Chiesa di San Marco al Molo: la Madonna Assunta di Maragliano

Le sue opere adornano le molte chiese della Liguria, Anton Maria Maragliano ci ha la lasciato un autentico patrimonio di fulgide sculture perfette per armonia e bellezza.
Potrete ammirare uno dei suoi capolavori in una delle chiese più antiche della città: è la Chiesa di San Marco al Molo che racchiude storie e vicende lontane delle quali scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E qui troverete anche la statua lignea della Madonna Assunta in cielo, Maragliano la forgiò nel lontano 1736.
Hanno questa vibrante potenza le sculture di Maragliano: la bellezza è nella gestualità delle mani, nel ricco drappeggio del manto, nell’oro che risplende e in quella perfezione di proporzioni che lascia ammutoliti.

Maria ha i tratti dolci di giovane fanciulla, purpuree labbra sottili e sguardo rivolto verso l’infinita bontà del Creatore.

E sotto il lembo dell’abito della Madonna e ai piedi di lei, come di consuetudine, sono poste delle teste di putto alate.

E così in un sapiente gioco di movimenti e di linee, di luci e ombre, nel bagliore del bronzo e dell’oro così rifulge la statua della Madonna Assunta, opera splendida del talento di Anton Maria Maragliano.

Una vela tra gli olivi

Quando poi piano la luce si affievolisce, in un pomeriggio d’inverno.
A Sant’Ilario, magnifico balcone che si affaccia sul mare di Nervi con le sue case abbarbicate lassù in quel paradiso di bellezza senza eguali.
Ed è freddo in questi giorni di gennaio, spira il vento e poi si placa dopo aver sospinto le nuvole a coprire il sole.
E poi la brezza ritorna ancora più potente, scompiglia le cime degli alberi e a loro regala la sua inquietudine.
Una vela passa, lo scafo solca il mare e lascia la sua scia.
E resta, appena per qualche istante, nella cornice degli olivi di queste terre mentre sfumature di pesca imperlano l’orizzonte, nel tempo d’inverno davanti a Sant’Ilario.

A Francesco Bartolomeo Savi, apostolo della libertà

Poeta e professore di lettere, giornalista appassionato, ardente patriota e mazziniano: Francesco Bartolomeo Savi dedicò la sua vita intera alle cause nelle quali credeva e ai suoi ideali di libertà.
Figlio di uno straccivendolo, Savi aveva spirito caparbio e fiero, egli fu una delle figure più significative del nostro Risorgimento ed è a me molto caro, ho così già avuto modo di raccontare le vicende della sua vita tumultuosa in questo articolo risalente al lontano 2012.
L’eroico patriota lasciò le cose del mondo nel Marzo 1865, di salute malferma e tormentato da disillusioni di carattere politico, a soli 45 anni Savi si tolse la vita con un colpo di pistola.
La sua morte lasciò attoniti i suoi sodali e coloro che condividevano il suo pensiero, a narrare come venne edificato il suo cippo funebre è lo scrittore Ferdinando Resasco nel suo volume dal titolo La Necropoli di Staglieno risalente al 1892.
Resasco racconta di una sottoscrizione fatta dai componenti dei circoli democratici, con quel denaro fu commissionato un cippo e per realizzarlo si scelse lo scultore Augusto Rivalta che lasciò ai posteri una scultura di superba bellezza.
Nel candido marmo egli forgiò una figura alata dai tratti di giovinetto, a prima vista si potrebbe credere che sia semplicemente un angelo ma Resasco spiega ai suoi lettori che in quelle sembianze acerbe Rivalta volle ritrarre il genio alato della libertà.
Chino sul marmo il genio scrive l’anno della morte di Francesco Bartolomeo Savi.

Con questa grazia assoluta, come se tra lui e il patriota intercorresse un dialogo mai interrotto, una reciproca comprensione alimentata da fede e amore autentico.
E Savi amava con vero ardore il senso di giustizia e libertà, quella giovane figura così veglia sul suo eterno sonno.

