Guardando Genova con gli occhi di Francesco Petrarca

“…Allora ero fanciullo e appena come in sogno rammento le cose viste, quando quell’insenatura del vostro litorale, che vede il sole sorgere e tramontare, mi sembra non una terrena, ma una celeste dimora, quale i poeti collocano nei Campi Elisi come le cime delle colline con ameni sentieri, le vallate lussureggianti e nelle vallate persone felici.”

Evocativa, poetica, densa di innumerevoli sensazioni è la descrizione di Genova lasciataci da Francesco Petrarca, il brano è tratto dalla raccolta epistolare Le Familiari e risale al 1352, il testo è originariamente in latino e se ne trova la curata traduzione nel libro Genova medievale vista dai contemporanei della Dottoressa Giovanna Petti Balbi  pubblicato da Compagnia dei Librai nel 2008, sempre da questo pregiato volume ho tratto anche l’altro brano del Petrarca che in seguito troverete citato.
Al poeta sovviene alla mente la memoria di ciò che vide quando era appena un ragazzo e quella città posata sul mare lo ammaliava con le sue torri e i suoi palazzi fastosi, lo incantava per le sue colline coperte di cedri profumati, viti e ulivi a perdita d’occhio.
Un luogo di delizie e di armonie, nel quale il poeta riconosce anche una certa tempra ai suoi cittadini.
Cita infatti le gloriose vittorie di Genova contro Pisa e Venezia e rammenta come la fama della Superba corresse di bocca in bocca: i genovesi erano temuti e rispettati e nessuno si osava andare per mare senza il loro permesso.

Ugualmente intensa è la descrizione risalente al 1358 e inclusa nel volume Itinerarium Syriacum nella quale il Petrarca ancora magnifica la potente flotta della Superba, così temuta e temibile.
E ancora, invita ad ammirare il porto di Genova, opera della fatica dell’uomo.
Le parole di Petrarca non sono soltanto di apprezzamento per le bellezze della città ma anche per il carattere dei suoi cittadini, per il loro modo di agire e per la forza dei loro animo.
Bella e ricca è la terra di Liguria, egli decanta i ruscelli e le valli, le bellezze delle alture, le case adagiate sulla costa e usa toni di autentica ammirazione.
E tra le rare bellezze da apprezzare nella Superba Petrarca ricorda il lucente catino che ai tempi si credeva di puro smeraldo e che si riteneva essere stato usato da Gesù nell’ultima cena.
Il reperto fu condotto a Genova dalla Terra Santa da Guglielmo Embriaco l’eroe delle Crociate ed è ora conservato al Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo.

La città che vide Petrarca è lontana nel tempo e così diversa da quella che oggi percorriamo eppure fu proprio lui, in questo suo testo, a formulare una definizione che ancora ci commuove riempiendo i nostri cuori di orgoglio e di amore per la nostra città:

“Veniamo a Genova, che dici di non aver mai visto. Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare.”

Dalle lacrime di Sybille

I migliori libri, come i veri amici, si incontrano per caso.
Ti aspettano da qualche parte anche se tu non lo sai.
Mi ha attratto innanzi tutto la copertina di pregio, ho scoperto poi che si tratta di un dettaglio di un’opera di Masaccio.
Un titolo intrigante, una storia antica narrata con perizia e passione, resa ancor più interessante da una scrittura straordinaria capace di tenere viva la vostra attenzione su temi complessi e vicende intricate.
Dalle Lacrime di Sybille, storia degli uomini che inventarono la banca è un testo dello studioso e cattedratico Amedeo Feniello e ha il ritmo di un avvincente romanzo, lo leggerete in un soffio e vi dispiacerà averlo terminato.
E’ l’anno 1355, questa è la vicenda dalla quale trae spunto il titolo e riguarda la bella Sybille De Cabris, una giovane nobildonna di Provenza che appartiene ad un illustre casato, la sua famiglia possiede castelli da fiaba e ha anche diverse proprietà a Napoli.
La giovane va in sposa a un cavaliere di nome Annibal De Moustiers ma la loro felicità sarà breve, a neanche vent’anni Sybille resta vedova.
Porta in grembo il frutto del suo amore ma il destino sarà duro con lei, Sybille deve combattere con i parenti del marito, diventano loro i suoi primi avversari, vogliono estrometterla dalla sua eredità.
Sybille però non si lascia abbattere, in anni difficili decide di vendere le sue proprietà in Italia per poi reimpiegare i soldi in un nuovo castello in Provenza.


