La gioia di vivere

“Tutto si dissolveva in una pietà immensa – avrebbe voluto poter amare di più, dedicarsi tutta, donarsi, sopportare l’ingiustizia e l’offesa per meglio confortare il suo prossimo.”

Questo è il sentire di una creatura generosa sbocciata come puro giglio dalla prolifica penna di Emile Zola nel 1884: Pauline Quenu è la protagonista del romanzo La gioia di vivere, dodicesimo volume del ciclo dei Rougon-Macquart.
Come di consueto, Zola ci ha già fatto conoscere l’eroina di questo suo libro, Pauline è infatti apparsa brevemente tra le vivaci righe del romanzo Il ventre di Parigi, la fanciulla è figlia di Quenu e della salumiera Lisa Macquart.
Tra le pagine di La gioia di vivere la ritroviamo ancora bambina e già orfana, lo scenario della sua vita non sarà la capitale francese ma il villaggio marinaro di Bonneville in Normandia, là Pauline vivrà con lo zio Chanteau, sua moglie e il loro figliolo, un ragazzo di nome Lazare.
Gli Chanteau non se la passano tanto bene, Pauline per parte sua ha in dote una ricca eredità che dovrebbe essere il suo lasciapassare per il futuro ma la zia Chanteau, a poco a poco, dilapida il suo patrimonio, parte di esso viene anche usato per realizzare i progetti imprenditoriali di Lazare.
E Pauline, docile e altruista, lascia fare.
La zia, invece di esserle grata, sviluppa verso di lei un senso di assoluta e incomprensibile ostilità.
E quel Lazare, poi, è un ragazzo ombroso, immerso nelle pessimistiche suggestioni schopenaueriane, ha grandi progetti ma realizzarli non è così facile, alla fine.
Questo romanzo si distingue in particolare per l’indagine psicologica dei personaggi, per la profondità di certe loro emozioni: il giovane Lazare galleggia nel suo dolore e tenta di sopravvivergli.
E Pauline?
Come già vi ho detto lei è generosa e affabile, in realtà è anche fragile e si direbbe che potrebbe crollare da un momento all’altro ma poi nel suo intimo cela una forza e una grandezza d’animo che non hanno pari.
Lei e Lazare crescono insieme, nasce tra loro un sentimento e se leggerete il romanzo scoprirete da voi cosa ne sarà di loro.
La gioia di vivere è nella caparbietà di Pauline, nel suo attaccamento al bene e nella sua dedizione verso il prossimo ed è lei stessa a svelarne il segreto:

“Cerco di dimenticarmi di me, perché ho paura di intristirmi e penso agli altri così.”

In questo romanzo c’è inoltre un altro protagonista e la sua voce sciaborda in sottofondo alle vicende umane dei protagonisti: è il mare di Bonneville.
Ed è un mare crudele, infido, implacabile, distrugge la costa e il paese e lascia nella miseria la povera gente di Bonneville e anche per queste persone la buona Pauline ha gesti generosi e altruisti.
Il mare, potente e feroce, non conosce pietà, compassione e amore e Zola trova come sempre le parole perfette per descrivere quel mondo:

“Scendeva ripida la strada tra due scogliere a picco, quasi un colpo di accetta nella roccia, una fessura che aveva lasciato filtrare quel poco di terra dov’erano spuntate le venticinque, trenta povere case di Bonneville. Ogni marea pareva dovesse schiacciarle contro la rampa sullo stretto letto sassoso. … Non erano neppure duecento abitanti, vivevano di quello che offriva il mare, stentatamente, attaccati al loro scoglio con un’ottusa ostinazione da molluschi.”

E ancora il mare è inquietudine che sempre ritorna come le onde:

“Il mare con il suo rollio perpetuo, il suo flusso ostinato la cui onda batteva la costa due volte al giorno, lo irritava come una forza bruta estranea al suo dolore, da secoli accanita a levigare le stesse rocce, senza aver mai pianto su una morte umana.”

In queste parole c’è la sofferenza mai risparmiata ai protagonisti di questo romanzo, tuttavia la dolce Pauline non si arrenderà e, divenendo donna, sarà il faro che illumina le cupezze dell’animo di Lazare, sarà lei a rendere la sua vita meno amara nei modi più inaspettati.
E così, nel conoscere Pauline, il lettore prova un naturale moto di affetto per lei, anche se appare talvolta difficile comprendere la sua assoluta dedizione: Pauline si dimentica di se stessa e lo fa davvero, come ha promesso.
Romanzo intenso e particolare, La gioia di vivere è la storia di una vita che spesso non pare neanche sfiorare la felicità e Zola come sempre è magistrale nello svelare le pieghe dell’animo umano tra esitazioni, tumulti del cuore e tormenti.
Su uno scenario livido e scabro, in un mondo che deve difendersi dalla furia devastante delle onde, nella piccola Bonneville, dove talvolta anche l’abisso si placa e lascia intravvedere la luce della speranza.

