I magnifici bomboni del Signor Ferro

Il pregiato negozio del Signor Alberto Ferro era in una zona strategica della città, l’elegante confetteria si trovava ad un passo dalla Cattedrale, nel cuore vivo della Superba.

A dirvi il vero io in realtà non ci sono mai stata ma so per certo che nel lontano 1874 si poteva varcare la soglia di quel negozio prestigioso.
E sono sicura che fosse un luogo lussuoso ed accogliente, impreziosito da arredi raffinati, dal Signor Ferro di certo si serviva il fior fiore dell’alta società e alla sua esclusiva clientela il nostro abile confettiere riservava soltanto il meglio.
D’altra parte aveva imparato tutti i segreti del mestiere da un vero maestro, aveva appreso le meraviglie di quest’arte sopraffina dal celebre Pietro Romanengo.

E così, Alberto Ferro aveva fatto tesoro di quegli insegnamenti e aveva aperto la sua bella confetteria prodiga di molte dolcezze.
Vendeva favolosi bomboni e spettacolari frutti canditi, apprezzata specialità molto in voga a Genova nei tempi passati.
E certo esponeva in vetrina le sue bontà con quella cura che ancora troviamo proprio da Romanengo.

Il nostro abile commerciante era anche ben fornito di bomboniere e astucci per feste da ballo e soirées, mi pare ovvio!
E poi nel suo negozio si potevano comprare cioccolatto e cioccolatini, petit-fours e confortini di ogni genere.
E sì, un po’ di francese non guasta mai, sono sicura che le dame genovesi avessero una predilezione per le bontà offerte dal signor Ferro.

Non mancavano lo Champagne, i Vini del Reno e altre assortite ricercatezze per accompagnare i dolci intermezzi della pregiata confetteria della Superba.
Ho trovato notizia di questo negozio favoloso sulla Guida Commerciale Descrittiva di Genova compilata da Edoardo Michele Chiozza e risalente al 1874-1875.
In una delle pagine di questo volume di mia proprietà spicca la bella pubblicità di questo negozio e sono specificate le specialità della casa.
Su lunari successivi poi il nome del Signor Ferro si affianca a quello del Signor Cassanello, con il tempo i negozi divennero più numerosi.
Nel 1882, infatti, risultano due confetterie, una in Piazza San Lorenzo e l’altra a De Ferrari, nel 1894 se ne aggiunse una terza alla Nunziata.
Ho trovato queste informazioni sui miei libri e poi mi sono ricordata che questo glorioso negozio è in qualche modo già apparso su queste pagine.
Tempo fa dedicai un articolo alle vie di Portoria e pubblicai la pubblicità della Fabbrica di Frutti Canditi e Pane Dolce di Attilio Giannini, successore dei Fratelli Cassanello.
Tra i commentatori c’è il mio solito amico Eugenio, profondo conoscitore della nostra città, in quell’occasione fu lui a fare riferimento al glorioso negozio del Signor Ferro.
Oggi vi ho portato là, nel lontano 1874, davanti al bancone ricolmo di delizie di una confetteria del passato.
E mando un saluto a lei, caro Signor Ferro, questo è un piccolo omaggio alle sublimi dolcezze che lei ha saputo regalare ai genovesi del suo tempo.

I colori dell’Expo dell’Alta Val Trebbia

In questo weekend da queste parti c’è un appuntamento da non perdere, è l’evento che promuove le tipicità di questo territorio, le sue bellezze e le tante opportunità offerte a coloro che trascorrono i giorni d’estate nei paesini di questa bella valle.
L’Expo dell’Alta Val Trebbia si svolge a Loco, sulle rive del corso d’acqua che regala il nome alla valle.

Loco (3)

E quest’anno il Trebbia scorre lucente e generoso.

Loco (2)

Per noi che frequentiamo abitualmente questi posti la manifestazione è una piacevole consuetudine, ritroviamo sapori e profumi che conosciamo bene.
E ritroviamo le bontà che amiamo gustare in questi luoghi di vacanza, primi tra tutti i sovrani dei bosco, i funghi preparati ad arte da Isola, lo splendido negozio di Loco.

Expo

Expo (9)

E le torte della Pasticceria Biasotti di Rovegno.

Expo (4)

E i dolci dell’Antico Forno da Carlo di Montebruno.

Expo (5)

Sane abitudini che amiamo conservare, tipiche bontà di questa valle.
Ci sono anche artigiani ed espositori provenienti da altre regioni ma il fiore all’occhiello dell’Expo sono i prodotti del territorio: dal miele alle conserve, dai vini ai salumi dei colli piacentini.
E naturalmente sono passata a trovare gli amici, questo è lo stand di Poggi Arredamenti, il negozio e lo spazio espositivo si trovano in località Beinaschi, sulla Statale 45.

Expo (3)

E poi ci sono numerose ceste con i doni della terra, la vera bellezza.

Expo (6)

E potrebbero mancare i canestrelli di Torriglia? Certo che no!

Expo (6a)

Ho trovato qui anche le delizie di Maria Giulia Scolaro, la sua azienda agricola si trova a Savignone.
E questi vasetti sono pura poesia, hanno tutti i profumi dei frutti e dei fiori.
Tra le tante bontà troverete la confettura di petali di rosa, quella di petali di glicine e quella di viole, una meraviglia!

Expo (7)

E poi sciroppi di ogni genere, celebre è il suo sciroppo di rose.

Expo (8)

Un territorio e le sue bellezze, all’Expo troverete materiale informativo sulle strutture ricettive e sulle escursioni che potrete fare nelle varie località del Parco dell’Antola.

Lago del Brugneto

Ci sono diverse sono proposte di svago, giochi per i bambini e iniziative di vario genere riguardanti l’ambiente e la fauna.
Quest’anno poi ci sono anche i falconieri e così si incontrano tipi particolari che non è così semplice vedere nei boschi.
Sono i rapaci, a volte si librano alti nel cielo, con lo sguardo si segue il loro volo armonioso.

Rapaci

Alcuni sono buffi e anche un po’ impertinenti!

Rapaci (7)

Altri maestosi e severi.

Rapaci (3)

E santo cielo, non avrei mai pensato di incontrare un tipo del genere a Loco, ecco!

