Lucarda, la bottega della gente di mare

A Genova, in Sottoripa, troverete una bottega che cela tutto il fascino di un’antica tradizione marinara, una delle tante anime di questa città.
Andate da Lucarda e scoprirete un mondo che ancora trattiene il suo saldo legame con il passato, pur guardando al nostro futuro.

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Una bottega davanti al mare, una bottega per la gente di mare, una bottega per i genovesi e per i foresti.

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Orgogliosamente in questa posizione dal 1920, il bancone di legno un tempo aveva la ribaltina e ancora ne resta la traccia.

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Lucarda vende abbigliamento sportivo, abiti per marinai e abiti da lavoro, mentre ero lì è entrato un cliente, era un cuoco che ha visto prontamente soddisfatta la sua richiesta.
Un negozio come questo annovera tra i suoi affezionati clienti diverse celebrità: tra gli altri Fabrizio De André, Paolo Villaggio, Monica Vitti e tante altre famose figure del cinema e dello spettacolo.
Di Gilberto Govi il ricordo è vivido, arrivava qui vestito di bianco con la paglietta in testa e faceva lunghe conversazioni con il proprietario.

Lucarda (5)

In vetrina ci sono i fazzoletti da collo, ma siamo a Zena e qui si chiamano mandilli, Lucarda è un ininterrotto inno alla genovesità.

Lucarda (6)

E ci sono le lucardine, le vere magliette da marinaio, rigorosamente a righe.

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In cima alle scale c’è un tricolore, qui un tempo si facevano anche le bandiere.

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E al piano superiore ci sono le foto di famiglia e c’è una storia da scoprire.

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Fu Giuseppe Lucarda a dare l’avvio a questa attività, il suo negozio di tessuti aprì battenti sul finire dell’Ottocento, nella strada che dava lustro alla città: si trovava in Via XX Settembre, nel Palazzo dei Giganti.
E già allora era ben nota l’importanza della pubblicità!

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Poi, negli anni ’20, suo figlio Giuseppe aprì la bottega che ancora adesso trovate in Sottoripa: il negozio dei jeans e delle maglie a righe, dei giacconi pesanti e delle giacche a vento, dei maglioni spessi e degli stivali di gomma e di molti altri capi d’abbigliamento tipicamente sportivi.

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Passato e presente convivono in armonia.

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In una bottega che ha una marcata e precisa identità, tutto parla di Genova, della sua gente e del suo mare.

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E tra la merce in vendita ci sono anche capi che potrete solo ammirare, hanno fatto la storia di questo negozio e anche di questa città.
Spicca il nome di una compagnia di navigazione, è una memoria che suscita nostalgia in tanti genovesi: queste sono le maglie della gloriosa Società Italia, non so se vi ho mai detto che mio padre era funzionario di questa compagnia.

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Provate a parlare con un genovese, provate a nominare certe navi leggendarie come la Michelangelo e la Raffaello: quelli di Genova sospireranno di nostalgia, ve lo posso garantire.
Qui da Lucarda trovate un manifesto di altri anni e una spessa maglia blu che viene detta pidocchiera.

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E poi c’è un mobile antico con tanti cassettini.

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E una luce vivace illumina la scala di Lucarda.

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Tutto racconta del mare e delle navi, del porto e della sua vita.

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E nella bottega dalla lunga storia c’è anche la storia della nazione, è persino esposta una divisa risalente alla Prima Guerra Mondiale, ci sono gli encomi e le decorazioni di colui che la indossò.

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Di curiosità in curiosità.
Un antico metro di legno pieno di timbri, fino a un po’ di anni fa ogni negoziante doveva portarlo a far misurare e pagare la tassa dovuta.
Ci sono timbri molto antichi sul metro di Lucarda.

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E poi c’è un attrezzo da chiesa che veniva usato per le elemosine e anche una sacca da golf.

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E ci sono i cappelli da marinaio, me ne sono persino provata uno!

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Non manca il camugin, il tipico berretto blu e rosso.

