Occhi dolci

In questi giorni d’estate è davvero frequente fare incontri piacevoli ed io non posso che esserne contenta, basta allontanarsi appena un po’ dalle case, fare poco rumore e si riescono a scorgere daini e caprioli.
A volte scappano via velocissimi, a volte restano un attimo confusi e poi via, spariscono tra il fitto degli alberi.
L’ultimo incontro è avvenuto ieri mattina, il piccoletto è rimasto ad osservarmi con quegli occhi dolci e poi con la consueta diffidenza si è dileguato nel bosco.

Incontro sempre tipetti così: piccoli e un po’ imbranati.
Devo ancora vedere quelli con le corna, insomma lo stato maggiore dei cervidi, l’élite o le autorità se preferite, scegliete voi la definizione giusta!
Ormai so che se nel bosco si sentono rumori e versi sgraziati si tratta dei daini, ti aspetteresti che fossero leggeri come farfalle e invece proprio no, va detto!
E l’altro giorno ho visto questa bellezza qui.

Daino (1)

Era sul prato all’ombra e pasteggiava in santa pace, ad un tratto si accorto di me e con la solita ritrosia si è infilato tra gli alberi.
E prima di scomparire nel verde mi ha guardata ancora, con quei suoi grandi occhi dolci.

Daino (2)

A metà mattinata

E poi le vacanze iniziano così, con una passeggiata lungo la strada, non distante da casa.
Con calma e senza alcuna fretta, ammirando i fiori delicati, cercando le piccole fragole dolci che maturano ai margini del bosco.
E sul prato, all’improvviso, un movimento rapido e leggero.
E via, a nascondersi tra gli alberi, al sicuro.

Devo dirlo, non mi aspettavo di vedere le creature del bosco a metà mattinata in un giorno di giugno e così vicine al paese.
Erano in due ed entrambi sono rimasti a distanza di sicurezza, mi osservavano un po’ perplessi e titubanti.
E sapete, in genere attendo questi incontri con molta speranza e in questa circostanza invece è tutto capitato per caso, con mio grande stupore.

E sono rimasta ad ammirare la bellezza superba della natura, quegli occhi spalancati tra le foglie, tra gli alberi fitti di Fontanigorda.

Buon Anno da Miss Fletcher!

Oggi è il tempo di salutare l’anno vecchio con lo sguardo verso l’anno nuovo.
E allora eccomi qui a fare i miei auguri ad ognuno di voi, con la speranza che i giorni che ci attendono siano sereni e portino felicità.
Auguri ai lettori silenziosi, a tutti coloro che ho avuto modo di conoscere e di incontrare, ai nuovi amici che sono diventati tali grazie a queste mie paginette.
E accompagno le mie parole con un’immagine che mi è molto cara, è una fotografia che ho scattato la scorsa estate in Val Trebbia.
Un praticello verde, alberi che regalano ombra, una nuova vita pronta a nuovi inizi.
Come il nuovo anno che verrà, spero che sia generoso di bellezze e di entusiasmanti stupori.
Buon anno, amici, auguri a tutti voi da Miss Fletcher!

Beinaschi (7)

Quando l’estate sta per finire

E quando l’estate sta per finire.
Di sera inizia a venire buio presto ma le giornate sono ancora calde e luminose.
Ieri mattina, intorno alle 11, al margine della Statale 45, in località Beinaschi.
Immaginate di vedermi correre su per questi prati.

Beinaschi

Corro, evidentemente in maniera abbastanza silenziosa e leggera, la mia presenza passa del tutto inosservata, eppure non sono tanto distante.

Beinaschi (2)

Del resto ci sono le mele cadute, ci sono ben altre delizie delle quali occuparsi.

Beinaschi (3)

Piano, piano, sempre più vicino, trattenendo il fiato.

Beinaschi (4)

Osservare.
In silenzio, tra la luce di settembre e l’ombra ristoratrice del bosco.

Beinaschi (5)

E ringraziare per questo incontro così fortunato.

Beinaschi (6)

E potrei dirvi che ho atteso a lungo il momento magico.
E potrei dirvi che ho fatto diversi tentativi prima di scattare la fotografia quasi perfetta.
E invece.
E invece sapete come è andata?
Io non ho neanche veduto quegli occhi spalancati verso di me, non ho visto il dolce musetto e le orecchie grandi di quel piccolino accoccolato tra l’erba.
No, non l’ho proprio veduto, con lo sguardo seguivo i più grandi e i loro movimenti lievi.
E poi ho fatto un rumore e tutti loro si sono allontanati, leggeri e guardinghi.
Li ho seguiti svanire nel bosco, semplicemente.
E poi, poi ho guardato le mie fotografie e ho scoperto questa tenera meraviglia.
Proprio così, quando l’estate sta per finire.

