Cicely, l’amica dei bimbi e delle fate

Chi non conosce le Fate dei Fiori?
Se ne stanno in punta di piedi sul bordo di una foglia, che non pare per nulla appesantita dal loro lieve peso, si reggono leggere ad un esile stelo, si siedono tra i boccioli o si accoccolano sul polline, se ne vanno a spasso con un rametto di bacche tra le braccia e, se sentono troppo caldo, cercano ristoro all’ombra di un papavero o di una foglia di nasturzio.
Fate e folletti dei fiori, degli alberi, dei giardini, dei sentieri.
Fate dell’alfabeto, delle quattro stagioni, con i loro abitini dai colori sgargianti, drappeggiati come la corolla del fiore che rappresentano, con le ali aggraziate, quasi trasparenti, rosee.
Chi le inventò lasciò a grandi e piccini una grande eredità, un piccolo universo di magia e di armonia: il suo nome, melodioso come quello di una delle sue creature, è Cicely.
Cicely Mary Barker nacque nel Surrey, a Croydon, nel 1895.
Di salute malferma, da bambina soffrì di epilessia e pertanto, costretta per lunghi periodi a letto, trascorse molto tempo in solitudine a disegnare e a leggere.
Più grande studierà arte per corrispondenza, sviluppando così il suo talento e Cecily ne aveva tanto, così come era dotata di una spiccata fantasia e di grande dimestichezza con i pennelli: la sua tecnica comprende l’uso degli acquarelli, delle pitture ad olio e dei pastelli.
Aveva anche una profonda conoscenza della botanica e, se voleva dipingere piante e fiori che non riusciva reperire, se li procurava nelle serre londinesi di Kew Gardens.
Appena quindicenne pubblicherà alcuni dei suoi lavori, sotto forma di cartolina e, nel 1923, darà alle stampe il suo primo libro, Flowery Fairies of the Spring.
Le immagini di questo e degli altri libri che seguiranno sono accompagnate da versi in rima, brevi poesie che Cicely componeva raccontando le storie e le avventure delle sue fate.
Sono l’emblema della purezza e dell’innocenza le fate di Cicely, in loro c’è grazia, candore e armonia.
Nata alla fine dell’epoca vittoriana, la Barker subì l’influenza dei pittori maggiormente in voga a quel tempo, in particolare i preraffaelliti, tra i quali prediligeva John Everett Millais e Edward Burne-Jones.
Guardate i loro quadri e poi guardate i disegni di Cecily.
Osservate l’incanto trasfigurato nel bacio a fior di labbra tra la Fata Ginestrone (Goose Fairy) e il suo innamorato: lei si china verso di il suo folletto e lui si protende verso di lei, con una lievità incomparabile.
E la Fata del Salice (Willow Fairy), che timida immerge la punta del piedino nell’acqua di uno stagno mentre intanto si sorregge ad un rametto, è davvero eterea con un angelo, mentre la Fata non ti scordar di me (Forget-me-not Fairy) inginocchiata alla base del suo fiore, lo ammira con uno sguardo così trasognato e sperduto da far pensare proprio ad  alcuni quadri della corrente pittorica preferita dalla Barker.
I bambini ritratti da Cicely sono tutti reali: erano gli allievi della scuola d’infanzia della sorella, erano figli e parenti di amici, per l’occasione trasformati in folletti e creature del bosco.
La Fata Primula (Primrose Fairy), ad esempio, altri non è che la piccola Gladys Tidy, la giovane domestica di casa Barker.
Per i suoi piccoli modelli, Cicely creava dei costumi, costruiva le alette e, nel dipingerli, curava ogni minimo particolare per renderli più reali possibili in ogni dettaglio.
E allora, se penso a lei, è così che la immagino: seduta sotto un albero, di fronte al suo cottage, in una fresca giornata estiva.
Davanti a sè ha il cavalletto con i suoi fogli, i colori, tanti e variopinti, sono sparsi ai suoi piedi e attorno a lei, con quei gonnellini di stoffa, ecco la margheritina , la fucsia e la lavanda, e poi la mora, che ha i riccioli neri, il nasino all’insù e la bocca carnosa e più discosto, vicino ad un cespuglio,  un ragazzino con un’espressione furbetta che indossa un buffo cappellino di foglie, poi un bimbo abbigliato con le tinte del nocciolo e una piccina con una vestina candida e una coroncina di fiori in testa ad  incorniciarle i capelli.
Non si sposò mai Cecily né ebbe mai dei figli.
Ebbe gli elfi, le fate dei fiori, degli alberi e dei sentieri.

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