Travo, la Val Trebbia piacentina

Continua così il nostro viaggio, seguendo il Trebbia.
Scorre lento il grande fiume e si insinua sotto il ponte che dovrete percorrere per raggiungere Travo.

Travo (2)

Un ponte che vi consiglio di attraversare a piedi, da quel punto di osservazione si godono splendide vedute.

Travo (3)

Da una parte vedrete il Trebbia le sue acque azzurre e il suo inesorabile cammino verso la pianura.

Travo (4)

E dall’altro lato i vostri occhi troveranno l’antico borgo fortificato di Travo, con il castello e le torri.
Un tempo possedimento dei Malaspina, nel XIII secolo divenne proprietà degli Anguissola e tuttora mantiene inalterato tutto il suo fascino.

Travo (5)

Guarda, guarda verso l’orizzonte.

Travo (6)

Tra le mura di Travo, sulle tracce di ciò che è stato.

Travo (7)

Travo, oltre ad essere una località storica di interesse, ospita un Museo Archeologico e un suggestivo Villaggio Neolitico.
Nel Museo è proibito fotografare ed è così anche in gran parte del Villaggio, che peccato!
Ho deciso pertanto di tralasciare l’approfondimento sulle storie di certi voti alla Dea Minerva, sulle suggestioni di una ricostruzione fedele di un’abitazione preistorica e sugli scavi effettuati nella zona, sappiate che queste sono le principali attrazioni di Travo e se vi trovate da quelle parti meritano un visita.

Travo (7a)

E allora? Che cosa mostrerà questo post?
Vi porto giù per le stradine, qui dove le case hanno i muri dai colori caldi.

Travo (8)

E poi là, nella piazza, dove fervevano i preparativi per un evento dell’estate.

Travo (9)

Oltre la Torre, verso la Pieve di Sant’Antonino.

Travo (10)

E poi ancora, nelle corti che racchiudono la bellezza del passato.

Travo (11)

A Travo certe vie sono senza sbocco, così era la città fortificata, chiusa ai nemici.

Travo (12)

E poi ancora là, nei pressi della chiesa c’è un belvedere e guarda, guarda i monti.

Travo (13)

Se ti avvicini vedrai i vasi di fiori e là sotto scorre il fiume.

Travo (14)

Travo ha colori e sfumature che raccontano una terra e le sue storie.

Travo (15)

Mattoni caldi e tetti di tegole rosse, sono tinte d’Emilia simili a quelle che si trovano a Bobbio.

Travo (16)

E poi voglio raccontarvi di una vite, dei pampini e degli acini d’uva che decoravano un pergolato.

Travo (17)

E di dolci salite tra luce ed ombra.

Travo (18)

Di una porta rustica e di certi dettagli che sono felice di saper notare.

Travo (19)

E di persiane chiuse, gerani alle finestre e di una panchina messa lì, accanto alla porta grigia.

Travo (20)

E’ un luogo gradevole, ben conservato e restaurato con cura.

Travo (23)

Lento e placido scorre il fiume che rappresenta l’anima di questa valle, l’acqua riluce di riflessi ad una certa ora.

Travo (21)

Là, sulla riva del Trebbia, piano scende la sera sulle pietre antiche di Travo.

Travo (22)

Annunci

Dalla Liguria all’Emilia, lungo il Trebbia

Da una terra all’altra, mutando orizzonte e panorama, se segui il corso del Trebbia dalla Liguria giungerai in Emilia e potrai cogliere tutte le differenze tra queste due regioni.
Segui il fiume, il suo corso si snoda tra i boschi.

Trebbia (2)

Verde e azzurro di acqua limpida, il Trebbia è il paradiso dei pescatori.

Trebbia (3)

Là, sotto al ponte di Rovegno, l’acqua scivola e danza sui sassi lisci.

Trebbia (4)

Un viaggio che ti condurrà lontano.

Trebbia (5)

In un prodigio di ombre e riflessi, in certe ore del giorno.

Trebbia (5a)

Segui la Statale 45, verso Piacenza, tra curve funamboliche.

Statale 45

Il profilo delle montagne e l’ultimo baluardo di Liguria, Gorreto.

