La fontana di Piazza Roma

La fontana di Piazza Roma non è la prima che incontri arrivando a Fontanigorda, tuttavia per me quella lì è sempre stata “la fontana” o comunque una delle mie preferite del paese.
La fontana di Piazza Roma si trova in una zona dove terminano diverse discese – o dove iniziano diverse salite, a seconda dei punti di vista, ecco – e per questa ragione, negli anni della nostra infanzia spericolata, quando cadevamo rovinosamente dalla bicicletta andavamo a bagnare i graffi con l’acqua gelida della fontana e secondo noi passava tutto.
Insomma, noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 eravamo anche un po’ selvatici ma ci sapevamo arrangiare.
E quando correvamo a perdifiato e arrivavamo da quella fontana lì in genere salivamo in piedi sul bordo, piegavamo le ginocchia e con le mani posate sulla fontana bevevamo quell’acqua fresca fresca e ristoratrice.
Che ricordo e che bellezza!
Non eravamo gli unici, chiaramente, a bere alla fontana, alle volte poi lo si faceva con la coppetta del gelato oppure con il bicchierino di plastica richiudibile che la mamma teneva in borsa.
Io non so a voi ma a me pareva sempre che quel bicchiere dovesse chiudersi all’improvviso proprio mentre stavo bevendo, non mi fidavo mica tanto di quell’affare lì!
La fontana di Piazza Roma era poi molto comoda perché noi andavamo sempre a giocare là vicino, a poca distanza c’è infatti il nostro muretto preferito per giocare con le perline.
E apro qui una nostalgica parentesi in ricordo delle tante perline perdute quando, per sfortuna, ti cadeva per terra la scatoletta.
Era una delle cose peggiori che potesse capitare, accidenti!
Ve lo ricordate anche voi vero quanto era difficile recuperare le perline cadute tra gli avvallamenti dell’asfalto?
Ammetto che alle volte, dopo averne raccattate un po’ con l’ago e con certosina pazienza, mi arrendevo e alcune le lasciavo lì, ci voleva un sacco di tempo a tirar su le perline!
Inoltre, per fortuna c’erano sempre le due fornitissime mercerie e anche il mercato al martedì, non rischiavamo certo di restar senza perline per i nostri braccialetti.
E ritorniamo alla nostra cara fontana di Piazza Roma che risale al 1966 ed è decorata con piccola scultura marmorea della Pietà.
In quegli anni ‘70, in quel tempo che era così diverso da questo, su questa piazza di Fontanigorda si affacciavano l’Albergo Fontanella e l’Albergo Roccabruna, quest’ultimo edificio è stato poi con successo convertito in un complesso con abitazioni private.
Eh, ma quando c’era ancora il Roccabruna io mi ricordo bene che i camerieri dell’albergo andavano alla fontana con le brocche a prendere l’acqua deliziosa per i loro clienti.
E anche altre persone avevano questa bella usanza, si andava là con la bottiglia di vetro e si metteva in tavola l’acqua fresca di Fontanigorda.
Io vado sempre a bere a quella fontana, però non salgo più in piedi sul bordo.
La scatola con le perline la tengo a casa in un armadio, penso che potrei fare decine e decine di braccialetti e collanine.
L’acqua sgorga sempre gioiosa dalla fontana di Piazza Roma, fluisce come il tempo che fugge via, a volte, in una maniera che non si sa spiegare.

Ai margini del bosco

Ai margini del bosco si incontrano creature magnifiche e meravigliose.
A di la verità mi è capitato per tre giorni di seguito di vedere certi giovani daini, tuttavia anche loro si erano accorti di me e quindi, in quei casi, è stato proprio impossibile fare anche solo una fotografia.
Ieri pomeriggio, invece, ai margini del bosco, ho sentito appena un lieve frusciare e poi ho visto dapprima quelle due orecchie.
Eccolo, tra gli alberi!

Quindi, approfittando di questa fortunata coincidenza sono rimasta a guardare, c’erano quelle tenere foglioline da sgranocchiare e quindi il mio piccolo amico era davvero molto impegnato.

I tipi come lui, tuttavia, stanno sempre all’erta.
Basta un minimo rumore e iniziano a guardarsi attorno, guardinghi e timorosi.
Ed è bastato un attimo, il daino ha alzato il capo e ha guardato nella mia direzione, forse ci ha messo un po’ a distinguere la mia figura ma siamo rimasti per una brevissima frazione di tempo occhi negli occhi.

