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Posts Tagged ‘Estate’

Il ritorno delle rondini segna l’inizio di una stagione nuova.
Sono arrivate ieri mattina, le ho vedute volare nel cielo turchese d’aprile e andare a rifugiarsi sotto al tetto del palazzo di fronte: è la loro casa, ad ogni primavera queste splendide creature tornano a trovarci.
E allora porto qui le rondini gioiose, le foto che vedrete sono state scattate lo scorso luglio a Fontanigorda, le pubblico oggi per la prima volta per celebrare questo gradito evento.

Le rondini amano la Val Trebbia, nel loro lungo viaggio che le porterà lontano si fermano a sostare tra i boschi e i prati e si posano sui fili della luce.
E insomma, devo dirvi che restare ad osservarle è meraviglioso!
Loro sono sveglissime, non si fanno sfuggire niente e infatti in quella circostanza una ha detto all’altra:
– Ehi, qua sotto c’è di nuovo quella Miss Fletcher! Sempre lei!

Magnifiche figlie dell’immensità e regine dei cieli azzurri.

Le rondini, lassù, vanno e vengono.
Aprono le ali, si alzano in volo e si posano ancora.

Rondini adulte e rondini che ancora devono diventare grandi.

Pranzano a becco spalancato, sospese nel blu.

Si riposano dalle loro fatiche.

E le più piccine si sistemano le piume.

E poi ancora, ripartono ad ali spiegate.

Attente, bellissime ed eleganti, sono le rondini di Fontanigorda.

E non vorrei fare un torto alle rondini che ieri mattina sono venute a salutare la luce della primavera.
Passavano velocissime davanti alle mie finestre, uno spettacolo di grandiosa bellezza.
Mare blu, cielo terso e il loro volo fremente di vita davanti al panorama di Genova.
Bentornate, amiche rondini!

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Mentre la primavera si avvicina il pensiero va alla stagione calda e alla bella estate che verrà, al tempo del riposo e delle rigeneranti passeggiate nei boschi.
In altri anni, a Fontanigorda c’era un celebre e apprezzato albergo, oggi i suoi locali hanno una diversa destinazione ma resta comunque la memoria di quel luogo.
Così potete immaginare la mia gioia nel trovare su una bancarella un piccolo cartoncino pubblicitario del glorioso Albergo Ristorante San Giorgio.
Venite con me, si viaggia nel tempo e si va in villeggiatura!

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Acque fresche, prati verdi e magnifiche montagne, sono molte le bellezze della perla della Val Trebbia.

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Ed è ancora così il mio incantevole paesino.

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E forse vorrete sapere come arrivarci!
Niente paura, un efficiente servizio automobilistico vi porterà fin lassù e tenete presente che al San Giorgio il servizio è di qualità, naturalmente ci sono anche delle offerte speciali.

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E quando sarete a Fontanigorda anche voi potrete godere della dolcezza della campagna.

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Inoltre il celebre albergo offre ai suoi clienti un menu davvero invitante.
Certo, sul cartoncino è ben specificato: vitto famigliare, sano, variato e gradevole nonché abbondante.
I proprietari sono i signori Ferretti, questo è un cognome comune a Fontanigorda, insieme a Biggi è il più diffuso.
I solerti albergatori hanno anche aggiunto una piccola nota a penna: acqua corrente in tutte le camere.
E che meraviglia!

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Gli anni scorrono e i luoghi cambiano, Fontanigorda rimane un’apprezzata meta delle vacanze per noi genovesi, sulla piazza della Chiesa una volta c’era l’Albergo San Giorgio.
E proprio lì in un giorno d’estate ho visto fluttuare leggere le bolle di sapone, scivolavano via come i giorni e le ore.

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Nel paesino dai cieli rosati e dai tramonti languidi.

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A Fontanigorda, dove un tempo c’era il glorioso Albergo Ristorante San Giorgio.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Erano in tre.
Nel dormiveglia, sdraiati vicino alle piante e comunque pronti a notare i movimenti di certi inopportuni visitatori.

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Il rosso si chiama Romeo, manco a dirlo!
Se ne va spesso e volentieri per i fatti suoi, senza render conto a nessuno.

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E sì, questi son mici di Fontanigorda, ovvio.
Anche loro erano in tre.
Per la precisione si tratta di Iside, Attila e Zeus, che nomi altisonanti!
No, non sono parenti però se la spassano nello stesso giardino.

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Vanno su e giù per le scale e poi si fermano su un gradino.

