Angeli con la pistola

Il cinema e il sogno.
Accade spesso che le storie della vecchia Hollywood ci portino laggiù, dentro a un sogno, accade ancor più di frequente quando il regista è Frank Capra.
Frank Capra girò due diverse versioni dello stesso film, io ho i DVD di entrambi, il primo si intitolava Signora per un giorno, il secondo Angeli con la pistola ed è uno dei capolavori del cinema che più amo.
New York, il proibizionismo e una gang di contrabbandieri, gli angeli con la pistola, il loro capo è un certo Dave lo Sciccoso, interpretato dall’affascinante Glenn Ford.
Costui è un tipo scaramantico, crede che gli portino fortuna certe mele che si procura da una povera mendicante di nome Annie che ha il volto e l’espressività della splendida Bette Davis.
E costei nasconde un prezioso segreto, oltreoceano ha una figlia, Louise, alla quale ha fatto credere di essere una gran signora, la figlia le scrive presso un grande albergo dove Annie si fa recapitare la corrispondenza con la complicità di un conoscente.
E un giorno succede il fattaccio: Louise sta per arrivare a New York, per far conoscere sua madre al suo ricco fidanzato e al futuro suocero.
Come farà la povera Annie a districarsi da questo pasticcio?
La aiuteranno gli angeli con la pistola ed Annie diverrà la signora Worthington Menville.
Come può un film regalarti un sogno?
Il sogno è sulla scena e ha le fattezze e lo sguardo di Bette Davis, immensa nel suo talento e nella sua bravura, il sogno è la trasformazione di Annie da miserabile con gli abiti sdruciti a gran signora con un prezioso abito color cipria.
Mutano i suoi gesti e le sue movenze, scena dopo scena Annie si addolcisce, il tono della sua voce si smorza e da sguaiato diviene pacato, il suo sorriso si fa sempre più aperto e luminoso, è questo il sogno.
Un grande cast e una galleria di personaggi indimenticabili, c’è un maggiordomo sussiegoso e c’è il braccio destro del boss, un fantastico Peter Falk perfettamente calato nella parte.
C’è una corte dei miracoli di tipi strampalati e stralunati, è la gente di strada, quello è l’ambiente di Annie, persone che non hanno nulla se non un cuore grande e generoso.
E poi lui, Glenn Ford che come già vi ho detto presta il suo volto a Dave Lo Sciccoso: scaltro, affascinante, brillante, pronto e astuto.
Accanto a lui la bionda e volitiva Regina Martin, ballerina di night club, sua una delle frasi più significative del film:

Vorrei saper piangere.

Il mondo è un posto difficile e la vita riserva cinismo e indifferenza.
Vorrei saper piangere.
E c’è un sogno da realizzare, il sogno di Annie.
Un film divertente e movimentato che strappa più di un sorriso, alcune scene sono davvero memorabili.
Ci sono gli ospiti di riguardo da intrattenere, il fidanzato della figlia di Annie e suo padre desiderano dare un gran ricevimento con l’alta società e così gli uomini dello Sciccoso e le ballerine del Club di Regina si esercitano nel ballo e nelle buone maniere, dovrebbero personificare ambasciatori e banchieri ma non ci riusciranno ahimé, sono veramente impresentabili!
Ma accadrà di meglio, con un’abile mossa dello Sciccoso alla grande festa interverrà il jet set di New York, dal sindaco al Governatore dello Stato.
E la signora Worthington Menville verrà salutata con tutti gli onori, come si conviene a una grande personalità.
E una lacrima di gioia bagnerà il bel viso di Regina Martin, colei che si rammaricava di non saper piangere.
Sono così i grandi film di Hollywood, li vedi e li rivedi decine di volte e non ti stancano mai.
Avete anche voi un vecchio film che è nel vostro cuore?
Tra i miei preferiti c’è anche La vita è una cosa meravigliosa del quale vi ho parlato in questo post.
E poi c’è questo film, da sempre.
Un sogno, un lieto fine e una cesta di mele rosse che portano fortuna a certi angeli generosi e altruisti, gli angeli con la pistola di Frank Capra.

