Chiesa del Sacro Cuore e San Giacomo: la Cappella di San Giacomo Maggiore

Se anche voi avrete occasione di entrare nella Chiesa del Sacro Cuore e San Giacomo di Carignano soffermatevi ad ammirare una delle opere conservate in questa bella chiesa genovese.
Al termine della navata sinistra, in una sorprendente armonia di colori vivaci, si trova la Cappella di San Giacomo Maggiore.

Una legenda esplica ai visitatori alcuni dettagli relativi all’opera: l’altare risale al 1933 ed è decorato con intarsi marmorei e mosaici.
La statua lignea fu realizzata su disegno dell’artista Mattia Traverso, San Giacomo regge con una mano le sacre scritture ed è così effigiato mentre evangelizza il popolo.
Entrando in questa chiesa colpisce ed attira la potenza impressa in quel gesto, San Giacomo richiama i fedeli e quella sua forte vitalità ha catturato la mia attenzione.

Nello stupore assoluto che riserva questa chiesa, in un gioco di vetrate, affreschi e sfumature nel quale nulla è lasciato al caso.

E lassù un tono acceso di blu e la grazia di certi angeli.

Con questa potenza, con questa fermezza di fede che in un gesto racchiude mille parole, San Giacomo pare rivolgersi a chi lo osserva per svelare amorevole la grandezza della Parola di Dio.

In una mistica suggestione, mentre sullo sfondo rifulge la luce degli angeli, questa è la suggestiva rappresentazione di San Giacomo Maggiore.

Dieci anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Era il 19 giugno.
Era il 19 giugno e da allora sono trascorsi giorni e mesi, talmente tanti che ne sono stupita pure io: oggi questo blog compie ben 10 anni, è un giorno davvero importante!
E così sono qui a festeggiarlo con voi che mi seguite nei miei giretti per caruggi, nei miei viaggi indietro nel tempo, nelle mie passeggiate nella mia amata Fontanigorda e nei luoghi che piacciono a me.
Grazie a tutti voi per la vostra presenza e per i vostri entusiasmi, è bello condividere questa esperienza con lettori speciali come voi.
Tra le margherite ondeggianti in questo tempo di giugno, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

I colori della vita

Camminare in un pomeriggio di sole in certi luoghi che mai mi stanco di scoprire.
Antichi, impervi, entusiasmanti e misteriosi, ritrovati, così fedeli alla loro autentica identità, sono luoghi che custodiscono memorie e ricordi di vite passate.
Come se ancora li percorresse una giovane fanciulla di un’epoca diversa, un allegro garzone, un’indaffarata massaia che sale certi gradini reggendosi un lembo della gonna e tenendo sotto il braccio una capiente cesta carica di panni o di chissà che altro.

Adesso, come allora, sventolano le lenzuola alle Mura della Marina.

C’è un suono diverso, in sottofondo, è il rumore di quest’epoca moderna, frastuono di traffico e di velocità, non lo si saprebbe raccontare a chi non lo ha vissuto.
Provate a immaginare cosa accadrebbe se qualcuna di quelle persone che qui visse più di cento anni fa potesse aprire una di quelle finestre e affacciarsi su questa Genova così diversa.

Adesso, come allora, la vita percorre queste strade e si manifesta nella sua prepotente bellezza.
Ha tutti questi colori la vita, sono tinte sgargianti di abiti estivi o tenui di vestitini da bimbi.
La vita ha ancora respiro, dolcezza, immensità e desiderio di far tornare ancora nuova vita e passi incerti di piccini che si avventurano nel mondo, in quell’eterno ritornare che segue il ritmo del tempo.

Candide lenzuola si gonfiano sospinte dal vento di mare in Campopisano.

Adesso come allora.
Oltre le scalette, sotto un archivolto, in un luogo che ti pare di aver scoperto tu per la prima volta, proprio là resta ancora la memoria di vite lontane.

Tra le finestre di Salita Santa Caterina

Tra le finestre di Salita Santa Caterina.
Tra ombra e luce.
Affacciarsi, vedere una folla di gente affaccendata.
Restare dietro le finestre chiuse, seguire le gocce di pioggia scivolare via, sui vetri.
In un gioco di spazi, di linee, di curve e di respiri.
Ogni finestra è un mondo, una speranza, un’esperienza o un destino.
Tra ombra e luce che si insinua, tra le finestre di Salita Santa Caterina.

Percorrendo Salita di San Bartolomeo del Carmine

Non è la più trafficata delle creuze del Carmine ma resta una bellezza segreta tutta da scoprire.
Salita di San Bartolomeo del Carmine si snoda dalla Piazza del Carmine e percorrendola si giunge in Corso Carbonara, sale così ripida tra le case alte.

E si sale, gradino dopo gradino, davanti a voi una distesa di mattoni rossi.

E poi, quasi nascosta, una piccola corte, oltre il cancello il sole radioso illumina le facciate, le corde da stendere e le persiane.

