Con lo sguardo nel futuro

È un’immagine che viene dal passato e a dire il vero non so in quale luogo sia stata scattata: ci sono alcune persone ritratte davanti a un locale, si notano anche alcune scritte in francese e forse la fotografia potrebbe essere stata scattata in Svizzera ma non è una certezza.
Tutti loro sono lì in posa e guardano il fotografo, tutti loro rivolgono lo sguardo verso il futuro.
E traspare un certo orgoglio nei modi e nei portamenti, si suona per stare allegri e per condividere istanti della vita, c’è gioia e un senso di condivisione in questo frammento di passato.

Sulla porta, con il grembiule di ordinanza, ecco colui che mi pare il proprietario del locale, accanto a lui presumo che ci sia la sua signora.
E poi mani in tasca e un senso di piacevole rilassatezza.

Un ragazzino accenna appena un sorrisetto: si cominciava da piccoli garzoni ad imparare i segreti del mestiere e magari a volte erano proprio mamma e papà a insegnare il lavoro di tutta la vita.
Li vicino c’è un ragazzo più grande, ha in basco di traverso, la cicca tra labbra, la sciarpa a quadretti e le sue dita si muovono veloci sulle corde del suo mandolino.

Tutto rimane così, seguendo una musica e il ritmo di un tempo diverso.
Nell’instante di un frammento quotidiano composto di incombenze, di piccole fatiche, di meritate soddisfazioni e di nuovi progetti.
Con il cuore fiducioso e con lo sguardo nel futuro.

Una giornata di aprile a Camogli

Era un giornata di primavera, era aprile.
Era l’anno 1931, molte cose erano proprio come adesso, altre erano piuttosto diverse.
L’acqua del mare luccicava sotto i raggi del sole, le case alte di Camogli si stagliavano fiere e l’onda lenta si abbatteva sui sassi con la sua carezza salmastra.

Forse era una giornata dall’aria frizzantina, rinfrescata da vento vivace che increspava leggermente la superficie del mare.
E loro erano là, in posa per la foto di rito.
C’è il signore con giacca, cravatta, panciotto e cappello e accanto a lui vediamo due giovani donne con i soprabiti alla moda e i cappelli a cloche in voga in quel periodo, l’abbigliamento suggerisce così che fosse una giornata non troppo calda.
Era primavera, era un tempo con molte incognite e con cupe minacce sul futuro.
Ed era una giornata dolce, in un luogo incantevole della nostra Liguria.
Di quel tempo queste persone avranno conservato un ricordo, una tenera nostalgia, una memoria consolatrice da riportare davanti agli occhi in momenti forse più difficili.
E l’acqua lambiva la riva, in un giorno di aprile del 1931 a Camogli.

 

C’era una volta l’ombrellaio

C’era una volta l’ombrellaio e questo in particolare doveva lavorare dalle parti di Novi Ligure, lo deduco dal fatto che lo studio fotografico nel quale si fece immortalare si trovava in quella località.
Sarà molto piovosa Novi Ligure?
Io non saprei proprio dirvelo, cari amici, di certo so che gli abitanti del luogo all’epoca avevano l’imbarazzo della scelta: l’ombrellaio sapeva soddisfare tutti i gusti e tutte le necessità!
E forse vendeva paracqua e anche ombrellini parasole, a guardare la sua fotografia mi verrebbe quasi il desiderio di sbirciare nella sua sporta e fare qualche acquisto!

Ecco il nostro abile e valente artigiano in posa con salda fierezza, traspare sul suo volto bonario un certo orgoglio e un chiaro senso di soddisfazione.

C’era una volta l’ombrellaio e faceva gli ombrelli e poi li riparava anche: un ombrello magari poteva durare anche per tutta la vita e allora magari lo si teneva da conto e soprattutto lo si sceglieva di buona qualità.
Sempre con un occhio di riguardo per la moda e per le tendenze più in voga!
Ah, quanti manici diversi per tutti questi ombrelli!

E così era nel passato.
Giacca, gilet, camicia bianca e un cravattino, capelli chiari, barba e baffi importanti e lo sguardo diretto verso il bravo fotografo: in quell’altro tempo c’era una volta l’ombrellaio.

