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Posts Tagged ‘Gabbiani’

Era uno di quei pomeriggi tiepidi che invogliano ad una lenta pigrizia, mi trovavo in Spianata Castelletto, uno dei luoghi del mio quotidiano.
E c’erano due ragazze che se ne stavano a chiacchierare appoggiate alla ringhiera.
Una delle panchine era occupata da due persone che nulla avevano in comune: un ragazzino con dei lunghi capelli raccolti in una coda e un elegante signore di una certa età immerso nei suoi pensieri.
Poco distante tre amiche erano impegnate in una vivace conversazione, una di loro reggeva una pesante busta della spesa.
Gente di Spianata, a dire il vero li ho anche fotografati da lontano, lo ammetto, eppure mi limito a raccontarveli.
E poi.
E poi tutti noi amiamo indugiare sotto il sole e restare ad ammirare i tetti.
E loro erano in due.

Grigio d’ardesia e di piume, una quieta sosta davanti al panorama di Genova.

E poi.
Loro erano in due.
E non posso dire di aver compreso cosa si stessero dicendo ma li ho visti camminare insieme, attendersi, guardarsi.

In totale confidenza e con una certa armonia d’intenti, ne sono sicura.
A volte non è neppure necessario parlarsi, taluni sanno comunicare in maniera perfetta senza bisogno di parole.

E c’erano i tetti, c’era il cielo chiaro, c’era tutta quella gente, in Spianata Castelletto.
E loro, loro erano in due.

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La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

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La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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La pazienza dei pescatori forse non si può imparare, è una dote che risiede nell’animo di alcuni, è una virtù che appartiene a coloro che sanno parlare alla vastità del mare.
Quella loro pazienza è inesplicabile, per noi complessa come le reti adagiate a terra in attesa di essere gettate tra le onde.

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Certi pescatori attendono il momento perfetto per sfiorare l’acqua.
Osservano, silenziosi e attenti.

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Altri restano davanti al mare, aspettano di prendere il largo mentre la luce accarezza l’orizzonte.

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I pescatori conoscono un ritmo lento, lo scandisce il frangersi dell’onda contro gli scogli, lo accompagna il canto dei gabbiani verso sera.
E sono solitari certi pescatori, reggono la canna, seguono i movimenti della loro lenza.
Attendono, senza alcuna fretta.

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A volte, li vedi in lontananza, i pescatori.
Sul molo, ognuno ha la sua sfida da affrontare.
Certi restano ad osservarli, apparentemente per vedere se la pesca sarà fruttuosa in realtà forse cercano soltanto di carpire il segreto della pazienza dei pescatori.

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Segreto nascosto e impenetrabile, ha tutti i colori di una passione e tutte le sfumature della vita vera.

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Come se attorno non ci fosse nulla, come se il tempo non avesse importanza.
Quiete e calma, la lenta precisione di un gesto sapiente e antico.
E infinita pazienza, la pazienza bella del pescatore.

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Il tempo delle feste ha portato una bella novità al Porto Antico: una ruota panoramica dalla quale ammirare le bellezze delle Superba.

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Davanti al mare, dove volano i gabbiani.

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E uno di loro si posa e vigila attento, proprio accanto alla ruota panoramica.

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A pensarci, mi sembra sempre strano.
Non c’era nulla di tutto questo, un tempo.
Non c’erano le panchine, il negozio di libri, le gelaterie, le passeggiate davanti al tramonto.
C’era solo un cancello a separare noi dal nostro mare e dal nostro cielo.

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Ora questo luogo è tornato ad essere nostro ed è come se ci fosse sempre stato, l’ho già scritto e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Scintilla l’albero di Natale e l’acqua calma diviene il suo specchio.

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Verso sera, quando il cielo si tinge di rosa.

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E quando il sole riveste di sfumature ambrate la superficie del mare.

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Un bagliore d’argento, al tramonto.

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E una luce nuova, un nuovo gioco di colori.

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E ancora si cammina, fin laggiù.
Tra barche, vele, bagliori di lampioni e parole che si confondono nel vento.

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E lo sguardo ancora ritrova lei, simbolo di una città posata sul suo mare.

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E tutto ancora brilla, nei giorni di dicembre.
Di rosa, di oro, di suggestioni suffuse.

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Sono le luci di dicembre.
Luci di mare e di porto, di luoghi vissuti e condivisi, di una storia antica e sempre nuova, di una ruota che gira proprio davanti a quel mare.
Luci di Genova e di Natale.

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Freddo.
Non così intenso, a dire il vero, quest’anno però non ci sono quasi abituata.
Dolce autunno, mite inverno, fino ad ora, per lo meno.
Freddo.
Il vento che fischia, canta, svanisce e poi ritorna.
Sbadabam!
Una finestra che sbatte.
E poi di nuovo, un colpo secco.
È l’annaffiatoio di plastica, di solito sta su un muretto in terrazzo.
Però, sapete, il vento lo fa cadere, rotolare, lo trascina via e poi si placa.
A volte, poi, devi camminare controvento e da queste parti, sulle alture, può essere davvero complicato.
In questi quartieri di curve e salite a volte i tuoi occhi incontrano un tetto.
In questi quartieri di curve e salite il vento sa essere un avversario temibile.
Solo per alcuni, altri invece restano immobili a guardare, imperturbabili.