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It’s a wonderful life

Una città sotto la neve, Bedford Falls.
In ogni casa ognuno prega per i suoi cari, ma molti rivolgono i propri pensieri a una persona, George Bailey, un uomo disperato che non sa più apprezzare la vita.
E allora da lassù il Padreterno pensa di mandare in terra un angelo, Clarence, affinché questi venga in aiuto del povero Bailey e gli mostri il vero senso della sua esistenza.
Un angelo di seconda classe a dire il vero, che avanza una richiesta più che legittima:

 Potrei avere le ali? Sono più di 200 anni che le sto aspettando e si comincia a mormorare…

Deve guadagnarsele, aiutando George Bailey.
Inizia così La vita è meravigliosa, uno dei più celebri film di Frank Capra, regista che ci ha lasciato pellicole indimenticabili.
La vita è meravigliosa, sì.
Così crede da principio George Bailey, che ha il volto bello e pulito di James Stewart, ma la strada lastricata dei suoi sogni si perde nell’oscurità della vita.
Io farò qualcosa di grande, di bello, così dice George.
Via, vuole andar via da quella cittadina, viaggiare, vedere il mondo, lui ha progetti grandiosi per il suo futuro, ha una fidanzata, interpretata dall’attrice Donna Reed, che diverrà sua moglie, alla quale dice: ti darò una luna, Mary.
E’ un orizzonte immenso il suo, non vi siete mai sentiti anche voi come George?
Un uomo generoso, onesto e di buon cuore, insieme a Clarence, l’angelo, andiamo indietro nel tempo, all’infanzia del protagonista.
Un fratello, al quale lui salva la vita.
Un datore di lavoro, al quale il piccolo George evita un errore fatale.
Una cooperativa di risparmio, la Bailey Costruzioni e Mutui, società di famiglia.
E lui che vuole andar via.
Ma poi il destino si mette di traverso, il sogno si scontra con la realtà e George rimane a Bedford Falls, dove ha sempre vissuto.
E per tutto il corso della sua esistenza dovrà battersi con Henry Potter, un uomo d’affari che fa il bello e il cattivo tempo in città.
Un personaggio di dickensiana memoria, uno Scrooge avido di denaro, incapace di provare empatia e compassione per il suo prossimo, un uomo per il quale conta solo la ricchezza.
Per alcuni la vita è una conquista quotidiana, così è per George: il matrimonio, i figli, il lavoro nella società del padre.
E i sogni di gloria?
E i tranelli del destino?
Che accade se il tuo nome è George Bailey e improvvisamente, senza che tu sappia come porvi rimedio, la tua società finisce sull’orlo del fallimento?
Ti ritrovi a correre sotto la neve, in quella notte, la vigilia di Natale.
E poi finisci su un ponte e guardi sotto, ma accanto a te c’è un angelo.
Un angelo di seconda classe, ve l’ho detto, di mezza età e abbastanza robusto.
La vita non è una sceneggiatura di Frank Capra, spesso le scene che ci ritroviamo a recitare non prevedono un lieto fine, ma questo film, giustamente considerato un capolavoro del cinema, contiene un profondo messaggio di speranza universale.
Un uomo e il suo angelo custode, che gli mostra come sarebbe stato il mondo se lui non fosse mai esistito.
La città, sotto il giogo di Mr Potter, si sarebbe chiamata Pottersville.
Il fratello di George morto bambino, in quanto lui, non essendo mai nato, non era lì per salvargli la vita.
Mary, né moglie né madre, sarebbe divenuta una grigia e triste bibliotecaria.

La vita di un uomo è legata a tante altre vite, così dice Clarence.
Vedi George, tu hai avuto una vita meravigliosa.

Una vita meravigliosa.
E i debiti? E le difficoltà economiche?
Pare dimenticarsene George Bailey, ha solo fretta di tornare alla sua casa, ai suoi affetti e a quella vita meravigliosa che ora sembra riconoscere.
E poi il destino, a volte, ti dà una mano.
Così, quando George ritorna a casa trova tutti i suoi concittadini che hanno raccolto i soldi per sanare il suo debito, c’è persino una donna che offre il suo obolo dicendo: Li serbavo per il divorzio se avessi trovato marito.
Tutte le volte che suona una campana vuol dire che un angelo ha messo le ali
, così aveva detto Clarence, l’angelo di seconda classe.
E il film termina con la famiglia Bailey riunita davanti all’albero di Natale.
George stringe tra le mani un libro, Le avventure di Tom Sawyer e sul frontespizio è vergata a penna questa dedica:

 Caro George, ricorda che nessun uomo è un fallito se ha degli amici.
P.S. Grazie delle ali!
Con affetto, Clarence

 E sull’immagine delle campane che suonano a festa, sullo schermo scorre la scritta The End.
Un uomo che ha ritrovato la pace, un’incantevole fiaba di Natale, un film che non mi stancherei mai di vedere.
E un dettaglio che mi ha sempre colpito: l’espressione di James Stewart, uno dei più grandi attori di tutti i tempi, nella scena finale del film.
Gli occhi pieni di gioia incontenibile, di stupore e di meraviglia, lo sguardo trasognato, lo sguardo della felicità ritrovata.
La vita non è un film di Frank Capra, ma a volte si può sperare che lo sia.
E se sentite suonare una campana, sappiate che un angelo ha appena messo le ali.