Turchese di Liguria

E questa è una cartolina di primavera ed è un magnifico tratto di costa veduto da Sori, in una giornata limpida e tersa.
Vi mostrerò altri istanti di questa mia bella passeggiata a levante, tra molti diversi splendori ho trovato anche questa fremente intensità: il turchino vivace, l’azzurro chiaro del cielo sereno e la spuma bianca del mare che si disfa sulla riva, sciogliendosi sui sassi.
E poi giallo così vibrante e denso di vita dei fiori che sbocciano su questa terra a volte aspra ma anche così rigogliosa e splendida.
Turchese di Liguria, nel tempo dolce di giugno.

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Nuovi colori sul terrazzo

Ci sono nuovi colori sul terrazzo, così vi porto a spasso tra i miei fiori e vi mostrerò alcuni di loro: sono i nuovi arrivi, sono le bellezze che sbocciano in questo tempo e che mi terranno compagnia per i giorni a venire.
La prima rosa si è aperta al sole con questa grazia, le rose sanno essere sempre regine tra i loro simili.

E a breve distanza da lei ecco una pianta che ogni anno ci regala i suoi fiori, cresce avvinghiata alla ringhiera con questa ferma caparbia.

Fioriscono allegre le azzurre lobelie e si stagliano contro il mio cielo.

Sul terrazzo abitano poi le dolci verbene, ne ho di diversi colori: bianche, violette, rosa pastello e rosa antico ma quelle dai petali così vivaci hanno insistito per rappresentare tutta la famiglia e così eccole qua in tutto il loro splendore.

E poi margherite e gerbere e i colori del sole.

Mentre fremono le piccole e profumate lavande, meta prediletta di api e insetti che si fermano a banchettare sui piccoli petali.

E dondolano leggere le fucsie deliziose, piccole campanelle di primavera.

Non mancano i gerani, ho dei vasi con i rami rigogliosi e carichi di fiori ma sono particolarmente affezionata a questo vasetto: questa piantina è nata da un rametto spezzato che io ho pensato di piantare nella terra.
E il piccolo ramo non si è arreso e ora mi regala i suoi piccoli petali dai toni accesi, accanto a loro sono sbocciati altri fiorellini di lobelia fioriti da una piantina che presi la scorsa estate.
Con questa bellezza, con questa mirabile tenacia.

9 Maggio 1915: sui prati di Cesino

È un giorno di primavera di un tempo distante, non è un periodo qualsiasi.
È il 9 Maggio 1915 e sono ore cruciali per tutta la nazione, questo tempo precede di poco l’entrata in guerra dell’Italia.
Pochi giorni prima, il 5 Maggio, a Quarto si è svolta l’inaugurazione del monumento ai Mille opera dello scultore Eugenio Baroni, protagonista della cerimonia è Gabriele D’Annunzio, le sue parole infiammano gli animi, il Vate sottolinea la necessità dell’Italia di prendere parte al conflitto.
E la vita continua, malgrado tutto.
Si cerca la quiete nella frescura della campagna in fiore, sui prati di Cesino.
Ed è il 9 Maggio 1915, è una luminosa domenica.
Per mia curiosità ho cercato sui quotidiani dell’epoca quali fossero le iniziative per quel giorno di festa e ho trovato su Il Lavoro del giorno 8 Maggio il programma di una maggiolata in montagna organizzata da un’Associazione Escursionistica.
Ecco qua la tabella di marcia: ritrovo alle 5.45 a Caricamento e partenza alla volta di Pontedecimo in tram, prosecuzione quindi alla volta di Mignanego, in programma ci sono vari divertimenti come la corsa nei sacchi e i balli campestri.
Il ritorno è previsto passando per Paveto, Cesino e ancora Pontedecimo.
Queste persone ritratte nella mia fotografia avranno preso parte alla piacevole escursione?
Non so dirvelo, eppure in quella domenica tutti loro si sono ritrovati sui prati di Cesino.
Si sfoggiano sorrisi garbati, con un ombrellino ci si ripara dal sole, si indossano abiti severi chiusi con file di bottoni.

È una gita di famiglia, si direbbe.
E intanto gli steli d’erba ondeggiano al vento, di mattina la chiara rugiada imperla i prati, sbocciano le pratoline e minuti fiorellini spuntano tra i prati.
Ronzano le api e le prime farfalle passano lievi di corolla in corolla.
E la vita continua, malgrado tutto.
E mancano appena pochi giorni a quella fatidica data: il 24 Maggio 1915 l’Italia entra in guerra.
A immortalare questa storica data sarà anche un celebre canto patriottico che inizia così: il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio.
E la vita continua, malgrado tutto.
E il 9 Maggio 1915, sui prati di Cesino, a 15 giorni da quella storica data, si cerca la bucolica pace campestre.
Con il cappello con i fiori, la camiciola leggera e il sorriso incerto ma tuttavia speranzoso di una madre che guarda al suo futuro.
Accanto a lei il marito e il figlio, è una famiglia unita in un tempo fragile.

