Una vecchia conoscenza

Ognuno di noi, nel tepore di casa, ha i propri angolini preferiti e anche una finestra prediletta per osservare il mondo.
Ed ecco qui una vecchia conoscenza, questo è un gradito ritorno su queste mie paginette, il tipetto lì infatti è già stato uno dei protagonisti di questo post diverso tempo fa.
Allora era il tempo di settembre e quindi si tenevano le finestre spalancate, nel cuore di questo gelido inverno meglio starsene al calduccio dietro i vetri, ne converrete pure voi!
Alla finestra, a guardare la gente che va su e giù per la creuza: dove andranno tutti quanti, poi, non si sa!
E chissà cosa mai avranno da fare, con tutta quella fretta, mah!
C’è chi invece, saggiamente, si gode la pigrizia e le bellezze della vita proprio a modo suo.

Nove finestre

Sono nove finestre.
Sono nove finestre in giallo.
Sono nove finestre di Via Caffaro.
Le tre in basso sono uguali tra di loro con le persiane tutte spancalate.
Lassù in alto invece è tutta armonia di splendide differenze, un gioco di casualità, una bellezza figlia della quotidianità.
La fila di finestre al centro, poi, è un tripudio di foglie, rametti, intrepidi germogli e vasi sospesi e felicità sempreverde per mattinate radiose.
Sono nove finestre e chissà quante tazze di caffè, baci della buonanotte, sogni ad occhi aperti e futuri da immaginare.
Sono nove finestre, nove diverse immaginazioni.

Finestre e bandiere

E poi finestre di Genova, in Via Ravasco, nel quartiere di Carignano.
In questo lungo anno che ormai volge al termine siamo rimasti spesso nelle nostre case e ci siamo affacciati alla finestra dubbiosi, titubanti e anche speranzosi.
Abbiamo osservato temporali, tramonti, cieli azzurri e nuvole leggere, abbiamo tenuto le persiane chiuse a volte solo per sognare a occhi aperti.
E poi le abbiamo spalancate, quelle finestre, per lasciar entrare l’aria fresca e la luce rigenerante, le nostre finestre sono i nostri nuovi inizi.
E poi abbiamo messo le bandiere, quelle che parlano di noi, così le ho vedute di recente, camminando per la mia città: una croce di San Giorgio e un tricolore, alla finestra.

Davanti alla finestra

Ai vetri ci sono quelle candide tendine, tutto attorno c’è il verde rigoglioso della campagna.
Le piante grasse in una cassettina, un decoro rustico alla finestra.
Un muretto, poco distante.
Una scaletta, una panca, le sedie.
E spesso, in un luogo o nell’altro, una certa bellezza felina che pigra si distende al sole oppure dormicchia all’ombra.
Una volta poi ha trovato il suo posticino proprio là, davanti alla finestra.
Con questa perfetta armonia, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Insieme alla finestra

Insieme alla finestra.
E un refolo di vento primaverile intanto smuove piano la tenda.
E si osserva fuori, mentre tutto sboccia, in questa stagione che rifiorisce.
In questa pigrizia condivisa ci si guarda intorno e nulla sfugge a certi sguardi curiosi e sempre attenti.
Amici e complici.
Sempre insieme, probabilmente.
Così vicini, anche in quell’istante bellissimo alla finestra.

Una finestra a Sant’Ilario

Le finestre più belle si spalancano sul mondo come promesse di gioia e bellezza.
Le finestre più belle sono immerse nella quiete, nel silenzio e nella luce smagliante del giorno, nelle notti scure poi da quelle finestre si ammirano le stelle luccicanti.
Le finestre restano chiuse quando fuori infuria il temporale, oltre i vetri puoi guardare le gocce che leggere scivolano giù.
Poi ogni finestra si riapre quando torna il sereno e il tepore ti riscalda e dona nuove sensazioni di quotidiana felicità.
Ogni finestra è un respiro, dona un refolo di vento che sfiora i capelli o un raggio di sole che accarezza il viso.
A volte poi certe finestre restano in una sorta di straordinario dipinto dalle molte tonalità: l’ocra caldo che incontra l’azzurro del mare, il cielo percorso da pennellate chiare di nuvole vaghe.
L’orizzonte di Sant’Ilario, le case di Nervi laggiù, gli alberi maestosi.
E una finestra, così bella come una promessa mantenuta.

A colori nei caruggi

È una finestra nei caruggi, si affaccia su Piazza Senarega.
È una finestra nella città vecchia, chiaramente appartiene a qualcuno che ama la bellezza dei fiori e delle piante.
E così ogni volta che mi trovo da quelle parti con gli occhi vado a cercarla.
Tra l’altro nel mio consueto gironzolare per vicoli in genere capito spesso da quelle parti.
Ad esempio ci passo ogni volta che devo raggiungere i Macelli di Soziglia oppure se vado a comprare una vaschetta di panna da Buonafede, poi finisce che passo di lì anche più di una volta al giorno.
Passo spesso da Piazza Senarega quando voglio andarmene alle Vigne oppure quando decido di fare un giro sulle bancarelle dei libri in Piazza Banchi, ormai lo sapete che quello è uno dei miei passatempi preferiti.
Tra i luoghi da ammirare sempre nei caruggi da qualche tempo ho così aggiunto anche questa finestra, i posti che regalano gioia ai nostri sguardi sono sempre preziosi, secondo me.
E là, in un radioso giorno di giugno, ho veduto un trionfo di gerani in fiore.
E tre colori, proprio i nostri colori: bianco, rosso e verde.
Nei caruggi, sotto il sole di Genova.

