Grigio e azzurro di Nervi

A volte anche il cielo di Nervi è un capriccio, il sole timido si nasconde e a prevalere sono i toni tenui di grigio e azzurro, sono le note del tempo piovoso e incerto.
Una fila di panchine, nessuno a contendersi un posto in prima fila davanti al mare inquieto accarezzato da vento ribelle.

E sotto la luce fioca c’è un gioco di linee dai toni di opaco gesso.

Cosa fanno i gabbiani quando il tempo è così instabile e indeciso?
Volano alti, compiono le loro evoluzioni e poi si gettano giù, tra le onde, toccano l’acqua e poi risalgono ancora.
Ancora e ancora, in una danza che segue il viaggio del vento.

E dondolano nell’aria, ad ali spiegate, soltanto per noi che restiamo ad ammirarli, noi che siamo amici del mare anche quando le nuvole lo sovrastano.

Noi, così, restiamo.
Nella nostra attesa silenziosa, solo accompagnati dal suono amato delle onde.
Noi così respiriamo.
Come i gabbiani sopra lo scoglio.

Noi, davanti alla ringhiera celeste della passeggiata di Nervi.


Poi lo sappiamo, lo sappiamo sempre: il sole ritornerà e farà brillare il mare e scalderà gli scogli e i gabbiani continueranno a volare alti e a planare giù, ancora e ancora, temerari figli del cielo che non temono il grigio e la pioggia.

Sui tetti

Cercavo una ringhiera: conosco il suo disegno, mi pare di ricordarlo bene e penso che saprei distinguerlo.
Cercavo un terrazzino sopra i tetti, tra molti altri: io sono stata lassù, è la casa di un’amica, così passando da Spianata Castelletto ho avuto l’idea di fermarmi al belvedere per trovarlo.
Un fazzoletto perso nell’azzurro, tra ardesie, comignoli e abbaini, nella vertigine di caruggi ancor più misteriosi da questa prospettiva.
Una distesa di tetti, il campanile delle Vigne, finestrelle, piazzette rinchiuse tra le case, curve impreviste e straordinarie altezze.
La vita, poi.

Cercavo quel terrazzino.
Là ci sono certe piantine intrepide che sanno sfidare il vento, c’è un tavolo con le sedie, io poi so esattamente dove cercarlo: sta tra Palazzo Spinola e il mare, vicino alla Chiesa di San Luca e nel groviglio di quei caruggi.
E poi, all’improvviso, un gabbiano.
Signore del cielo e dell’immensità con il suo volo regale ha virato davanti a certe scalette, poi è salito su e ha iniziato a librarsi verso il mare ed è tornato ancora, nella sua danza sopra i tetti di Genova.

In volo, ad ali spiegate, sopra le ardesie, sopra i soffitti che celano pile di libri, scrivanie e ricordi, sopra le stanze dove si baciano gli amanti, sopra ai luoghi nascosti agli occhi e lasciati solo all’immaginazione.
Ed io sono rimasta là, ancora a guardare e a cercare il disegno di quella ringhiera.

La pioggia sulla creuza

La pioggia sulla creuza semplicemente scivola giù, in una mattinata senza vento e senza inquietudini.
Soltanto gocce che lente cadono come musica, così scende la pioggia sulla creuza e lucida le ardesie, ravviva i mattoni rossi, si posa sui tetti e sui muri delle case.
E non c’è fretta, nessuna frenesia, i soli a strepitare sono i gabbiani che si gettano giù, cantano e poi risalgono verso le nuvole e tu li osservi librarsi tra le case e andare ancora oltre e poi ancora ritornare.
E mentre cade la pioggia sulla creuza alcuni passanti si fermano a chiacchierare, pur non udendo affatto le parole si può immaginare che potrebbe trattarsi di una quotidiana consuetudine, un saluto, un sorriso, uno scambio di frasi gentili.
E intanto sotto le nuvole grigie taluni se ne vanno a spasso con un ombrello blu brillante come è il nostro cielo quando non piove e invece batte il sole sulla creuza.
Si scende piano, gradino dopo gradino.
Ed è una sinfonia di passi, un ritmo quieto e lento, tra le tinte calde delle case di Genova.
Senza frastuoni, soltanto nella bellezza del divenire del giorno, mentre lenta cade la pioggia sulla creuza.

 

La danza del vento

Anche se ogni giorno vedo il mare, una volta di più il mare mi ha incantata.
Non avevo mai veduto un simile spettacolo e sono rimasta a lungo sulla passeggiata di Nervi ad ammirarlo, lasciando scorrere il tempo e seguendo le evoluzioni dell’aria sulla superficie dell’acqua.
Una giornata tersa, vento brioso e mare calmo senza onde.
E poi, d’improvviso quel movimento che è vita, vortice e vigore.

Un turbine, un respiro di eterea bellezza.

