Graditi ospiti sul terrazzo

Arrivano leggeri, ronzano appena.
Un battito d’ali, un volo che sempre si rinnova, in queste giornate tiepide e luminose certi graditi ospiti passano da un fiore all’altro, sul mio terrazzo hanno l’imbarazzo della scelta.

E restano in meraviglioso equilibrio abbarbicati a un petalo setoso in una chiara mattinata.

Planano decisi sul semplice e odoroso rosmarino, deve essere un’inebriante delizia per loro, queste piante aromatiche hanno sempre molti piccoli visitatori.

Più raro è trovarne sulle mie eleganti fresie, si vede che queste qui sono signorine un po’ scontrose!

Di corolla in corolla, con questa delicatezza.

Lievi, sospese nel loro volo che è semplicemente vita e nuovo ritorno.

Affondano le zampette sottili nel profumo e nella dolcezza.

E dondolano sui fiorellini gialli.

In questi giorni ho già veduto alcune farfalline azzurre, spero che tornino presto da queste parti e che mi lascino in tempo di poter apprezzare la loro bellezza.
E qui, sui fiori del terrazzo, sono riuscita a immortalare per la prima volta quel grazioso insetto noto come sfinge colibrì, è una creatura inquieta che succhia il nettare con un continuo movimento delle ali e così per me non è mai stato tanto semplice fotografarla.
Anche lei è venuta a trovarmi, un’altra gradita ospite tra i fiori del mio terrazzo.

A colori nei caruggi

È una finestra nei caruggi, si affaccia su Piazza Senarega.
È una finestra nella città vecchia, chiaramente appartiene a qualcuno che ama la bellezza dei fiori e delle piante.
E così ogni volta che mi trovo da quelle parti con gli occhi vado a cercarla.
Tra l’altro nel mio consueto gironzolare per vicoli in genere capito spesso da quelle parti.
Ad esempio ci passo ogni volta che devo raggiungere i Macelli di Soziglia oppure se vado a comprare una vaschetta di panna da Buonafede, poi finisce che passo di lì anche più di una volta al giorno.
Passo spesso da Piazza Senarega quando voglio andarmene alle Vigne oppure quando decido di fare un giro sulle bancarelle dei libri in Piazza Banchi, ormai lo sapete che quello è uno dei miei passatempi preferiti.
Tra i luoghi da ammirare sempre nei caruggi da qualche tempo ho così aggiunto anche questa finestra, i posti che regalano gioia ai nostri sguardi sono sempre preziosi, secondo me.
E là, in un radioso giorno di giugno, ho veduto un trionfo di gerani in fiore.
E tre colori, proprio i nostri colori: bianco, rosso e verde.
Nei caruggi, sotto il sole di Genova.

Fiori e colori sul mio terrazzo

Ecco ancora i miei amici fiori, ritorno sempre a scrivere di loro perché mi mettono allegria e sono grata per tutta la bellezza che mi regalano, alcuni poi sono davvero generosi.
A preannunciare la primavera che verrà sono sempre i delicati narcisi così chiari di luce.

E anche le eleganti viole del pensiero che sono qui con me già da lungo tempo.
Vezzose, vanitose e così aggraziate, le signorine non temono il freddo.

Quest’anno sul terrazzo poi ci sono magnifici tulipani rossi.

E con mia grande gioia è tornato a fiorire uno dei ciclamini dell’anno passato, dapprima ha proposto un solo timido fiorellino e poi invece è sbocciato in tutta la sua rosea beltà.

Ho qua e là molti vasi nei quali ho piantato bulbi e semi di diverso tipo, ho così la speranza di mostrarvi presto i nuovi nati, nel frattempo seguo con trepidazione la loro crescita.
E intanto si aprono le prime profumatissime fresie.

Colori tenui, tinte pastello e cielo azzurro.

E tanti, tanti narcisi che guardano il mare e forse chiacchierano tra di loro.

E così prima di rientrare a casa dalla strada li saluto.

E tutti loro si confondono con i toni del tramonto, in queste sere di Genova, sul mio terrazzo.

Fiori di Albaro

A pensarci la primavera è ormai vicina, basterà lasciar trascorrere una manciata di settimane e poi il clima dolce vestirà gli alberi di gemme e i boccioli gentili si dischiuderanno.
Certi petali, tuttavia, non temono il gelo e l’avvicendarsi delle stagioni, restano immobili e intrepidi nella loro perenne fioritura.
E così vi racconto di questi fiori, li ho veduti in un pomeriggio in Albaro e decorano una balaustra di fronte alla Chiesa delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento dalle parti di Via Byron.
Una bellezza antica che mai appassisce, sempre rimane mentre la luce del giorno piano declina.

