La fine dell’estate

E venne inesorabile la fine dell’estate, l’autunno era ormai alle porte ma nel cuore ancora vibravano le emozioni dei ricordi più belli.
Quella volta sulla spiaggia, quante risate!
E ognuno fece la sua parte: braccia forti, senso dell’equilibrio e un fantastico gioco di squadra per celebrare la vita, l’allegria e la spensieratezza.
Forza, tutti insieme!

Ed eccoli lì, sorretti dai loro sodali, loro sono in tre e sono così sorridenti e divertiti: l’amicizia è quella cosa lì che ti fa vivere momenti unici e indimenticabili.

E poi, quel giorno, su quella spiaggia tutti guardavano in su, ammirando la piccola impresa.
Ce la faranno?
Andrà tutto come deve?
Certamente sarà così, tra una risata e l’altra!

La vita in fondo è proprio come un gioco d’estate al mare: una magia di incastri e di equilibri.
E gioia, coraggio, bellezza e braccia spalancate verso il futuro.
Quella volta sulla spiaggia, che spasso!

E poi là c’era anche un bambinetto che ammirava stupefatto quel che stava accadendo, sono più che certa che abbia detto: voglio farlo anch’io!
E sarà poi venuto il tempo di un’altra estate e sarà riuscito pure lui a salire così in alto.

Quel giorno, sorretto saldamente, lassù svettava un ragazzino.
Aveva una specie di contenitore messo sulla testa, ingrandendo l’immagine mi sono accorta che c’era incisa la seguente scritta: Tavolette Fernet Lapponi.
Lui stava là con le braccia aperte nell’aria calda davanti al suo mare.
E venne la fine dell’estate ma sempre rimase, impresso in una fotografia, il caro ricordo di quella volta sulla spiaggia.

Sui sassi sulla spiaggia di Camogli

E poi rimasero lì, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.
Fratelli e complici di giochi e di avventure, a volte rivali, a volte segretamente uniti.
Con le calzette corte, l’abito alla marinara e la giacchetta, forse non era proprio il tempo d’estate ma era comunque un tempo bello per sedersi insieme sui sassi.

Sorridendo e scherzando, con allegria e gioia.

Mentre la mamma tiene per mano la bimba più piccina e c’è una grazia speciale nel suo amorevole gesto, anche lei sorride con dolcezza.
È un momento di pura spontaneità, in un frammento di passato che forse sarà stato ricordato con nostalgia.

Sui sassi, sulla spiaggia.
A Camogli.
Mentre l’onda accarezzava la riva e il sole baciava le case alte dai colori caldi.

Proprio su quella spiaggia.
In un giorno spensierato, trascorso giocando e inseguendosi e ridendo forte come piace ai bambini.
E poi sospiri, sorrisi e occhi che brillano.
Loro erano là, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.

Ricordo di un’estate al mare

Questo è il ricordo di un’estate lontana, su una riva dove echeggiavano voci gioiose, in un tempo felice e spensierato.
E là, vicine, ecco alcune giovani donne, forse amiche o magari sorelle, colte nel tempo da trascorrere con i più piccini, condividendo i giorni belli di una stagione calda.
Le pettinature sono quelle alla moda, i costumi scuri sono graziosamente bordati di bianco.
Si resta là, su quella spiaggia.

C’è una ragazzina con i capelli mossi, l’espressione seria e quasi intimidita, alle sue spalle la vita sulla spiaggia ferve: si chiacchiera, si gioca, si sorride, si gioisce nel tempo dello svago.

Oppure si resta così, in posa, per questa fotografia che sarà il ricordo di un’estate al mare.

Davanti alla barca, mentre in lontananza c’è chi aiuta un piccolo nuotatore a sfidare le onde.
E poi ecco una manina posata sulla spalla, il sorriso dolcemente materno di questa giovane donna: sguardi ed espressioni consegnate ai nostri occhi da una fragile fotografia che ha saputo superare i confini del tempo.

Questa è la memoria di un tempo distante, con un’amica collezionista ed esperta di queste fotografie del passato si era ipotizzato che potesse trattarsi della spiaggia di Multedo, sullo sfondo si nota infatti una ciminiera che potrebbe farlo pensare.
Era un tempo che ormai è svanito, come le onde che si dissolvono in candida schiuma ed è rimasto, catturato in una fotografia, il dolce ricordo di un’estate al mare.

26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini

E ancora vi porto nel passato, a svelare gli istanti di un giorno d’estate: era il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini e questa è un’immagine scattata dal fotografo Goiorani.
Si tratta di una di quelle foto di gruppo di garbati villeggianti, seduti uno accanto all’altro, in un tempo per frutto del caso condiviso.
E come sempre mi sono dilettata ad osservare i dettagli, a cercare le espressioni e i sorrisi di un’epoca ormai svanita.
In prima fila c’è lei, con il suo cappello a cloche, la catenina e la croce dorata sul petto: qualcosa la distrae e lei osserva in tralice, mentre alle sue spalle tutti sembrano impegnati nel lasciarsi immortalare.

