Ricordi d’estate

E così metti nell’album dei ricordi la fotografia di te.
Così, bambina.
La frangetta dritta, le guance rosa, il sole negli occhi.
I sassi, l’onda che li sfiora.
Il canto del mare, i tuoi pantaloncini, le voci in lontananza.
La maglietta chiara con le ancore, quella che ti piaceva tanto.
Il tuo sorriso timido, le mani che si posano sul salvagente.
Per imparare a nuotare aspettiamo un po’.
O forse no, magari sei stata temeraria e coraggiosa e sei corsa incontro al mare pronta a tuffarti nella sua freschezza, una nuova avventura da raccontare.
E così metti nell’album questo ricordo d’infanzia.
È una fotografia di te.
Eri una bambina ed era il tempo felice dell’estate.

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Mare e gioia

Certe immagini, a volte, già racchiudono tutto ciò che occorre, suscitano sensazioni che sappiamo riconoscere e la persona ritratta in quella fotografia inconsapevolmente sa trasmettere le sue emozioni.
Così è lei, immortalata nella sua magnifica gioventù.
Serena, in quel giorno d’estate, su una spiaggia inondata di sole, sullo sfondo la costa, le case e gli ombrelloni aperti.
Così assertiva, bella e vigorosa, con le sue braccia forti, il piglio deciso, lo sguardo fiero, è una giovane donna moderna e sicura di sé.
E sorride.
Ed è un giorno d’estate e lei è in questa posa.
E porta una fascia sulla fronte, ha i capelli dritti, la riga perfetta da una parte, la pelle liscia, la postura armoniosa.
E se la osservate bene ogni sua emozione è nel suo viso così luminoso e aperto, i suoi occhi ci osservano da un tempo lontano e raccontano semplicemente la sua gioia di vivere mentre il mare canta la musica delle onde.

La bambina con il cappello

La bambina con il cappello porta orecchini piccoli, forse un regalo della sua cara nonna.
Lei ha gli occhi chiari e trasparenti, il nasino sottile, le labbra di ciliegia, i capelli lunghi che cadono sulle spalle.
E resta così, seria e compita fissa un punto indefinito proprio come le è stato detto di fare.

Con studiata noncuranza tiene il braccio appoggiato sull’étagère, il suo ritratto sembra rispettare le regole e i canoni di quel suo tempo.
Sarà stata figlia unica? Io non credo, chissà perché la immagino unica bimba di casa con molti fratelli, è coccolata da tutti.
E osservate con cura i dettagli: lei ha questa giacchetta con i bottoni tondi, forse argentati, poi porta al collo un nastro bianco al quale è appeso un ventaglio.
E tutti noi vorremmo che lo aprisse e ce ne mostrasse la fattura, è vero?
Dove sarà finito il ventaglio? Era proprio di lei o forse apparteneva al fotografo?

La bimba tiene in una mano un bel cappello di paglia con una scritta e un nastro chiaro.
Ha la gonna scura di tessuto pesante, le ampie pieghe le coprono le ginocchia, le calze le arrivano a metà polpaccio.

E paragonandola ad altre bambine della sua epoca lei ha un aspetto così moderno, non riesco a fare a meno di immaginarmela con una magliettina colorata, i jeans e soprattutto me la figuro con berrettino con la visiera messo per traverso.
E invece no, lei è la bambina con il cappello di paglia e il ventaglio.
Però lo so, di questo sono certa: si annoia a fare la fotografia, in realtà non vede l’ora di scappare via.
E invece resta lì di fronte al Signor Sotteri, fotografo di Sua Maestà Umberto I Re d’Italia e anche autore di questa bella immagine.
Lei sta ritta con i suoi stivaletti chiusi da file di bottoncini, seria e immobile.
Con un cappello in una mano e tutta la vita davanti.

Estate in riviera

Era tempo d’estate sulla bella riviera.
Il sole splendeva alto e glorioso, il mare era cristallino e la luce sfiorava le case alte e le ringhiere.
E non saprei dire di quale località si tratti, tuttavia posso dirvi che questa fotografia era insieme ad altre riconducibili al ponente ligure e alla zona di Alassio.
Ed era estate, spirava una leggera brezza, i piedi affondavano nella calda sabbia fine e il tempo scorreva dolcemente.
Lui e lei, insieme in ogni stagione della vita o almeno così voglio sperare.
Lui e lei, ritratti in un istante di vera serenità.
La sdraio, i costumi pesanti, la solita moda delle righe, i capelli elegantemente raccolti di lei.
E lasciarsi cullare dal suono lento delle onde e poi ricordare, molti anni dopo, con nostalgia.
E tutto resta, nel cuore e nella memoria.
Era tempo d’estate sulla bella riviera.