Le finestre nella Chiesa della Consolazione

Ritorno spesso alla Consolazione, ogni volta che mi trovo in Via XX Settembre è quasi inevitabile per me varcare quella soglia.
Questa chiesa racchiude infatti diverse opere d’arte, belle sculture di santi e dipinti di artisti come Domenico Fiasella e Domenico Piola.
È qui collocato anche lo splendido gruppo scultoreo della Madonna della Cintura, un capolavoro di grazia ed armonia.

La chiesa intitolata a Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire è riccamente affrescata, sull’altare è sospeso un grande e antico Crocifisso ligneo, la chiesa così risplende sotto questi bagliori di oro brillante.
La bellezza e il senso di meraviglia per me sono spesso nei dettagli, occorre avere tempo per cercarli, lasciarsi stupire, restare semplicemente a guardare.
E poi ritornare ancora e meravigliarsi di nuovo, come la prima volta.

Accadde un giorno per caso, senza sapere cosa avrei veduto.
Ho alzato gli occhi verso l’alto e ho veduto una finestra: nella mistica bellezza della Chiesa della Consolazione, al termine della navata sinistra, lassù.
Voi lo sapete, io amo le finestre: le cerco quando si affacciano sul mare tempestoso o nell’angustia di un caruggio, quando ad abbellirle sono belle tendine o vasetti di fiori posati sul davanzale.
Le finestre della Chiesa della Consolazione, però, sono un racconto diverso e un diverso stupore: questa finestra è così serrata, ai suoi lati si notano due austere figure.

È così lo sguardo, si perde sui dettagli.
E poi provate a percorrere anche la navata destra e come me alzate gli occhi, se per un caso fortuito troverete la luce a baciare quegli affreschi resterete ancora più stupiti.
E qui la finestra aperta.
E fa capolino un giovane uomo che pare indossare l’abito degli Agostiniani.
Guarda verso il cielo, verso l’infinito e l’eternità mentre voi osservate lui.
Là, alla finestra, nella Chiesa della Consolazione.

Dodici finestre

Sono dodici finestre in un pomeriggio d’inverno.
Non fa freddo, così si apprezza questo insolito tepore mentre l’ombra si staglia sulla facciata rubando spazio alla luce.
Sono dodici finestre e ghirigori di ringhiere e terrazzini dove sedersi su una sdraio in certe sere d’estate.
Sono dodici finestre e corde da stendere, magliette bianche, lenzuola, asciugamani color senape e mollette allineate.
Sono dodici finestre e uno spericolato Babbo Natale con un pesante sacco sulle spalle si arrampica fin lassù.
Sono dodici finestre e una è completamente spalancata a lasciar entrare l’aria fresca.
Sono dodici finestre come dodici sono i mesi dell’anno, lo noto solo adesso.
Sono dodici finestre e come al solito le persiane sono una sinfonia di differenze e questo è proprio il bello della vita.
Sono dodici finestre e dietro di esse ci sono infiniti mondi: tavolini, libri impilati, foto di nozze nelle cornici d’argento, cuscini sui divani, abbracci e a volte magari anche malinconie.
Sono dodici finestre e tendine leggere, vasi di coccio e piante con certe foglioline gagliarde.
Sono dodici finestre e ogni mattina tintinnano i cucchiaini nelle tazze della colazione, l’aroma del caffè si spande per la casa e sono baci e sorrisi, ogni giorno.
Sono dodici finestre e non distante da qui si frangono le onde con il loro canto magnifico che segna i ritmi di certe vite.

Una poesia alla finestra

Le finestre di Genova sanno essere una poesia sempre nuova, a volte basta una tenda colorata o un vasetto di fiori a donare un’armonia gentile al nostro quotidiano.
Le nostre finestre raccontano in qualche modo le nostre giornate e il nostro modo di osservare il mondo attraverso i vetri, raccontano il nostro desiderio di bellezza, celano le nostre memorie e si aprono sui nostri orizzonti.
A volte si spalancano sull’azzurro mare, a volte invece si schiudono su alti caruggi e offrono prospettive imperdibili sulla città vecchia.
Una musica dolce risuona nella bellezza di certe finestre, talune poi non sono nemmeno reali ma soltanto immaginate e sono un gioco bellissimo della fantasia.
Andando a levante, non lontano dal mare di Sturla, ho trovato una di queste rime armoniose: ci sono dei fiori odorosi, persiane spalancate, candide tendine e una finestra socchiusa.
E un gatto accoccolato lì davanti, una bellissima poesia della città.