“Quel grande cielo azzurro, quel mare di raso, quelle giornate che ora splendevano tiepide e chiare prendevano una dolcezza infinita.”

Shakespeare and Company

“Poi venne uno specialista a dipingere il nome che avevo deciso di dare al negozio, Shakespeare and Company. Mi era venuto in mente una sera, a letto. Qualcosa mi diceva che il mio collega William – come lo chiamava la mia amica Penny O’Leary – guardava con occhio benevolo all’impresa: si aggiunga che i suoi libri si vendevano ancora molto bene.”

Benvenuti tra le mura di una leggendaria libreria parigina, la sua storia avvincerà tutti coloro che amano la lettura.
Ai giorni nostri nella capitale francese è tuttora celebre e molto ricercata la libreria situata sul Lungosenna che negli anni ‘60 ereditò il nome da questa precedente attività della quale la fondatrice Sylvia Beach narra le vicende in Shakespeare and Company edito in Italia da Neri Pozza.
È un libro elegante, scorrevole, ricco di aneddoti e di storie letterarie e sin dalle prime pagine si contraddistingue per una particolarità: si resta gradevolmente coinvolti dalla scrittura di Sylvia Beach ed è inevitabile provare per la sua persona un moto di spontanea simpatia.
Sylvia Beach è una giovane americana sognatrice e intraprendente: è il 1919 quando apre sulla Rive Gauche la libreria che chiamerà Shakespeare and Company, il negozio avrà due diverse sedi e quella definitiva sarà in Rue de l’Odéon.
Lei che sognava di avere una libreria francese a New York diventerà invece proprietaria di una libreria anglossassone a Parigi che sarà imprescindibile meta di intellettuali e scrittori, nel tempo in cui in America imperversa il proibizionismo Parigi diviene sognata e magnifica realtà.
Sylvia Beach mette tutto il suo cuore e la sua anima nella sua attività, non solo vende i libri ma li dà anche in prestito e certi famosi scrittori ne prenderanno tantissimi magari riportandoli dopo molto tempo come era solito un caro amico di Sylvia: James Joyce.

E Joyce è una delle personalità chiave dell’esistenza di Sylvia e dell’avventurosa vicenda di Shakespeare and Company: quando ancora tutti guardavano con diffidenza alle opere dell’autore irlandese è Sylvia Beach a pubblicare per prima il monumentale Ulysses.
Lei ha passione, lungimiranza, pazienza e spirito di iniziativa, è Sylvia a produrre persino due dischi nei quali James Joyce legge brani tratti dalle sue opere, queste registrazioni saranno in seguito conservate presso il Musée de la Parole di Parigi.
Nella sua appassionata esperienza di libraia Sylvia Beach entra così in contatto con i maestri della letteratura e della cultura tra i quali Ezra Pound, D. H. Lawrence, Ernest Hemingway, Thornton Wilder, Valery Larbaud e molti altri.
Nel libro delle sue memorie Sylvia riporta così alla luce episodi magnifici con il suo stile lieve e garbato, è come essere seduti in un salotto parigino ad ascoltare la voce di lei che narra, ad esempio, di Francis Scott Fitzgerald:

“Gli volevamo un gran bene, come tutti quelli che lo conoscevano, del resto. Con quei suoi occhi azzurri, quella sua generosa e folle imprevidenza, quel suo fascino di bellissimo angelo caduto passò come una visione luminosa e troppo fugace per Rue de l’Odéon, abbagliandoci per un momento.”

Con la stessa naturalezza Sylvia racconta che i fotografi ufficiali della sua bella compagnia erano Man Ray e la sua allieva Berenice Abbott, i loro ritratti tappezzavano le pareti di Shakespeare and Company.
E ancora, così scrive di un altro suo caro amico:

“Ebbi l’onore di conoscere Paul Valéry – incontrato nella libreria di Adrienne – e spesso, dopo aver aperto Shakespeare and Company, la gioia di vederlo entrare nel mio negozio per venirsi a sedere accanto a me, a chiacchierare e scherzare. Valéry scherzava sempre.”

Fino all’ultima pagina la libraia Sylvia Beach vi affascinerà con i suoi aneddoti, con le storie della sua vita, con i ricordi dei suoi incontri mai banali.
Se amate i libri e la letteratura adorerete questo volume, le pagine scorreranno e a voi sembrerà di essere a Parigi, accanto a Sylvia a chiacchierare con lei: proprio come faceva Paul Valéry nell’affascinante atmosfera di Shakespeare and Company.

