Una danza in Via di Santa Croce

È una di quelle strade che amo, uno dei luoghi dove mi sento sempre a casa.
È Genova, il suo palpito.
È Genova, davanti al suo porto con le sue linee di navi e di gru.
È Genova e in Via di Santa Croce spira spesso il vento portando il profumo del nostro mare, là così vicino agli occhi e al cuore.
E quando percorro questa strada antica mi sento accolta nell’abbraccio delle sue case vetuste, in quell’ombra confortevole, nella bellezza della sua vera semplicità.
E poi, a volte semplicemente osservo e provo a immaginare le sensazioni degli altri, mi piace pensare che siano simili alle mie.
Lei scendeva, con il suo passo lieve, l’abito estivo, la borsa sotto il braccio.
Leggera come in una danza, così aggraziata.
Ed era un giorno di fine estate, l’aria era calda e ristoratrice.
E tutto era silenzio e armonia, nella cornice perfetta di Via di Santa Croce.

Un vecchio amico al Carmine

E rieccomi a percorrere i soliti caruggi, creuze e discese, mattonate che si tuffano giù sovrastate da tetti spioventi di ardesia che incorniciano l’orizzonte e il mare.
Scendendo verso il centro storico passo dal Carmine, dalla solita, cara Salita di Carbonara.

E poi, come sempre, finisco per fare qualche deviazione di qua e di là, nei soliti vicoletti e in certe amate piazzette.
Così, come tante altre volte ieri sono passata da Vico del Cioccolatte, anche nei posti dove si ritorna spesso del resto c’è sempre qualche diversa sfumatura o qualche gioco di luce sempre nuovo e sorprendente.

E siccome qui vengo spesso, sovente vi ho portato con me e forse alcuni miei affezionati lettori avranno memoria di certi incontri dei quali ho avuto modo di scrivere qui.
Chi si ricorda del gatto del melograno di Vico del Cioccolatte?
Oh, mica è uno che si fa dimenticare, son certa che vi sia rimasto impresso!
Ecco, il melograno in questa stagione non ha più i suoi frutti ma il gatto è sempre lì, eh, si vede che quel tratto di muraglione è una delle sue postazioni preferite.

Di piantone e attentissimo a tutto quel accade attorno, si direbbe che non gli sfugga proprio nulla!

E infatti poco dopo si è pure accorto di me che stavo proprio lì sotto.
Chissà, mi avrà mica riconosciuta?
Va quindi detto che lui non è soltanto il gatto del melograno, in realtà è un gatto per tutte le stagioni, ecco.

A questo punto la prossima volta che passerò da quelle parti non mancherò certo di alzare lo sguardo verso la sommità del muraglione e sarò felice di ritrovare il solito vecchio amico di Vico del Cioccolatte.

Una nuova sfumatura di rosa

E poi un bel giorno ti affacci alla finestra e ti accorgi che in porto è arrivata una nave rosa.
Proprio rosa per davvero, io una così non l’avevo mai vista.
A dir la verità, cosa ci può essere di anche solo vagamente romantico in una nave portacontainer?
Direi quasi nulla ma caspita, questa è rosa!

Eccola stagliarsi nel mare azzurro di Genova in una perfetta sinfonia di colori.

E alla fine del giorno, poi, l’ho vista nei contrasti delle luci della sera mentre scintillano le note vivaci della ruota panoramica.
Una nuova sfumatura di rosa, l’arcobaleno e file di container posizionati ordinatamente come mattoncini Lego.

Tono su tono, in una di quelle sere in cui le rondini danno spettacolo regalando una fantastica colonna sonora.

Il rosa poi, a quanto ho visto, sembra armonizzarsi perfettamente anche con i toni d’arancio.

E così accade, in una sera di Genova, con queste sfumature di mare, di navi e di vita del porto.

La luce, semplicemente

Una figura sottile, insieme ad altre compone un maestoso monumento funebre.
I capelli morbidi, così raccolti, il capo reclinato, il dolce viso dai tratti delicati velato leggermente dall’ombra.
I drappeggi dell’abito, le fattezze perfette di una creatura celeste colma di grazia.
E la luce, semplicemente.
Così radiosa sui contorni delle ali palpitanti, sulla stoffa che si immagina impalpabile e lieve, sugli odorosi fiori appena sbocciati.
Semplicemente la luce così accarezza la beltà dell’angelo.