Rapaci (4)

Non ho assistito alle loro prodezze ma li ho osservati bene da vicino.
Mi correggo, scusate: ci siamo reciprocamente osservati!

Rapaci (5)

E che carattere, caspiterina!

Rapaci (6)

L’Expo dell’Alta Val Trebbia attira sempre tanti visitatori: si va a far compere, a passeggiare, si cammina sulla riva del fiume.
E tanti fanno il bagno in queste acque fresche e rigeneranti.

Trebbia

Chiare, trasparenti, limpide.

Trebbia (2)

Gorgoglianti e tumultuose sui sassi levigati.

Trebbia (3)

Sono le acque del Trebbia, un luogo del cuore che rappresenta un’identità, l’anima di una valle e della sua gente.

Trebbia (4)

Memorie nostalgiche del Carnevale di Genova

Nel tempo del Carnevale queste sono le memorie nostalgiche di Luigi Tramaloni, genovese nato a metà dell’Ottocento e autore di versi in dialetto dedicati a usanze ormai perdute.
Il suo libretto mi è stato mandato via mail da Eugenio con tanto di dettagliata traduzione, ringrazio il mio generoso amico che mi ha dedicato così tanto tempo, senza di lui io non avrei certo compreso ogni parola e invece ora posso portarvi con me per le strade di Genova durante il Carnevale.

Carnevale

Dunque, che succede quando arriva questo periodo festoso?

Tûtta Zena a lëa in fermento
A n’aveiva che ûn pensâ
De gödî ö divertimento
Che e misëie ö fa scordâ

Tutta Genova era in fermento
E non aveva che un pensiero
Di godere del divertimento
Che fa scordare le miserie

Per pochi spiccioli si potevano affittare abitini dagli straccivendoli di Salita del Prione, i monelli del quartiere avevano vestiti rattoppati e ricuciti.

Salita del Prione

Salita del Prione

E quante maschere a Genova: da gobbo, da cuoco, da nobile o da cavaliere, le più diffuse erano quelle da Arlecchino e da pagliaccio.
In Via Luccoli c’era la bottega dell’antiquario Serafino Zerega dove si trovava di tutto: marsine e pantaloni alla zuava, damaschi, sete e velluti.
E scialli, frange, cappelli, turbanti, piume di struzzo e di pavone, finti gioielli e sciabole luccicanti.
E un cassone pieno di parrucche!
E trombe e tamburi!

Via Luccoli (25)

Via Luccoli

E poi, naturalmente, c’era l’usanza del corteo mascherato, le uniche carrozze ammesse erano quelle dei Fratelli Busnelli.
Alle due teste del corteo due Piazze, San Domenico e la Nunziata, si impiegava un gran numero di Carabinieri per tenere sotto controllo l’ordine pubblico.
Eppure mica sempre ci si riusciva!

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed ecco i nobili!
I Serra, i Balbi, i Cambiaso e i Durazzo, nelle loro carrozze un’abbondanza di delizie, caramelle al rosolio e cioccolatini.

DolciDolci di Romanengo

E c’erano cesti ricolmi di mazzi di viole e cassette di agrumi,  tutta questo ben di Dio veniva usato per una gustosa e dolcissima battaglia.
Sulla porta di Klainguti, in Via Carlo Felice e cioè l‘attuale Via XXV Aprile, l’aristocratico Degola veniva preso di mira da tutti i suoi amici!
E certo, sul finire dell’Ottocento  Klainguti, oltre al negozio di Soziglia, aveva un negozio a Banchi e uno per l’appunto in Via Carlo Felice.

Klainguti

La battaglia più coinvolgente si svolgeva in Via Garibaldi, davanti a Caffè della Concordia.

Via Garibaldi

Loggiato di Palazzo Tursi, un tempo sede del Caffè della Concordia

Erano celebri due impiegati del Municipio, questi due davano spettacolo con i loro duelli, quando arrivavano gli si stringeva intorno tutta la città!
E c’era il Ravano con la sua marsina da dottore, il Farmacista Macaggi che veniva da Bargagli.

Paivan gente nasciûa apposta
Pe fâ rîe l’ûmanitæ

Sembrava gente nata apposta
per far ridere l’umanità

Certo, scrive il nostro, i tipi più originali erano a Portoria: il Grillo andava in giro tutto imbottito in modo da sembrare una mamma e lo vedevi a zonzo con il Cecco, uno dei due portava in braccio un bamboccio.
E poi sapete, quel carnevale è stato ucciso da certe nuove usanze: i coriandoli di gesso che macchiano i vestiti, la brutta abitudine di lanciare frutta guasta e castagne secche che gettate in faccia fanno male.
Per non dire dei botti ma a quelli hanno pensato le autorità.

Profumo

Pasticceria Profumo

E così, scrive con nostalgia il nostro, hanno ucciso il Carnevale.
A riportarlo brevemente in auge ci ha pensato la Società Ginnastica Cristoforo Colombo con la Passeggiata De Ghiggermo, un fantastico corteo in costume.
Eh, per realizzarlo però ci voleva qualche ricco che aprisse i cordoni della borsa!

Coriandoli 1

Eccoli i partecipanti, vestiti di tutto punto, armati di trombe e di alabarde, sfilano per le vie della città.
E c’è da ringraziare il Signor Bisso, è il sarto che fornisce i costumi.
E che gran concorso di persone entusiaste, una vera compagnia di artisti, l’elenco è lungo: il ginnasta Vassallo, orefice di Via Roma, il Romeo, anch’egli ginnasta e tintore di Via Maddaloni, ci sono un equilibrista, un uomo volante e un certo Cipollina agli anelli.
Scrive con rimpianto l’autore che questo ultimo evento è durato poco, per rifarlo bisogna mettere in conto molte spese.
E siamo nel 1928, così il nostro Tramaloni spera che con l’anno nuovo ci sia ancora un nuovo Carnevale, anche se nella memoria rimane la nostalgia di quel tempo passato che aveva una giocosa e inimitabile magia.
La bellezza di questi racconti è nella capacità di portarti in un altro tempo, la forza delle parole ti fa vedere ciò che non hai vissuto: un carro, le risate, le maschere della gente di Genova e la dolcezza di anni lontani.

