Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Fotografie antiche’

Carnevale, tempo di maschere e di divertimento per i più piccini.
Un gioco, una magia che ti fa diventare qualcuno che non sei e la fantasia vola: puoi essere una damina oppure Pulcinella, Colombina oppure un paesano, un nobile o chiunque tu voglia.
E ogni anno a Carnevale, da che mondo è mondo, da qualche parte c’è un piccolo Arlecchino.
Espressione sveglia, un cappello con nastri e fiocchetti, la testolina con i ricci, gli occhi grandi e scuri.

Un piccolo Arlecchino che indossa un costume speciale, secondo me.
Infatti mi sembra che l’abito sia un gran lavoro di cucito, lo avrà fatto la sua mamma mettendo insieme tutti i pezzi di stoffa avanzati?
E sono scampoli di tutti i colori: rosso, giallo, verde e blu, sono stoffe a fiori e a quadretti, a righe e a pois, tante variopinte fantasie per il piccolo Arlecchino.
E sì, anche in questo caso si tratta di una piccola peste, ne sono sicura, in una manina stringe un biscotto e mi sono chiesta se fosse una piccola ricompensa per il tempo trascorso a fare questa fotografia.

La carte de visite è un po’ malconcia, sono passati tanti anni e qualcuno l’ha conservata come meglio poteva, tenendola da conto in un cassetto come memoria di un tempo felice.
Venne scattata presso Fotografia Pisana, lo studio del fotografo Vittorio Frediani a Sampierdarena e chissà quanti bimbi mascherati avranno posato per lui.
In piedi sulla sedia, con i sandaletti e i piedini uniti, nel tempo di Carnevale, un piccolo Arlecchino di Genova.

Annunci

Read Full Post »

La gioia di mamma era un piccoletto vivace e turbolento, aveva proprio l’argento vivo addosso.
E sì, basta guardarlo: il biondino doveva essere un tipo sveglio, chissà quante ne ha combinate con quell’espressione furbetta!
Un piccolo terremoto, la mamma doveva sempre corrergli dietro perché lui non stava mai fermo.
Eccolo lì sulla sedia.
La manina posata sul bracciolo, quel completo che immagino di celeste chiaro, i fiocchetti sul petto, i bottoncini tondi, i polsini e il colletto di pizzo.
E il cappellino sulla testa, certo!
Che dolcezza, la piccola peste era un bambino bellissimo.

E la sua mamma sembra piuttosto giovane e volitiva.
Ci sarà riuscita a non viziarlo quel tipetto lì?

La gioia di mamma, la gioia di tutta la famiglia e anche della nonna.
Quanto affetto e quante coccole, le attenzioni erano tutte per lui.

E quel piedino alzato in quella maniera?
Sarà una richiesta del fotografo? Non saprei dirvelo, io leggo in quella postura tutta l’impazienza dell’infanzia.
E dai, e quando finisce questa faccenda di fare la fotografia, voglio andare a giocare!
Ecco, semplicemente così.

La gioia di mamma amava la neve, le corse sui prati, le fiabe della buonanotte, forse aveva una palla, un cavallino di legno e un cerchio con il quale giocare.
Io non colleziono fotografie, più che altro trovo delle emozioni e le conservo.
Queste immagini sono state scattate da un fotografo di Zagabria, c’è una tenerezza immensa in questi ritratti.

Sorride allegro questo bimbetto, il suo sguardo è rivolto verso un luminoso futuro.
Era la gioia della sua mamma e spero che entrambi abbiano avuto in sorte davvero tanta gioia.

Read Full Post »

