Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus

E ritorniamo una volta ancora alla celebre fermata dell’autobus tante volte protagonista sulle paginette di questo blog.
Amici, noi che abitiamo su queste alture di Castelletto, come ben sapete, siamo abituati a trovare alla piccola fermata sedie da cucina o da ufficio, poltroncine e arredi vari, ne abbiamo per ogni gusto.
Ora da diverso tempo si trovano là queste due sedie bianche perfette per le pigrizie di questa stagione e in un angolo, in un certo giorno d’aprile, è pure comparsa una scopa.
A dir la verità tutto l’insieme avrebbe bisogno di una bella rinfrescata e si vede che qualcuno ha pensato di iniziare spazzando via un po’ di foglie e cose così.

Per fortuna la stagione nuova lascia il suo tocco gentile anche sulla palina che è rimasta così avvolta dalla delizia del glicine.

Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus: e devono essere state anche un po’ faticose, mi sa.
Infatti dopo qualche tempo la scopa è scomparsa e davanti a una delle due sedie è comparso un piccolo pouf sul quale direi che si possono allungare le gambe per il meritato riposo, dopo tanto lavoro.
E per oggi è tutto, vi aspetto per la prossima puntata alla fermata dell’autobus!

Tra la lavanda

Accade così, sul mio terrazzo: a volte sbocciano fiori che non ho mai seminato.
Succede spesso con le bocche di leone e con altre meraviglie che giungono come gradite ospiti portate da brezza favorevole.
Così è la vita, testarda e caparbia, trova il luogo perfetto per insinuarsi e poi sbocciare, rifiorire, nascere.
Inatteso, con la sua sorprendente e semplice bellezza, è così sbocciato un piccolo tenace papavero e non è da solo, ho visto altre piantine poco distante.
Non so proprio da dove sia venuto il rosso papavero ma la sua leggera leggiadria è stupefacente come la vita stessa nel suo eterno rinnovarsi.
Ed è sbocciato là, tra la lavanda.

Dolcezze e prati di Rovegno

Rovegno è una delle località della mia amata Val Trebbia, non è tanto distante da Fontanigorda e nel tempo dell’estate un giro a Rovegno capita sempre di farlo.
E così si arriva nella bella piazzetta e si sale su per il paese.

Tra scalette e case di pietra.

E quando sei a Rovegno certo non puoi farti mancare le delizie di Biasotti, celebre e apprezzata pasticceria della quale spero un giorno di parlarvi più ampiamente.
E quando si va a Rovegno il gelato di Biasotti non può mai mancare, io scelgo il delizioso pistacchio che mi piace moltissimo!

Dolcezza si aggiunge a dolcezza camminando fino alla chiesa del paese.

Mentre i fiori ondeggiano allegri nell’aria.

Ed è stupore e meraviglia, la natura è sempre prodiga e generosa.

E ancora ecco un albero di mele carico di frutti con i suoi rami protesi verso il cielo.

E un piccolo ciarliero abitante del luogo a becco spalancato, è sempre una gioia incontrare i tipetti come lui.

E poi un angioletto che così si staglia contro il cielo della Val Trebbia.

E i prati, gli alberi immensi, i rami carichi di foglie, l’aria freschissima e limpida.

E questi toni cosi rasserenanti e intensi, in questa campagna fremente di vita, di profumi e di fragranze del tempo d’estate.

Una bellezza assoluta che spero di ritrovare presto: la dolcezza della Val Trebbia con i suoi panorami e i verdi prati di Rovegno.

Mio amato glicine

E così sei tornato a fiorire, mio amato glicine, sbocci generoso per le strade del mio quartiere, ogni petalo è un dono divino, ogni fiore è una bellezza ritrovata della quale ringrazio.
Mio amato glicine, così dondoli nell’aria e nel cielo sereno.

E ti arrampichi sui muraglioni, sfidi la vertigine e crei la cornice perfetta per i panorami che amiamo ammirare.

Mio amato glicine, così ricco, prodigo e generoso.

Profumato e fresco, contro l’orizzonte e il mare e la Lanterna.

Mio amato glicine che con la tua gloriosa leggiadria fiorisci sulla cancellata di Corso Firenze e così diffondi la tua inconfondibile dolcezza.

E ti stagli così magnifico contro il cielo e tra le case.

Mio amato glicine, sei ancora lo stesso dei miei tempi della scuola, così rigoglioso e splendido, sulla prospettiva di Via Piaggio: quando allora iniziava la tua fioritura voleva dire che l’estate era vicina e ancora è così, mio adorato glicine.

E ancora alzo gli occhi versi i tuoi rami carichi di fiori.

E così ti ringrazio, mio amato glicine, di tutta la deliziosa e profumata bellezza che sai donarci.

Sui prati di Torriglia

Era uno di quei giorni dolcemente semplici, tra il verde generoso della campagna, sui prati di Torriglia.
Tra api ronzanti, uccellini ciarlieri e fiori che sbocciano ondeggiando smossi dal vento gentile.
Questa è la memoria di uno di quegli istanti che poi si ricordano con nostalgia, ripensando all’infanzia, alle ore spensierate, alle corse sui prati e alle risate gioiose.
Ed è una felicità radiosa ad illuminare il visino di questa bimba: lei porta il grembiule nero, i capelli folti fermati da una parte con una mollettina, ha un sorriso tenerissimo e un mazzo di margherite in una mano.

E poi ecco lui, ha il sole negli occhi, una mano su un fianco e un’espressione divertita.

