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Posts Tagged ‘Fiori’

Una primavera tutta rosa ed è iniziata così, con piccoli odorosi indizi pronti a sbocciare al sole.

Il cielo azzurro, il mare calmo e la dolcezza della vita che si rinnova.

E poi i petali si sono aperti mostrando la loro delicata bellezza.

E ancora alberi, alberi che sovrastano le strade che percorriamo, sono preziosi gli alberi di città.

Un cielo capriccioso e chiaro di nuvole e ancora rosa, leggero e romantico.

Sfumature confetto, lievità di una stagione nuova.

Fragili, piccoli fiori, sottili ramoscelli tenaci.

Sospesi nel calore del sole anche nei miei caruggi.

Una primavera tutta rosa, un tempo dai colori sempre più intensi.
Nei giardini, nei viali, ovunque sbocci e fiorisca la vita, secondo i ritmi della natura.

Una primavera tutta rosa: inizia piano, quasi timida, poi si lascia andare, libera e vivace.
Attorno a noi, regalando armonia ai nostri sguardi, donando ulteriore bellezza alle nostre giornate.

Benvenuta primavera, con le tue dolci sfumature di rosa.

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Si avvicina il tempo del clima dolce, la stagione delle gite e delle giornate all’aria aperta, oggi così vorrei proporvi alcune iniziative che si terranno nella mia bellissima Fontanigorda in questa primavera.
Lassù, tra il verde rigoglioso della Val Trebbia, tornano gli eventi sportivi che saranno la gioia di tutti coloro che amano i boschi e il contatto con la natura.

Nello scenario incantevole del Bosco delle Fate si terrà infatti una gara di orienteering e cioè una competizione di orientamento nei boschi, disciplina sportiva che annovera molti appassionati.
Già nel 2013 in Val Trebbia si svolse una parte della 5 Giorni degli Appennini, in quell’occasione vennero sportivi da ogni parte d’Europa.

A Fontanigorda il 17 Aprile prossimo si svolgerà il Campionato Regionale Ligure Le Fate al quale parteciperà una delegazione di atleti svizzeri.
Potrete prendere parte alla gara oppure aderire agli altri appuntamenti previsti nei periodi precedenti, sono belle occasioni di divertimento anche per i principianti, si tratta infatti di due giornate di sport all’aria aperta accessibili praticamente a tutti, si possono iscrivere adulti e ragazzi a partire dalla Prima Media.
Le due giornate di backstage si terranno il 25 Marzo e il 15 Aprile e si svolgeranno con la finalità di avvicinare anche gli inesperti all’orienteering.

Mentre sui prati fiorisce la primavera e sbocciano le primule.

Alla scoperta dei boschi, un’avventura entusiasmante e rigenerante, due giornate trascorse all’insegna del benessere e dello sport.

Questa è la locandina con gli orari, per le due giornate di “backstage” la quota di partecipazione e di € 10.00, che potranno essere versati direttamente in loco, previa conferma della vostra presenza via email, questa cifra comprende l’attività, le cartine, il tesseramento FISO e la relativa assicurazione.
Per la partecipazione alla gara del 17 Aprile come agonisti occorre dare la propria adesione entro il 13 Aprile, gli esordienti invece potranno iscriversi direttamente in sede di gara, tuttavia vi consiglio di contattare i recapiti indicati dove vi sarà spiegato cosa occorre per aderire, naturalmente è necessario produrre un certificato medico e per i minori serve il consenso scritto dei genitori.

E poi, a tutto questo si combinano le attività collaterali che faranno da cornice alle iniziative.
Troverete aperto il nostro amato chioschetto al Bosco delle Fate.

E il 15, 16 e 17 Aprile sulla Piazza della Chiesa ci sarà il tradizionale Mercatino di Pasqua, mentre nel giorno della gara sarà possibile pranzare con le delizie di Maurizio della Bitega di Ravan, un pasto completo incluso il dolce, il tutto per 10 Euro, sicuramente anche gli altri negozi del paese saranno aperti.
Così inizia la stagione del sole nella mia Fontanigorda.