Sul cippo appare anche il profilo bello e fiero del patriota così circondato da una corona di foglie di alloro.

Le parole scritte in memoria di Savi esaltano poi la sua personalità eroica e le sue azioni: lo si definisce apostolo del pensiero italiano, prode e valoroso soldato della schiera dei Mille, coraggioso combattente a Marsala.

Vibrante commozione si coglie poi in quello sguardo che tutto racchiude e conserva: una storia, una vita, una memoria lontana, le scelte di uomo che volle combattere per la libertà.

Libertà: sulla tomba di Savi è incisa anche questa parola a lui così cara.
Lui che era l’apostolo della libertà, lui che fermamente credeva nell’importanza delleducazione e dell’eguaglianza, coloro che vollero ricordarlo cercarono di fare in modo che il suo monumento funebre raccontasse in qualche maniera il suo pensiero e il suo credo.

L’ultima dimora di Francesco Bartolomeo Savi si trova nel Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno, tutto attorno ci sono le tombe e i monumenti funebri degli eroi, dei garibaldini e dei patrioti che si distinsero nel tempo del nostro Risorgimento.
Francesco Bartolomeo Savi riposa a breve distanza da Giuseppe Mazzini e come giustamente chiosa Resasco è quello il luogo dove egli deve restare.
Sotto gli occhi amorosi del genio della libertà, così vicini al suo cuore e al suo sentire.

Mi unisco anch’io alla schiera degli amici del patriota, anche a me lui è molto caro e quando a Genova mi ritrovo nei suoi luoghi il mio pensiero va sempre a lui.
A Staglieno poi ritorno sempre a salutarlo nel luogo dove egli per sempre riposa, custodito da una figura gentile a volte accarezzata da sole radioso e potente come certi moti dell’animo.
A un fiero figlio di Genova: a Francesco Bartolomeo Savi, apostolo della libertà.

Frammenti del passato di Piazza Corvetto

Metto di nuovo in funzione la mia mirabolante macchina del tempo e vi porto ancora con me nel passato di Genova.
Vi mostrerò una cartolina colorata a tinte vivaci, questo cartoncino per giungere nelle mani della sua destinataria viaggiò in quell’altro tempo fino a Marsiglia e poi, sempre per le inspiegabili vie del caso, in qualche modo tornò nella Superba per finire nella mia piccola collezione.
In quell’epoca là c’erano luoghi che per consuetudine venivano spesso fotografati e quelle immagini venivano usate per le cartoline, certamente è molto frequente trovare la nostra Piazza Corvetto.
Non è poi così cambiata quella parte di Genova, ancora conserva immutato quel suo fascino ottocentesco.
Certe cartoline poi suscitano vere e proprie divagazioni della fantasia: non svelano volti ma tu puoi vederli con un gioco della tua immaginazione.
Tic tac, tic tac: è un giorno qualunque in questa Piazza Corvetto per noi insolitamente deserta, senza semafori o macchine in fila, la strada sembra appartenere alle persone, alcuni uomini se ne restano invece seduti su una panchina ad osservare la vita che scorre.
I loro occhi hanno forse veduto i molti mutamenti di questa piazza, forse potrebbero raccontare come sono sorti quei monumenti che ancora adesso la adornano.

Tutto attorno si leva un brusio di voci, nella fretta del quotidiano, sono rumori per noi insoliti.
Un signore attraversa distratto mentre legge le ultime notizie sul giornale, nel frattempo certi occhi vivaci e curiosi guardano impazienti verso il futuro, il tempo che verrà è ancora sconosciuto ma è così scandito dal suono di passi piccini in Piazza Corvetto.
Ecco gli stivaletti con i bottoncini, il soprabito scuro e la manina stretta in quella della mamma.
E sotto il cappellino di paglia un sorriso illumina un bel visetto di bimba, la sua pelle è chiara e disseminata di lentiggini proprio quella della sua mamma, una giovane donna di molta grazia e dal portamento elegante.

