Dolcezza autunnale

Come un pensiero che sfugge, come un ricordo che nostalgico ritorna e si fa più chiaro.
Come labile memoria che, all’improvviso, diviene presente e reale.
Come una piccola gioia che risolleva l’animo e rincuora.
Così si posano leggere le foglie, portate dalla brezza, in questa lieve dolcezza autunnale.

Impressioni d’autunno in Via Domenico Chiodo

E sono impressioni d’autunno nelle vie del mio quartiere, in quelle strade che hanno di fronte il panorama infinito della città, il suo orizzonte, i suoi tetti di ardesia.
E sono impressioni d’autunno nelle foglie che arrossiscono sul muraglione di Via Domenico Chiodo.

E laggiù le navi, il vivace turchese della Superba, il cielo lucidato di fresco.

E ancora si accartocciano le foglie chiare, cercano la luce e si lasciano toccare dall’aria.

E poi case, palazze, comignoli, campanili, tutta Genova ai vostro piedi.

Incorniciata in un ramo che a lei si inchina racchiudendo la sua beltà.

Sono impressioni d’autunno, così limpidamente genovesi, in Via Domenico Chiodo.

Tra le foglie

Le panchine di città sono oasi di pace e bellezza, sono i luoghi dove puoi fermarti in compagnia dei tuoi pensieri.
Certe panchine di città sono piacevoli consuetudini, dolci ricordi e luoghi dove ritornare.
In certi giorni, infatti, ti fermi su certe panchine e ti viene in mente di esserci stata magari anche più di venti anni fa e allora ridevi forte e allora seduta accanto a te c’era una persona che non potrai mai dimenticare.
Certe panchine invece nemmeno si conoscono: le vedi per caso e ti domandi per quale motivo non ti sia mai venuto in mente di sederti là, una volta o l’altra.
E così ecco certe panchine di Piazza Sant’Anna.
Immerse nella quiete silenziosa, nella pace assoluta di questa piazzetta genovese.
Panchine affondate nelle foglie cadute, nel tempo dell’autunno, nella città in salita.

Autunno all’Acquasola

Questo insolito autunno ci riserva anche un clima particolarmente mite, queste prime giornata di novembre sono state tiepide e soleggiate.
E allora mi è capitato di andare a passeggiare in un luogo a me molto caro, so per certo che è altrettanto amata da molti di voi, tutti i genovesi portano nel cuore il Parco dell’Acquasola, polmone verde nel cuore della Superba.
Noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 (sempre noi, sì!) ne abbiamo poi un tenero ricordo perché qui andavamo giocare accompagnati da mamma e papà, portavamo la gonnellina a pieghe e le calzette bianche e il mondo era una bellissima avventura.
All’Acquasola poi c’erano dei magnifici cigni e non smetteremo mai di rimpiangere la loro gentile presenza, era sempre emozionante andare a salutarli.
Basterebbero già queste tenere memorie a rendere l’Acquasola un posto unico, ritornarci è per me sempre piacevole.

Si cammina così all’ombra degli alberi, calpestando quelle fragili foglie scricchiolanti, il loro suono è musica d’autunno.

E gli alberi maestosi si vestono di foglie dorate e dei colori ambrati di questa stagione.

Anche adesso, come nei tempi della mia infanzia, ci sono bimbetti che vengono qui a svagarsi con i giochi all’Acquasola, di certo lo spazio per divertirsi non manca.
Io mi sono limitata a una passeggiata rigenerante tra le bellezza della natura in questo nostro caro parco cittadino.

Sui sassi e sulle foglie accartocciate volava anche una magnifica farfalla.
Sì è posata, poi si è alzata ancora in volo ed è andata a perdersi tra gli alberi.

E io come lei ho continuato a gironzolare, nella bellezza ristoratrice del nostro caro Parco dell’Acquasola.

L’autunno in Salita della Madonnetta

Così si svela l’autunno in Salita della Madonnetta, la bella creuza che collega Piazzetta Giulio Marchi al Santuario della Madonnetta: e scendo percorrendo la ripida mattonata che ha davanti l’infinito e il mare.

Piano vira la luce e così sfiora sul tempietto che ospita l’immagine di Maria, a questa pregiata scultura dedicai tempo fa questo post.

Ha tanti colori e diverse sfumature il tempo d’autunno sulle creuze, si cela tra quelle foglie che pendono lassù e sovrastano il cammino.

Nel radioso sole ottobrino una farfalla leggera e palpitante si ferma sui sassi.

Brilla di un chiarore diverso il cielo di Genova sulla creuza, in un gioco di verde che si staglia contro il turchese.

L’autunno ha le sue tinte e i suoi profumi.

E così si mostra, sulla sommità del muraglione nella vibrante bellezza di una cascata di vite americana.

Ed è rosso di foglie e azzurro di cielo e verde di cocci di bottiglia.

Così spicca l’autunno, con la sua prepotente leggiadria.

E intanto scendo, passo dopo passo, giù per l’antica creuza.