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E se verrete a Genova non potete perdervi un giro da Lucarda, magari potreste anche tornare a casa con una maglietta da marinaretto per i vostri bambini.

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Un negozio di famiglia, passato di generazione in generazione.
Adesso a gestirlo è Michela, la vedete qui sotto a sinistra, accanto a lei c’è Nanà che lavora qui dal 1969, ringrazio entrambe per il tempo dedicatomi e per i loro racconti.

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Un negozio dal fascino antico che ancora conserva le memorie dei nostri giorni lontani.

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Parte viva della storia di Genova, voce del mare e della sua gente, custode delle nostre tradizioni e della nostra identità della quale dovremmo essere orgogliosi, Lucarda naturalmente è inserito tra le Botteghe Storiche della città.

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Ha un’insegna dal caratteri tondeggianti, le magliette appese fuori e uno stile inconfondibile.
È lo stile di Lucarda, la bottega della gente di mare in Sottoripa.

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Gilberto Govi è tornato a Banchi

Un attore amato da tutti, un artista che da tempo è parte del patrimonio affettivo e culturale di questa città, una voce di Genova che non ha mai smesso di parlarci.
Sono trascorsi 50 anni dalla sua morte e per celebrare la grandezza di Gilberto Govi nella Superba è stata allestita una mostra gratuita alla Loggia della Mercanzia a Banchi, qui rimarrà fino al 26 Giugno, a Ottobre verrà trasferita al Museo Biblioteca dell’Attore da dove provengono i numerosi pezzi del percorso espositivo.

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Ed è proprio Govi che incontrerete, in questo luogo che risveglia subito una memoria viva, quelle parole che lui recita nella più celebre delle sue commedie, i Maneggi per maritare una figlia:

Ero lì a Banchi, c’era piuttosto caldo, c’era niente da fare, c’era un bel sole.
M’hanno detto che ci sono dei raggi del sole che fanno tanto bene …raggi ultraviolanti… ultraviolenti… e ho detto, va bene, intanto non c’è niente da fare, mi prendo due o tre raggi.
Mi son levato il cappello e ho detto, beh, mi prendo due o tre raggi, ero lì che mi prendevo i miei raggi…

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Il grande Gilberto è tornato a Banchi e i genovesi lo hanno accolto con affetto autentico, per molti di noi è come ritrovare un amico che non si vedeva da tempo.
Parlami di te, parlami del tuo cammino in questo mondo che spesso dimentica ma che a volte sa ricordare chi davvero merita elogi e celebrazioni.

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E così Govi si racconta in questo allestimento realizzato magistralmente dal Professor Eugenio Buonaccorsi, una mostra ricca di fotografie, cimeli e curiosità.

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C’è una grande mappa di Genova e su di essa sono segnati i luoghi della vita di Govi, intorno ad una delle vetrine noterete la sagoma di un tram, su un mezzo simile viaggiava il giovane Gilberto e durante il percorso studiava i copioni.

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Lo si ritrova sui manifesti, nelle immagini che richiamano quelle sue espressioni mai scordate.

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E tante sono le locandine dei suoi spettacoli.

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C’è il tempo dei trionfi e della sua vita sul palcoscenico, troverete anche il suo baule da viaggio e quello della moglie Rina.

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Govi si racconta e narra lo spirito di una città, la città del porto e degli scagni, la città di un mondo così abilmente evocato nelle sue commedie.
E certe nostre propensioni le ho trovate in una sua lettera, forse è uno dei dettagli che più mi ha colpita e risale al tempo di una sua tournée in Sud America.

Govi (12)Ecco la parte che ha suscitato la mia attenzione: si preannunciano 36 spettacoli, ma non è che il pubblico si attende 36 diverse rappresentazioni?
E poi tutta questa pubblicità? Lo stile e le sue riflessioni sono per me tipicamente genovesi, non saprei trovar di meglio per descrivere come siamo e come viviamo la nostra quotidianità.

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Ci sono le recensioni dei giornali, i riconoscimenti, i copioni, le rubriche con gli elenchi degli abiti di scena.