Confetti

Confetti di Profumo

Dolci e torte patriottiche di una pasticceria del passato

Oggi vi porterò con me in un posto molto speciale nel centro della città, andremo a visitare la Premiata Confettureria e Pasticceria Rissotto.
E se vi pare di non conoscerla non datevi pena, questo è uno dei miei soliti viaggi nel tempo, la prestigiosa Pasticceria aveva la sua sede in Via Assarotti sul finire dell’Ottocento e certo, da allora le cose sono un po’ cambiate.
Ho trovato qualche notizia su questo negozio in un libro che ho acquistato di recente: il meraviglioso Lunario del Signor Regina dell’anno 1882.
E c’è una pubblicità molto esaustiva su Rissotto, occupa un’intera paginetta!
E così andiamo nell’elegante Via Assarotti, la pasticceria sarà stata tutto un luccichio di specchi e avrà avuto mobili di legno scuro e tendine candide e chiare, io ne sono più che sicura!

Via Assarotti

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Dunque, cosa possiamo comprare dal Signor Rissotto?
Innanzi tutto il Pandolce, è logico.

Pandolce di Cavo

Pandolce della Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

E poi i biscotti di Genova, li vendono in scatole da due chili e si conservano per oltre tre mesi.
Se volete fare bella figura con i vostri amici sappiate che qui non mancano i confetti e i frutti canditi venduti in scatole di gran lusso.
Ma pensa, noi genovesi di fine Ottocento abbiamo un’ampia scelta, il signor Luigi Rissotto sembrerebbe far concorrenza a Romanengo!

Romanengo (3)

Canditi e confetti di Romanengo

Inoltre qui si trovano liquori, zucchero, vini e persino le candele dei Fratelli Lanza, chi se lo sarebbe mai aspettato!
Manco a dirlo, naturalmente la Premiata Confettureria e Pasticceria offre servizi per cerimonie, come matrimoni, battesimi e indimenticabili soirées.
E certamente vorrete provare le caramelle Rissotto, sono  tanto rinomate, così dice la pubblicità.

Via Assarotti

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Se varcherete la soglia del negozio vi accoglierà un delizioso effluvio: il fiore all’occhiello della Pasticceria sembrano essere le torte, lavorate a tutta perfezione.
E ci sono ben due specialità, a dirvi il vero ho anche cercato qualche notizia a riguardo ma non sono certa che ciò che ho trovato corrisponda davvero alle torte della rinomata Pasticceria Rissotto così ho pensato di evitare inutili supposizioni.
Del resto, come ogni blasonato pasticcere, anche il Signor Rissotto avrà avuto i suoi segreti, no?
E là, nel suo profumato negozio si servivano due torte patriottiche: la Torta Stella d’Italia e il Gateau Cavour, quest’ultima torta doveva essere molto apprezzata dalla clientela visto che si specifica che è “molto piaciuta”.
Nulla sappiamo della torta dedicata a Camillo Benso e in ogni caso, in quanto a dolci graditi ai padri della patria, tuttora possiamo gioiosamente gustare la celebre Torta Mazzini tanto amata e decantata da nostro illustre Giuseppe, la servono da Cavo e qui trovate la ricetta e la storia.

Torta Mazzini (5)

Che altro aggiungere sulla raffinata pasticceria Rissotto?
I prezzi, signori, i prezzi! Sono modici, lo si legge chiaramente sulla pubblicità, ecco!

Rissotto

La famosa pasticceria si trovava all’inizio di Via Assarotti, dove ora ha sede un negozio di giocattoli.
E nel viaggio nel tempo non mancano le immagini che possono far sognare.
Osservate bene questa cartolina di Stefano Finauri: la strada, la sua prospettiva, le tende tirate in fuori e un’insegna posta sull’angolo dell’edificio, vi si leggono proprio queste parole, Pasticceria e Confetteria.

Via Assarotti (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri 

E guardiamo meglio, qui ci sono certe persone a passeggio e dietro di loro ecco ancora un’altra insegna: fabbrica di cioccolato e frutti canditi.

Via Assarotti 1

Il tempo scorre e le cose cambiano, questa insegna non è da attribuire alla Pasticceria Rissotto ma ad un altro negozio che ne prese il posto, ne ho trovato traccia sull’Annuario del 1926.
Questa è la Pasticceria di Agostino Bancheri, il suo cognome si legge parzialmente.
Chissà se anche lui continuò a servire la torta Cavour, sarei curiosa di saperlo!

Via Assarotti 3

Il tempo scorre e le cose cambiano, resta il fascino dei luoghi perduti e la loro immutabile bellezza, restano le dolcissime memorie che sanno diventare reali con queste immaginarie passeggiate nel passato.

Via Assarotti 2

Le dolcezze di Panarello

Correva l’anno 1885 quando un giovane genovese si gettò a capofitto in una bella avventura: lavorava in un forno del centro ed era particolarmente abile nell’arte della pasticceria, decise così di mettersi in proprio e acquistò quel forno.
Il ragazzo aveva appena 17 anni e il suo nome è per noi sinonimo di dolcezza, si chiamava Francesco Panarello.
Panarello è un’azienda dolciaria molto apprezzata non soltanto a Genova, è un marchio della Superba noto anche al di fuori di questa città, Panarello vende pasticceria artigianale ma anche prodotti confezionati.
E come i miei concittadini ben sanno, ci sono diverse pasticcerie caffetterie Panarello a Genova, Panarello è presente anche a Chiavari,  Rapallo e  Milano.
E allora vi porto nella pasticceria del mio quartiere, in Corso Carbonara.

Panarello (2)

Un gran bel posto per far colazione, qui trovate ogni genere di dolcezza.

Panarello (3)

Prima tra tutte la torta Panarello, una sofficissima bontà alle mandorle che è una vera delizia.

Panarello (4)

E c’è anche la sua sorellina piccola, la Panarellina, con le varianti allo zabaione e al cioccolato.

Panarello (5)

A me piace semplice, la trovo sublime così.

Panarello (6)

Non mancano le crostate, sono perfette per la merenda dei più piccini.

Panarello (7)

E davvero, non c’è bambino di Genova che non abbia mangiato i classici biscotti del Lagaccio, ogni volta che li vedo mi viene in mente mia nonna che li aveva sempre in dispensa.

