La tenacia delle violette

Le mie passeggiate per le strade del mio quartiere mi regalano diverse bellezze: le chiare e lucenti mimose, il mare che luccica in lontananza, le timide avvisaglie della primavera.
La natura mantiene sempre le sue promesse, puntuale e generosa torna a donarci le grazie di ogni diversa stagione: un girasole superbo, una foglia accartocciata su un sentiero, un fragile fiocco di neve.
E in questo scorcio d’inverno che presto cederà il passo alla graziosa primavera, ecco sbocciare certe violette.
Improvvise fioriscono tra i mattoni di una creuza, si vestono di sole e le loro foglie vibrano di nuova vita.

E ancora, in quello stesso giorno, le ho vedute altrove.
Sotto un archivolto, tra le fredde pietre.
Così leggiadre e allo stesso tempo caparbie, foriere di un tempo nuovo e luminoso.
Sono appena semplici fiori e con la loro beltà sanno persino essere di esempio, sono le tenere e tenaci violette.

Con gli occhi chiusi

È una fanciulla aggraziata, così resta ritta nella quiete del Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Lei ha labbra carnose, porta i capelli mossi secondo la stile in voga negli anni ‘20, le sue palpebre serrate celano la bellezza del suo sguardo.

Con questa dolcezza lei veglia sul Monumento Devoto, tra luce e ombra, mentre il sole accarezza i drappeggi del suo manto.

Distante, raccolta nel suo mistico raccoglimento, perduta nel turbine dei ricordi e dei pensieri, come se un fremito percorresse le sue ciglia e le sue membra.
Lei tiene poi una mano al petto e con essa pare reggere un ramo di fiori di papavero, simboli dell’eterno sonno.

Così intensa, vibrante di emozione, custode del fragile tempo trascorso al quale sembra ritornare con un gioco dell’immaginazione.
Avulsa dagli istanti presenti pare rivedere con la mente le ore svanite, i sorrisi lontani, il tempo che non è più.

E così rimane, in questo silenzio, con gli occhi chiusi.

Come un fiore selvatico proteso sul mare

L’altro pomeriggio sono andata al Porto Antico.
Non era una giornata particolarmente luminosa e tuttavia mi è sembrata la cosa giusta da fare: ogni tanto, quando posso, vado a salutare fratello mare.
E intanto cerco le barche dai nomi curiosi, i gabbiani maestosi, gli uccellini ciarlieri che si posano sulle corde da pesca.
Così sono arrivata fino all’Isola delle Chiatte e davanti a me camminava una signora di una certa età: borsetta sotto il braccio, giacca blu, passo cadenzato e andatura elegante, osservava l’orizzonte immersa nei suoi pensieri.
Altri genovesi poi se ne stavano seduti sulle panchine ad ascoltare il lento sciabordio delle onde e guardare quel panorama che per noi è casa: la Lanterna, i Magazzini del Cotone, le navi.
In un istante di quiete sospesa.
Ho camminato ancora, in un pomeriggio d’autunno sovrastato da nuvole grigie e inquiete.
Ho raggiunto la zona dove è situato il Galeone, come sempre ho indugiato ad ammirare le barche e quello scorcio di porto con i moli, le vele e i riflessi d’argento di questa stagione.
E poi, mentre ero appoggiata alla ringhiera, ho abbassato lo sguardo verso l’acqua e là ho veduto quei petali vibranti di giallo e lo stelo sottile.
E allora mi sono fermata ad osservare e ricordo di aver pensato che la vita in fondo è proprio così, come un fiore selvatico proteso sul mare.

Così lieve

Così fragile, leggera e silenziosa.
Sopra un fiore che appena si inchina al calore del sole.
Cammina sui petali lilla, il suo orizzonte profuma d’estate e di polline odoroso, il suo sentiero è in quelle nervature vitali, sugli steli e sulle foglie, nella vibrante dolcezza della natura che sempre rinasce.
Così lieve, una piccola e avventurosa coccinella.

Ritratto di famiglia in campagna

Il tempo ha lasciato la sua traccia su questa antica fotografia che forse fu il ricordo prezioso di giorni felici.
Nel verde della campagna, davanti a un albero ritorto e rigoglioso, alcune persone posano per un ritratto di famiglia che cattura un momento importante.
Osservando con attenzione, balzano agli occhi alcuni dettagli, si notano infatti certe particolari differenze tra i protagonisti di questa fotografia.
Colgo una certa somiglianza tra le due giovani donne vestite di chiaro e forse si tratta di due parenti, la cura dei loro abiti, le pettinature e gli accessori come i piccoli anelli e gli orecchini fanno supporre una certa rilassata agiatezza.

Loro tengono tra le braccia i fiori di campo e le erbe raccolte durante una piacevole passeggiata in campagna, poi sceglieranno un bel vaso e il profumo di quei fiori si spanderà nelle loro stanze.
La bimba più piccina che vediamo in braccio alla donna seduta indossa un raffinato abitino con dei pizzi, è bionda come le due giovani donne e forse è figlia di una di loro.

Le altre persone, a mio parere, sono parte della stessa famiglia.
Ecco la ragazzina imbronciata dallo sguardo pensieroso e la frangetta troppo corta, lei tiene con la mano il suo caro amico a quattro zampe.