Le Figurine Liebig: fiumi e suggestioni francesi

Le Figurine Liebig, che passione collezionarle!
Io conservo gelosamente gli album di mia nonna, sono diversi volumi che raccontano un mondo romantico e lontano, in passato ho già avuto modo di mostrarvi alcune delle mie figurine e oggi torno a proporne una serie.
Dunque, come ben saprete, a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento la Liebig era solita donare ai suoi clienti questo originale omaggio, ogni serie è incentrata su uno tema specifico ed è composta da sei figurine.
E così viaggiamo nel tempo, con grazia e colori sfumati, le figurine di questa serie sono dedicate ai fiumi francesi e alle regioni che essi attraversano e per ognuna di esse sono in qualche maniera indicati i prodotti o le industrie che caratterizzano quel luogo.
Si inizia così con la gloriosa Senna che scorre e attraversa la bella Parigi.
A rappresentare la Ville Lumière ecco la Cattedrale di Notre Dame e una dama raffinata e affascinante, le attività poste in risalto sono invece la moda e la stampa.

Spostiamoci là dove scorre La Charente, la città messa in evidenza è Angoulême, la zona è celebre poi per i suoi metalli e le pietre da lavoro, per le produzioni di cognac, aceto, carta e chincaglierie.

Dolcemente fluiscono le acque della Loira, terra bucolica di castelli.
La città indicata, Saint -Nazaire, era già in quel lontano 1903 un importante porto dal quale partivano i transatlantici.

Ecco poi L’Adour, sulle sue sponde sorge la città di Bayonne.
Questa ricca regione si distingue per le produzioni di lana, marmo, resina e legname.
Come forse saprete, sul retro di ogni figurina c’è una breve spiegazione di quanto rappresentato su di essa e in questo caso si legge che, in questo anno 1903, l’Adour è in una regione di paludi e brughiere e i suoi abitanti usano muoversi servendosi di certi trampoli come ben si vede anche sulla figurina.
Il tempo ormai è trascorso e pure questa antica usanza è ormai certo solo un ricordo.

Proseguiamo quindi il nostro viaggio alla scoperta dei fiumi francesi ed ecco quindi il Rodano.
Il fiume bagna la città di Lione famosa per le sue sete e la bella Avignone che fu residenza dei papi.

Questa serie si conclude con La Garonna e con il panorama della città di Tolosa.
In primo piano si notano un giovane uomo e una fanciulla che, al riparo di un ampio ombrello, mostra la sua frutta dolce e matura.
Sono fiumi e suggestioni francesi dai colori pastello, nel mondo lontano delle Figurine Liebig.

Il denaro: ascesa e caduta di Aristide Saccard

“Appena solo, Saccard fu preso dal rumoroso vocio della Borsa che sembrava l’ostinato rombo della marea crescente. […] Di quattro angoli, dalle quattro strade, il torrente delle carrozze e dei pedoni affluiva sempre più rapido, in un traffico inestricabile, mentre il passaggio degli omnibus aumentava il disordine, e le carrozze dei procuratori degli agenti di cambio, in fila, sbarravano il marciapiede quasi da un capo all’altro del cancello. Ma gli occhi di Saccard si fissavano sui gradini più alti, dove sfilavano le redingote, in pieno sole.”

Frenesia, tumulto, voci tonanti, sete di successo e di quella ricchezza che fa sentire onnipotenti e sovrani del mondo: questo traspare dalle pagine del romanzo Il denaro, magnifico diciottesimo volume del ciclo dei Rougon-Macquart scritto da Emile Zola nel 1891.
Ritroviamo ancora Aristide Saccard, lo scaltro speculatore già protagonista del romanzo La preda ma questa ulteriore opera è del tutto differente dalla prima per intreccio, complessità ed intensità.
Questa è una superba storia di cupidigia e di brama di possesso, è la vicenda di una spericolata speculazione finanziaria che vede Saccard come primo attore assoluto mentre attorno a lui si affolla una babele di personaggi e ad ognuno di essi Zola assegna un ruolo sulla scena, sono talmente numerosi che è praticamente impossibile raccontare brevemente la trama nel suo complesso, si rischierebbe di far torto a qualcuno.
Emerge qui lo straordinario talento dello scrittore francese nel tratteggiare un’impressionante miriade di figure minori e di comprimari fondamentali per la struttura del romanzo, in questo risiede una delle forze distintive di Zola: egli mostra al lettore un mondo intero con le sue debolezze e i suoi peccati da scontare.
Ed ecco quindi Saccard con il suo grandioso progetto di costituire la Banca Universale, lui ha mire persino in Asia, la sua sete di potere non conosce confini e al suo cospetto finiscono così i parigini con i loro risparmi, sono tanti a mettersi nelle mani di Saccard sperando in questo modo di arricchirsi.