Gorreto

E ancora il Trebbia con i suoi riflessi d’azzurro, fugge e si perde nel verde brillante dell’estate.
A poca distanza da qui inizia la terra d’Emilia.

Trebbia (6)

E quelli che amano guidare qui si divertono un mondo, sapete?
E si sale, tra curve e strapiombi, nel luogo più scenografico del corso del fiume.

Trebbia (7)

E sono laghetti di acqua fresca e pura che fanno da specchio a nuvole fugaci.

Trebbia (8)

E sassi chiari e rocce e vegetazione per uno scenario di una bellezza da mozzare il fiato.

Trebbia (8a)

La strada prediletta da ciclisti e motociclisti si snoda sinuosa tra le montagne e sovrasta il Trebbia.

Statale 45 (2)

Natura semplice e incontaminata.

Trebbia (9)

Meta di bagnanti che al mare preferiscono queste rive.

Trebbia (10)

E poi guarda, accade come all’improvviso.
Già senti l’aria più calda, mentre ti avvicini a Piacenza la temperatura sale, non si sente più quel fresco frizzantino tipico dei miei posti.
E’ caldo, davvero un altro clima.

Trebbia (11)

E poi guarda, accade come d’improvviso.
Il letto del fiume diventa più ampio, più dolce è il panorama sullo sfondo.
Meandri, anse e ancora boschi.

Trebbia (12)

Avrai ancora chilometri da percorrere ma  poi guarda in su, verso la Rocca di Brugnello che domina il Trebbia.

Brugnello

E ancora, ancora più lontano, questa è Bobbio, la terra di San Colombano.

Bobbio

Guarda, guarda come muta la prospettiva davanti al tuo sguardo, è sempre più piana e meno frastagliata.

Trebbia (13)

Cartoline dall’Emilia, il panorama è un susseguirsi di campi e di vigne, di coltivazioni e di prati curatissimi.

Emilia

Dolci declivi, languide colline, una nuova terra, così diversa dalla Val Trebbia ligure.

Emilia (2)

Colori che si incontrano, in contrasto e in armonia.

Emilia (3)

E intanto il Trebbia scorre, si snoda verso la nostra meta, in questo viaggio generoso di bellezze e di spettacoli della natura.
Dalla Liguria all’Emilia, lungo il Trebbia.

Trebbia (14)

Le bontà e le bellezze dell’Expo dell’Alta Val Trebbia

Oggi questo blog è ad alto contenuto di bontà e di bellezza, oggi vi porto con me all’Expo dell’Alta Val Trebbia che si è tenuta lo scorso weekend a Loco, il piccolo paesino adagiato tra il verde della valle lungo il fiume Trebbia.

Loco

Una bella manifestazione che comprende eventi di vario genere ed è volta a promuovere e a valorizzare le tipicità del territorio ben note a tutti coloro che nel periodo estivo frequentano con assiduità le località della valle.
E c’erano anche degli stand provenienti da diverse regioni, ad esempio un’azienda agricola piemontese esponeva dolci, conserve e profumate nocciole.

Expo Valtrebbia (3)

E i deliziosi mirtilli, quanta fatica per raccoglierne così tanti.

Expo Valtrebbia (2)

Io oggi vi mostrerò alcune delle realtà presenti a questa Expo, ho trovato qui l’esposizione di Poggi Arredamenti, loro si trovano a Fascia, ci seguiamo sui social e durante l’inverno mi fanno sognare con le foto della neve che imbianca la Statale 45.
E questi sono i loro mobili di caldo legno.

Expo Valtrebbia (4)

E poi fieno, profumo di boschi ed ecco Isola, ve ne ho già ampiamente parlato lo scorso anno in questo articolo, è un’azienda di Loco a conduzione famigliare che produce funghi sott’olio e conserve di vario tipo.

Expo Valtrebbia (5)

E quando dici Val Trebbia dici funghi porcini, questo si sa.

Expo Valtrebbia (6)

Anche secchi, profumati e deliziosi.

Expo Valtrebbia (7)

Un altro presidio d’eccellenza conosciuto da tutti in queste zone è la Pasticceria Biasotti di Rovegno.

Expo Valtrebbia (8)

Hanno portato le loro crostate e i baci di dama, i canestrelli e i quadrelli.

