Pescatori a Boccadasse

Li trovi sempre i pescatori a Boccadasse.
È il loro luogo, per alcuni è davvero casa, sono nati qui, davanti al mare.
I pescatori stanno sulla riva, tra gli scogli, stringono la canna da pesca tra le mani, mentre la lenza danza sull’acqua e l’onda frizzante si frange per poi ritornare in un continuo mutevole divenire.
I pescatori attendono, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Alcuni di questi pescatori poi scrutano il cielo e guardano lontano, è difficile indovinare i loro pensieri.

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Certi figli del mare poi si fermano su uno scoglio.
Tra la costa e l’infinito, solitari e schivi abitanti del borgo.

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E poi, verso sera, tutti si levano in volo e partono verso levante.
È davvero avventurosa la vita di certi pescatori, sempre.

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Mentre le ombre lente scendono sui gozzi e sulle case colorate.

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E altri restano ancora, davanti al blu, pescatori di Boccadasse con il mare nello sguardo.

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Nervi e le rose di maggio

E vi porto con me, ancora a passeggiare tra le rose di Nervi.
C’era il sole, in questo maggio capriccioso che sembra amare la pioggia, così ho approfittato della bella giornata per tornare ancora come sempre tra queste rose.

E per camminare accanto ai boccioli odorosi.

Tra queste uniche e rare delicatezze di maggio.

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Sbocciano i fiori, si aprono alla luce di primavera.

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E i colori chiari dei petali si mescolano al celeste del mare.

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Diverse sfumature di Nervi, in questa stagione.

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E bianco, palme svettanti e cielo azzurro.

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Una gloriosa esplosione di tinte accese.

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Una prospettiva amata e sempre emozionante, noi di Genova siamo affezionati a Nervi e alle sue rose.

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A volte, in certi giorni, non vorresti davvero essere in nessun altro posto, soltanto qui, tra queste meraviglie.

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Tra le diverse sfumature di maggio.

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Rose, profumate e dolcissime.

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E sapete, io non amo tanto i luoghi affollati ed eravamo in pochi a visitare il roseto, ho fatto come sempre qualche incontro interessante.

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Questa è la bellezza di un luogo immerso nella quiete, mentre certi gabbiani pigri scrutano orizzonti lontani.

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Fortunati coloro che abitano qui, davanti al mare di Nervi, fortunati coloro che abitano tra le rose gialle passando di fiore in fiore.

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E amo anche i petali caduti, effimere delicatezze perdute da lasciare intatte al suolo.

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Tutta questa bellezza ogni anno si rinnova.

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E sbocciano le rose rigogliose.

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A volte candide e chiare.

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E fanno da incantevole cornice alla bellezza di Nervi.

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Sorprendenti splendori di un luogo tanto amato della nostra Genova.

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Boccioli, petali di seta, freschezza di profumi.

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E fiori dondolanti che incontri durante il cammino.

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Rose di maggio e di Nervi, uniche e meravigliose, nel mistero della vita che sempre ritorna a fiorire.

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I gabbiani e il vento

Noi che viviamo davanti al mare siamo abituati a vedere i gabbiani che si librano nella luce dorata del tramonto eppure domenica scorsa ho potuto ammirare uno spettacolo per me straordinario e c’erano proprio loro, i gabbiani nel vento.
Nel clima rigido di dicembre, ero là, davanti alla ringhiera.
E sopra l’acqua inquieta, all’improvviso i gabbiani.

Tra le geometrie di mare in una sera genovese.

Ed è difficile portare qui quelle sensazioni, il canto dell’acqua e il canto degli uccelli, il vento gelato che sfiora la pelle.

E loro, ad ali spiegate.

Mentre si ripete la magia del quotidiano.

Ed era l’attaccamento alla vita a condurre là i gabbiani, c’era del pane che galleggiava sull’acqua e loro lo hanno visto, da lontano.

E così, d’un tratto, il cielo è diventato un quadro marino, sempre mutevole e inquieto.

E no, non ve lo so spiegare solo con qualche fotografia cosa significhi vedere decine di gabbiani planare sull’acqua e poi volare controvento.

Indomiti, caparbi, ostinati.

In equilibrio nell’aria, fieri signori del mare.

Padroni del cielo si stagliavano nella luce della sera in una danza coraggiosa.

In un’armonia che puoi soltanto contemplare, perché le parole non ti bastano.
Poi è rimasto il cielo terso e ancora alcuni gabbiani volavano alti, in una fredda sera di dicembre.

Quelli che amano il mare

Quelli che amano il mare lì trovi là, nel luogo al quale appartengono.
Rimangono a dondolarsi sull’acqua, nei bagliori della luce settembrina.

Mentre una magia di riflessi marini si posa evanescente su certi scafi.

E i vetri dell’ascensore panoramico al Porto Antico diventano specchi e vedi ringhiere, passanti, barche, palazzi e prospettive di Genova.

Quelli che amano il mare amano anche il vento, fratello e compagno di giochi delle onde irrequiete, quel vento dispettoso che a volte smuove senza posa le bandiere.

Quelli che amano il mare aspettano il momento di prendere il largo per partire senza più pensieri.
Con il vento nelle vele, il sole in faccia, il cuore colmo di gioia.
Quelli che amano il mare sanno cose che molti altri ignorano e secondo me non ci provano neanche a spiegarle, non è importante.
Conta soltanto viverlo, il mare.

Intrepidi e caparbi, hanno un sogno negli occhi e si perdono a guardare l’orizzonte.