Accadde tutto in una breve frazione di tempo.
E tutto attorno risuonavano rumori così diversi da quelli che sentiamo adesso, era una stagione lontana, con questa quiete e questa semplicità.
Sbocciavano i fiori nelle aiuole, le nuvole percorrevano il cielo di Genova in questi istanti fissati per sempre in una cartolina: frammenti del passato in Piazza Corvetto.

Le finestre nella Chiesa della Consolazione

Ritorno spesso alla Consolazione, ogni volta che mi trovo in Via XX Settembre è quasi inevitabile per me varcare quella soglia.
Questa chiesa racchiude infatti diverse opere d’arte, belle sculture di santi e dipinti di artisti come Domenico Fiasella e Domenico Piola.
È qui collocato anche lo splendido gruppo scultoreo della Madonna della Cintura, un capolavoro di grazia ed armonia.

La chiesa intitolata a Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire è riccamente affrescata, sull’altare è sospeso un grande e antico Crocifisso ligneo, la chiesa così risplende sotto questi bagliori di oro brillante.
La bellezza e il senso di meraviglia per me sono spesso nei dettagli, occorre avere tempo per cercarli, lasciarsi stupire, restare semplicemente a guardare.
E poi ritornare ancora e meravigliarsi di nuovo, come la prima volta.

Accadde un giorno per caso, senza sapere cosa avrei veduto.
Ho alzato gli occhi verso l’alto e ho veduto una finestra: nella mistica bellezza della Chiesa della Consolazione, al termine della navata sinistra, lassù.
Voi lo sapete, io amo le finestre: le cerco quando si affacciano sul mare tempestoso o nell’angustia di un caruggio, quando ad abbellirle sono belle tendine o vasetti di fiori posati sul davanzale.
Le finestre della Chiesa della Consolazione, però, sono un racconto diverso e un diverso stupore: questa finestra è così serrata, ai suoi lati si notano due austere figure.

È così lo sguardo, si perde sui dettagli.
E poi provate a percorrere anche la navata destra e come me alzate gli occhi, se per un caso fortuito troverete la luce a baciare quegli affreschi resterete ancora più stupiti.
E qui la finestra aperta.
E fa capolino un giovane uomo che pare indossare l’abito degli Agostiniani.
Guarda verso il cielo, verso l’infinito e l’eternità mentre voi osservate lui.
Là, alla finestra, nella Chiesa della Consolazione.

Una mattina di gennaio

E poi il blu incontra l’azzurro una mattina di gennaio al Porto Antico.
Mentre le grandi navi da crociera attendono il momento giusto per salpare e condurre i loro rilassati passeggeri sull’alto mare.
Ognuno però ha il proprio viaggio e ognuno viaggia ad un diversa velocità.
E così io cammino e poi mi fermo davanti alla ringhiera ad osservare: una barca lentamente lascia la banchina e prende il largo, mentre la brezza fresca sfiora il viso e il sole accarezza la pelle.
Nel frattempo certi remi sospinti da braccia giovani e vigorose fendono la superficie dell’acqua e le canoe svelte si avvicinano.
Ognuno ha il proprio viaggio, mentre l’azzurro incontra il blu.

Un patriota e una confetteria

Ritorniamo ancora a camminare insieme per la Superba: gli sguardi sul passato, cari amici, riservano sempre emozionanti sorprese.
E così oggi balziamo in un tempo distante in cui rifulge la stella gloriosa di un patriota noto come l’Eroe dei due mondi: il monumento equestre a lui dedicato si erge davanti al Teatro Carlo Felice nella prospettiva di Piazza De Ferrari.
Fieramente in sella al suo destriero il Generale Garibaldi sembra assorto nei suoi pensieri, pensate a quante generazioni di genovesi hanno alzato lo sguardo verso la sua figura così magistralmente rappresentata dallo scultore Augusto Rivalta.

E in questo tempo lontano della cartolina in bianco e nero ai piedi del monumento sono poste diverse corone come doveroso tributo per il nostro Garibaldi, i passanti si fermano a breve distanza e alcuni di loro alzano gli occhi ad ammirare il monumento.