Expo Valtrebbia (8a)

E le crostatine con la marmellata e altri dolcetti che non hanno nulla da invidiare a quelli di blasonate pasticcerie cittadine.

Expo Valtrebbia (10)

C’era il delizioso miele delle valli genovesi, anch’esso molto apprezzato e gradito.

Expo Valtrebbia (11)

Expo Valtrebbia (12)

E naturalmente ho trovato qui le bontà dell’Antico Forno da Carlo di Montebruno che ho già avuto modo di mostrarvi qui.

Expo Valtrebbia (13)

Expo Valtrebbia (14)

La Val Trebbia si snoda tra due regioni, insieme al corso d’acqua dal quale prende il nome.
E’ Liguria ed è anche Emilia, così da queste parti trovate le tipiche bontà di entrambe le terre.

Expo Valtrebbia (15)

E se non siete tipi che amano i dolci niente paura, vi va un panino con il salame?

Expo Valtrebbia (16)

Erano diversi anche gli espositori di vini provenienti dai colli piacentini.

Expo Valtrebbia (17)

Azienda Agricola Ganaghello – Castel San Giovanni PC

E signore e signori, applausi a scena aperta per la coppa piacentina, uno dei salumi più deliziosi che esista sulla faccia della terra.

Expo Valtrebbia (18)

E altrettanto giubilo accolga il salame di Sant’Olcese, tra tutti il mio preferito.

Expo Valtrebbia (19)

Ancora dolci, questi canestrelli provengono dall’Antico Mulino di Ottone.

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Oltre a tutto questo sono state offerte diverse occasioni d’intrattenimento e giochi per bambini, per loro una rappresentanza del Corpo dei Vigili del Fuoco ha allestito un percorso con diverse prove con le quali misurarsi.
E così c’erano questi piccolini con addosso un elmetto rosso e una pettorina con su scritto Pompieropoli condotti per mano da uomini grandi e grossi e infinitamente pazienti.
Bello a vedersi, secondo me i bambini si sono divertiti tantissimo.

Expo Valtrebbia

E poi c’erano i doni della terra frutto della fatica dell’uomo.

Expo Valtrebbia (21)

E un mercato di fiori e piante aromatiche.

Expo Valtrebbia (22)

Ciò che avete veduto è una piccola parte di quello che le località del Parco dell’Antola hanno da offrire, tra i verdi boschi e le svettanti montagne generose.
Sono posti che amo, sono sapori di casa, sono luoghi da scoprire e ho voluto così  presentarli anche a voi.

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Qui, lungo le acque calme e placide del Trebbia.

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Qui, dove c’è anche un osservatorio astronomico per ammirare il cielo e le sue meraviglie.
I prati, i monti e i freschi boschi sono di tutti, appartengono a tutti coloro che li hanno nel cuore e li sanno rispettare.
E sopra di essi c’è un firmamento trapunto di stelle, nelle notti d’estate scintillano luminose per tutti coloro che amano questi luoghi.

Expo Valtrebbia (25)

Il Castello di Cariseto

In questa nostra meravigliosa Italia bellezze e tracce del passato si trovano nei luoghi più impensati e oggi vi condurrò con me in un luogo particolare che ho scoperto per caso.
Io guardo sempre fuori dal finestrino e un bel giorno, percorrendo la statale nei pressi di Ottone, ho notato un cartello stradale che ha suscitato la mia curiosità, la freccia indicava il Castello di Cariseto.
Castello? Mettiamoci subito in viaggio, alla scoperta di questa meraviglia!
Per arrivare al Castello di Cariseto raggiungete la piazza di Ottone e poco dopo la farmacia salite in direzione Cerignale.
E una strada tutta curve che vi offrirà panorami splendidi su tutta la vallata.
E poi d’improvviso i girasoli, caldi di luce dell’estate.

Verso Cariseto

E si sale, ci si inoltra in una fitta e suggestiva pineta dal profumo fresco e inebriante, qui ho incontrato i daini alle prime ore del pomeriggio, motivo in più per fare una gita da queste parti.

Verso Cariseto (2)

L’odore della pineta e la bellezza di questi alberi.