È così imprevedibile la vita, ti sorprende in certi istanti e mentre li stai vivendo tu non sai neanche immaginare che saranno unici e memorabili, forse a segnarli e a renderli tali saranno anche gli eventi storici e i fatti che ancora devono accadere.
La vita continua, malgrado tutto.
E tu semplicemente vivi, nella maniera migliore che puoi, aspettando il tempo della gioia e della vera tranquillità.
Sui prati di primavera, come quel 9 Maggio 1915 a Cesino.

Candore

Quei prati verdi d’estate con l’erba lucida e splendente, quegli steli sui quali si posa appena la fresca rugiada.
Il sole caldo, glorioso e vitale.
La pioggia anche, quella che cade improvvisa e scroscia tumultuosa tra gli alberi mentre l’accompagna il fragore di un temporale.
Poi torna il tepore, tutto si riscalda e ancora riluce di nuova bellezza.
La natura canta una melodia di note allegre e gioiose, di accenti deliziosi.
In certe stagioni ancora di più e queste mie parole sono nostalgie d’estate e dei profumi della mia Val Trebbia, nello splendore di certi giorni.
Con questa bellezza, con questo candore.

Sull’albicocco

Sull’albicocco è tornata ancora la bellezza della vita, con questi petali rosa e con queste tenere foglioline frementi.
Ad un tratto, silenziosamente, i fiori delicati si sono aperti piano.
Sboccia così l’albicocco.

Con le sue fioriture temerarie che annunciano una stagione nuova.

Questo albero generoso si trova in un grande giardino qui nei dintorni, l’albicocco ha sempre molti visitatori che sembrano apprezzare le sue bellezze e i suoi profumi.
E sono api e farfalle volteggianti che si posano sulle sottili corolle mentre l’albero protende i suoi rami verso il cielo.

Ed è così la vita, vibrante e prepotente, segue il corso della natura, sempre si rinnova e sempre dona nuovi stupori.

Sull’albicocco, dicevo, capita spesso di scorgere piccoli ospiti ed ecco chi ho veduto giusto pochi giorni fa prima che le gemme si aprissero al sole.

È il tempo dei nuovi profumi e dei colori di primavera.

Come son contenta!

È il suo visetto a parlare di lei e della sua felicità, è nel suo sguardo la sua gioia di bimba, è la sua gestualità a narrare il suo amore per la vita e i suoi sorrisi.
Curiosa, entusiasta e vivace, dalla voce squillante e allegra, lei è una piccina vissuta in un tempo distante e per sempre presente ai nostri sguardi grazie allo scultore Giovanni Scanzi che così immortalò il suo candore infantile nell’anno 1884.
E così recita il titolo dell’opera che ritrae questa dolce piccolina: Come son contenta!

La scultura è esposta alla Galleria di Arte Moderna di Nervi e nuovamente ringrazio la Direttrice del Museo Dottoressa Maria Flora Giubilei per la sua cortese disponibilità.
Bianco marmo, l’incomparabile talento di Scanzi, la memoria di quei giorni acerbi.
Di questa bimba non si conosce il nome: la statua fu donata nel 1936 da Maria Rambaldi Anselmi che era la nonna della piccina.
Lei ha un bell’abitino con una fila di bottoncini tondi, le maniche di pizzo, la gonnellina a pieghe e i riccioli che incorniciano il suo visetto.

Come son contenta! (2) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

Già conoscete due bimbe che furono effigiate da Giovanni Scanzi, le trovate nel luogo dove non si dovrebbero mai incontrare visetti come questi.
Nel tempo della vita fragile Scanzi scolpì i monumenti funebri di Giuseppina Grillo della quale ho scritto qui e quello di Ada Carrena e qui trovate l’articolo a lei dedicato, entrambe le opere sono collocate nel Cimitero Monumentale di Staglieno.
Semplicemente bimbe, proprio come questa piccina.
Circondate da boccioli odorosi e da tenere foglioline verdi, proprio come questa piccina.
Lo stivaletto, il passo leggero, la lievità dell’infanzia.

Come son contenta! (3) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

E paragonando questo monumento a quelli di Giuseppina e Ada ci si rende ancor meglio conto dell’importanza della conservazione e del restauro, le opere di Staglieno sono esposte e per questo motivo hanno perso il loro originario chiarore.
La statua di questa bimbetta così amata ha invece mantenuto intatta la sua bellezza, tiene fiori tra le dita e sorride.
I suoi occhi parlano di lei: come son contenta!

