Giacomo Costa: l’America in 3D 1924-1931

Un viaggio non termina mai se lo sguardo sa divenire memoria del proprio vissuto, un viaggio a volte resta nell’album dei ricordi che costituiscono l’esperienza di una persona, tutti noi abbiamo momenti preziosi da conservare e condividere con le persone che amiamo.
Nel tempo che era un altro tempo nacque un album dei ricordi che oggi anche voi potrete sfogliare: appartenne a Giacomo Costa, membro della famiglia di armatori legata a doppio filo alla storia di Genova.
E allora immaginate lui: Giacomo è giovane ed entusiasta, ha 28 anni e parte alla volta dell’America, lo scopo del suo viaggio è l’esportazione dell’olio d’oliva, sarà negli Stati Uniti per due lunghi periodi, nel 1924 e nel 1931.
E poi, il viaggio è vita, scoperta, nuove prospettive, emozioni.
Giacomo Costa ama la fotografia, nel corso di quei viaggi e durante tutta la sua vita il suo sguardo fisserà istanti, luoghi, sorrisi di bimbi, momenti del quotidiano, frammenti di vita.
Quel suo album dei ricordi è composto da 2000 preziose lastre fotografiche conservate da suo nipote Eugenio che come il nonno ha un talento innato per la fotografia e anche un grande amore per Genova.
Si deve proprio al fotografo Eugenio Costa la mostra allestita a Palazzo Grillo in Piazza delle Vigne fino al 28 Aprile e visitabile ad ingresso gratuito dal mercoledì alla domenica dalle 16.00 alle 20.00.
Giacomo Costa – L’America in 3D 1924-1931 è un’esposizione che ha un’alta cifra di fascino perché vi trasporta davvero in un’altra epoca.

Che America è quella narrata da Giacomo Costa?
È scorci in bianco e nero, bandiere e una scenografica parata, vedute di grattacieli e di persone ritratte mentre camminano sotto a un altro blu.
Troverete appese alle pareti alcune stampe ma Eugenio Costa vi racconterà che suo nonno Giacomo non stampava mai le sue fotografie, lui sfogliava il suo album dei ricordi con il Taxiphote, lo speciale visore che consente la visione delle lastre restituendo le immagini in 3D.
Ed è quello che farete anche voi, vedrete le fotografie di Giacomo Costa con l’apparecchio che lui stesso usava.

Giacomo Costa conservava le sue fragili e preziose lastre fotografiche in un mobile dai molti cassetti, in ognuno di essi ancora adesso sono racchiuse quelle sue memorie.
E non c’è soltanto l’America, ci sono anche i ricordi di famiglia e le comunioni, le gite estive e giornate al mare, i bambini in fila e le foto delle nozze, i sorrisi amorosi di giovani mamme e gli svaghi di spericolati sportivi con attrezzature da sci per noi improbabili.

E la magia del 3D restituisce immagini vere e reali, sembra di essere davvero in quei luoghi e in quell’America narrata da Giacomo Costa con le immagini.
Al parapetto, mentre davanti si stagliano i grattacieli di New York.
Sul ponte, ad osservare tre bimbetti americani che corrono a perdifiato tenendo al collo i pattini.
Sulla nave, quando il fotografo cattura lo sguardo di altri viaggiatori e quello di un altro fotografo.

E non so descrivere lo stupore che suscitano le immagini in 3D, tra le altre cose ad incantarmi è stata una fotografia di famiglia.
Si vede una lunga tavolata, è la prospettiva di un pranzo elegante con porcellane, argenterie, cristalli e garbate eleganze negli abiti e nei gesti.
Ed è come essere lì, insieme a loro, è talmente reale da lasciare senza parole.
E infatti mi è venuto da esclamare questa frase: sono a tavola con loro e non ho il vestito adatto!
Che grande invenzione la fotografia!

E quanta bellezza c’è nel desiderio di condividere questi ricordi di casa e di vita?
Se andrete a vedere la mostra potrete ascoltare i racconti di Eugenio Costa, sarà lui a parlarvi di suo nonno e del suo patrimonio di immagini.
Lo fa con autentico affetto e con stima vera per il nonno e per il suo talento, con il desiderio sincero di narrare la maniera speciale di Giacomo di guardare il mondo.

E sapete una cosa?
Mentre osservavo quelle fotografie di Giacomo Costa mi è venuto in mente un libro che amo tanto, quelle pagine raccontano una certa idea di America, narrano un viaggio molto diverso da quello compiuto da Giacomo ma del resto ognuno di noi ha la propria America, da quale parte.
E i libri, a volte, parlano di tutti, a volte raccontano qualcosa che tu non sai essere tuo, eppure magari invece ci sei proprio tu in quelle righe.
O forse no, è chiaro che ognuno di noi può saperlo solo per se stesso, io non ho mai conosciuto il nonno di Eugenio Costa, ho soltanto visto le sue fotografie.
Eppure, mentre guardavo le sue lastre mi giravano in testa queste parole e allora voglio metterle qui, insieme a una delle immagini che anche voi potrete vedere, viaggiando nei viaggi compiuti da Giacomo Costa.

“Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno.
E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello.
Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America.”

Alessandro Baricco – Novecento

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Giochi di bimbi di un altro tempo

Il gioco è libertà, gioia e fantasia e i giochi dei bimbi di un altro tempo ci sembrano così semplici ma in realtà in certi casi era necessaria una certa abilità.
I bambini di un altro tempo non avevano genitori sempre pronti a fotografarli in ogni momento della loro vita e quindi per conservare la memoria dei giorni dell’infanzia bisognava affidarsi ad un professionista.
Inoltre, con tutta probabilità, i giochi con i quali questi piccini sono ritratti non erano neanche di loro proprietà ma erano pezzi che appartenevano al fotografo.
Lui è Valter con la sua sorellina Vanda, quanto si assomigliano questi due!
Il cappello della Regia Marina, il cappottino scuro con i bottoni grandi, l’espressione composta ed obbediente.

I giochi dei bimbi di un altro tempo evocano in noi un’inconsueta nostalgia di quello che non abbiamo vissuto.
Un cerchio e un bastoncino per farlo correre, tutta una questione di gioioso equilibrio: noi non ci abbiamo mai provato ma ci sarebbe piaciuto, vero?
Il suo nome è Piero ed eccolo qui in piedi sulla sedia con le manine sul suo cerchio e lo sguardo un po’ spaventato.

Non era il solo modo per divertirsi, grazie ad una vecchia foto ho scoperto un passatempo del quale non ero a conoscenza.
Servivano un cerchio di piccole dimensioni e due bastoncini, il cerchio veniva lanciato in aria e un compagno di giochi doveva prenderlo e rilanciarlo con gli stessi bastoncini.
Ho trovato qui la spiegazione e credo che si tratti proprio dello stesso gioco.
E c’è un bimbetto dall’espressione furbetta che potrebbe insegnarci alla perfezione tutta la procedura, direi che sembra sapere il fatto suo!

Ed ecco poi un bel cavallino.
In altre foto d’epoca più antiche e simili a questa ho notato che la base su cui si regge il cavallo risulta sopraelevata ed è dotata di quattro rotelle.
A guardar bene anche questo gioco ha le sue rotelline, sono inserite nell’asse di legno.
Cose di bimbi di un tempo diverso e distante dal nostro.

Giochi desiderati, giochi semplici ed entusiasmanti per questi bimbi di un altro secolo.
Nel tempo del divertimento, quando ancora bisogna diventare grandi.
E magari tu sei un ragazzino giudizioso di nome Valter, appena è possibile te ne vai fuori a giocare e fai correre il tuo cerchio così veloce, quando prende il via è un’emozione grande!
E hai una sorellina che si chiama Vanda, lei è curiosa e intelligente e vorrebbe sempre fare tutto quello che fai tu.
E così un bel giorno ti metti lì e le spieghi come funziona: la bacchetta, il cerchio e via, si parte!
E quando il cerchio inizia ad andare veloce è un’emozione così grande che davvero non si può raccontare.

Un Manuale del 1910: Fotografia pei dilettanti

Tra le cose notevoli che possono regalare un sorriso c’è anche questa: trovare tra i libri degli antenati un volumetto interessante che risale al 1910.
Signore e signori, ecco a voi il pregiato Manuale Hoepli dedicato alla Fotografia pei dilettanti, certo l’argomento merita un approfondimento.

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Intanto, chi è il dilettante fotografo?
Secondo il nostro autore, il celebre Dr. Muffone, il dilettante del suo tempo è un genere anfibio fra il pittore, il viaggiatore impressionista e il fannullone.
Eh, che romantica definizione, dice il nostro che in epoche antecedenti si usavano metodi ben più complicati: nel 1910 la faccenda è più semplice.
Ovviamente questo libro è ricco di consigli che guidano il dilettante passo dopo passo, viene spiegato nel dettaglio il funzionamento di certi apparecchi.

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Tuttavia, se si usa la macchina come fida compagna di viaggio, serve un mezzo rapido che non obblighi a tanti differenti passaggi, metti il caso di trovarti in presenza di un treno che corre o di una folla movimentata.
Eh, non posso che condividere!
Tra tutti i pregevoli pezzi mostrati in questo libro la mia preferenza cade sulla borsetta fotografica.
Ebbene, una volta chiusa si presenta in tale maniera.

