Giorgio Caproni tra Genova e la Val Trebbia

Se verrete in Val Trebbia in qualche modo incontrerete il poeta Giorgio Caproni e potrete ascoltare la sua voce.
Andate là, a Loco, il piccolo paesino nel quale egli visse, Caproni fu insegnante elementare in questa valle.

Loco

E’ minuta e graziosa Loco, ha rustici angoli suggestivi.

Loco (2)

Cercate questa casa posta lungo la Statale 45.

Loco (3)

C’è una lapide in memoria del poeta.

Loco (4)

E se andrete al piccolo cimitero davanti alle acque del Trebbia troverete la tomba di Caproni e quella della sua Rina.

Loco (5)

E sono tante le maniere per rivivere i luoghi attraverso le parole del poeta, a Fontanigorda c’è un percorso poetico a lui dedicato, ho già avuto modo di scriverne in questo post.

Sentiero Caproni

E a Fontanigorda, nella sala Polivalente Jacques e Sentin, la poesia di Caproni è viva e presente, potete leggerla sui muri e su un grande pannello sul quale sono trascritti i versi di Litania.
Cantore di Genova e della Val Trebbia, la gente di qui conserva affettuose memorie di Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni

E quella sua poesia, Litania, racconta Genova meglio di qualunque altra.
Se vuoi conoscere gli abissi e le grandezze della Superba li troverai in quei versi, difficile sceglierne solo alcuni, quelle parole narrano il mare e i ciottoli, le salite e il cielo immenso, l’orizzonte dei tetti e l’anima della mia gente.

Litania

Litania (1)

Leggi Caproni e intanto guarda Genova, è la maniera migliore per comprenderla.
I versi di Litania un tempo erano dipinti anche sul muro del sottopasso di Corvetto.
Leggi Caproni e perditi nei caruggi, ritroverai la strada.

Litania (1a)

Litania (1b)

E poi senti il vento potente e seguilo mentre si infila in certe splendide angustie.

Litania (2)

Litania (2a)

Giorgio Caproni, tra Genova e la Val Trebbia.

Litania (5)

Litania (5a)

E senti l’aria del mare e il salino che pervade i tuoi sensi.

Litania (6)

Litania (6a)

Parole intrise di nostalgia e luce, di colore e di intensità.

Litania (7)

Non saprei scegliere un verso, una rima, una sola frase.
E’ tutta lì Genova, nella litania infinita di Caproni.

Litania (7a)

Ascolta, ascolta in silenzio la voce del poeta e la sua saggezza: una vita la si vive, e zitti.

Giorgio Caproni (2)

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Da Corso Firenze all’Ascensore di Castelletto, ieri e oggi

Il tempo passa, mutano i luoghi del nostro quotidiano, eppure certe strade restano riconoscibili.
Vi porto per le vie del mio quartiere, ora inizia la bella stagione e con essa il tempo delle serate luminose e tiepide, inizia il periodo delle passeggiate a Spianata Castelletto con la coppetta di granita tra le mani.
Io vi raggiungerei a piedi, ci metto davvero poco, scendo giù da Corso Firenze.
Ehi, ma che fanno quei due signori fermi lì sulla curva?
Non penseranno mica di attraversare, vero?

Corso Firenze 1

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per carità, ci sono le macchine!
Con cautela, andiamo a cercare le strisce pedonali.

Corso Firenze 2

E’ una camminata piacevole, non c’è che dire, pochi passi e ci troviamo in una zona spesso frequentata da mamme con i loro bambini.

Corso Firenze 3

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E come dicevo, il tempo passa.
E gli alberi crescono rigogliosi e ricchi di foglie, con gli anni si costruiscono nuovi palazzi sulle dolci colline di Genova.

Corso Firenze 4

E scendiamo, avviciniamoci alla Spianata.
Oh, ma guarda!
Si incontrano persone che hanno un certo stile, non trovate anche voi?
E volendo si potrebbe anche prendere il tram, sta passando il glorioso 25!

