Estate in riviera

Era tempo d’estate sulla bella riviera.
Il sole splendeva alto e glorioso, il mare era cristallino e la luce sfiorava le case alte e le ringhiere.
E non saprei dire di quale località si tratti, tuttavia posso dirvi che questa fotografia era insieme ad altre riconducibili al ponente ligure e alla zona di Alassio.
Ed era estate, spirava una leggera brezza, i piedi affondavano nella calda sabbia fine e il tempo scorreva dolcemente.
Lui e lei, insieme in ogni stagione della vita o almeno così voglio sperare.
Lui e lei, ritratti in un istante di vera serenità.
La sdraio, i costumi pesanti, la solita moda delle righe, i capelli elegantemente raccolti di lei.
E lasciarsi cullare dal suono lento delle onde e poi ricordare, molti anni dopo, con nostalgia.
E tutto resta, nel cuore e nella memoria.
Era tempo d’estate sulla bella riviera.

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Luglio 1908: l’eterna questione dei cappelli

È l’eterna questione dei cappelli a teatro!” così va mugugnando un lettore del quotidiano Il Lavoro in una lettera pubblicata sul giornale nel Luglio 1908.
Il solerte cittadino si firma “un assiduo dell’Alfieri”, teatro genovese un tempo sito nell’elegante quartiere di Carignano e va così narrando la sua ultima disavventura.
Dunque, le signore a quanto pare se ne infischiano dei lamenti degli altri spettatori, si è in effetti detto più volte che non è per nulla piacevole ritrovarsi a teatro con la disgrazia di avere sedute davanti certe ambiziose spettatrici che sfoggiano vistosissimi cappelli.
E i poveretti dietro cosa vedono?
Ecco lì, infatti all’Alfieri in questo caldo mese di luglio del 1908 si è appena svolta una serata in onore del grande Ermete Zacconi ma la stessa è stata funestata dalle difficoltà riscontrate da molti che non riuscivano ad assistere con agio allo spettacolo.
E la colpa di chi era?
Eh sì, proprio di una sola signora, il nostro seccato lettore tra l’altro indica persino il posto in cui lei era seduta, impossibile dimenticare.
Ebbene costei indossava un cappello a dir poco fastoso e talmente straordinario da essere definito dal nostro sventurato genovese un cappellone fenomenale!
Era tutto un ambaradan di vaporose e svettanti piume, dovevate vedere, con cotanto copricapo la vanitosa signora ostruiva la vista a ben cinquanta persone, una cosa da non credere!
E quelli dietro tutti ad allungare il collo per poter scorgere almeno il palcoscenico, un totale disastro!
Per carità, conclude il nostro con una certa vena polemica, non si dice di rivolgersi al prefetto come è già accaduto in altre città ma ci si augura che il gentil sesso sia… un po’ meno scortese.
E così termina l’accorato appello dell’assiduo frequentatore del Teatro Alfieri: a lui vanno tutta la mia solidarietà e comprensione, gli invio un caro saluto da un altro secolo e gli dedico con il cuore una cartolina del tempo che fu, certa che malgrado tutto saprà riconoscere la sontuosa eleganza delle signore del bel tempo andato.

 

Una ragazza e la sua bicicletta

Lei è una giovane donna.
Dinamica, vivace, piena di interessi, si distingue per la conversazione brillante e per la sua intelligenza acuta, potrei giurarci.
Ottimista, solare, affidabile e di buon cuore.
Come al solito io davvero non so nulla di lei, possiedo solo questa fotografia ma solo guardando la sua immagine mi risulta facile fantasticare sulle sue molte virtù, nella sua postura e nel suo atteggiamento si legge molto di lei.
Intraprendente, curiosa e amante della vita all’aria aperta.
Ah, la bella stagione e il clima tiepido, che sogno dolce!
E così eccola con il suo abito chiaro, il capo coperto, le scarpe con il tacco a rocchetto.
E poi quel sorriso illumina e rischiara il suo volto giovane e la sua grazia nascente.
Così sorride, in un momento qualsiasi, felice di quella felicità che a volte non si sa nemmeno di provare.
In un altro tempo: una ragazza e la sua bicicletta.