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E quando la si apre ecco la bella sorpresa, questa sarebbe perfetta per me!

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Mirino, otturatore, camera oscura, lastre e sali d’argento: comprendete che mi è difficile scendere nei particolari, il nostro si dilunga in maniera piuttosto approfondita e tuttavia certi suoi consigli sono pur sempre validi.
Qual è l’impresa più complicata? Certamente il ritratto, secondo lui.
Per il ritratto a medaglione il soggetto si metterà su uno sgabello, particolare attenzione va data alle mani, non devono mai toccare le guance o il mento.
E se invece si fa un ritratto in piedi le mani come caspita vanno messe?
Si impegnano in qualche maniera, ad esempio facendo reggere alla persona un ventaglio, un ombrellino o un bastone da passeggio.

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Se invece si fotografa un gruppo si consiglia di ricorrere alla forma piramidale, ponendo così l’accento sulla parte centrale.

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Fare una foto è una questione complicata e come tutti sappiamo la luce ha la sua importanza, a questo tema il nostro autore dedica diverse pagine.
Conta lo sfondo e contano “i punti luminosi degli occhi”, altrimenti il soggetto mancherà della vitalità che ogni fotografo spera di immortalare.
E poi naturalmente occorre allenare lo sguardo, in molte maniere:

“Studiate le diverse figure che incontrate in un vagone, in un omnibus ecc. ecc., badate ai cambiamenti di luce ed ombra…”

Oh caro Dottor Muffone, sarà lieto di sapere che tuttora esistono torme di fotografi si dilettano a scrutare e a immortalare il loro prossimo!
Certo, con apparecchi diversi da questo, mi pare ovvio!

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Non mancano le dritte per il ritocco: occorre munirsi di pazienza, pennello e acquerello per abbellire le immagini con certe sfumature.
E insomma, questo libretto trovato per caso si sta rivelando una piccola miniera di informazioni, ampia parte è dedicata alle varie tecniche di sviluppo e stampa, una sezione racconta la storia delle cartoline e magari tornerò a scrivere di questo argomento.
Non dimentichiamo un capitolo importante che celebra un’invenzione geniale: il cinematografo.
Dice il nostro autore che ormai tutti gli eventi pubblici si avvalgono in qualche modo della cinematografia: così, in questo anno 1910, si considera che questa novità sarà ben utile per tramandare ai posteri una realistica documentazione di ciò che accade nel mondo.
Tuttavia il meccanismo non è ancora ben rodato e l’autore cita un grave incidente avvenuto a Parigi, nel 1897.
In quell’anno si tenne nella capitale francese il Bazar della Carità, una festa di beneficenza organizzata dall’aristocrazia parigina.
Siccome sono curiosa sono andata a cercare gli articoli dell’epoca, sui giornali del tempo si legge che nella zona del cinematografo si sprigionò un incendio che causò moltissimi morti e numerosi feriti.
Questa tragica circostanza, a quanto pare, fece molta impressione ed ebbe risonanza internazionale.
Io ho scoperto questa notizia partendo dal mio manuale, come sempre accade un libro ti svela realtà sconosciute.

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Concludo questo articolo con una nota di roseo ottimismo.
La bellezza del mondo è nei suoi colori e il nostro autore si pone una domanda:

“Perché non la possiamo noi ottenere? Purtroppo sinora non siamo a tal punto, ma ci arriveremo.
Chi avrebbe mai supposto che in così pochi anni saremmo giunti all’istantaneità?
Così diremo della fotografia a colori.”

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Mando un saluto affettuoso al Dottor Muffone, nelle sue parole lungimiranti era già scritto il futuro.
E per noi che ci divertiamo a fotografare tutto è davvero più semplice!
Malgrado ciò intendo leggere con attenzione il mio libro e per esercitarmi posso sempre ricorrere all’apparecchio fotografico di mio nonno, direi che è perfetto per mettere in pratica i consigli del Manuale di Fotografia pei dilettanti!

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#thousandpeople

Genova dalle mille storie e dai mille volti, Genova e lo sguardo di un fotografo di grande talento, il suo nome è Timothy Costa e i suoi scatti sono in esposizione alla Loggia di Banchi fino al 13 dicembre.
Mille visi, mille persone immortalate nel centro storico di Genova, la vita che anima la città vecchia, coloro che ci abitano, ci lavorano o semplicemente la percorrono.

#Thousandpeople

E quando sono stata alla mostra curiosamente ad accogliermi alla porta ho trovato lei, Guendalina, l’amica fedele di Timothy che lo segue davvero ovunque.

#Thousandpeople (3)

#thousandpeople, mille facce, mille incontri e mille diverse esistenze, persone che Timothy ha scelto tra coloro che vedeva attraversare i caruggi.
Persone che hanno posato per lui in uno dei suoi set nel centro storico della città.
E l’allestimento della mostra si propone come una ricostruzione di quei vicoli e della stessa Piazza Banchi.

