Una vecchia conoscenza

Ognuno di noi, nel tepore di casa, ha i propri angolini preferiti e anche una finestra prediletta per osservare il mondo.
Ed ecco qui una vecchia conoscenza, questo è un gradito ritorno su queste mie paginette, il tipetto lì infatti è già stato uno dei protagonisti di questo post diverso tempo fa.
Allora era il tempo di settembre e quindi si tenevano le finestre spalancate, nel cuore di questo gelido inverno meglio starsene al calduccio dietro i vetri, ne converrete pure voi!
Alla finestra, a guardare la gente che va su e giù per la creuza: dove andranno tutti quanti, poi, non si sa!
E chissà cosa mai avranno da fare, con tutta quella fretta, mah!
C’è chi invece, saggiamente, si gode la pigrizia e le bellezze della vita proprio a modo suo.

Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera: vicino a Maria

Accadde diverso tempo fa, durante una passeggiata nello splendido Parco della Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera a Voltri.
Mi trovavo lassù, nei pressi del Santuario di Nostra Signora delle Grazie, in una bella giornata di primavera: in quella circostanza mi capitò un incontro fortunato.
C’era questa luce chiara che filtrava tra gli alberi e l’ombra gentile che ammantava la candida statua della Madonna con il Bambino.
E là, silenzioso e attento, un serafico gatto accoccolato sul muretto.

Un tipo guardingo e allo stesso tempo pigro come soltanto certi felini sanno essere.

E così è rimasto, nel luogo da lui prescelto.

E poi si è messo a camminare avanti e indietro su quel muretto, sempre restando nei pressi della dolce immagine di Maria che gentile si stagliava tra le sfumature degli alberi.

E accanto a Lei lui è rimasto, in un istante bellissimo di un giorno che ricordo bene.

Vicino alla Speranza

Così l’ho veduta.
Lei si trova là, accanto al Pantheon del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Salda, fiera, così aggraziata, volge gli occhi verso il cielo e con un gesto della mano pare accogliere il mistero dell’eternità.
I riccioli incorniciano il suo viso, il drappeggio del suo abito scivola sulla sua figura.
E nel suo sguardo c’è bellezza, bontà, assoluta pienezza.
Così l’ho veduta.
Così lui stava, amico silenzioso e fidato, vicino alla Speranza.

La Speranza
Opera di G.B. Cevasco (1878)

Un gatto da boschi

Era un pomeriggio di luglio a Fontanigorda e me ne andavo a passeggiare verso il Mulino di Casanova.
Era una di quelle giornate perfette allietate dal canto degli uccellini e dalle variopinte farfalle volteggianti sui fiori, nella rasserenante bellezza della campagna.
Poi, all’improvviso, ho voltato lo sguardo verso il margine del bosco e l’ho veduto.
Stava là, tra il fitto degli alberi, quasi nascosto dietro le rocce coperte di muschi, cauto e guardingo come sempre sono i felini.
Che incontro magnifico, ci siamo guardati per quale istante e lui è sempre rimasto immobile.
E mi sono domandata se in questi giorni d’autunno questo magnifico gattone continui ad andarsene in giro calpestando le foglie cadute e accartocciate, zigzagando silenzioso tra gli alberi.
In quel giorno d’estate mi era parso perfettamente a suo agio: là tra le verdi foglie, in quella magnifica quiete, ho veduto un avventuroso gatto da boschi.

Aspettando Virginia

Tornerò un giorno a parlarvi più ampiamente di lei: il suo nome è Virginia.
Giovane e affranta sposa, colpita duramente negli affetti.
Così la ritrasse lo scultore Giovanni Battista Villa: Virginia con un gesto delicato solleva il lenzuolo e scopre il volto del suo sposo Raffaele Pienovi.
Egli dorme il suo sonno eterno, non più lo percorre il respiro della vita e Virginia resta così ad osservarlo.
Silente, nel suo stupore, in quella luce che improvvisa che squarcia l’ombra.
E così l’ho veduta, non più sola.
Nel chiarore mattutino qualcuno attende paziente e discreto e là rimane, forse soltanto per lei, aspettando Virginia.

Porticato Superiore a Ponente
Cimitero Monumentale di Staglieno

Davanti alla finestra

Ai vetri ci sono quelle candide tendine, tutto attorno c’è il verde rigoglioso della campagna.
Le piante grasse in una cassettina, un decoro rustico alla finestra.
Un muretto, poco distante.
Una scaletta, una panca, le sedie.
E spesso, in un luogo o nell’altro, una certa bellezza felina che pigra si distende al sole oppure dormicchia all’ombra.
Una volta poi ha trovato il suo posticino proprio là, davanti alla finestra.
Con questa perfetta armonia, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Pigrizie di Ferragosto

Ed ecco poi le pigrizie di Ferragosto.
Questo giorno di festa scorrerà tra i profumi della campagna, tra le freschezze di questi luoghi, tra i colori e le armonie della mia amata Val Trebbia.
E poi, come sempre, c’è qualcuno che se la prende comoda e se ne sta spaparanzato sul terrazzo, tra i gerani e l’ombra, una vera meraviglia!
Auguro anche a voi una giornata dalle molte bellezze, buon Ferragosto a tutti!

