Bellissimi incontri a Fontanarossa

In questo scorcio di agosto non mi sono fatta mancare una passeggiata sui prati di Fontanarossa, il paesino dai tetti rossi è circondato dal verde, immerso in una natura meravigliosa e sovrastato la maestose montagne.

Fontanarossa (6)

La legna tagliata, gli alberi svettanti, il cielo lucido e brillante.

Fontanarossa (2)

E il profilo di un altro paese in lontananza, casette bianche e tegole rosse.

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I prati di Fontanarossa, così curati e ben tenuti, nel tardo pomeriggio.
E quando il sole si getta tra le cime dei monti piano piano la sua luce diviene sempre più fioca.

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Un prodigio di curve sinuose tra l’erba vivida.

Fontanarossa (5)

E in cielo una coppia di falchi compie infinite evoluzioni, sono restata a lungo ad ammirare il loro stupefacente volo.

Fontanarossa (7)

Fontanarossa (8)

Vira lenta la luce e crea un gioco di lunghe ombre sul bosco, tra di esse c’è anche la mia.
Le cime degli alberi, le foglie frementi, il prato in un giorno d’estate.

Fontanarossa (9)

E poi si scende, si prende la via del ritorno.
E d’improvviso, tra l’erba alta, un movimento.
Piano, piano, senza far rumore.

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Alza la testolina, si guarda intorno, pensa.
E i suoi occhi si perdono nel bosco.

Fontanarossa (11)

Non è stato il solo che ho veduto in questa giornata, poco distante c’era un suo simile che si è subito infilato nel fitto del bosco.
E poi, tra Loco e Fontanigorda, un gruppetto di queste splendide creature è passato di gran carriera davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico che era con me.
E ancora, abbiamo visto un daino con un imponente palco di corna sulla testa: timoroso, diffidente, bellissimo, ci ha rivolto uno sguardo ed è scappato via.
E quindi l’unico che si è lasciato ammirare più a lungo è questo giovane amico, una gioia poterlo vedere!

Fontanarossa (12)

E poi anche per lui è giunto il momento di seguire il richiamo del bosco, scrigno di vita e di bellezza, incanto della Val Trebbia.

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Santo Stefano, la chiesa millenaria di Fontanarossa

La vita, mistero fitto ed oscuro.
E ci sono luoghi che ispirano pensieri e riflessioni, luoghi densi di misticismo e di suggestioni.
E a volte sono vicini a noi, non occorre andar lontano per trovarli.
In alta Val Trebbia, a Fontanarossa, c’è un piccolo cimitero di campagna.
Silenzioso, appartato, ordinato.
Qui si trova la chiesa di Santo Stefano, una costruzione che risale all’anno Mille, per alcune sue particolarità si reputa che sia stata edificata dai saraceni che dal mare si spinsero fino a questa valle.
Ed è per questa ragione che Santo Stefano è nota come la chiesa saracena.

S. Stefano (2)
Un’antica chiesa millenaria, una grande croce nera che tutto sovrasta, su di essa i simboli della Passione di Cristo.

S. Stefano (3)

E poi le lapidi di marmo bianco sul muro della chiesa.
La vita è mistero fitto e oscuro, il tempo torna indietro, verso altri anni, verso altri secoli.
E allora ti pare quasi di sentire una litania, una preghiera sommessa.

S. Stefano (4)
Il rintocco della campana richiama i fedeli.
E la devozione si manifesta con quelle parole appena sussurrate, con timidezza, quasi con timore.
Suona la campana, i devoti si avvicinano e c’è chi alza lo sguardo verso il campanile.

S. Stefano (5)

Una chiesa di solida pietra, qui dove le estati sono calde e gli inverni rigidi.
Con la stagione fredda tutto si copre di neve bianca.
Da secoli, ormai.