Beinaschi (7)

Bellissimi incontri a Fontanarossa

In questo scorcio di agosto non mi sono fatta mancare una passeggiata sui prati di Fontanarossa, il paesino dai tetti rossi è circondato dal verde, immerso in una natura meravigliosa e sovrastato la maestose montagne.

Fontanarossa (6)

La legna tagliata, gli alberi svettanti, il cielo lucido e brillante.

Fontanarossa (2)

E il profilo di un altro paese in lontananza, casette bianche e tegole rosse.

Fontanarossa (3)

I prati di Fontanarossa, così curati e ben tenuti, nel tardo pomeriggio.
E quando il sole si getta tra le cime dei monti piano piano la sua luce diviene sempre più fioca.

Fontanarossa (4)

Un prodigio di curve sinuose tra l’erba vivida.

Fontanarossa (5)

E in cielo una coppia di falchi compie infinite evoluzioni, sono restata a lungo ad ammirare il loro stupefacente volo.

Fontanarossa (7)

Fontanarossa (8)

Vira lenta la luce e crea un gioco di lunghe ombre sul bosco, tra di esse c’è anche la mia.
Le cime degli alberi, le foglie frementi, il prato in un giorno d’estate.

Fontanarossa (9)

E poi si scende, si prende la via del ritorno.
E d’improvviso, tra l’erba alta, un movimento.
Piano, piano, senza far rumore.

Fontanarossa (10)

Alza la testolina, si guarda intorno, pensa.
E i suoi occhi si perdono nel bosco.

Fontanarossa (11)

Non è stato il solo che ho veduto in questa giornata, poco distante c’era un suo simile che si è subito infilato nel fitto del bosco.
E poi, tra Loco e Fontanigorda, un gruppetto di queste splendide creature è passato di gran carriera davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico che era con me.
E ancora, abbiamo visto un daino con un imponente palco di corna sulla testa: timoroso, diffidente, bellissimo, ci ha rivolto uno sguardo ed è scappato via.
E quindi l’unico che si è lasciato ammirare più a lungo è questo giovane amico, una gioia poterlo vedere!

Fontanarossa (12)

E poi anche per lui è giunto il momento di seguire il richiamo del bosco, scrigno di vita e di bellezza, incanto della Val Trebbia.

Fontanarossa (13)

Neve e cielo azzurro a Fontanigorda

Il primo giorno di marzo, a Fontanigorda, dopo aver percorso la strada che conduce lassù , curva dopo curva.

Fontanigorda (2)

E non mi aspettavo di vedere la neve, in lontananza pareva già del tutto svanita.
Bianca, lucente e chiara copriva il prato in mezzo alla curva del bivio.

Fontanigorda (3)

E indugiava sui tronchi tagliati, il bosco ha i suoi profumi anche in inverno.

Fontanigorda (4)

Sono tutte chiuse le case delle vacanze, serbano zainetti e scarponcini per le passeggiate, biciclette e cestini per andar per funghi nei giorni d’estate.

Fontanigorda (5)

L’inverno è alberi spogli e un confine silenzioso.

Fontanigorda (6)

E rocce e muschi e un uccello vagabondo che da lontano fa sentire il suo richiamo.

Fontanigorda (7)

L’inverno è sole e luce che rimbalza sulla sottile e soffice coltre, al Bosco delle Fate.

Fontanigorda (8)

Ancora due o tre curve e si arriva al campo da pallone dove generazioni di bambini si sono dilettate con il gioco del calcio.

Fontanigorda (9)

L’inverno, l’inverno a volte sa essere ancora più luminoso della florida estate, non ci sono rami a far ombra alla fontana della Madonnina.

Fontanigorda (10)

Ed è poca la neve rimasta ma ha tutto il fascino della sua suggestione, ricopre il tavolo e le panche di legno.

Fontanigorda

L’inverno è tutto nelle sue promesse, in ciò che ti lascerà, nei doni della terra che matureranno con il sole.

Fontanigorda (12)

L’inverno è nelle sfumature di azzurro e celeste così diverse da quelle dei mesi del solleone, sono colori evanescenti, fratelli del freddo, del ghiaccio e della neve.

Fontanigorda (13)

L’aria è leggera, pura e frizzante, ti accarezza il viso e lambisce i rami nudi degli alberi.

Fontanigorda (14)

E poi guarda, guarda le cime delle montagne.

