dell’usato! Vuole darci via tutti! Dice che da quando c’è Franz non ha più bisogno di noi!
Il macinacaffé e il passaverdura si facevano coraggio a vicenda, persino il trinciapollo, da tutti considerato un tipo tagliente, scoppiò in un pianto dirotto.
E oltre tutto si vociferava di un sontuoso pranzo previsto per la domenica a venire: la cuoca aspettava la visita del suo fidanzato.
Oh, Franz si dava un sacco d’arie, sì!
Era giunto il momento del suo debutto in società!
Avrebbero visto di cos’era capace!
E’ proprio il caso di dire che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, mai detto fu più appropriato, credetemi!
E infatti state a sentire cosa capitò.
Venne l’ora di cucinare e la giovane cuoca indossò un bel grembiule, mise Franz al centro della tavola e tutto attorno gli ingredienti per la sua cena.
Un rumore sordo. Tac!
Che era successo? Franz non ne voleva sapere di mettersi a funzionare, era inutilizzabile!
Qualcosa nel suo delicato meccanismo pareva non girare a dovere e ci credereste? Andò a finire nella dispensa!
Entrarono in campo i vecchi cari attrezzi di sempre, la stampo dei ravioli non stava più nella pasta dalla felicità!
E il pestello batteva nel mortaio a ritmo di musica, che melodia!
Le fruste montarono i rossi d’uovo per la torta, erano emozionate come se fosse la prima volta!
E intanto ciotole, mestoli e spatole facevano il tifo per loro!
Il tostapane lavorava a pieno regime e il parmigiano scendeva come pioggia gentile dalla grattugia, un trionfo!
La cuoca ricevette sperticati complimenti, gli attrezzi stremati e felici si godevano gli elogi.
– Oh, ma che buono questo pesto!
– E questa sfoglia, si sente che è stata tirata a mano!
E a udir queste parole il mattarello fece una piroetta sul tavolo.
Fu una cena romantica, la teiera che era notoriamente sentimentale continuava a ripetere:
– Quei due sono fatti uno per l’altra!
E le tazzine in coro risposero:
– Sì, che tenerezza!
– E che dolcezza! – fece eco la zuccheriera.
Filò tutto liscio!
Passarono i giorni, Franz venne spedito in Germania per le dovute riparazioni, ma alla cuoca venne detto che stranamente all’interno del prezioso macchinario mancava un pezzo piuttosto costoso e così la cuoca disse che preferiva attendere per la riparazione.
Franz tornò nella casetta nel bosco e fu nuovamente risposto in dispensa, in attesa di tempi migliori.
La giovane donna però si scordò totalmente di lui e ogni cosa riprese a funzionare come una volta.
Passarono i mesi, cari lettori, un bel giorno la cuoca aprì un cassetto della cucina e in mezzo ai tappi trovò un piccolo oggetto misterioso:
– E questo cos’è?
Lo rigirò tra le mani e non accorgendosi che si trattava del pezzo mancante al povero Franz lo gettò via.
Le forchette e i coltelli tirarono un sospiro di sollievo, i cucchiai si misero a battere uno contro l’altro per la contentezza.
E sapete come accade, quando si condividono gioie e dolori ci si aiuta, questo è il senso dell’amicizia.
Nessuno disse mai nulla, bisogna pur saper mantenere un segreto!
Sì, tutti tacquero, eppure tutti sapevano che il sabotaggio di Franz era opera del cavatappi.
Lui non fece mai parola dell’accaduto ma dal profondo del cuore ringraziò la sua buona stella per avergli offerto l’occasione di dimostrare il suo valore.
Finalmente era apprezzato per ciò che realmente era, al di là delle apparenze.
Nessuno disse mai più che il cavatappi era un tipo contorto e tutti vissero felici e contenti.

E qui termina questa fiaba.
E’ dedicata alla mia amica E. e al suo nuovo blog, Il cestino di Cappuccetto Rosso, ricette e delizie da imparare e da imitare, un blog che vi invito a scoprire.
So che E. certamente tiene da conto il suo pestello e il suo mortaio per fare il pesto.
E so anche che desidererebbe aver un macchinario molto simile al nostro Franz, le auguro di riceverlo presto.
Attenta al cavatappi, però, non si sa mai!

Il Pandolce di Zena

E’ il re della nostre feste, il Pandolce genovese, che non manca mai sulle nostre tavole il giorno di Natale.
Il Pandolce ricco di uvetta e pinoli, profumato di cedro candito e di semi di finocchio, un dolce che cucinavano le nostre nonne e che riporta alla mente il Natale di altri tempi, quando l’albero veniva decorato con i mandarini.
Il pandolce che trionfa nelle vetrine di tutte le pasticcerie della Superba.
Il pandolce nelle sue due varianti e su questo i genovesi si dividono in due distinte scuole di pensiero.
Voi quale preferite? Quello alto e più morbido o quello basso e friabile?
Qualunque siano i vostri gusti, nei negozi di Zena troverete ciò che fa per voi.
Fasciato nella carta rossa il Pandolce di Cavo.