E poi ha fatto quell’espressione lì, come dire: sai, ora devo proprio andare.
Un balzo leggero, un altro e via, è scomparso tra i rami.
Arrivederci piccolo amico, spero di incontrarti ancora!

Timidezze feline

Nel caldo del pomeriggio, camminavo sullo stradone di Fontanigorda.
E ad un certo punto, girando distrattamente lo sguardo verso una scaletta mi accorgo di essere osservata.
Cucù!

Un gattino piccoletto e suo fratello, tutti e due sono corsi via alla velocità del fulmine, questi qui mica stanno a fare tante cerimonie, schizzano via come delle schegge.
E tuttavia, poco dopo, rieccolo qui!
E in che posto si è andato ad infilare, spero che questo tipetto non si metta nei guai!

Discreta e cauta ecco spuntare anche l’amorevole mamma, la piccola peste si è messa dietro di lei, d’altra parte non si mai, meglio esser diffidenti.

È un micetto tenero e morbido, uno dei tanti che incontrerò in questa nuova estate.

Il suo fratellino, poi, non è che sia molto più socievole, anzi, direi che è persino più timido.
E pure lui eccolo lì, bisogna che spieghi a questi due qui che quello lì non è il posto per per loro.

Ho visto il tipetto tigrato fare certe acrobazie.

Mentre l’altro piano piano si azzardava a mostrarsi un pochino di più.
Sempre con cautela, non esageriamo con le confidenze!

Tornerò a trovare questi due bei tipetti, sul muretto o sulla staccionata so già che saranno protagonisti di molte avventure.

Colori d’estate

E spiccano allegri i colori d’estate, sono le vibranti tonalità dei fiori selvatici che sbocciano sui prati e ai margini del bosco a Fontanigorda.
Ed è viola e rosa, tra i teneri fili d’erba.

E poi una nota di azzurro polveroso, così delicato.

E giallo glorioso e caldo come il sole che brilla potente in questa stagione.

C’è una cifra di leggiadria inimitabile nella perfetta armonia della natura e risiede nella semplicità: un fiore dondolante, una piccola creatura e una magia di equilibri.

Il bosco è sempre prodigo di molte bellezze e hanno tutti i colori del mondo.
Ed ancora il giallo, chiaro e tenue.

E rasserena questo celeste romantico del non ti scordar di me.

Mentre la farfalla regale così si posa schiudendo le sue candide ali.

Con questo incanto così fiorisce l’estate, con i suoi fiori spontanei che sono le sue parole e i suoi profumi.

E ancora altro candore dona la bella margherita nell’abbraccio del sole.

Il tempo dell’estate sa essere così dolce, proprio come le squisite fragoline che rosse maturano tra l’erba tenera di Fontanigorda.

Ritorno a Fontanigorda

Ed eccomi ritornata in Val Trebbia, nella mia Fontanigorda.
E ho pensato: metterò sulle mie paginette la cosa più bella che vedrò al mio arrivo.
Solo che non è così semplice!
Infatti ho visto subito certe rose dondolanti, poi i miei occhi hanno trovato una nuvola gonfia e magnifica nel cielo turchese.
Poi ho incontrato un gatto molto aristocratico e diffidente, mentre il sole sfiorava con una carezza i boschi rigogliosi, ho ritrovato gli alberi tra le case e la linea dei monti.
Un paesaggio amato, bellezza autentica.
E poi sono passata davanti al solito giardino dove sempre sbocciano certi fiori e ho veduto una piccola ape che indugiava sui petali gialli.
Eccomi ritornata, cara piccola amica, è bello trovarti tra i colori e i profumi dell’estate.

La prima farfalla della stagione

La prima farfalla della stagione è arrivata sul terrazzo nel caldo cocente del primo pomeriggio.
Deve aver gironzolato un po’, qui fiori sui quali posarsi ne trova in abbondanza!
Ci sono lavande e margherite, viole, gerani, verbene, c’è anche la fucsia regale eppure lei è andata ad adagiarsi proprio su certi fiori.
La prima farfalla della stagione è una di quelle che, in genere, fuggono via veloci e a volte per fotografarle mi tocca inseguirle sui prati.
La prima farfalla della stagione, come vi dicevo, ha scelto certi fiori per me speciali per la sua visita sul mio terrazzo: sono fiori di Fontanigorda.
Da qualche anno infatti quando è il momento di lasciare la Val Trebbia parto con i semi di queste piante, poi li lascio dormire per tutto l’inverno in una scatoletta e a marzo infine li metto nella terra.
Tono su tono, foglia dopo foglia, bocciolo dopo bocciolo così fiorisce l’estate sul mio terrazzo, con i fiori di Fontanigorda prediletti da me e dalla mia amica farfalla.

