Diventare grandi

Diventare grandi è un’avventura spericolata per ogni bambino e ognuno di noi diventa grande in maniera diversa.
Crescere significa cambiare, affidarsi, imparare ogni giorno nuove cose, sperimentare, correre, cadere e rialzarsi e magari pure cadere ancora e tirarsi di nuovo su, forse pure con le ginocchia sbucciate.
Diventare grandi, in un altro tempo, era poi una faccenda del tutto differente e certamente più complicata.
La vita era più fragile, in quell’altro tempo.
Diventare grandi, in ogni epoca, resta comunque il gioco più emozionante che si possa fare.
Hai tutti quegli anni davanti a te, puoi persino sbagliare e non ha nemmeno importanza: stai crescendo e stai diventando grande.
E magari sei una bimbetta, con le calze scure e le scarpette con il passante.
E hai i capelli a caschetto e la frangetta corta corta, si usa proprio così.
E porti un soprabitino chiaro con i bottoni grandi, sui polsi e sul colletto è rifinito con del pizzo raffinato.
Sei una dolce bambolina vestita in questo modo mentre ti metti in posa nello studio del fotografo Svicher.
Ed è proprio quell’avventura lì, diventare grandi: con gli occhi spalancati sul mondo, magari trattenendo un po’ il fiato.
Mentre tutto ancora deve accadere ed è semplicemente un gioco di fantastici equilibri.
E tu sei lì, in quel momento della tua infanzia.
Con le mani salde sul manubrio, un piedino sul pedale e tutta la vita davanti.

Sulla riva di San Fruttuoso di Camogli

È tempo di sole che arde e riscalda le pietre e i sassi, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.
È profumo di alberi dalle fronde generose tra le rocce scoscese dove l’onda batte e si disfa all’improvviso per poi ritornare ancora.
E la natura pronuncia le sue parole, in questo spicchio prezioso di costa nel levante ligure.

È un tempo lento e ha la dolcezza semplice di certe usanze antiche, è tempo di gente di mare dalle facce franche e dalle mani ruvide.
È un tempo che scorre via, mentre pescatori laboriosi e taciturni sbrogliano con pazienza le reti che gettano negli abissi per catturare i pesci.
Sono vite faticose, sono giorni da conquistare.
Sulle tavole si portano il pane rustico, i sapori della terra, l’olio profumato e il vino delle terre aspre della Liguria.

E sventolano i panni nell’aria intrisa di sale e spesso canta il vento: a volte è appena un soffio, a volte è tempesta ma la gente di mare sa ascoltare e comprendere le parole delle onde.
E anche le barche riposano: ogni nuovo giorno porta una nuova fatica ma anche una rinnovata speranza.
E tutto si immagina osservando una fotografia d’epoca nella quale si vedono quella spiaggia, quelle casette, quelle finestre e il portico: è un tempo lontano e si resta là, ad osservare l’orizzonte increspato di onde, mentre la vita segue il suo ritmo antico, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.

Sulla neve ai Piani di Praglia

E venne il tempo di andare sulla neve ai Piani di Praglia, quanto le avevano attese queste giornate!
L’estate era ormai un ricordo lontano, l’autunno vacillava come le ultime foglie sospese ai rami ormai spogli e infine, improvvisa e benvenuta, cadde lieve la neve.
E giunse così la stagione delle gite e delle sciate con gli stessi amici con i quali si condividevano le giornate alla spiaggia oppure sui prati.
Eccolo quel giorno, gli scarponi affondano nella candida coltre che tutto imbianca.
E tu sei una ragazza, porti i capelli a caschetto e fai una smorfia e si vede che hai il sole negli occhi.
E tutti indossate maglioni pesanti, calzettoni spessi, i volti sono rischiarati da larghi sorrisi, che ricordi dei Piani di Praglia!

Ed è tempo di gonne a quadretti e di cappelli calcati sulla testa, di zaini sulle spalle e di giacche di tessuto ruvido per ripararsi dal freddo pungente.
Sono questi i giorni memorabili della gioia condivisa e delle belle risate, sono attimi di assoluta felicità.