Tic tac, tic tac, come scorrono gli anni!
Proviamo ad osservare meglio alcuni dettagli e il nostro viaggio nel tempo diverrà ancor più affascinante.
Forse ricorderete che tempo fa vi parlai di un certo Signor Ferro: lui aveva appreso la complessa e raffinata arte della confetteria da Pietro Romanengo.
E così egli offriva agli esigenti palati dei genovesi delizie tutte particolari come buonissimi bomboni e ottimi frutti canditi, so per certo che nel 1874 il Signor Alberto Ferro aveva un magnifica confetteria davanti a San Lorenzo.
Queste notizie si trovano su certi antichi lunari che mi diletto a consultare e a leggerne le pagine si deduce che gli affari del Signor Ferro dovevano proprio andare a gonfie vele.
Infatti nell’ultimo ventennio dell’Ottocento troviamo questo abile imprenditore in società con il Signor Cassanello, con il tempo i signori Ferro e Cassanello avranno ben tre negozi: uno in San Lorenzo, uno a De Ferrari e infine uno alla Nunziata.
E quindi torniamo insieme ai piedi del monumento a Garibaldi e osserviamo con attenzione l’altro lato della strada.
C’è un elegante negozio, certo avrà lucidi arredi di legno scuro, finiture pregiate, i vassoi sono ricolmi di autentiche delizie.
E l’insegna è inequivocabile: ecco il favoloso negozio dei Fratelli Ferro e Cassanello.

In questo emozionante e continuo viaggiare nel giorni passati della Superba mi capita sovente di imbattermi più volte nelle stesse figure e questa è sempre una circostanza piacevole, spero che il destino mi riservi di trovare ancora traccia del Signor Ferro, nel caso sarò felice di scrivere ancora di lui, intanto qui trovate il mio precedente articolo dedicato proprio ai suoi bomboni.
Quanto passate a De Ferrari fermatevi a fare un doveroso omaggio a Giuseppe Garibaldi.
E poi guardate dall’altro lato della strada e immaginate di poter entrare anche voi nella gloriosa confetteria dei Fratelli Ferro e Cassanello.

Una creuza in inverno

Vi porto con me giù per una creuza nel tempo d’inverno.
È una creuza del mio quartiere ma non è una di quelle viuzze che percorro abitualmente, tuttavia in queste alture le nostre ripide mattonate ci permettono di abbreviare i percorsi, di perderci in certe magnifiche pendenze e di arrivare rapidi a destinazione.
Passo di San Nicolò collega Salita di San Barnaba a Via Lorenzo Stallo, scende giù così sinuosa tra muri che sanno racchiudere il silenzio rotto solo dal rumore dei vostri passi.

Una creuza in inverno è abbracciata dall’ombra e disseminata di foglie cadute in una vertigine di gradini che ritorno ad osservare mentre proseguo il mio cammino.
E quando mi trovo in luoghi così semplici ma a loro modo speciali come questo finisco per domandarmi cosa ne penserei se fossi una visitatrice estranea a questi posti e so che mi guiderebbero la curiosità e il desiderio di sapere cosa ci sia dopo ogni curva scendendo ancora più giù.

In una vertigine infinita che non lascia intravedere la fine del percorso.

Certe creuze poi conservano in alcuni punti le tracce di antichi fasti.

E poi ancora poso il palmo sul corrimano, ancora scendo passo dopo passo.
E anche questa volta mi sono scordata di contare i gradini, sarebbe una cosa che una visitatrice curiosa dovrebbe sempre fare ma d’altra parte può essere anche un compito da assolvere in una diversa occasione.

Così è camminare nella quiete di una creuza in inverno, in questo saliscendi così genovese che bene racconta i nostri quartieri abbarbicati sulle alture.

Così raggiungo il termine della creuza, solo pochi passi mi separano dalla strada sottostante e ancora una volta ritorno a volgere lo sguardo verso questa salita impervia e faticosa ma sono così le creuze di Genova: una bellezza rara da conquistare gradino dopo gradino.

