Palazzo Lercari Spinola, sognando nelle stanze del Doge

Oggi vi porto con me, in una dimora che potrebbe farvi sognare.
Non si osserva mai con la dovuta attenzione, eppure al di là di certe mura, nella città vecchia, si nascondono tesori di rara bellezza.

Al civico 7 di Via Orefici apre le porte alla cittadinanza ed ai visitatori Palazzo Lercari Spinola, un edificio annoverato tra i Rolli, attualmente oggetto di restauro da parte della società che metterà in vendita le unità immobiliari presenti nell’edificio ad uso uffici e abitazione.
E’ un evento eccezionale, che dura solo dal 6 al 14 Ottobre, per cui non perdete questa possibilità di varcare il portone di Palazzo Lercari Spinola.


Oh, ci sono dei forzuti telamoni a reggere il portone!
Quello a sinistra è niente meno che Ercole che stringe a sé la pelle del leone Nemeo.

E poi, guardate in in su, verso la finestra.
C’è già un mondo di meraviglie al di là di quei vetri, c’è un soffitto da sogno.

E poi si sale, si sale lo scalone di questo antico palazzo.

E ogni dettaglio vi ricorda che questa è una dimora di grande pregio.

Chi ha salito questi gradini? Quale gran dama li ha calpestati reggendosi alla balaustra?

Oh, sapete, bisogna andare a tempi lontani, come sempre!
A tempi nei quali i genovesi affrontavano indomiti i mari con le loro imbarcazioni.
E che trionfi!

Benvenuti cari amici, nella modesta dimora Gio Batta Lercari, Doge della Serenissima Repubblica di Genova tra il 1563 e il 1565.
Oh, un genovese di una certa tempra, non c’è che dire!
Pensate, quand’era molto giovane, presenziò all’incoronazione di Carlo V, che avvenne a Bologna nel 1530.
E insomma, Gio Batta finì con mettere le mani addosso ad un inviato di Siena, per una banale questione di precedenza nel corteo imperiale!
Botte da orbi, l’imperatore ordinò persino che Gio Batta fosse allontanato ma lui non ne volle sapere, andò a finire che si mise di mezzo persino il Papa per riportare la situazione alla calma.
Ecco, questa è la casa di Gio Batta Lercari, amici lettori.

E date retta a me, muovetevi con cautela in casa del Doge!
Come vedete è un tipo che ha un certo carattere, non vorrei che vi trovaste in un parapiglia!
E sì, c’è molto da raccontare su di lui, ebbe una vita avventurosa e ricca di molte vicende, un giorno ve le narrerò, ma oggi restiamo qui, nella sua casa.
Fortunato chi visse in questo palazzo e chi ci verrà, e potrà spalancare le finestre sulla bellezza di Genova.

E alzare lo sguardo verso quei soffitti!

Ogni prezioso dettaglio, restituito alla sua antica bellezza.

Storie di miti e di eroi, mi lasciate sognare?
Mi lasciate immaginare di indossare un lungo abito di frusciante seta intarsiato di broccati  e di portare al collo gioielli di perle e di pietre preziose? Sì,  lasciatemi fantasticare di essere in un mondo che è stato e non è più, ma che ancora esiste in questi saloni e in queste stanze.

E lasciatemi guardare fuori dalle finestre, lasciatemi ammirare la Genova che non si vede camminando nei caruggi.
La città verticale, che si inerpica verso il cielo, verso il quale protende le sue bellezze, quelle che noi da laggiù non possiamo scorgere.
Lo splendore di un palazzo in Vico Indoratori.

Un archetto, nascosto dai ponteggi.

E la meraviglia di Via Orefici. E come sempre mi vengono in mente coloro che dicono: io non vado mai nei caruggi, non mi piacciono.

Fortunato chi verrà a vivere e a lavorare qui!
Un ufficio in queste stanze, se ci lavorassi io passerei tutto il tempo alla finestra, mi tocca dirlo!

Ah sì! E non avrei bisogno proprio di null‘altro!
Mi basta lo sguardo, mi basta la vista di ciò che ci hanno lasciato i nostri predecessori.


Camminare qui, tra queste mura,  in stanze di oro e di luce.

Ognuna è un‘opera d‘arte.

E poi sapete, se abitassi a casa del Doge, in certe giornate di pioggia e di vento, avrei sempre un cielo azzurro che mi sovrasta.
Un sereno celeste che rincuora, e ori e stucchi e angioletti paffuti che proteggono i miei pensieri.

Quanto è importante essere circondati dalla bellezza?
E vivere in una dimensione che riappacifica l’animo, in un ambiente che dona, a chi lo osserva, quiete e tranquillità?

E poi ancora, altre finestre.

Perdonatemi, non riesco a escludere nessuna immagine.
Ho avuto un dono, quello di sapere amare ciò che sento mio, questa è la mia città.
Questi sono i suoi palazzi.

Queste le sue prospettive.

E qualsiasi cosa io veda la porto con me.

Questo ciò che si ammira affacciandosi da Palazzo Lercari Spinola.

Questa è la visione che ognuno vorrebbe vedere sopra di sé.

E’ in questa dimora, dove si trovano preziosi pavimenti antichi.

E se avete dei peccati da confessare, c’è anche un Pregadio, dove rivolgersi a chi ci può comprendere.

A casa del Doge, dove da un soffitto spunta un piccolo putto al quale sarebbe bello narrare i propri sogni!

Stanze di bianco e di stucchi.

Di merletti e decorazioni.

Di dettagli che vi colpiranno in tutto la loro bellezza.

Ringrazio chi ha restituito alla mia città questa meraviglia e mi ha permesso di mostrarla su queste pagine a chi non ha possibilità di visitarla.
C’è tempo fino al 14 Ottobre, ancora qualche giorno.
E questo per Genova è un periodo di grande folla, alla Fiera del Mare si svolge il Salone Nautico, che attira sempre molti turisti.
Venite anche qui, a vedere la dimora del Doge, in Via Orefici.

E ai genovesi rivolgo lo stesso invito, cambiate i vostri programmi e trovate il tempo di venire ammirare gli stucchi e i soffitti, trovate il modo di affacciarvi da quelle finestre che si aprono sulla città che vi appartiene.

Venite qui ed alzate lo sguardo, verso quel cielo tenue e celeste, come sanno essere solo i cieli di Genova.