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Posts Tagged ‘Fiori’

Manca davvero poco alla primavera e io aspetto i tulipani.
Ho piantato dei bulbi nella fioriera in terrazzo e a dire la verità non vedo l’ora che sboccino i fiori, dovrebbero essere tulipani bianchi.
Non so quanto ci metteranno ad aprirsi al sole, io li attendo con una certa curiosità e quindi ogni giorno vado a controllare la situazione, aspetto che si schiuda quella candida bellezza.
Tulipani.
Tulipani bianchi.
E se invece non lo fossero?
Per questo sono impaziente, potrebbero essermi capitati fiori rossi o rosa.
Così, per errore.
Io li vorrei bianchi, sono da sempre tra i miei fiori preferiti.
Ora poi accetterei comunque anche tulipani di altri colori, anni fa ne ebbi alcuni dalla tinta scurissima, erano di un viola davvero intenso.
Nel frattempo gironzolo spesso per i negozi di fiori e sbircio con interesse vasi, vasetti, sacchettini di sementi e altri bulbi.
E intanto sul terrazzo spuntano impertinenti le foglie delle fresie profumate mentre io aspetto i miei amati tulipani bianchi, magari nel frattempo arriveranno anche altri fiori.
Di tutti i colori, gioia e bellezza di primavera.

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È forte e protettivo l’abbraccio dell’angelo, la celeste creatura stringe tra le sue salde braccia giovane e acerba vita.
L’angelo custodisce, avvolge e cura con gesti amorosi e delicati.
Questo angelo racconta il dolore di una giovane sposa, colpita troppo presto nei suoi affetti più cari.
Lei si chiamava Caterina ed era la moglie del Conte Emilio Montebruno, tutto poteva lasciar pensare che il loro destino sarebbe stato felice e sereno.
Non fu così, perché nell’anno 1884 il loro figlio primogenito, un frugoletto di nome Giovanni, venne strappato prematuramente alla vita.

E per quanto si possa supporre che all’epoca le persone fossero maggiormente preparate a lutti simili il dolore di questi genitori fu straziante.
Non passò molto tempo, venne il mese di Agosto del 1886 e in un caldo giorno d’estate giunse ancora un momento fatale.
Colpito da tremendo colera muore, ad appena 29 anni, Emilio Montebruno, uomo di belle doti insigne, così si legge sulla lapide che lo ricorda.
Amato consorte e compagno di vita di Caterina che resta sola con la figlioletta Maria Teresa.
Ed è Ferdinando Resasco a raccontare che Caterina commissiona il monumento funebre per i suoi cari allo scultore Demetrio Paernio e questi forgia nel marmo questa armoniosa creatura celeste.
L’angelo tiene stretto al petto un bambino: quel dolce piccolino è Giovanni, il figlio troppo presto perduto dai coniugi Montebruno.

Con delicatezza l’angelo conduce il bimbo sulla terra e lo porta a spargere fiori profumati sulla tomba del suo giovane padre.
E il piccino nella sua manina paffuta stringe fiorellini dai petali colorati.

E tutto è leggerezza e lievità, il vento smuove le vesti e i fiori donati dal piccolo Giovanni cadono profumati e amorosi sulla tomba del suo papà.

In un monumento che racconta il dolore di una giovane donna due volte ferita, sposa e madre dolente.
Qui anche Caterina riposa, insieme alla figlia Maria Teresa e accanto a coloro che se ne andarono troppo presto.

Possiedo anche una cartolina antica dove è ritratta questa splendida opera di Demetrio Paernio, nell’immagine d’epoca spicca con evidenza il candore di quei fiori nel contrasto con il colore nero della tomba.

Un gesto, una memoria, il ricordo della propria vita.
Commuove ancora, ancora palpita d’amore come se certi cuori battessero ancora, protetti per sempre nell’abbraccio dell’angelo.

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È già nell’aria questo profumo di primavera e la frizzante bellezza di una stagione nuova ed io sono impaziente e mi preparo ad accogliere il tempo dei fiori proprio come si conviene.
Qui, sul terrazzo, ancora sbocciano le viole del pensiero che mi hanno tenuto compagnia per tutto l’inverno.

Allegre, vivaci e coloratissime.

E complice un clima non troppo rigido direi che si sono trovate bene qui con me.

E con gioia vi presento alcuni nuovi arrivi, è tempo di petali setosi e variopinti.

Di nuovi boccioli, di tinte tenui e cielo azzurro.

Ed è stagione di primule delicate e allegre.

Ne ho messe in diversi vasi, siamo qui in trepidante attesa della bella primavera.

Le nuove arrivate sono piuttosto chiacchierine e rumorose, stanno sempre lì a parlottare tra di loro.

E poi ancora, bianco e rosso e certi dondolanti fiorellini.

E alcuni sono brillanti di giallo.

