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Posts Tagged ‘Gatti’

La signora porta sul capo un velo di pizzo.
Assorta nella sua salda fierezza, sembra immersa nei suoi ricordi.
Con il pensiero ritorna ad un altro tempo e ai giorni delle sue gioie, nel luogo di tutti i silenzi resta tra le dolci memorie e le preghiere.

Stringe in una mano il suo rosario e forse a lei non importa che il suo velo appaia sgualcito e rovinato dallo scorrere degli anni.
Il tempo per lei non ha più alcuna importanza.

Sono capitata davanti a lei, nel luogo dei mistici silenzi, in una mattina d’inverno, era febbraio.
E la signora, nella sua quieta attesa, non era sola.

Custode del suo passato e dei suoi affetti, assisa sui giorni che non sono più.
Distratta dalla sua malinconia, avulsa dalle cose terrene.

E a volte, in certe quiete attese senza solitudine, c’è qualcosa che non si può comprendere.

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La pigrizia dell’estate e il caldo di luglio.
Camminare sotto il sole a volte è veramente sfiancante, si preferisce l’ombra, magari la spiaggia e il vento del mare.
Quanto è bello il dolce far niente, in questa stagione!
E alcuni sono sempre di ispirazione, bisogna dirlo.

E c’è chi invece gira per la città animato da spirito di scoperta, in questi giorni ho incontrato diverse comitive di turisti dinamici e pieni di energia.
Li ho visti in fila ordinata, in attesa di salire sul pullman.
E poi camminare in Via Garibaldi, con lo sguardo rivolto verso i magnifici palazzi.
Ho incontrato due ragazze svizzere, l’altra mattina a Caricamento, mi hanno chiesto come arrivare al loro albergo e così le ho accompagnate là, intanto quelli sono i caruggi che piacciono a me.
E poi viaggiatori dall’Oriente, determinati e disciplinati, muniti di favolose macchine fotografiche.
E finisce sempre così, mi fermo a guardarli, i turisti, cerco di cogliere le loro reazioni, tento di catturare i loro sguardi e i loro entusiasmi.
E spesso li vedo in Spianata Castelletto, ieri mattina ero proprio lì.

C’erano anche loro, lui e lei, sulla cinquantina.
Stranieri, sicuramente.
Scarpe comode, zainetto, maglietta, occhiali da sole.
Lui pareva conoscere perfettamente il panorama che si stendeva davanti ai suoi occhi.
Indicava chiese e campanili, forse cercava di riconoscere i luoghi che avevano già visitato o magari progettava di scoprirli.
La sua compagna di viaggio reggeva una cartina della città e lui ogni tanto le mostrava qualche punto particolare.
Poi si è alzato un leggero vento, la cartina si è piegata e i due viaggiatori l’hanno ancora riaperta e lui ha ripreso a parlare, lei lo ascoltava attenta.
Io mi sono seduta su una panchina a godermi la pigrizia dell’estate e mentre li osservavo ho pensato che tra le mani stringevano una cartina piena di sogni.

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Erano in tre.
Nel dormiveglia, sdraiati vicino alle piante e comunque pronti a notare i movimenti di certi inopportuni visitatori.

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Il rosso si chiama Romeo, manco a dirlo!
Se ne va spesso e volentieri per i fatti suoi, senza render conto a nessuno.

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E sì, questi son mici di Fontanigorda, ovvio.
Anche loro erano in tre.
Per la precisione si tratta di Iside, Attila e Zeus, che nomi altisonanti!
No, non sono parenti però se la spassano nello stesso giardino.

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Vanno su e giù per le scale e poi si fermano su un gradino.

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Sempre curiosi di ciò che accade attorno a loro.

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A volte si acquattano pigri sull’erba.

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Oppure si nascondono tra i gerani.

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Erano in tre? Figuriamoci, tra fratelli e sorelle erano almeno una dozzina!

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Uno di loro si è andato a infilare nell’annaffiatoio.

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Loro invece erano in due, sono i gatti di un mio amico e passano l’estate in Val Trebbia.
Facevano la guardia tra le ortensie, mi pare chiaro.

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Anche loro erano in due e dormicchiavano senza ritegno.

