Sotto il pergolato

Così vicine, sotto il pergolato.
Con la spensieratezza della loro gioventù, in un tempo certo felice e forse, tempo dopo, tante volte ricordato.
All’ombra di una pergola fitta di foglie e paiono pampini e grappoli d’uva dolcissima come solo certe memorie sanno essere.
Due giovani donne leggiadre dalla grazia straordinaria, hanno labbra di carminio e guance rosate, capelli morbidi raccolti in boccoli, pettinature curate e sguardi fiduciosi.
E portano abiti leggeri, una ha un lezioso colletto bianco e l’altra una cinturina in vita, una indossa scarpe di due colori con il passante, l’altra delle décolleté scure con il tacco a rocchetto.
E i loro abiti sono all’ultima moda, la gonna cade ampia e larga, lunga fino a metà polpaccio, c’è una grazia speciale nella loro eleganti figure.
E respirano insieme.
E intanto sorridono.
Sorridono negli sguardi gioiosi, nell’espressione serena e nelle labbra che con dolcezza illuminano i loro bei visi.
In un frammento di tempo lontano, sotto il pergolato.

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1 Ottobre 1912: un mugugno sulla Funicolare Zecca Righi

Era il 1 Ottobre 1912 e con mia grande sorpresa era pure martedì, proprio come oggi.
In quel giorno distante sul quotidiano Il Lavoro venne pubblicata la lettera al direttore scritta dalla Signora Emma, una genovese che doveva essere proprio una personcina garbata e piacevole, ne sono certa.
Dunque, la Signora Emma era come me utente della Funicolare Zecca Righi, inevitabile per me immaginarla mentre si affretta per non perdere la funi: cara Signora Emma, sapesse quante volte mi è capitato!
E quindi seguiamola nel suo mugugno, la nostra amabile concittadina ha qualcosa di cui lagnarsi, state un po’ a sentire cosa le è successo.
Dunque, ecco la Signora Emma salire sulla funicolare e mettersi seduta comoda per il viaggio quando ad un tratto il passeggero di fronte a lei con incredibile tracotanza ha la malaugurata idea di sputare per terra.
Ora, dovete sapere che la Signora Emma non era tipo da starsene zitta, in questo direi che ci assomigliamo, eh!
Ed eccola così redarguire l’arrogante facendogli ben presente che così non ci si comporta e per giunta mostrandogli la targhetta che vieta tali comportamenti.
Il tipo in questione però non la prende affatto bene e anzi reagisce, presumo a male parole, la Signora Emma su questo è rimasta sul vago, è pure comprensibile data la sua ineccepibile buona educazione.
In questo incresciosa situazione c’è un dettaglio che disturba particolarmente la nostra cara utente della funicolare ed è la totale mancanza di solidarietà da parte degli altri viaggiatori.
Da non credere, tutti a farsi i fatti loro senza intervenire!
Anzi, va detto che a un certo punto la nostra amica pensa persino di aver trovato comprensione in un certo signore che invece la delude pure lui uscendosene con una battuta infelice con la quale sottolinea che chi ha certe esigenze di pulizia meglio farebbe a usare una carrozza invece dei mezzi pubblici!
Roba da matti, signora Emma, da questi tempi moderni ci tengo a dimostrarle la mia solidarietà.
La sua lettera fu pubblicata il 1 Ottobre 1912.
E come oggi era proprio martedì.
Cara Signora Emma, sa cosa le dico?
La prossima volta che prenderò la funicolare immaginerò di averla seduta accanto a me e di intavolare con lei una piacevole discussione sulle molte bellezze della nostra Genova, un affettuoso saluto a lei dal 2019!