Lui è persuasivo, arrogante e incapace di arrendersi, con la sua furia trascina con sé anche gli innocenti e i puri di spirito che nelle cose del mondo restano sempre, in qualche modo, impigliati in certe losche vicende.
Straordinarie sono certe figure femminili come ad esempio la Principessa di Orviedo, ormai vedova ha ereditato dal marito un patrimonio immenso accumulato con le peggiori astuzie: Zola definisce il principe un inappuntabile bandito moderno che aveva fatto i soldi al luminoso sole della Borsa a scapito della povera gente.
E così la Principessa di Orviedo, per espiare le colpe del suo orrido consorte, si riduce a vivere in umili stanzette e dona i suoi beni ai poveri, fonda l’Opera del Lavoro e cerca così di fare in modo che quel denaro immondo porti bene e e felicità ai più sfortunati.
Nella sua corsa al successo Saccard incontra poi una donna che sarà sua compagna: Madame Caroline ha appena 36 anni eppure i suoi capelli sono già candidi.
Non bella, ha un portamento regale e una sorta di fascino aristocratico, Zola non manca di sottolineare che Saccard è più basso di lei e quasi le invidia quella sua corporatura robusta.
In una sorta di incomprensibile ingenuità, travolta quasi dalla passione per Saccard, la giovane Caroline si lascia coinvolgere nelll’affare della Banca Universale eppure non sembra così sprovveduta e a Saccard dice queste parole:

“Cercate di calpestare meno persone possibile, e soprattutto non calpestate nessuno di quelli che amo.”

Gli ingranaggi di questo sistema feroce stritolano vite e speranze, il denaro obnubila, contamina, fa perdere il senno, regala la gloria ma fa anche precipitare nell’abisso: in contrasto con la figura di Saccard Zola pone il giovane Sigismond che è  discepolo di Marx e crede fermamente in una società diversa e nel riscatto degli oppressi.
Tutto attorno questa Parigi frenetica del Secondo Impero brilla radiosa, mirabili sono le descrizioni di un’epoca e delle sue sfide, Zola è autore di pagine indimenticabili e nei suoi romanzi più complessi, come ad esempio questo, emergono il suo talento e la sua capacità di indagare nell’animo umano.
Nella folla dei molti personaggi che abitano queste pagine incontrerete una figura sinistra: è una donna goffa e corpulenta, Madame Méchain traffica in losche attività, raccatta a destra e a manca azioni di fallimenti e titoli deprezzati e li tiene in quella sua grande borsa di cuoio nero che si porta sempre appresso.
Gira con il cappello viola calcato sulla testa, sgraziata e gonfia, con la faccia rossa, Madame possiede pure un terreno sul quale sorgono delle catapecchie che affitta a dei miserabili e non si fa certo scrupolo a buttarli fuori quando questi non pagano l’affitto.
Del resto una sola cosa è importante anche per lei: il denaro.
I soldi e la ricchezza, linfa vitale della gente come Saccard:

Il denaro è il concime su cui cresce l’umanità di domani.

E tra queste miserie dello spirito, resta un interrogativo che l’autore attribuisce a Madame Caroline, questi sono i suoi pensieri mentre si appresta ad iniziare una nuova vita.
C’è una bellezza senza tempo in queste parole e forse davvero Emile Zola ha lasciato ad ognuno dei suoi lettori il compito di trovare la risposta:

“Al di là del fango, delle tante vittime travolte e schiacciate, di quell’abominevole sofferenza che ogni passo in avanti costa all’umanità, non c’è una meta oscura e lontana, qualcosa di superiore, di buono, di giusto, di definitivo, verso cui andiamo, senza saperlo e, che ci gonfia il cuore dell’ostinato bisogno di vivere e di sperare?”

L’abito di Mademoiselle

Mademoiselle era una fanciulla dall’eleganza innata, se potesse darci qualche consiglio di stile certo tutte noi la ascolteremmo con attenzione.
Non saprei dirvi come si chiamasse perché la sua fotografia è arrivata a me per uno di quei percorsi misteriosi e difficili da comprendere, sul fragile cartoncino purtroppo nessuna mano ha vergato il suo nome.
E tuttavia ecco la sua immagine, consegnata per sempre alla posterità nei giorni della sua leggiadra giovinezza: Mademoiselle ha la pelle diafana e i riccioli scuri che porta raccolti in una di quelle complicate pettinature in voga in quei suoi tempi distanti.
E il suo abito è chiuso da graziosi bottoncini, ha una bella spilla e un candido colletto di pizzo.