Sempre pronti per un viaggio, un’avventura e una nuova partenza.

Levano le ancore, lasciano il molo e si lasciano alle spalle la città con i suoi frastuoni, loro ascoltano solo il canto incessante dell’abisso.

Hanno questa fierezza quelli che stanno davanti al mare.
E non vivrebbero in nessun altro luogo, credetemi.

Sanno attendere ed essere pazienti, sanno vivere in armonia con il silenzio.
C’è un tempo per partire ma c’è sempre una riva alla quale tornare.

E ognuno ha il proprio modo di appartenere al mare.
Una barca, il tempo dello svago e della libertà, il tempo della serenità.

E un nome perfetto che racconta un certo modo di vivere il mare.
Demùa, in genovese questa parola significa giocattolo o anche semplicemente divertimento.
Cose che piacciono a quelli che amano il mare.

Rumorosi risvegli

Capita anche a voi, a volte, di svegliarvi all’improvviso perché qualcuno fa rumore?
A me sì e comunque ho chiaramente individuato i responsabili.
Primi tra tutti i gabbiani: amoreggiano, bisticciano, chiacchierano, se la raccontano e questionano.
A notte fonda.
E mi domando: quando dormono costoro? Ancora non l’ho capito!

Le tortore rumoreggiano di giorno, grazie al cielo.
Sul fatto che se ne vadano serenamente a passeggio sul mio stendibiancheria avrei anche qualcosa da dire, ecco.

I piccoletti, per parte loro, danno veramente pochi pensieri.
Anzi se venissero più spesso ne sarei contenta, ogni volta che ne incontro qualcuno al Porto Antico lascio sempre il mio indirizzo.

E poi, come si sa, qua attorno ci sono le gazze.
Tanta sussiegosa eleganza, cara amici, si accompagna a un chiacchiericcio per nulla discreto, va detto.

E d’altra parte a certe bellezze si perdona quasi tutto, no?

Io abito sulle alture e non vicino al mare, in quel della Foce avrei i miei problemi con questo tipetto qua.

E non ho dubbi, immagino che starnazzi a tutto andare!

In cotanta bella compagnia comunque il più fracassone è uno solo e direi che non ha scusanti.
Fischietta, se la canta, gorgheggia, parlotta, protesta.
Caro Signor Merlo, potrebbe garbatamente evitare di svegliarmi? Gliene sarei profondamente grata!

Eccolo lì, a becco spalancato.
Secondo voi si può discutere con un tipo simile?

Un pomeriggio in Spianata Castelletto

Era uno di quei pomeriggi tiepidi che invogliano ad una lenta pigrizia, mi trovavo in Spianata Castelletto, uno dei luoghi del mio quotidiano.
E c’erano due ragazze che se ne stavano a chiacchierare appoggiate alla ringhiera.
Una delle panchine era occupata da due persone che nulla avevano in comune: un ragazzino con dei lunghi capelli raccolti in una coda e un elegante signore di una certa età immerso nei suoi pensieri.
Poco distante tre amiche erano impegnate in una vivace conversazione, una di loro reggeva una pesante busta della spesa.
Gente di Spianata, a dire il vero li ho anche fotografati da lontano, lo ammetto, eppure mi limito a raccontarveli.
E poi.
E poi tutti noi amiamo indugiare sotto il sole e restare ad ammirare i tetti.
E loro erano in due.

Grigio d’ardesia e di piume, una quieta sosta davanti al panorama di Genova.

E poi.
Loro erano in due.
E non posso dire di aver compreso cosa si stessero dicendo ma li ho visti camminare insieme, attendersi, guardarsi.

In totale confidenza e con una certa armonia d’intenti, ne sono sicura.
A volte non è neppure necessario parlarsi, taluni sanno comunicare in maniera perfetta senza bisogno di parole.

E c’erano i tetti, c’era il cielo chiaro, c’era tutta quella gente, in Spianata Castelletto.
E loro, loro erano in due.

Navi, ruote e cartoni animati

La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

La luce di marzo

La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Verso sera in Corso Italia

Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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La pazienza dei pescatori

La pazienza dei pescatori forse non si può imparare, è una dote che risiede nell’animo di alcuni, è una virtù che appartiene a coloro che sanno parlare alla vastità del mare.
Quella loro pazienza è inesplicabile, per noi complessa come le reti adagiate a terra in attesa di essere gettate tra le onde.

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Certi pescatori attendono il momento perfetto per sfiorare l’acqua.
Osservano, silenziosi e attenti.

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Altri restano davanti al mare, aspettano di prendere il largo mentre la luce accarezza l’orizzonte.

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I pescatori conoscono un ritmo lento, lo scandisce il frangersi dell’onda contro gli scogli, lo accompagna il canto dei gabbiani verso sera.
E sono solitari certi pescatori, reggono la canna, seguono i movimenti della loro lenza.
Attendono, senza alcuna fretta.

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A volte, li vedi in lontananza, i pescatori.
Sul molo, ognuno ha la sua sfida da affrontare.
Certi restano ad osservarli, apparentemente per vedere se la pesca sarà fruttuosa in realtà forse cercano soltanto di carpire il segreto della pazienza dei pescatori.

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Segreto nascosto e impenetrabile, ha tutti i colori di una passione e tutte le sfumature della vita vera.

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Come se attorno non ci fosse nulla, come se il tempo non avesse importanza.
Quiete e calma, la lenta precisione di un gesto sapiente e antico.
E infinita pazienza, la pazienza bella del pescatore.

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