La maestra di Luigino

La maestra di Luigino di certo curava molto le sue lezioni ed era paziente con i suoi scolaretti: lavagna, gessetto e lunghe file di aste, numeri e lettere.
Lei poi faceva ripetere la lezione infinite volte sul quaderno a righe con la copertina nera, la maestra era amorosa, dolce ma esigente.
La maestra di Luigino aveva una calligrafia leggermente inclinata e molto armoniosa, lo so perché appunto possiedo questa cartolina che lei scrisse al suo piccolo alunno.
E le sue maiuscole, oh, le sue maiuscole sono un capolavoro di svolazzi e ghirigori, le sue minuscole poi sono perfettamente proporzionate, io non saprei mai scrivere a quella maniera ma del resto i tempi sono molto cambiati.
La maestra di Luigino aveva un nome romantico e ormai desueto: si chiamava Felicita e davvero nella nostra epoca non ci sono più ragazze che portino quel nome lì, è passato di moda da tempo.
Lei scrisse la sua cartolina il 15 Settembre 1910 e in quegli anni un compianto poeta pubblicò una certa poesia che forse avrà suscitato qualche emozione nella nostra maestrina, è davvero la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi sono ritrovata tra le mani questa cartolina.
Il poeta si chiamava Guido Gozzano, la poesia alla quale faccio riferimento è chiaramente La Signorina Felicita ovvero la Felicità che venne pubblicata nel 1909 sulla Nuova Antologia e in seguito inclusa nella raccolta I colloqui nel 1911.
Riporto qui per voi l’incipit e alcuni versi, immaginate la nostra insegnante mentre legge queste parole:

Signorina Felicita, a quest’ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest’ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all’avvocato che non fa ritorno?
E l’avvocato è qui: che pensa a te.

L’affabile maestra scrisse poche parole al suo piccolo alunno, indirizzò la cartolina a lui chiamandolo Gentil Signorino Luigino.
Mandò un pensiero anche alla sua mamma e al bimbo inviò i saluti dei compagni di scuola, nulla di più.
E tutto questo accadde nel 1910.
E lei portava quel nome reso ancor più particolare dalla penna di un poeta.
E questa è la sua cartolina: dalla maestra Felicita al Gentil Signorino Luigino.

20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini

Era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini, gradevole località toscana in seguito denominata Montecatini Terme e molto apprezzata appunto per le sue cure termali, eccoci quindi in compagnia di certi visitatori allo Stabilimento Tettuccio, l’autunno si avvicina e tutti sono in cerca della quiete e del benessere che questi soggiorni sanno regalare.
Un abito scuro, una certa timidezza davanti al fotografo, la signora ha una certa età e accanto a lei siede una donna più giovane che indossa un soprabito di buon taglio e un cappello all’ultima moda.

Con stile e con eleganza, ecco ancora altre visitatrici che portano copricapi di gusto, molti anni dopo verranno definiti vintage e saranno molto ricercati da certe ambiziose collezioniste.

Capelli corti a incorniciare il viso, sorriso sicuro e una lunga collana che cade sul petto: c’è anche lei seduta al tavolo dello Stabilimento Tettuccio e a osservare la sua espressione tranquilla si direbbe che il suo soggiorno si stia svolgendo nel migliore dei modi.

E poi i bicchieri sul tavolo e certi gentiluomini che sfoggiano baffi, cappelli, pagliette, cravatte e bastoni da passeggio, gli orologi nel taschino fanno tic tac, tic tac e segnano il tempo che fugge via veloce creando una distanza tra noi e questo tempo che non abbiamo vissuto.

E poi, come al solito, in ogni immagine d’epoca c’è sempre qualcuno che maggiormente attira la mia attenzione e va a finire che mi perdo a fantasticare su emozioni, amori e vite sconosciute.
Osservate lei, la signorina vestita di chiaro, imperscrutabile, quasi nascosta sotto la tesa del cappello, sorridente e svagata, magari sogna o magari immagina una vita nuova che è ansiosa di incominciare.
Là, avulsa nei suoi pensieri, al ritmo dei battiti del suo cuore.

In un giorno da ricordare, in un altro tempo: era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini.

Amore per sempre

Parole tenere, romanticismo dolce e persino zuccheroso in una cartolina spedita nel lontano 1919.
Lui era lontano, in Sicilia.
Lei stava dall’altra parte del mare: a Genova.
Spero che questo distacco non sia poi durato così a lungo, gli innamorati desidererebbero sempre stare vicini, così è in ogni tempo.
Per colmare questa distanza lui mandò a lei questa cartolina e così scrisse: baci tanti tutto tuo per sempre.
Era amore vero, ne sono certa!
Il cartoncino viaggiò attraverso l’Italia, passò da una mano all’altra e infine giunse a destinazione, presso una bottega di Genova.
Curiosa circostanza, forse la destinataria lavorava in quel negozio o chissà!
In ogni caso la preziosa cartolina infine arrivò tra le dita affusolate di lei, non senza emozione.
Lei la osservò con attenzione e forse sorrise nel vedere quella coppia innamorata, facile immaginare che lui sta per baciare lei.
In primo piano, con un tralcio di fiori tra le mani, ecco un bimbetto impertinente, sembra quasi un piccolo Cupido, non saprei dirvi di più.
E poi c’è quella calligrafia obliqua e ordinata e quelle parole: baci tanti tutto tuo per sempre.