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Concludo questa carrellata di felini con tre gatti di città, li ho incontrati giusto un paio di giorni fa.
Ed erano in tre, caspita!
Non so proprio cosa stessero architettando ma secondo me avevano in mente qualcosa, ci giurerei!
Due sulle scale, uno un po’ più avanti.
Guardinghi e diffidenti.
E sì, erano in tre.

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Autunno, tempo di un nuovo vicino di casa.
Lo avete mai sentito? Quando attacca non la finisce più!
Emette un suono modulato e acuto, gioioso e persistente.
E caspita, che fracasso!

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Tra l’altro, vorrei far notare al soldo di cacio in questione che non sono neanche l’unica ad aver notato la sua presenza, ieri c’era qualcuno che guardava e ascoltava con un certo interesse.

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Poi, occhi negli occhi, io e il tipo abbiamo fatto due chiacchiere, mi ha giurato e garantito che non si verificheranno incidenti diplomatici di sorta.
Meno male, eh!

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Quell’altro intanto passa da un ramo all’altro cinguettando come un forsennato, del tutto incurante della quiete altrui.

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Tra il resto, oltre al repertorio canterino, fa sfrontato sfoggio di una serie di espressioni innocenti e piuttosto eloquenti.
Cosa hai detto? Rumore? Io?
No, no, ti sbagli, io non ho fatto niente! Sono qua sul ramo, in silenzio.

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Che vi devo dire?
Ognuno ha i vicini di casa che si merita e meno male che in giro ci sono tipi come questo.
Un piccolo pettirosso, fiero e panciuto e splendidamente rumoroso.

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I lettori abituali di questo blog forse vorrebbero pormi una domanda: cara Miss Fletcher, in questa calda estate a Fontanigorda niente micetti?
Come no!
Ogni anno ha le sue caratteristiche: certe volte i gattini sono tutti rossi, poi viene di moda il nero, quest’anno è di gran voga il tigrato, ecco qua!

Gatti

Sono undici, mi hanno detto, però quando sono passata davanti al giardino ce n’erano solo dieci: uno si era dato alla macchia, evidentemente.
Figli di tre mamme diverse, sono cugini!

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E se ne stanno tranquilli sull’erba.

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Oppure si mettono in posa.
Sono bellissimi, eh!

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Si arrampicano su una pila di mattoni e restano lì, in equilibrio.

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E giocano, giocano, giocano.

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Ben tenuti e coccolati, sono micetti che vivono bene.

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E poi, come tutti i cuccioli, sono curiosissimi!

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E se c’è un nastro che penzola non perdono l’occasione per dargli le loro zampatine.

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Una pallina? Toh, qua c’è da divertirsi!

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E fa caldo, ogni tanto un riposino non guasta.

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Sul prato, in tranquillità.

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E sotto i rami, a godersi una piacevole ombra.

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Poi arriva la mamma e tutti corrono da lei, certo!

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Vispi, dolci e tenerissimi, sono semplicemente uno splendore.

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Piccoli mici crescono, nella verde estate di Fontanigorda.

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La vita resta, anche quando quasi non puoi sentire la sua voce.
È appena un flebile sussurro, un fiore che sboccia, un battito impercettibile.
Immobile, seduto sul margine del tempo, l’angelo trattiene le ore e i minuti, li stringe a sé con un gesto gentile, eterno ed immutabile.

Monumento Stallo

La vita resta, al riparo sotto le grandi ali spalancate sotto il cielo azzurro, esse custodiscono i giorni e le notti, le speranze e le illusioni, le parole perdute o scritte con l’inchiostro nero su una carta ormai ingiallita.

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La vita rifulge di dorati bagliori, nessuna tenebra può oscurarla.
E la vita cerca altra vita.
Circospetta, silenziosa, guardinga ed inattesa.
Sotto la luce del sole.

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Monumento Lorenzo Stallo – Luigi Orengo

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Alla fermata della funicolare, molto spesso, si incontrano tipi particolari.
In qualunque stagione, questo è ovvio.

Gatto

Chiaramente taluni si muovono con una certa circospezione, dare troppa confidenza non è nelle loro corde.