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C’è il suo tavolino da trucco.

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E c’è il suo sguardo: il sopracciglio inarcato, il sorriso eloquente, quella sua mimica che lo ha reso attore formidabile ed interprete di figure ormai parte del nostro immaginario collettivo.
Ognuno di noi ha visto mille volte le sue commedie, ognuno di noi quando le rivede ride come se fosse la prima volta.

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C’è un pannello sul quale troverete un’immagine tratta da I Maneggi per maritare una figlia.

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E in una vetrinetta una preziosissima memoria: il gipponetto di Govi, quel gilet con il quale ha recitato la celeberrima scena di gassetta e pomello.
E infatti è abbottonato alla Govi, noi a Genova diciamo sempre così!

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E se avete nostalgia potete sedervi nel piccolo cinema allestito per l’occasione, potrete così gustarvi alcune scene e farvi ancora le solite risate.

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La mostra è arricchita da pannelli illustrativi che narrano l’attore e l’uomo, in uno di essi si legge del giovane Gilberto e del suo cuore che batte per Rina Gaioni Franchi.
La madre di lei non ne voleva proprio sapere di quel galante, così il nostro studiò uno stratagemma che non vi potete immaginare, non vi svelo nulla per non togliervi il gusto della sorpresa.
E poi, come sapete, Rina fu sua compagna nella vita e nel teatro, li vedrete ritratti in diverse fotografie.
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E le emozioni si susseguono in questo incontro con un grande attore che ha reso celebre il nostro dialetto, in certi suoi scritti traspare il suo profondo attaccamento alla sua terra e alle sue tradizioni.

Govi

Merita una menzione la bella scenografia tutta genovese, la Superba di altri anni, gli anni di Govi.

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Ed è davvero come andare a trovare un amico che non si vede da diverso tempo, si riesce ad immaginare di vederlo seduto alla sua scrivania, quella che teneva nella sua casa di Piazza della Vittoria.

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Ringrazio il Professor Eugenio Pallestrini, presidente del Teatro Stabile e Direttore del Museo Biblioteca dell’Attore, per avermi permesso di pubblicare le immagini che avete veduto, c’è molto altro da scoprire alla Loggia di Banchi, qui trovate gli orari della mostra.
Gilberto Govi vi aspetta, andate a salutarlo e a rendere omaggio al suo percorso artistico e alla sua figura.

Govi (25)

L’attore, la maschera e il genovese, questo è il titolo della mostra, un gioco di specchi tra passato e presente, noi stessi ci rivediamo in quel viso che più di ogni altro rappresenta il senso della genovesità.
È il volto di lui, il grande Gilberto Govi.

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A Banchi, pensando a Govi

Tutti noi genovesi, quando ci troviamo in Piazza Banchi, pensiamo a un nostro illustre ed apprezzato concittadino:  proprio lui, il carissimo Gilberto Govi.

Gilberto Govi

Eh, Govi!
Quante volte avete visto i Maneggi per maritare una figlia?
Ecco, in questa sua indimenticabile commedia il nostro recita queste parole davvero rinomate tra noi genovesi:

Ero lì a Banchi, c’era piuttosto caldo, c’era niente da fare, c’era un bel sole.
M’hanno detto che ci sono dei raggi del sole che fanno tanto bene… raggi ultraviolanti… ultraviolenti… e ho detto, va bene, intanto non c’è niente da fare, mi prendo due o tre raggi.
Mi son levato il cappello e ho detto, beh, mi prendo due o tre raggi, ero lì che mi prendevo i miei raggi…

Piazza Banchi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri 

E quindi quando noi passiamo da quelle parti pensiamo a lui, per lo meno a me capita sempre!
Ho da raccontarvi certe antiche vicende su questa piazza, sono tratte da un vecchio e raro volume comprato diverso tempo fa, rimando questo racconto ad un’altra occasione, oggi vorrei solo mostrarvi alcune immagini.
È bella e suggestiva questa piazza a metà tra i vicoli e il mare, zona di contrattazioni e di affari, qui c’è la splendida Loggia della Mercanzia con le sue ampie vetrate.