Nel mese di Carnevale i bambini avranno tante occasioni per divertirsi, questo accadeva anche negli anni passati: sfilate, feste in maschera, giochi.
A Genova c’era l’usanza di organizzare un gran ballo per i più piccini al Teatro Carlo Felice, la maschere più belle si aggiudicavano gli ambiti premi: bambole, lanterne magiche, dolciumi e altro ancora.
E così sfogliando i giornali degli inizi del ‘900 si trova il racconto di quelle occasioni festose e c’è l’elenco delle maschere indossate dai bambini.
Ed ecco entrare lo gnomo e l’amazzone, la regina delle fate, lo stregone, il paggio, il contadino e il marchese, la piccola fioraia e la nobildonna genovese, la paesana e il torero.
Un giorno, a quel ballo partecipò anche una certa bambina: portava una gonna lunga, un grembiule orlato di pizzi, uno scialle annodato sul petto e indossava una parrucca di riccioli biondi.
Sotto al braccio teneva un cesto ricolmo di tante bontà e nell’altra mano reggeva canestrelli e reste, le celebri collane di nocciole: quella bambina era vestita da venditrice di noccioline e dolci e si aggiudicò il primo premio.
Quella bambina era la sorella di mia nonna paterna e possiedo la foto che la ritrae con quella maschera però la zia aveva il suo caratterino e so che non le farebbe piacere che pubblicassi la sua fotografia e quindi la terrò per me.
Nel tempo di Carnevale c’era anche quest’altra bimba, di lei non so nulla e non conosco il suo nome, mi sembra proprio che sia vestita da piccola olandesina.

E osservando questa immagine del passato mi sono chiesta se lei sia mai stata sul quel palco, al ballo dei bambini al Carlo Felice.
E chissà, avrà per caso conosciuto la zia?
E forse le due si sono trovate vicine, magari hanno riso insieme e chiacchierato.
Tu hai lo scialle, io ho il fiocco grande e colorato.
E ho un anellino al dito e la collanina che luccica, quella è importante.

Ed è un ricordo che resta: quando poi diventerai grande ti rammenterai di essere stata Colombina, uno dama del ‘700, una venditrice di canestrelli o forse una piccola olandesina.
Con lo sguardo dubbioso, rivolto al tempo che ancora deve venire.
In un altro tempo della tua vita, nel tempo di Carnevale.

Read Full Post »

Lei sta lì seduta, sembra una piccina obbediente e docile, in realtà chissà se lo era davvero o se magari aveva un carattere turbolento.
Ha il visino dolce, lo sguardo intelligente, è bella come una bambolina.
Figlia unica? Io non credo, nella sua epoca erano comuni le famiglie numerose e forse lei fu semplicemente la prima di molti fratelli.
Io immagino che sia stata una bimba molto amata e vezzeggiata e forse avrà avuto uno di quei nomi romantici così in voga nel passato.
Si chiamava Isolina, Matilde o magari Clementina?
Io non so davvero nulla di lei ma per me il suo nome è Angioletta.
E cosa possiamo provare a immaginare su di lei?
Le piacevano i biscotti, amava mettere il ditino nello zucchero e tutte le volte che le facevano i boccoli lei si annoiava ed era impaziente di alzarsi dalla sedia.
Capelli neri, frangetta, occhi grandi e scuri.

I bottoni decorati, le applicazioni con i fiori e la sua mano così piccina.
La bimba con i capelli color dell’ebano sarà poi diventata una giovane donna affascinante e al suo anulare affusolato avrà portato la vera nuziale simbolo delle promesse di amore eterno.
E a sua volta anche lei sarà divenuta madre e forse avrà avuto una bimba così dolce e tenera.

Non è poi tanto semplice indovinare le vite degli altri, ho incontrato lo sguardo di lei al di là del tempo, oltre gli anni che ci separano: è rimasto su una fotografia di Giulio Rossi ed ho trovato in quegli occhi tutta la vivacità dell’infanzia, tutti quei sogni di fantasia.
Ed è lo sguardo di una bimbetta della quale non possiamo conoscere il destino, possiamo solo avere la speranza che il suo bel viso sia stato rischiarato da molti gioiosi sorrisi.

Read Full Post »

La villa di Casella era immersa nel verde, la circondavano alberi rigogliosi e generosi di ombra.
E doveva essere il posto preferito dal patriarca: un luogo amato e molto caro, da sempre prescelto per le riunioni di famiglia.
Ricorrenze, compleanni e matrimoni, semplicemente la vita, momenti importanti durante i quali si costruiscono i ricordi e le memorie dolci che saranno a raccontate a coloro che verranno.
Lui, il nonno, si chiamava Ernesto, il suo nome è il solo scritto a tergo di questa fotografia.
Quanta vita attorno a lui: figli e nipoti ai quali lasciare preziosi insegnamenti.

E le ragazze, nella villa di Casella, tenevano tra le dita un fiore fragile oppure un grazioso ventaglio per farsi fresco in certe giornate estive.
E avevano sguardi sognanti e ingenui, erano bellezze semplici e per nulla artefatte.