Corso Firenze 5

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Eh, anche i numeri non son più quelli di una volta, accontentiamoci del 36.
E se proprio volete saperlo il fatto che nella foto sottostante si veda l’autobus non è per niente casuale, ho aspettato che passasse per poter avere la stessa veduta ritratta nella cartolina antica.
La ringhiera è sempre quella di un tempo, peccato che non ci sia quell’elegante signore con il cappello, converserei volentieri con lui.

Corso Firenze 6

E poi, uno sguardo verso le alture, si distingue chiaramente la sagoma suggestiva di Castello Bruzzo.

Corso Firenze 7

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Là in mezzo, da qualche parte, è sorta anche casa mia e anche molti altri edifici che all’inizio del secolo scorso ancora non c’erano.

Corso Firenze 8

Ci siamo quasi, manca davvero poco, a breve giungeremo nella scenografica Spianata Castelletto, da dove si gode il panorama dei tetti e del mare di Genova.
Ci resta ancora da percorrere la parte finale di Corso Firenze, questa strada così deserta non l’ho proprio mai vista.
E ci sono pure gli alberi anche in quest’ultimo tratto!

Corso Firenze 9

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Eh, le cose cambiano!

Corso Firenze 10

Per fortuna però abbiamo ancora la nostra bella Spianata e davvero da lì si gode di una vista mozzafiato sulle bellezze di Genova.

Genova
E credo sia utile fornirvi qualche indicazione su come raggiungere la Spianata: come tutti i genovesi sanno, se volete arrivare qui e venite dal centro vi consiglio di prendere l’ascensore amata e decantata anche dal poeta Giorgio Caproni.

Spianata Castelletto

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sospesa sull’azzurro e sulla città dei tetti.

Ascensore di Castelletto (3)

E questa è l’ascensore vista dal terrazzo di Palazzo Spinola di Pellicceria.

Ascensore da Palazzo Spinola

E che splendida prospettiva se si osserva l’ascensore e la Spianata da Villetta Di Negro!

Villetta Di Negro (31)

L’ascensore è davvero il mezzo più rapido e comodo che ci sia, non sono l’unica a dirlo, così recita la pubblicità della Società Anonima Lifts, esercente della suddetta ascensore e di altri impianti della città, ho trovato l’ immagine che segue  tra le pagine della mia Guida Pagano del 1926.
E voi visitatori sarete contenti di sapere che la galleria di accesso è illuminata sfarzosamente.
E il prezzo della corsa? Ma guarda un po’, venti centesimi a salire, quindici a scendere.

Ascensore di Castelletto

E poi lassù, sull’ascensore, c’è un caffè molto in voga, il Caffè Spertino.
E forse a quei tavoli si sarà seduto quel giovane elegante che abbiamo visto scendere da Corso Firenze, vi ricordate?
La Spianata è da sempre uno dei luoghi prediletti dai genovesi, quel locale era meta di poeti e intellettuali.
Le belle immagini in bianco e nero che avete veduto appartengono alla mirabile collezione di cartoline del mio amico Eugenio, lui mi ha raccontato che il Caffè Spertino si trovava sul terrazzo situato sopra la gabbia dell’ascensore.
Venne qui anche un celebre poeta ligure, Camillo Sbarbaro.
Guardò verso la distesa turchese del mare e verso i tetti d’ardesia che si sfiorano creando infinite geometrie.
E scrisse queste parole che narrano di un’attesa che ognuno di noi conosce.

Quassù il caffè Spertino, gabbia di vetro che il tramonto fondeva, pare adesso di madreperla. Dentro vi affiora e risprofonda l’ascensore in un silenzio irreale.
Uscendone, una donna mi sfiora.
A questo balcone spalancato su Genova si potrebbe, un’ora come questa, aspettare l’Amore.

Camillo Sbarbaro – Vedute di Genova, 1921

Genova

In viaggio verso Fontanigorda

Faccio questa strada da tutta la vita, è la strada che conduce alla verde Val Trebbia dove trascorro da sempre l’estate.
E la conosco bene, sono cresciuta facendo questo viaggio.
C’era un cielo cupo su Genova ieri, anche nell’immediato entroterra le montagne erano sovrastate da nuvoloni grigi.
E poi, d’un tratto, l’azzurro e una delle tante curve.