Verso Cariseto (3)

Si giunge quindi ad un incrocio, come potrete vedere una strada conduce a Rezzoaglio, in Val D’Aveto, l’altra vi porterà al Castello di Cariseto.

Verso Cariseto (4)

 D’un tratto vi appare ciò che resta di questo antico castello arroccato sulla pietra che si affaccia sui monti della Val D’Aveto.

 Cariseto

In paese e in cima alla rocca troverete cartelli sui quali potrete leggere la storia e le rocambolesche avventure avvenute qui, al Castello di Cariseto, il testo è a cura di Carmen Artocchini e traggo da questa accurata presentazione del luogo alcune notizie che leggerete in questo articolo.
Vi è anche un disegno che mostra l’ipotetica ricostruzione del Castello.

Cariseto (22)

E’ antica l’origine di questo edificio, le prime notizie certe del castello risalgono all’anno 1052.
Tempo dopo soggiornò qui un illustre personaggio storico, correva l’anno 1167 e da Lucca giunse niente meno che Federico Barbarossa, si narra che sia fermato a Cariseto per proseguire poi alla volta di Parma.
Cariseto (2)

La natura è bella e rigogliosa su queste montagne, ho visto persino alcuni cardi, ormai così rari.

Cariseto (3)

La strada scende e ci si ritrova nel piccolo paesino, il castello lo domina da lassù.

Cariseto (4)

Tetti rossi, prati, montagne e silenzio, anche queste sono terre di San Colombano, in provincia di Piacenza.

Cariseto (5)

L’acqua fresca sgorga dalla fontana, noi seguiamo le indicazioni che portano al castello.

Cariseto (6)

Ci si lascia alle spalle la strada tortuosa che corre tra gli alberi.

Cariseto (7)

E si sale ammirando maestose montagne.

Cariseto (8)
Se verrete qui vi consiglio di mettervi gli scarponcini, è una breve salita ma la presenza di rocce e di erba alta suggerisce una certa cautela, io avevo delle comuni scarpe da ginnastica e non nascondo che ho avuto il timore di incontrare qualche vipera.
Non è accaduto ma, come si dice, la prudenza non è mai troppa.

Cariseto (9)

Roccia, piccoli garofani rosa e cielo azzurro.

Cariseto (10)

E poi il pruno, generoso dei suoi frutti.

Cariseto (11)

Si arriva in cima e ci si può accomodare su rustiche panche di legno.

Cariseto (12)

E davanti a voi c’è il Castello.
Tra le tante avventurose vicende avvenute qui mi ha colpita la storia del Marchese Morello di Malaspina di Pregala, costui nel 1535 fu lo sciagurato protagonista di eventi che non gli fanno certo onore.
Dovete sapere che Morello fu cacciato dai feudi del padre e pensò bene di riparare a Cariseto, chiese così ospitalità ad Antonio Malaspina, suo parente e all’epoca proprietario del maniero.
Antonio generosamente aprì le porte della sua dimora e Morello sapete cosa combinò?
Con l’aiuto di certi manigoldi si impossessò del castello, ridusse Antonio in prigionia e si prese tutti i suoi beni, imprigionò persino i vassalli di Antonio e non risparmiò loro crudeli torture.
Quando si dice la riconoscenza, eh?
L’infido Morello venne infine spodestato ma allora, ahimé, il povero Antonio era già passato a miglior vita e il castello toccò così in sorte ad altri eredi.

Cariseto (13)

Si sale, percorrendo una scala di legno, come sempre ho dovuto affrontare le mie vertigini!

Cariseto (14)

E poi si raggiunge la cima e lo sguardo si perde ad ammirare le montagne.

Cariseto (15)

Un panorama infinito si apre davanti a voi.

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E vi circonda la natura selvatica e prepotente.

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Si vedono le strade del paese con le casette caratteristiche.

Cariseto (18)

E le immancabili nuvole corrono in cielo sopra le superbe vette.

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Tra profumi, colori e bellezze di questi luoghi.

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Aggrappato alla roccia, il Castello di Cariseto svetta su questo cielo da molti secoli, testimone silenzioso del tempo passato.