Nove anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è un giorno bello e speciale per me, oggi è il 19 giugno e questo mio blog compie ben nove anni!
Come sempre mi piace festeggiarlo insieme a voi, perché sono stati nove anni di caruggi, fiori, passeggiate, onde del mare, tramonti, storie immaginate e reali e tante altre cose splendide.
Come sempre mi piace anche ricordare che questo blog mi ha regalato nuove amicizie, incontri, belle esperienze e momenti di condivisione e di tutto questo sono molto grata.
Grazie a tutti voi dei vostri entusiasmi e della vostra presenza, grazie ai lettori con i quali mi confronto e ai lettori silenziosi che mi seguono in questa bella avventura.
E allora con le mie amate rose di Fontanigorda brindo insieme a voi, cin cin e buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Magliette e ricordi d’estate

È da sempre uno dei capi d’abbigliamento preferiti nella stagione estiva, sapreste dire quante magliette avete posseduto?
Io di certo no ma di alcune di loro conservo precise memorie in quanto sono legate a tempi di estati felici.
La maglietta per così dire più odiata era forse anche la più piccina: era quella che la mamma mi metteva quando in spiaggia mi scottavo la schiena.
Sì, perché noi che eravamo bambini negli anni ‘70 eravamo pure un po’ selvaggi e non c’era maniera di farci stare fermi, quindi in quell’andirivieni tra scogli, spiaggia, cabina, baretto e bagnasciuga alla fine delle volte finivamo per ritrovarci con la schiena rossa come un peperone!
Il rimedio? La maglietta!
E non c’è niente di peggio che andare alla spiaggia con la maglietta soprattutto se hai un gran da fare tra castelli di sabbia, pesci, granchi, tuffi, sassi e conchiglie.
Tra le molte magliette della mia infanzia un pensiero affettuoso va anche a tutte quelle che si sono rovinate in qualche maniera durante le estati in Val Trebbia.
Sì, perché noi che eravamo bambini negli anni ‘70 mica stavamo a ciondolare sulle panchine, eravamo sempre in giro e andavamo per boschi e per prati e vuoi che non mi sia mai rimasta agganciata la manica della maglietta in qualche ramo? Eh!
E che dire delle scorribande in bicicletta?
L’estate era ginocchia sbucciate ma anche, fatalmente, magliette strappate, capitava così!
Poi sono venuti altri tempi e altre vanità da adolescenti.
E in quegli anni le magliette più belle me le regalava la mia cara zia, lei viaggiava un sacco e ritornava dai suoi giri sempre con delle magliette bellissime.
Alcune avevano scritte e disegni relativi alle città visitate, altre erano invece dedicate a cantanti e band dell’epoca: la zia era insegnante e sapeva benissimo cosa piaceva ai ragazzini, la zia non ha mai sbagliato un regalo in vita sua e questa era davvero una cosa fantastica.
Alcune di quelle magliette le conservo ancora, sono un po’ un bel ricordo di quegli anni là.
Insieme a loro, nel cassetto, ho anche una maglietta di cotone beige con una grande farfalla rossa sul davanti, sulle ali aggraziate ci son anche alcuni brillantini: quella maglietta apparteneva alla zia, io non l’ho mai indossata ma credo che si trovi bene nel mio cassetto insieme a quelle altre, ecco.
Quante magliette ci sono state nelle nostre estati: quelle con il coccodrillo e quelle della Fruit of the Loom, quelle semplicemente bianche, magliette a righe, a colori, a volte con le scritte o con le frasi nelle quali ci riconoscevamo.
Si, perché noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 e poi ragazzini negli anni ‘80 abbiamo avuto tutta una serie di nostri miti personali e certe frasi le avevamo sul diario, sulle borse di stoffa e sulle magliette.
Eravamo così, sono contenta di essere stata così, anche se una delle mie cadute in bicicletta mi ha lasciato una piccola cicatrice su un ginocchio ma d’altra parte la vita è fatta anche di questo.
La maglietta che vedete nella foto che conclude questo post non appartiene a me: l’ho veduta così, appesa fuori dalla finestra, in un giorno di luglio a Fontanigorda.
Mi ha fatto venire in mente le magliette delle mie belle estati, a volte sono le cose più semplici a far nascere in noi un senso di dolce nostalgia.