Washington Square

Un libro raffinato per una vicenda scaturita da un aneddoto narrato allo scrittore Henry James dall’attrice Fanny Kemble, su quei fatti l’autore statunitense costruì un romanzo che fu pubblicato nel 1880.
Washington Square è la zona di New York dove abita il Dottor Austin Sloper con sua figlia Catherine: è una bella dimora, ricca ed austera, la residenza di persone benestanti e appartenenti alla buona società.
Pochi sono i protagonisti di questo libro, la narrazione si dipana attorno al fatale incontro tra Catherine Sloper e un certo Morris Townsend, uomo di sicuro fascino che all’apparenza sembra ricambiare l’interesse della ragazza per lui mentre il padre di lei ostacola quell’unione e scorge con spietatezza nel giovane Morris le caratteristiche dell’avventuriero desideroso solo di approfittare delle ricchezze di Catherine.
La trama in sé è piuttosto semplice e segue canoni precisi, tratto distintivo del romanzo è l’analisi psicologica dei personaggi: alla bassezza e alla superficialità di Morris fa da contrasto l’ingenua fiducia di Catherine continuamente messa sull’avviso dai moniti del padre.
La ragazza ha però dalla sua parte la zia Lavinia, lei offre la sua visione più romantica, è una voce che si sente sempre in sottofondo.
E di Catherine cosa sappiamo? Che ragazza è colei che erediterà le fortune del Dottor Sloper?
Non crediate che James sia stato generoso con la sua eroina, ecco come ce la presenta quando è ancora una ragazzina:

Non era brutta; aveva semplicemente un aspetto dolce, opaco, scialbo. Il più che si poteva dire di lei era che aveva un visetto grazioso e sebbene fosse un buon partito, nessuno aveva mai pensato di considerarla una bellezza.”

Eccola Catherine, l’avete davanti agli occhi, è una persona vera.
Aggiungeteci il fatto che lei è buona, gentile, affabile, a suo modo ingenua, è vivace ma non è intellettualmente curiosa e ha grande stima e rispetto del padre.
Figuratevi cosa può accadere nel cuore di una ragazza simile quando si imbatte in un uomo privo di scrupoli come Morris Townsend.

La vicenda si dipana seguendo i sentimenti di lei, la psicologia di Catherine è il vero filo conduttore del romanzo, Henry James è come sempre un maestro nell’indagare l’animo umano e nel far scorgere al lettore le insicurezze della protagonista, nell’evidenziare quel suo reggersi in equilibrio tra un’immaginaria speranza e un senso incombente di sconfitta.
Del resto, tenete presente, per Catherine l’amore è una faccenda complicata:

L’amore reclama certe cose come un diritto, ma Catherine non aveva coscienza dei suoi diritti; riteneva soltanto di aver ricevuto una grazia immensa e inaspettata.”

Ed è questa la finezza di James, riga dopo riga svela l’animo di questa ragazza: la vediamo crescere e divenire adulta, la seguiamo dibattersi nelle sue contraddizioni e in quel sentimento che lei prova e che l’accompagna per i giorni della sua vita, nella crudezza di certe parole del padre verso di lei.
E la vediamo partire: come molte giovani del suo tempo anche Catherine compirà il suo grand tour, un viaggio in Europa che farà anche la più celebre creatura scaturita dalla penna di Henry James, quella Isabel Archer protagonista di Ritratto di Signora.
Catherine conoscerà illusione e disincanto, fermezza e mortificazione, resterà come inespresso il suo desiderio di riscatto e rivincita anche se lei troverà in qualche parte del suo animo la forza per difendersi dalla crudeltà della vita.
Si prova tenerezza per Catherine, si vorrebbe sedersi accanto a lei, in quella stanza nella grande casa di Washington Square ed ascoltare le sue confidenze sull’amore fragile che ha segnato il suo destino.