E sempre, in ogni fotografia, c’è un protagonista importante che tuttavia resta a noi sconosciuto: è colui che scatta l’immagine, è colui che ferma il tempo per un breve istante e racconta l’emozione del suo sguardo e la bellezza di una giornata trascorsa con gli amici.
Se poi osservate bene la foto nelle sua interezza, noterete nella parte inferiore destra un’ombra e penso di poter presumere che sia proprio quella del provetto fotografo.
Tutto attorno c’erano le montagne innevate, la natura superba era ancor più affascinante ed era un giorno bellissimo da conservare nella memoria: un giorno sulla neve ai Piani di Praglia.

Le ragazze di Sampierdarena

Loro sono le ragazze di Sampierdarena.
A dire la verità non sono poi così certa che tutte loro siano nate e cresciute in questa zona del ponente cittadino, so soltanto ciò che si può leggere a tergo di questa fotografia.
Dunque, siamo nel 1920 a Sampierdarena e una di queste giovani donne si chiama Giuseppina.
E le altre?
È facile supporre che portassero quei nomi dolci così consueti in quel loro tempo come ad esempio Ida, Amalia, Rosa o semplicemente Maria.
Eccole le ragazze di Sampierdarena, nelle calda estate con i loro costumi ingombranti se ne vanno a fare il bagno sotto la Lanterna, mia nonna Teresa frequentava i Bagni Roma e chissà se ha mai conosciuto queste cinque fanciulle.
Portano piccoli orecchini, hanno i capelli mossi con onde e ricci sistemati con cura.
La ragazza al centro ha un abito con il colletto vezzosamente decorato con una greca, le due fanciulle vicine a lei poi sembrano proprio sorelle, hanno lineamenti simili e labbra carnose, la più grande delle due porta i capelli raccolti con un fiocco di raso.
Le ragazze di Sampierdarena hanno molti talenti, dalle loro mamme e nonne hanno imparato l’arte della pazienza, virtù indispensabile per certi lavori femminili, tutte sanno cucire con perizia e ricamare con talento e precisione.
E una di loro forse si diletta con la pittura, un’altra legge le note sul pentagramma e suona certi motivetti al mandolino, ognuna vive e sogna in un’epoca dal ritmo così diverso dal nostro.
Nel secolo delle innovazioni, in un tempo che con incredibile rapidità è destinato a mutare anche la quotidianità di ognuno.
Nell’attesa del futuro si guarda avanti, con questi grandi occhi scuri, con certe timidezze dipinte in volto.
Così vicine, nei giorni della giovinezza, nel 1920 a Sampierdarena.

L’abito di Mademoiselle

Mademoiselle era una fanciulla dall’eleganza innata, se potesse darci qualche consiglio di stile certo tutte noi la ascolteremmo con attenzione.
Non saprei dirvi come si chiamasse perché la sua fotografia è arrivata a me per uno di quei percorsi misteriosi e difficili da comprendere, sul fragile cartoncino purtroppo nessuna mano ha vergato il suo nome.
E tuttavia ecco la sua immagine, consegnata per sempre alla posterità nei giorni della sua leggiadra giovinezza: Mademoiselle ha la pelle diafana e i riccioli scuri che porta raccolti in una di quelle complicate pettinature in voga in quei suoi tempi distanti.
E il suo abito è chiuso da graziosi bottoncini, ha una bella spilla e un candido colletto di pizzo.

È parigina la nostra Mademoiselle? Io presumo di sì, il suo ritrattino proviene infatti da uno studio fotografico sito in Boulevard Bonne-Nouvelle, una scenografica e ampia strada dal toponimo così benaugurante sita nei pressi della Porta di Saint Denis.
Ed io l’ho immaginata Mademoiselle, lei è una ragazza con tutti quei sogni segreti mai rivelati, poi secondo me per certi versi le ragazze di ogni tempo hanno dei punti in comune.
Ed è così bella ed aggraziata:  ha la vita sottile, il suo vestito ha maniche ampie e a sbuffo, si notano anche dei pizzi chiari, le sue mani sono bianche e delicate, indossa anche un bracciale importante.
E che fasto l’abito di Mademoiselle!
È tutto una leggerezza di balze lievi e impalpabili, cerco di indovinarne la tinta ma non è tanto semplice: forse l’abito di lei era di un bel colore verde bosco o magari era blu come la notte o forse aveva i toni decisi del grigio antracite.

