Le finestre nella Chiesa della Consolazione

Ritorno spesso alla Consolazione, ogni volta che mi trovo in Via XX Settembre è quasi inevitabile per me varcare quella soglia.
Questa chiesa racchiude infatti diverse opere d’arte, belle sculture di santi e dipinti di artisti come Domenico Fiasella e Domenico Piola.
È qui collocato anche lo splendido gruppo scultoreo della Madonna della Cintura, un capolavoro di grazia ed armonia.

La chiesa intitolata a Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire è riccamente affrescata, sull’altare è sospeso un grande e antico Crocifisso ligneo, la chiesa così risplende sotto questi bagliori di oro brillante.
La bellezza e il senso di meraviglia per me sono spesso nei dettagli, occorre avere tempo per cercarli, lasciarsi stupire, restare semplicemente a guardare.
E poi ritornare ancora e meravigliarsi di nuovo, come la prima volta.

Accadde un giorno per caso, senza sapere cosa avrei veduto.
Ho alzato gli occhi verso l’alto e ho veduto una finestra: nella mistica bellezza della Chiesa della Consolazione, al termine della navata sinistra, lassù.
Voi lo sapete, io amo le finestre: le cerco quando si affacciano sul mare tempestoso o nell’angustia di un caruggio, quando ad abbellirle sono belle tendine o vasetti di fiori posati sul davanzale.
Le finestre della Chiesa della Consolazione, però, sono un racconto diverso e un diverso stupore: questa finestra è così serrata, ai suoi lati si notano due austere figure.

È così lo sguardo, si perde sui dettagli.
E poi provate a percorrere anche la navata destra e come me alzate gli occhi, se per un caso fortuito troverete la luce a baciare quegli affreschi resterete ancora più stupiti.
E qui la finestra aperta.
E fa capolino un giovane uomo che pare indossare l’abito degli Agostiniani.
Guarda verso il cielo, verso l’infinito e l’eternità mentre voi osservate lui.
Là, alla finestra, nella Chiesa della Consolazione.

Dodici finestre

Sono dodici finestre in un pomeriggio d’inverno.
Non fa freddo, così si apprezza questo insolito tepore mentre l’ombra si staglia sulla facciata rubando spazio alla luce.
Sono dodici finestre e ghirigori di ringhiere e terrazzini dove sedersi su una sdraio in certe sere d’estate.
Sono dodici finestre e corde da stendere, magliette bianche, lenzuola, asciugamani color senape e mollette allineate.
Sono dodici finestre e uno spericolato Babbo Natale con un pesante sacco sulle spalle si arrampica fin lassù.
Sono dodici finestre e una è completamente spalancata a lasciar entrare l’aria fresca.
Sono dodici finestre come dodici sono i mesi dell’anno, lo noto solo adesso.
Sono dodici finestre e come al solito le persiane sono una sinfonia di differenze e questo è proprio il bello della vita.
Sono dodici finestre e dietro di esse ci sono infiniti mondi: tavolini, libri impilati, foto di nozze nelle cornici d’argento, cuscini sui divani, abbracci e a volte magari anche malinconie.
Sono dodici finestre e tendine leggere, vasi di coccio e piante con certe foglioline gagliarde.
Sono dodici finestre e ogni mattina tintinnano i cucchiaini nelle tazze della colazione, l’aroma del caffè si spande per la casa e sono baci e sorrisi, ogni giorno.
Sono dodici finestre e non distante da qui si frangono le onde con il loro canto magnifico che segna i ritmi di certe vite.

Una poesia alla finestra

Le finestre di Genova sanno essere una poesia sempre nuova, a volte basta una tenda colorata o un vasetto di fiori a donare un’armonia gentile al nostro quotidiano.
Le nostre finestre raccontano in qualche modo le nostre giornate e il nostro modo di osservare il mondo attraverso i vetri, raccontano il nostro desiderio di bellezza, celano le nostre memorie e si aprono sui nostri orizzonti.
A volte si spalancano sull’azzurro mare, a volte invece si schiudono su alti caruggi e offrono prospettive imperdibili sulla città vecchia.
Una musica dolce risuona nella bellezza di certe finestre, talune poi non sono nemmeno reali ma soltanto immaginate e sono un gioco bellissimo della fantasia.
Andando a levante, non lontano dal mare di Sturla, ho trovato una di queste rime armoniose: ci sono dei fiori odorosi, persiane spalancate, candide tendine e una finestra socchiusa.
E un gatto accoccolato lì davanti, una bellissima poesia della città.

Appena un istante

Ci sono sempre linee che non hai notato prima: appaiono là, tracciate per terra.
Racchiudono il contorno di una finestra, una sequenza di riquadri, le ricrea un magico soffio autunnale di luce brillante.
Ed è appena un’illusione effimera, un sorprendente gioco di ombre, un’emozione ritrovata.
Un nuovo stupore, ancora.
Appena un istante, una mattina a Palazzo Ducale.