Ed è tutta un’allegria di panni stesi.

Là abita un nespolo generoso e prodigo dei suo frutti.

E ancora, sulla creuza, ecco una nicchia che ospita una scultura sacra.

Si sale, in questa tipica e caratteristica vertigine di Genova che incornicia uno spicchio di cielo.

Tra i colori tenui così si snoda la bella creuza.

E ancora lo sguardo trova un’altra edicola che ha certo conosciuto tempi migliori.

E poi luce di finestre, salita, ancora salita, curva e toni biscotto.

Persiane, sole che batte sui muri e disegna i profili delle ombre.

Se supererete l’archivolto troverete la bella piazzetta di San Bartolomeo dell’Olivella e ancora potrete perdervi nella romantica bellezza dei caruggi del Carmine.

Salendo ancora, invece, giungerete infine su Corso Carbonara e forse ne apprezzerete la maggiore ed elegante ampiezza.

Nel cuore vi resterà impresso il ricordo di quella vertigine che dona stupori e di quel cielo turchese che sovrasta Salita di San Bartolomeo del Carmine.

I balconi di Piazza Senarega

Sono i balconi di Piazza Senarega.
Sono balconi dei caruggi e ogni volta che passo da quelle parti alzo sempre lo sguardo.
Sono balconi che dominano uno spicchio di centro storico con i tavolini, a poca distanza ci sono anche le bancarelle dei libri.
Stanno un po’ all’ombra e poi, come sempre accade, i raggi del sole cadono a baciare i marmi, i vetri, le finestre e le piante.
In questi giorni caldi lassù sbocciano fiori bianchi e foglie libere e rigogliose e gerani dai petali rosa allegri come la vita e come la stagione calda.
Sono i balconcini di Piazza Senarega, in tutta la loro trionfante bellezza.

Camminando nel passato sulla Circonvallazione a Mare

Ritorniamo a ripercorrere insieme la Circonvallazione a Mare, in un giorno di sole e di primavera, volgendo lo sguardo a ponente e verso la Lanterna ecco la strada ampia, il nastro di asfalto e sullo sfondo le case alte dei caruggi.

Osserviamola meglio e con occhi diversi in un tempo differente: sfogliando il prezioso volume Genova Nuova edito nel 1902 si scopre che la Circonvallazione a Mare, realizzata alla fine dell’Ottocento, era allora considerata una tra le migliori passeggiate d’Italia.
Viene descritta con parole suggestive, se ne esalta l’ampiezza e le grandiose vedute che si godono da questa passeggiata che così si snoda per un lungo tratto.

Tra ieri e oggi, tutto muta e cambia e forse potremmo provare a lasciare dietro di noi il rumore del traffico e tornare, anche solo per qualche istante, nel nostro passato.

Forse potremmo anche prendere del tram: ecco una delle straordinarie conquiste della modernità!

Diamo le spalle alla Lanterna e guardiamo nella direzione opposta: è così piacevole camminare, con tutta la calma del mondo, sulla Circonvallazione a Mare.
C’è una fila di alberi giovani e poi ci sono palme frondose, la ricchezza di verde che abbellisce la passeggiata viene anche ricordata sulle pagine del già citato libro Genova Nuova.
Passo dopo passo, con fiera eleganza.

Ed ecco arrivare un carro e il rumore degli zoccoli del cavallo, questo è davvero il ritmo di un tempo diverso.
E qualcuno preferisce mettersi seduto e magari riposarsi un po’ e godere del profumo del mare e della freschezza di questo luogo incantevole.

Da un tempo all’altro, mentre il bianco e nero scivola nei colori vividi e accesi della realtà.
Sulla sinistra, fastosa e imponente, ecco l’ottocentesca Villa Mylius con il suo scenografico loggiato.
I genovesi di ieri andavano a spasso in questi luoghi ed io in qualche modo li ho riportati proprio lì, sulla Circonvallazione a Mare.

Villa Mylius predomina ancora sulla prospettiva di Corso Aurelio Saffi che così appare in questa nostra epoca.

Il tempo fugge, svanisce e muta gli scenari.
Ho scelto tre delle mie cartoline per raccontarvi questi luoghi e come sempre mi sono dilettata a cercare i dettagli, perché così si compiono i veri viaggi nel tempo: osservando e sognando ad occhi aperti.
E allora è come ritrovarsi là, a camminare piano piano, con un ombrello parasole, vero conforto delle giornate calde.

Seguendo il rumore dei tram e quello del carro, sentendo la brezza marina che sfiora il viso: camminando nel passato, sulla Circonvallazione a Mare.