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Nella luce dorata del tramonto, mentre il sole scende e veste di luce calda la costa.
Due, insieme.
Ed entrambi voltano lo sguardo in un’altra direzione, mentre tu cammini controvento.

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Un giorno d’inverno, ancora al Porto Antico.
E certo, io che vivo in una città di mare incontro spesso i gabbiani e resto a osservarli nelle loro infinite evoluzioni, tuttavia in questa circostanza i signori del blu hanno saputo regalarmi nuovi stupori, non avevo mai veduto prima ciò che sto per mostrarvi.
Una ringhiera, un bianco pennuto fermo a scrutare l’orizzonte.

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Uno?
Eh no, poco distante ce ne sono molti altri, per la precisione trenta.
Tutti schierati in batteria, come non li avevo mai visti.
E vi prego di notare il primo della fila: accipicchia, guarda proprio nella mia direzione!
Ehilà, ditelo che vi siete messi così perché sapevate che ero nei dintorni.

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E poi ci sono quelli che stanno per conto loro, tipi dell’alta società, direi.

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E qualcuno cerca un posizione privilegiata.

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Quieti, tranquilli e lungimiranti, sovrani del mare e della ringhiera.

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Regali e fieri.

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E uno guarda i suoi simili da lontano.

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Poi, d’improvviso, spruzzi di salino e aria di mare.
Uno si leva in volo, un suo fratello lo segue e poi un altro e un altro ancora.

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E a poco a poco tutti hanno lasciato il pontile e hanno raggiunto l’orizzonte infinito del mare.
Gabbiani e stupori, in un giorno qualunque a Genova.

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Non sono tutte uguali le ringhiere.
Ognuna è una storia, una strada e un cammino.
Certe ringhiere, a Genova, confuse tra blu, turchese e vento.

Corso Italia

Ringhiere.
Un saliscendi, perfettamente parallelo alla linea dell’orizzonte.

Capo Santa Chiara

Ringhiere, finestre sul mio mondo.
E mettiti seduta per terra.
Guarda le case, i tetti, i corsi, la mia Genova.

Corso Firenze

Questa ringhiera di Corso Firenze a volte gioca con la luce.
E sono ombre che si riflettono a terra e intanto la strada scende giù, pare quasi incontrare il mare.

Corso Firenze (2)

Cornici, la città al di là della ringhiera.

Corso Firenze (3)

In autunno poi alcune inferriate si vestono di foglie rosse, diventano balconi e affacci spettacolari.
Certe ringhiere sono quiete attese, pause e silenzi.

Spianata Castelletto

E altre sono abbracci, parole e vicinanza.

Isola delle Chiatte

Alcune ringhiere paiono quasi scivolare via, si confondono nel chiarore della sera e tu non puoi far altro che seguirle.

Nervi

Io e te, pedala, giù dalla discesa.
Ci fermiamo qui?
Sì, dai.
Poi scendiamo giù nei caruggi.
Io e te e certe ringhiere.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi ancora vicoli, vasi di fiori e biciclette.

Piazza Don Gallo

E là, sulla Riviera di Levante, trovi ringhiere perfette per fermarti davanti al mare.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

E altre ancora narrano di profumi del Mediterraneo, di pesci guizzanti e di piante assetate di luce.

Vernazza

Vernazza

Ringhiere, sui terrazzi dei caruggi, tra ardesia e cielo.Tetti

Corri.
Corri, respira profondamente.
Aria, aria, aria.
Fermati, c’è una panchina.
E una ringhiera, ancora.

Priaruggia

E poi certe ringhiere si snodano sopra gli scogli, tra te e l’infinito c’è soltanto un bagliore d’argento.

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Certe ringhiere sono linee nette come pensieri innocenti.

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Non sai nemmeno spiegarlo, sai solo che davanti a certe ringhiere devi fermarti e lasciare andare lo sguardo.
Oltre, lontano, al di là della ringhiera.

Spianata Castelletto (2)

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Se la libertà ha un colore per me non può essere che azzurro.
Di cielo sereno, di sterminati orizzonti e di abissi imprescrutabili.
Azzurro.
Una barca che prenderà il largo.
E poi il vento.
Aria, aria, aria.
Un secchio, corde, un retino da pesca dove cadranno dentro certi pesciolini incauti.
E stivali di gomma, rovesciati e messi ad asciugare.
Cose da pescatori e da spiriti liberi.

Barca

Trova un colore alla libertà, non potrà che essere questo.
L’anelito alla libertà per me è da sempre legato ad una sola immagine, spazio senza confini e luce abbacinante che dona la vita.
Azzurro.
Libertà è un gabbiano che si libra alto, ad ali spiegate, in volo verso il sole.

Gabbiano

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