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E insomma, come dire? Ero lì che mi prendevo i miei raggi.
Ah, che meraviglia la chiesa di San Pietro che domina la piazza in quella posizione sopraelevata!

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E c’era il sole e il mio sguardo ha trovato un gioco di ombre in Vico De Negri.

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Questo semplice caruggio, per quanto nascosto e poco famoso, ha una certa rilevanza a mio parere. Sapete cosa c’era laggiù? Un’osteria dove capitò un avventore particolare, qui trovate il racconto di quella vicenda.
Ogni ora del giorno regala magie diverse, a Banchi.

Piazza Banchi (1)

E quindi, l’altra mattina ero lì che mi prendevo i miei raggi.
E poi, poi ho guardato i vetri della loggia.
E sai, erano come tanti tasselli e riflettevano il cielo, i profili delle case, le persiane.

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E la vita, la città.

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Genova allo specchio, tra finestre aperte ed edifici altissimi, in un continuo viavai di gente.
C’è sempre una ragione per andare a Banchi, ad esempio questa.

Piazza Banchi (7)

E sai?
Verso sera tutto riluce e sfavilla nell’ampia piazza dei caruggi resa celebre dal grande Gilberto.
Noi ci passiamo e quando torniamo a casa diciamo: ero lì che mi prendevo i miei raggi.
Raggi di luna, a volte.

Piazza Banchi (8)

Quel fisico di Govi

A Genova vi basterà pronunciare il nome dell’attore Gilberto Govi per vedere il volto del vostro interlocutore illuminarsi con un sorriso.
E magari potrebbe arrivarvi in risposta qualche celebre battuta tratta da una delle sue amatissime commedie, come ad esempio questa:

E bravo Cesarino, venuto un poco in campagna con le braghe dell’ anno passato!

Ditemi, quante volte avete visto I maneggi per maritare una figlia, Colpi di Timone, Pignasecca e Pignaverde?
E Govi, memorabile attore dialettale più di ogni altro interprete della genovesità e del carattere della gente di questa città, è protagonista di un romanzo molto piacevole edito da De Ferrari dal titolo Quel fisico di Govi, ne è autore Alberto Podestà.

Quel Fisico di Govi

Con mio grande onore sono stata invitata da Alberto Podestà a presentare il suo libro al Museo Biblioteca dell’Attore in compagnia di eminenti rappresentanti della cultura genovese come Eugenio Pallestrini, presidente del Teatro Stabile e del Museo Biblioteca dell’Attore, Franco Bampi, presidente di A Compagna, Giunio Lavizzari Cuneo, direttore del Teatro Verdi, Ivaldo Castellani, attore, scrittore e direttore artistico del teatro Rina e Gilberto Govi.

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Ivaldo Castellani

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Giunio Lavizzari Cuneo, Franco Bampi, Eugenio Pallestrini, Alberto Podestà

Quel fisico di Govi è un romanzo lieve e gradevole, a mio parere la sua essenza è già in una delle prime pagine, in una frase pronunciata dal narratore di questa vicenda: mi piace inventare qualche storia, quasi come fosse una favola.
E con straordinaria delicatezza l’autore porta i suoi lettori nelle pieghe di una favola tutta genovese; leggere questo libro è come aprire un album di antiche fotografie di famiglia o come trovare una vecchia scatola con una collezione di cartoline d’epoca, immagine dopo immagine, grazie al potere evocativo della parola, ci si ritrova nella Genova di un altro tempo.
A condurci in quelle strade è una serie di personaggi che appartengono a un’epoca ormai lontana: lo strillone del Caffaro che a gran voce richiama i suoi clienti per vendere il giornale, le lavandaie ai truogoli, i venditori di ghiaccio, le gran dame della Genova bene.
In questo libro ci sono i caruggi e i quartieri di Genova, le voci del popolo e i profumi delle antiche botteghe, c’è un ritratto vivido e vivace della città.
E in questo libro incontrerete lui, Gilberto Govi.