Panarello (8)

Ed ecco gli anicini, anch’essi sono un sapore di casa per noi.

Panarello (9)

E poi amaretti, canestrelli, baci di dama e molto altro, non manca davvero nulla.

Panarello (10)

Il plumcake e la deliziosa mescolanza, biscottini semplici e golosi.

Panarello (12)

Trovate anche tutta la pasticceria classica e qui lascio parlare le immagini.

Panarello (13)

Panarello (14)

Naturalmente da Panarello trovate il pandolce nelle sue varianti, sia alto che basso, ci sono anche i tipici dolci delle feste come il Pandoro e la Colomba.

Panarello (14a)

Uno sguardo alla vetrina vi dà un’idea della colazione che potete gustare qui.

Panarello (15)

E oltre a tutto ciò si aggiungono appunto le confezioni di biscotti a noi tanto familiari, se non li avete mai provati assaggiateli, sono molto buoni.

Panarello (16)

Alla linea tradizionale si aggiunge una serie di biscotti senza zuccheri o senza glutine, questa è una scelta a mio parere vincente che accontenta anche chi ha esigenze particolari.

Panarello (17)

130 anni di dolcezza e molte maniere di declinarla, le torte di Panarello sono belle oltre che buone.

Panarello (19)

Questa è la torta Regina, io non l’ho mai assaggiata, dovrò rimediare al più presto!
Si tratta di una variante della torta Panarello a più strati e è farcita di crema con una bagna al maraschino.
Eh, che meraviglia!

Panarello (18)

E sono una bellezza le torte guarnite con la frutta fresca, tra le mie preferite.

Panarello (20)

Panarello (21)

Un nome che per noi genovesi fa parte della tradizione, ho voluto segnalarvelo in quanto è davvero garanzia di qualità, qui trovate il sito con altri dettagli compresi gli indirizzi di tutti i negozi.

Panarello (22)

Questa è una storia che ha l’impalpabile dolcezza dello zucchero a velo, una storia che ebbe inizio 130 anni fa grazie a un ragazzo di nome Francesco Panarello.

Panarello (23)

Le bontà e le bellezze dell’Expo dell’Alta Val Trebbia

Oggi questo blog è ad alto contenuto di bontà e di bellezza, oggi vi porto con me all’Expo dell’Alta Val Trebbia che si è tenuta lo scorso weekend a Loco, il piccolo paesino adagiato tra il verde della valle lungo il fiume Trebbia.

Loco

Una bella manifestazione che comprende eventi di vario genere ed è volta a promuovere e a valorizzare le tipicità del territorio ben note a tutti coloro che nel periodo estivo frequentano con assiduità le località della valle.
E c’erano anche degli stand provenienti da diverse regioni, ad esempio un’azienda agricola piemontese esponeva dolci, conserve e profumate nocciole.

Expo Valtrebbia (3)

E i deliziosi mirtilli, quanta fatica per raccoglierne così tanti.

Expo Valtrebbia (2)

Io oggi vi mostrerò alcune delle realtà presenti a questa Expo, ho trovato qui l’esposizione di Poggi Arredamenti, loro si trovano a Fascia, ci seguiamo sui social e durante l’inverno mi fanno sognare con le foto della neve che imbianca la Statale 45.
E questi sono i loro mobili di caldo legno.

Expo Valtrebbia (4)

E poi fieno, profumo di boschi ed ecco Isola, ve ne ho già ampiamente parlato lo scorso anno in questo articolo, è un’azienda di Loco a conduzione famigliare che produce funghi sott’olio e conserve di vario tipo.

Expo Valtrebbia (5)

E quando dici Val Trebbia dici funghi porcini, questo si sa.

Expo Valtrebbia (6)

Anche secchi, profumati e deliziosi.

Expo Valtrebbia (7)

Un altro presidio d’eccellenza conosciuto da tutti in queste zone è la Pasticceria Biasotti di Rovegno.

Expo Valtrebbia (8)

Hanno portato le loro crostate e i baci di dama, i canestrelli e i quadrelli.

Expo Valtrebbia (8a)

E le crostatine con la marmellata e altri dolcetti che non hanno nulla da invidiare a quelli di blasonate pasticcerie cittadine.

Expo Valtrebbia (10)

C’era il delizioso miele delle valli genovesi, anch’esso molto apprezzato e gradito.

Expo Valtrebbia (11)

Expo Valtrebbia (12)

E naturalmente ho trovato qui le bontà dell’Antico Forno da Carlo di Montebruno che ho già avuto modo di mostrarvi qui.

Expo Valtrebbia (13)

Expo Valtrebbia (14)

La Val Trebbia si snoda tra due regioni, insieme al corso d’acqua dal quale prende il nome.
E’ Liguria ed è anche Emilia, così da queste parti trovate le tipiche bontà di entrambe le terre.

Expo Valtrebbia (15)

E se non siete tipi che amano i dolci niente paura, vi va un panino con il salame?

Expo Valtrebbia (16)

Erano diversi anche gli espositori di vini provenienti dai colli piacentini.

Expo Valtrebbia (17)

Azienda Agricola Ganaghello – Castel San Giovanni PC

E signore e signori, applausi a scena aperta per la coppa piacentina, uno dei salumi più deliziosi che esista sulla faccia della terra.

Expo Valtrebbia (18)

E altrettanto giubilo accolga il salame di Sant’Olcese, tra tutti il mio preferito.

Expo Valtrebbia (19)

Ancora dolci, questi canestrelli provengono dall’Antico Mulino di Ottone.

Expo Valtrebbia (20)

Oltre a tutto questo sono state offerte diverse occasioni d’intrattenimento e giochi per bambini, per loro una rappresentanza del Corpo dei Vigili del Fuoco ha allestito un percorso con diverse prove con le quali misurarsi.
E così c’erano questi piccolini con addosso un elmetto rosso e una pettorina con su scritto Pompieropoli condotti per mano da uomini grandi e grossi e infinitamente pazienti.
Bello a vedersi, secondo me i bambini si sono divertiti tantissimo.

Expo Valtrebbia

E poi c’erano i doni della terra frutto della fatica dell’uomo.

Expo Valtrebbia (21)

E un mercato di fiori e piante aromatiche.