Il Presepe della Chiesa di San Barnaba

Nel tempo dell’Epifania desidero mostrarvi un pregiato presepe genovese e per ammirarlo dovrete recarvi nella piccola Chiesa di San Barnaba attigua al Convento dei Frati Cappuccini in Piazza San Barnaba 29.
Ad animare questo presepe antico e raffinato sono preziose statuine della scuola del Maragliano e del Bissoni.
I gozzi sono tirati a riva davanti a un specchio d’acqua, sullo sfondo si distingue un panorama a noi caro: è la nostra costa, la nostra Genova con la sua Lanterna.

Si cammina per rendere omaggio al Redentore, uomini e donne indossano abiti minuziosamente curati, i più belli sono rifiniti con pizzi delicati.

E c’è chi incede reggendosi ad un bastone.

Nel ricordare la venuta al mondo di Gesù i Frati hanno poi scelto di inserire nel loro presepe alcune frasi tratte dal Vangelo.

Un mistico chiarore avvolge la capanna che ospita la Sacra Famiglia mentre un pellegrino indica agli altri fedeli il luogo verso il quale volgere gli occhi.

E i visi paiono illuminati da gioia vera e fiduciosa speranza per la nascita di Lui.

Il pane e il vino sono poi accompagnati dalle parole belle di San Francesco d’Assisi.

E tutto si compie in questo spicchio di Liguria così magistralmente ricostruito.

Dolce e materno lo sguardo amoroso di Maria si posa sul suo Bambino.

E viene il giorno e poi ancora la notte ammanta questo luogo di devozione.

E così è rappresentata la Natività di Gesù nella piccola Chiesa di San Barnaba sulle alture di Genova.

Il presepe della Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo

Questo è un presepe del mio quartiere e potete ammirarlo in Circonvallazione a Monte nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo sita in Corso Firenze.
Sullo sfondo lo sguardo troverà un panorama di orizzonti lontani riarsi dal sole, sono luoghi dai toni caldi di sabbia e di argilla: lo scenario è davvero la terra natale di Gesù.
Osservando il presepe con attenzione poi si riesce a comprenderne la vera particolarità che lo rende unico ed originale.

In questo tempo distante la vita ferve e ognuno come sempre compie i propri semplici compiti, le donne portano le brocche e le ceste sulla testa.

Guardando meglio mi è parso poi di intuire che qui vengono rappresentati momenti diversi della venuta al mondo di Gesù, a confermare la mia supposizione è stato quindi un fedele della parrocchia che mi ha fatto notare alcuni dettagli forse non così evidenti a tutti i visitatori.
Ad esempio, così viene rappresentata l’Annunciazione.

Sono belle e raffinate le statuine opera di un’artista di Albisola, si distinguono per semplicità e delicatezza armoniosa.
In diversi tratti del presepe ritroviamo così Giuseppe e Maria nelle loro peregrinazioni narrate sulle pagine del Vangelo.

Mistica suggestione ammanta questa rappresentazione della Natività, io trovo questo presepe particolarmente suggestivo e ricco di significati.

Mentre il secchio scende nel pozzo e mentre un giovane pastorello raduna con gesti plateali le sue pecorelle sullo sfondo si scorge un altro episodio della prima infanzia di Gesù: le braccia forti di Giuseppe alzano il piccino verso l’alto nella presentazione al Tempio di Gerusalemme.

E ancora ecco di nuovo la Sacra Famiglia, credo che questo insieme rappresenti la fuga in Egitto.

Sono intense e particolari queste statuine così esili e slanciate, i colori prescelti poi richiamano a mio parere certe tonalità di quel mondo antico.

E infine questa la scena della Natività con i Re Magi che nel giorno dell’Epifania recano oro, incenso e mirra al Figlio di Dio.

Così nasce Gesù, così si ricordano i giorni della sua venuta tra gli uomini nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo di Genova.