Tra tutte le ipotesi una è quasi una certezza: non credo che Mademoiselle si occupasse personalmente del suo guardaroba, lei certo non me ne vorrà di queste mie divagazioni ma io ho anche immaginato il suo stuolo di fantesche che si occupano di ogni sua necessità.
E mi pare anche logico supporre che Mademoiselle non fosse figlia unica.
Lei e le sue sorelle dispongono di un piccolo plotone di affabili cameriere e provate ad immaginare con me queste floride fanciulle, gaie e di buon carattere, hanno guance rosate e braccia energiche, provengono dalla Normandia o da certi paesi di campagna, ognuna di loro ha una precisa mansione.
Ad una è affidato il delicato compito di stirare gli abiti di Mademoiselle e ogni balza è un sospiro o forse anche un gioco di fantasia.

Così vanno le cose del mondo, cara Mademoiselle.
Ad ognuno è concessa una frazione di tempo in un’epoca che diventerà storia per coloro che verranno dopo.
E ognuno è un mistero, una sinfonia e un libro tutto da scrivere.
A volte così, con un abito sfarzoso, in un giorno di Parigi che mi piace rievocare.
Dedicato a te, Mademoiselle.

Sotto il pergolato

Così vicine, sotto il pergolato.
Con la spensieratezza della loro gioventù, in un tempo certo felice e forse, tempo dopo, tante volte ricordato.
All’ombra di una pergola fitta di foglie e paiono pampini e grappoli d’uva dolcissima come solo certe memorie sanno essere.
Due giovani donne leggiadre dalla grazia straordinaria, hanno labbra di carminio e guance rosate, capelli morbidi raccolti in boccoli, pettinature curate e sguardi fiduciosi.
E portano abiti leggeri, una ha un lezioso colletto bianco e l’altra una cinturina in vita, una indossa scarpe di due colori con il passante, l’altra delle décolleté scure con il tacco a rocchetto.
E i loro abiti sono all’ultima moda, la gonna cade ampia e larga, lunga fino a metà polpaccio, c’è una grazia speciale nella loro eleganti figure.
E respirano insieme.
E intanto sorridono.
Sorridono negli sguardi gioiosi, nell’espressione serena e nelle labbra che con dolcezza illuminano i loro bei visi.
In un frammento di tempo lontano, sotto il pergolato.

20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini

Era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini, gradevole località toscana in seguito denominata Montecatini Terme e molto apprezzata appunto per le sue cure termali, eccoci quindi in compagnia di certi visitatori allo Stabilimento Tettuccio, l’autunno si avvicina e tutti sono in cerca della quiete e del benessere che questi soggiorni sanno regalare.
Un abito scuro, una certa timidezza davanti al fotografo, la signora ha una certa età e accanto a lei siede una donna più giovane che indossa un soprabito di buon taglio e un cappello all’ultima moda.

Con stile e con eleganza, ecco ancora altre visitatrici che portano copricapi di gusto, molti anni dopo verranno definiti vintage e saranno molto ricercati da certe ambiziose collezioniste.

Capelli corti a incorniciare il viso, sorriso sicuro e una lunga collana che cade sul petto: c’è anche lei seduta al tavolo dello Stabilimento Tettuccio e a osservare la sua espressione tranquilla si direbbe che il suo soggiorno si stia svolgendo nel migliore dei modi.

E poi i bicchieri sul tavolo e certi gentiluomini che sfoggiano baffi, cappelli, pagliette, cravatte e bastoni da passeggio, gli orologi nel taschino fanno tic tac, tic tac e segnano il tempo che fugge via veloce creando una distanza tra noi e questo tempo che non abbiamo vissuto.

E poi, come al solito, in ogni immagine d’epoca c’è sempre qualcuno che maggiormente attira la mia attenzione e va a finire che mi perdo a fantasticare su emozioni, amori e vite sconosciute.
Osservate lei, la signorina vestita di chiaro, imperscrutabile, quasi nascosta sotto la tesa del cappello, sorridente e svagata, magari sogna o magari immagina una vita nuova che è ansiosa di incominciare.
Là, avulsa nei suoi pensieri, al ritmo dei battiti del suo cuore.