Borsine, cappellini, occhiali tondi e orologi da taschino: questa estate distante ha un altro ritmo e una differente velocità anche se le lancette, come in ogni altra stagione, segnano implacabili lo scorrere del tempo.

Là, seduta in quella folla, spicca lei con la sua grazia: indossa un abito con lo scollo a V e sul capo porta uno di quei cappelli favolosi, non so perché ma ho subito immaginato che avesse i toni decisi del verdone.
Lei appare così serena e tranquilla, si vede che il soggiorno a Bagni di Montecatini è per lei gradito e rigenerante.

La, in fondo alla sala, ecco ancora ai tavoli altri avventori, sui loro volti si legge una certa ritrosa semplicità e al tempo stesso una comprensibile rilassatezza.

Taluni, invece, sono nelle loro faccende affaccendati: un signore è immerso nella lettura del suo quotidiano, altre persone chiacchierano amabilmente in questa giornata agostana.

Un signore si volta verso il fotografo.
È un tempo di garbate e raffinate eleganze: fiori sulla tesa del cappello, tessuti impalpabili, sorrisi appena accennati.

E pagliette per i gentiluomini, ecco ancora un altro tavolo dove spicca una graziosa signorina che indossa un abito candido.

Tutti loro condivisero un tempo d’estate rimasto impigliato in una foto di gruppo.
Non conosco i loro nomi, non conosco le pieghe delle loro esistenze: tutti loro erano là, il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini.

Agosto 1927 a Mulinetti

Era il mese di agosto del 1927 a Mulinetti.
Così si legge dietro a questa bella fotografia di un tempo distante, una mano gentile ha lasciato traccia di un luogo e di una stagione.
Estate, profumo di agrumi e di fragranze fresche, onde salmastre e canto echeggiante di cicale.
Tenpo di svaghi, di pelle abbronzata e di vento che scompiglia i capelli.
Un abitino a quadretti, il sorriso migliore in questa estate bambina che certo avrà riservato ai più piccini gioia e spensieratezza.

Là, sugli scogli ripidi e scoscesi, mentre l’acqua del mare si frange e si dissolve in candida schiuma.
In piedi, sorridendo e respirando, guardando avanti, verso il giorno che verrà e verso il futuro, in uno scorcio di Liguria che fu scenario di questa nascente felicità.

Una mollettina a fissare i capelli, un’espressione pensierosa, il vestitino allegro e tutto colorato con le margherite.
E un fiore di bambina così timida e dolce.

Le scarpette con il passante, il sole negli occhi, un sorriso incerto.
E la manina posata là, sopra lo scoglio ruvido e caldo, la bellezza dell’infanzia, con le sue scoperte e le sue tenere insicurezze.
Era un tempo felice, era un giorno di agosto del 1927 a Mulinetti.

Estate ad Albissola

E ancora tornò l’estate, sulla Riviera di Ponente, il sole radioso brillava alto nel cielo azzurro di Albissola.
L’onda lenta sfiorava la riva ed ogni istante era pura gioia, felicità e serena rilassatezza.
Con la maglietta a righe, i capelli tirati indietro e il sorriso migliore a illuminare viso.
Sulla spiaggia, davanti alle barche, in un giorno felice.

Un abito leggero, un foulard al collo, un costume scuro con la cintura più chiara, le signore seguono sempre la moda e gli stili maggiormente in voga.
I più piccini assaporano l’entusiasmante senso di libertà: un vestitino chiara, un cappellino in testa, un costume con le bretelline e tutta l’estate e tutta la vita davanti.

Ecco poi due bimbette, anche loro ritte sulla barca per la foto ricordo del tempo della villeggiatura.
Pettinature a caschetto, una certa timidezza, un sorriso spontaneo e innocente, i costumini a righe e ancora tanti sogni, desideri e gioie da assaporare.

È un’immagine conservata come memoria di una stagione felice, di giorni di tuffi e di corse sulla spiaggia, di onde e tramonti, piccoli istanti preziosi da serbare per sempre nel cuore.
Era il tempo d’estate, nella bella Albissola.

Una giornata al mare

Fu una giornata speciale, non venne certo dimenticata.
In un tempo lontano, sotto il caldo sole, su una spiaggia a me sconosciuta.
Spira una leggera brezza marina mentre tutti si mettono rigorosamente in posa per la foto di gruppo, ricordo di un tempo felice al quale sarà bello ritornare con la mente nelle stagioni più fredde.
Come sempre i più piccini davanti e seduti per terra, giusto?
Eccoli qua, cappuccio in testa, sorrisi e guance colorite come pesche mature.

E facce buffe, riccioli ribelli, occhi strizzati per il sole e accappatoi chiari.