Monumento Capurro
Cimitero Monumentale di Staglieno

Genova, 1875: il magnifico negozio del Signor Badin

Dlin dlon, dlin dlon!
Un suono dolce ci porta ancora indietro in un viaggio nel tempo, nelle strade di Genova nel 1875.
E così scendiamo giù nei caruggi, tra i genovesi che popolano la Maddalena, ci si fa largo tra la folla che indugia nelle molte botteghe, ci sono pescivendoli e cappellai, calzolai e cioccolatieri, negozi con sacchi ricolmi di cereali, arrotini e caffettieri, in questo mondo lontano anche le parole hanno un suono differente.

E scendiamo oltre, attraversiamo i Macelli, nel cuore della città vecchia.
Insieme arriveremo nella bottega di un commerciante che sa far girare bene i suoi affari, qui tutti conoscono il signor Badin, potrei giurarlo, quando c’è bisogno di lui il nostro Badin offre ai suoi clienti una vasta gamma di articoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Dlin dlon, dlin dlon!
Eccoci arrivati finalmente in Piazza Lavagna, lo vedete il Signor Badin sulla porta?
Ah sì, quello là che ci saluta gioviale è proprio lui, son fiera di farvelo conoscere!
Lui sa il fatto suo e sa sempre dare saggi consigli a chi gli espone i propri dubbi su cosa scegliere.
Dlin dlon, dlin dlon!
Cari amici, il Signor Badin è fabbricante di campanelli e non solo!
Al primo piano ha persino un intero magazzino pieno zeppo di chincaglierie e di oggetti di fantasia, c’è da perdersi lì dentro, io penso che potrei starci davvero per ore ed ore!

Dlin dlon, dlin dlon!
Dovete poi sapere che la bottega del signor Léopold Badin non è soltanto, per così dire, il paese dei campanelli.
Eh no, qui trovate tutto il necessario per godere al meglio della bella stagione nei vostri giardini, qui si vendono romantici berceau in ferro, sedie, poltrone e tavoli, magnifici cesti di fiori e molto altro.
Che meraviglia, questa fantastica scoperta l’ho fatta sfogliando un mio prezioso libro già citato diverse volte qui sul blog: si tratta della Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza risalente al 1875.
E là, da quelle pagine antiche, è emerso il volto di quell’abile commerciante della vecchia Zena e mi si è svelata anche la sua antica sapienza.
Dlin dlon, dlin dlon, la musica di quei campanelli risuona ancora e ancora.
Ora però devo proprio lasciarvi, perdonatemi ma sono di fretta, devo andare a scegliere un canapè nel glorioso negozio di Léopold Badin in Piazza Lavagna.

Ritornare nei caruggi

E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.

E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.

Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.

Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.

In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.

E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.

Tra i boccioli, su un tappeto di petali di rosa

Sono ritornata in un luogo a me caro, all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna dove molti di noi si recano per i molti preparati della farmacia e per i preziosi consigli di Frate Ezio.
Ed era mattina e dopo la pioggia era uscito il sole così sono andata a camminare tra le bellezze del roseto, mentre i boccioli si aprivano generosi attorno alla statua di Maria.

Io sola, tra i fiori che rigogliosi si nutrono di luce brillante.

E sono rose gialle come il cielo d’estate.

E petali dai toni accesi.

E teneri boccioli che ancora devono schiudersi.

A terra i petali caduti dopo quella pioggia scrosciante e tumultuosa, un soffice tappeto tenero e delicato.

E le gocce che restano in equilibrio per qualche istante prima di scivolare giù.

Cascate di fiori e quella fragranza di profumi deliziosi tipici del tempo di primavera.

E poi, una romantica distesa di candidi petali odorosi.

E un bocciolo di rosa così rosso e così intenso.

Diverse sfumature di primavera, in un giorno di sole dopo la pioggia.

E l’assoluta bellezza conciliatrice della natura, nell’armonia del roseto dei Frati di Sant’Anna.

Una magnifica quiete, nel cuore del mio quartiere.

E il giallo tenue così inondato di luce.

E la bellezza autentica di ritrovarsi in questa quiete, immersi nello splendore e nella meraviglia, tra i boccioli, camminando su un tappeto di petali di rosa.