E poi magari tra di voi ci sono anche gitanti pigri che desiderano soltanto concedersi il meritato relax.
Ebbene, in Val Trebbia c’è posto per tutti, ognuno può scegliere ciò che preferisce.

Può essere un’occasione per scoprire la natura e la sua bellezza, per respirare l’aria pulita della valle, per trascorrere una giornata diversa.
Lassù, nella mia amatissima Fontanigorda.

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Mentre la primavera si avvicina il pensiero va alla stagione calda e alla bella estate che verrà, al tempo del riposo e delle rigeneranti passeggiate nei boschi.
In altri anni, a Fontanigorda c’era un celebre e apprezzato albergo, oggi i suoi locali hanno una diversa destinazione ma resta comunque la memoria di quel luogo.
Così potete immaginare la mia gioia nel trovare su una bancarella un piccolo cartoncino pubblicitario del glorioso Albergo Ristorante San Giorgio.
Venite con me, si viaggia nel tempo e si va in villeggiatura!

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Acque fresche, prati verdi e magnifiche montagne, sono molte le bellezze della perla della Val Trebbia.

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Ed è ancora così il mio incantevole paesino.

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E forse vorrete sapere come arrivarci!
Niente paura, un efficiente servizio automobilistico vi porterà fin lassù e tenete presente che al San Giorgio il servizio è di qualità, naturalmente ci sono anche delle offerte speciali.

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E quando sarete a Fontanigorda anche voi potrete godere della dolcezza della campagna.

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Inoltre il celebre albergo offre ai suoi clienti un menu davvero invitante.
Certo, sul cartoncino è ben specificato: vitto famigliare, sano, variato e gradevole nonché abbondante.
I proprietari sono i signori Ferretti, questo è un cognome comune a Fontanigorda, insieme a Biggi è il più diffuso.
I solerti albergatori hanno anche aggiunto una piccola nota a penna: acqua corrente in tutte le camere.
E che meraviglia!

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Gli anni scorrono e i luoghi cambiano, Fontanigorda rimane un’apprezzata meta delle vacanze per noi genovesi, sulla piazza della Chiesa una volta c’era l’Albergo San Giorgio.
E proprio lì in un giorno d’estate ho visto fluttuare leggere le bolle di sapone, scivolavano via come i giorni e le ore.

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Nel paesino dai cieli rosati e dai tramonti languidi.

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A Fontanigorda, dove un tempo c’era il glorioso Albergo Ristorante San Giorgio.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Erano in tre.
Nel dormiveglia, sdraiati vicino alle piante e comunque pronti a notare i movimenti di certi inopportuni visitatori.

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Il rosso si chiama Romeo, manco a dirlo!
Se ne va spesso e volentieri per i fatti suoi, senza render conto a nessuno.

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E sì, questi son mici di Fontanigorda, ovvio.
Anche loro erano in tre.
Per la precisione si tratta di Iside, Attila e Zeus, che nomi altisonanti!
No, non sono parenti però se la spassano nello stesso giardino.

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Vanno su e giù per le scale e poi si fermano su un gradino.

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Sempre curiosi di ciò che accade attorno a loro.

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A volte si acquattano pigri sull’erba.

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Oppure si nascondono tra i gerani.

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Erano in tre? Figuriamoci, tra fratelli e sorelle erano almeno una dozzina!

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Uno di loro si è andato a infilare nell’annaffiatoio.

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Loro invece erano in due, sono i gatti di un mio amico e passano l’estate in Val Trebbia.
Facevano la guardia tra le ortensie, mi pare chiaro.

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Anche loro erano in due e dormicchiavano senza ritegno.

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Concludo questa carrellata di felini con tre gatti di città, li ho incontrati giusto un paio di giorni fa.
Ed erano in tre, caspita!
Non so proprio cosa stessero architettando ma secondo me avevano in mente qualcosa, ci giurerei!
Due sulle scale, uno un po’ più avanti.
Guardinghi e diffidenti.
E sì, erano in tre.