Gilberto Govi

Sullo sfondo della Superba si dipana una gradevole commedia degli equivoci resa particolarmente attraente dalla scrittura dell’autore: pulita e garbata, chiara, scorrevole, perfetta per le situazioni presentate e per l’ambientazione proposta, penso che una storia così non si potrebbe scrivere diversamente.
Io credo che le trame dei libri non vadano svelate, ad ognuno va lasciato il piacere di scoprire gli eventi per proprio conto.
E se leggerete questo romanzo incontrerete due giovani amici e li seguirete nella loro ricerca di “quel fisico di Govi”, gli incidenti di percorso a volte sono davvero esilaranti.
A esempio, ai due ragazzi tocca pure consumare bevande di ogni genere in ogni locale nel quale entrano, non c’è altro modo per carpire l’attenzione dei commercianti e ottenere così le agognate informazioni.
Quando poi sulla scena entra Gilberto Govi emerge tutta la particolare maestria di Alberto Podestà nel descrivere la figura di questo rimpianto genovese.
Ed è così celebre il nostro Govi da essere ben presente nel nostro immaginario e nella nostra memoria, tutti noi conosciamo la sua mimica, il tono della sua voce e la sua memorabile gestualità.
Ed è proprio questa, a mio parere, la difficoltà: riuscire a rendere al lettore ciò che egli si aspetta, il ritratto di un personaggio così noto.
Quel Govi che si trova tra le pagine di questo libro è proprio come ognuno di noi si aspetta che sia: suo quell’inarcare le sopracciglia in un’espressione buffa, suo il tono di voce che non si può dimenticare, sua la presenza scenica.
E’ questo a rendere il libro un piccolo gioiello prezioso, ti permette di incontrare l’immortale Gilberto Govi ancora una volta.

Quel Fisico di Govi (2)

Sottoripa, tra sacro e profano

C’è un posto che più di ogni altro rappresenta l’anima commerciale e marinara di Genova, si tratta del lungo porticato che si estende sul fronte a mare, davanti a Caricamento, nella zona dove si trova anche l’Acquario, meta prediletta dei visitatori.
E se verrete a Genova è d’obbligo una passeggiata in uno dei luoghi cari ai veri genovesi, i portici di Sottoripa, la loro edificazione risale a tempi molto lontani, addirittura al 1125.
Nei secoli, naturalmente, i portici hanno subito modifiche, nei tempi passati furono sede delle botteghe dei commercianti genovesi e ancora oggi qui ci sono negozi dai colori e profumi caratteristici.

Sottoripa

A spiegare il significato del nome di questa via è lo storico Amedeo Pescio nel suo libro I nomi delle strade di Genova, l’autore  a tal proposito cita una delle vie che corre parallelamente ai portici.

Sopra l’arena che costruiva l’estremo lido, oltre il quale sorse Genova, era la riva o ripa, e la via sopra la ripa (Via San Luca).

E al di sotto di essa la nostra Sottoripa, le facciate dei palazzi sotto i quali si snoda il porticato sono notevoli, non mancate di alzare lo sguardo.

Sottoripa (2)

Sottoripa, tra sacro e profano.
Di questi portici scrisse anche Enea Silvio Piccolomini destinato a divenire Papa Pio II.
E queste sono le sue parole:

Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure, sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce.

(Descrizione di Genova, del marzo 1432)

Sottoripa (3)

E allora camminiamo sotto ai quei portici, da levante a ponente, vi mostrerò alcune caratteristiche botteghe.
Qui, davanti al mare di Genova, si vende il pesce.

Sottoripa (4)

Sottoripa (5)

Sacro e profano, l’edicola della Madonna a due passi dai tavolini all’aperto.

Sottoripa (6)

E qui, in Sottoripa, troverete sempre gente, alcune di queste foto sono  state scattate una domenica mattina, normalmente c’è parecchio andirivieni da queste parti.