Bambini e fanciulline di un tempo che fa sognare e con loro persone adulte così a modo, non si trascura una certa eleganza anche sulla spiaggia.
E allora i capelli sono raccolti con cura, non manca un bel parasole a righe, un tessuto certamente all’ultima moda.

Si fa ombra anche un compito signore che sfoggia pure un bel cappello di paglia, si cerca di rimanere seri per la fotografia ma la seconda ragazzina da sinistra osserva in tralice ciò che accade accanto a lei.

Con grazia, candore e una vera armonia di gesti.

E in questo bel gruppetto di bagnanti ecco poi lei: elegante, volitiva, con il suo cappello vezzoso, è una donna di carattere, sorride sicura e da sola è già un romanzo tutto da scrivere.

Accadde molto tempo fa, in qualche luogo che resta ammantato nel mistero.
L’onda batteva sulla riva, i cuori palpitavano all’unisono.
E rimase il ricordo dolce e nostalgico di una giornata al mare.

Una nuova estate

Arrivò poi una nuova estate.
Portò, come il vento frizzante del mare, un senso di leggerezza e di sollievo, proprio come una placida onda che infine si disfa sulla riva.
Arrivò così una nuova estate, la sabbia era calda, il sole faceva luccicare la superficie del mare.
Lei guardò l’orizzonte, poi si fermò appena per un istante.
Seguiva la moda, era elegante anche alla spiaggia, con quella collana importante, i capelli raccolti e la pelle appena ambrata.
Rimase ferma, appoggiandosi con grazia alla barca, mentre un refolo di brezza marina le accarezzava il viso.
Sorrise appena, pensando con gioia alla bellezza di una nuova estate.

Gente di Pontedecimo

È gente di Pontedecimo in una fotografia del 1931.
O forse potrebbe anche essere un gruppo di gitanti, però a me piace invece pensare che si trattasse proprio di gente di Pontedecimo.
Sapete, quando mi capita qualche fotografia relativa a questa zona di Genova mi viene come un piccolo batticuore: la famiglia della mia nonna paterna aveva una casa, nel verde di Pontedecimo, durante la guerra tutti loro sfollarono là, in quella palazzina immersa nel verde accanto ad alcune altre abitate dai contadini del luogo.
Diversi anni fa andai lassù con mia mamma, la casa c’è ancora e là incontrammo una signora che si ricordava bene di mia nonna, di mio papà e delle sue sorelle, fu emozionante ascoltare le sue parole.
E così, quando il mio sguardo si posa su certe immagini di Pontedecimo l’interrogativo sorge proprio spontaneo: chissà se queste persone conoscevano mia nonna, lei era una donna volitiva e di certo rimaneva impressa.
Eh, quante domande senza risposta, cari amici.
E comunque, come dicevo, era il 1931 e queste persone si misero in posa per la fotografia.
Là in mezzo ai grandi ecco la gioia di casa, guance paffutelle, un cappellino e un bel sorrisino.
E poi loro, gli adulti, tutti compunti, vestiti di scuro, le signore con le loro pettinature composte restano serie, solo il giovane uomo pare accennare un sorriso.
Là, da qualche parte, fuori dai margini della fotografia c’era un mondo intero e in qualche luogo nascosto che resta soltanto nell’immaginazione c’era la nonna con tutta la sua numerosa famiglia.
Era gente di Pontedecimo.
E tutto è, una volta in più, un’emozione bella e straordinaria.

Con lo sguardo nel futuro

È un’immagine che viene dal passato e a dire il vero non so in quale luogo sia stata scattata: ci sono alcune persone ritratte davanti a un locale, si notano anche alcune scritte in francese e forse la fotografia potrebbe essere stata scattata in Svizzera ma non è una certezza.
Tutti loro sono lì in posa e guardano il fotografo, tutti loro rivolgono lo sguardo verso il futuro.
E traspare un certo orgoglio nei modi e nei portamenti, si suona per stare allegri e per condividere istanti della vita, c’è gioia e un senso di condivisione in questo frammento di passato.

Sulla porta, con il grembiule di ordinanza, ecco colui che mi pare il proprietario del locale, accanto a lui presumo che ci sia la sua signora.
E poi mani in tasca e un senso di piacevole rilassatezza.

Un ragazzino accenna appena un sorrisetto: si cominciava da piccoli garzoni ad imparare i segreti del mestiere e magari a volte erano proprio mamma e papà a insegnare il lavoro di tutta la vita.
Li vicino c’è un ragazzo più grande, ha in basco di traverso, la cicca tra labbra, la sciarpa a quadretti e le sue dita si muovono veloci sulle corde del suo mandolino.

Tutto rimane così, seguendo una musica e il ritmo di un tempo diverso.
Nell’instante di un frammento quotidiano composto di incombenze, di piccole fatiche, di meritate soddisfazioni e di nuovi progetti.
Con il cuore fiducioso e con lo sguardo nel futuro.