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Sempre curiosi di ciò che accade attorno a loro.

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A volte si acquattano pigri sull’erba.

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Oppure si nascondono tra i gerani.

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Erano in tre? Figuriamoci, tra fratelli e sorelle erano almeno una dozzina!

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Uno di loro si è andato a infilare nell’annaffiatoio.

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Loro invece erano in due, sono i gatti di un mio amico e passano l’estate in Val Trebbia.
Facevano la guardia tra le ortensie, mi pare chiaro.

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Anche loro erano in due e dormicchiavano senza ritegno.

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Concludo questa carrellata di felini con tre gatti di città, li ho incontrati giusto un paio di giorni fa.
Ed erano in tre, caspita!
Non so proprio cosa stessero architettando ma secondo me avevano in mente qualcosa, ci giurerei!
Due sulle scale, uno un po’ più avanti.
Guardinghi e diffidenti.
E sì, erano in tre.

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Questo è il racconto di una giornata speciale nell’incantevole autunno di Fontanigorda illuminato da una luce chiara.

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Mentre i monti assumono sfumature calde e variegate nell’intensità di questa stagione.

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Questa è una storia di foglie gialle e cielo azzurro, di un orizzonte dolcemente familiare, l’ho riveduto in occasione della tradizionale castagnata di Fontanigorda.

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Ed è una storia di camini che fumano, di finestre aperte e di una festa che ha attirato tanti visitatori.

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E di pampini e grappoli d’uva che maturano tra le case.

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E di un albero dai rami possenti e di sole che brilla e rischiara l’armoniosa bellezza della campagna.

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Mentre i colori di questo tempo ravvivano le vetrine.

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E i ricci cadono a terra e si spaccano, regalando i loro frutti preziosi.

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Questo è il tempo della castagnata di Fontanigorda, un evento organizzato con l’impegno di tutti, con passione e partecipazione.

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Scoppietta il fuoco che abbrustolisce le castagne.

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E si preparano le frittelle dolci e salate con abilità e maestria, qui si parla di persone celebri per i loro manicaretti, eh!

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E le caldarroste cadono nei bicchierini: risate e chiacchiere e dita che anneriscono.

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Ed è il tempo del castagnaccio fumante in una piazza gremita di gente.

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Ed è il tempo di un brindisi alla bellezza della vita e alle sue gioie semplici, è una fortuna saperle apprezzare.

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E poi la lotteria con dolcissimi premi: biscottini, torte morbide oppure crostate di crema o di frutta.

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Io sono tornata a casa con un vassoietto di delizie assortite, canestrelli, cantucci, meringhette e baci di dama.

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L’autunno è anche questo.
Ritornare, nei luoghi delle vacanze estive.
Ritornare, salutare la piazza, le fontane, la salita che percorri sempre.

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E poi.
E poi ci sono quelli che trovano sempre un posto giusto per mettersi comodi!
Ciao Miss Fletcher, che ci fai da queste parti?

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E poi gli alberi raccontano i giorni che scorrono, la luce che vira, i giorni delle foglie dalle tinte accese.

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E il cielo parla della bellezza dell’universo e della sua incomprensibile complessità.

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E certi se ne vanno a passeggio tra le foglie cadute nel tepore di un pomeriggio di ottobre.

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E il bosco è una magia di riflessi dorati che non ho ancora finito di raccontarvi.

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Il sole scende piano, proietta al suolo le ombre e sfiora le pietre in un vivido scintillio.

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Accarezza le cime degli alberi, nella piazza per me così insolita in questa veste autunnale.

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E i colori sfumano in una sintonia armoniosa che è la musica del bosco.

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Ha queste note e questi accenti, colori di una stagione d’incanto in Val Trebbia.

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La strada che porta nel bosco vive differenti armonie, a seconda della stagione.
E quella panchina nella notte di San Lorenzo è il luogo ideale per ammirare le stelle e per vederle scintillare nell’oscurità.
A volte, in certe giornate d’estate, mi fermo lì a leggere.
E così ho fatto lo scorso agosto: d’un tratto alle mie spalle, quatta e circospetta, è spuntata una faina, rapida ha attraversato la strada ed è scomparsa tra il fitto dei cespugli.
Stupori della natura a Fontanigorda: sono rimasta attonita a guardare con il libro tra le mani.
E il bosco era un tripudio di verde.

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La strada che porta nel bosco, in autunno, diviene una magia di riflessi dorati, un incanto silenzioso la riveste.