Timidezze feline

Nel caldo del pomeriggio, camminavo sullo stradone di Fontanigorda.
E ad un certo punto, girando distrattamente lo sguardo verso una scaletta mi accorgo di essere osservata.
Cucù!

Un gattino piccoletto e suo fratello, tutti e due sono corsi via alla velocità del fulmine, questi qui mica stanno a fare tante cerimonie, schizzano via come delle schegge.
E tuttavia, poco dopo, rieccolo qui!
E in che posto si è andato ad infilare, spero che questo tipetto non si metta nei guai!

Discreta e cauta ecco spuntare anche l’amorevole mamma, la piccola peste si è messa dietro di lei, d’altra parte non si mai, meglio esser diffidenti.

È un micetto tenero e morbido, uno dei tanti che incontrerò in questa nuova estate.

Il suo fratellino, poi, non è che sia molto più socievole, anzi, direi che è persino più timido.
E pure lui eccolo lì, bisogna che spieghi a questi due qui che quello lì non è il posto per per loro.

Ho visto il tipetto tigrato fare certe acrobazie.

Mentre l’altro piano piano si azzardava a mostrarsi un pochino di più.
Sempre con cautela, non esageriamo con le confidenze!

Tornerò a trovare questi due bei tipetti, sul muretto o sulla staccionata so già che saranno protagonisti di molte avventure.

Un vecchio amico al Carmine

E rieccomi a percorrere i soliti caruggi, creuze e discese, mattonate che si tuffano giù sovrastate da tetti spioventi di ardesia che incorniciano l’orizzonte e il mare.
Scendendo verso il centro storico passo dal Carmine, dalla solita, cara Salita di Carbonara.

E poi, come sempre, finisco per fare qualche deviazione di qua e di là, nei soliti vicoletti e in certe amate piazzette.
Così, come tante altre volte ieri sono passata da Vico del Cioccolatte, anche nei posti dove si ritorna spesso del resto c’è sempre qualche diversa sfumatura o qualche gioco di luce sempre nuovo e sorprendente.

E siccome qui vengo spesso, sovente vi ho portato con me e forse alcuni miei affezionati lettori avranno memoria di certi incontri dei quali ho avuto modo di scrivere qui.
Chi si ricorda del gatto del melograno di Vico del Cioccolatte?
Oh, mica è uno che si fa dimenticare, son certa che vi sia rimasto impresso!
Ecco, il melograno in questa stagione non ha più i suoi frutti ma il gatto è sempre lì, eh, si vede che quel tratto di muraglione è una delle sue postazioni preferite.

Di piantone e attentissimo a tutto quel accade attorno, si direbbe che non gli sfugga proprio nulla!

E infatti poco dopo si è pure accorto di me che stavo proprio lì sotto.
Chissà, mi avrà mica riconosciuta?
Va quindi detto che lui non è soltanto il gatto del melograno, in realtà è un gatto per tutte le stagioni, ecco.

A questo punto la prossima volta che passerò da quelle parti non mancherò certo di alzare lo sguardo verso la sommità del muraglione e sarò felice di ritrovare il solito vecchio amico di Vico del Cioccolatte.

Le pigrizie del vicino

Ed ecco finalmente le giornate radiose di maggio, inizia la stagione propizia per spaparanzarsi al sole.
E così ieri mattina, mentre rientravo a casa su per la mia ripida salita, mi sono imbattuta in uno dei miei vicini intento nella sua attività fisica preferita.
Il tipetto non ha battuto ciglio, è rimasto lì spantegato sul gradino.

Poi si è voltato dall’altra parte, il mio vicino è uno che se la prende comoda, evidentemente.

Ed è socievole il giusto, dipende dai momenti, ecco.

Ora, poi trovare la posizione giusta non è una faccenda immediata, il mio vicino si è rotolato più di una volta in prossimità di quello scalino, tra l’altro senza accusare problemi di schiena, si direbbe!
Ah, che bellezza un pisolino al sole, che relax!

E ammetto di essere rimasta a guardare con una certa benevola invidia ma lui, va detto, non mi ha degnato neanche di un sguardo, era troppo impegnato a rotolarsi da una parte all’altra.
Sempre immerso nel suo mondo beato, si intende!

D’altra parte il mio vicino è un tipo così: sa godersi la vita e coglierne le varie bellezze, in particolare credo che sia campione olimpionico di pisolino.
E sotto il sole di maggio si ronfa da incanto, mi sembra piuttosto evidente.