Verso Fontanigorda (2)

Una curva dietro l’altra, tra gli alberi e i centri abitati.

Verso Fontanigorda (3)

E scende, si piega dolcemente, per la gioia dei motociclisti e di coloro che amano guidare.

Verso Fontanigorda (8)

Oh, state attenti! Si preannunciano incontri interessanti!
Scende sinuosa la strada, tra i rami si nascondono le creature del bosco: a volte attraversano la strada e ci si ritrova faccia a faccia con un fiero daino.

Verso Fontanigorda (7)

Una curva dopo l’altra, verso i luoghi delle vacanze.

Verso Fontanigorda (8)

Seguendo con lo sguardo il profilo di queste superbe montagne.

Verso Fontanigorda (9)

Si viaggia verso la meta mentre il cielo diviene sempre più blu.
Quando ero piccola lungo il percorso contavo i cartelli stradali, sono certa che da bambini lo facevate anche voi!

Verso Fontanigorda (10)

Montebruno, un piccolo paesino molto curato con una storia antica e interessante.

Verso Fontanigorda (11)

E poi via, ancora altre curve.

Verso Fontanigorda (12)

E pare che non si finisca mai di girare il volante.

Verso Fontanigorda (13)

E l’aria è frizzante e pulita, le foglie sono verdi e brillanti, vi circonda la semplice bellezza di questa natura.

Verso Fontanigorda  (14)

Il Trebbia che si insinua tra le montagne con le sue acque gorgoglianti e chiare che levigano i sassi e le rocce.

Verso Fontanigorda  (15)

Qui, a Due Ponti, c’è un albergo e un ottimo ristorante.
E dopo pranzo, dopo aver assaporato gustose prelibatezze, potete andare ad sedervi su una comoda sdraio, sul prato che si affaccia sul fiume.
E’ un posto meraviglioso che merita certamente una sosta.

Verso Fontanigorda  (16)

Curva dopo curva, ancora.
La strada amata e decantata dal poeta Giorgio Caproni:

E’ una strada tortuosa.
Erta.
Tipica di queste nostre
zone montane.
Dovunque,
segnali d’allerta.

Verso Fontanigorda (17)

E a volte anche qui c’è un rettilineo, non ci facciamo mancare proprio nulla da queste parti!

Verso Fontanigorda (18)

Eccola lassù Fontanigorda, manca davvero poco!

Verso Fontanigorda (19)

Il bivio e la strada che sale.
E anche qui sono ancora curve.

Verso Fontanigorda (14)

E’ terso, limpido e chiaro il cielo in questa valle.

Verso Fontanigorda (15)

Un viaggio breve e piacevole, tutto attorno i prati, il profumo dell’erba e gli aromi del bosco.
Un’incantevole quiete, nel silenzio e nella pace della Val Trebbia.
Luoghi che conosco e frequento da sempre, luoghi che sono nel mio cuore.
Sono arrivata ieri in questa casetta immersa nel verde.
Ho aperto la finestra ed ho ricevuto il saluto degli alberi e delle montagne.

Verso Fontanigorda (22)

L’ascensore di Castelletto

Una città in salita, dal mare alle colline.
Come tutti i genovesi sanno, l’Ascensore di Castelletto collega Piazza Portello alla Spianata da dove si può ammirare lo spettacolo e la vista dei tetti.
L’Ascensore di Castelletto, di mattina presto c’è sempre qualcuno che corre!
A volte i minuti sono preziosi, si va di fretta verso la scuola o verso l’ufficio.
Altre volte invece c’è tutto il tempo del mondo per assaporare ogni istante e salire lassù a guardare Genova dall’alto.
E l’ascensore non è soltanto un mezzo di trasporto, è anche un luogo dell’anima, un viaggio che si compie mediante certi versi di un celebre poeta.
E sono le parole di Giorgio Caproni, una sua poesia ha reso memorabile questo luogo di Genova.
E le potete leggere prima di imboccare il tunnel che vi porterà in alto, sopra i tetti e i caruggi della Superba.