#Thousandpeople (5)

Facce della Superba per un progetto in continua evoluzione, qui c’è anche l’attrezzatura che Timothy usa per ritrarre i soggetti delle sue immagini e quindi è anche possibili farsi fotografare.

#Thousandpeople (7)

E poi si cammina tra la gente di Genova, con quella sorta di affollamento che c’è in certi orari in alcune parti del centro storico.

#Thousandpeople (8)
E tu osservi e pensi che effettivamente alcune persone le hai già viste, forse hai incrociato il loro sguardo proprio ieri o magari un anno fa, da qualche parte, a Genova.

#Thousandpeople (6)

E Guendalina presidia la sala, naturalmente.

#Thousandpeople (9)

Genovesi di ieri e genovesi di oggi, fianco a fianco.

#Thousandpeople (10)

Ma chi sono queste mille persone?
Sotto alla foto di ognuno è indicato semplicemente il nome di battesimo.
Non ho fatto tante domande a Timothy, penso che un fotografo si esprima attraverso le proprie immagini ed è esattamente quel che accade quando si visita questa mostra.
Il mondo? Il mondo è questo qua, Genova è questa qua.
Facce di ragazze, di uomini, di bambini.
E sciarpe al collo, giacche a vento, capelli scompigliati, baffi importanti, collane bon ton e piercing, occhiali da sole, borse a tracolla e sigarette che pendono dalle labbra.

#Thousandpeople (11)

Mezzi sorrisi, facce serie, sguardi profondi.
Ed è rappresentata ogni estrazione sociale ed ogni etnia che popola queste nostre strade, tra tante immagini ho trovato ovviamente persone che conosco e se siete genovesi capiterà anche a voi.
Com’è il mondo?
Il mondo è questo qua, ha tanti colori e tante sfumature.

#Thousandpeople (12)

Ad osservare queste persone in realtà, verrebbe quasi voglia di conoscerle una ad una e farsi raccontare la loro storia.
Queste immagini tuttavia dicono già molto, alcuni sorridono divertiti, altri paiono quasi sorpresi dallo scatto del fotografo, altri ancora sembrano assorti in pensieri impenetrabili.

#Thousandpeople (13)

La gente che incontri per strada, la gente di Genova.

#Thousandpeople (14)

Gente di Genova, quella che va o torna dall’ufficio, quella che va in palestra o all’università,  quella che tiene i figli in braccio, quella che invece è ancora nell’età del gioco e della scoperta, piccoli della Genova che verrà.

#Thousandpeople (15)

E poi c’è lui, l’artista che con il suo estro ha ideato #thousandpeople, Timothy Costa presenzia alla sua mostra alla Loggia Banchi e quindi se lo andrete a trovare avrete occasione di conoscerlo e di complimentarvi con lui per il suo progetto.
E c’è anche la sua foto, sì, ha accanto la sua cara amica Guendalina, ovviamente!

#Thousandpeople (16)

Questo è #thousandpeople una mostra che è un inizio, tra i progetti di Timothy Costa ci sono un libro e un’applicazione, lui ha appena cominciato a raccontare le facce di Genova viste con i suoi occhi.

#Thousandpeople (17)

Qui trovate il sito di Timothy Costa con le immagini che fanno parte di #thousandpeople, un evento ad ingresso libero, visitabile fino al 13 dicembre dalle 10 alle 18, escluso domenica e festivi.

#Thousandpeople (18)

Nella piazza dove tutti noi passiamo, spesso affollata di persone, tra i caruggi e il mare, nella piazza dove trovate il chiosco dei fiori, le bancarelle delle stampe e quelle dei libri, nella piazza dove incontri i mille volti volti di Genova.

#Thousandpeople (19)

Robert Doisneau, Paris en Liberté

Una passeggiata tra le immagini di una certa Parigi, la Parigi di Robert Doisneau.
Duecento fotografie in bianco e nero in esposizione nel Sottoporticato di Palazzo Ducale fino al 26 Gennaio 2014.
Manifesto della mostra Robert Doisneau, Paris en liberté è il più celebre scatto del fotografo francese, Le baiser de l’Hôtel de Ville, il bacio e il sentimento e tutto attorno è nulla.
E poco importa che questo non sia uno scatto rubato, per me questa immagine esprime appieno il senso di straniamento che regala la passione, quando tutto attorno è nulla.