In un giorno da ricordare, in un altro tempo: era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini.

Sui banchi di scuola

Loro sono in tre, nel tempo dei giorni di scuola.
Vicini, seri e composti: loro sono tre fratellini qui ritratti da un fotografo di Torino e quindi presumo che quella fosse la città natale di questi bimbi.
Il primo sulla sinistra sorride con una certa fierezza: vivace, curioso, è un tipetto dall’intelligenza creativa e brillante, secondo me è anche il più turbolento dei tre.
Per i maschi grembiule a righine, colletto bianco, un grande fiocco che cade sul petto e poi, come sempre, tutta la vita davanti.
La bimba ha invece un abbigliamento diverso e porta lunghi capelli, la riga da una parte e un fiocchetto vezzoso appuntato su una forcina: ha i lineamenti armoniosi, occhi grandi e scuri, diverrà di certo una magnifica ragazza.
Al centro della foto il più piccolo dei tre e la sua espressione è già entusiasmante come un romanzo: serio, compito, ha gli occhialini tondi posati sul nasino.
Ed eccolo lì, così compreso nel suo ruolo, desideroso di imparare, di crescere, di sapere, di scrivere bene e di contare sempre più veloce.
E poi come molti bambini del loro tempo tutti e tre sfoggiano appuntate sul grembiule delle belle medaglie, questo dettaglio mi ha fatto supporre che la foto sia stata forse scattata alla fine dell’anno scolastico.
Anche mia nonna ricevette medaglie come quelle e le conservò nel suo album tra le cose care di famiglia, mi sono così domandata se questi bambini una volta divenuti adulti abbiano fatto lo stesso.
Riposte in una scatolina, con la cura che si dedica agli oggetti che hanno segnato il nostro percorso di crescita: una medaglia per la buona condotta, una per la bella calligrafia e una per lo studio.
Memoria dolce del tempo d’infanzia e dei giorni trascorsi sui banchi di scuola.

Una partita di tennis nel 1929

Nel tempo dello svago e della vacanza un bel gruppo di amici si diletta con palline e racchette: è l’estate del 1929 e questa è la foto di rito per serbare un caro ricordo di una partita di tennis.
Niente tessuti tecnici per questi provetti tennisti, i loro abiti forse a noi sembrano persino improbabili, gli uomini portano pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe.
Eleganza e femminilità caratterizza invece i capi indossati da signore e signorine, lo stile non va mai trascurato.
Ed ecco svolazzanti gonne bianche rigorosamente sotto al ginocchio, pettinature composte, sorrisi appena accennati, una delle giocatrici sfoggia una maglietta colorata, la prima ragazza da sinistra sembra invece indossare una gonna con inserti di pizzo.
La terza giovane da sinistra poi porta una collana di grosse perle che a me non sembra l’ideale durante la pratica di uno sport eppure a lei evidentemente piaceva così!
Fanno parte della mia piccola collezione diverse immagini di bagnanti ritratti sulle spiagge della Liguria, c’è una squadra di calcio e una piccola selezione di spericolati sciatori.
E poi ci sono loro con le loro racchette, ritratti in un luogo che non conosco, al tempo di una partita di tennis nel lontano 1929.

Ricordi d’estate

E così metti nell’album dei ricordi la fotografia di te.
Così, bambina.
La frangetta dritta, le guance rosa, il sole negli occhi.
I sassi, l’onda che li sfiora.
Il canto del mare, i tuoi pantaloncini, le voci in lontananza.
La maglietta chiara con le ancore, quella che ti piaceva tanto.
Il tuo sorriso timido, le mani che si posano sul salvagente.
Per imparare a nuotare aspettiamo un po’.
O forse no, magari sei stata temeraria e coraggiosa e sei corsa incontro al mare pronta a tuffarti nella sua freschezza, una nuova avventura da raccontare.
E così metti nell’album questo ricordo d’infanzia.
È una fotografia di te.
Eri una bambina ed era il tempo felice dell’estate.