25 Aprile: le voci dei partigiani

Tra le cose care ricevute in dono possiedo un libretto che proviene da Fontanigorda e da una famiglia di partigiani, quei monti sono stati un tempo scenario di gesta eroiche.
Il piccolo libro ha solo poche pagine e si intitola Canti Partigiani, venne pubblicato in tempo di guerra per l’Edizione del Partigiano dalla Sezione Stampa della Sesta Zona Operativa che annoverava tra i suoi componenti coraggiosi protagonisti della Resistenza in Liguria.
Questo libretto racchiude alcuni canti dell’epoca tra i quali non manca il celebre Soffia il vento, in quelle pagine c’è la memoria di coloro che con autentico coraggio hanno cambiato il corso della storia.
Uno di questi canti si intitola Ai Partigiani caduti e ha una dedica: a Bisagno, Comandante della Divisione Cichero, caduto il 21 Maggio 1945.

Monumento ad Aldo Gastaldi – Fascia

E questo è l’incipit di questo canto:

Sui monti di Val Trebbia
c’è il partigiano
che marcia alla riscossa
col suo Bisagno.

Aldo Gastaldi, detto Bisagno, riposa nel Pantheon del Cimitero Monumentale di Staglieno tra i cittadini beneneriti di Genova.

Il libretto è una preziosa testimonianza e sono grata di poterlo conservare.
È preceduto da due pagine di prosa delle quali non si conosce l’autore, oggi desidero riportare qui per voi alcune di quelle righe che spiegano il valore di sentirsi uniti e fratelli, con tanti cuori che fanno crescere il coraggio di ognuno e si uniscono in una voce sola capace di divenire un’onda potente.

Queste sono le parole con le quali voglio ricordare questo 25 Aprile, buona Festa della Liberazione a tutti.

“Dopo la riunione serale, cantiamo.
A tratti dal buio e dal fumo esce una faccia illuminata dal fuoco, una faccia giovanile con il pizzo biondo alla quale la vita partigiana ha dato un senso di serena fierezza e di responsabilità; appaiono vicine altre, simili facce: s’uniscono al canto. Fin dai primi tempi questa è l’ora più bella della giornata. …

… Si canta tutti insieme nel casone seduti in due o tre file attorno al fuoco, presso le armi, sotto le calze che asciugano e la contentezza nasce appunto dal sentirsi così uniti. …

… Alcune delle voci che li intonavano con noi, tra le più coraggiose e oneste, si sono taciute.
Quando tutti insieme, dopo la riunione serale cantiamo, ci pare che tra le nostre voci unite ci siano anche quelle: pure e serene esse sostengono il nostro canto, gli danno la certezza della prossima liberazione.”

Zona partigiana, dicembre 1944

Monumento ad Aldo Gastaldi – Fascia

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Fascia e il silenzio dei monti

C’è un orizzonte senza fine, oltre i prati e oltre gli alberi, nel silenzio dei monti che circondano Fascia.
Nell’aria calda di un pomeriggio di agosto quel silenzio è la parola dell’universo, la sua espressione più vera.
In quel verde vibrante di luce, fremente di vita nascosta.

Scivola il sole sui tetti di tegole, accarezza i muri di pietra.

Ha una gentile prepotenza il silenzio, nel continuo divenire delle stagioni e nel ciclo dei giorni che mutano piano, nel ritmo del tempo che scorre.
Ha tutte le parole che non sappiamo dire la vastità del mondo, sussurri che a volte non sappiamo sentire.
Sii semplice, sii umile davanti alla grandezza delle cose che non sai capire.

Alberi, tegole rosse e un soffio di vento leggero, cielo lucido e lucente nell’estate di Fascia.

Nel silenzio dei monti vigile è lo sguardo di coloro che in questi boschi hanno combattuto per la libertà, a Fascia c’è un monumento ad Aldo Gastaldi, il partigiano Bisagno.

C’è fierezza e intensità negli occhi di coloro che conoscono il silenzio e sanno comprendere i suoi significati.

Mentre il sole luccica tra le cime degli alberi e travolge con il suo chiarore la strada, i tetti, le case.