S. Stefano (6)

C’è chi affida al divino le proprie speranze.
Anno Mille, in Liguria.
E sguardo di uomo, di donna o di fanciullo si alza verso il luogo che accoglie miserie e tormenti.
Una preghiera, in silenzio, per la vita che è mistero fitto e oscuro, nell’anno mille e nei nostri anni.

S. Stefano (7)

E una piccola processione di gente varca quella soglia.

S. Stefano (8)
E tutto attorno ancora adesso è mistero, mistero grande e immenso.
La vita e la sua fine, così vicine.

S. Stefano (9)
Una piccola croce si staglia contro il cielo, così terso e rasserenante.

S. Stefano (10)
Scorrono le geometrie delle lapidi, scorrono i nomi del passato.

S. Stefano (11)
E allora ti soffermi a leggere, immagini sguardi, sorrisi, cerchi di indovinare volti e profili.

S. Stefano (12)
Il mistero fitto e oscuro a volte trova la sua dimensione.
Non sappiamo spiegare nulla, sappiamo solo rimanere muti.

S. Stefano (13)

Camminiamo intorno all’edificio, in silenzio, come si conviene a un luogo come questo.

S. Stefano (14)

E tutto pare avere un’armonia che si addice al mondo che circonda questo fazzoletto di terra che ospita un’antica chiesa e un cimitero.

S. Stefano (15)

Una statua, una pacifica quiete.

S. Stefano (16)
E ancora altre vite da raccontare, altri misteri da rivelare.

S. Stefano (17)
E mentre osservavo in silenzio mi sono posta una domanda.
Quanti conoscono questo luogo così ricco di fascino e di misticismo antico?
Una passeggiata a Fontanarossa merita per molte ragioni, per il cielo e le montagne, per i prati verdi e l’aria pulita.
E per visitare questo luogo così unico, un tesoro da difendere e da tutelare.

S. Stefano (18)
La luce proietta le sagome degli alberi sulla facciata dell’edificio.

S. Stefano (19)

Alle spalle dell’antica chiesa millenaria, un altro tempo ancora tra noi.
Ed il silenzio è rotto solo dal cinguettio allegro di un uccellino che canta, la vita è questo mistero fitto e oscuro ma ha queste voci liete che ci ricordano il senso della nostra esistenza.

S. Stefano (20)

E tutto intorno è quiete.
La luce è intensa, calda e viva, accende il cielo di turchese vivace.
E accarezza le pietre e i marmi, nella pace infinita del cimitero di Fontanarossa.

S. Stefano (21)

I tetti di Fontanarossa

Una strada che sale e si inerpica tra le montagne, una strada che conduce a un piccolo paese dai tetti aguzzi, il paese di Fontanarossa.
E per arrivarci occorre attraversare questo ponte.

Fontanarossa

E là sotto scorre il Trebbia, il fiume che si insinua in questa valle, tra i verdi boschi e gli alberi frondosi.

Trebbia

E sono gorghi e laghetti, spazi ombrosi dove ritemprarsi dal caldo dell’estate.

Trebbia (2)
E poi si sale, tra curve e tornanti.
Ed è un ondeggiare gentile, tra prati curati e ben tenuti, con l’erba brillante e lucida.

Fontanarossa (2)

Lungo la strada che vi porterà lassù una casa in solida pietra.
Ed appartiene a un mondo antico, un mondo contadino che qui ha ancora la sua dimensione.

Fontanarossa (3)

E tutto parla di quel mondo a Fontanarossa.
I tetti rossi delle case spiccano contro il blu del cielo.

Fontanarossa (5)

E questa è una sinfonia di tegole, una dietro l’altra sullo sfondo delle montagne.

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I campanili, le ringhiere dei terrazzi.
E’ un angolo di Liguria abbarbicato quassù, nel silenzio.