Caproni

Come si può raccontare un ascensore?
Immaginate di udire i vostri passi che rimbombano in questa galleria, accanto a voi c’è una signora anziana che cammina lentamente.
E poi c’è un bambino che corre e la mamma lo chiama.
– Aspettami!
Scene di ordinaria quotidianità, accompagnate spesso dal suono di una fisarmonica, certi estemporanei musicisti sostano sulla panchina a metà della galleria e si esibiscono con i loro strumenti.

Ascensore di Castelletto

E in questa parte il soffitto è piastrellato di bianco.
Un viaggio che chi viene a Genova non può perdere, si sale verso l’alto e in breve tempo si arriva in cima.
Ascensore di Castelletto (2)

E arriverete qui, l’ascensore  risale ai primi del ‘900 ed è un gioiello dello stile liberty.

Ascensore di Castelletto (3)

E come tutti fanno anche voi guarderete dal belvedere.

Castelletto (3)

E magari anche voi vorrete ammirare Genova più da vicino.

Castelletto (2)

E cercarla tra le ardesie, i terrazzi e i campanili.

Castelletto

Davanti alla ringhiera, con la coppetta di gelato tra le mani, con l’aria fresca che batte sul viso.
L’Ascensore sospesa sulla città, l’Ascensore per il Paradiso di Giorgio Caproni.

Ascensore di Castelletto (4)

E poi, come sempre ci sono tanti modi di guardare.
Provate a venire qui in una giornata di sole pieno e brillante.
Provate a guardare la luce che ravviva i vetri gialli e verdi e le ombre che si riflettono al suolo.

Ascensore di Castelletto (5)

Cartoline da Genova, cartoline dall’ascensore.

Ascensore di Castelletto (6)

Uno sguardo ai palazzi, agli alberi con i rami protesi.

Ascensore di Castelletto (7)

Non c’è nessuno,  si cammina.
E là dietro ci sono le case arrampicate sulla collina.

Ascensore di Castelletto (11)

E davanti il mare.
Il vetro, la prospettiva della città e il confine turchese.

Ascensore di Castelletto (9)
Giochi di nuvole, alture e finestre in cornice.
E quando a Genova il cielo è così e c’è vento basta soffermarsi ed attendere, le nubi verranno spazzate via e presto si potrà ammirare un nuovo quadro.

Ascensore di Castelletto (10)

E sarà celeste e sereno, tutta la città davanti agli occhi, tutte le pietre, le storie antiche e affascinanti, sotto il cielo di Genova.
Tutta la città davanti agli occhi.

Ascensore di Castelletto (8)

E tutto attorno la Spianata.
E questa è la stagione perfetta per frequentarla, è tempo di stare all’aria aperta, di passeggiare lenti, quasi pigri.
Senza alcuna meta, in realtà.
Si gira in tondo e si prende il fresco, uno di quei piccoli piaceri semplici che sanno rendere bella una serata d’estate.
Qui, sulla Spianata, con le colline alle spalle e di fronte al mare.
Qui, dove si arriva con l’ascensore di Castelletto.

Ascensore di Castelletto (12)

Scale di Zena

La città in salita.
Scale e gradini, in ogni angolo della città vecchia.
Salgo scale consunte da generazioni, come scrisse Camillo Sbarbaro.

Scale che portano alla chiesa di San Carlo, forse nei luoghi di pianura non capita, ma noi siamo qui, tra le colline e il mare.
Ai piedi delle scale.

Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando

E queste sono parole di Dino Campana.
Le scale, le creuze.
E in quell’oscurità, al termine di Vico delle Monachette, si arriva in Via Prè.

E poco distante, si salgono certi gradini che vi condurranno al di là dell’archivolto.