Sui prati di Torriglia

Era uno di quei giorni dolcemente semplici, tra il verde generoso della campagna, sui prati di Torriglia.
Tra api ronzanti, uccellini ciarlieri e fiori che sbocciano ondeggiando smossi dal vento gentile.
Questa è la memoria di uno di quegli istanti che poi si ricordano con nostalgia, ripensando all’infanzia, alle ore spensierate, alle corse sui prati e alle risate gioiose.
Ed è una felicità radiosa ad illuminare il visino di questa bimba: lei porta il grembiule nero, i capelli folti fermati da una parte con una mollettina, ha un sorriso tenerissimo e un mazzo di margherite in una mano.

E poi ecco lui, ha il sole negli occhi, una mano su un fianco e un’espressione divertita.

E poi loro due: uno ho il fiocco grande sul grembiule da scolaretto e l’altro una magliettina a righe.
Ed è una di quelle giornata semplici e comuni eppure un po’ speciali anche se in realtà, in quel momento tu sei lì con i tuoi pochi anni e non te ne rendi certo conto.
Molto tempo dopo, invece, capirai l’assoluta unicità di quei momenti e magari ti sembrerà di sentire ancora il profumo dell’erba di Torriglia.

Ed ecco il più piccino con i suoi capelli biondi seduto per terra tra i fiori e le dolcezze della campagna.

E poi ancora, pettinature composte, un bel tessuto a righe, questi sorrisi così garbati e puliti, una gioia narrata dalle espressioni, dagli sguardi e dal senso di tranquillità che ispirano tutto coloro che in quel giorno si trovarono insieme su un prato della Val Trebbia.

La bella fotografia del fotografo Rusconi di Torriglia restituisce così l’immagine di un istante di vera serenità.
La luce si posava così sull’erba chiara e sbocciavano gentili le semplici margherite: era un tempo felice sui prati di Torriglia.

Un giorno lontano a Bagni di Montecatini

Era un giorno lontano in una bella e rinomata località toscana meta di molti visitatori, un luogo dalle molte bellezze dove ritemprarsi e ritrovare il benessere.
E allora voglio portarvi là, con questa bella fotografia di Goiorani, tra queste persone che insieme trascorsero il tempo breve di una villeggiatura a Bagni di Montecatini.
Sì tratta di una di quelle fotografie affollate nelle quali la curiosità mi spinge a cercare i dettagli e gli sguardi delle persone che così siedono una accanto all’altra.

Ed è tutta una confusione di copricapi, pizzi, nastri, espressioni compite o distratte e fiocchi e collane, veli e timidezze.

Ed è uno sfoggio di baffi importanti e di inusitate signorilità.
Là in quella folla, poi, c’è anche lei: con il suo piglio sicuro, il mezzo sorriso, gli occhi luminosi, il fantastico cappello all’ultima moda con le piume vaporose.

C’è anche la ragazzina con i suoi pochi anni e la sua annoiata ingenuità, forse preferirebbe la compagnia delle sue amichette e invece mamma e papà l’hanno portata a Montecatini ed eccola lì, così imbronciata con i capelli che le cadono sulle spalle.

In ultima fila è tutto un tripudio di pagliette, cravattini ed espressioni seriose.

E camicie inamidate e occhiali da vista e pose compiaciute, un signore sulla destra tiene in una mano un bicchiere che presumo colmo dell’acqua di Montecatini.

E ancora, ecco altri avventori, ognuno di loro è un romanzo tutto da leggere.
La signora sulla sinistra con il cappello scuro e quell’abito con la vita così alta ha questa espressione così benevola e di buon cuore, si coglie in lei una connaturata predisposizione verso il prossimo, mi sembra una persona gentile e paziente.
E che dire poi di colei che notiamo in primo piano sulla destra? Così algida, aristocratica e raffinata, è una giovane donna di aggraziata bellezza.

In quel giorno là si ritrovarono tutti insieme a Bagni di Montecatini e voglio pensare che negli anni a seguire ne abbiano conservato un gradevole ricordo.
Come sempre accade in queste foto di gruppo ognuno si distingue con il proprio stile e la propria personalità.
Ed ecco così sulla sinistra la seria signora con l’abito e il cappello scuro e dietro, laggiù, una solare gentildonna vestita di chiaro dal sorriso spontaneo, sulla destra invece ecco lei che tiene il capo così reclinato, forse è un po’ timida e riservata.
E là al centro si nota quel signore con quei bei baffoni a manubrio colto mentre alza gli occhi al cielo, chissà a cosa stava pensando!