Nell’immensità del silenzio dei monti che abbracciano Fascia.

Quando l’estate sta per finire

E quando l’estate sta per finire.
Di sera inizia a venire buio presto ma le giornate sono ancora calde e luminose.
Ieri mattina, intorno alle 11, al margine della Statale 45, in località Beinaschi.
Immaginate di vedermi correre su per questi prati.

Beinaschi

Corro, evidentemente in maniera abbastanza silenziosa e leggera, la mia presenza passa del tutto inosservata, eppure non sono tanto distante.

Beinaschi (2)

Del resto ci sono le mele cadute, ci sono ben altre delizie delle quali occuparsi.

Beinaschi (3)

Piano, piano, sempre più vicino, trattenendo il fiato.

Beinaschi (4)

Osservare.
In silenzio, tra la luce di settembre e l’ombra ristoratrice del bosco.

Beinaschi (5)

E ringraziare per questo incontro così fortunato.

Beinaschi (6)

E potrei dirvi che ho atteso a lungo il momento magico.
E potrei dirvi che ho fatto diversi tentativi prima di scattare la fotografia quasi perfetta.
E invece.
E invece sapete come è andata?
Io non ho neanche veduto quegli occhi spalancati verso di me, non ho visto il dolce musetto e le orecchie grandi di quel piccolino accoccolato tra l’erba.
No, non l’ho proprio veduto, con lo sguardo seguivo i più grandi e i loro movimenti lievi.
E poi ho fatto un rumore e tutti loro si sono allontanati, leggeri e guardinghi.
Li ho seguiti svanire nel bosco, semplicemente.
E poi, poi ho guardato le mie fotografie e ho scoperto questa tenera meraviglia.
Proprio così, quando l’estate sta per finire.

Beinaschi (7)

Una passeggiata a Fascia, capitale della Resistenza

Vi porto con me, in luoghi a me cari, nella mia Val Trebbia.
Su, in alto, in un paesino che detiene un curioso primato: se la vicina Rondanina è il comune più piccolo della Liguria per numero di abitanti, Fascia è il comune più alto e svetta orgoglioso con i suoi tetti rossi a 1118 metri sul livello del mare.

Fascia (2)

Oggi è il 25 Aprile e non ci potrebbe essere giorno migliore per condurvi lassù, Fascia è anche Capitale della Resistenza.

Fascia (3)

Queste montagne racchiudono la memoria degli eventi che sono accaduti tra quei boschi, qui nacquero la Brigata di Aldo Gastaldi, detto Bisagno e di Aurelio Ferrandi, detto Scrivia.

Fascia (4)

E c’è una strada dedicata a lui, al partigiano Bisagno.

Fascia (5)

Fascia è raccolta nella sua quiete, nel silenzio dei boschi di Liguria.

Fascia (6)

A loro, agli uomini che con coraggio scelsero di combattere tra questi monti, è dedicato un suggestivo monumento, si trova proprio all’inizio del paese.

Fascia (7)

E’ la memoria del nostro passato, viva e presente.

Fascia (8)

E se andrete lassù li incontrerete anche voi i partigiani di Fascia dallo sguardo vigile e attento.

Fascia(8a)

Appostati tra le pietre e l’erba chiara.

Fascia (9)

Sono stata lassù un pomeriggio d’agosto, in una giornate calda e limpida.
E ho camminato per le stradine di Fascia.

Fascia (10)

La piazza è dedicata a Paolo Emilio Taviani, uomo politico e anch’egli protagonista della Resistenza in questo piccolo paese.
Taviani rimase legato a questi posti e fu persino eletto sindaco di Fascia.

Fascia (11)

I colori dell’estate, il cielo lucido e turchese.

Fascia (12)

E le case in pietra, in questi luoghi c’è un’atmosfera particolare, è la semplicità della campagna ligure.

Fascia (13)
Come lo racconti un posto così?
Cogliendo quei piccoli particolari che costituiscono la sua identità, fermandoti là dove l’acqua sgorga gioiosa e fresca.

Fascia (14)

Fascia è prati verdi e carriole cariche di fiori.

Fascia (15)

E’ porte di legno testimoni di chissà quali antiche storie.