Una ragazza e la sua bicicletta

Lei è una giovane donna.
Dinamica, vivace, piena di interessi, si distingue per la conversazione brillante e per la sua intelligenza acuta, potrei giurarci.
Ottimista, solare, affidabile e di buon cuore.
Come al solito io davvero non so nulla di lei, possiedo solo questa fotografia ma solo guardando la sua immagine mi risulta facile fantasticare sulle sue molte virtù, nella sua postura e nel suo atteggiamento si legge molto di lei.
Intraprendente, curiosa e amante della vita all’aria aperta.
Ah, la bella stagione e il clima tiepido, che sogno dolce!
E così eccola con il suo abito chiaro, il capo coperto, le scarpe con il tacco a rocchetto.
E poi quel sorriso illumina e rischiara il suo volto giovane e la sua grazia nascente.
Così sorride, in un momento qualsiasi, felice di quella felicità che a volte non si sa nemmeno di provare.
In un altro tempo: una ragazza e la sua bicicletta.

A piedi scalzi

Ti ricordi?
C’eravate tutti voi ed era un giorno speciale.
E c’era caldo e stavate a piedi scalzi, frinivano le cicale mentre il sole splendeva alto nel vostro cielo.
E nelle vene sentivi scorrere quella cosa lì, la libertà, poi ti verrà voglia di ricordarla sempre e di riviverla ancora, come in quel giorno d’estate.
E ti ricordi?
Il ciondolo sul tuo petto seguiva il ritmo del tuo cuore.

Un bastoncino in una mano, i capelli arruffati, il solito broncio di sempre.
Tuo fratello, in quel tempo felice che sempre ritorna, nella tua memoria, nei tuoi pensieri, nel rimpianto dell’infanzia.

Mani nelle mani, dita intrecciate, sguardi complici e segreti da raccontarsi: vicinanza, amicizia e affetto, un legame che durerà per tutta la vita.
Verranno i tempi difficili e sarete sempre unite e sempre così solidali.
Sempre, come in quel giorno mai dimenticato.

E c’eravate tutti, grandi e piccini.
La mamma, sempre buona e paziente, la zia silenziosa e affabile, alle loro spalle ritto e severo ecco
papà, all’apparenza così burbero ma in realtà teneramente affettuoso.
La tua famiglia, il tuo cerchio, il tuo solo mondo.

E ti ricordi?
C’eravate già davvero tutti, al più piccolo di voi sarai tu a raccontare quella gioia, il canto dell’acqua, la bellezza di un istante condiviso e la spensieratezza dei giorni ingenui.
A piedi scalzi, facendo attenzione a non scivolare, come sempre poi nella vita e nel tempo che verrà.

Ti ricordi?
Sentivi, forte e potente, quel senso di libertà.
E c’eravate tutti voi ed era un giorno speciale.
E stavate a piedi scalzi e il ciondolo sul tuo petto seguiva il ritmo del tuo cuore.

Il cavallino di legno di Achille Testa

Fotografare, fermare il tempo e tramandare un ricordo: oggi è un gesto consueto e ormai alla portata di chiunque, in altre epoche farsi ritrarre era una questione per molti versi complessa e riservata per lo più a talentuosi fotografi professionisti.
Si seguivano precisi canoni, si reiteravano pose ed espressioni, ho appreso alcune particolarità proprio su alcuni testi dedicati all’argomento, le fotografie del passato erano costruite davvero con mirabile cura.
E i maestri della fotografia avevano nei loro studi veri e propri scenari e tutto l’occorrente per ritrarre i vari soggetti: divanetti, tavolini e sedie, libri e ventagli, tende e sfondi dipinti.
Questi accessori poi spesso passavano da un fotografo all’altro, un’analisi approfondita ed entusiasmante dell’argomento si può trovare nel volume Vivere d’Immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, su quelle pagine la Dottoressa Papone espone con maestria questa tematica.
I bambini erano certo soggetti difficili da ritrarre: i bambini non stanno mai fermi e presumo che anche i composti piccini del passato avranno pur sempre avuto le loro turbolenze!
Tic, tac, tic, tac, mettiamo indietro le lancette dell’orologio e andiamo in Salita Pollaiuoli, nel vivace caruggio ha il suo studio il bravo fotografo Achille Testa.
E guardate che meraviglia ha in serbo per i suoi piccoli clienti: un cavallino di legno con tanto di criniera e una bella carrozzina dietro.
Nello studio di Achille Testa arriva anche questa piccola peste: malgrado l’abito dalla fisionomia io penso che si tratti di un maschietto, del resto io ho una foto del fratello di mia nonna con addosso un vestito molto simile.
La manina stringe le briglia, un sorriso illumina il suo viso, chissà che voglia di giocare con quel bellissimo cavallino!