Sono fiori di Albaro e li ho fotografati semplicemente perché mi piacevano.
E poi.
E poi ci sono le belle coincidenze che sempre in qualche modo mi stupiscono.
Infatti quello stesso giorno ho proseguito la mia passeggiata e sono anche entrata nella vicina Chiesa dei Santi Nazario e Celso e di San Francesco d’Albaro.
E in quel mistico silenzio ancora ho trovato un’altra balaustra ma questa volta è dipinta con garbata leggerezza.
Su di essa è posato un vaso di fiori dai petali variopinti e profumati e malgrado le immancabili differenze mi ha subito rammentato il vaso veduto pochi minuti prima.
Sono petali senza tempo, sono delicati fiori di Albaro.

Farmacia Martelli: il trionfo del Liberty

Leggevo uno dei miei libri e ad un tratto la mia attenzione è stata catturata da un’unica fotografia che svela la bellezza di un’antica farmacia: il volume si intitola Il mito del Moderno. La Cultura Liberty in Liguria ed è un’interessante pubblicazione della Cassa di Risparmio di Genova, quell’unica immagine pubblicata su una delle sue pagine mi ha spinta ad andare a scoprire la Farmacia Martelli di Via Albaro.
La splendida farmacia nell’elegante quartiere del levante cittadino venne fondata agli inizi del ‘900 dal Dottor Riccardo Gavino e nel 1929 divenne poi proprietà del Dottor Giuseppe Martelli e ancora appartiene ai suoi discendenti.
Non siamo più abituati alla bellezza e qui ne troverete tanta da levare il fiato, infatti la farmacia conserva ancora i suoi antichi arredi ed è riccamente decorata secondo i dettami del Liberty.

E allora alzate gli occhi, i due ampi locali sono interamente percorsi da un’alta fascia sulla quale sono dipinti vasi e arbanelle da farmacia e piante officinali.

E sono piccole anfore, mortai e foglioline rigogliose.

E fiori di crisantemo e preziosi doni della natura che sanno diventare panacea tra le mani sapienti di un farmacista.

E colori, sfumature e armonie ancor più affascinanti per noi che viviamo in questa epoca dell’omologazione.

I soffitti sono poi magnificamente abbelliti con rami carichi di foglie minute dai toni autunnali.

E vi sovrastano ricchi cartigli accompagnati da antiche saggezze e frasi in latino.

Tra le foglie dell’alloro generoso.

E ancora, i decori sono così ricchi e vari, è una sinfonia di colori tenui e delicati.
Sul muro campeggia anche lo stemma del Municipio di Albaro con il leone rampante e un albero, la Dottoressa che gentilmente mi ha narrato della sua farmacia mi ha detto che, a parte il Municipio, questo è il solo luogo di Albaro dove si trovi lo stemma.

Non siamo più abituati a tanta bellezza e qui trionfano leggiadria ed eleganza, come negli anni ruggenti in cui vide la luce questa magnifica farmacia.

Il Dottor Gavino, colui che appunto la fondò, doveva essere con tutta evidenza una persona tutt’altro che banale: volle anche un santo a custodire la sua farmacia e scelse proprio San Gavino, la sua figura si staglia sulla parete retrostante il bancone.

Tutto è ancora come sempre è stato, nel rifiorire di gentili piante odorose.

Nella bellezza immaginata delle porcellane e di ogni singolo vaso.

L’orologio segna il tempo che scorre in questa farmacia del tempo presente che ancora conserva la memoria del suo passato, è liberty anche il grande lampadario che sovrasta uno dei locali, gli arredi sono di solido legno scuro e di inconsueta eleganza.

In un angolo è sistemato poi un piccolo lavandino di marmo con il rubinetto in ottone.

E là, sul soffitto, la leggiadria armoniosa e la meraviglia dei fiori e delle piante officinali.

È lo splendore che potete ammirare nella Farmacia Martelli di Via Albaro 95 r che tra le sue mura custodisce un’antica bellezza e il trionfo del Liberty.

Ersilia Bonini: il giglio della purità

Lei era appena una fanciulla e portava un nome a suo modo romantico e per noi ormai desueto: lei era una ragazza di ventidue anni e si chiamava Ersilia.
Torno sempre a salutarla, nei miei giri a Staglieno un istante dedicato a lei non manca mai.
Ersilia in quella sua breve giovinezza avrà avuto i suoi sogni e i suoi desideri come ognuno di noi.
Ersilia lasciò il suo posto nel mondo nel 1882 e ai piedi della sua statua scolpita da Domenico Carli è incisa nel marmo la seguente frase: il giglio della purità.