Lame di vento si abbattono sul mare in una danza luminosa.

E l’acqua si leva appena, poi ancora si posa.

E questa è la danza leggera del vento che spira sospingendo l’acqua verso il largo, una magia incantevole per la quale non trovo le parole.

Si librano tenaci certi padroni del cielo.

E ancora il vento cade, sferza l’azzurro e compone la sua musica.

E ancora si alza, vorticoso e vivace.

Imprevedibile, misterioso e potente.

In diversi tratti e in diversi momenti, davanti agli occhi e all’orizzonte.

Soltanto blu, abisso e aria.

E vita, esuberante bellezza, ritmo della natura e del tempo d’inverno.

Magia lieve che rapida si dissolve e svanisce.

Sul mare di Nervi, in un giorno di gennaio, così danza volubile il vento.

Davanti a San Giorgio

Fiero custode e signore del mare, sovrasta le strade della città.
E resta sopra le banchine, sopra le barche e sopra le cime legate alle bitte.
Quieto, silenzioso e immobile.
Padrone del cielo e amico del vento che lo sospinge verso la sua meta, quando apre le sue ali ampie per librarsi nell’azzurro.
E domina le vie, i caruggi e le piazze.
E rimane là, davanti a San Giorgio.

Pescatori a Boccadasse

Li trovi sempre i pescatori a Boccadasse.
È il loro luogo, per alcuni è davvero casa, sono nati qui, davanti al mare.
I pescatori stanno sulla riva, tra gli scogli, stringono la canna da pesca tra le mani, mentre la lenza danza sull’acqua e l’onda frizzante si frange per poi ritornare in un continuo mutevole divenire.
I pescatori attendono, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Alcuni di questi pescatori poi scrutano il cielo e guardano lontano, è difficile indovinare i loro pensieri.

Boccadasse (2)

Certi figli del mare poi si fermano su uno scoglio.
Tra la costa e l’infinito, solitari e schivi abitanti del borgo.

Boccadasse (3)

E poi, verso sera, tutti si levano in volo e partono verso levante.
È davvero avventurosa la vita di certi pescatori, sempre.

Boccadasse (4)

Mentre le ombre lente scendono sui gozzi e sulle case colorate.

Boccadasse (6)

E altri restano ancora, davanti al blu, pescatori di Boccadasse con il mare nello sguardo.

Boccadasse (7)

Nervi e le rose di maggio

E vi porto con me, ancora a passeggiare tra le rose di Nervi.
C’era il sole, in questo maggio capriccioso che sembra amare la pioggia, così ho approfittato della bella giornata per tornare ancora come sempre tra queste rose.

E per camminare accanto ai boccioli odorosi.

Tra queste uniche e rare delicatezze di maggio.

Nervi (2)

Sbocciano i fiori, si aprono alla luce di primavera.

Nervi (3)

E i colori chiari dei petali si mescolano al celeste del mare.

Nervi (4)

Diverse sfumature di Nervi, in questa stagione.

Nervi (5)

E bianco, palme svettanti e cielo azzurro.

Nervi (6)

Una gloriosa esplosione di tinte accese.

Nervi (7)

Una prospettiva amata e sempre emozionante, noi di Genova siamo affezionati a Nervi e alle sue rose.

Nervi (8)

A volte, in certi giorni, non vorresti davvero essere in nessun altro posto, soltanto qui, tra queste meraviglie.

Nervi (9)

Tra le diverse sfumature di maggio.

Nervi (10)

Rose, profumate e dolcissime.

Nervi (11)

E sapete, io non amo tanto i luoghi affollati ed eravamo in pochi a visitare il roseto, ho fatto come sempre qualche incontro interessante.

Nervi (12)

Questa è la bellezza di un luogo immerso nella quiete, mentre certi gabbiani pigri scrutano orizzonti lontani.

Nervi (13)

Fortunati coloro che abitano qui, davanti al mare di Nervi, fortunati coloro che abitano tra le rose gialle passando di fiore in fiore.

Nervi (14)

E amo anche i petali caduti, effimere delicatezze perdute da lasciare intatte al suolo.

Nervi (15)

Nervi (16)

Tutta questa bellezza ogni anno si rinnova.

Nervi (17)

E sbocciano le rose rigogliose.

Nervi (18)

A volte candide e chiare.

Nervi (19)

E fanno da incantevole cornice alla bellezza di Nervi.

Nervi (20)

Sorprendenti splendori di un luogo tanto amato della nostra Genova.

Nervi (21)

Boccioli, petali di seta, freschezza di profumi.

Nervi (22)

E fiori dondolanti che incontri durante il cammino.

Nervi (23)

Rose di maggio e di Nervi, uniche e meravigliose, nel mistero della vita che sempre ritorna a fiorire.