Fontanigorda (15)

Le cime imbiancate sfiorano il cielo.

Fontanigorda (16)

E poi verde, alberi e neve.

Fontanigorda (17)

E due ghiandaie ciarliere e chiacchierone come sempre, le ho inseguite per un po’ proprio qui, davanti a questo prato.

Fontanigorda (18)

Le tegole dei tetti come spolverate di zucchero.

Fontanigorda (19)

E le case e i giardini e i terrazzi.

Fontanigorda (20)

Cammino nel mio paesino e so esattamente dove abitano le persone che conosco da tanto tempo.

Fontanigorda (21)

E poi ancora, bianco, celeste, aerei in volo e panni stesi in Val Trebbia.

Fontanigorda (23)

Tetti, orti, imposte chiuse, serrate anche quelle della mia casetta, lassù nel sottotetto.

Fontanigorda (24)

La piazza insolitamente deserta.

Fontanigorda (25)

Una stagione che non conosco, l’inverno che sta per svanire e la primavera che si avvicina, è poco distante il mio prato delle farfalle, non manca poi tanto a questo felice incontro.

Fontanigorda (26)

Il paesino silenzioso, con i suoi tetti rossi e le casette da fiaba.

Fontanigorda (27)

E l’acqua, la neve disciolta e la mia pozzanghera.
Forse voi non lo sapete ma quella è proprio la mia pozzanghera e non potrebbe essere diversamente, del resto credo che non ne esista una così speciale.
E lo è ancora di più con la piazza vuota, specchio di una certa bellezza che resta nel cuore.

Fontanigorda (28)

E poi la strada verso Genova, la via del ritorno.
E un incontro inatteso, tra i rami, il primo giorno di marzo, le creature del bosco.
Uno, due, tre e poi dieci.
Certo, erano distanti e così la foto non è perfetta ma deve stare qui perché anche loro hanno fatto parte di questa splendida giornata.

Fontanigorda (29)

Una giornata di neve e cielo azzurro a Fontanigorda.

Fontanigorda (30)

I daini nel bosco incantato

Vedere gli animali nel bosco suscita sempre la mia meraviglia, non c’è nulla di più magico da ammirare.
E così quest’anno sono tornata ancora a cercare i daini, di notte, in compagnia di un fontanigordese doc, lui conosce questi boschi palmo a palmo.
C’erano il buio, il silenzio e la pioggia.
E mentre percorrevamo la Statale 45 lui faceva attenzione ad evitare i rospetti che si avventuravano sulla strada, è stato in quel momento che ho compreso che la sua percezione del bosco è assai più profonda della mia, io i rospi li vedevo a fatica e soltanto se lui me li faceva notare.
E poi su, per la strada che conduce a Fontanarossa.
I daini, non so se ne avrei visti così tanti se non me li avesse mostrati Sandro, probabilmente no.
Tanti, tantissimi, il bosco silenzioso è una fiaba, ha una vita sua e noi siamo ospiti rumorosi, a volte incutiamo timore.
I primi due daini, maschio e femmina, insieme sull’erba.
E poi uno, da solo, tra gli alberi, è rimasto per qualche istante fermo a guardarci e poi si è arrampicato sul monte ed svanito nel buio.
La meraviglia e la bellezza, un prato con l’erba alta e un branco di giovani daini che correvano.
E poi ancora, una famigliola, papà, mamma e un piccolino, si sono tenuti a debita distanza e poi sono fuggiti via.
E poi di nuovo, due giovani creature proprio in mezzo alla strada, ci hanno visto arrivare e allarmati hanno rivolto lo sguardo verso di noi e poi via, verso gli alberi.
Tanti, tantissimi daini e io ho smesso di contarli.
E come sempre ho fatto un pensiero così semplice e banale eppure così vero: tutto ciò che di più bello esiste al mondo è gratuito, è un regalo che ci viene donato senza che noi ne abbiamo alcun merito.
E così è per il bosco incantato, a fine serata abbiamo anche veduto una lesta ed elegante volpe, si muoveva sinuosa con una certa circospezione, poi è svanita anche lei tra i rami.
La bellezza e lo stupore, non mi ci abituo mai.
Ieri pomeriggio sono andata a fare una gita in un posto speciale di cui presto vi parlerò, per raggiungerlo bisogna percorrere una strada che attraversa una fitta pineta.
Erano circa le tre e mezza del pomeriggio, per caso stavo guardando fuori dal finestrino e ancora di nuovo, li ho visti, i daini, in pieno giorno.
Erano due cuccioletti giovani, una frenata, una lenta retromarcia per osservare meglio.
Uno dei due è scappato quasi subito, l’altro è rimasto qualche momento ad guardare i nostri movimenti e io sono riuscita appena scattare una foto mentre lui era quasi nascosto tra gli alberi.
Non una fotografia perfetta, lo so, ma il mio piccolo amico aveva poco tempo da dedicarmi e l’emozione era davvero tanta.
Io però la bellezza l’ho vista ed era perfezione vera.
La bellezza è un regalo che ci viene donato, senza che noi ne abbiamo alcun merito.
La bellezza è come la felicità, a volte la trovi quando non te la aspetti.