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Quando poi si avvicina la primavera è facile imbattersi in ben altri personaggi, le giornate tiepide invitano ancor più a gironzolare.
E a volte succede che certi se ne stiano a distanza di sicurezza, lassù, accanto ai camini.

Gazza

Sua maestà la gazza però è stata generosa e si è lasciata ammirare in tutto il suo splendore.
Classe, stile ed eleganza ineccepibili.

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E affascinanti sfumature di blu, tra le piume bianche e nere.

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L’altro giorno poi, giù per la creuza che conduce a Corso Firenze, ho incontrato dei bellissimi piccoli amici.
Da quelle parti, a quanto sembra, abitano dei simpatici codirossi.

Codirosso

A dire il vero uno di loro mi sembra fin troppo grasso e panciuto, eccolo lì, acquattato sulla ringhiera!

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Febbraio è quasi terminato e nei prossimi giorni è prevista la pioggia ma il tempo dei boccioli e dei fiori profumati è dietro l’angolo.
E quando ormai la bella stagione è alle porte, una mattina qualunque, può capitarti di fare incontri davvero piacevoli.
È proprio lei, la più celebre ladra di ciliegie e rinomata assaggiatrice di nespole: la ghiandaia.
Quando la primavera si avvicina, in Corso Firenze.

Ghiandaia

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Vi porto ancora nel mio paesino, a Fontanigorda, nei colori dell’autunno della Val Trebbia.
C’è qualcosa di magico nelle sfumature di questa stagione, c’è qualcosa che non so spiegare.

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La strada delle mie passeggiate estive, ombrosa e silenziosa.

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E in un giardino un albero fremente di foglie dorate.

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In estate percorro spesso questa viuzza, al termine c’è la cascina dove si crogiolano al sole certi gatti pigri.
E in ottobre come sarà? Uguale, certi tipetti sanno come godersi la vita!

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L’albero maestoso si staglia contro il cielo sereno.

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Le case dei villeggianti, la maggior parte ha le persiane chiuse ma c’erano comunque diversi turisti del weekend.

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La piazza e la magia del tempo che muta e ricrea nuova vita e la trasforma.

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E scolora, si confonde, dal verde al giallo.

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Credi di aver già visto tutto in certi luoghi ma non è mai realmente così, l’universo sa svelare meraviglie anche nei posti che si conoscono bene.

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Autunno è anche foglie rosse a cascata sulle scale e sui cancelli.

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E sul pergolato del negozio di Maurizio dove in estate ci mettiamo in coda per la nostra spesa.

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L’autunno è luce chiara, silenzio e foglie fruscianti che ondeggiano nell’aria.

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Nel tempo dei boschi generosi e prodighi.

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E i miei amici hanno un giardino che curano con infinito amore, è sempre fiorito e rigoglioso anche di alberi da frutto.

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Una ad una le mele hanno riempito il cestino.

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Tutto attorno i castagni donano la loro bontà.

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Cadono i ricci, cadono giù.
E occorre un po’ di attenzione, devo dirvi che li ho presi anche in testa.
Cadono, cadono giù, precipitano al suolo e rimbalzano su un tappeto di foglie.

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Raccogli le castagne nel bosco.
E mentre sei sotto agli alberi comprendi che questo gesto semplice e antico ti riconnette con l’armonia della natura, è un gesto che appartiene a ognuno di noi anche se non fa parte del nostro quotidiano.
Un ritmo lento, umano, vero.
E ogni foglia è lo scrigno di un tesoro prezioso.

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E mentre sei chino tra i ricci, chi arriva?
Indovinate un po’!

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Felici incontri d’autunno, sulle foglie brunite dal tempo.

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I colori caldi dell’oro e della madre terra che si manifesta nella sua perfezione.

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Una, due, tre castagne.

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E non smetteresti mai, è un rito semplice e appagante.

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Una, due, tante castagne nel cestino di vimini.

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Se anche voi volete gustare questa bontà sappiate che domani, come ogni anno, a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata.
E’un suggerimento per una gita e un’occasione per visitare il mio paesino se non lo conoscete, sentirete profumo di caldarroste e molte altre delizie.
E gli alberi avranno ancora mutato colore, l’autunno avanza e gioca a intingere i suoi pennelli in tinte vivaci.

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Così accade nella luce calda di ottobre, tra i monti della Val Trebbia.