Sottoripa (11)

E ancora tavolini e una celebre bottiglieria.

Sottoripa (7)

E in vetrina non solo vini e liquori, anche le specialità della nostra terra.

Sottoripa (8)

Di nuovo una piccola edicola che forse nessuno nota, il sacro e il profano vivono in armonia sotto gli antichi portici della Superba.

Sottoripa (9)

E sotto questo cielo.
A Genova guarda sempre in su, credo di averlo già scritto migliaia di volte!

Sottoripa (10)

E poi ancora, un’antica friggitoria, con le piastrelle bianche e azzurre e certe semplici e golose specialità.

Sottoripa (12)

E sacro e profano, guardate oltre i portici, vedrete la sontuosa edicola di Palazzo San Giorgio.

Sottoripa (13)

E c’è qualcosa che non è riproducibile.
Gli odori, i rumori, le lingue del mondo, le facce, il moto continuo delle persone.
Sottoripa, amatissima dai genovesi di ogni tempo.

Portici di Sottoripa

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Qui resiste la tradizione della vecchia Genova alla quale si affiancano nuove realtà provenienti da altri paesi, da qualche tempo c’è anche un celebre e notissimo fast food.
Tuttavia, salda e forte delle sue tradizioni, qui trovate l’anima vera di Genova, i suoi colori e i sapori che sanno di casa.

Sottoripa (14)

E poi ancora il sacro, trascurato e consunto, non ci appartiene più quella devozione di chi ci ha preceduto, però forse dovremmo avere più cura di ciò che ne è rimasto.

Sottoripa (15)

E in questo punto si trova un negozio a dir poco glorioso, il Gran Ristoro, qui ci si mette pazientemente in coda per un panino.

Sottoripa (16)

La sua vetrina ridondante di gustosi salumi mette l’acquolina in bocca.

Sottoripa (17)

Un’altra Madonna, in ogni angolo della città vecchia c’è sempre il suo sguardo dolce a vegliare sul passeggio dei genovesi.

Sottoripa (18)

E ancora oltre, sotto al porticato lungo mille passi.

Sottoripa (19)

Io a volte sui social network scrivo questa frase: cose da Sottoripa.
Eccole qua, ancora pescherie e ancora pesce.

Sottoripa (20)

E poi, purtroppo, una serranda giù.
E questo era uno storico negozio di alimentari del quale sentiremo molto la mancanza.

Sottoripa (40)

Se non conoscete Genova non potete immaginare quanto sia stato difficile scattare queste fotografie.
Attese infinite, perché qui passano sempre persone!
E ci sono le luci, le insegne, i bar, le bancarelle e le botteghe.

Sottoripa (21)

E questo è Lucarda, storico negozio di abbigliamento che tra i suoi celebri clienti annovera Gilberto Govi, Paolo Villaggio e Fabrizio De André, mi riprometto di portarvi alla scoperta di questo celebre angolo di Genova.

Sottoripa (22)

E poi, la lavagnetta con il menu del Ristorante Da Vittorio.

Sottoripa (23)

E ancora, vini, liquori e bottiglie.
E specialità dal mondo, quando ho portato in questo negozio la mia amica canadese lei con gioia e stupore ha trovato prodotti provenienti dal suo paese, a me è sempre piaciuto curiosarci, compro qui le marmellate e certi succhi di frutta particolari.

Sottoripa (24)

E ancora, fate qualche passo e troverete il numero 69 rosso, ai nostri giorni c’è un bar.
In altri tempi invece avreste potuto pranzare alla Trattoria Carlotta la cui cucina è decantata dallo scrittore Costanzo Carbone che narra di intingoli epicurei!

Trattoria Carlotta

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi oltre, i portici cambiano fisionomia, in questo tratto si trovano alcuni dei miei negozi preferiti.

Sottoripa (25)

Armanino, con i suoi trionfi di frutta secca e candita dei quali vi ho già parlato qui.

Sottoripa (26)

E una vetrina che lascia senza parole!