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Pioggia e tempo uggioso, in ogni caso ieri sono uscita per il mio consueto giretto del sabato mattina e malgrado il maltempo ho trovato gradevoli note di colore nei miei vicoli.
Più fiori agli angoli di strade.
Più vasetti e verdi foglioline, secondo me rendono più belle le nostre giornate.
E così, in Piazza Senarega, ecco i ciclamini rosa.

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E in Via della Maddalena petali rossi in una giornata piovosa.

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I ciclamini resistono al freddo, noi invece per poterci difendere cerchiamo di coprirci bene.
Possono mancare i guanti?
Certo che no, soprattutto bisogna far attenzione a non perderli.
Ieri mattina, per l’appunto, in Canneto il Curto ho visto un guanto solitario, qualcuno ha avuto cura di appenderlo ad un battente.
Se ne stava lì, desolatamente sospeso, in attesa della sua legittima proprietaria.

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Mi ha fatto venire in mente un altro guanto sfortunato che trovai diverso tempo fa in Corso Firenze.
Anche in quella circostanza qualcuno aveva pensato bene di mettere il poveretto al sicuro e il ramingo per parte sua faceva del suo meglio per attirare l’attenzione.
Sì, sì, pareva che dicesse:
– Ehi, sono qua! Mi vedete? Quell’altro senza di me non serve a niente!
Eh già, certi sono fatti per stare in coppia, cosa ci volete fare!

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Da ultimo, mi è tornato alla memoria un terzo guanto, questo l’ho incontrato in autunno, era posato sulla ringhiera della scalinata che sbocca su Ponte Caffaro.
E qui si tratta di cose da bimbi, direi.
Ecco, il guanto pareva disorientato, forse non si trovava a suo agio in quel posto.
Che dire?
Voglio essere ottimista, sicuramente avrà ritrovato il suo compagno.
Si saranno riconosciuti subito, questo è certo, magari si saranno pure fatti una bella risata!
Che disavventura perdersi a Ponte Caffaro, eh?
E d’altra parte si sa, certi hanno paura della solitudine.
Ve l’ho detto, taluni sono fatti per stare in coppia.

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Luci.
Luci spente, in una giornata luminosa.
Sospese sul mare e sul cielo.

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E sui tetti e sulle vele al Porto Antico, sul profilo della città vecchia.

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Fiori.
Ondeggianti, davanti a una persiana in Campo Pisano.

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E bolle, bolle di sapone.
Una, due, tre, è la magia di un artista di strada in Piazza De Ferrari.

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E poi, un leggero soffio di vento.
E le bolle si alzano tremule verso il cielo, è un gioco di colori e trasparenze.

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Spesso la bellezza è così, se ne sta racchiusa in un istante, in questa fragilità.

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E ancora luce.
Calda e avvolgente, crea un’affascinante atmosfera.
Il tavolino, i soprammobili, le scatoline di latta: è la vetrina di Bachelite, un negozietto di articoli vintage ai Macelli di Soziglia, una botteguccia che attira sempre la mia attenzione.

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E ancora petali.
Smarriti, perduti, alla ventura.

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E ancora bolle.
Fluttuano davanti alle finestre, si scontrano, svaniscono.

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E sole.
Brilla lucente tra le case, sfiora le ardesie e il campanile della Chiesa delle Vigne.

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Altrove un ultimo incanto.
Solo un raggio di luce, lambisce il muro e vi si posa.
Rimane a rischiarare un dettaglio di poco conto, difficilmente si potrebbe pensare che meriti di essere immortalato.
Se non fosse per il sole, se non fosse per la luce.

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Sono due amiche, due ragazze semplici.
Pazienti, tranquille, non hanno mai dato preoccupazioni in casa, io ne sarei quasi certa.
Sono due amiche, sono state ritratte insieme.
Una delle due porta scarpe chiuse da un bottoncino, l’altra invece le ha con i lacci e se non fosse per l’opacità del bianco e nero e per il contesto potrebbero quasi sembrare calzature moderne.