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Bobbio, la terra di San Colombano

Questo lembo di Liguria confina con L’Emilia Romagna e da Fontanigorda si raggiungono facilmente borghi suggestivi e particolari, così oggi vi porterò in provincia di Piacenza, a Bobbio, un luogo nel quale le pietre raccontano il passato e le sue vicende.
La passeggiata inizia qui, in questo scorcio della bella cittadina.

Bobbio

A Bobbio ci sono numerosi luoghi di culto da visitare, ve ne mostrerò alcuni tra i più importanti.
Sulla piazza si erge maestosa la Cattedrale, quest’anno a Bobbio si celebra il millenario della diocesi e della città, correva l’anno 1014 e oggi si ricorda quell’evento.

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Nella piazza a terra si notano alcune frecce, una indica il nord, le altre due sono puntate verso altre direzioni, non so a quali località si riferiscano queste coordinate ma immagino che abbiano comunque un significato religioso.

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Guardo verso il cielo.

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E poi entro in questa chiesta maestosa e scenografica.

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Nella nostra bella Italia in ogni luogo si nasconde un tesoro, nella Cattedrale di Bobbio tra le altre cose  potrete ammirare un affresco del ‘400 raffigurante una splendida Annunciazione.

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Un arco dopo l’altro, oltre la porta.

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E sopra di voi un firmamento trapunto di stelle.

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E luce ed ombra e il misticismo di certe chiese.

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La storia di Bobbio è legata a doppio filo a quella di un celebre Santo che venne in questi luoghi da terre lontane.
C’era una volta un monaco di nome Colombano, costui venne dalla nativa Irlanda nell’anno 614 e ricevette in dono da Agilulfo, re dei Longobardi, alcune terre sulle quali il devoto monaco edificò la sua abbazia.
Colombano è una figura carismatica, presto il suo convento annovera numerose adesioni, l’instancabile monaco irlandese ha grande ascendente sui suoi fratelli.
E a lui è legata una leggenda che riguarda il Ponte Vecchio sopra il fiume Trebbia, questo ponte è di età romana e viene anche detto Gobbo a causa della sua conformazione.

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Le antiche pietre e un’antica leggenda che narra una storia particolare.
E infatti si dice che a edificare il ponte sia stato il diavolo in persona nell’arco di una notte, dopo aver fatto un patto con San Colombano.
Il diavolo si incaricava di costruire quest’opera maestosa e San Colombano in cambio si impegnava a dargli l’anima di colui che avrebbe attraversato il ponte per primo.
San Colombano però aveva pensato a tutto e una volta che il diavolo ebbe terminato il suo lavoro si ritrovò beffato perché San Colombano fece passare per primo un cane e così nessuna anima cadde tra le grinfie del maligno.

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Il ponte sovrasta le acque azzurre del Trebbia, c’erano persone che prendevano il sole e altre che nuotavano nel fiume.

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Da questa prospettiva si godono caratteristiche vedute della città medievale.

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Eccola Bobbio, il cielo era come al solito nuvoloso, questa estate è proprio capricciosa.

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E il clima mutevole mi ha regalato anche squarci di cielo azzurro mentre salivo verso la parte alta della città.

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E arrivati in cima ci si trova davanti al Castello Malaspina Dal Verme, con mio grande dispiacere era chiuso, lo avrei visitato davvero volentieri.

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L’edificio risale al XIV secolo, la storia ancora vive per le strade di Bobbio.

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E un cartello indica che a breve distanza passa la via francigena, la strada che dal Centro Europa conduce a Roma, la strada percorsa nel passato da devoti pellegrini.

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Scendi, tra le case di pietra.

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E in terra di Emilia non si può dimenticarsi delle specialità locali, le vetrine traboccano di invitanti salumi.

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E sono tanti e numerosi i bei negozi a Bobbio.

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Eccola l’Abbazia di San Colombano, vi è annesso un Museo dove sono esposti pezzi preziosi, tra gli altri vi sono antichi reperti romani, pietre longobarde e carolingie, statue e oggetti liturgici.
Non è il solo museo di Bobbio, esiste anche il Museo della città in larga parte dedicato appunto all’opera di San Colombano e alla storia della città.
Il Medioevo di Bobbio, questo è stato per lungo tempo uno dei principali centri monastici, famoso per i suoi preziosi codici.