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In estate i rami degli alberi regalano una piacevole ombra, scosse dal vento le foglie cantano la loro musica lieve che dolcemente accompagna il canto degli uccelli.

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E poi, il tempo.
E le stagioni.
E arancio e bronzo e l’aria che diviene fresca e frizzante.

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E poi aspetta, sarà anche così.

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La strada che porta nel bosco nei mesi del solleone è spesso affollata di biciclette e di bambini che corrono, di sportivi che raggiungono il campo da tennis o quello da pallone, mentre altri villeggianti passeggiano pigramente.

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E poi viene una nuova stagione e la strada che porta nel bosco ritorna ad essere solo delle creature del bosco e di coloro che abitano in ogni giorno dell’anno in questi luoghi.

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E poi l’inverno raffredda i colori caldi e predomina il bianco luminoso della neve e l’azzurro del cielo tra i rami spogli degli alberi.

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Adesso è ancora stagione di foglie frementi ed è tempo di ritrovare i profumi e i sapori dell’autunno.
Si riaprono le seconde case, si cammina per le strade del paese.
Torte, caldarroste e altre delizie: domani a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata, è un appuntamento che attira molti affezionati, se anche voi desiderate partecipare potrebbe essere l’occasione per ammirare le incantevoli suggestioni della Val Trebbia.

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E così è la strada che porta nel bosco, vestita della magia della luce d’autunno.

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E poi è arrivato il vento, vento d’autunno fresco e inquieto.
Ed è rimasto un solo giorno, a preannunciare il tempo di una stagione che sta per iniziare, per me è giunto il momento di tornare a Genova.
Ed io ho sempre da ringraziare per la bellezza che mi regalano questi luoghi, è stata una splendida estate.
Qui, nel mio paesino, dove le rondini si posano sui fili della luce e poi se ne stanno lì a cianciare.

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Estate calda e piena di sole, poca pioggia ha interrotto questi mesi appena trascorsi.
E quando è venuta ho saputo dove posare gli occhi, verso la mia pozzanghera, sempre lei, incantevole specchio di Fontanigorda.

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Estate di riflessi, di passeggiate, di alberi svettanti e di suoni gentili.

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E poi, piano piano.
Le foglie sono cadute.
Sui sentieri, sui sassi, sull’acqua.

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Le strade si sono vestite di sfumature calde, l’estate si allontana e la nuova stagione avanza.

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Il bosco indossa nuovi colori.
E ocra e oro iniziano a predominare sul verde.

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Si torna a casa.
Ciao Fontanigorda, in questo settembre appena iniziato il cielo verso sera a volte si infuoca e si accende di toni d’arancio.

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Ciao Fontanigorda, luogo del mio cuore, arrivederci a presto, ti saluto in questo scorcio d’estate che se ne va leggera e lieve come un volo di farfalla.
E su quelle ali delicate ci sono i toni e i colori del tempo d’autunno.

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E quando l’estate sta per finire.
Di sera inizia a venire buio presto ma le giornate sono ancora calde e luminose.
Ieri mattina, intorno alle 11, al margine della Statale 45, in località Beinaschi.
Immaginate di vedermi correre su per questi prati.

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Corro, evidentemente in maniera abbastanza silenziosa e leggera, la mia presenza passa del tutto inosservata, eppure non sono tanto distante.

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Del resto ci sono le mele cadute, ci sono ben altre delizie delle quali occuparsi.

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Piano, piano, sempre più vicino, trattenendo il fiato.

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Osservare.
In silenzio, tra la luce di settembre e l’ombra ristoratrice del bosco.

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E ringraziare per questo incontro così fortunato.

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E potrei dirvi che ho atteso a lungo il momento magico.
E potrei dirvi che ho fatto diversi tentativi prima di scattare la fotografia quasi perfetta.
E invece.
E invece sapete come è andata?
Io non ho neanche veduto quegli occhi spalancati verso di me, non ho visto il dolce musetto e le orecchie grandi di quel piccolino accoccolato tra l’erba.
No, non l’ho proprio veduto, con lo sguardo seguivo i più grandi e i loro movimenti lievi.
E poi ho fatto un rumore e tutti loro si sono allontanati, leggeri e guardinghi.
Li ho seguiti svanire nel bosco, semplicemente.
E poi, poi ho guardato le mie fotografie e ho scoperto questa tenera meraviglia.
Proprio così, quando l’estate sta per finire.