La memorabile vacanza del barone Otto

“Avrai mica intenzione di scrivere la storia delle nostre avventure, Otto?”
“Certo” risposi.
“Da far circolare tra i nostri parenti il prossimo inverno?”
“Certo” ripetei.

Ed ecco a voi il racconto scritto dall’illustre nobiluomo, tagliente figura letteraria scaturita dalla fantasia di Elizabeth von Arnim: è lui il protagonista principale ed io narrante del brioso romanzo La memorabile vacanza del barone Otto pubblicato per la prima volta nel 1909 ed edito in Italia da Bollati Boringhieri.
Dunque il nostro è un rigido ufficiale prussiano, per la precisione è maggiore del reggimento di artiglieria di stanza a Storchwerder, immaginate il personaggio.
Condivide le sue peripezie vacanziere con la moglie Edelgard, nel mese di agosto i due hanno infatti deciso di unirsi ad una bella e variegata compagnia per un’esperienza a dir poco originale a bordo di romantici carrozzoni trainati da cavalli per le placide campagne della verde Inghilterra.
Ecco, a dire il vero da principio tutto suona così romantico e bucolico ma è ben evidente che la trama imbastita dall’autrice riserva diverse sorprese, disagi e disavventure di ogni genere.
Ad esempio:

“Questo, in verità, è un aspetto terribile dei viaggi in carrozzone: gli accampamenti non ci sono mai quando ce n’è bisogno e, al contrario, sono spesso lì quando li si cerca.”

Non parliamo poi delle fatiche per mettere insieme un pasto decente, delle stoviglie che si rovesciano durante il viaggio, delle inesorabili gocce di pioggia che cadono sul letto e di altre amenità ben narrate con pungente ironia dalla sapiente penna della Von Arnim.
Dovete poi sapere che il barone è un personaggio peculiare, ha un carattere piuttosto tronfio ed è assolutamente convinto della propria superiorità, mi sembra ovvio.
Che balzani questi inglesi, che maniere fin troppo moderne!

E a proposito dell’universo femminile il barone ha delle idee a dir poco antiquate, pretende che la moglie sia la sua cortese ed affabile ancella, pensa pure che le fanciulle dovrebbero ricordarsi che la bellezza presto svanisce e che l’unica possibilità di piacere è essere gentile, di poche parole, premurose e accorte.
Ora, le circostanze narrano che la sua cara Edelgard sia stata una donna piuttosto tranquilla e remissiva, tuttavia questa particolare vacanza avrà certi effetti su di lei e pagina dopo pagina il lettore la vedrà mutare carattere e maniere nei confronti del suo consorte.
Edelgard diviene autonoma, assertiva e fieramente sicura di sé, tanto che si assisterà ad una gustosa scenetta nella quale lui si lamenta di questo e quell’altro, pretende persino che la moglie gli porti l’acqua per il pediluvio ma lei non ne ha nessuna intenzione e lo mette a posto proprio per bene, usando le giuste parole con tono garbato.
Tutta colpa di quel socialista, uno che fa parte del gruppo e che ha delle idee ben diverse rispetto al barone Otto a proposito delle donne, ecco!
Anche con gli altri della compagnia il nostro nobiluomo finirà inevitabilmente per avere qualche scontro o frizione, quello che sembrava un gruppo ben assortito non sarà poi tale e la vacanza avrà degli esiti non previsti.
In questo piacevole romanzo Elizabeth Von Arnim tratteggia con stile maniere e consuetudini di una certa società offrendo uno spaccato di quella quotidianità con raffinato senso dell’umorismo, è una lettura gradevole e non particolarmente impegnativa ma comunque elegante.
E allora se anche voi volete fare questo viaggio, preparatevi con cura, ogni viaggiatore potrà portare una valigia rigida e un baule e potete starne certi, la brava Edelgard ha un talento fenomenale per fare i bagagli.
E poi con il treno si raggiungerà una ridente località del Kent dove si trovano i carrozzoni per questo mirabolante viaggio: signore e signori, tutti a bordo, così ha inizio La memorabile vacanza del barone Otto.