Fascia (16)

Ed è una finestra con una grata.

Fascia (17)

Fascia è quei luoghi dove un tempo si recitavano preghiere e litanie.

Fascia (18)

E il ricordo di ciò che è accaduto tra queste montagne è sempre presente.

Fascia (19)

Fascia è sole, ombra, scale e gatti che salgono su per i gradini.

Fascia (20)

E’ la terra e le fatiche dell’uomo.

Fascia (21)

E tegole rosse e tetti vicini uno all’altro.

Fascia (22)

E muretti, cieli azzurri e luoghi dove avventurarsi per delle rigeneranti camminate.

Fascia (23)

E ancora altre porte vissute e usurate dal tempo.

Fascia (24)

Fascia è il suo semplice campanile che emerge tra le case per una caratteristica cartolina di Liguria.

Fascia (25)

E’ cascine, gerani e discese.

Fascia (26)

E scalette e ringhiere e altalene che dondolano, gioia dei bimbi che trascorrono qui le vacanze estive.

Fascia (27)

E’ curve sinuose e persiane spalancate.

Fascia (28)

E’ pietra antica e calda di sole.

Fascia (29)

Fascia è la legna faticosamente tagliata per certi freddi inverni.

Fascia (30)

E’ case di contadini e case di bambola di piccole donne che giocano in mezzo alla stradina.

Fascia (31)

E la semplice quiete della campagna, la pace silenziosa della Val Trebbia.

Fascia (32)

Tra alberi ricchi di foglie e piante generose di fiori, nutrite dall’aria pura e dall’acqua di queste zone.

Fascia (33)

Un posto così lo racconti ascoltando il sussurro della sua anima semplice e vera, qui dove la vita segue i ritmi del creato.

Fascia (34)

 Là, dove i rami degli alberi circondano le case.

Fascia (40)

E poi lo sguardo segue il profilo delle montagne che si perde nell’infinito dell’orizzonte.

Fascia (36)

E osservi proprio come coloro che qui lottarono e combatterono, coloro che incontri quando arrivi a Fascia.

Fascia (36a)

E osservi quei boschi fitti, vivi e rigogliosi che protessero e nascosero i partigiani di questa valle.

Fascia (37)

E il sole illumina i tetti rossi di Fascia.

Fascia (39)

Casa del Romano, ai confini dell’infinito

Nature is painting for us, day after day, pictures of infinite beauty.
John Ruskin

Da qualche parte, nel mondo, l’universo parla.
E trova una voce che tocca il nostro animo, pronuncia parole che narrano l’infinito senza confini.
Può accadere sull’orlo di un abisso, davanti al mare il tempesta, ai piedi di una montagna innevata o lungo un sentiero scosceso.
O su una strada che sale, tra curve sinuose.

Casa del Romano (2)

E allora può accadere di sentire proprie le parole di un grande poeta, le parole di Ruskin, la natura dipinge per noi, giorno dopo giorno, quadri d’infinita bellezza.

Casa del Romano (3)

E se verrete quassù, a Casa del Romano, vedrete spettacoli di incommensurabile splendore.
Casa del Romano è il nome della località e dell’albergo ristorante che qui troverete, un nome che deriva da un’affascinante leggenda.
Tanto tempo fa, c’era un giovane che si chiamava Stevanin che era andato via dal paese per poter lavorare ed era arrivato nella bassa Romagna, quasi vicino a Roma, così i compaesani gli avevano affibbiato questo appellativo,  il Romano.
E sapete com’è la vita, distante da casa Stevanin trovò l’amore!
E lei era dolce e bella, Stevanin avanzò la sua richiesta di matrimonio e le promise che l’avrebbe portata a vivere a Sottoripa.
Oh, Sottoripa, davanti al mare di Genova!
La fanciulla accettò così  gli sposi iniziarono un lungo viaggioe dopo diverso tempo giunsero in un piccolo paese tra le montagne.
Oh, che amara sorpresa, si trattava di Sottoripa di Montebruno!
Che delusione per la giovane sposa, lei proprio non riusciva ad abituarsi a vivere in quel posto.
Ma tutto attorno c’erano monti superbi e un bel giorno lei ne indicò uno e chiese a Stevanin di portarla a vivere lassù.
E fu così che Stevanin costruì un’osteria e una casa, lassù, quasi vicino al cielo, era sorta la Casa del Romano.