Expo Valtrebbia (22)

Ciò che avete veduto è una piccola parte di quello che le località del Parco dell’Antola hanno da offrire, tra i verdi boschi e le svettanti montagne generose.
Sono posti che amo, sono sapori di casa, sono luoghi da scoprire e ho voluto così  presentarli anche a voi.

Expo Valtrebbia (23)

Qui, lungo le acque calme e placide del Trebbia.

Expo Valtrebbia (24)

Qui, dove c’è anche un osservatorio astronomico per ammirare il cielo e le sue meraviglie.
I prati, i monti e i freschi boschi sono di tutti, appartengono a tutti coloro che li hanno nel cuore e li sanno rispettare.
E sopra di essi c’è un firmamento trapunto di stelle, nelle notti d’estate scintillano luminose per tutti coloro che amano questi luoghi.

Expo Valtrebbia (25)

Antico Forno a Legna da Carlo, le dolcezze di Montebruno

Ogni zona ha i propri luoghi che custodiscono e tramandano sapori e tradizioni, se verrete qui in Val Trebbia non potrete mancare una visita a un forno celebre di questa valle, tutti coloro che frequentano questi posti lo conoscono.
Dovrete fermarvi a Montebruno, il paesino adagiato sul Trebbia.

Montebruno

E qui troverete una bella palazzina rosa che ospita l’Antico Forno a Legna da Carlo.

Da Carlo

Il negozio nacque nel 1886 e per raccontare le sue magie porto qui le parole che si leggono sulla brochure trovata sul bancone:

Ogni sera, da molti anni, mio zio Orazio accende il fuoco del nostro forno a legna.
Il fuoco resta acceso quasi tutta la notte e la mattina dopo, quando lo riaccendo, tutto si illumina e i sapori prendono vita.
Un rito intoccabile che si tramanda da più di cento anni: inizia la sera, quando preparo i panetti di burro per la mattina dopo e copro con sottili panni di lino l’impasto che sta lievitando.

Un rito seguito con cura scrupolosa, così faceva il bisnonno e così fanno ancora gli attuali proprietari del forno.
Il loro pane è per me il migliore di tutta la valle e così quando passo compro sempre il filone.

Da Carlo (3)

Una vetrina invitante, allestita con attenzione.

Da Carlo (1)

E come spesso accade nei piccoli paesi in questo negozio trovate tutto ciò che vi occorre, potrete comprare la frutta e la verdura, i formaggi e gli insaccati, c’è anche una fornita selezione di vini.

Da Carlo (2)
E siamo tra i boschi generosi, quindi qui troverete anche i sacchetti con i funghi secchi.

Da Carlo (4)

E c’è un’intera parete  riservata ai dolci che escono dall’antico forno a legna di famiglia, ho scoperto che c’è anche una ricetta segreta per alimentare il fuoco con la legna migliore.
Magari la prossima volta che ci andrò mi farò mostrare il forno e gli antichi utensili, devono essere una meraviglia.

Da Carlo (5)

Capiti qui in un giorno qualunque e trovi la sacher e le torte guarnite con le nocciole.

Da Carlo (6)

Da Carlo (7)

E poi biscotti di ogni genere, pinolate e baci di dama, meringhette e canestrelli.

Da Carlo (8)

Non c’è che l’imbarazzo della scelta per ogni gusto e per ogni esigenza, qui si usano ingredienti di prima qualità e farine senza additivi.

Da Carlo (9)

Ci sono le confezioni con le brioches per la colazione.

Da Carlo (9a)

Le crostate e i biscotti del Lagaccio.

Da Carlo (10)

La torta alle noci e il filoncino dolce, ovviamente qui vengono sfornati anche i dolci delle feste come il pandolce.

Da Carlo (11)

Non mancano le confezioni regalo, curate con particolare buon gusto.

Da Carlo (13)

E niente paura, senza canestrelli non ci si rimane, naturalmente ci sono le scorte!

Da Carlo (14)

I miei biscotti preferiti sono questi, morbidi e in parte ricoperti di cioccolato fondente.

Da Carlo (15)

E’ un posto che mi piace e così ho voluto segnalarvelo, è certamente un indirizzo da tener presente se per caso passate da queste parti, per saperne di più vi rimando al sito che trovate qui.

Da Carlo (12)

Nello spazio all’aperto, con la bella stagione, si può gustare il giro dei dolci con un buon passito oppure scegliere il giro del salato, focaccia, salumi e formaggi della Val Trebbia accompagnati da un bicchiere di vino.
Una buona idea per una sosta golosa!

Da Carlo (17)

E se verrete anche voi all’Antico Forno a Legna Da Carlo di Montebruno noterete che sul muro è riportata la frase di un celebre film.
E’ vero, quando prendi un cioccolatino dalla scatola non sai mai quale potrà capitarti, ma sapete che vi dico?
Qui scegliete pure ad occhi chiusi, i dolci di Montebruno sono uno più delizioso dell’altro, parola di Miss Fletcher!

Da Carlo (16)

A tavola con Giuseppe Mazzini

In quest’ultima settimana si sono svolte a Genova le giornate in memoria di Giuseppe Mazzini, il patriota lasciò le cose del mondo il 10 Marzo 1872 ed ogni anno la sua città lo ricorda con incontri ed iniziative a cura del Museo del Risorgimento che ha sede nella casa natale dell’esule.

Museo del Risorgimento

In questo 2015, in previsione degli eventi di Expo dedicati al cibo, si è pensato ad un nuovo particolare percorso.
Cosa veniva portato sulle tavole dei genovesi al tempo di Balilla?
E quali erano i gusti di coloro che hanno fatto l’Italia?
E Garibaldi cosa amava mangiare?
Mi riprometto di raccontarvelo presto ma oggi vi narrerò le preferenze culinarie di Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini (2)

Ritratto esposto al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Ringrazio la Dottoressa Ponte, direttrice del Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano e la Dottoressa Bertuzzi che ha accompagnato noi visitatori alla scoperta dei gusti dei padri della patria, il loro prezioso lavoro conserva e mette in risalto la nostra storia e il nostro passato.
E come possiamo conoscere i peccati di gola di Mazzini?
Grazie al suo ricco epistolario, in quelle sue lettere trovate il politico, il fervente patriota, il figlio che rimpiange la sua casa e la madre lontana, il pensatore e l’uomo, un uomo di nome Giuseppe Mazzini.