Ed è tutto un mondo, ci sono orologi da taschino e panciotti e gonne ampie e camiciole e catenine dorate e sorrisi e sospiri.
In prima fila, seduti al tavolino ecco altri visitatori.
C’è uno smilzo e attempato signore con due bianchi baffoni e alle sue spalle un tale che se ne sta così appoggiato in quella posa rilassata, c’è poi una signora tutta vestita si scuro che pare tenere gli occhi socchiusi.
E c’è un bicchiere sul tavolino ed è un’ora dolce e tutti loro sono là, in quell’altro tempo, in un frammento di vita così vivace e bellissimo, in un giorno lontano a Bagni di Montecatini.

Madame Rozier e la bambina di Vienne

La piccina giunse accompagnata dai suoi cari genitori, la sua espressione intimidita tradiva una certa emozione.
Madame Rozier la accolse affabile nel suo studio, tutto già era pronto per quel momento speciale che mai sarebbe stato dimenticato.
Madame Rozier sorrise e la bimba arrossì: docile seguì le istruzioni impartite dalla fotografa e assunse la posa che le veniva richiesta.

Indossava quell’abitino bordato da pizzi, uno dei suoi preferiti: ecco le maniche corte, un gran fiocco sul davanti e tra le dita una fragile rosa.
Così posata, con questa grazia garbata di bimba.

Portava poi le calze scure e le scarpette belle ed eleganti con la punta leggermente all’insù.

La bimba di Vienne sarà poi divenuta una giovane donna affascinante ed elegante, noi la conosciamo solo così, in questo frammento dei suoi giorni d’infanzia.
Acquistai questa fotografia per l’abitino ricercato della bimba e per l’insieme a mio parere così ben riuscito, solo in seguito ebbi occasione di notare che la carte de visite è opera di una fotografa che certo doveva conoscere tutti i segreti della sua arte e questa è la ragione per la quale ho scelto proprio questa immagine per il giorno dedicato alle donne.
Ecco il retro della fotografia, in questa maniera la nostra Madame Rozier presentava alla sua clientela la sua attività di fotografa che lei esercitava in uno studio di Vienne.
Il suo nome è così illuminato da quel fascio di luce, una cosa magnifica e innovativa.

Là giunse un bel giorno anche questa piccina, il suo visetto di bimba ci è restituito in tale maniera dall’arte fotografica di un’abile fotografa.
E così questo post è dedicato alla bimba di Vienne e all’intraprendente Madame Rozier ma anche a tutte le donne grandi e piccine, alla loro unicità, al loro coraggio e ai loro splendidi e preziosi talenti.

La Signorina Amelia

La Signorina Amelia camminava tra la folla.
Che baraonda in quella Piazza di Ponticello, una parte di Genova così popolaresca e vivace, vibrante di vita e di persone sciamanti tra le molte frequentatissime botteghe.
La Signorina Amelia giunse quindi a destinazione: là in quella piazza c’era anche lo studio del fotografo Arizio che l’avrebbe ritratta in tutta la sua aggraziata giovinezza.
Ora, la Signorina Amelia mi perdonerà se mi permetto di divagare e di fare qualche fantasiosa supposizione su di lei, mi sorge spontaneo ad osservare la sua immagine che ci restituisce il ritratto di una giovane donna bella e fiera.
La Signorina Amelia, io suppongo, si diletta con il punto intaglio e forse anche con il pianoforte, legge poesie e ama essere sempre alla moda ma con giudizio: la Signorina Amelia è una persona a modo, molto giudiziosa e previdente.
Così eccola, ve la presento, ritta tra gli arredi dello studio del bravo fotografo.

La Signorina Amelia indossa gli stivaletti con il tacco a rocchetto, i lacci e la punta tonda.
Sono calzature di buona qualità e con tutta evidenza lucidissime.

E poi, con la consueta cura, la Signorina Amelia ha scelto di indossare un paio di guanti scuri e di portare con sé questa vezzosa borsina riconoscibile tra mille!
Lei la tiene al braccio, con quella sua grazia garbata e tiene poi una mano posata su quel tavolinetto chiaro: è un gesto quasi impaziente o forse di semplice equilibrio e tutto è perfetto così, anche la collana dalle perle scure al collo della Signorina Amelia.