Il suo papà ha un cappello calcato sulla testa e con una mano regge un rastrello, la sua mamma sembra una donna concreta e vigorosa, sorride appena, quasi intimidita.
Con tutta evidenza le mie sono soltanto supposizioni, non so nulla di queste persone ma osservandole con attenzione mi sono sorti questi pensieri.
E ho anche immaginato che le due donne più eleganti fossero le proprietarie di una grande casa di campagna e che siano qui ritratte in compagnia del loro fattore e la sua famiglia.
E voglio anche credere che questa foto così particolare sia proprio appartenuta al fattore, tenuta da conto come dolce memoria di quelle persone tanto care per le quali forse era facile provare un moto di affetto.
Ecco così il ritratto di famiglia in campagna, ricordo di un tempo felice e ritrovarlo davanti ai nostri sguardi è una vera emozione.

Sulla tenera erba

Sulla tenera erba sbocciano i nuovi fiori e svettano nella loro odorosa bellezza contro il cielo chiaro d’estate.
E danzano le candide margherite nel tempo del sole.

Si levano insetti minuti e si posano lievi su fragili petali che spandono profumi deliziosi.

Spicca il giallo solare, così vivo, non spira un alito di vento e restano gli steli sottili così immobili.

Nella freschezza dei fili d’erba di primo mattino intrisi di trasparente rugiada.

Selvatiche crescono le bocche di leone in questi prati che celano fremiti, palpiti, silenti rinascite.

Batte incessante il ritmo della vita che sempre ritorna e si rinnova, trionfando sulle candide corolle.

Vibra nei freschi germogli, nelle foglie che si schiudono e nei petali lisci, suadente e incantevole come musica, sulla tenera erba.

Nel caldo dell’estate

Il muro di pietra.
La curva dolce della discesa.
La luce brillante del sole, il rosso smagliante dei gerani.
Il vaso sul davanzale, le persiane verdi e il cielo limpido.
I fiori dondolanti e generosi.
I colori, vividi e vivaci, nel caldo potente dell’estate.
Certi luoghi raccontano l’amore per la propria casa e la spontanea ricerca dell’armonia, elemento essenziale come l’aria e la luce.
Bellezza semplice, naturale e così vera.
Nel caldo dell’estate, a Fontanigorda.

Il tempo dei papaveri

Ed è il tempo dei papaveri che fragili sbocciano tra certi teneri fili d’erba qui a Fontanigorda.
Così rossi e vivaci, spiccano tra i colori dell’estate.

Selvatici e liberi, questi spontanei fiori di campo si aprono assetati di luce.

E dondolano leggeri, in un giorno in cui spira il vento fresco tra foglie e germogli, frementi sotto i raggi del sole che li bacia.

E sono così vibranti i colori estivi della campagna, questa bellezza selvaggia è un’armoniosa sinfonia di corolle viola, gialle e azzurre e tra tutti questi semplici fiori spiccano ancora i papaveri dai petali sgargianti.

Fremono nel sole, nel loro misterioso equilibrio, sorretti da steli sottili.

Donano agli sguardi la loro perfetta e inimitabile leggiadria, solo la natura sa regalarci tanta bellezza.

E danzano ancora la danza del vento, lievi e leggeri, rossi papaveri d’estate.

Colori d’estate

E spiccano allegri i colori d’estate, sono le vibranti tonalità dei fiori selvatici che sbocciano sui prati e ai margini del bosco a Fontanigorda.
Ed è viola e rosa, tra i teneri fili d’erba.

E poi una nota di azzurro polveroso, così delicato.

E giallo glorioso e caldo come il sole che brilla potente in questa stagione.

C’è una cifra di leggiadria inimitabile nella perfetta armonia della natura e risiede nella semplicità: un fiore dondolante, una piccola creatura e una magia di equilibri.

Il bosco è sempre prodigo di molte bellezze e hanno tutti i colori del mondo.
Ed ancora il giallo, chiaro e tenue.

E rasserena questo celeste romantico del non ti scordar di me.

Mentre la farfalla regale così si posa schiudendo le sue candide ali.

Con questo incanto così fiorisce l’estate, con i suoi fiori spontanei che sono le sue parole e i suoi profumi.

E ancora altro candore dona la bella margherita nell’abbraccio del sole.

Il tempo dell’estate sa essere così dolce, proprio come le squisite fragoline che rosse maturano tra l’erba tenera di Fontanigorda.

Ritorno a Fontanigorda

Ed eccomi ritornata in Val Trebbia, nella mia Fontanigorda.
E ho pensato: metterò sulle mie paginette la cosa più bella che vedrò al mio arrivo.
Solo che non è così semplice!
Infatti ho visto subito certe rose dondolanti, poi i miei occhi hanno trovato una nuvola gonfia e magnifica nel cielo turchese.
Poi ho incontrato un gatto molto aristocratico e diffidente, mentre il sole sfiorava con una carezza i boschi rigogliosi, ho ritrovato gli alberi tra le case e la linea dei monti.
Un paesaggio amato, bellezza autentica.
E poi sono passata davanti al solito giardino dove sempre sbocciano certi fiori e ho veduto una piccola ape che indugiava sui petali gialli.
Eccomi ritornata, cara piccola amica, è bello trovarti tra i colori e i profumi dell’estate.