E poi ve l’ho detto che ho un ospite particolare?
Che cavolo ci fa un cavolo tra i fiori?
Non si sa, è un tipo taciturno, non si impiccia delle cose degli altri e sta per i cavoli suoi.

Aspettando la primavera, con questo rosso sgargiante e liscio come velluto.

Aspettando la primavera, in compagnia dei piccoli fiori semplici che donano sempre gioia e allegria.

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Ci sono giornate più belle di altre, alcune lo sono semplicemente perché sei tu a decidere che saranno proprio così.
E ieri per me è stata proprio una di queste giornate, a metà mattinata ho preso lo scooter per andare a Castelletto, ho pure scordato di mettermi i guanti e me ne sono accorta una volta arrivata: fa più caldo, la primavera non è poi così lontana.
E poi ho incontrato una carissima amica, ci conosciamo dai tempi della scuola e parlare con lei mi ha regalato la piacevole sensazione che il tempo non sia mai trascorso.
E invece i giorni passano e le stagioni scivolano via, dopo averla salutata mi sono fermata a guardare il panorama e ho veduto una magnifica mimosa di gennaio.

Vivace, profumata e vitale, è fiorita nel cuore dell’inverno.
Abita in un bel giardino e dondola davanti a certe finestre, è gialla come il sole che la nutre e danza leggera nell’aria fresca di gennaio.

Certe giornate sono più belle di altre se sai essere felice delle piccole grandi felicità che la vita può donarti.
Perché magari incontri un’amica e passi un po’ di tempo insieme a lei.
E poi ti perdi ad ammirare l’orizzonte dove mare e cielo si sfiorano, oltre le ardesie e i campanili di Genova.
E poi resti un po’ di più alla ringhiera.
Là, dove fiorisce una mimosa di gennaio.

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Nel bel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.

Albert Camus

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Una mattina celeste e chiara, a Boccadasse.
Lasciandosi alle spalle il mare, la spiaggia, i sassi, il gozzo adagiato sulla riva.

E imboccando questo vicoletto.

Si arriva in una piazzetta sulla quale si affaccia anche un bel ristorante ma in una mattina qualunque non c’era folla, eravamo in pochi da queste parti.

E ancora, oltre la casa rosa.
Stradine, finestrelle e panni stesi.

Ha tutta la sua bella semplicità questo posto, tutto è vero e vissuto, narra storie di marinai e di pescatori, ogni scorcio di Boccadasse è parte della sua anima.

Qui, camminando su e giù, mi sono messa a chiacchierare con un signore.
Nato qui e vissuto sempre qui, mi ha detto con un sorriso di non aver mai pensato di poter abitare altrove.
E come si fa a non comprenderlo?
Una casa a due passi dal mare, in un luogo che racchiude tanta bellezza.

Ancora qualche passo, ancora avanti.
E sono arrivata in una piazza ampia e accogliente con i suoi edifici alti e semplici, non è difficile immaginarla anche in epoche più lontane.

E ho veduto piante, vasi di coccio e portoncini verdi.

E ortensie rigogliose, gerani e giare panciute.

E fiorellini azzurri e sedie di metallo color del cielo.

Fili da stendere, rampicanti, sole sui vetri e vita, semplicemente vita vera.

E poi ho ripercorso la strada a ritroso, tra le case gialle e rosa e sotto al candido bucato.

E sono tornata là, davanti al mare, nella semplice e perfetta bellezza di Boccadasse.

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Le incontro ogni giorno, ogni giorno i miei occhi si posano su di loro.
Stanno lassù, distanti, in alto.
Guardiane della quiete, poste sulla balaustra di un’elegante villa di Via Piaggio.
Sorelle, amiche, complici.
La posa aggraziata, le pieghe del manto.

I boccoli setosi, il profilo perfetto, i gesti armoniosi.
E una coroncina di fiori che lei tiene appesa al polso.

Lei invece l’ha posata sul capo, graziose corolle cingono i suoi capelli.

Le incontro ogni giorno.
E lei, a dirvi il vero, sembra quasi che mi aspetti, almeno così pare a me.
Affabile, gentile, tiene il collo leggermente reclinato e la sua posa la fa sembrare ancor più dolce.
E pare che dica:
Sei di nuovo tu? Sei tornata!

Lei invece ha un aspetto altero e deciso.
Mi attende?
Non saprei, credo di no.
Mi osserva da lassù ma non sono certa che mi veda davvero, ho questa sensazione.

Lei.
Lei invece.
Lei, guardiana amorevole dei passanti e di coloro che non conoscono il suo nome.
Sei tu? Sei tu. Sapevo che ti avrei rivista, ti aspetto ogni giorno.
Senza parole, solo con lo sguardo.