Alle soglie dell’età adulta, non più fanciulla e con un radioso futuro davanti, questa è semplicemente lei.
La osservo e la immagino dotata di un grande spirito d’indipendenza, intelligenza brillante e una naturale dolcezza: cara Signorina Amelia, sono certa che lei avesse tutti queste virtù e anche molte altre!
Così fiera, con il suo cappello elegante e gli orecchini a pendente, con quel medaglione che luccica sul suo petto.
La fotografia fu data in dono a una cugina come ricordo di quel tempo della vita.
Era un giorno del 1916 e questo è il sorriso della Signorina Amelia.

Due sposi

Sono due sposi.
Sono due sposi ritratti nel giorno delle loro nozze nello studio di un fotografo di Sestri Ponente.
Sono giovani, innamorati e hanno tutta la vita davanti
Il futuro, se ci pensi prima di viverlo, è una meravigliosa incognita: ai due sposi porterà nuovi abbracci, il tenero vagito di un neonato, la bellezza di una nuova vita e rinnovate promesse d’amore.
Sono due sposi, nel giorno delle parole tanto attese: per sempre, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia.
Sono così fiduciosi, pieni di speranze nascoste e di sentimenti nascenti.
E sono così eleganti, lui con l’abito scuro, il fazzoletto nel taschino e un candido fiore all’occhiello.
E la sposa poi, nulla nel suo abbigliamento è lasciato al caso!
Lei veste secondo la moda del tempo, ha le scarpe con il passante, la gonna corta e il velo fino a terra.

Ha il capo coperto e il suo ovale perfetto di fresca fanciulla è incorniciato da profumati e bianchi boccioli, il suo bouquet è composto da rose delicate.
Al collo porta un ciondolo di foggia molto particolare e mi piace pensare che le sia sempre stato molto caro e che lei lo abbia poi affidato con mani amorose a qualcuno per lei importante, una figlia o una nipote, con la raccomandazione di averne cura.
Lei lo indossava nel giorno più importante della sua vita.
Stava accanto al suo sposo, con gli occhi spalancati sul destino mentre i loro cuori che battevano all’unisono.
Due sposi, nel tempo della felicità.

Ricordi di neve ai Piani di Praglia

Era il tempo sereno di una giornata trascorsa sulla neve.
Insieme agli amici, nella gioia e nell’assoluta bellezza degli istanti condivisi che poi si ricorderanno con affetto e nostalgia.
La spensieratezza della giovinezza, l’aria frizzante, le risate, la testa senza pensieri, il cuore leggero come sa essere quando si prova autentica felicità.
Nella neve, con lo zaino, il maglione di lana pesante e il sole in faccia.

E quanta voglia di scherzare e di divertirsi e di ridere forte, di rincorrersi e di tirarsi la neve.
E quanta gioia di vivere, in quel tempo lontano.

Due della compagnia si erano persino messi lassù sul tetto, che idea!
Era il tempo straordinario della felicità, quando la vivi a volte nemmeno ti accorgi che c’è e poi, quando ci ripensi, ti accorgi quanto fosse un’emozione straordinaria.
Era il tempo di una giornata sulla neve, ai Piani di Praglia.

Il Carnevale del 1923

Era il Carnevale del 1923.
Tempi difficili, provate a pensarci: alle spalle anni complicati, una tragica epidemia e venti di guerra, davanti un ignoto futuro e vite da costruire.
Ed era il tempo di Carnevale, tempo di svago per grandi e piccini e anche per lui: il suo nome è Guerrino ed è un bimbo di Roma, così si legge sul retro della fotografia nella dedica agli zii e al cuginetto.
Guerrino se ne sta così in posa, tutto fiero, con il suo costume allegro e colorato, penso di indovinare che fosse di colore blu come la notte, come si può notare vi sono applicate sopra delle mezzelune.
Non so dirvi precisamente di che costume si tratti ma Guerrino ne sembra più che soddisfatto!

Il bimbo tiene la mano posata sul bracciolo del divanett0 e sorride.
Con la faccia truccata, le guance disegnate e quel sorriso bellissimo che profuma di vera felicità.
Il sogno di questo periodo dell’anno, per qualche ora, con la fantasia, si può giocare a divenire qualcuno di diverso.
E Guerrino sorride, sorride anche con gli occhi, in questo Carnevale del 1923.