A far shopping nel 1902

Amiche care, armatevi di guanti, ombrello da passeggio e cappellino d’ordinanza e venite con me: sciameremo gioiose per le strade della Superba intente a far shopping nei negozi più in voga della città, a Genova non ci facciamo mancare nulla, mi pare ben evidente!
E in questo mirabolante anno 1902 molte sono le occasioni per spendere e spandere, quella è un’arte nella quale sono maestra e così lasciatevi guidare, sceglieremo i nostri negozi consultando il Lunario del Signor Regina del 1902, ne possiedo giusto una copia e tra queste pagine sono riportate diverse pubblicità: i bravi commercianti genovesi le studiano tutte per far conoscere i loro negozi.
E così, in primo luogo mi fermerei in una lussuosa sartoria di Via Carlo Felice, la strada poi si chiamerà Via XXV Aprile ma al principio del ‘900 conserva ancora quel toponimo.
È un negozio di straordinarie eleganze e chiaramente si parla francese.

Certo, noi amiamo avere un guardaroba ricco e vario: allora facciamo un salto anche da Perani, tra l’altro il numero di telefono è facile da ricordare, sono soltanto tre numeri!

Tutte noi, chiaramente, abbiamo una passione per le scarpe e certe calzature viennesi fanno proprio al caso nostro.
Amiche, guardate la vetrina, quanta scelta e quanta varietà!
Come si legge sulla pubblicità, qui si eseguisce qualsiasi commissione ma poi passerà il tempo e si userà dire: si esegue qualsiasi commissione.
Eh, le parole sono musica, a volte!

Mi duole dirvelo ma ci toccherà fermarci anche in un altro negozio, prima o poi la moda del busto passerà, in estate e con il caldo è un autentico supplizio!

A seguire penso che potremmo dirigerci dal signor Pesce e soffermarci nel suo salone con tutta la calma del caso per una bella messa in piega e per il meritato relax.
Qui c’è anche il ventilatore, una bella comodità per noi clienti!
E c’è un’ampia scelta di profumi italiani e stranieri, potrete acquistare la fragranza che più vi aggrada.

Infine, care amiche, vorrei fare un salto dal signor Campanella, qui conoscono davvero tutti i segreti nell’arte della valigeria e della pelletteria.
E poi vendono dei superbi bauli imperiali, potremmo mai farne a meno?

Per non dire di un’altra preziosità indispensabile per riporre i nostri raffinati cappelli: una cappelliera in legno, rifinita di tela e cuoio, con una bella serratura resistente.
Ammettetelo, era da tempo che ne cercavate una ed eccola qua!
È stato bello fare acquisti insieme a voi, arrivederci al prossimo giro, porteremo di nuovo il mio Lunario del 1902 e scopriremo altri fantastici negozi della vecchia Genova.

Ai bagni

E nel tempo di giugno si va ai bagni, l’acqua è ancora fresca e la spuma frizzante del mare fa tremare le caviglie.
Le senti le voci allegre dei bambini?
Corrono incontro all’onda tra le risate e si sfidano a chi si tuffa per primo, ognuno vuole essere il più temerario, così sarà anche molti anni dopo: la spiaggia è il luogo della libertà e delle spensieratezze.
Tra questi bagnanti, in questo altro tempo, c’è anche lei e questa è una fragile memoria di carta di questa signorina amata, così viene definita sul retro della fotografia.
Impacciata e non tanto disinvolta nel farsi ritrarre su questi sassi nel tempo d’estate, chissà quale spiaggia fu scenario delle sue timidezze.
Allora, in quei suoi anni, erano molto in voga le lunghe e ampie spiagge del ponente genovese, era una bella consuetudine andare a fare i bagni proprio sotto la Lanterna, in questa estate che verrà desidero dedicare spazio a certi stabilimenti balneari del nostro passato e quei giorni distanti.
Così ho deciso di iniziare da lei e forse qualcuno di voi potrebbe osservare che questa immagine è tutta rovinata e ha anche diverse macchie, certo non è la fotografia più bella della mia collezione.
L’ho scelta perché è il ricordo di lei: la signorina amata, ai bagni.
E ha una cuffietta in testa per ripararsi dal sole e con una mano sembra trattenere un lembo del suo pesante costume per coprirsi il ginocchio.
E ha gli occhi grandi, i lineamenti regolari, sembra così dolcemente imbronciata.
Nel tempo di un’altra giovinezza e di una diversa estate.