Robert Doisneau

Duecento fotografie scattate tra il 1934 e il 1991, sono le facce di Parigi e dei suoi abitanti.
Facce stralunate, eccitate, deformate, stupefatte, allegre, svagate, distratte.
Quante Parigi esistono davanti all’obiettivo di Doisneau?
Due donne, una fisarmonica e una musica che si può solo immaginare, eppure la senti.
Parigi, l’amore e i baci.
Il bacio più celebre all ‘Hôtel de Ville, lì accanto altre due fotografie: il bacio di due giovani motociclisti che indossano il casco e poi ancora, un insolito mezzo di trasporto, lui e lei e le loro labbra che si toccano.
Parigi, artisti e intellettuali, tra gli altri ci sono Marguerite Duras e Alberto Giacometti , Jacques Prévert e Juliette Greco.
La Parigi dei bistrot e dei tavolini all’aperto, la Parigi fumosa e nascosta, buttata lì, tra i tarocchi di una cartomante che attende qualcuno che voglia conoscere il proprio destino.
Parigi è movimento, in una delle citazioni di Doisneau che troverete alla mostra ho riconosciuto un luogo e la sua atmosfera, si fa riferimento al traffico folle e congestionato di Place de La Concorde, la piazza dove un tempo fu la ghigliottina e che nell’epoca moderna è scenario di altri pericoli.
E tante immagini di pedoni intenti ad attraversarla compongono due grandi pannelli.
Ed è corsa, concitazione, movimento, fretta.
Parigi è  l’alta moda e i suoi protagonisti, Jean Paul Gaultier, Dior, Yves Saint Laurent, l’indimenticabile  Coco Chanel che si riflette in una sequenza specchi.
Arte e moda, uno splendido Pablo Picasso ritocca la rivista Vogue.
E poi Parigi è una grande foto, la casa degli inquilini, un condominio sezionato come una casa di bambole e di ogni appartamento si vedono gli interni.
Parigi è tanti bambini, si tengono per mano e attraversano Rue de Rivoli.
E poi ancora, un’altra foto dove i monelli corrono, scappano, scherzano, suonano i campanelli e poi fuggono via.
Parigi è un fascio di luce abbacinante che attraversa il cielo sopra Place Vendome mentre una donna osserva, alla ringhiera di un terrazzo.
Parigi è il gesto dinamico di un tuffo nella Senna dal Pont d’ Iéna, Parigi è la Tour Eiffel, i grattacieli e le sue archittetture moderne.
Parigi è stupore, meraviglia, sbigottimento, scandalo.
Una galleria d’arte, la Galerie Romi, in vetrina un quadro che ritrae una fanciulla nella sua nudità.
E gli sguardi, gli sguardi dei passanti: c’è chi si perde in una muta ammirazione, chi sbarra gli occhi, chi pare piuttosto divertito.
Sono le mille facce di Parigi, intense e vere, queste e molte altre sono in mostra a Genova, ogni anno Palazzo Ducale offre ai suoi visitatori mostre fotografiche di pregio e di grande interesse.
Questo è l’anno di Paris en liberté e dello sguardo di Robert Doisneau sulla Ville Lumière.

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Stanley Kubrick Fotografo

Guardare il mondo attraverso gli scatti di un grande regista, guardare il mondo con gli occhi di Stanley Kubrick.
Un viaggio che si compie attraverso 160 fotografie che risalgono alla giovinezza di Stanley, all’epoca Kubrick faceva il reporter per la rivista Look.
Immagini di grande pregio che troverete esposte nel sottoporticato di Palazzo Ducale.