Ancora vibra e freme la stagione delle tinte calde, ha il sapore dei cachi che lenti maturano sull’ albero generoso che si protende oltre un giardino.

E ha le sfumature di mille foglie fragili e cangianti.

E sboccia ancora nei piccoli fiori.

E così si posa, accogliente e gentile, sulla mattonata di Salita della Madonnetta.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Un albero di città

È un albero di città a abita in un giardino non distante dalla mia casa.
È un albero di città ed io e lui respiriamo così sotto lo stesso cielo.
E qui nella Superba, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, il sole è finalmente ritornato a risplendere e a riscaldare i tetti e le ardesie, a posarsi sul mare e a sfiorare le strade con leggerezza.
Il sole con il suo tepore consola così anche questo albero di città, ieri passando per la creuza sulla quale l’albero si affaccia mi sono ritrovata ad alzare gli occhi per ammirarlo in tutto il suo splendore.

In questo tempo dell’anno i suoi rami sono rivestiti con una perfetta sinfonia di colori e gradazioni.

Sono i toni caldi dell’autunno che virano dal verde scuro all’ocra per sfumare fino al bronzo e al rame più intenso.

Le foglie, assetate di calore, restano così a crogiolarsi al sole e sembra che vogliano saziarsi di questa vivacità della luce vivifica che tutto rigenera.

È un albero di città e sebbene appartenga a qualcuno secondo me in qualche modo è anche amico di tutti coloro che percorrono quella creuza e di ogni persona che desideri lasciarsi incantare dalla sua vera bellezza.
I rami e le foglie, nel tempo di novembre, l’armonia magnifica di un albero di città.

Sulle scale in autunno

È una delle scale che ripide si arrampicano ad unire due tratti di Via Piaggio, nella città in salita certi luoghi si raggiungono gradino dopo gradino.
E nei giorni di novembre le foglie che rivestono il muraglione si accendono di diverse sfumature di rosso e di autunno, sono i colori intensi e vividi di questo periodo dell’anno.
E così mi fermo ad ammirare questa bellezza.
E non sono neppure la sola ad osservare questo scorcio del mio quartiere, un gatto timido e circospetto se ne sta alla finestra, lo distrae un po’ la mia presenza ma rimane serafico a guardare il panorama.
Un dipinto di stagione: sulle scale in autunno.

Due bici nel bosco

Due bici nel bosco.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.
Due bici nel bosco narrano di una gioia rinnovata, di un frammento di riconquistata libertà lontano dalla frenesia della vita cittadina.
E ritrovarsi e già ricordare con nostalgia i giorni d’estate: ne torneranno altri e saranno ancora più belli e spensierati.
E intanto ridi, corri e pedali su per la salita, le guance si arrossano e tu ridi così forte e ne hai di cose da raccontare ora che la scuola è iniziata e rivedi i soliti amici di sempre nel posto in cui siete diventati grandi insieme.
E corri e pedali e ti lasci prendere dalla velocità giù per la discesa e ridi ancora più forte.
E le ruote si posano sopra un soffice tappeto di foglie, sotto agli alberi, tra i ricci caduti dai castagni e tra i profumi dei muschi riscaldati dal tiepido sole.
E tu forse adesso non lo sai ma poi un giorno ti ricorderai di questi istanti, ti guarderai indietro e rivedrai te stesso da ragazzino in bicicletta e sarà una memoria dolcissima.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.

Autunno al Santuario della Madonna della Guardia

Nel tempo di autunno sono andata al Santuario della Madonna della Guardia, lassù sulla vetta del Monte Figogna dove la storia narra che sul finire del ‘400 la Vergine Maria apparve all’umile pastore Benedetto Pareto.
Tornerò a raccontarvi della bella chiesa e delle tante testimonianze di devozione là raccolte, oggi vi porto soltanto lungo quella strada dove vi accoglie un grazioso angioletto.

E dove le foglie dalle tinte aranciate si posano come soffice tappeto sulla salita che conduce al Santuario.

E calde di luce come i raggi del sole cadono giù e si posano sulle panchine.

Tutto attorno la natura si ammanta di diversi toni di giallo, si arrossano le foglie seguendo i ritmi delle stagioni.

C’erano poche persone in questo giorno di cielo inquieto e di nuvole che rapide solcavano il cielo, ci siamo così soffermati a lungo ad ammirare le bellezze della chiesa e i molto ex voto che là si conservano.

Mentre gli alberi piano mutano i loro colori nel sempre incantevole rito di questi giorni.

Santuario della Madonna della Guardia (6)

E c’erano certi gatti pigri che si crogiolavano al sole, i mici trovano sempre il posto perfetto per loro.

Santuario della Madonna della Guardia (7)

E poi ecco una bellezza felina dagli occhi screziati che bene si intonano alle sfumature delle foglie cadute.

Santuario della Madonna della Guardia (8)

In questo tempo che sa essere dolce e carico di promesse, caldo come le foglie d’autunno che si posano lievi sulle panchine davanti al Santuario della Madonna della Guardia.