Sottoripa (27)

E poi un posto da veri buongustai, osservate bene questo negozio, la friggitoria Carega, a mio giudizio questo locale dovrebbe essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità.
Qui si può mangiare al bancone oppure portarsi via un cartoccio di fragranti delizie assortite.

Sottoripa (28)

Cose da Sottoripa, appunto.
Calamari fritti, gamberi, pignolini, frisceu, farinata, savoiarda e molto altro.

Sottoripa (29)

Quindi fatevi un regalo, prendete il vostro pesce e andatevelo a mangiare davanti al mare, è pura felicità, credetemi!

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E qui, sul muro di piastrelle bianche, versi e parole per questi portici tanto amati dai genovesi.

Sottoripa (31)

E poi ancora, ancora oltre.

Sottoripa (33)

Un celebre e stimato artigiano, c’è qualcuno a Genova che non conosce Steri?

Sottoripa (34)

E vi porterò anche qui, nel negozio delle chiavi.

Sottoripa (35)

Come vi dicevo, c’è qualcosa che non si può narrare ed un misto di profumi e odori.
Spezie, pesce che sfrigola nell’olio, incenso, a volte risacca, altri giorni vento fresco di mare.
E poi le voci, le parole, i passi, la fretta, la vita di ogni giorno, le facce del mondo e le diverse etnie che popolano queste strade.
Bisogna esserci, sotto all’antico porticato di Genova.

Sottoripa (37)

E alzare lo sguardo, ancora.

Sottoripa (36)

Verso l’arco e il cielo.
Sottoripa, tra sacro e profano.
E sacri sono anche le nostre radici e il nostro passato, le nostre tradizioni che dovremmo saper conservare.

Sottoripa (38)

C’è ancora un tratto di Sottoripa, in qualche maniera differente da questo, presto ne scriverò, oggi vi ho portato per botteghe sotto un porticato lungo mille passi, tra il mare e l’intrico di caruggi della città vecchia.

Sottoripa (41)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Nelle sale del Museo dell’Attore

Una palazzina all’Acquasola, Villetta Serra.
Tornerò a parlarvi di questo storico edificio e della sua storia, ma oggi vorrei raccontarvi ciò che potrete trovare nelle sue stanze.
Ancora per qualche tempo questa è la sede del Museo Biblioteca dell’Attore destinato a trasferirsi quanto prima in altri locali accanto alla Biblioteca Berio.
E certo, c’è la speranza che la nuova sede sia ampia e spaziosa e possa ospitare tutte le ricchezze che questo museo racchiude.

Museo dell'attore

Un numero impressionante di libri dedicati al cinema e al teatro, circa 41000.
E poi autografi e fotografie, bozzetti e caricature, manifesti e locandine, tutto ciò che potrebbe interessarvi in merito all’arte della recitazione è disponibile in queste sale.
I fondi archivistici in possesso di questo presidio culturale di primaria importanza portano i nomi dei più celebri artisti, da Silvio D’Amico a Gilberto Govi, da Ermete Zacconi a Vittorio Caprioli, solo per citarne alcuni.
E’ un archivio che raccoglie la storia della recitazione.
Questa è la sala di lettura.

Museo dell'attore (2)

E una parte importante la hanno i celebri protagonisti  del passato, come Tommaso Salvini, famoso attore cresciuto artisticamente nella compagnia di Gustavo Modena.
Non solo attore, Salvini era un fervente patriota e fu tra gli uomini di Garibaldi nei combattimenti per la Repubblica Romana.
Una figura che certo merita maggiore spazio e mi riprometto di dedicarglielo.

Tommaso Salvini

Esiste un fondo dedicato a questo grande attore e in una sala del Museo è allestito il suo studio, appesi ai muri i ricordi della sua brillante carriera.

Studio Salvini (3)

E il regolamento della sua Compagnia, con certe regole proprio di altri tempi!
Per le prove si richiede una certa puntualità e si specifica:

Onde nessun artista possa appigliarsi alla scusa della irregolarità dell’ora, servirà di norma l’orologio del teatro, e in mancanza di questo, l’orologio della piazza principale della città.