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Le ragazze si dilettano con il punto intaglio, sono abilissime con ago e filo, dalle loro dita svelte sono uscite candide tovaglie e cose belle da tenere da conto.
Le ragazze si occupano dei loro fratelli, sono affabili e docili, dei veri tesori di casa.
Ognuna tiene un profumato mazzolino di fiori tra le mani.

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E sono roselline e forse non ti scordar di me.

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Dietro alla foto che le ritrae una calligrafia ordinata ha scritto i loro nomi: Pina e Maria.
E poi, un’altra scrittura infantile e tondeggiante ne ha scritti due diversi: Vanda e Pina.
Nulla di sofisticato, in ogni caso, le ragazze sono semplici come quei boccioli che tengono in grembo, accennano appena un sorriso, hanno questi sguardi puliti.
E avrete fatto caso anche voi che certi tratti sembrano ripetersi nelle immagini del passato, a volte sembra di scorgere delle somiglianze.
Lei ha una fisionomia che mi è in qualche modo familiare, mi ricorda vagamente una delle mie bisnonne, porta una collanina, il suo abito ha un ampio colletto chiaro e ci sono ancora fiori appuntati sul suo petto.

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Volti del passato, non li vediamo solo nelle vecchie fotografie.
Camminando per la città vi ponete mai domande sugli sguardi che vi osservano mentre percorrete certe strade?
Gli occhi grandi, il naso sottile, le labbra carnose, chi è questa fanciulla effigiata su un palazzo di Corso Firenze?
Eh, non so davvero dirvelo!

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E poi lei.
Lei sì, lei avrebbe potuto essere la modella di uno scultore o di un pittore.
Così semplicemente bella, con quei lineamenti dolci e regolari, mi rammenta certe creature dipinte da Waterhouse, ad esempio osservate qui questo celebre dipinto.
Diafana, delicata, una fanciulla di un altro tempo.

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Sono due giovani donne, due amiche.
E non so nulla di loro, come sempre io provo soltanto a immaginare le loro vite.
Il tempo che è venuto avrà riservato loro gioie e dolori: mariti, figli e nipoti, sogni e perdite, lacrime e sorrisi.
E parole.
Ti ricordi?
Io e te.
Siamo cresciute insieme, io e te.
Ti ricordi come eravamo?
Tu che ci sei sempre stata, accanto a me.

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Ieri pomeriggio, qui nei dintorni.
Impressioni d’inverno, stagione che per ora non ci ha regalato la neve, mentre invece sembra che la primavera sia davvero vicina.

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Gennaio.
E d’improvviso fiorisce la mimosa, si affaccia da un giardino sulle alture.

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E certi alberi sono carichi di colore.
Impressioni d’inverno e pappagalli posati sui rami, in certe mattine sono loro a darmi la sveglia, sono vicini di casa piuttosto rumorosi.

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E lentamente tutto muta.

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E cambiano le sfumature del cielo, ieri il sole se ne è andato infuocando l’orizzonte.

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E prima di lasciar posto all’oscurità la sua luce ha dipinto le nuvole.

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Dal celeste all’oro, con velature di rosa.

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Impressioni d’inverno, in un susseguirsi di tinte abbaglianti.

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C’era una piccola nuvola, non ne avevo mai veduta una così.
Affilata come la punta di una freccia, in mezzo al cielo.
Di due colori, rosa e grigio.
Tutto muta.
Come il tempo e le stagioni che cambiano.
Piano, così.

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Impressioni d’inverno e di un cielo che non si può raccontare, di una bellezza che non si può catturare in una semplice immagine.
E se ci pensi, accade una volta sola, nella storia del mondo.
Non ci saranno mai le stesse nuvole, uguali luci e identiche sfumature di colore.
Impressioni d’inverno, nel cielo di Genova.

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In diverse circostanze ho avuto occasione di scrivere della Farmacia dei Frati Carmelitani Scalzi di Piazza Sant’Anna, il mio primo articolo risale al 2012, poi ne sono venuti molti altri.
C’è sempre una buona ragione per tornare a trovare Frate Ezio, magari nel tempo in cui profumano gli agrumi.

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Oppure quando sbocciano le rose.