Epistolario di Mazzini

Epistolario di Mazzini
Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

A quanto pare non era proprio una buona forchetta, anzi con il cibo era abbastanza morigerato e tra il resto sembra che non amasse il vino, talvolta si concedeva una buona birra, in Inghilterra ebbe modo di apprezzare il punch.
Anche lui aveva qualche vizio: beveva molto caffè e fumava tanto.
Caffè e sigaro, quella era una delle sue abitudini e uno dei suoi ritratti al Museo Del Risorgimento lo immortala proprio con il sigaro tra le dita.

Giuseppe Mazzini

Fotografia esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Esule in terra straniera dovette adeguarsi a ciò che avevano da offrire i luoghi che lo ospitavano ma che rimpianto per i sapori di casa!
A Londra, scrive Mazzini, il latte è acquoso, per trovarne di buono bisognerebbe andar fuori città.
Qui al mattino di solito con il caffè prendeva pane e burro ma il pensiero andava sempre alle sue colazioni genovesi di un tempo!
Oh, la fragrante e deliziosa focaccia con la salvia che era solito mangiare a Genova, indimenticabile!

Focaccia con la salvia

Panificio Sebastiano

Molte delle lettere di Mazzini sono indirizzate a sua madre, Maria Drago, a lei racconta i dettagli di certi suoi pranzi, dalla Svizzera le scrive di aver gustato certi pesci di lago e un piatto a base di patate, ma le minestre locali non gli piacevano affatto!
No, a Mazzini piaceva il minestrone alla genovese, come lo capisco!

Maria Drago

 Maria Drago
Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

E là, in Svizzera, sentiva la mancanza dei biscotti del Lagaccio.
Allora era ospite della famiglia Girard, il nostro con le sue notevoli doti dialettiche riuscì a convincere le ragazze di casa a preparare per lui i tanto rimpianti biscotti.

Biscotti del Lagaccio

Biscotti del Lagaccio – Panificio Sebastiano

E là, in Svizzera, ebbe modo di assaggiare una deliziosa torta di mandorle e si premurò di inviare alla madre la ricetta.
E’ ancora nota come Torta Mazzini e magari potreste cimentarvi anche voi nella preparazione o se preferite potete gustarla da Marescotti, ho già avuto modo di scrivere di questa celebre torta e qui trovate appunto la ricetta e le notizie di quel carteggio tra Mazzini e sua madre.

Torta Mazzini (5)

Torta Mazzini – Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

E poi ancora, il nostro narra un pranzo natalizio in compagnia di amici esuli come lui, allora ad armeggiare con pentole e ingredienti fu Giovanni Ruffini e sulla tavola di Natale vennero serviti fumanti maccheroni asciutti, Mazzini odiava i maccheroni in brodo della tradizione.
E poi pesce, fagiano e stufato.
Da ultimo il plum-pudding che a Mazzini piaceva talmente tanto da scrivere: da vero barbaro ho mangiato più del puddding che del resto.

Giuseppe Mazzini (4)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

A Londra, dice ancora Mazzini, nessuno mangia le cervella fritte, lui invece le trova di suo gusto.
Però la pasta fresca, quella proprio non si trovava!
Il genovese lontano ha una madre presente e attenta, ancora a lei chiede di inviare a Londra un buon formaggio, le forme per fare i corzetti e la rotella per i ravioli.

Noccioladay (3)

Ristorante il Genovese

Londra, Pasqua del 1841, il nostro genovese pensa a una maniera per sentirsi a casa.
E scrive alla mamma, di nuovo.
Giuseppe vuole la ricetta della torta pasqualina, l’intenzione è quella di prepararla sostituendo alcuni ingredienti: niente bietole a Londra, Mazzini è costretto a ripiegare sulla lattuga o sulla scarola.
A volte bisogna proprio far di necessità virtù!

Torta Pasqualina

Friggitoria Carega

E sempre lei, la madre, gli mandava dolci generi di conforto, detti recilli, paste e confetti, frutta secca, datteri e pandolce.
Cresciuto nel tepore del clima mediterraneo, Mazzini ripensava a certi frutti che un tempo avevano deliziato il suo palato.
L’uva croccante e sugosa della Valpocevera, le pesche dolci, i fichi dei quali era goloso.

Fichi

E ancora, al Museo del Risorgimento troverete un foglietto, indirizzato all’amico Filippo Bettini, Mazzini lo prega di rimborsare la sorella Antonietta per l’acquisto di una scatola di canditi destinati a un’amica inglese.

Biglietto

Biglietto esposto al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Non è specificato dove li avesse acquistati ma noi genovesi, come ha suggerito la dottoressa Bertuzzi, abbiamo subito pensato a Romanengo ed alle sue pregiate confezioni.

Romanengo

Di lui potete leggere ogni cosa nel suo epistolario, nelle lettere che lui ci ha lasciato.
Tra quelle pagine trovate il politico, il fervente patriota, il figlio che rimpiange la sua casa e la madre lontana, il pensatore e l’uomo, un uomo di nome Giuseppe Mazzini.
Ora è un Museo, un tempo era la sua dimora.
E lì potrete ripercorrere i giorni della vita, le sue battaglie e le sue lotte, potrete conoscere le sue passioni e le testimonianze della sua grandezza.
E in qualche maniera anche voi potrete andare nei luoghi dove lui ha vissuto e sedervi a tavola con Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini (3)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Una sosta golosa alla Pasticceria Viganotti

Nel continuo girovagare per i caruggi di Genova è anche piacevole concedersi meritate soste golose e per andare a colpo sicuro occorre conoscere gli indirizzi giusti.
E’ celebre l’antica tradizione della Cioccolateria Viganotti, dal 1866 delizia i palati dei genovesi con raffinate dolcezze, ho già avuto modo di scrivere del bellissimo negozio di Vico dei Castagna in questo mio articolo.
C’è anche un altro luogo che vorrei mostrarvi e lo troverete facilmente anche se non siete di Genova.
Date le spalle alle Torri di Porta Soprana e imboccate la strada di fronte a voi, Salita del Prione.