Casa del Romano (5)

Casa del Romano è una frazione di Fascia, il Comune più alto della Liguria con i suoi 1118 metri sul livello del mare.
Come indica questo cartello Casa del Romano è ancora più in alto.

Casa del Romano (4)

Da qui partono gli escursionisti diretti al Monte Antola e alle altre vette.
E qui potrete vedere quei quadri di infinita bellezza che sono certa sarebbero piaciuti a Ruskin e non solo a lui.
Portate qui un pittore con la sua tela e i suoi pennelli, vi dipingerà una strada che si snoda tra i prati.

Casa del Romano (8)

Guardate verso l’infinito, verso il profilo delle montagne.

Casa del Romano (6)

E ancora oltre, oltre gli alberi allineati uno accanto all’altro.

Casa del Romano (11)

Guardate i rami carichi di bacche rosse che pendono sullo sfondo azzurro del cielo.

Casa del Romano (10)

Verso i paesi adagiati nelle vallate.

Casa del Romano (9)

Verso i tetti della Casa del Romano circondata dai monti e dagli alberi.

Casa del Romano (7)
E poi si sale, verso un piccola cappella.

Casa del Romano (12)

Poco distante nella terra sono piantate tre croci, si dice che siano la tragica memoria della triste fine di persone che trovarono la morte in una bufera di neve.

Casa del Romano (17)

Lì vicino vi è anche un altro ricordo di anni difficili, queste sono montagne di partigiani, questi sono luoghi che hanno nascosto molti di loro.

Casa del Romano (18)

E poi il sentiero sale ancora.
Quando cala la notte su queste montagne scende un buio ricco di mistero, questa parte della Liguria  ha un bassissimo inquinamento luminoso, non c’era davvero posto migliore per costruire un osservatorio astronomico.

Casa del Romano (15)

E sorge qui, su questa altura.

Casa del Romano (16)

Guardate il cielo, oltre lo steccato, il cielo e le montagne in una giornata d’agosto.

Casa del Romano (13)

L’infinito si perde laggiù, all’orizzonte, oltre quelle vette.

Casa del Romano (14)

Una panchina davanti all’universo.
Immaginate una notte stellata, profondo buio illuminato solo dalle stelle.
E immaginate di essere qui, sotto questo cielo.

Casa del Romano (23)

Un’esperienza che si può vivere venendo all’Osservatorio Astronomico del Parco dell’Antola.

Casa del Romano (19)

Vi lascio il link dove sono indicate le le prossime aperture dell’Osservatorio, lo trovate qui, è certo una visita che vale un viaggio tra queste montagne.

Casa del Romano (20)

Che sia una notte di stelle o un cielo terso, questo è un posto d’incanto e poesia.

Casa del Romano (21)

Tra il fitto rigoglioso del bosco che regala ombra e riparo.

Casa del Romano (22)

E laggiù, dove le montagne si uniscono in un abbraccio.

Casa del Romano (25)

Sui fiori selvatici, gialli come il sole d’estate.

Casa del Romano (24)

Un’incantevole quiete, sui prati dall’erba umida e fresca, di verde acceso e vivo.

Casa del Romano (27)

Un albero cresce con i suoi rami ampi a ridosso di uno steccato.
Pare voler sfiorare il cielo, pare cercare il suo infinito, ognuno ha il proprio, del resto.

Casa del Romano (28)

E c’è chi corre a perdifiato, verso un diverso infinito, verso l’ebbrezza della libertà.

Casa del Romano (29)

Sui prati verdi che circondano la Casa del Romano.

Casa del Romano (30)

La Casa di Stevanin che era andato via e che lontano trovò l’amore.
Tornò tra queste montagne, in questi luoghi.

Casa del Romano

E qui vi conduce una strada tortuosa e bella, una strada che vi porterà ai confini dell’infinito.

Casa del Romano (32)