Stanley Kubrick
Ma che mondo vi si svela in questo percorso?
L’America, l’America degli anni ’40.
Scale e scale mobili, una scala antincendio e un bacio che è un equilibrismo.
La metropolitana di New York e i suoi passeggeri: i soprabiti, i vestiti a fiori e le borse della spesa.
Un signore che legge il New York Times, una giovane donna con le unghie laccate, frammenti di quotidiano che catturano la vostra attenzione.
Il fumo delle sigarette, le pettinature femminili, le gonne che ondeggiano, i tacchi alti.
Il dettaglio e la visione nel suo complesso, un mondo che si rivela e che affascina.
Una sala d’attesa, la noia e l’assopimento.
E tutto ciò che dovete leggere è su quei volti, nella mimica dei protagonisti.
E poi Stanley vi racconta la giornata di Mickey, un lustrascarpe dodicenne di Brooklyn e questa è una serie di foto che mi ha particolarmente colpita.
Un ragazzino con i capelli chiari e un bel musetto, lo si vede intento nel suo lavoro, mentre gioca con i suoi piccioni o in una foto di gruppo certi suoi coetanei, una giornata con Mickey che se la sa cavare nelle strade del mondo e che scavalca una rete con una certa abilità.
Il mondo secondo Kubrick è la Columbia University, studenti e professori ritratti in diverse situazioni.
Ancora una scala, una donna la percorre con una pila di libri tra le mani.
E c’è lo stupore, la meraviglia, la curiosità, c’è tutto questo sui volti degli scienziati impegnati nei loro esperimenti.
Il mondo secondo Kubrick è le forme estreme di spettacolo, così si chiama una sezione della mostra dedicata allo zoo e al circo.
Ed è il mondo della boxe che non è tanto nelle mie corde ma ho trovato splendida la fotografia di Rocky Graziano insieme a suo figlio, ecco come un duro può ispirare tenerezza.
Il mondo è note, il mondo è jazz, il mondo è Dixieland e se amate questo genere di musica resterete piuttosto a lungo davanti alla foto di Vaughn Monroe e degli altri musicisti.
Bianco e nero, è jazz.
Il mondo è orrore, come il Paddy Wagon, il furgone per i detenuti.
Il mondo è celebrità, è la bellezza tenebrosa di Montgomery Clift sdraiato a terra con la bottiglia in mano, sullo sfondo un letto sfatto.
E poi ancora, eccolo alla finestra con una tazza di caffé o una sigaretta, piccoli istanti resi immensi da un grande fotografo.
Il mondo è seduzione, Betsy von Fürstenberg seduta davanti alla finestra, ha le gambe nude, stringe a sé una rivista, ha il capo reclinato indietro e gli occhi chiusi, pare immersa in un sogno, in certi pensieri che portano via.
La seduzione è Rosemary Williams una showgirl ritratta in diversi scatti, uno in particolare è decisamente straniante e teatrale.
Rosemary si serve il tè: è in piedi, in una cucina angusta e disordinata, il lavello è pieno di stoviglie.
Con una mano si versa il tè con l’altra si sorregge ad una mensola ma ha questa posa da diva, la sua magia è la gestualità, il movimento che si percepisce in quell’immagine e l’espressione così svagata e misteriosa che ha sul viso.
Il mondo secondo Stanley, voi troverete il vostro, i grandi fotografi sanno toccare piani delle percezione diversi per ognuno di noi, non credete anche voi che sia così?
Forse uscirete dalla mostra e avrete negli occhi e nella mente immagini diverse rispetto a quelle che hanno colpito me.
E come viene ben illustrato dai pannelli che vi guidano durante il percorso troverete anche voi le suggestioni che saprà regalare con i suoi film.
Il mondo è inquietudine, durezza, a volte è crudeltà e malvagità.
Portogallo, una via di Lisbona.
E due bambine che camminano fianco a fianco, hanno le treccine e gli abiti a fiori con il fiocco in vita.
E sì, rammentano le due sorelline Shining.
E ancora, un gruppo di persone e alle loro spalle una grande croce cristiana che ricorda il monolite di 2001 Odissea nello Spazio.
Sono state definite  le più belle fotografie del Novecento e sono esposte a Genova fino al 25 Agosto, qui trovate il link a Palazzo Ducale con tutti i dettagli.
Sono 160 scatti, 160 sguardi di Stanley Kubrick sul mondo.

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Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo

Avevo la mia Moleskine per annotare immagini da trasformare in parole.
Immagini e volti da raccontare, come puoi ricordarli se non prendi qualche appunto?
E così ho fatto da principio, ma poi la penna è scivolata in tasca ed è bastato lo sguardo per ricordare, per non dimenticare.
Sì, la memoria rimane, se chi ha ritratto luoghi e persone è un maestro dell’arte della fotografia.
Lui è Steve McCurry, fotografo ed inviato di guerra da ogni fronte scenario di conflitti sanguinosi.
Steve McCurry, autore di scatti indimenticabili pubblicati tra le pagine delle più note riviste, come Newsweek, Time e National Geographic, sulla cui copertina finì la sua foto più celebre.
Un volto di fanciulla.
Ha i capelli scuri, il capo velato, la pelle giovane e liscia, occhi verdi che non si scordano.
Una ragazzina afgana, divenuta simbolo del conflitto che dilaniò il suo paese e di tutte le guerre che imperversano in questo nostro martoriato pianeta.
C’è anche il suo ritratto alla mostra allestita a Palazzo Ducale di Genova dove sono esposte 200 fotografie di Steve McCurry.