Là, nel giardino della grande casa, c’erano panchine per godersi l’aria pura della campagna.
Quel giorno sul tavolo c’era un vassoio con una bottiglia di vino, una seconda bottiglia contenente forse acqua e un’alzata di vetro trasparente, così io mi sono chiesta dove siano finiti questi oggetti.
Il tempo posa il suo velo sulle cose e sulle esistenze, restano impresse sulla carta la disinvoltura della giovinezza, l’eleganza ed una certa fierezza.

Nella villa di Casella si arrivava con i mezzi dell’epoca.
E sapete, io sono certa che colui che guidava questo carro fosse in qualche modo parte della famiglia.
Li ha visti crescere tutti quei bambini e li ha veduti diventare grandi: lui c’era, lui c’è sempre stato.

E allora ci celebra questo instante con una lievità che è propria dei giorni felici.
Un sorriso, la bellezza di un momento gioioso e condiviso con le persone amate, in un luogo caro a tutti.

Non so dirvi nulla di questa grande casa, mi piacerebbe vederla e ritrovarla.
So soltanto che un tempo ci furono questi respiri, questi visi e questi sguardi, in un giorno da non dimenticare, nella villa di Casella.

Casella

Read Full Post »

Vestivamo alla marinara, per davvero, poi a noi è sembrato strano che non sia più stato così.
Vestivamo alla marinara, due fratelli ed una sorella, non sapremmo proprio dire in quale istante poi siamo diventati grandi, perché sei bambino e poi all’improvviso ti ritrovi adulto e non lo sai nemmeno tu come sia accaduto, semplicemente succede.

Essere bambini non è sempre stato semplice per noi, noi non eravamo viziati e dovevamo sempre obbedire ai nostri genitori.

In piedi sulla sedia, sembra una piccola trasgressione ma se lo dice il fotografo allora si può fare, poi c’è tutto quel tempo da aspettare per la fotografia, è una cosa lunga e i bambini, si sa, sono irrequieti.

Vestivamo alla marinara e abbiamo vissuto momenti speciali, noi tre.
Sandro, Carlo e Luciana, sempre insieme.
Sempre uniti, come deve essere tra fratelli.

Noi non avevamo mica tante pretese, no.
C’era semplicemente una vita da vivere e già quello a volte era abbastanza complicato ma c’era tutto un mondo che non avevamo mai visto, posti che qualcuno ci ha raccontato.
Quelli che facevano viaggi e poi tornavano a casa magari ti parlavano di altre città, di paesi lontani e non bastano neanche le parole per descriverli mondi così.
Noi però avevamo la forza dell’immaginazione e la fantasia, avevamo quei mondi mai visti negli occhi.

Vestivamo alla marinara anche nei momenti più importanti.
E provavamo a volte una certa emozione che non sapremmo spiegarvi, quindi ci veniva anche un po’ da sorridere in quei momenti lì.
Poi c’era sempre quello che ti raccontava il mondo che tu non avevi mai visto ma sapevi che un giorno magari avresti fatto anche tu quello stesso viaggio e così avresti avuto una storia bellissima da raccontare.
Noi però le avevamo già negli occhi quelle storie, per tutti noi era così.

Stai serio, non distrarti, stai diritto.
E a volte uno poteva dire di avercela fatta, proprio come voleva la mamma!

Noi che abbiamo anche vissuto anni faticosi, quando eravamo piccoli mica potevamo saperlo.
Il futuro è sempre un mistero da scoprire e non sai mai cosa ti attende.

E poi, a volte, hai un fratello più grande.
E cresce con te, camminate insieme e diventate grandi insieme.
E per noi è stato così, sempre.

Vestivamo alla marinara e avevamo dei sogni, alcuni non li abbiamo neanche mai raccontati a nessuno, li abbiamo tenuti per noi, racchiusi nel nostro cuore.
E quando eravamo bambini credevamo che si sarebbero tutti avverati, in certi casi è capitato, a volte invece no.
E di noi ricordiamo perfettamente quegli istanti, quei momenti ricchi di sensazioni talmente intense che noi restavamo lì, con gli occhi spalancati sul mondo e ci batteva tanto forte il cuore che ci veniva proprio da trattenere il fiato.