Ho la speranza che un giorno anche la sua compagna, amica o sorella mi riservi uno sguardo attento e affettuoso.
Lei sta là, distante e leggiadra, persa in una perfezione di azzurro e bianco.

Lontano o vicino, sono gli occhi con cui guardi a fare tutta la differenza.
Sempre.

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Vi porto ancora sul mio terrazzo: è settembre e ci sono dei nuovi arrivi.
Allegre, coloratissime e vivaci, le viole del pensiero mi mettono proprio allegria e così ne ho prese un bel numero, adesso abitano in diverse ciottoline.

Almeno in caso di pioggia posso metterle facilmente al riparo, non vorrei mai sciupare tanta bellezza.

Radiose e regali, in questo periodo nel quale la rosa non è fiorita, sono loro le sovrane del terrazzo e non passano certo inosservate tra le altre piante.

Tra l’altro le mie nuove amiche sono curiose, ciarliere e petulanti.
Eh sì, va detto, non stanno mai zitte, ogni tanto le sento chiacchierare tra di loro!

Una in particolare è molto socievole, infatti parlotta sempre con il peperoncino e cerca di attaccar bottone anche con la maggiorana che però è un tipo riservato e tende a dar poca confidenza.

Non parliamo del basilico: quello là sta sempre per conto suo!
Loro però non se ne curano, figuriamoci.
Inutile dirvi che come tutte le signorine dell’alta società sono anche piuttosto vanitose.

E d’altra parte portano in dote una naturale eleganza, sono nate con il dono di una sfolgorante bellezza.

Ognuna con il suo abito migliore, le viole del pensiero sono sempre in gran spolvero.

E si stagliano contro il cielo chiaro, regine del terrazzo in questi giorni di settembre.

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L’ultima domenica di agosto è anche il mio ultimo giorno di vacanza in Val Trebbia, domani tornerò a Genova, saluto così il paesino dai tetti rossi che regala a tutti noi tanta bellezza e infinite dolcezze.

Questo è il luogo delle cose semplici, dei cieli chiari e della meritata lentezza.

E di molte piccole quotidiane fortune che ci vengono semplicemente donate.

Ed è boschi ombrosi e staccionate, giardini, biciclette, ringhiere e muretti e orti generosi.

E monti e rose candide.

Tinte accese, tendine, passeggiate su e giù, il giro del paese tutte le sere e altre consuetudini estive.

Ed è incontri piacevoli lungo il percorso.

Ed è un luogo di perfezione assoluta.
Semplice e vera, dico sul serio.

Fontanigorda mantiene tutte le sue promesse, regala sempre nuove armonie a coloro che la amano.

E sole, aria fresca e tinte pastello.

E profumati boccioli di rosa delicati come seta.

Sbocciano ogni anno, davanti a questi monti, sotto il cielo blu della Val Trebbia.

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È un luogo celebre tra i villeggianti di queste zone, in Val Trebbia tutti conoscono la Trattoria dei Cacciatori che si trova in un’ incantevole località, Pietranera è un gioiellino incastonato tra il verde dei prati.

La Trattoria dei Cacciatori è un posto che conserva il profumo di consuetudini antiche, certo in altre epoche queste valli erano molto più popolate.
Semplice, rustica, accogliente.
Davanti ai monti, in una delle stradine del paese.

Tra le case di pietra, tra i vasi di fiori rigogliosi.

E certo, potrete anche accomodarvi all’interno ma in agosto cosa c’è di meglio di un pranzo all’aperto?

Sotto al pergolato dove dolcemente maturano i grappoli d’uva.

Mentre le fucsie dondolano davanti a muri candidi, nell’estate della Val Trebbia.

Un pranzo semplice, sano e genuino.
E per noi che viviamo davanti al mare certi sapori e certi profumi hanno diversa intensità, qui si gustano i salumi dell’Emilia che sono di una bontà particolare.
E no, mangiarli a Genova non è la stessa cosa!
E così è iniziato il nostro pranzo, con un vassoio di autentiche delizie.

Questa è la cucina della sapienza contadina, questa è la cucina delle nostre nonne.
Il sugo saporito, i ravioli deliziosi e serviti in abbondanza.

E le ottime lasagne al pesto.

Non ho resistito, mi sono concessa anche il secondo e ho preso la coppa di maiale.

Certo, c’era anche il dolce, canestrelli e altre delizie, io mi sono fermata al caffè.
Un pranzo magnifico, davanti ai fiori in boccio e sotto il cielo blu.

Ho un debole per questo paesino e se venite in Val Trebbia vi invito a visitarlo, qui trovate il racconto di una mia passeggiata a Pietranera.
E poi, dopo il bel pranzetto, potrete godervi una camminata su questi splendidi prati.

E semplicemente ammirare la bellezza che abita in questi luoghi.

Mentre maturano le more, nelle quiete silenziosa di Pietranera.

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