Viaggio intorno all’uomo, tra volti e sguardi.
E inizia così il viaggio, con l’immagine di un neonato, originario del lontano Tibet, stretto nelle fasce coloratissime tipiche del suo paese.
Il colore, ecco cosa vi travolge negli scatti di McCurry.
Il colore dei veli, degli ornamenti e delle perline, degli abiti e degli occhi.
Accesi, vividi e vitali, nelle infinite rappresentazioni del genere umano.
Dall’Asia all’Africa, ecco un indiano con barba e capelli color arancio e un fiero ragazzo del Niger con le labbra tinte d’azzurro, come il turbante che gli copre il capo, con collane e perline e conchiglie che gli incorniciano il viso.
E rosso e ocra, marrone e cartazucchero, verde e giallo, ci sono tutte le declinazioni del colore in queste immagini.
E i colori della terra, della polvere, della fatica e della spossatezza.
Un ragazzo, anche lui afgano.
E’ sporco ed ha la pelle grigia.
Con una mano regge un martello, lo tiene appoggiato sulla spalla.
E’ un giovane uomo dei nostri tempi, eppure sembra uscito dalle pagine di un romanzo di Dickens, da qualche cupa miniera inglese.
Una ragazzina, con il capo velato da un manto color smeraldo.
Si legge un mondo nei suoi occhi, si legge mistero, forse incertezza, candore, innocenza e purezza.
Sembra una Madonna adolescente, ritratta in un quadro senza tempo.
Quelle facce.
Rughe, solchi, segni degli anni che scorrono.
E sguardi velati di tristezza, di malinconia, di stupore e di meraviglia.
Occhi aperti sul mondo, occhi che vi osservano per essere a loro volta osservati.
Guardami, guarda il mondo.
Guarda i figli della terra e la loro sfida alla vita.
Guarda le madri, gli anziani, i bambini.
Guarda i cappelli di paglia, i sandali e gli abiti che toccano per terra.
Guarda la fragilità e la tenacia, guarda la vita che cambia, nasce, cresce e invecchia.
Guarda la guerra.
Guarda i bambini con le armi in mano.
Guarda le vedove che piangono i loro mariti.
Guarda la preghiera e la speranza.
Guarda le torri del World Trade Center in fiamme.
Guarda la disperazione e la morte.
Guarda il mare travolto dal petrolio.
Guarda una mucca che pascola davanti a un carrarmato, mentre sullo sfondo divampa un incendio.
Guarda le case crollate, abbattute dalle bombe e dall’odio dell’uomo.
Guarda una madre, ritratta sotto la pioggia battente dell’India, la furia del monsone.
Lei è lì, al di là del vetro di un’auto, sotto l’acqua che bagna lei e il suo bambino.
Guarda il mondo, con gli occhi di Steve McCurry.
Guarda il sorriso di chi pare non possedere nulla eppure è capace di trasmettere gioia.
Guarda un uomo che dorme su una panca, sotto la quale si riposa il suo cane.
Guarda l’acqua, il cielo, le nuvole.
Guarda i continenti che non hai mai veduto.
Guarda il mondo.
Prendetevi il tempo che occorre per godere di questo spettacolo.
Il mondo è grande e i minuti scorreranno senza che ve ne accorgiate.
Terminato il percorso fotografico, assisterete al documentario del National Geographic che narra come McCurry ritrovò, dopo 17 anni, la ragazza afgana ritratta nella sua foto più nota.
Il documentario viene proiettato su un piano ricoperto di sabbia, a ricordo dei tanti deserti e dei luoghi lontani che McCurry ha veduto nella sua avventurosa vita.
Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo, rimarrà a Genova fino al 24 Febbraio 2013, qui trovate tutte le informazioni per visitare la mostra, è un evento da non perdere.
Qui, invece, trovate il link al sito di McCurry, dove potrete ammirare le sue opere.
Guardate il mondo, con gli occhi di Steve McCurry.

Mostra prorogata al 7 Aprile 2013

Meravigliato paesaggio

Fuori c’è il gelo, pungente ed intenso, eppure anche in questi giorni vorrei perdermi per quelle strade viste tante volte, delle quali non sono mai stanca.
Ci sono tante maniere per conoscere una città, una di queste è scoprirla attraverso le immagini del tempo passato, con l’incanto e lo stupore che questa esperienza comporta.
Nelle stanze del prestigioso Palazzo della Meridiana ha aperto ieri i battenti la mostra Meravigliato Paesaggio, la scoperta della Liguria e i fotografi dell’800, a cura di Pietro Boragina e Giuseppe Marcenaro.