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Era il principio di luglio, qui a Fontanigorda.
Mi trovavo nel giardino di un’amica, lei è una persona molto creativa ed originale, così nella parte dedicata al suo orto domina uno spaventapasseri piuttosto particolare.
Una ragazzina con un sorriso allegro, il cappellino e le trecce, qua e là sul suo abitino spiccano alcuni girasoli finti.

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Eh, sono talmente belli da aver mandato in confusione persino una vespa!
E infatti costei si è posata su quei petali con la vana speranza di poterne trarre qualche vantaggio, immagino che la creatura ci abbia messo poco a capire l’inghippo.

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Ora si avvicina l’autunno e gli alberi incominciano a vestire i colori di questa stagione ma i girasoli indomiti svettano contro il cielo azzurro.

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Grandi, luminosi, vitali, gioia vera delle api ronzanti.

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Lo splendore dei girasoli è il fulgore dell’estate che si ostina a rimanere: fiori lucenti, densi di sole e di colore.

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Altissimi e dondolanti sul margine di un orto.

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Rischiarano persino una giornata dal cielo grigio.

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Figli della terra seguono i raggi del motore dell’universo.

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E ospitano instancabili insetti che passano rapidi da un fiore all’altro.

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L’estate presto fuggirà via e cederà il passo al capriccioso autunno.
Per adesso resta, è nei petali gialli e negli steli che si piegano davanti alla maestà della stella più brillante.

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Ed è nelle foglie ampie, nei fiori gioiosi che si protendono verso i raggi caldi del sole.

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Ed è nella luce, la luce radiosa dei girasoli.

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Le nuvole di questo cielo sono magie bellissime da vedere: imponenti e superbe, sovrastano il bosco e le cime degli alberi.
Certe nuvole sono nivee e soffici bellezze.
Leggere.
Soltanto nuvole.

Nuvole

Alcune paiono protendersi imperiose sopra i tetti delle case, verso sera.
Incantate.
Soltanto nuvole.

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E nel cielo chiaro d’estate spiccano nel loro candore.

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Sopra le nuvole c’è l’aria leggera e impalpabile, un aereo solca il turchese e lascia un’evanescente scia, il suo volo lo condurrà nell’ovattato chiarore di quelle nuvole.

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Al di là delle nuvole c’è il sole.
Potente signore dell’universo, sfrontato e glorioso, i suoi raggi splendenti conquistano vittoriosi la vastità del cielo.

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Scalda e illumina l’azzurro d’estate, sopra le nuvole, in quell’immensità dove arditi volano i rapaci.

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In questo scorcio di agosto non mi sono fatta mancare una passeggiata sui prati di Fontanarossa, il paesino dai tetti rossi è circondato dal verde, immerso in una natura meravigliosa e sovrastato la maestose montagne.

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La legna tagliata, gli alberi svettanti, il cielo lucido e brillante.

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E il profilo di un altro paese in lontananza, casette bianche e tegole rosse.

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I prati di Fontanarossa, così curati e ben tenuti, nel tardo pomeriggio.
E quando il sole si getta tra le cime dei monti piano piano la sua luce diviene sempre più fioca.

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Un prodigio di curve sinuose tra l’erba vivida.

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E in cielo una coppia di falchi compie infinite evoluzioni, sono restata a lungo ad ammirare il loro stupefacente volo.

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Vira lenta la luce e crea un gioco di lunghe ombre sul bosco, tra di esse c’è anche la mia.
Le cime degli alberi, le foglie frementi, il prato in un giorno d’estate.

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E poi si scende, si prende la via del ritorno.
E d’improvviso, tra l’erba alta, un movimento.
Piano, piano, senza far rumore.

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Alza la testolina, si guarda intorno, pensa.
E i suoi occhi si perdono nel bosco.

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Non è stato il solo che ho veduto in questa giornata, poco distante c’era un suo simile che si è subito infilato nel fitto del bosco.
E poi, tra Loco e Fontanigorda, un gruppetto di queste splendide creature è passato di gran carriera davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico che era con me.
E ancora, abbiamo visto un daino con un imponente palco di corna sulla testa: timoroso, diffidente, bellissimo, ci ha rivolto uno sguardo ed è scappato via.
E quindi l’unico che si è lasciato ammirare più a lungo è questo giovane amico, una gioia poterlo vedere!

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E poi anche per lui è giunto il momento di seguire il richiamo del bosco, scrigno di vita e di bellezza, incanto della Val Trebbia.

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