Come son contenta! (4) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

Seduta con questa incantevole grazia, nei giorni della sua infanzia.
Mi sono chiesta quale sia stato il suo destino e spero che, a differenza di Giuseppina e Ada, lei sia diventata una giovane donna affascinante e che abbia poi avuto una vita lunga e felice.

Come son contenta! (5) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

Noi la conosciamo bambina, nell’armoniosa perfezione donatale dallo scalpello di Scanzi, la scultura è una delle molte splendide opere che potrete ammirare alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi, un museo che merita davvero una visita.

Come son contenta! (6) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

Nel suo candore, nella sua tenera leggiadria, nel tempo della sua infanzia.

Come son contenta! (7) Galleria d'Arte Moderna di Nervi

 

Il Carnevale di Carluccia

Era il Carnevale del 1927, a Moneglia.
E lei è una dolce bambina, in casa qualcuno deve averle dato questo vezzoso diminutivo: tutti la chiamano Carluccia.
Eccolo il suo Carnevale, capelli a caschetto, frangia e petali grandi, sguardo sognante, sorriso pulito e ingenuità.

E forse la sua mamma si sarà amorosamente adoperata per confezionare il costume perfetto: stoffa colorata, fantasia, ago e filo, il pedale della macchina da cucire che va su e giù, dedizione e pazienza.
E poi il Carnevale avrà portato a Carluccia tanti dolcetti, qualche caramella, giochi con le amiche, girotondi e sfilate per vincere il premio per la maschera più azzeccata.
E forse per lei era già un trionfo sfoggiare il vestito prescelto, immagino che sia stata felicissima di mascherarsi così, con questo abito che avrà avuto un nome magico ed evocativo: girasole d’estate, fata dei prati, regina del giardino oppure principessa degli orti.
Con una calzamaglia verde acceso come certi steli, con la borsina floreale in una mano e ancora altri fiori sui polsi.
Era il Carnevale del 1927, era il Carnevale di Carluccia.

La luce dei narcisi

Quasi timidi e poi, all’improvviso, così gioiosi: sul terrazzo sono sbocciati i narcisi.
Questi fiori cosi semplici sono tra i primi annunci della vicina primavera, uno dopo l’altro si sono aperti sotto i raggi del sole, con questa grazia.
E scusate le spalle ma i miei narcisi amano guardare il mare.

E poi, nel tempo di una diversa stagione ho interrato qualche altra piantina diversa e nel farlo per puro caso mi è capitato di spostare alcuni bulbi dei narcisi e così i loro fiori ora rallegrano diverse parti del mio terrazzo.
Con questa loro luce, accesa e brillante.

Si stagliano contro il cielo turchese, danzano leggeri nel vento.

Sbocciano tra le lavande profumate, sono i doni bellissimi di questa stagione.

Tra la linea del mare e il celeste del cielo chiaro di Genova, nel tempo che precede gli splendori di primavera.

Libera

Era là, al margine di un orto.
Non solitaria e a suo modo unica.
Appena posata alla recinzione, indomita, fiera e fremente di giallo e di luce, tenace e testarda, così caparbiamente attaccata alla vita.
Mai arresa, mai fragile malgrado quei suoi petali all’apparenza effimeri e così delicati.
Vivace e semplice.
E così l’ho veduta, al margine di un orto ed era un giorno d’estate, in Val Trebbia.
Così protesa verso l’infinito, verso il mistero dell’immensità.
In quel suo anelito profondo di libertà.

I fiori di Via di Ravecca

I fiori di Via di Ravecca li ho trovati per caso.
Stavano verso la metà della strada, li ho veduti in una mattina di luce straordinaria.
E così mi sono fermata proprio in quel punto, oltre la curva ci son le torri di Porta Soprana.
E sono rimasta in attesa che non ci fosse nessuno, so anche essere paziente in questi casi: prima è passato un ragazzo, poi una signora che andava svelta con le sue buste della spesa.
E lì, a metà della via, c’ero io, davanti a questa splendida prospettiva.
Non occorre molto, certi posti hanno già la loro naturale bellezza per me così evidente.
Bastano appena una piccola attenzione o una certa cura a rendere certi nostri luoghi più accoglienti, strade e piazze possono così divenire il fondale magnifico dei nostri momenti.
Mettete dei fiori nei nostri caruggi, regalateci colori, profumi e splendore.
Sbocciano così allegri i fiori di Via di Ravecca con i loro petali rosa, preludio di primavera nel tempo d’inverno.