Le amiche di Adelina

Tra loro avevano questa buona consuetudine: si scrivevano belle cartoline per rinnovare un affetto mai mutato, per ricordarsi reciprocamente del legame di amicizia che le univa.
E così le amiche di Adelina sceglievano per lei i disegni più belli, i cartoncini con i particolari graziosi e i fiori dai toni delicati.
E per lei era una gioia trovare quelle parole dolci nella buca delle lettere: Ada ed Elisa scrivevano spesso alla loro amica Adelina e lei ricambiava sempre la loro cortesia.
E rispondeva loro con identico garbo, era un tratto distintivo di questi scambi cortesi.
Chissà, forse era anche un piacevole passatempo scegliere la cartolina giusta e poi mettersi al tavolino davanti alla finestra e con bella calligrafia indirizzare alcune parole a persone così care.
Gentili amiche, accettate rose e baci, così scriveva Adelina.

E la cartolina che lei scelse per le sue amiche è una preziosità di colori pastello e disegni romantici, certi dettagli sono evidenziati da applicazioni di certi brillantini che restano in rilievo.
Da Adelina per le sue amiche Ada ed Elisa, questi nomi hanno tutta la dolcezza di una giovinezza vissuta in un tempo distante.

E sapete, ho chiaramente l’indirizzo delle signorine Ada ed Elisa, abitavano nel mio quartiere e ho così pensato di portare questa cartolina proprio là dove loro abitavano.
E lo so, non troverò le ragazze ad aspettarmi, eppure sarà come vederle: che felicità, è arrivata nuova cartolina dalla nostra cara Adelina!
E che splendore, quanta delicata bellezza.
Andrò proprio là, davanti a quel palazzo.
E se mi conoscete bene sapete già che lo farò davvero: io credo che anche Adelina ne sarebbe contenta.

Cinque cuori

Un solo istante: cinque cuori e cinque battiti.
Un solo istante e una sola musica per tutte loro.
Una madre, seduta così composta, forse sembra persino severa e invece osservandola con attenzione si coglie tutta la sua vera dolcezza.
Tiene una mano posata amorevolmente sulla spalla di una delle sue bimbe, ha questa espressione paziente e calma, forse ha dei pensieri, forse sono più di quelli che sappiamo immaginare eppure lei ha coraggio e forza.
Ed è in posa con le sue quattro figlie, non so dirvi se siano le sole, in quel loro tempo le famiglie erano sempre così numerose.
Lei è seduta tra loro quattro, la ragazzina più grande le assomiglia tanto, due delle altre bimbe paiono invece avere il viso più lungo, forse hanno ereditato i tratti del papà.
Occhi e capelli scuri, timidezze di un altro tempo, sono bimbe semplici e obbedienti, non sono per nulla capricciose o pretenziose.
E la vita magari non è sempre stata facile per loro ma ci sono i cuori che battono allo stesso ritmo e questo fa tutta la differenza, sempre.
La fotografia che ritrae questo gruppo di famiglia è del fotografo Ferraris di Camogli e così io ho immaginato tutte loro in una di quelle case alte davanti alle onde che si frangono sotto la chiesa nel magnifico borgo ligure.
E ho anche pensato che questo ritratto sia stato fatto per il capofamiglia: papà lavora lontano e la fotografia della moglie e delle sue ragazze gli deve essere molto cara.
Poi le vite degli altri sono sempre misteriose ed è davvero difficile indovinare sensazioni ed emozioni.
Sono fanciulle di un’altra epoca con la loro cara mamma: cinque cuori che battono all’unisono.