Salita del Prione (2)

Un susseguirsi di case colorate, questa via vi condurrà in Piazza delle Erbe.

Salita del Prione

E prima che giungiate nella piazza dove un tempo si teneva il mercato in Salita del Prione troverete la Pasticceria Caffetteria Viganotti, uno scrigno di sublimi dolcezze nel cuore della città vecchia.

Viganotti

Un locale raccolto dove si respira una bella atmosfera.

Viganotti (3)

Niente tavolini, si è serviti al bancone e l’unico sforzo che dovrete fare sarà guardare sotto al vetro e scegliere il vostro dolcetto preferito!

Viganotti (4)

Potrete anche comprare il caffè per le vostre colazioni casalinghe.

Viganotti (5)

E dunque, cosa gustare in questa bella pasticceria?
Vi va un biscotto o una dolce meringa?

Viganotti (6)

Ecco vari tipi di frollini ricoperti di cioccolato e i classici canestrelli.

Viganotti (7)

E poi tortine alla frutta e cavolini alla panna.

Viganotti (8)

Cannoli alla crema e tortine per tutti i gusti.

Viganotti (9)

E c’è un grande vaso, questa è la barbagliata per la cioccolata calda per ritemprarsi dai rigori dell’inverno.

Viganotti (10)

Sotto al banco frigo stanno schierate in buon ordine altre golose bontà.
Non è semplice scegliere, io assaggerei tutto!

Viganotti (11)

E ditemi, quanto è bella questa cheese cake?

Viganotti (11a)

Dopo aver gironzolato un po’ alla fine ho puntato l’indice verso una fetta di torta per me particolarmente invitante.
Ho detto:
– Voglio quella lì!
Sì, proprio come fanno i bambini!

Viganotti (12)

Eh, alla cheese cake ai frutti di bosco proprio non resisto, era morbida, dolce al punto giusto e semplicemente deliziosa.

Viganotti (13)

Prendete nota, il luogo dove si gustano cotante bontà è tra gli indirizzi da ricordare e come vi ho detto si trova in Salita del Prione, c’è anche una gelateria e presto ve ne parlerò.
A proposito, sapete come mai questa strada porta questo nome curioso?
Leggete qui, è una storia che naturalmente ci porta nel passato di Genova.

Salita del Prione (3)

Laggiù, tra i caruggi della Superba, trovate gli ottimi i dolci della Pasticceria Viganotti.

Viganotti (14)

Romanengo, 200 anni di dolcezza

Una storia genovese, fatta di dolcezza e di amore per la tradizione, una storia dai contorni fiabeschi iniziata molto tempo fa, nel cuore della città vecchia.
C’era una volta un certo Antonio Maria Romanengo che un bel giorno aprì un negozio di coloniali in Via della Maddalena.
Correva l’anno 1780 e questo fu il principio di una dolce avventura, proseguita dai suoi figli che con il tempo diventarono stimati produttori di frutta candita, confetti e cioccolato.
Altre due botteghe videro la luce nei vicoli di Genova e Stefano, uno dei figli di Antonio Maria, aprì un laboratorio in Campetto.
Ed è importante l’anno 1814 nel quale nasce la splendida confetteria di Soziglia.
Il negozio ha tutto il fascino del tempo andato e venne restaurato da Pietro, figlio di Stefano, fu lui a volere che avesse lo stile delle confetterie francesi dell’epoca.
Ed è ancora così, come in una fiaba.

Romanengo

Da allora sono trascorsi 200 anni e per celebrarli la famiglia Romanengo ha aperto ai visitatori la fabbrica di Viale Mojon che ha la sua sede in questa strada dal 1928.
E se non avessi veduto con i miei occhi come vengono prodotti i canditi e le altre loro delizie forse non ci crederei.
Si inizia dal reparto del cacao.
I macchinari sono quelli del tempo, si conserva ciò che gli avi hanno insegnato, è un patrimonio prezioso da difendere e tutelare ed è questo a rendere i cioccolatini e i prodotti di Romanengo così speciali.
Un frantoio, la pietra di granito smuove e lavora il cioccolato, il profumo non posso descriverlo!

Romanengo (3)

Eccolo qua il macchinario, questo volantino era in esposizione nel negozio di Soziglia.

Romanengo (4)

E viene narrato nel dettaglio un processo produttivo che trova le sue radici nella tradizione, all’epoca in cui il cioccolato si grattugiava nel latte o veniva consumato a cubetti, al tempo in cui esisteva soltanto il cioccolato amaro fondente.

Romanengo (5)

Conche ridondanti di dolcezza!

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Ed ecco gli attrezzi del mestiere.

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Così lavorano gli artigiani della bontà, nella fabbrica dove si produce il cioccolato più celebre di Genova.

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E poi la visita continua, verso il reparto successivo dove ci viene mostrato un altro procedimento.

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Mandarini canditi, pronti ad essere tuffati nel cioccolato.

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Scende così, a cascata, io non vi so spiegare ma è semplicemente meraviglioso!
Gli spicchi vengono intinti a mano, uno ad uno.

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E poi sistemati uno accanto all’altro, pronti per l’assaggio.

Romanengo (11)

Sulla fabbrica dei Romanengo vegliano i volti fieri degli avi.

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Ma come nasce la frutta candita?
Questo è il reparto con la frutta posta nelle vasche da canditura, in una soluzione di acqua e zucchero al 70%.
Questi naturalmente sono i mandarini.

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E questi i chinotti.

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Ed è importante ricordare che viene usata soltanto la frutta di stagione, proprio come ai tempi degli antenati.
E colui che ci mostra questo dolce lavoro mette sul tavolo di marmo gli attrezzi per privare i frutti dei loro torsoli o noccioli.
Da sinistra verso destra ecco cosa si usa per pere, albicocche, amarene e agrumi.

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La frutta viene candita e in un secondo tempo verrà glassata.

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Eccola pronta per l’uso.

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E ci viene mostrata una maniera particolare di lavorare la soluzione in cui viene immersa, un movimento che è perizia e mestiere.

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Poi la frutta viene posta a colare e ciò che resta sapete a chi è destinato? Alle api, che bellezza!