Read Full Post »

Il gioco è libertà, gioia e fantasia e i giochi dei bimbi di un altro tempo ci sembrano così semplici ma in realtà in certi casi era necessaria una certa abilità.
I bambini di un altro tempo non avevano genitori sempre pronti a fotografarli in ogni momento della loro vita e quindi per conservare la memoria dei giorni dell’infanzia bisognava affidarsi ad un professionista.
Inoltre, con tutta probabilità, i giochi con i quali questi piccini sono ritratti non erano neanche di loro proprietà ma erano pezzi che appartenevano al fotografo.
Lui è Valter con la sua sorellina Vanda, quanto si assomigliano questi due!
Il cappello della Regia Marina, il cappottino scuro con i bottoni grandi, l’espressione composta ed obbediente.

I giochi dei bimbi di un altro tempo evocano in noi un’inconsueta nostalgia di quello che non abbiamo vissuto.
Un cerchio e un bastoncino per farlo correre, tutta una questione di gioioso equilibrio: noi non ci abbiamo mai provato ma ci sarebbe piaciuto, vero?
Il suo nome è Piero ed eccolo qui in piedi sulla sedia con le manine sul suo cerchio e lo sguardo un po’ spaventato.

Non era il solo modo per divertirsi, grazie ad una vecchia foto ho scoperto un passatempo del quale non ero a conoscenza.
Servivano un cerchio di piccole dimensioni e due bastoncini, il cerchio veniva lanciato in aria e un compagno di giochi doveva prenderlo e rilanciarlo con gli stessi bastoncini.
Ho trovato qui la spiegazione e credo che si tratti proprio dello stesso gioco.
E c’è un bimbetto dall’espressione furbetta che potrebbe insegnarci alla perfezione tutta la procedura, direi che sembra sapere il fatto suo!

Ed ecco poi un bel cavallino.
In altre foto d’epoca più antiche e simili a questa ho notato che la base su cui si regge il cavallo risulta sopraelevata ed è dotata di quattro rotelle.
A guardar bene anche questo gioco ha le sue rotelline, sono inserite nell’asse di legno.
Cose di bimbi di un tempo diverso e distante dal nostro.

Giochi desiderati, giochi semplici ed entusiasmanti per questi bimbi di un altro secolo.
Nel tempo del divertimento, quando ancora bisogna diventare grandi.
E magari tu sei un ragazzino giudizioso di nome Valter, appena è possibile te ne vai fuori a giocare e fai correre il tuo cerchio così veloce, quando prende il via è un’emozione grande!
E hai una sorellina che si chiama Vanda, lei è curiosa e intelligente e vorrebbe sempre fare tutto quello che fai tu.
E così un bel giorno ti metti lì e le spieghi come funziona: la bacchetta, il cerchio e via, si parte!
E quando il cerchio inizia ad andare veloce è un’emozione così grande che davvero non si può raccontare.

Read Full Post »

Loro sono quattro fratelli, a dire la verità chissà se poi la loro famiglia è diventata più numerosa.
All’epoca, come tutti ben sapete, due genitori spesso portavano in dote schiere di bambini, non era così insolito che due sposi avessero una decina di figlioletti.
Loro in questa fotografia sono tutti insieme e forse sarà rimasto il ricordo di un tempo felice, fissato per sempre su questo cartoncino di un tempo lontano.
Il maggiore, in piedi sull’altalena.
Un mezzo sorriso, le mani sulla corda, uno sguardo che racconta di una vita tutta ancora da costruire.

In tutte le famiglie, poi, c’è sempre una piccola peste.
Dite di no? Eccome!
In genere si tratta di colui che ha dipinta sul volto una cristallina innocenza ma poi ne combina una dietro l’altra, ve lo dico io che sono stata una bambina terribile.
Ed eccolo qua il tipetto in questione: occhi chiari, camiciola a righe e capelli a spazzola.
Dai, secondo me era lui il più irrequieto di casa, non ho dubbi.

I più piccolini, vezzeggiati e coccolati da tutti.
In quell’epoca crudele che spesso metteva in pericolo le vite fragili diventare grandi era una vera avventura, a volte.
Ed io quando vedo queste immagini di un altro tempo spero sempre che questi piccoletti abbiano avuto vite lunghe e felici.
Si è bambini, si diventa giovani e poi adulti, in un soffio.

Non conosco i nomi di questi bimbi e non so nulla di loro ma mi piacerebbe conoscere le loro storie e il loro cammino nel mondo.
Sono stati ritratti dal fotografo Ciappei in uno scorcio della loro loro infanzia, in un giorno felice di molti anni fa.
Un momento di dolcezza da ricordare: quattro fratelli e un’altalena.