E attenzione, se tra un atto e l’altro c’era da cambiarsi d’abito, venivano concessi dieci minuti di tempo, diversamente si incorreva in una penale.
Il punto 11 del regolamento è poi piuttosto curioso:

A nessun artista della Compagnia è permesso di proporre delle collette a favore di qualsiasi individuo.

Meglio mettere le cose in chiaro subito!

Studio Salvini (4)

Ed ecco alcune stampe che ritraggono l’artista. Numerose sono state le mostre allestite dal Museo dell’attore dedicate a Salvini e alla sua arte, non solo a Genova, ma di recente anche nella città di Firenze.

Studio Salvini (2)
Libri, riviste e enciclopedie.
E un ricco patrimonio di costumi di scena appartenuti ai più grandi attori del passato, come Ermete Zacconi, Lamberto Picasso e Lilla Brignone.
E so che conoscendomi state attendendo le immagini.
Eh, magari! I costumi sono in un magazzino perché non c’è spazio per esporli, credo che sia un vero peccato al quale il Comune di Genova dovrebbe porre rimedio.
Sono risorse non valorizzate che invece potrebbero essere fulcro di vivo interesse per molti visitatori, non credete anche voi?

Museo dell'Attore (3)

Oh, comunque le sorprese non sono finite!
Una sezione è dedicata alla grande attrice Adelaide Ristori, che qui vedete in un antico dagherotipo.

Adelaide Ristori

Immagine di proprietà del Museo Biblioteca dell’Attore

E sì, ci sono anche i suoi costumi in quel magazzino e rinnovo l’appello al Comune di Genova perché si trovi uno spazio per esporli, sarebbe bellissimo vedere questi abiti, si potrebbe sognare un po’ di più!
Al Museo dell’attore  sono esposti  oggetti di scena e antiche immagini della Ristori.

Adelaide Ristori (2)

Bracciali e ornamenti, parte del costume che lei indossò quando interpretò Lady Macbeth.

Adelaide Ristori

Il ricordo di un’artista negli oggetti che le sono appartenuti.

Adelaide Ristori  (2)

Tra i patrimoni di questo Museo si annovera anche un prezioso teatrino di marionette risalente al’Ottocento, completo di mobilio, costumi e marionette.
Si trova al Museo di Sant’Agostino e spero che presto comparirà su queste pagine.
Ma ancora non ho terminato, non immaginate cosa ho visto al Museo dell’Attore!
Un antico baule da viaggio.
A chi sarà mai appartenuto? Riuscite a indovinare?

Il baule

Eh, provate a pensarci!
Siamo a Genova, questa è la patria di attori di grande talento.
Siamo a Genova.
E allora mi permetto di darvi un piccolo suggerimento, certa che vi basterà per comprendere il nome della proprietaria di quello splendido baule.
Gassetta e pumello, pumello e gassetta.
Sì signori, questo è il baule da viaggio di Rina Govi, moglie e compagna di scena dell’amatissimo Gilberto.

Rina Govi

E sempre al Museo di Sant’Agostino è allestito proprio lo studio di Gilberto Govi.
Ve lo mostrerò al più presto, da tanto desidero dedicare un ampio articolo a questo attore meraviglioso che ha portato il dialetto genovese alla sua massima espressione con le sue commedie indimenticabili.
E c’è un altro personaggio  del quale desidero parlarvi, una figura cara a grandi e piccini, domani avrete una bellissima sorpresa.
Ringrazio di cuore il Professor Eugenio Pallestrini, direttore del Museo Biblioteca dell’Attore, per la sua disponibilità e per aver reso possibile la divulgazione queste immagini.
E lo ringrazio anche di essere tra i lettori di questo blog, ne sono veramente contenta.
E allora vi aspetto domani, incontrerete qui un caro amico della vostra infanzia.
Un saluto da Zena da Miss Fletcher e da Gilberto Govi.

Gilberto Govi