Estate 1928: ai bagni della Cava

Ed ecco infine il mese del solleone ai Bagni della Cava, meta dello svago dei genovesi in cerca di ristoro dalla calura estiva.
E così, in questo radiosa estate del 1928 molti scelgono questa spiaggia di sassi del levante cittadino: i bagni della Cava, collocati un tempo nella zona di Corso Aurelio Saffi in quel tratto antistante la rotonda di Via Corsica, saranno poi destinati a scomparire per lasciar posto alla modernità ma in questo inizio del ‘900 i genovesi si dilettano volentieri tra le onde che si infrangono frizzanti sulla riva.
E non manca un certo spirito a queste graziose bagnanti: una palla tra le mani, gli spruzzi di acqua salata, sorrisi che illuminano il viso.

E ci si mette anche in posa per la foto ricordo sugli scogli.
Quanta eleganza in un giorno d’estate alla spiaggia in questo 1928, osservate bene il terzetto: la ragazzina spicca per grazia e semplicità, con la sua frangetta, la sua posa rilassata e la sua acerba bellezza.
Le due giovani donne invece sembra che abbiano pensato a ogni dettaglio.
Una indossa le scarpe con il passante e l’altra ha invece delle calzature con i lacci, i così detti sandali alla schiava.
Una ha il fazzoletto in testa e l’altra porta i capelli raccolti e ha al collo una bella collana.

Ed è estate, ai Bagni della Cava.
Il sole splende alto nel cielo e la felicità riscalda i cuori.
Alcuni indugiano sulla spiaggia, altri con un remo tra le mani prendono il largo e vanno distante dalla riva.
Si vive, si sorride e si respira l’aria fresca del mare.
Ed è il tempo del gioco e della spensieratezza, delle corse sulla spiaggia e dei tuffi nel blu, è il tempo dolce dell’estate del 1928 ai Bagni della Cava.

Sotto i portici di Piazza Colombo

La prospettiva dei portici, grigio e bianco.
Certe persone nell’avventura della vita poi sanno viaggiare così leggere, senza inutili fardelli, se le incontro per me è inevitabile notarle.
In una mattinata tranquilla, senza troppa folla, camminano così con questa lievità.
Senza fretta, intanto loro arrivano sempre puntuali, là alla loro meta.
Parlano tra di loro e intanto un soffio di vento smuove appena quegli abito bianchi, una delle due porta un piccolo trolley con un’allegra fantasia a fiori.
Ed è una giornata qualunque, sotto i portici di Piazza Colombo.

Mare e gioia

Certe immagini, a volte, già racchiudono tutto ciò che occorre, suscitano sensazioni che sappiamo riconoscere e la persona ritratta in quella fotografia inconsapevolmente sa trasmettere le sue emozioni.
Così è lei, immortalata nella sua magnifica gioventù.
Serena, in quel giorno d’estate, su una spiaggia inondata di sole, sullo sfondo la costa, le case e gli ombrelloni aperti.
Così assertiva, bella e vigorosa, con le sue braccia forti, il piglio deciso, lo sguardo fiero, è una giovane donna moderna e sicura di sé.
E sorride.
Ed è un giorno d’estate e lei è in questa posa.
E porta una fascia sulla fronte, ha i capelli dritti, la riga perfetta da una parte, la pelle liscia, la postura armoniosa.
E se la osservate bene ogni sua emozione è nel suo viso così luminoso e aperto, i suoi occhi ci osservano da un tempo lontano e raccontano semplicemente la sua gioia di vivere mentre il mare canta la musica delle onde.

Estate in riviera

Era tempo d’estate sulla bella riviera.
Il sole splendeva alto e glorioso, il mare era cristallino e la luce sfiorava le case alte e le ringhiere.
E non saprei dire di quale località si tratti, tuttavia posso dirvi che questa fotografia era insieme ad altre riconducibili al ponente ligure e alla zona di Alassio.
Ed era estate, spirava una leggera brezza, i piedi affondavano nella calda sabbia fine e il tempo scorreva dolcemente.
Lui e lei, insieme in ogni stagione della vita o almeno così voglio sperare.
Lui e lei, ritratti in un istante di vera serenità.
La sdraio, i costumi pesanti, la solita moda delle righe, i capelli elegantemente raccolti di lei.
E lasciarsi cullare dal suono lento delle onde e poi ricordare, molti anni dopo, con nostalgia.
E tutto resta, nel cuore e nella memoria.
Era tempo d’estate sulla bella riviera.