Il cospicuo capitale dovrà poi essere condotto da Napoli alla Francia, in quale maniera?
Ricorrendo alle compagnie dei mercanti-banchieri, gente che sa far girare il denaro e sa farlo fruttare.
E saranno molte le lacrime che Sybille verserà, cadrà vittima di banchieri senza scrupoli e dovrà lottare con le unghie e con i denti per difendersi, la storia vera di lei è emersa dai faldoni dell’Archivio di Stato di Firenze e lascio a voi il gusto di scoprire cosa sia accaduto a questa donna temeraria.
Accanto a lei tra pagine di questo libro si delineano volti e avventure, il libro più appassionante lo hanno scritto gli uomini con le loro azioni, è il libro dell’umanità, la storia.
Troverete viaggi epici, negli anni intorno al 1100, si seguono i mercanti alle fiere dello Champagne dove si vende ogni genere di merce, è profumo di spezie e colori vividi di panni delle Fiandre.
E su quelle rotte troverete toscani, genovesi e veneziani.
A poco a poco si è spettatori della nascita della moderna economia, li vedrete ad uno ad uno, gli uomini che inventarono le banche e il modo di far fruttare il denaro.
E li vedrete nei visi che l’autore sa rendere presenti e reali, uomini comuni che però hanno intuizioni geniali come un certo Lippo che dal nulla diventa un abile cambiavalute.
E poi viene il tempo delle nuove monete d’oro, il fiorino di Firenze, il genovino di Genova, il ducato di Venezia.
E con una chiarezza limpida e disarmante Feniello vi spiega come l’oro giunga dall’Africa all’Europa e come si amplino e si accrescano gli assetti commerciali europei.
Uno scenario che vede decine di protagonisti, sono speculatori, uomini di chiesa, avventurieri, sono coloro che mutano le sorti della loro epoca.
E sono mercanti, uno di loro ha particolare successo, si chiama Boccaccio da Chellino.
Incontrerete lui e suo figlio Giovanni che diverrà una delle figure di rilievo della letteratura italiana, camminerete per le strade di Napoli con l’autore del Decameron e con Amedeo Feniello, Napoli è la sua città natale ed io ho trovato questa parte del libro particolarmente interessante.
E ancora, sempre a Napoli con voi ci sarà un celebrato poeta, Francesco Petrarca.
E ancora, incontrerete un famoso pittore, il suo nome è Giotto di Bondone.
Viaggerete negli anni e nelle città d’Europa, approderete a Londra insieme a un genovese, Giano Imperiale, lui è un armatore e cadrà vittima di un misterioso omicidio.
Ci sono pagine che vi porteranno al tempo della guerra del cent’anni, questo è un libro prezioso, un libro intenso, sapiente, profondo e coinvolgente, Feniello ha il grande merito di aver saputo trasmettere al lettore il tesoro delle sue conoscenze, non è da tutti, questo è pregio e privilegio dei grandi autori, a lui va il mio ringraziamento.
I migliori libri, come i veri amici, si incontrano per caso.
E alcuni ti portano in epoche e luoghi che diversamente non potresti mai vedere.

Porto Venere, l’incantevole quiete del Golfo dei Poeti

Un porto dedicato a Venere nata dalla spuma bianca del mare.
E in altre epoche qui c’era un tempio intitolato alla venusta dea, in questo antico borgo che è un’oasi di bellezza incastonata in uno dei punti più scenografici del Golfo dei Poeti, nell’estremo levante della Liguria, in provincia di La Spezia.
Porto Venere, amata dagli inglesi, in questo Golfo che ospitò George Byron e Percy Bisshe Shelley.
Un’incantevole quiete, una località dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Porto Venere

Una giornata di primavera, da principio il cielo era quasi velato di bianco ma con il passare delle ore si è fatto sempre più caldo.
E allora via le giacche pesanti, alcuni addirittura erano in maniche corte.
Vi accoglie così Porto Venere, con i suoi gozzi che si dondolano sull’acqua.

Porto Venere (3)

Con le sue case altissime tipiche di questa terra.
Benvenuto sole, sulle facciate illuminate dai tuoi raggi.

Porto Venere (2)

Un antico borgo, con le sue mura e la porta che ci riconduce al suo passato.