È parigina la nostra Mademoiselle? Io presumo di sì, il suo ritrattino proviene infatti da uno studio fotografico sito in Boulevard Bonne-Nouvelle, una scenografica e ampia strada dal toponimo così benaugurante sita nei pressi della Porta di Saint Denis.
Ed io l’ho immaginata Mademoiselle, lei è una ragazza con tutti quei sogni segreti mai rivelati, poi secondo me per certi versi le ragazze di ogni tempo hanno dei punti in comune.
Ed è così bella ed aggraziata:  ha la vita sottile, il suo vestito ha maniche ampie e a sbuffo, si notano anche dei pizzi chiari, le sue mani sono bianche e delicate, indossa anche un bracciale importante.
E che fasto l’abito di Mademoiselle!
È tutto una leggerezza di balze lievi e impalpabili, cerco di indovinarne la tinta ma non è tanto semplice: forse l’abito di lei era di un bel colore verde bosco o magari era blu come la notte o forse aveva i toni decisi del grigio antracite.

Tra tutte le ipotesi una è quasi una certezza: non credo che Mademoiselle si occupasse personalmente del suo guardaroba, lei certo non me ne vorrà di queste mie divagazioni ma io ho anche immaginato il suo stuolo di fantesche che si occupano di ogni sua necessità.
E mi pare anche logico supporre che Mademoiselle non fosse figlia unica.
Lei e le sue sorelle dispongono di un piccolo plotone di affabili cameriere e provate ad immaginare con me queste floride fanciulle, gaie e di buon carattere, hanno guance rosate e braccia energiche, provengono dalla Normandia o da certi paesi di campagna, ognuna di loro ha una precisa mansione.
Ad una è affidato il delicato compito di stirare gli abiti di Mademoiselle e ogni balza è un sospiro o forse anche un gioco di fantasia.

Così vanno le cose del mondo, cara Mademoiselle.
Ad ognuno è concessa una frazione di tempo in un’epoca che diventerà storia per coloro che verranno dopo.
E ognuno è un mistero, una sinfonia e un libro tutto da scrivere.
A volte così, con un abito sfarzoso, in un giorno di Parigi che mi piace rievocare.
Dedicato a te, Mademoiselle.

La preda

È una sera d’autunno e un calessino incede lento al Bois de Boulogne.
A bordo c’è un ragazzo di nome Maxime, ha circa vent’anni e accanto a lui siede la bella Renée con il suo abito color malva e il mantello bianco, Renée sospira e ricorda a Maxime che presto lei compirà trent’anni, quanta vita ha già veduto rispetto a lui!
Ecco così a voi la protagonista femminile di La preda, secondo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart dato alle stampe da Emile Zola nel 1871.
A vederli così affiatati non si direbbe ma l’affascinante Renée è la matrigna del ragazzo.
La giovane ha origini borghesi, con un buon patrimonio come dote ha sposato il vecchio Aristide Rougon, il padre di Maxime: senza svelarvi i dettagli della vicenda si può dire che per diverse ragioni il matrimonio è stato un affare vantaggioso per entrambi gli sposi.
Del resto Rougon è uno che non fa mai niente per niente: è un uomo d’affari, uno scaltro speculatore, uno che ama il suono tintinnante del denaro più di ogni altra cosa, è arrivato nella capitale nel tempo del Secondo Impero con l’intento di arricchirsi.

“Aristide Rougon era piombato su Parigi l’indomani del 2 Dicembre con il fiuto degli uccelli da preda che annusano anche a grande distanza i campi di battaglia.”

In città ha il supporto di suo fratello Eugène, tra le altre cose Aristide cambierà pure nome:

“Mi chiamerò Saccard, Aristide Saccard!… È un nome che sa di denaro, mi sembra di sentir contare monete da cento soldi.”

E così Saccard persegue i suoi scopi, tenendo sempre presente una cruda verità:

“Essere povero a Parigi vuol dire essere due volte povero.”

In questo scenario si consuma intanto la passione ardente che unisce Renée e Maxime, è un legame che si alimenta di frivolezze e di allegrie spensierate, cose da giovani che il vecchio Saccard non sa comprendere, lui poi ha davvero altro a cui pensare.
In questo romanzo c’è anche un’altra protagonista, come sempre Zola la narra con il talento di un fine osservatore: è la città di Parigi.
È una città che cambia con frenesia: i vecchi quartieri vengono abbattuti e ridotti in cenere e si progettano scenografici boulevards, Zola da abile regista alza il velo su questo mondo e sui suoi repentini mutamenti.
Ad approfittarne sarà il solito Saccard con il suo fiuto per gli affari:

“Lo si poteva trovare ovunque dove c’era un ostacolo da superare e sempre ne traeva qualche segreto vantaggio. Nello stesso giorno lo si poteva trovare presso i lavori dell’Arco di Trionfo, vicino a quelli del Boulevard Saint-Michel e fra gli sterri del Boulevard Malesherbes, seguito da un esercito di operai, di uscieri, di sciocchi e di bricconi.”