Pandolce genovese

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Alto e basso, certo, anche in questa che come ormai sapete è la mia pasticceria preferita.

Dolci - vetrina

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Una leggenda narra che l’origine del pandolce si debba niente meno che ad Andrea Doria, il quale stabilì una sorta di gara  tra tutti i  pasticceri della città affinché preparassero un dolce che non si deteriorasse e che potesse essere portato a bordo nei lunghi viaggi di mare.
Un pandolce sulle galee!
Il dolce della tradizione,  al tempo dei lumi a petrolio veniva portato in tavola con un rametto d’alloro conficcato in cima, come buon augurio.

Pandolce

Pasticceria Romanengo

Michelangelo Dolcino ci racconta che ai tempi, quando veniva tagliato il pandolce, la prima fetta veniva messa da parte ed era destinata al primo mendicante che avesse bussato alla porta.
La seconda, invece, veniva messa via, in quanto ritenuta la cura perfetta per le affezioni della gola, si sarebbe mangiata il 3 di febbraio, giorno di San Biagio, il patrono che ci protegge da queste malattie.
Oggi non osserviamo più questi usanze, ma il pandolce è sempre il re delle nostre tavole nei giorni di festa.
E sì, lo si trova anche nelle panetterie.
Nell’immagine sottostante  ecco tanti piccoli pandolci monoporzione in vendita da un fornaio di Sottoripa, là sotto quei portici dove si assaporano i gusti veri di Zena.

Pandolce (2)

Una fetta di pandolce, un brindisi con un vino delle nostre terre, così si festeggia nelle nostre case a Natale, a Capodanno e all’Epifania.
E le pasticcerie di Zena offrono alla vista la bontà da portare in tavola, questo si trova per le strade e per i caruggi della Superba in questi giorni di dicembre.
Vi lascio con una fotografia scattata lo scorso anno, è la vetrina di uno dei negozi più belli di Genova, i loro allestimenti sono speciali e io mi fermo sempre a guardare, mi incanto come una bambina!
A breve sarà il 25 Dicembre, le lucine dell’albero sono tutte accese, il Presepe è pronto, manca solo il piccolo Gesù.
Fuori è freddo, ieri fiocchi bianchi hanno coperto la città, adagiato su un letto di candida neve ecco il Pandolce di Zena, che sarà su tutte le nostre tavole il giorno di Natale.

Pasticceria Profumo

Pasticceria Profumo

La Liguria in tavola: i ripieni di verdura

Oggi porto ancora sulle vostre tavole un piatto tipico della cucina genovese, che potrete preparare in qualunque regione abitiate in quanto gli ingredienti sono di uso comune e di semplice reperibilità.
Un piatto unico e completo, che vi sazierà lasciandovi soddisfatti.
Allora siete pronti? In primo luogo andate dal vostro fruttivendolo e comprate zucchine medie, melanzane lunghe e strette oppure piccole e rotonde, pomodori, peperoni e cipolle bianche o bionde abbastanza grosse.
La quantità delle verdure, ovviamente dipende dal numero dei commensali, pertanto decidete voi in base alle vostre esigenze.

Fate bollire separatamente le melanzane e le zucchine facendo bene attenzione che restino sode e una volta terminata la cottura passate le verdure sotto l’acqua fredda.
Tagliate le zucchine a metà e svuotatele del loro interno che metterete da parte, ugualmente private le melanzane della loro polpa che in questo caso dovrete eliminare.
Mentre le verdure cuociono, fate rosolare nell’olio extravergine di oliva della carne tritata magra con uno rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio.
Come vi ho già detto è difficile essere precisi sulle dosi, in quanto dipende dalla quantità di verdure che intendete cucinare, usate il vostro istinto culinario, tenendo a mente che per ogni porzione di verdura dovrete utilizzare almeno due o tre cucchiaini di ripieno.
In media io utilizzo 300 gr di carne; dopo averla fatta rosolare, passatela un po’ alla volta nel mixer, aggiungendo il sale, 3 o 4 rametti di maggiorana e abbondante parmigiano, da ultimo aggiungete l’interno delle zucchine bollite e lavoratela per breve tempo,  infine versate il composto in una terrina e aggiungete due uova sbattute.
Mescolate bene il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e se per caso vi avanzerà parte del ripieno potrete surgelarlo per utilizzarlo in un’altra occasione.
Adesso occorre preparare la nostra verdura.
Tagliate i pomodori a metà privandoli dei semi, tagliate in pezzi all’incirca delle medesime dimensioni i peperoni,  le zucchine e le melanzane le avete già divise a metà precedentemente.
Le cipolle vanno tagliate in fette rotonde, alte circa un dito,  nel senso della larghezza.
Mettete un pizzico di sale in ognuna delle verdure, quindi riempitele con il ripieno, riponete su una o più teglie precedentemente cosparse d’olio, spolverate i ripieni con il pan grattato e terminate con un filo d’olio.
Fate cuocere in forno per circa 30 minuti a 190° C.
Ed ecco i vostri ripieni, si mangiano tiepidi o freddi, magari accompagnati da una bella insalata mista.
Non mi resta che dirvi buon appetito!