Un ragazzo di nome Amedeo

Questa è una piccola storia, una vicenda perduta in un tempo distante.
Questa è la piccola storia di un ragazzo di Genova e credo che sia giusto raccontarla.
Si visita il Cimitero Monumentale di Staglieno per le sue opere di celebri e abili artisti, per quelle struggenti sculture che toccano le corde dell’anima, ci si reca sotto i porticati in cerca di illustri genovesi del passato, di eroici personaggi storici e di personalità che hanno lasciato una traccia indelebile.
E tuttavia ogni persona che attraversa uno scorcio di mondo lascia comunque il proprio piccolo segno anche se noi, a volte, ne perdiamo il ricordo.
E questa è proprio una di quelle storie: la storia di Amedeo Fasce.
Amedeo ha 18 anni, è un ragazzo vigoroso e dedito al lavoro, l’ho immaginato con un ciuffo ribelle, le guance arrossate e il lampo della sua gioventù nello sguardo.
E le gioie di Amedeo quali saranno state? Forse un amore appena sbocciato, forse la passione per la natura o per il mare, forse semplicemente la felicità di essere vivi.
Amedeo fa il muratore, il suo mestiere è impegnativo e faticoso, il giovane si sveglia di buon mattino e ogni sera si porta a casa la sua sudata stanchezza.
Fino a quel 25 Giugno del 1908, il suo giorno fatale.
E di certo qualcuno sarà accorso alla casa dei suoi genitori ad avvisare quella povera madre di ciò che era accaduto al suo ragazzo: una disgrazia terribile aveva spezzato il suo respiro.
Amedeo lavorava proprio là, al Cimitero Monumentale di Staglieno, era impegnato in certi lavori nella Prima Galleria Frontale a Ponente.
Ho trovato un trafiletto, una notizia riportata sul quotidiano Il Lavoro, dove si riferisce che il giovane cadde da un ponteggio e così perse la vita.
La sua famiglia volle che Amedeo riposasse nella Galleria di Staglieno dove il giovane lavorava, forse con un certo orgoglio.
E tutto questo si legge sulla lapide scolpita in sua memoria.

Amedeo Fasce
Umile muratore diciottenne addì 25 Giugno 1908
colpito da mortale infortunio nei lavori di questa galleria
per volontà dei genitori qui riposa
perenne esempio di sacrificio e di amore
alla famiglia

Ci sono certe piccole storie sulle quali il tempo posa il suo velo, rendendone opaca la memoria.
Ognuna è un tassello, un istante, un anello della catena della nostra umanità.
Con un gesto leggero ho provato a rimuovere metaforicamente la polvere che copriva il ricordo fragile di un ragazzo che perse la vita nell’esercizio del suo lavoro.
In quella galleria che egli percorse e dove ancora si legge il suo nome: ad Amedeo Fasce, umile muratore diciottenne.

Un volo di gabbiani

Non mi capita di frequente di trovarmi a camminare sulla Circonvallazione a Mare, a volte ci vado e guardo l’orizzonte, i contorni del porto, le navi e poi le case dei caruggi in lontananza e provo a immaginare quello che era e adesso non è più.
L’altro giorno era là, in cerca di corrispondenze tra il tempo presente e certe immagini del passato, è straordinario quanto tutto sia cambiato e quanto sia rimasto invece immutato, occorre sempre saper guardare e dilettarsi con i soliti giochi di immaginazione.
La modernità, con il suo frastuono, pare infine predominare: ed è acciaio, scafi, cemento, vetro, toni metallici, luccicante velocità.
Leggeri nell’azzurro, sospesi tra il tempo distante e il nostro caotico presente, nell’aria si librano i gabbiani.
Intrepidi, volano controvento, ad ali spiegate sfidano il destino.
Come nel tempo che non abbiamo veduto, sempre signori del mare e del cielo.

La Madonna di Via a San Giacomo

Via a San Giacomo è una stradina di Carignano, silenziosa e un po’ nascosta, collega Via Rivoli a Via Corsica.
Mi è capitato di recente di percorrerla, in un pomeriggio di sole che illuminava le case mentre sullo sfondo si ammirava il blu limpido del cielo.

E così ho alzato gli occhi verso l’alto, come sempre mi piace fare.

E proprio su questo edificio ho notato una bella scultura della Madonna con il Bambino, una cara immagine verso la quale, nei tempi distanti, si saranno levati gli sguardi imploranti di molti fedeli.

Ai piedi di Lei scolpite nel marmo queste parole in latino: ad fores meas quotidie e il loro significato è alle mie porte ogni giorno.
Dovrebbe trattarsi di una citazione biblica tratta dal Libro dei Proverbi: Felice chi mi ascolta e veglia alle mie porte ogni giorno (8-34).

L’immagine sacra così suggestiva ha colpito la mia attenzione anche per la sua collocazione, si trova infatti un una nicchia accanto a una finestra, sui quei vetri la luce ha lasciato una magia di riflessi.
E là, custode del sonno, dei pensieri e dei destini la figura dolce di Maria.

È la Madonna di Via a San Giacomo che così veglia sugli abitanti di questa casa e su coloro che percorrono questa strada genovese.