9 Maggio 1915: sui prati di Cesino

È un giorno di primavera di un tempo distante, non è un periodo qualsiasi.
È il 9 Maggio 1915 e sono ore cruciali per tutta la nazione, questo tempo precede di poco l’entrata in guerra dell’Italia.
Pochi giorni prima, il 5 Maggio, a Quarto si è svolta l’inaugurazione del monumento ai Mille opera dello scultore Eugenio Baroni, protagonista della cerimonia è Gabriele D’Annunzio, le sue parole infiammano gli animi, il Vate sottolinea la necessità dell’Italia di prendere parte al conflitto.
E la vita continua, malgrado tutto.
Si cerca la quiete nella frescura della campagna in fiore, sui prati di Cesino.
Ed è il 9 Maggio 1915, è una luminosa domenica.
Per mia curiosità ho cercato sui quotidiani dell’epoca quali fossero le iniziative per quel giorno di festa e ho trovato su Il Lavoro del giorno 8 Maggio il programma di una maggiolata in montagna organizzata da un’Associazione Escursionistica.
Ecco qua la tabella di marcia: ritrovo alle 5.45 a Caricamento e partenza alla volta di Pontedecimo in tram, prosecuzione quindi alla volta di Mignanego, in programma ci sono vari divertimenti come la corsa nei sacchi e i balli campestri.
Il ritorno è previsto passando per Paveto, Cesino e ancora Pontedecimo.
Queste persone ritratte nella mia fotografia avranno preso parte alla piacevole escursione?
Non so dirvelo, eppure in quella domenica tutti loro si sono ritrovati sui prati di Cesino.
Si sfoggiano sorrisi garbati, con un ombrellino ci si ripara dal sole, si indossano abiti severi chiusi con file di bottoni.

È una gita di famiglia, si direbbe.
E intanto gli steli d’erba ondeggiano al vento, di mattina la chiara rugiada imperla i prati, sbocciano le pratoline e minuti fiorellini spuntano tra i prati.
Ronzano le api e le prime farfalle passano lievi di corolla in corolla.
E la vita continua, malgrado tutto.
E mancano appena pochi giorni a quella fatidica data: il 24 Maggio 1915 l’Italia entra in guerra.
A immortalare questa storica data sarà anche un celebre canto patriottico che inizia così: il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio.
E la vita continua, malgrado tutto.
E il 9 Maggio 1915, sui prati di Cesino, a 15 giorni da quella storica data, si cerca la bucolica pace campestre.
Con il cappello con i fiori, la camiciola leggera e il sorriso incerto ma tuttavia speranzoso di una madre che guarda al suo futuro.
Accanto a lei il marito e il figlio, è una famiglia unita in un tempo fragile.

È così imprevedibile la vita, ti sorprende in certi istanti e mentre li stai vivendo tu non sai neanche immaginare che saranno unici e memorabili, forse a segnarli e a renderli tali saranno anche gli eventi storici e i fatti che ancora devono accadere.
La vita continua, malgrado tutto.
E tu semplicemente vivi, nella maniera migliore che puoi, aspettando il tempo della gioia e della vera tranquillità.
Sui prati di primavera, come quel 9 Maggio 1915 a Cesino.

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1908, Gabriele D’Annunzio al Portofino Kulm

E giunse così il mese Maggio 1908, al Carlo Felice era atteso un evento di una certa rilevanza: andava in scena La Nave, la rappresentazione portava la firma di Gabriele D’Annunzio e per l’occasione l’autore era presente nel teatro affollato da molti interessati spettatori.
Narrano le cronache che la serata fu un successo, al poeta venne anche donata una corona d’alloro.
Come è noto il nostro Gabriele suscita tuttora nei lettori sentimenti contrastanti: o lo si apprezza o lo si detesta, credo che non esista una zona d’ombra quando si tratta di  D’Annunzio.

Carlo Felice (5)

Dopo l’evento teatrale Genova volle onorare il poeta in maniera particolare, per lui venne organizzata un’odorosa “maggiolata”.
E così la mattina successiva ci si alzò di buon mattino, rose e boccioli adornavano la vettura sulla quale venne fatto accomodare il gradito ospite, l’evento è narrato con ricchezza di particolari dal sagace Dolcino il quale causticamente sottolinea che l’auto pareva quasi un furgone funebre.

Roseto (4)

E le rose abbelliscono anche le altre macchine che compongono il profumato corteo, si parte e il viaggio non sarà breve, la destinazione è davvero esclusiva.
Curva dopo curva si sale fino al prestigioso Hotel Portofino Kulm, sulla Ruta di Camogli.
Incanto e bellezza, natura pura e incontaminata.

Kulm

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E davanti il mare azzurro di Liguria.

Mare

E c’è un fastoso pranzo ricco di ogni bontà, su di esso tuttavia aleggia un curioso mistero, pare che la stampa dell’epoca non sia stata prodiga di dettagli riguardo alle portate.
Si sa per certo che vennero serviti dei dolci fondants riposti dentro una piccola imbarcazione.

Kulm (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E lui, Gabriele D’Annunzio, come da copione parlò davanti al pubblico di scelti commensali, con il suo eloquio affascinò tutti presenti.
E certo, Dolcino narra anche che tutti vollero l’autografo del poeta sul menu, mi sono chiesta se qualche genovese conserva ancora gelosamente questo raro cimelio: un menu del Portofino Kulm con la firma di Gabriele D’Annunzio.
L’ineffabile Dolcino narra che D’Annunzio se ne partì da questa parte di Liguria ammaliato dalla sua rara bellezza e lasciò traccia del suo passaggio, fu lui a donare un nome italiano a questo luogo semplicemente traducendolo, così Portofino Kulm divenne Portofino Vetta.
Un posto incantevole che lo aveva sedotto con le sue malie, in un giorno di maggio del 1908.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La favola bella che ieri t’illuse, che oggi m’illude

L’amore, i cinque sensi, l’olfatto, il tatto, le gocce di pioggia che cadono e bagnano la pelle.
E la natura attorno: le tamerici e i pini, i mirti e le ginestre, i ginepri.
E i suoni, le cicale, le rane.
E l’amore, gli odori, i profumi che pervadono l’aria, il respiro, i colori che invadono gli occhi, una musica che culla, l’abbandono, la bellezza.
E il silenzio, a poco a poco pervaso,  in un crescendo, dal ritmo della pioggia, sui rami, sulle foglie, sui visi.
E’ la grandezza della poesia, capace di condurre in un altrove dove soli non si saprebbe arrivare.
E’ la scelta delle parole, sono le rime e le onomatopee a trascinarvi sotto un temporale d’estate, a commuovervi con l’incanto di un’illusione,  sono i versi di Gabriele D’Annunzio in questa poesia immortale, è la forza e la grandezza delle parole.
Stasera chi mi legge abbassi le luci, e resti in silenzio.
Taci.
Silenzio.
Attorno a voi soltanto i versi di un immenso poeta recitati dalla voce travolgente e vibrante di Roberto Herlitzka.
Ascolta.
Piove.
Sulla favola bella che ieri t’ illuse, che oggi mi illude.

 (Video Youtube di TheCrow89)