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Qui, nel Chiostro, in questi giorni d’estate si svolge il Bobbio Film Festival, la direzione artistica è del regista Marco Bellocchio che è originario di questa città.

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Antiche pietre, a volte mi sembra che non siamo più capaci di certi fasti.

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E questa è la basilica di San Colombano, venne edificata tra la seconda metà del ‘400 e i primi anni del ‘500, sorge sui resti della chiesa conventuale costruita qui prima dell’anno 1000.

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Lassù, effigiato in un gesto benedicente, colui al quale è dedicata la chiesa, San Colombano.

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Sole e nuvole e un suggestivo effetto ottico.

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E ombra e luce sotto il porticato.

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E il silenzio della basilica.

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E anche qui tracce della mia città.
E’ bianca e candida la statua dell’Immacolata opera del Maragliano, un tempo era situata nella chiesa di Santa Zita a Genova, il parroco di Bobbio la comprò per 160 Lire nel lontano 1888.

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E poi tombe con stemmi e simboli.

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Una scala conduce a una cripta, al di là della cancellata si possono ammirare splendidi mosaici.

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Uno splendido effetto cromatico per questo lavoro prezioso che risale al XI secolo.

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E ancora qualche gradino ed altri splendori.

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La luce filtra dai vetri colorati, luce mistica.

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Al centro della stanza un sarcofago, su di esso si possono leggere certi eventi e certe avventure.

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Questo è il sarcofago di San Colombano, il monaco che venne dall’Irlanda.

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Qui, a Bobbio, dove tutto parla di lui.

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Nella basilica che porta il suo nome, in terra di Emilia che è anche la terra di San Colombano.

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Brugnello, a picco sul Trebbia

Era una giornata d’agosto, c’era un caldo potente, forte, vibrante.
Le immagini che vedete risalgono alla scorsa estate, a una gita che ho fatto con la mia amica E. in Val Trebbia, nella parte compresa in provincia di Piacenza.
Una terra bella, ricca, rigogliosa.
Una strada che sale, una curva dopo l’altra e si raggiunge la meta: Brugnello, un antico borgo medievale con belle case di pietra.
La pietra di Brugnello e i balconi fioriti.

Brugnello

La pietra e e il verde degli alberi.

Brugnello (2)

Il profilo delle montagne, il silenzio.

Brugnello (3)

E’ la bellezza della campagna, il silenzio, rotto solo dal ronzio di qualche insetto, da certi gradevoli cinguettii e dal frusciare delle lucertole.
E poi la pietra, muta e silente testimone del passato.

Brugnello (4)

La pietra e le sue tante vite, ogni casa di Brugnello è caratteristica e particolare.

Brugnello (5)

I fiori alla finestra, nella stagione del sole.

Brugnello (8)

Un tavolino e due sedie, ancora in pietra.
E l’ombra rigenerante in un’assolata giornata d’agosto.

Brugnello (6)

E insomma, come sempre abbiamo incontrato qualcuno che sa stare al mondo.
Ah, sì! Cosa c’è di meglio di un bel pisolino ristoratore per riprendersi?

Gatto

E ancora gradini.
E altri vasi, petali rossi e variegati di rosa.

Brugnello (10)

Camminando per Brugnello, un piccolo mondo arroccato nel verde.

Brugnello (7)

Osservando certi semplici dettagli che rendono questo luogo incantato, avvolto nella sua atmosfera antica.

Brugnello (9)

La pietra, le foglie sul muro, la luce e l’ombra.

Brugnello (12)

E poi si giunge alla chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano costruita dove un tempo si trovava il Castello dei Brugnatelli.

Brugnello (11)

Ancora pochi passi e arriverete in un punto panoramico di una bellezza da mozzare il fiato.
Il sentiero si fa tortuoso, il cielo ha il turchese di certe giornate d’agosto.

Brugnello (13)

E il vento muove il tricolore, sulla rocca di Brugnello.

Brugnello (14)

E la sotto scorrono le acque del Trebbia, il fiume che crea anse e si piega dolcemente insinuandosi tra le montagne.