I miei treni

I treni: i miei non sono stati poi così tanti, non ho mai fatto lunghi percorsi in treno ma alcuni di quei viaggi però li ricordo ancora, proprio come se li avessi fatti ieri.
Inizio dell’estate: alla Stazione Principe mi attende il treno che mi porterà nella mia casa del mare sulla Riviera di Ponente.
E siamo negli anni ‘80, si viaggia leggeri, in ogni senso: porto un borsone con qualche abitino colorato, i sandali luccicanti d’argento per andare a ballare, i costumi da bagno, magliette e calzoncini corti.
Viaggiavo guardando il mare e le spiagge che si susseguivano una dietro l’altra, gli scogli, le stazioni, Albenga, Alassio, Laigueglia e così via.
Tiravo giù il finestrino, mi piaceva tanto l’aria in faccia e il panorama che scorre rapido ed erano gli anni ‘80, era davvero tutto diverso ed era un altro mondo.
E poi scesa dal treno alla stazione del mio amato paese delle vacanze andavo dritta alla solita latteria dove bevevo sempre il frappè alla fragola, una delizia.
Non esiste al mondo un frappè così buono, ne sono sicura.
Ricordo viaggi in treno condivisi con amiche care, borse di paglia, risate, zainetti, riviste e musiche che girano nel walkman.
Ricordo corse su per le scale delle stazioni, biglietti conservati qua e là e poi usati come segnalibri, ricordo persino l’orario dei treni con la copertina gialla.
Ricordo per lo più i treni di Riviera, nelle diverse stagioni.
Ricordo i treni di città, presi per coprire percorsi brevi e ogni volta, come in una filastrocca, mi ritrovo a ripetere i nomi delle stazioni: Sturla, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Nervi.

Ricordo i treni persi, una delle metafore più comuni della vita.
Ricordo quel viaggio breve, ed ero già più grande.
Ricordo quel treno in particolare che mi portava in un località del ponente dove trovavo una persona a me molto cara.
Ricordo quella stazione di arrivo, i binari, la biglietteria, l’edicola dei giornali.
Le caramelle alla menta, all’epoca le avevo sempre in borsa.
E poi.
Ricordo la bellezza di ritrovarsi, l’abbraccio, le parole scambiate, i sorrisi.
Non si dimentica quella cosa lì, mai.
Ritrovarsi.
Dopo un viaggio in treno.
Ti immagini?
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.
Come una magia.
Pensa.
Un biglietto.
Un viaggio.
E ritrovarsi, ancora.
Non sono nemmeno mai più tornata in quella stazione e in quella città.
Pensa.
Le caramelle alla menta.
I tuoi occhiali da sole con le lenti scure.
Le canzoni di Venditti.
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.

La fontana di Via Luccoli

È un’antica fontana sita in cima a Via Luccoli, è collocata in quel tratto della strada che conduce in Piazza Fontane Marose, elegante piazza cittadina che nel toponimo conserva la memoria di antiche e generose fonti della Superba.
E là, a Luccoli, potrete vedere la fontana marmorea.

Il mascherone è una testa di Medusa dalla cui bocca sgorgava un tempo acqua cristallina.

La parte superiore è poi decorata con una raffinata conchiglia, con la simmetria e la naturale eleganza proprie del mondo acquatico.

È un bellezza del tempo lontano, nella nostra quotidianità forse ci passiamo davanti distratti ma invece ogni testimonianza della storia antica Genova dovrebbe essere sempre messa in risalto e ammirata con attenzione.
In passato, in occasione di un evento primaverile dedicato alla bellezza dei fiori e delle piante, mi capitò di vedere la nostra fontana adorna di boccioli e di colori di questa stagione.

Così gradirei ritrovarla, con la sua consueta armonia, immaginando il suono dell’acqua che zampilla sul candido marmo.

La gioia di Lulli

La gioia di Lulli è in ogni suo respiro, nella sua dolcezza di giovane madre.
Così aggraziata e leggiadra, porta i folti capelli in una morbida treccia che tiene raccolta sulla nuca, ai lobi ha gli orecchini con le pietre preziose, il suo abito raffinato è impreziosito da pizzi leggeri e passamanerie, lei è così semplicemente radiosa nella sua materna femminilità.
La gioia di Lulli è nella sua postura amorevole e protettiva così mirabilmente colta dal fotografo Achille Testa.
E il suo sorriso luminoso si posa sulla sua creatura, il suo piccolino ha questa vestina tutta pizzi con un gran fiocco lucido sul davanti.
Il futuro è quel piccino che guarda verso il fotografo schiudendo le tenere labbra rosate.
Il futuro è nell’avventura di vederlo crescere e diventare grande.
Il futuro è nella grandezza di un sentimento che non ha pari ed è destinato a durare per sempre.
A tergo di questa bella immagine una gentile mano femminile, forse quella di una nonna orgogliosa, ha scritto alcune parola colme di affettuosa fierezza specificando: invio la fotografia di Lulli col suo bimbo di sei mesi.
E c’è tutta l’essenza di una vita in questa dolcissima immagine: è la gioia di Lulli, così autentica e densa di emozione.