E nel frattempo Renée si gode sempre la sua bella vita, i ricevimenti e le mondanità: il marito le garantisce denaro, lei è premurosa e gentile con lui.
E tuttavia, è davvero questa la felicità?
E alla fine chi sarà la vera vittima?
E chi risulterà vincitore?
Zola ve lo lascia intuire pagina dopo pagina, a soccombere sono sempre coloro che non hanno armi a sufficienza per difendersi, per sopravvivere a taluni basta invece l’indifferenza.
Questo romanzo di Emile Zola è stato per lungo tempo fuori catalogo e di recente lo ha ripubblicato la Casa Editrice Clichy.
Io ne possiedo due copie entrambe risalenti al 1966 e rimediate sui mercatini: Sansoni lo pubblicò con il titolo La cuccagna, Edizioni dell’Albero usò invece il titolo La Preda e da questo volume sono tratte le citazioni qui riportate.
Rispetto ad altri più celebri romanzi di Zola questo libro ha una trama certo meno intricata, le sue pagine non sono affollate di personaggi come accade invece in altre circostanze.
Ritroveremo Saccard e le sue spregiudicatezze in un un altro romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart dal titolo Il denaro, autentico capolavoro dell’autore francese.
Lasciamo invece la giovane Renée ancora al Bois de Boulogne, ancora su un calessino, come nelle prime pagine del libro: si avvicina la sera e lei alza gli occhi verso il cielo di Parigi, nel languido scenario del suo breve destino.

Una gita al lago

Una gita al lago, con le nostalgie di tempi lontani.
Con la lentezza di una stagione dolce, lasciandosi lentamente cullare sull’acqua.
Questo cartoncino proviene da un luogo che non ho mai visitato ma devo ammettere che le cartoline francesi hanno da sempre un fascino particolare per me, alcune sono davvero bellissime.
Ed ecco così la Savoia e le acque calme del Lago di Bourget, sulle sue sponde si affaccia un romantico castello.
Su questa bella cartolina sono poi impressi alcuni versi tratti da una poesia di Alphonse de Lamartine dedicata proprio a questo lago.
Le lac è un poema risalente al 1820, è componimento scritto in memoria di un affetto perduto che ebbe come scenario questo lago francese, ci sono parole di rimpianto e tenerezza, interrogativi che sembrano ferire il cuore di chi li scrisse.
E poi c’è quella sponda, l’immagine idilliaca di un luogo pacifico e bello.
Una vela bianca, una barca che dondola.
Due donne elegantemente vestite se ne stanno lì sedute a godersi il panorama e la bellezza del luogo, ognuna di loro sfoggia un bel cappello di certo all’ultima moda.
Ed è un tempo dolce, il tempo di una gita al lago.

Il ventre di Parigi

È un giorno qualunque alle porte di Parigi e Madame François con il suo carro se ne va al mercato parigino di Halles dove venderà le sue verdure.
Lungo il percorso incontra un uomo malconcio e vestito con abiti laceri così la buona donna impietosita dalle sue condizioni si offre di portarlo in città sul suo carro e l’uomo si accomoda tra le rape e i cavoli di Madame.
Così Florent fa il suo rientro nella capitale francese, lui è un galeotto scappato dal bagno penale nella Caienna dove era stato rinchiuso per il suo coinvolgimento nell’insurrezione del 1852, lui è la figura attorno alla quale ruotano le complesse vicende del romanzo Il ventre di Parigi, capolavoro naturalista pubblicato da Emile Zola nel 1873.
Un libro potente, magnifico ed evocativo, in queste pagine scorre vivida l’epica dei mercati di Halles, è uno straordinario dipinto dai toni accesi e vibranti del quale è protagonista il popolo di quella Parigi che Zola studiò nei gesti e nelle espressioni, ogni riga vergata da Zola cattura inesorabilmente l’attenzione del lettore.
Dunque, vi dicevo di Florent.
A Parigi, in Rue Rambuteau, ha la sua salumeria suo fratello Quenu che è sposato con la bella Lisa, una donna dalla carnagione lucente, bianca e florida.
E vedeste quel negozio!
Un tripudio di costolette, salsicce, sanguinacci, terrine, piatti e portate per ogni gusto, solo un fine osservatore come Zola poteva descrivere quel mondo in maniera tanto superba.
E sono sempre i colori e gli odori forti del mercato a riempire le pagine di questo romanzo sublime nel quale si compie il destino crudele di Florent, la passione politica finirà per metterlo ancora nei guai e accadrà sotto gli occhi di tutti.
L’uomo trova anche un impiego rispettabile come ispettore al mercato del pesce e là è tutto un turbinare di bagliori marini:

“Alla rinfusa le alghe degli abissi, là dove dorme la vita misteriosa degli oceani, avevano ceduto il loro tesoro alla rete: merluzzi, pianuzze, passere di mare, limande, pesci comuni d’un grigio e dalle macchie biancastre.”

E le pescivendole espongono le merci e l’ispettore ha delle precise sensazioni:

“S’alzava un vento umido, una pioggia minutissima, che soffiava sul viso di Florent quell’alito fresco, quel vento marino che riconosceva, amaro e salato; mentre in mezzo ai primi pesci esposti ricopriva le conchiglie rosate, i coralli sanguigni, le perle lattiginose, tutte le screziature e i pallori azzurrognoli dell’oceano.”

È arduo scegliere appena poche righe per mostrarvi il lavoro di cesello di Zola: in questo terzo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart la vita ferve e fluisce rumorosa tra i banchi del mercato dove si muove una babele di personaggi, nessuno di essi viene trascurato da Zola, di ognuno lo scrittore lascia un ritratto dai contorni ben definiti.
Ecco Mademoiselle Saget, una vecchia pettegola che gira con una sporta sotto il braccio e un cappello nero sul capo, sa tutto di tutti e sopravvive facendosi regalare ogni ben di Dio da questo o da quell’altro commerciante.
E poi c’è la Sarriette, una ragazza magnifica e a Zola basta usare poche parole per farvela conoscere:

“La Sarriette riempiva il negozio con le sue gonne stravaganti. Sorrideva a tutti, fresca come il latte, spettinata da un lato dal vento delle Halles.”

Un dipinto di bucolica bellezza ancor più avvincente nel brano in cui la Sarriette è descritta in mezzo alla sua frutta, con le labbra rosse di ribes, il fazzoletto profumato di fragole e lo sottane dense del sentore delle prugne.
E poi c’è una certa pescivendola alta, spavalda, imponente e al mercato la chiamano la bella Normanna e la oppongono così alla bella Lisa, è logico.
C’è poi il ritratto piccolo Marjolin, un trovatello rinvenuto tra i cavoli al Marché des Innocents.
Crescerà con la fruttivendola Mère Chantemesse e lei prenderà con sé anche un’altra bambina di appena pochi anni, il suo nome è Cadine.
E i due cresceranno insieme, insieme diverranno ragazzini e saranno creature selvatiche, innocenti, spontanee e vere, le pagine a loro dedicate sono per me tra le più coinvolgenti che abbia mai letto, Zola è riuscito a rendere indimenticabili questi due piccoli sventurati.
E poi Marjolin verrà su un po’ sciocco, un incidente peggiorerà pure il suo stato, mentre Cadine si mostrerà sempre furba e astuta, diverrà una bimbetta testarda e intraprenderà anche degli improvvisati commerci da ambulante, venderà limoni, cuffiette, quindi biscotti, dolci e torte, sarà scaltra nel fiutare i gendarmi per sfuggire al momento opportuno.
Come sempre nei romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart Zola presenta una delle figure che sarà poi protagonista di un successivo romanzo e tra le pagine di Il ventre di Parigi incontriamo Claude Lantier, pittore al quale Zola dedica L’opera, Claude è il figlio della sfortunata e mai scordata Gervaise Macquart, tragica eroina del romanzo L’ammazzatoio.
Nello scenario di questa Parigi si dipana la vicenda umana di Florent, intriso nel suoi ideali politici egli vede davanti ai suoi occhi tanta straripante abbondanza e per lui essa diviene il simbolo di ciò che desidera combattere, ancora come prima, con lo stesso spirito di ribellione:

“Le Halles colossali, tutta quella roba traboccante e poderosa, avevano acuito la sua crisi. Gli sembravano un animale sazio e intorpidito, una Parigi ingozzata che, crogiolandosi nel grasso, sosteneva tacitamente l’impero. … Quello era il ventre bottegaio, il ventre dell’onestà meschina. Tronfia e felice, convinta che tutto andasse per il meglio e che mai la brava gente era ingrassata in maniera così beata.”