Daino

Al tramonto, un dolcissimo daino

Quanto mi piace camminare ai margini del bosco, quando attorno non c’è nessuno.
E tutto ti inganna e ti distrae.
Cade una foglia, un fruscio, che sarà? Sembrano passi, chi ci sarà?
Gli uccelli passano di ramo in ramo, strisciano le lucertole.
Le creature del bosco e i loro misteriosi rumori, a volte non è semplice distinguerli.
E poi ci sono coloro che durante il giorno se ne stanno nascosti, al sicuro.
E appena scende la sera escono allo scoperto, nelle radure e vicino ai corsi d’acqua.
E ieri ho visto ancora i daini, questa volta a tarda sera, mentre il sole salutava il giorno.
E che felicità!
Un piccolo solitario, che se ne stava ben distante dalla strada.
Fermo immobile.
E davvero l’immagine non è tanto bella, lui era lontano e già era meraviglioso poterlo vedere!
Fermo, nell’erba.
E ci guardava, come dire: questi due cosa vogliono?
Avranno mica cattive intenzioni?

Daino

Oh, no, affatto, noi vogliamo solo fare amicizia.
E insomma, è rimasto un po’ lì e poi si è allontanato verso il suo bosco.
E poco dopo, sulla strada che sale da Loco a Fontanigorda abbiamo visto un’altra coppia di giovani daini.
Avevano un gran da fare a rimpinzarsi di prugne, d’altra parte era ora di cena!
Siamo scesi dalla macchina e ci siamo avvicinati, sono veloci, agili e aggraziati ma veramente non tanto socievoli.
Via, tra gli alberi!
E finalmente ho sentito il loro verso, non si può certo dire che sia gentile e melodioso!
Che esperienza meravigliosa incontrarli, io mi entusiasmo come una bambina di sei anni.
Oh, guarda, un daino!
E tornando a casa ho fatto un pensiero tanto semplice quanto infantile, probabilmente.
E ho pensato che è davvero un’emozione grande essere qui, in questo piccolo paesino e sapere che la fuori, tra i noccioli e i castagni, nel fitto degli alberi ci sono queste splendide creature.
Attendo, attendo ancora un tramonto.
Attendo un prato silenzioso, un albero carico di frutti e questi teneri amici diffidenti dallo sguardo dolcissimo.

Di notte, i daini nel bosco

Una strada nel bosco, di notte.
E attorno nessun rumore, a tratti qualche fruscio.
Buio, solo i fari della macchina illuminano la strada e a spegnerli ti accorgi che la luce bianca della luna ammanta ogni cosa di un bagliore d’argento.
Ciò che non vedi e che ti circonda, ciò che non senti e rimane silente tra gli alberi.
Una curva, la strada che si piega dolcemente.
E il bosco tace, complice della notte misteriosa e scura, il bosco cela con il suo abbraccio le sue creature, le difende e le tiene al sicuro.
A volte le espone al pericolo, ma il bosco è vita, casa, nascita e mutamento.
Una strada nel bosco, di notte.
E nel buio silenzioso, tra i rami, un daino.
Si scorge solo il capo, con le corna, è un esemplare giovane e si confonde con le foglie e con i colori degli alberi.
E sono diverse gradazioni brunite, alcune più chiare, i rami fanno da cornice al suo musetto, i suoi occhi sono grandi e buoni.
E poi sparisce, indietreggia verso quell’oscurità che lo protegge.
E ancora una curva, un’altra.
Si procede in piano, nel silenzio.
E ancora oltre, quasi al centro della strada, ancora un altro daino, un’altra creatura meravigliosa.
Si sofferma, non si muove.
E osserva nella nostra direzione, rimane per qualche istante fermo, in una stupita immobilità.
E forse sarà stato qualche secondo, a me è sembrato un tempo infinito e contemporaneamente troppo breve.
Ma il bosco amico è vicino e accoglie il giovane daino che si allontana con eleganza, con passo leggero, verso la sua dimensione.
E poi ancora, un rettilineo.
Un prato ampio e spazioso, l’erba è tagliata, il bosco incornicia questo verde pianoro.
E in lontananza si scorge un movimento.
E’ un terzo daino, solitario.
Non è così vicino, scendo dall’auto per osservarlo meglio ma lui, con i suoi sensi sviluppatissimi, fiuta la mia presenza e d’improvviso alza il capo, si scorge chiaramente il palco delle sue corna.
E poi corre via, verso l’accogliente bosco che per lui è casa.
I boschi qua intorno pullulano di vita, ci sono daini, tassi, volpi.
La vita, non la vedi e ti circonda, non la senti e rimane silente, nascosta tra gli alberi.
Ho visto i daini, finalmente, non ho potuto fotografarli ma li ho visti, ho quegli occhi grandi stampati nella memoria.
Un’esperienza bellissima che si può ripetere in circostanze più adatte, magari partecipando a un’escursione organizzata dal Parco Regionale dell’Antola, nella stagione degli amori pare sia più semplice vedere queste splendide creature.
E qui trovate tutte le indicazioni, io spero di esserci quel giorno, mi piacerebbe davvero tanto.
Adesso sono qui, in questo paesino tra i boschi.
E spero di vedere ancora quegli occhi buoni e dolci.