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Così nasce la frutta candita di Romanengo, una bontà apprezzata dai visitatori di ogni tempo, tra i numerosi nomi celebri che gustarono le dolcezze della confetteria genovese anche il giovane Albert Einstein e la Principessa Sissi, come ho già avuto modo di raccontarvi.

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E come in una fiaba, andiamo a Milano nel mese di aprile del 1889.
In una stanza dell’Hotel Milan un famoso musicista è chino sulla sua scrivania, con carta e penna verga una lettera destinata ad un amico.
E gli chiede di recarsi subito da Romanengo e di fargli recapitare due scatole di canditi, fondants e altre bontà.
Il mittente è Giuseppe Verdi e ricevette le tanto agognate  scatole.

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E poi c’erano tutti gli altri clienti, come il signor Ignazio Gentile, un genovese di Portello, a lui è intestata questa fattura firmata per quietanza da Pietro Romanengo, il documento appartiene al mio amico Eugenio Terzo.

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Documento appartenente alla collezione di  Eugenio Terzo

E poi ancora, andiamo al reparto dove si lavorano gli zuccheri.

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Ancora attrezzi del mestiere, tutto l’occorrente per una delle specialità più raffinate e amate di Romanengo, le gocce di rosolio.

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Goccia dopo goccia, con precisione e sapienza.

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E poi c’è ancora un successivo passaggio, che prevede che le gocce di rosolio restino a riposare per un certo periodo per essere poi successivamente sottoposte alla sfarinatura.

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Zuccchero che cela al suo interno una goccia di sublime dolcezza, gli aromi che vengono utilizzati sono rigorosamente francesi e sono sapori particolari e deliziosi.
Acqua amara a liquore certosino, anice e rosa, marasca, menta, caffè e viola.

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E poi ancora, fondants e demisucres, gelatine e pastiglie.

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E ancora un altro reparto, qui sono rimasta davvero strabiliata, se mi avessero detto che i confetti si preparano in questa maniera non ci avrei mai creduto.
Sul muro era appeso un cartello con l’esatta dicitura di questo apparecchio così definito: bassina a mano, apparecchio a braccio oscillante per lavorare i confetti prima dell’avvento della bassina a motore nel 1820.

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Ve lo garantisco, mi ha lasciata proprio a bocca aperta! Ho trovato un video caricato proprio dalla Ditta Romanengo, se volete vederlo lo trovate qui, vi aiuterà a comprendere quanto sia complessa questa procedura e quanto sia preziosa un’arte come questa.

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E non vi so descrivere l’effluvio paradisiaco che vi avvolge in questo laboratorio.

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E intanto lo zucchero cade, piano, piano.

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Ed eccoli i confetti, il cuore è composto da ciò che di meglio esiste per il palato, mandorle di Avola, pinoli di Pisa, pistacchi di Bronte e poi cannella, scorze di agrumi e semi di finocchio.

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E poi ancora, ecco i canestrelli di pasta di mandorle.

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E i torroncini per le tavole di Natale.

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E dolcetti tanto belli quanto buoni.

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E pinoli? Quanti ne volete, a scatole!

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Dalla fabbrica al negozio, nel cuore dei caruggi, a Soziglia, c’è anche un altro negozio in Via Roma e un giorno vi porterò a scoprirlo.

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Proprio come  un tempo.

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Documento pubblicitario  appartenente Collezione di Eugenio Terzo

E con le stesse delizie.

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Retro del documento pubblicitario – Collezione di Eugenio Terzo

E qui trovate le belle scatole decorate con immagini d’epoca, scatole da conservare gelosamente per altri utilizzi.

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Un negozio dal grande charme, legni pregiati rendono l’ambiente caldo e ricercato.

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Vetrine che sono uno scrigno di meraviglie.

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E cioccolatini, dolci da desserts, fondants e bomboni, marron glacés e violette.

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E il fascino di una confetteria francese, come la vollero coloro che diedero vita a questo sogno che ancora esiste.
Sette generazioni di Romanengo, secoli di dolcezza.

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Io ho terminato questa mia visita accompagnata insieme ad altri visitatori alla scoperta di questo negozio.
E a raccontarne la storia erano due giovani donne, l’ultima generazione dei Romanengo.
E allora ve lo dico, in tutto questo ciò che mi ha maggiormente colpito è stato sentire certe parole pronunciate con orgoglio e con vero e genuino senso di appartenenza, con emozione e affetto.
Queste parole: mio nonno, il mio bisnonno.
E’ questo che regala un brivido, ascoltare memorie di famiglia e sapere che quel patrimonio è in buone mani, destinato a crescere a portare nel mondo le antiche tradizioni di Genova.

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E poi ancora, qui, nel resto del negozio che vedete nell’immagine soprastante sul tavolo c’era un pesante libro.

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Proprio come nelle fiabe, lo apri e scopri che veniva usato per riporvi le bomboniere, affinché non si rompessero durante il trasporto.

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E poi ho letto documenti, vergati con una grafia antica, il testamento di Stefano in favore del figlio Pietro, correva l’anno 1846.

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Ho scorso l’elenco degli impiegati nell’anno 1891, ho immaginato i loro visi e le loro vite, ho sorriso nel notare che alcuni di loro portavano nomi che non si usano più ma anche Colomba e Felicina hanno fatto la grandezza di Romanengo.
E poi ho visto lo scagno, l’antico ufficio ancora utilizzato.
E a raccontare tutto questo era una voce giovane, la voce di una ragazza che narrava la storia della sua famiglia.

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In un tripudio di tanta bellezza, pur mantenendo le tradizioni, Romanengo si è aperto ai nuovi canali del commercio, ogni loro prodotto è acquistabile sul sito che trovate qui.
E non vi dico quel vassoio di confetture e sciroppi, verrebbe voglia di provare ogni vasetto!

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Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di fare questa visita, mi ha permesso di scoprire un mondo magico che non conoscevo e ho compreso la ragione della bontà e della ricercatezza di certi prodotti di Romanengo, semplicemente unici e inimitabili.

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E concludo questo lungo articolo come l’ho iniziato e vi mostro un’ultima immagine che ancora è un disegno del negozio di Romanengo.
E vi si legge che c’era una volta un compositore, Giuseppe Verdi, che se ne veniva in Soziglia in un bel cocchio.
Come un fiaba, vera e reale, che ancora continua nel cuore di Genova.

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