Read Full Post »

Mi è parso subito di riconoscerlo quel tratto di Corso Firenze, l’ho visto in una piccola fotografia che poi ho acquistato e da principio mi è sembrato di vedere proprio un luogo dove passo molto spesso.
In quel tratto di Corso Firenze, una volta, sferragliava allegramente il tram.
Con mio estremo disappunto devo dirvi che non ho trovato corrispondenza tra gli orari riportati sulle mie vecchie guide e il numero che mi sembra di leggere sulla vettura.
Potrebbe essere la linea 21 oppure la linea 2, non mi è chiaro se quella che sembra una seconda cifra sia invece una parte della vettura.
Casomai doveste fare un viaggio nel tempo sappiate però che in Corso Firenze potete viaggiare comodi e sicuri.

La mia piccola fotografia deve essere opera di qualche dilettante che aveva una buona ragione per immortalare questo scorcio di Genova.
E da qui io lo ringrazio di cuore, lui non lo sa ma mi ha fatto un bel regalo.
Quel tratto di Corso Firenze appare in certe cartoline del passato, non è esattamente la stessa inquadratura, si vedono l’altro lato del marciapiede e la curva che sovrasta Via Pertinace.

Quel giorno, in quel tratto di Corso Firenze, c’era un ragazzino che passava.
Chiamiamolo Baciccia, secondo me è il nome giusto: porta un cappellino, una giacchetta e una maglietta a righe.
E dietro di lui si notano dei mucchi di terra, forse c’erano dei lavori in corso.
Un po’ più in là, in corrispondenza della prima finestra a sinistra, c’è un signore che se ne va verso San Nicola.

E insomma, la settimana scorsa sono andata in Corso Firenze con la mia piccola immagine del tempo che fu.
Quel palazzo ritratto nella fotografia ha delle raffinate decorazioni ormai sbiadite e quasi cancellate dallo scorrere degli anni, devo dire che non le avevo mai notate prima.
E ho atteso il momento giusto anche se per avere un’immagine quasi perfetta ci vorrebbero un piccolo Baciccia con la maglietta a righe e un signore che se ne va tranquillo verso San Nicola.
E poi bisognerebbe far spostare tutte le macchine, ecco.
Il tram non lo abbiamo più ma c’è il 375 che passa con una certa regolarità in quel tratto di Corso Firenze.

Tutto cambia, lo so.
È inevitabile ed è anche giusto che sia così.
E comunque la mia prima intuizione si è rivelata corretta ed io ne sono felice.
Grazie ancora allo sconosciuto fotografo di un’altra epoca, grazie a lui possiamo vedere com’era quel tratto di Corso Firenze tanto tempo fa.

Read Full Post »

In genere preferisco le immagini che ritraggono signore e signorine per ovvie e comprensibili ragioni: gli abiti, i cappelli, le borsine, gli ombrellini da passeggio, i ventagli e i veli, i tacchi a rocchetto e le pettinature.
In questa fotografia c’è un militare e in questo caso è giunto in mio aiuto il mio amico Massimo che ringrazio, è stato lui a dirmi che questo giovane uomo porta sulla divisa gli alamari dritti dei Carabinieri.
Nessuna posa formale, anzi semmai si scorge una certa rilassatezza.
Una semplice sedia, nessuno scenario particolare.

La sua espressione è seria, i baffetti poi lo rendono in qualche modo più autorevole.
E poi.
La sigaretta tra le dita e tra le mani un giornale.
Questo giovane sarà stato di Genova?
Io credo di sì!
E quale quotidiano sfoglia per tenersi aggiornato sulle ultimi fatti accaduti in città?
Beh, è questa la particolarità dell’immagine: i numeri romani per noi genovesi sono un segno chiaro ed inequivocabile, il nostro legge Il Secolo XIX.

E perdonate i miei pochi mezzi, questo è il meglio che sono riuscita a fare con questa fotografia che viene dal passato.
Peccato, non si leggono i titoli degli articoli!
Eh, sapeste quanto mi piacerebbe poter sfogliare quella copia del Secolo per conoscere le notizie di cronaca e tutto il resto!
Era il giornale di un tempo lontano, Il Secolo XIX di tanti anni fa.

Read Full Post »

Older Posts »