Il suo fu un amaro destino comune a molte altre giovinette di quella sua epoca in cui la vita era assai più fragile.
E lei rimane così, nella sua gioventù, mentre il sole bacia i tratti del suo viso, i suoi occhi spalancati, la croce raffinata che porta al collo, i capelli morbidi raccolti in boccoli.

Per sempre fanciulla e colta così dallo scultore in questo gesto aggraziato: con le mani regge i lembi di un tessuto dentro al quale sono adagiati quei fiori che narrano di lei e della sua innocenza.

Ersilia apparteneva certo a una famiglia ricca e importante, sotto ai porticati di Staglieno ci sono diversi monumenti di questo nucleo famigliare e per me non è stato poi difficile ricostruire i legami di parentela.
I genitori, i fratelli e le sorelle sono infatti nominati sulla lapide a lei dedicata.

Ersilia Bonini (4)

E vi confesso che avrei sempre voluto sapere qualcosa in più su di lei, così un bel giorno ho fatto alcune telefonate a persone che portano lo stesso cognome di Ersilia ma non sono riuscita a trovare i suoi parenti, tuttavia spero sempre che prima o poi accada.
Forse da qualche parte si conserva una memoria seppur sbiadita di questa ragazza vissuta alla fine dell’Ottocento, intanto io provo a immaginarla mentre se ne va a passeggio con le sorelle e con la sua amata mamma.
E sorride, timida.
E parla a voce bassa, come si conviene a una signorina come lei.
È elegante Ersilia, il marmo lascia intuire una ricercata raffinatezza nei tessuti del suo abito.

Ersilia Bonini (5)

Ed è così graziosa, femminile e garbata.
La si scorge da lontano, in quella porzione di porticato che condivide con angeli magnifici e con altre figure dolenti e pensierose.

Ersilia Bonini (6)

Una dolce fanciulla dal viso rischiarato dal sole radioso.

Così semplice, con i suoi fiori in boccio e i suoi sogni infranti, con i suoi modi gentili e i suoi nastri di seta.
Tutto scivola via, in un respiro.

Ed io ritorno sempre a salutare Ersilia, nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Domenico Carli ha lasciato ai nostri sguardi il ritratto di lei, le sue sembianze in quei suoi giorni perduti.

Così lei rimane tra noi, con quella sua malinconica dolcezza, fanciulla di un tempo fragile e lontano.
Lei è Ersilia Bonini, il giglio della purità.

Farfalle di ottobre

Le ho incontrate per caso in una stagione che in realtà non sembra poi così prediletta dalle farfalle.
Eppure eccole, leggiadre e spensierate, per me è sempre una gioia rivederle e seguire il loro volo leggero, ancor di più se il destino me le fa incontrare nei luoghi che amo.
Sono farfalle di ottobre e sono farfalle di caruggi, volitive e testarde se ne vanno a zonzo e alla ventura in cerca del posto migliore sul quale posarsi.
Lei l’ho veduta di recente, era dal mio fioraio in Piazza Statuto, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo la piantina perfetta per noi.
E così lei sì è felicemente adagiata su certi petali gialli, io invece ho acquistato un vasetto di allegre violette.

Qualche giorno prima, poi, mi era capitato un altro meraviglioso e casuale incontro in un luogo dove mi piace fermarmi.
Ero a Banchi, curiosavo tra i volumi esposti sulle bancarelle dell’usato.
E ancora, ecco un’altra farfalla.
E ancora, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo il libro perfetto per noi.
E certo, quello che ha scelto lei potrebbe anche stare sul mio comodino.
Sono così certi incontri, semplicemente perfetti.

Il linguaggio dei fiori nel 1924

Alcune cose del passato a volte riservano proprio delle belle sorprese, così eccomi qui a condividere con voi alcune curiosità tratte da un libricino da poco e molto consunto trovato per caso su una bancarella.
Il volumetto risale al 1924 ed è una pubblicazione omaggio della Società Anonima delle Terme di San Pellegrino, su quelle pagine chiaramente si illustrano le proprietà delle acque minerali e degli altri prodotti della società ma ci sono anche diverse altre curiosità, a esempio ho trovato molte ricette che spero di provare presto.
Oltre a ciò alcune paginette sono dedicate al linguaggio del fiori e ho così pensato che se questo linguaggio andava bene nel 1924 allora può essere perfetto anche per noi, ecco!
Così ecco qui un post profumato, colorato e a suo modo sorprendente.
Ad esempio ho scoperto che la menta significa saggezza, il mughetto ritorno al bene e i narcisi vendetta in amore.