E poi loro due: uno ho il fiocco grande sul grembiule da scolaretto e l’altro una magliettina a righe.
Ed è una di quelle giornata semplici e comuni eppure un po’ speciali anche se in realtà, in quel momento tu sei lì con i tuoi pochi anni e non te ne rendi certo conto.
Molto tempo dopo, invece, capirai l’assoluta unicità di quei momenti e magari ti sembrerà di sentire ancora il profumo dell’erba di Torriglia.

Ed ecco il più piccino con i suoi capelli biondi seduto per terra tra i fiori e le dolcezze della campagna.

E poi ancora, pettinature composte, un bel tessuto a righe, questi sorrisi così garbati e puliti, una gioia narrata dalle espressioni, dagli sguardi e dal senso di tranquillità che ispirano tutto coloro che in quel giorno si trovarono insieme su un prato della Val Trebbia.

La bella fotografia del fotografo Rusconi di Torriglia restituisce così l’immagine di un istante di vera serenità.
La luce si posava così sull’erba chiara e sbocciavano gentili le semplici margherite: era un tempo felice sui prati di Torriglia.

L’ultima mimosa, le prime rose

Il tempo vola e la primavera avanza come una ragazzina che corre spensierata nei prati umidi di rugiada.
E la stagione muta rapidamente, basta guardarsi attorno per accorgersene.
L’altro giorno sono passata all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna e il roseto si sta lentamente preparando a fiorire rigoglioso.
Qui ho salutato l’ultima mimosa che ancora si staglia temeraria contro il cielo.

E sbocciano candide le prime rose.

Si aprono con i loro petali delicati.

Tra le tenere foglioline, così profumate e tenui.

Mentre tra l’erba sbocciano anche certi piccoli fiori gialli.

E fioriscono piccoli bocci odorosi.

È la bellezza della natura che sempre ritorna e mai ci delude.

Così ci attende la primavera, con il profumo delizioso delle prime rose.

La magnolia di Via Paride Salvago

E ancora, come ogni anno, è tornata a fiorire la magnolia, una in particolare sa sempre suscitare la mia commozione.
Quando è vicina la primavera i suoi rami si vestono di rosa e spicca tra le case, la si vede anche da lontano percorrendo la discesa di Via Piaggio.
Abita in un giardino tra gli eleganti palazzi di Via Paride Salvago e così fiorisce sotto il sole di Genova.

Con i suoi fiori belli dal tono vivace.


Ed è una mia piacevole consuetudine passare a salutare l’albero generoso che così si staglia contro il blu.


Ricco, splendido e gentile: non c’è nulla di più dolce e commovente di un albero in fiore.


E così mi fermo là sotto e guardo in su, verso i fiori forti e delicati.


Lo faccio sempre, ad ogni primavera.
Perché davvero questi sono tempi fragili e incerti e un albero che si rinnova e fiorisce ancora diventando più maestoso e forte è un dono bello e misterioso come la vita stessa.


Bentornato con i tuoi fiori, fratello nostro così gentile e prodigo della tua beltà.

Il tempo delle camelie

Ed è arrivato anche il tempo delle camelie, la natura è sempre puntuale nel rinnovare lo spettacolo della sua bellezza e generosa veste certi rami con magnifici fiori.
Ed io ho trovato il mio tempo delle camelie a Villetta Di Negro, il parco cittadino che è un ricco polmone verde nel cuore della città.
Così gioiosi sono gli alberi in questo tempo dell’anno.

Carichi di boccioli che si aprono al sole.

Con questa raffinata eleganza, la camelia è un fiore discreto ed elegante.

Nell’esotica quiete di Villetta Di Negro, con i suoi scorci particolari.

Ed è candore tra le foglie.

E nuova beltà ancora da ammirare.

Un soffice tappeto di petali e piccole margherite.

In questo tempo che ci dona la grazia e la gentilezza delle camelie.

La tenacia delle violette

Le mie passeggiate per le strade del mio quartiere mi regalano diverse bellezze: le chiare e lucenti mimose, il mare che luccica in lontananza, le timide avvisaglie della primavera.
La natura mantiene sempre le sue promesse, puntuale e generosa torna a donarci le grazie di ogni diversa stagione: un girasole superbo, una foglia accartocciata su un sentiero, un fragile fiocco di neve.
E in questo scorcio d’inverno che presto cederà il passo alla graziosa primavera, ecco sbocciare certe violette.
Improvvise fioriscono tra i mattoni di una creuza, si vestono di sole e le loro foglie vibrano di nuova vita.

E ancora, in quello stesso giorno, le ho vedute altrove.
Sotto un archivolto, tra le fredde pietre.
Così leggiadre e allo stesso tempo caparbie, foriere di un tempo nuovo e luminoso.
Sono appena semplici fiori e con la loro beltà sanno persino essere di esempio, sono le tenere e tenaci violette.

Con gli occhi chiusi

È una fanciulla aggraziata, così resta ritta nella quiete del Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Lei ha labbra carnose, porta i capelli mossi secondo la stile in voga negli anni ‘20, le sue palpebre serrate celano la bellezza del suo sguardo.

Con questa dolcezza lei veglia sul Monumento Devoto, tra luce e ombra, mentre il sole accarezza i drappeggi del suo manto.

Distante, raccolta nel suo mistico raccoglimento, perduta nel turbine dei ricordi e dei pensieri, come se un fremito percorresse le sue ciglia e le sue membra.
Lei tiene poi una mano al petto e con essa pare reggere un ramo di fiori di papavero, simboli dell’eterno sonno.

Così intensa, vibrante di emozione, custode del fragile tempo trascorso al quale sembra ritornare con un gioco dell’immaginazione.
Avulsa dagli istanti presenti pare rivedere con la mente le ore svanite, i sorrisi lontani, il tempo che non è più.

E così rimane, in questo silenzio, con gli occhi chiusi.