Trebbia (3)

Il Trebbia: così lo si vede da lassù, dove si trova un paesino di pietra.

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Cinto tra i monti, tra le foglie silenti, nel caldo potente di una giornata d’estate.

Trebbia

La stagione dell’uva

Ottobre, nel cuore dell’autunno.
Ottobre  è il mese del vino e della vendemmia.
E tutto ciò riporta al passato, alla memoria di un gesto che si perpetua da secoli.
Uva, tralci di vite, boccali ricolmi di vermiglio nettare.
Un gesto secolare, una mano che si alza verso il cielo per celebrare una nascita, un matrimonio, una vittoria.
Gli antichi romani erano famosi per le loro libagioni, ai tempi del Medioevo i nobili sorbivano il vino da coppe di pesante oro intarsiate di pietre preziose.
Ancora oggi usiamo sederci attorno a tavole imbandite di ogni ricchezza e ognuno alza il proprio calice, in un gesto beneaugurante.
Prosit!
In estate l’uva matura al sole.
Questi sono filari di terra d’Emilia in alcune immagini dell’agosto appena trascorso.

E’ una terra ricca e rigogliosa e si incontrano lungo la strada terreni coltivati.

E sono tralci e pampini.
E sono grappoli che soavi pendono dai rami.
Rami che non si spezzano, nel mistero bello della terra.

E grappoli dai chicchi tondi e sodi, tutto ciò che è in natura è perfetto, l’ha disegnato il più sapiente degli artisti e nulla è lasciato al caso.
Il contorno delle foglie, il colore chiaro e acerbo degli acini che ancora devono maturare, la superficie opaca, scura e piena dei frutti che sono già pronti per essere colti.

Colui che ha saputo immaginare il grappolo d’uva ha voluto che fosse armonico e simmetrico, gli acini stretti l’uno all’altro a formare una fresca cascata, da cogliere, da gustare, da mordere per dissetarsi.

L’uva succosa, dalla quale nasce il vino, il nettare sublime che riscalda i cuori e riempie i calici.
Con misura, perché resti un piacere lieto ed appagante.
Nunc est bibendum, dicevano gli antichi.
E allora alziamo i calici e brindiamo all’autunno, alle terre ricche e rigogliose, alle vigne cariche di grappoli, al sole dell’estate che regala l’uva di ottobre.

Sul Trebbia, seguendo il corso del fiume

La Val Trebbia prende il suo nome dal fiume che l’attraversa, un corso d’acqua che si snoda gioioso tra Liguria ed Emilia Romagna.
Acque azzurre e cristalline, così le vedete se vi fermate sul ponte che conduce a Rovegno.

Il paradiso dei pescatori, questo era il fiume prediletto di mio papà.
Stivali di gomma, canne da pesca e trote.
Tra le rocce liscie e bianche, accarezzate dall’acqua.

E’ fredda l’acqua del fiume, ma quanti bagnanti nel Trebbia!

E che spettacolo, quando le nuvole si riflettono candide sulla superficie dell’acqua.

Seguendo il corso del fiume si incontrano panorami mozzafiato.
Laggiù oltre Ottone, in provincia di Piacenza, potrete ammirarlo dall’alto mentre si insinua tra le montagne.

E forma laghetti di acqua turchese.

Il fiume scorre sinuoso, tra le gole dei monti.

Tra boschi verdi e vitali.

E offre al vostro sguardo scorci di autentica bellezza.

E si segue con gli occhi il corso del fiume.

E’ l’incanto della natura, la magia dell’aria leggera e fresca che vi soffia sul viso, dell’acqua chiara e trasparente, che scorre limpida e pulita.

Ma lo spettacolo del Trebbia non è finito.
Se vorrete ammirarlo in tutta la sua splendida magnificenza, salite in alto alla rocca di Brugnello.
E’ un incantevole borgo di case di pietra e fiori, vi porterò lassù, tra le sue viuzze.
Ma oggi vi porto qui, ad osservare il panorama dalla rocca, a picco sul fiume Trebbia.

Qui, sul fiume.

Qui, davanti a questa curva perfetta.

In luoghi del cuore, che incantano per la loro bellezza.

Sul Trebbia, seguendo il corso del fiume.