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L’estate scorsa, forse ve ne ricorderete, per me è stata la stagione dei gatti neri.
Ne incontravo ovunque, a Fontanigorda.
E fino all’ultimo giorno è stato così: ai primi di settembre mi sono imbattuta in un tipo dall’aspetto a dir poco regale, se ne stava acquattato in un orto.
Mi fissava con la dovuta diffidenza e circospezione.
Ehi tu, che hai da guardare?
E prima di dileguarsi tra l’insalata Sua Altezza mi ha concesso qualche scatto.
Oh, che occhi!

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Cosa posso dirvi?
Si vede che quest’anno va di moda il nero, tra il resto è il mio colore prediletto per i miei capi d’abbigliamento.
Essenziale, elegante, sempre chic.

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Una volta tornata in città ho avuto il piacere di constatare che il trend si mantiene invariato anche da queste parti.
Il nero è sempre vincente, se poi si tratta di un fiero felino ancora meglio!
Silenzioso, in una piazzetta dei vicoli.
Davvero la poesia è ovunque, basta saperla vedere.
E basta un gatto nero di caruggi, proprio là, in Piazza Lavagna.

Gatto nero

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E dimmi, quanti gatti neri ci sono a Fontanigorda?
Eh, che domanda! Difficile rispondervi, questa è stata proprio l’estate dei gatti neri, mi ero ripromessa di contarli ma a un certo punto ho gettato la spugna, sono davvero tanti!
E ci tengo a precisare che nessuno di questi mici è già apparso nel precedente articolo.
E avrei dovuto intuirlo all’inizio di luglio, andavo per fragole e ho incontrato lui, mi ha seguito nel bosco, era molto interessato al mio cestino.

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Ovunque ti volti, in questa calda estate della Val Trebbia, incontri un felino dal pelo scuro come la notte.

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E là, in un certo giardino, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ecco, poi se sei nero e vai a infilarti in una cassetta nera, eh?

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Ragazzi, in posa per la foto, grazie.
Ecco così, perfetti!

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Giovani micetti con occhi grandi e luminosi spalancati sul mondo.

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E questo vezzo di mettersi in fila a quanto pare lo hanno grandi e piccini.

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E poi volete l’immagine simbolo di questa bollente estate?
Eccola qui, un nero gattone sfiancato dal caldo e sdraiato su un’asse di legno, nel dormiveglia.

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E come dice quel film?
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.
Yeah!

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Gatti avventurosi e vagabondi, questi se ne vanno in giro senza timore di nulla.

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Fratellini che cresceranno insieme.

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Maestosi felini che se ne stanno quieti sull’erba.

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A occhi chiusi, incuranti della mia presenza.

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Dicevamo? Ah sì, i gatti neri! Questo ha un bel collarino rosso, facile distinguerlo dagli altri!

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E poi?
Vai a fare due passi al bivio? C’è un gatto nero!

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Un giretto in paese? C’è un gatto nero!

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Dai uno sguardo all’orto? Toh, chi c’è accoccolato la in mezzo?

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E poi?
Dai, andiamo su di qua così ci infiliamo nel bosco.
E quatto quatto da un giardino spunta lui, il gatto nero.

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E siccome tutti voi lettori siete persone intelligenti certamente eviterete ogni riferimento alla superstizione che affligge da sempre i gatti neri, io non credo a queste cose e ad essere sincera le trovo inutili e piuttosto fastidiose.
E sui gatti neri si può dire solo questo: sono semplicemente bellissimi.

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E non ho ancora finito, eh?
Questa mamma ha dato alla luce dei nuovi piccini.

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E lei sembra molto protettiva, se li tiene sempre intorno.

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E poi, in un altro giardino, sapete chi ho trovato?
Altri gattini, sì!
E di che colore sono? Neri naturalmente!

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Che vi devo dire? Qualche anno fa era in gran voga il rosso, quest’anno da queste parti va di moda il nero.
Sinuoso, elegante e di classe, è anche la mia tinta preferita.

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Mici che fanno avanti e indietro, tra il giardino e la cascina.

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Gatti dal pelo lucido, liberi e curiosi, sono i gatti neri di Fontanigorda.

Gatti (24)

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