La tuberosa è sinonimo di ebbrezza voluttuosa, la pervinca significa amicizia durevole e la viola del pensiero si usa per dire: pensa a me!

E quanta dolcezza racchiude il tenero lillà, questo fiore odoroso indica i primi moti d’amore.

Oltre al significato dei singoli fiori sul libricino si legge che un fiore offerto rovesciato ha un significato opposto al proprio.
E si dice sì sfiorando con le labbra il fiore ricevuto, si dice no strappando un petalo e buttandolo via.
A proposito poi delle rose regali riporto per intero un breve paragrafo e preciso che per bottone si intende bocciolo:

Un bottone di rosa spogliato delle spine ma non delle foglie significa: io non temo più, io spero.
Spogliato delle spine e delle foglie significa: non v’è più speranza né timore.
Una rosa sbocciata posta tra due bottoni significa segretezza.

E poi la rosa rossa indica amore ardente, quella bianca amore innocente e la rosa gialla significa invece amore infedele.

Ma le sorprese non sono finite, le generose ortensie indicano freddezza, lo avreste mai detto?

E le semplici bocche di leone sono invece sinonimo di ferocia, mai avrei potuto immaginarlo!

Ma poi ecco spuntare timide le graziose verbene che significano sincerità di affetti.

E la profumata lavanda che indica il silenzio.

Sono le tracce di un tempo distante e più romantico, una piccola curiosità scoperta sfogliando un libricino forse appartenuto a qualche affabile padrona di casa del passato che magari lo avrà tenuto da conto per poter consultare il calendario, le ricette o forse proprio il linguaggio dei fiori: e questo, come è ovvio che sia, rende il libretto ancor più prezioso.
Vi saluto così, con una semplice margherita, da sempre sinonimo di amore e bontà.

 

Quattro genovesi

Oggi vi presento ben quattro genovesi e direi che ognuno di loro segue le proprie inclinazioni e predilezioni, d’altra parte anche per noi è così!
C’è chi ama gli ozi beati e la dolce vita, i colori sgargianti e i profumi deliziosi della natura e allora si ne sta accoccolato vicino alle piante aromatiche, alle eriche e alle altre fioriture di stagione in Piazza Goffredo Villa.

C’è chi invece se ne intende di pitture, pennelli, carta vetrata e tutto quanto occorre per rendere più belle e accoglienti le case.
Seduto su un gradino nei caruggi, dalle parti di San Siro, con lo sguardo sveglio e le orecchie pronte all’ascolto.

Tra le mie passioni, come già sapete, c’è anche l’antiquariato.
Io amo gironzolare per bancarelle tra mobili vissuti, piatti di porcellana, cristalli lucenti, vecchie fotografie e romantiche cose del tempo andato.
E là, in Via Cesarea, ho incontrato questo tipetto vispo che teneva d’occhio i vari articoli in esposizione.

E infine rieccomi ancora nei miei amati caruggi e qui ho motivo di credere che si tratti di una celebrità cittadina nota a molti di voi.
In ogni caso per incontrare questo personaggio vi basterà passare in Via al Ponte Calvi e dietro a certe vetrine potrete ammirare una splendida collezione di macchine da scrivere d’epoca.
E troverete anche lui: in genere segue con grande interesse il viavai di turisti e genovesi nella città vecchia, in una certa circostanza ha persino alzato lo sguardo per osservare una certa balzana Miss che passava di lì armata di macchina fotografica.
Eccolo qui, uno dei tipi che si vedono nei caruggi di Genova la Superba.

Equilibri di Blu

Lui si chiama Blu, mi hanno detto che è un gatto di riviera ma abita a Fontanigorda e mi pare che si trovi proprio bene.
Nei mesi scorsi l’ho visto diverse volte passeggiare fiero sulla ringhiera, accoccolarsi su quella sedia oppure dormicchiare al sole, molto spesso poi mi è capitato di sorprenderlo mentre si sporgeva e guardava giù, teneva d’occhio i vari micetti che giravano lì sotto.
Lui invece se ne stava sempre lassù, sul terrazzino.
E così l’ho visto anche nel corso della mia ultima giornata a Fontanigorda, con questa bellezza semplice e non posso far altro che portarla qui, sulle mie paginette.
Spirava l’aria frizzante di settembre, c’erano vasi colmi di gerani tenaci, finestre chiuse e candide tendine di pizzo.
E c’era lui, protagonista di un quadro dalle armonie perfette: equilibri di Blu, nella quiete di una fresca mattinata.