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E poi insomma, è sempre una gioia rivedere il mio amico Frate Ezio e scoprire gli affascinanti segreti della Farmacia Sant’Anna, la storia di questo negozio iniziò nel 1650 e ancora continua con successo.
Come ho già avuto modo di ricordarvi questa è la più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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E oggi, cari amici, torneremo insieme in questo luogo così speciale di Genova e lo faremo in un modo particolare.

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Qui, seguendo antiche e preziose ricette, nascono i preparati e i rimedi per le più svariate necessità come ad esempio la pozione di salsapariglia, depurativa e detossificante del sangue e antinfiammatoria.

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E certo, dai petali delle rose nasce uno sciroppo delizioso!

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Tic, tac, tic, tac.
Si accende la macchina del tempo e si va indietro negli anni, all’inizio del secolo scorso.
Come si giunge alla bella farmacia dove si trova ogni rimedio per i propri malanni?
Se si viene dal centro si consiglia di servirsi dell’ascensore di Sant’Anna, mentre coloro che già sono in Circonvallazione a Monte potranno fare una gradevole passeggiata fino alla Farmacia.
Si scende, percorrendo Corso Firenze.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi ancora, si imbocca Corso Paganini.
Ecco le signore con gli abiti scuri e i cappelli scenografici, tutte si dirigono verso la salita che conduce alla piazzetta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ah, che fatica, con quei vestiti, con l’ombrellino da passeggio e tutto il resto!
Piano piano si arriverà a destinazione.

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E una volta giunti in Piazza Sant’Anna si andrà a far compere, in cerca di ciò che occorre per il proprio benessere, siamo agli inizi del ‘900 e l’offerta è ampia e varia.
Oh sì, cari lettori, io ne ho la certezza perché nella mia guida Pagano del 1922 ho felicemente trovato una splendida inserzione pubblicitaria che decanta i prodotti della Farmacia, c’è anche un riferimento alla Funicolare della quale si può servirsi per andare dai frati.
E sono nominati lo sciroppo di salsapariglia e quello di rose, come avete potuto vedere dalle mie foto in questa farmacia ancora si usano questi ingredienti.
E poi rosolio, zucchero rosato e diversi altri preparati, ci sono anche le pillole di un certo Fra Bernardino e naturalmente è citato il Dottor Le Roy, all’ingresso della Farmacia c’è un busto marmoreo che ritrae questo celebre medico.

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E insomma, la pubblicità è l’anima del commercio, no?
E così i predecessori di Frate Ezio nel glorioso 1922 ricorrevano alle inserzioni pubblicitarie sulla Guida della città di Genova e in questo modo facevano conoscere i loro particolari preparati.
Oggi le cose sono cambiate, la Farmacia ha un sito del quale vi potete servire per le vostre ordinazioni, come sapete vi si trovano anche prodotti cosmetici, saponi e acque profumate.
Non so come fossero quei religiosi del 1922, a me i frati sono sempre simpatici, alcuni in modo particolare.
Ai nostri giorni all’Antica Farmacia Sant’Anna trovate lui, il mio amico Frate Ezio, insieme ai suoi confratelli conserva i segreti del passato con uno sguardo verso il futuro, nello splendido cammino della più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario.

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La piccola Ada stringe la mano della sua mamma, cammina accanto a lei, come ogni giorno.
In un’epoca in cui sono comuni le famiglie numerose Ada Carrena è una peculiare eccezione: è figlia unica, è una piccolina adorata e vezzeggiata dai genitori.
Lei è una bambina dell’Ottocento, la mamma la veste con quegli abitini alla moda cuciti apposta per lei, sono fatti di tessuti leggeri orlati di pizzi e rifiniti con fiocchi, sono vestine delicate e candide.
Ada è bionda, ha poco più di 5 anni, ha gli occhi scuri e neri come la notte, è un fiorellino di dolcezza.

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La bimba accompagna sempre la mamma Enrichetta al Camposanto di Staglieno dove riposano i suoi parenti.
E nel corso di una di quelle visite Ada incontra lo sguardo di un’altra piccina: il suo nome è Giuseppina Grillo e  qui trovate l’articolo che le ho dedicato.