Nervi (24)

I gabbiani e il vento

Noi che viviamo davanti al mare siamo abituati a vedere i gabbiani che si librano nella luce dorata del tramonto eppure domenica scorsa ho potuto ammirare uno spettacolo per me straordinario e c’erano proprio loro, i gabbiani nel vento.
Nel clima rigido di dicembre, ero là, davanti alla ringhiera.
E sopra l’acqua inquieta, all’improvviso i gabbiani.

Tra le geometrie di mare in una sera genovese.

Ed è difficile portare qui quelle sensazioni, il canto dell’acqua e il canto degli uccelli, il vento gelato che sfiora la pelle.

E loro, ad ali spiegate.

Mentre si ripete la magia del quotidiano.

Ed era l’attaccamento alla vita a condurre là i gabbiani, c’era del pane che galleggiava sull’acqua e loro lo hanno visto, da lontano.

E così, d’un tratto, il cielo è diventato un quadro marino, sempre mutevole e inquieto.

E no, non ve lo so spiegare solo con qualche fotografia cosa significhi vedere decine di gabbiani planare sull’acqua e poi volare controvento.

Indomiti, caparbi, ostinati.

In equilibrio nell’aria, fieri signori del mare.

Padroni del cielo si stagliavano nella luce della sera in una danza coraggiosa.

In un’armonia che puoi soltanto contemplare, perché le parole non ti bastano.
Poi è rimasto il cielo terso e ancora alcuni gabbiani volavano alti, in una fredda sera di dicembre.

Quelli che amano il mare

Quelli che amano il mare lì trovi là, nel luogo al quale appartengono.
Rimangono a dondolarsi sull’acqua, nei bagliori della luce settembrina.

Mentre una magia di riflessi marini si posa evanescente su certi scafi.

E i vetri dell’ascensore panoramico al Porto Antico diventano specchi e vedi ringhiere, passanti, barche, palazzi e prospettive di Genova.

Quelli che amano il mare amano anche il vento, fratello e compagno di giochi delle onde irrequiete, quel vento dispettoso che a volte smuove senza posa le bandiere.

Quelli che amano il mare aspettano il momento di prendere il largo per partire senza più pensieri.
Con il vento nelle vele, il sole in faccia, il cuore colmo di gioia.
Quelli che amano il mare sanno cose che molti altri ignorano e secondo me non ci provano neanche a spiegarle, non è importante.
Conta soltanto viverlo, il mare.

Intrepidi e caparbi, hanno un sogno negli occhi e si perdono a guardare l’orizzonte.

Sempre pronti per un viaggio, un’avventura e una nuova partenza.

Levano le ancore, lasciano il molo e si lasciano alle spalle la città con i suoi frastuoni, loro ascoltano solo il canto incessante dell’abisso.

Hanno questa fierezza quelli che stanno davanti al mare.
E non vivrebbero in nessun altro luogo, credetemi.

Sanno attendere ed essere pazienti, sanno vivere in armonia con il silenzio.
C’è un tempo per partire ma c’è sempre una riva alla quale tornare.

E ognuno ha il proprio modo di appartenere al mare.
Una barca, il tempo dello svago e della libertà, il tempo della serenità.

E un nome perfetto che racconta un certo modo di vivere il mare.
Demùa, in genovese questa parola significa giocattolo o anche semplicemente divertimento.
Cose che piacciono a quelli che amano il mare.

Rumorosi risvegli

Capita anche a voi, a volte, di svegliarvi all’improvviso perché qualcuno fa rumore?
A me sì e comunque ho chiaramente individuato i responsabili.
Primi tra tutti i gabbiani: amoreggiano, bisticciano, chiacchierano, se la raccontano e questionano.
A notte fonda.
E mi domando: quando dormono costoro? Ancora non l’ho capito!

Le tortore rumoreggiano di giorno, grazie al cielo.
Sul fatto che se ne vadano serenamente a passeggio sul mio stendibiancheria avrei anche qualcosa da dire, ecco.

I piccoletti, per parte loro, danno veramente pochi pensieri.
Anzi se venissero più spesso ne sarei contenta, ogni volta che ne incontro qualcuno al Porto Antico lascio sempre il mio indirizzo.

E poi, come si sa, qua attorno ci sono le gazze.
Tanta sussiegosa eleganza, cara amici, si accompagna a un chiacchiericcio per nulla discreto, va detto.

E d’altra parte a certe bellezze si perdona quasi tutto, no?

Io abito sulle alture e non vicino al mare, in quel della Foce avrei i miei problemi con questo tipetto qua.

E non ho dubbi, immagino che starnazzi a tutto andare!

In cotanta bella compagnia comunque il più fracassone è uno solo e direi che non ha scusanti.
Fischietta, se la canta, gorgheggia, parlotta, protesta.
Caro Signor Merlo, potrebbe garbatamente evitare di svegliarmi? Gliene sarei profondamente grata!

Eccolo lì, a becco spalancato.
Secondo voi si può discutere con un tipo simile?