Nuovi giorni

Nuovi giorni, istanti ancora da vivere con speranza e fiducia, sensazioni che mi è parso di ritrovare per un semplice caso in una sola immagine.
E c’è una finestra dipinta di celeste chiaro come il cielo limpido di primavera, c’è un vaso con rami di vischio e bacche rosse.
Tutto questo si trova in un luogo di pace e silenzio, nella Casa Madre delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario.
Una finestra e al di là dei vetri trasparenti un albero di agrumi generoso di frutti e di freschi aromi.
Ed è un vigoroso rifiorire di vita che si rinnova, palpitante di linfa, di intensità di profumi e di spontanea naturalezza.
Nuovi inizi e nuovi giorni, istanti densi di vita.

Finestre a colori

Sono finestre vicine al mare, a breve distanza scrosciano le onde.
Sono finestre baciate dal sole, sfiorate dal vento, sono finestre che racchiudono vite e pensieri, sguardi e sorrisi.
Sono finestre di Genova, nella bella Quinto.
Sono finestre eleganti e discrete, in quelle stanze io credo che risuoni musica armoniosa.
Sono finestre che celano giorni e minuti, sono finestre dalle geometrie perfette.
Persiane verdi, tinte biscotto, tonalità calde e tende spesse.
Sono finestre vicine al mare, sono finestre a colori.

Miei amati specchi

Miei amati specchi, vetri incantati della Superba che racchiudete immagini tremule di solidi marmi, di croci e azzurro cielo.
Miei amati specchi, effimeri e gloriosi.

Miei amati specchi che raccontate una città nascosta, riservata ai sognatori e a coloro che camminano piano e sanno intravedere stupori incastonati tra pietre antiche.

Piazza Soziglia

E facciate dipinte, panni stesi, semplicemente vita.

Piazza Pinelli (1)

E grandezze fastose nelle piazze dei caruggi.

Piazza Pinelli (2)

Miei amati specchi che celate amori, abbracci, sorrisi, prime colazioni, facce assonnate, stanchezze, entusiasmi, lacrime, desideri e gioie, ninne nanne e promesse.

Piazza delle Erbe (1)

Miei amati specchi, tra persiane che appaiono come inattese esitazioni.

Piazza delle Erbe (2)

Miei amati specchi di stagioni generose e limpide, nel tempo che permette di attendere e aspettare per poi lasciare che gli occhi trovino questa bellezza.

Piazza delle Oche (1)

Miei amati specchi che ospitate l’immagine della Chiesa delle Vigne.

Piazza delle Oche (2)

Miei amati specchi, tra luci e ombre.

Piazza delle Erbe (3)

Splendori brillanti nell’inquieto agitarsi delle bandiere in Strada Nuova.

Via Garibaldi

Miei amati specchi che raccontate mattine di sole, ringhiere, pianticelle verdi.

Piazza della Nunziata (2)

Miei amati specchi dove si riflette il campanile della Chiesa della Nunziata, miei amati specchi che siete una realtà diversa, effimera ed immaginata, sempre nuova e così mutevole.

Piazza della Nunziata (3)

E vi cerco sempre, voi che donate a noi scorci di candide nubi e cielo turchese.
Miei amati specchi, finestre di Genova.

Piazza della Nunziata (14)

Quattro gatti a Montebruno

Diversi giorni fa durante uno dei miei giretti a Montebruno ho incontrato quattro gatti.
Proprio quattro, nel vero senso della parola, tutti avevano una particolarità in comune: la pigrizia.
Il primo era tutto nero e se ne stava accoccolato con sussiego e altera indifferenza, devo dire che non si è minimamente scomposto.

Il secondo si è fatto trovare in una posa che lo faceva sembrare un gatto di porcellana o qualcosa del genere.

Questi due se ne stavano entrambi nei pressi di un lavatoio.

Gatto (3)

Uno da una parte e uno dall’altra.

Gatto (4)

Poi si sono anche spostati ma tuttavia sono rimasti pigramente a pisolare all’ombra e senza agitarsi, del resto questi felini se la prendono comoda, diciamo così.

Gatto (4a)

Il terzo gatto di Montebruno aveva trovato una sistemazione perfetta e secondo me non aveva nessuna intenzione di schiodarsi da lì.
Mi ha guardata con l’espressione un po’ assonnata e distratta e poi ha continuato con il suo meritato riposino pomeridiano.

Gatto (5)

Il quarto e ultimo gatto è un tipo elegante, un po’ altezzoso e comunque pigrissimo come tutti gli altri.
Se ne stava, con tutta la sua fierezza, accoccolato davanti a una finestra aperta e se passate da Montebruno, statene certi, lo troverete proprio lì.
Lui è uno dei gatti di Montebruno che ho incontrato in una giornata d’estate.

Gatto (6)

Al di là delle finestre

Finestre.
Chiuse, scostate oppure serrate.
Dodici.
Dodici finestre e altrettante vite oppure molte di più.
Tende bianche, chiare, sottili e trasparenti.
Socchiuse o spalancate mentre l’aria fresca invade la stanza.
Finestre, alcune uguali, altre diverse.
Come in un gioco di società.
Finestre, case, luoghi dove battono i cuori.
Storie e memorie che qualcuno vive e scrive, romanzi quotidiani nascosti e sconosciuti, unici e straordinari, sempre diversi.
Al di là delle finestre.