Bambi, il bosco e la libertà

Un giorno, nel parco di Villa Duchessa di Galliera a Voltri.
Eh, sapete com’è, i daini della Val Trebbia e della Val D’Aveto sono scontrosi, bisogna ammetterlo!
E allora io ed E. siamo venute qui, dove è possibile incontrarli.
E quanti sono!

E con certi musetti e proprio facile fare amicizia, credetemi!

Sì, sono gradevoli compagnie, che ispirano tanta tenerezza.

E il sole picchiava, in una mattina di settembre assolata e rovente.
Che sonno!
Non viene voglia di far niente!
Solo di starsene lì in santa pace!

Certo, alcuni sono più dinamici.
Ma sì, una passeggiata fino allo steccato ci sta!

E c’era un discreto andirivieni.

Ma c’è da aggiungere che qualcuno ha dimostrato una pigrizia senza ritegno!

Altri invece passeggiavano beati per i prati, una brucatina all’erba con il favore dell’ombra, che bella giornata!

E poi qualcuno sembrava davvero incuriosito.
E ci guardava, con quegli occhioni grandi e dolci.
E ve l’ho detto, con certi musetti ci si sente davvero a proprio agio.
Si parla, si racconta dei luoghi che si conoscono, del mondo che c’è là fuori.
E così abbiamo narrato di certi boschi, delle rocce coperte di muschi e delle felci, dell’ombra e della luce, delle foglie degli alberi smosse dal vento, dei torrenti d’acqua gelida che scorrono su letti di sassi, di prati, di fiori e di farfalle.

Il mondo, il mondo al di fuori della recinzione.
E quel prato di Foppiano! Una fuga precipitosa di altri daini, che liberi e felici sono andati a rifugiarsi nel bosco.

E quello sguardo si è fatto sempre più curioso.
Raccontami ancora! Parlami ancora del bosco e dei suoi suoni!
E ha detto che sì, sarebbe bello tentare questa avventura.
Anche se ci sono i lupi, non sapeva nulla di loro, ma mi  garantito che il suo istinto, in caso di pericolo, sicuramente farà la sua parte.

E allora tutti gli altri, sentendo i nostri discorsi, si sono avvicinati con un certo interesse.
Boschi? Farfalle?  Prati? Senti, senti, sembra proprio il posto perfetto per noi!

E a un certo punto è arrivato uno che pareva rivestire un ruolo in certo qual modo autorevole e ha detto che sì, anche a lui la parola “bosco” sembrava particolarmente attraente.

E ha voluto saperne di più, si è messo comodo e ci ha fatto parlare per ore ed ore!

Verso mezzogiorno io ed E. abbiamo dovuto lasciarli per far ritorno alle nostre case.
E ci siamo salutati con mille convenevoli, con la promessa di rivederci.
Ma sapete, posso svelarvi un piccolo segreto: mentre ci allontanavamo abbiamo visto che il capo, quello con le corna, ha chiamato a sé tutti i suoi simili.
E li abbiamo sentiti parlare e confabulare, nessuno pareva mostrare esitazione, anzi, alcuni di loro sembravano particolarmente eccitati.
E chiara e distinta abbiamo udito una parola, pronunciata da più voci.
Un sussurro, una voce sola.
Una parola, una sola: bosco.