Fontanarossa (7)

Un paese che ha una storia lontana, nel ‘500 fu sotto il dominio dei Doria ed è a questa famiglia che apparteneva questo antico palazzo che è posto in posizione predominante.
E’ strano il destino, questa un tempo fu anche una cupa prigione, adesso appare come un luogo quieto, abbellito da un cespuglio di ortensie.

Fontanarossa (8)
E là, sotto le scale, una carriola, delle cassette e della legna.

Fontanarossa (9)

E vedi il cielo attraverso le finestre, per quanto possa essere suggestivo, vien da pensare che questo edificio avrebbe bisogno di qualche intervento, non pare anche a voi?

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Fontanarossa e il passato, sapeste chi è nato quassù!
Accadde tanti anni fa, prima di molti eventi significativi per l’umanità intera, si presume che qui sia nata una bimba alla quale venne imposto il nome di Susanna.
E quando quella bimba divenne donna andò in sposa a un certo Domenico, di professione lanaiuolo.
Era il 12 Ottobre 1492 quando il figlio di Domenico e Susanna approdò in un continente sconosciuto: Cristoforo Colombo aveva scoperto l’America.
E qui una targa ricorda che sua madre era originaria di questo piccolo paese della Val Trebbia.

Fontanarossa (11)

Oh, ma dev’essere l’aria di questi luoghi a predisporre all’avventura!
A Fontanarossa c’è una piazza intitolata ad un altro dei suoi figli, un uomo che ricoprì un ruolo di una certa importanza.
Una famiglia della Val Trebbia e le sue radici, da Fontanarossa a San Francisco.

Fontanarossa (12)

Scorci caratteristici, montagne e panni stesi, in questo angolo di Liguria che in estate si anima del turismo delle seconde case.

Fontanarossa (13)

Tetti spioventi e il campanile.
E quelle tegole, le tegole che disegnano le geometrie e il panorama di Fontanarossa.

Fontanarossa (14)

In questo mondo in qualche maniera ancora antico, pare fermo nel tempo in certi istanti.

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E qui c’è un anello per assicurare il vostro cavallo, signori!
Poteva essere altrimenti?

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Campagna, aria pulita e profumi.
Un odoroso cespuglio di lavanda attira farfalline dalle ali bianche, sono a decine si posano sui fiori e si rialzano.
E io mi incanto a guardarle!
Che volete farci? Ognuno ha le sue debolezze, no?

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Legno, pietra, finestre dai vetri opachi.
Il senso di altri anni.
Un altro tempo, semplice e rustico.

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Gli alberi regalano i loro frutti, gli orti traboccano dei doni della terra, sbocciano le margherite dai fiori bianchi.

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E non so se anche per altri sia così, a me colpiscono questi tetti dal colore caldo e lucente, uno dietro l’altro, a diverse altezze.

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Scende la strada, sullo sfondo si scorgono i monti superbi generosi di funghi e di castagne.

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Una vanga e gli attrezzi del contadino lasciati qui posati contro un tronco d’albero.

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Cartoline dalla Val Trebbia, colori che sarebbero piaciuti a Vincent Van Gogh, se fosse venuto qui sono certa che si sarebbe seduto ad osservare e poi avrebbe ritratto la cascina, il prato, i rami degli alberi.

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La legna è addossata sul muro, è dura e faticosa la vita di campagna.

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Le fascine opportunamente legate impilate una sull’altra.

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E lo steccato e i sassi, il profilo perfetto delle montagne.

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Un mondo antico, eppure è adesso.

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Il verde acceso e tutte queste diverse sfumature.
E il cielo è sempre blu, in estate, in Val Trebbia.

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E ancora la visita a Fontanarossa non è terminata, c’è un luogo ricco di fascino e di mistero che desidero mostrarvi nel dettaglio,
E sarà un viaggio alla scoperta di un posto meraviglioso e forsepoco conosciuto, in questo territorio così bello e così ricco.
Vi lascio qui, sul limitare del bosco.
Vi lascio qui, davanti ai tetti di Fontanarossa.

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