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Dolce e tenera, è una bimbetta che Ada non ha mai conosciuto.
Eppure le resta nel cuore, eppure la osserva e la sente come un’amica, è una sua simile alla quale voler bene.
E torna a trovarla e insistentemente chiede alla sua mamma di portarla da lei, da Giuseppina.
E quando ancora deve lasciarla la saluta con parole amorose, promettendo di tornare presto da lei.
Un incontro, un destino che non si sa comprendere, un affetto che non si sa spiegare.

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E giunge il primo di Aprile del 1880, in questo giorno Ada abbandona per sempre la sua mamma e la sua famiglia, a portarla via dal suo piccolo mondo è una tremenda meningite.
E il dolore travolge Enrichetta, non c’è consolazione per una simile perdita, non ci sono neppure parole.
La madre, nella sua disperazione, rammenta bene i moti di affetto di Ada verso Giuseppina e decide così di recarsi da Giovanni Scanzi, autore del monumento funebre della piccola Grillo.
Enrichetta è una dolente figura tragica, di lei e della sua storia ci narra Ferdinando Resasco nel suo testo La Necropoli di Staglieno.
E la descrive, racconta di questa madre che davanti allo scultore parla della sua bambina e di quella morte prematura, a lui chiede di immortalare nel marmo la sua unica figlia perduta.
E secondo Resasco pronuncia queste parole:

“Badi che una bambina più bella della mia non è mai esistita, non esisterà mai.”

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E Scanzi si mette all’opera.
Con il suo talento, con il suo cuore, con la sua sensibilità di artista.
E l’immagine di lei è grazia, lievità e candore.
Il suo abitino è appena smosso dal vento, in una mano Ada stringe un fiorellino.
Delicata e innocente, per sempre ritratta nei suoi pochi anni.

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Due sono le lapidi che raccontano di lei e del suo breve cammino nel mondo.

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Ada Carrena incede tra piccoli fiori e boccioli di rose.
E narra Resasco che Scanzi si recò in un giardino di una villa privata per poterli scolpire al meglio, ebbe la natura come modello per i fiori che accompagnano il cammino di Ada.

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E poi con il suo scalpello fece sbocciare le rose sulle quali posa i piedini la piccola Ada.
Nessuno di questi fiori ha spine, così volle la madre di lei.

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Il monumento di Ada Carrena venne sistemato nelle vicinanze di quello di Giuseppina Grillo, in seguito la sua tomba venne trasferita nella sua attuale collocazione, sotto a questo tempietto, nel Boschetto Irregolare.

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La storia di questa bimba ancora non è terminata.
Immaginate Staglieno, nel 1892.
Lungo uno dei viali c’è un uomo che tramanderà ai posteri le vicende di coloro che riposano nel nostro Cimitero Monumentale: è proprio lui, Ferdinando Resasco.
Sul suo cammino incontra una donna prostrata dal dolore: è colei che sempre adorna di fiori la tomba di Ada, è colei che non può dimenticare, è colei che ancora la ricorda nei suoi tratti di piccolina adorata.
Dodici anni anni dopo Enrichetta torna ancora dalla sua Ada.
E parla di lei a Resasco, racconta ancora la sua storia, dice che l’opera di Scanzi e è il ritratto perfetto della sua figliolina.
Enrichetta e la sua bambina, a lei la mamma porta i fiori freschi ogni tre giorni.

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E poi il tempo scorre e riunisce ciò che il tempo ha separato, così termina la storia drammatica di una mamma sconsolata e della sua piccina.

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Un filo sottile unisce il destino tragico Giuseppina Grillo e Ada Carrena, due bimbe troppo presto perdute, entrambe ritratte dal talento di Giovanni Scanzi.
Entrambe amavano i fiori, entrambe hanno gli occhi aperti per sempre sul tempo che non hanno veduto.
Ada cammina sui petali, su quei rami senza spine, tenero fiore gentile di quasi sei anni.

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