Sapete, quando mi è capitata tra le mani questa fotografia ho avuto subito l’impressione di trovarmi davanti qualcosa che avevo già veduto.
Un’immagine, un gesto ugualmente ingenuo e carico di meraviglia, la gioia di un’altra infanzia.
Il cavallino di legno di Achille Testa sarà di certo stato molto ambito dai bimbi che passavano in quello studio, posò accanto al cavallino anche questa bimbetta con i suoi boccoli e i suoi pochi anni.
Ha l’abitino candido con i pizzi leggeri e raffinati, un fiocchetto tra i capelli e una posa esitante e timida, nella carrozzina è posata una piccola bambola.
In un giorno di un altro tempo, in un tempo da ricordare quando anche lei venne fotografata vicino al cavallino di legno di Achille Testa.

Davanti al tuo mare

Ti ricordi?
Portavi una vestina chiara e leggera, avevi la frangetta e un grande fiocco sulla testa.
E stavi là, scalza, sulla spiaggia.
E ti ricordi com’era quella sensazione?
I sassi bruciavano per il sole e tu ti mettevi a ridere e intanto correvi a mettere i piedini nell’acqua.
Non avrai dimenticato mai, io credo, le tue titubanze e al contempo il tuo intrepido coraggio, erano per te i giorni della felicità e delle nuove esperienze.
Ti ricordi?
Ti hanno dato un salvagente e tu hai posato là sopra la tua manina.
Eri esile come un giunco, briosa come una pioggia d’estate, spontanea come un arcobaleno improvviso.
Eri timida anche, a guardarti io credo che sia così.
E forse poi sarà passato il tempo, tu avrai ripensato a te in quei giorni d’infanzia.
Portavi una vestina leggera e avevi tanti giorni davanti.
E sorrisi per rallegrarti, abbracci, dolcezze e sogni, sogni, sogni.
Ti ticordi?
Eri là, davanti al tuo mare.

Ai bagni

E nel tempo di giugno si va ai bagni, l’acqua è ancora fresca e la spuma frizzante del mare fa tremare le caviglie.
Le senti le voci allegre dei bambini?
Corrono incontro all’onda tra le risate e si sfidano a chi si tuffa per primo, ognuno vuole essere il più temerario, così sarà anche molti anni dopo: la spiaggia è il luogo della libertà e delle spensieratezze.
Tra questi bagnanti, in questo altro tempo, c’è anche lei e questa è una fragile memoria di carta di questa signorina amata, così viene definita sul retro della fotografia.
Impacciata e non tanto disinvolta nel farsi ritrarre su questi sassi nel tempo d’estate, chissà quale spiaggia fu scenario delle sue timidezze.
Allora, in quei suoi anni, erano molto in voga le lunghe e ampie spiagge del ponente genovese, era una bella consuetudine andare a fare i bagni proprio sotto la Lanterna, in questa estate che verrà desidero dedicare spazio a certi stabilimenti balneari del nostro passato e quei giorni distanti.
Così ho deciso di iniziare da lei e forse qualcuno di voi potrebbe osservare che questa immagine è tutta rovinata e ha anche diverse macchie, certo non è la fotografia più bella della mia collezione.
L’ho scelta perché è il ricordo di lei: la signorina amata, ai bagni.
E ha una cuffietta in testa per ripararsi dal sole e con una mano sembra trattenere un lembo del suo pesante costume per coprirsi il ginocchio.
E ha gli occhi grandi, i lineamenti regolari, sembra così dolcemente imbronciata.
Nel tempo di un’altra giovinezza e di una diversa estate.

Domenica 19 Maggio 1912

Non poteva esserci altro giorno per presentarvi lui e lei, queste persone sono ritratte in questa posa garbata nel tempo di una diversa primavera a Genova.
Era il 19 Maggio 1912 ed era domenica: è una fortunata e piacevole casualità aver trovato questa fotografia, posso così pubblicarla ancora il 19 Maggio, ancora di domenica.
Era dunque una stagione come questa, era una giornata festiva da trascorrere nella quiete delle alture genovesi: lo scatto è di Luigi C. Thanhoffer, titolare di Fotografia Righi, il suo studio era situato là dove si arriva con la celebre funicolare e dove si gode di un magnifico panorama.
Così se ne andarono lassù anche costoro: lui ostenta una posa sicura, sfoggia un bel paio di baffi, una paglietta, ha un abito di buon taglio, cravatta e panciotto.
La moda femminile forse imponeva bottoni grandi, si notano chiaramente sulla giacca e sulla gonna di lei, lei che indossa anche un capello a larghe falde per ripararsi dal sole cocente.
E sbocciavano i fiori, gli uccellini cantavano, si libravano attorno le colorate farfalle.
E l’erba aveva quel profumo fresco di rugiada e di vita che si rinnova nel tempo felice che ritorna ancora.
E dovevano accadere ancora molte vicende che noi ora conosciamo: il nostro passato era futuro ignoto per queste persone.
Immagino che lo abbiano atteso, forse con trepidazione e con speranza, come tutti noi facciamo con i giorni che ancora devono venire.
Oggi ci voltiamo indietro e osserviamo lui e lei.
In quell’altro tempo, così distante, a Genova.
Era il 19 Maggio 1912 ed era domenica.