Giorno per giorno

Ancora le lancette dell’orologio vanno all’indietro e ci portano in un altro tempo non così distante.
Lei ha questo sorriso, resta un po’ incerta o forse smarrita davanti a chi le scatta questa fotografia, memoria condivisa e ricordo di giovinezza.
Non è un’immagine pregiata, è una comune fotografia di una diversa epoca: è il ritratto in bianco e nero di una giovane lavoratrice in un momento che pare sereno.
L’insegna sulla porta poi si riferisce ad una celebre industria genovese e vi si legge: Dopolavoro Interaziendale Ansaldo – Sezione Annona.
La ragazza è esile come un giunco, ha i capelli mossi secondo la moda del suo tempo, le sue scarpe sono particolarmente femminili.
E c’è, nella vita di ognuno e anche nella vita di lei, la ricerca della stabilità e della tranquillità, il desiderio di costruire il futuro con la forza del presente e con il proprio lavoro.
Giorno per giorno, anche in tempi più complicati dei nostri.
Osservo lei, con la speranza nascosta che il suo percorso di vita non sia stato così accidentato ma luminoso e felice.
E lo stesso auguro a tutti voi, in questo nostro tempo in fondo non così facile: buon Primo Maggio a tutti voi.

Una giornata in famiglia

Furono ore serene trascorse nel cerchio degli affetti più cari, fu una giornata in famiglia da aggiungere all’album dei ricordi.
Con questa fierezza di giovane madre così orgogliosa del marito e della sua splendida prole, nel tempo a venire ci sarebbe stato modo di essere ancor più fiera di tutti loro.

Capelli scuri, un nastro di seta, l’abito a righine sottili e occhi grandi e pieni di sogni.
E tutta la vita davanti, ancora persino da immaginare.

Sguardi timidi di bimbi ed espressioni serie di giovani zie note per lo loro molte virtù, prima tra tutta la pazienza.
Le ragazze di quel tempo avevano quei nomi che non si portano più: Ada, Geronima o magari Fanny così si chiamavano certe fanciulle di tempi lontani.

E così si trascorrevano le giornate in famiglia, magari nella dolce frescura dell’entroterra, nel giardino della casa dei passatempi primaverili, là dove l’estate sa essere un dolce trastullo.
Si intravede, nei tratti dei visi e nelle espressioni, una certa aria di famiglia, accade così con certe persone, ti accorgi subito che c’è uno stretto legame di parentela.
E si resta, tutti in posa, per la fotografia.
E il capostipite, con la sua caterva di anni sulle spalle, ha questo aspetto così burbero ma poi, in realtà, doveva essere un cuor d’oro, sempre pronto a occuparsi dei suoi cari e a provvedere alle loro necessità.

In queste antiche fotografie la meraviglia è nei dettagli, in quelle minuzie del quotidiano colte per un puro caso da certi fotografi dilettanti.
Guarda, guarda bene.
E noterai il mezzo sorriso del ragazzo poco più che adolescente, l’espressione quasi sorpresa della giovane donna, il fare annoiato della bambina che pare avulsa nel suo mondo segreto, a lei non piace tanto stare con i grandi.
E poi la nonna con il suo atteggiamento quasi compiaciuto, lei è una donna di carattere, volitiva e assertiva, io la immagino fare lunghe conversazioni con il suo consorte e suppongo, lo dico con affetto, che sia lei ad avere quasi sempre l’ultima parola.
C’è qualcosa di bellissimo nel suo volto così espressivo e particolare.
A volte accade così: un’immagine è già un romanzo e tu devi soltanto leggere le pagine o magari provare a immaginarle.

Avvenne, da qualche parte, molto tempo fa.
E poi il fotografo disse che tutto era stato fatto e i bambini corsero via, gli adulti rimasero a parlare tra di loro, il nonno e la nonna andarono a mettersi seduti all’ombra degli alberi.
E la ragazzina che stava nel suo mondo segreto continuò a fantasticare di cose che non avrebbe mai detto a nessuno.
E per tutti, in modo diverso, fu una giornata da ricordare.