Porto Venere (4)

Colonia Ianuensis, anno 1113, così recita l’iscrizione su quelle antiche pietre.

Porto Venere (5)

E allora oggi si passeggia davanti a queste case, in questo luogo che già esisteva al tempo dei feudi e dei cavalieri.

Porto Venere (6)

Un’incantevole quiete.

Porto Venere (7)

I gozzi tirati a riva, in attesa di partire per la loro meta.
Ma qual è la mia destinazione?

Porto Venere (14)

Si cammina lenti, senza alcuna fretta, sotto il caldo cielo d’aprile.

Porto Venere (8)

Si guarda verso il cielo, in verticale, verso quello spazio rubato all’azzurro che le case di Liguria carpiscono all’infinito.

Porto Venere (9)

Verso scale e passaggi, verso persiane che si spalancano sul Golfo.

Porto Venere (10)

Verso i terrazzini, verso il celeste e il giallo delle facciate.

Porto Venere (11)

Verso i fiori che sbocciano dalle giare.

Porto Venere (13)

E verso altri gozzi sistemati sotto le finestre, cose che accadono in riviera.

Porto Venere (12)

Verso i panni stesi che si agitano spinti dal vento.

Porto Venere (15)

Batte l’onda sulla punta dell’Isola Palmaria che è proprio di fronte a Porto Venere, i gabbiani sorvolano la scogliera, salgono in alto e poi si buttano giù, in picchiata.

Porto Venere (16)

Tintinnano le conchiglie.
Benvenuta stagione del mare, del gelato e dei tramonti tiepidi.

Conchiglie

Spruzza l’effervescente spuma del mare contro le rocce.

Porto Venere (18)

E si affronta una scala.
Quanti gradini ci saranno in Liguria?
Qualcuno li avrà mai contati?

Porto Venere (19)

E poi si giunge qui.
E questo è un punto che offre panorami mozzafiato.

Porto Venere (20)

E si sale, verso la chiesa di San Pietro.

Porto Venere (21)

E ancora lo sguardo cerca l’orizzonte, la costa e l’isola Palmaria.

Porto Venere (22)

Oppure incontra il cielo e il campanile che svetta.

Porto Venere (23)

Pietre del passato e del tempo antico di Porto Venere.

Porto Venere (25)

Terra di poeti, cantata da Giovanni Petrarca, come ricorda questa targa che riporta le sue parole.

Porto Venere (26)

E quando sei quassù ti chiedi quante maniere esistano di guardare il mare.
Il mare che ha la potenza e l’immensità dell’infinito.

Porto Venere Mare (2)

Incantevole quiete, al di là e oltre, qui e adesso.

Porto Venere Mare (3)

L’onda che rugge, si frange, si disfa e si dissolve.

Porto Venere Mare (4)

Un quadro che ha una sua cornice.

Porto Venere Mare (5)

E poi ancora, Porto Venere, un caruggio: non sappiamo stare senza, siamo liguri!

Porto Venere (24)

E ancora quei colori, quella curva perfetta.

Porto Venere (30)

E scale.
Quanti gradini ci saranno in Liguria?
Qualcuno li avrà mai contati?

Porto Venere (28)

E poi gelaterie e trattorie, tavolini all’aperto dove sedersi e godersi la pace.

Porto Venere (27)

E botteghe e negozietti che vendono artigianato e prodotti tipici.
Un fioraio che è un’esplosione di colori.

Porto Venere (29)

Guardate i portali e le lapidi sopra di essi.

Portale  (2)

E’ la storia antica di questo borgo, con i suoi vetusti simboli.

Portale  (3)

E tutto è  curato e restaurato con attenzione.

Portale

Porto di una dea e porto dei poeti, amato e decantato da Eugenio Montale.

Montale

Scende dolcemente la strada, nell’incantevole quiete del Golfo dei Poeti.

Porto Venere (31)

Grazie agli amici con i quali ho condiviso questa bellissima giornata, Fabio e Farmacia Serra, siete davvero una splendida compagnia!
E lo sguardo si volge verso il borgo, tornerò a parlarvi di questo luogo, ho ancora molto da mostrarvi.

Porto Venere (32)

E ci si allontana, una nuvola bianca sovrasta l’orizzonte, le vele si muovono piano.
E il mare brilla, nell’incantevole quiete del Golfo dei Poeti.

Porto Venere (34)