Una passeggiata alla Cappelletta

Vi porto con me in un luogo del cuore, andremo insieme a fare una passeggiata alla Cappelletta di San Rocco a Fontanigorda.
Questa è una delle mie mete dei giorni d’estate, si tratta di una breve e piacevole camminata davvero alla portata di tutti.
Così si sale verso Casoni tra il sole che brilla e l’ombra confortevole degli alberi.

E tutto attorno ferve la vita.
E sono le farfalle e le api, le piccole margherite e gli uccellini canterini, le lucertole che si nascondono sotto le foglie, i daini che fuggono tra gli alberi, nel suono ovattato del bosco con le sue molte voci e il suo afflato vitale.

Mentre i rami degli alberi fanno da cornice a questo amato percorso, noi che amiamo Fontanigorda abbiamo fatto mille volte su e giù in bicicletta quando eravamo piccoli, poi siamo andati lungo i sentieri a raccogliere i funghi, abbiamo raggiunto luoghi e tratti della nostra Val Trebbia sempre cari e sempre nuovi.
Così, dolcemente, curva dopo curva.

E ogni ramo è un dono generoso, sotto questo cielo limpido e chiaro.

Ancora si cammina e al culmine della salita si arriva al cospetto della piccola Cappelletta di San Rocco, un luogo intimo e raccolto in questa splendida pace.
La cappelletta è per lo più sempre chiusa ma viene aperta nel giorno dedicato a San Rocco, il 16 Agosto da Fontanigorda si tiene una partecipata processione alla quale predono parte la gente del posto e anche molti villeggianti.

E se vi capiterà di leggere le vicende di San Rocco scoprirete che egli visse nella seconda metà del ‘300 e si spese senza riserva per i più sfortunati portando il suo soccorso durante le terribili epidemie di peste così frequenti in quel suo tempo.
E così San Rocco, l’umile pellegrino nativo di Montpellier, è patrono degli appestati, di coloro che soffrono di malattie infettive e degli invalidi.
A Fontanigorda la piccola cappella gli venne dedicata per ringraziare il santo della sua protezione durante l’epidemia di peste verificatasi a metà dell’Ottocento.

Ecco quindi San Rocco, è ritratto come da tradizione mentre regge il suo bastone e ai suoi piedi c’è il suo fido cane, questa affettuosa presenza si riferisce ad episodi della vita del santo che è anche patrono proprio dei cani.

E ancora si cammina, in questi luoghi cari e molto amati, dopo la Cappelletta la strada prosegue verso Casoni e c’è un bivio che conduce alla località Cerreta.

E ci sono felci e alberi generosi, piccole fragole dolci nel tempo di giugno, bocche di leone e fiori selvatici, rapaci che si librano alti nel cielo e ghiandaie ciarliere che si posano sui rami, ancora curva dopo curva.

Sul finire dell’estate poi sui rovi maturano le more.

Nella bellezza di questa natura ricca e magnifica, nella quiete dei monti della Val Trebbia, durante una passeggiata alla Cappelletta.


E poi ancora si percorre la via del ritorno e così si ritrova la nostra cara Fontanigorda con i suoi tetti rossi.

Una cartolina dal Bosco delle Fate

Un abitino candido come le nuvole che a volte attraversano questo cielo.
Il sorriso e la felicità, la pelle ambrata, i sandaletti.
Le amiche, la sorellina più piccola.
La mamma, le zie, sorrisi fissati appena per qualche istante.
Uno steccato di legno.
Una curva tortuosa.
E un giorno d’estate da non dimenticare.

Al Bosco delle Fate, a Fontanigorda.
Là sotto l’ombra dei castagni, mentre gli uccellini e mentre le farfalle passano di fiore in fiore, nella dolcezza di un giorno d’estate.

Nella bellezza di un luogo caro che resta sempre nel cuore.
Gli alberi, i campi da bocce, le corse a nascondersi dietro le rocce, una maniera bellissima di diventare grandi.

E sullo sfondo i monti a fare da cornice al panorama, così li vedi anche in altri punti di Fontanigorda, mentre fioriscono le rose e l’aria si profuma della freschezza deliziosa della lavanda.

Lavanda (3)

Un abitino chiaro, la frangetta e la gioia di vivere.
Una cartolina spedita nel 1930, in un tempo d’estate diverso dal nostro.
Già allora però, si serbavano dolcissimi ricordi delle passeggiate al Bosco delle Fate.