I colori e i profumi della Provenza

In questi giorni a Genova troverete i profumi vivaci e i colori sfumati di una terra molto amata: è la Provenza che propone ai suoi estimatori i suoi prodotti tipici ed artigianali.

E così quando vedrete la bandiera francese che sventola sugli stand davanti al Ducale non preoccupatevi: i cugini vengono in pace e portano ai genovesi le bellezze e le bontà di una regione ricca e generosa.

Bonjour Provence (1)

La Provenza è terra di odorosa lavanda.

Bonjour Provence (2)

Il fiore delicato viene racchiuso nei celebri sacchettini per i vostri cassetti.

Bonjour Provence (3)

E sono diverse sfumature di terra e di campagna.

Bonjour Provence (4)

E tinte calde per il tè da sorseggiare nei pomeriggi di autunno.

Bonjour Provence (4a)

E bastoncini di liquirizia.

Bonjour Provence (5)

Ed erbe per i vostri manicaretti.

Bonjour Provence (6)

Spezie, sale, pepe, aromi e colori.

Bonjour Provence (7)

Tutta questa bellezza che si starebbe ad ammirare per un tempo infinito.

Bonjour Provence (8)

Nei paesi e nella città della Provenza vengono prodotti anche diversi formaggi.

Bonjour Provence (9)

Non mancano i vini, le confezioni di paté, i salumi e altre specialità.

Bonjour Provence (10)

E devo dire che questi banchi con le proposte gourmet attirano molti visitatori.

Bonjour Provence (11)

Io mi sono attardata davanti ai vassoi con i biscotti della Bretagna, quanta bontà!

Bonjour Provence (12)

E ci sono anche le madeleines tanto care a Marcel Proust.

Bonjour Provence (13)

E poi frutta candita e delizie da spalmare.

Bonjour Provence (14)

Torroni, dolci di pasta di mandorle e miele alla lavanda.

Bonjour Provence (15)

E insomma, sono certa che troverete anche voi qualche golosità da assaggiare!

Bonjour Provence (16)

Non manca l’artigianato come ad esempio queste belle statuine per il presepe.

Bonjour Provence (16a)

E poi profumi dolci e deliziosi.

Bonjour Provence (17)

Sono le saponette colorate, una delle tipicità più celebri e apprezzate della Provenza.

Bonjour Provence (18)

Prodotti naturali e delicate carezze per la pelle.

Bonjour Provence (19)

E rosa, vaniglia, gelsomino e molto altro ancora, un’infinita varietà a seconda delle vostre preferenze.

Bonjour Provence (20)

Tovaglie, salviette e accessori utili per la cucina.

Bonjour Provence (21)

Vi ho mostrato alcune delle bellezze che troverete esposte nel corso di questa manifestazione che da diversi anni è un gradito appuntamento per i genovesi, Bonjour Provence et la France si protrarrà fino a martedì 23 Ottobre.

Bonjour Provence (22)

Un modo piacevole di scoprire i sapori, i profumi e i colori della Provenza.

Bonjour Provence (23)

Il mercato dei fiori di Nizza

Nel tempo di primavera vi porto con me sulla Costa Azzurra, tra i freschi profumi del mercato dei fiori di Nizza.
Questo è un luogo dai mille colori e davvero si indugia volentieri a sbirciare su ogni banco, mentre tutto attorno si leva un allegro e spensierato chiacchiericcio, al mercato dei fiori la vita sboccia e fiorisce.

E tra anemoni, tulipani e delicati boccioli di rosa il tempo sembra davvero scorrere molto più dolcemente.
Qui al mercato si fanno buoni affari, ogni monetina è sempre ben spesa perché in cambio si riceve la vera bellezza dei doni della natura e scegliere a volte può essere persino complicato.
Girano con grandi ceste le indaffarate fioraie, le usano per deporre i fiori dai lunghi steli.

E poi, qui al mercato di Nizza, già lo sai, come sempre incontrerai qualche faccia amica.
Basta andarci un paio di volte e subito ci si sente a casa, sono così certi bravi commercianti, si ricordano dei loro clienti e quando li ritrovano li accolgono calorosamente e qui non manca mai l’occasione di scambiare due parole.

E davvero c’è un continuo viavai al mercato dei fiori di Nizza, si passeggia, si gironzola con la cesta sotto il braccio, risuonano le voci e i passi, frusciano le gonne leggere e cigolano le ruote dei carretti.
E i più piccini siano obbedienti, mi raccomando: si sta buoni vicino alla mamma senza fare i capricci.

Tra questa folla primaverile ci siamo anche noi, camminiamo tra le margherite profumate e forse torneremo a casa con un mazzetto di romantiche violette odorose, ricordo di una bella giornata trascorsa al mercato dei fiori di Nizza.