In esposizione si trovano veri capolavori della fotografia appartenenti a collezioni private: il paesaggio, meravigliato e meraviglioso, è quello della nostra Liguria, da Levante a Ponente, un’ampia sezione è dedicata alla Superba ed alle sue strade.
E allora eccola, la Liguria.
Ecco le palme di Bordighera, gli ulivi, le spiagge assolate e deserte.
E Dolceacqua, Noli, Ceriana, le immagini, antiche e seppiate, restituiscono un panorama a noi caro, vedute di luoghi conosciuti ed amati.
Autore di molte delle opere in esposizione è Alfred Noack, fotografo tedesco realmente innamorato della nostra regione, che ebbe il suo studio in Vico del Filo, nel cuore della città vecchia.
Luoghi e gente di Liguria, marinai con le loro vele, contadine che raccolgono l’acqua alla fonte.
All’inizio del percorso vi soffermerete ad ammirare delle lastre al collodio opera di Giuseppe Cortese risalenti al 1850, che ritraggono persone dell’epoca.
Forse anche voi, come me, indugerete davanti a quei visi, a quelle pose composte e studiate.
Oh, fra queste donne e questi uomini per caso c’è qualcuno dei miei antenati? Oh sì, questa sembra davvero la zia, siamo davvero sicuri che non lo sia? Eh, no, eppure lo sembra!
Le foto di quel tempo traggono in inganno, ecco le dame con i loro vestiti ampi, ritte davanti a un colonnato, i gentiluomini seri e compunti con tanto di soprabito e cappello, davvero sembrano i nostri bisnonni!
C’è un fascino assoluto in queste immagini, qualcosa lega il nostro presente a quei giorni che sembrano lontani ma che hanno come scenario le nostre strade, le nostre piazze, quelle che ogni giorno percorriamo e viviamo.
E le molte immagini di Genova qui esposte suscitano nel visitatore una meravigliata ed impagabile nostalgia.
Le strade, le nostre strade: Via Caffaro, Via Garibaldi, Via Palestro, Piazza della Nunziata.
De Ferrari, che a quei tempi si chiamava Piazza San Domenico.
E i carretti, i cavalli, le carrozze.
Dagherrotipi, stampe all’albumina, gli albori della fotografia.
Non si vedono quasi mai persone ed ho letto che questo è dovuto ai lunghi tempi di esposizione che richiedeva la tecnica della fotografia a quell’epoca: semplicemente, in certi casi, i passanti non rimanevano impressi.
In alcune circostanze i contorni della figura appaiono sfumati, come in dissolvenza, così accade nel caso di un’immagine di struggente bellezza, che ritrae l’ormai perduto Vico di Ponticello e la Porta di Sant’Andrea.
E poi ancora, Caricamento con la statua di Raffaele Rubattino, che guarda a ponente, là dove passava la ferrovia, come era in origine.
Rubattino era un armatore, suo era il Cagliari, la nave che Carlo Pisacane usò per la sua tragica spedizione di Sapri, e sempre a Rubattino appartenevano il Piemonte e il Lombardo, a bordo delle quali Giuseppe Garibaldi compì l’impresa dei Mille.
Così si pensò che il grande imprenditore, colui che aveva così tanto contribuito ad unire l’Italia, dovesse guardare quel mare, il mare di Liguria.
La statua venne girata e poi, ahimé, in tempi più recenti, le costruirono di fronte la sopraelevata e io davvero non so come l’abbia presa il Signor Rubattino!
Se verrete a vedere la mostra, troverete il grande armatore assiso lassù, e guardate bene Caricamento! Quanti carretti carichi di merci!
E poi soffermatevi su una fotografia del Fratelli Alinari, i panni stesi sventolano allegri sospinti dalla tramontana di Liguria, in quella Via Madre di Dio che non esiste più, la strada che i tutti i genovesi rimpiangono, perchè con lei ci è stato portato via un pezzo di cuore.
Si sogna davanti a queste immagini, si sogna, ci si sofferma incantati a guardarle.
E si gioca con quella nostalgia che inevitabilmente ti coglie, senza che tu possa evitarlo.
Ho visto un gruppo di genovesi che tentavano di indovinare una toponomastica ormai perduta sulle immagini del quartiere di Carignano. Ecco Corso Andrea Podestà! Ma questa costruzione imponente? Oh, non la conosciamo! Quante supposizioni, quante fantasie!
Ho visto una signora sospirare e soffermarsi a lungo davanti a una fotografia di Vernazza, una delle Cinque Terre sfigurata dall’alluvione.
Luoghi dell’anima, molti di essi sono identici a ieri.
Ecco Portofino, Camogli, San Fruttuoso.
E poi, una  sorprendente Santa Margherita, ai tempi semplice borgo di pescatori, ecco le case alte e strette, i gozzi, la sabbia, un bambino e poche altre persone che camminano.
Suggestioni infinite, questo vi lascerà la visita a questa splendida mostra, che è aperta al pubblico fino al 9 di aprile, trovate qui tutte le informazioni in merito.
Tornerete alle vostre case stringendo tra le mani un catalogo che raccoglie quelle immagini splendide ed uniche che immortalano luoghi che conoscete bene, altri invece non li avevate mai visti e li avete scoperti qui, a Palazzo della Meridiana.
Questa è Genova, questa è la terra di Liguria.
Oggi come ieri, un meravigliato paesaggio.

Mostra prorogata fino al 6 Maggio 2012