Sono scale di caruggi queste.
Altrove, sulle alture della città dalle quali si vede il mare, ancora si sale.
E sarà che io amo la poesia, sarà che ricerco sempre altrove lo specchio del mio sguardo e a volte lo trovo.
Nei versi e nelle rime di Giorgio Caproni sempre.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Io amo il sole, ma anche la penombra.
Le vedute aperte, con un orizzonte senza fine e i caruggi stretti dove non puoi neanche spalancare le braccia,  intanto finiresti per toccare il muro.
Amo gli archetti, tra uno e l’altro si può persino vedere il cielo.

La scala, i gradini, l’edicola vuota.
E non posso farvi sentire l’aria salmastra, ma qui si sente l’odore del mare.
Forse alcuni troveranno certi scorci un po’ decadenti, io li vedo vissuti, carichi di ricordi, di gocce di pioggia, di sole che batte, di stagioni che scorrono, anno dopo anno.

Alcune scale di Genova sono come certe sfide, infinite, ripide e impervie.

E no, non potete venire qui ed evitarle, questa è la città delle scale.

Alcune sono tortuose, si inerpicano lassù, tra i palazzi.

Altre sono brevi e poco impegnative, perfette per lasciare la bicicletta assicurata alla ringhiera.

Altre ancora, in certi orari, sono protette da pesanti cancelli.

Tutte conducono a un luogo diverso, tutte conducono al medesimo luogo, il cuore di Genova, questa città in salita.

Giorgio Caproni, un sentiero poetico per il cantore della Val Trebbia

Un poeta, un bosco.
Un poeta, Giorgio Caproni, che fu insegnante elementare  a Loco, un paesino vicino a Fontanigorda, dove ora riposa accanto alla moglie.
Caproni amava camminare tra gli alberi e osservare i ritmi della vita contadina.
E accadde qui, a Fontanigorda, nell’antica Aia di Brigneri.

Un ballo campestre, per sempre immortalato in una poesia, come ci ricorda questa targa.

Un ballo, una poesia e versi tanto amati.

La gente di Fontanigorda ha nel cuore Caproni e le sue poesie ed a lui è stato dedicato un percorso poetico che conduce al così detto Bosco delle Fate, un’area attrezzata con giochi per i bambini e campi da bocce, al riparo dal sole e confortata dall’ombra degli alberi.
E allora seguiamo questo sentiero che si perde nel bosco.

Si cammina tra alberi e rocce, tra muschi e foglie.

E vi accompagnano i versi del poeta.

Viviamo di poco
Al fuoco
Lasciateci qua. Contenti.

E il sentiero sale tra i castagni.

Tra luce ed ombra, sospeso in una dimensione sua.

Giorgio Caproni, il livornese.
Colui che ha scritto i versi più belli e commoventi sulla mia Genova.

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Ogni sillaba un brivido, ogni rima un’emozione per noi genovesi.
Giorgio Caproni, il cantore dei boschi, delle foglie, del sibilo di vento che spira leggero.

E come toccano l’animo le sue parole, parole semplici, parole di ognuno.

Si cammina, nel fresco del bosco.

Ed è un percorso breve, ma se lo desiderate potete sedervi all’ombra.

La terra, il fieno e il sole, la natura, questa natura, è nei versi e nelle poesie di Caproni.

Tra i colori caldi, luminosi e dorati dal sole.

Nel ricordo di una danza, tra suoni di clarinetti, colori e risa.

Nei boschi di Fontanigorda, dove nostalgici risuonano i versi di Giorgio Caproni.

Spianata Castelletto, una granita da Don Paolo

Tempo d’estate, tempo di granite.
Esiste forse qualcuno a Zena che per sua sfortuna non conosce la granita di Don Paolo? Oh, sinceramente credo proprio no!
Don Paolo, in Spianata Castelletto, da ragazzina era la meta prediletta delle mie soste golose.
Alzi la mano che si ricorda del suo favoloso tramezzino a tre strati, ai tempi era la mia merenda preferita, chissà se lo fanno ancora!
Eh, certe abitudini con gli anni si perdono, non mi vedo più con le amiche su quelle panchine, che peccato però!
E’ rimasta l’usanza di incontrarsi per gustare un buon gelato, giusto ristoro alla calura dell’estate.
Il gelato di Don Paolo, deliziosa la sua cassata!
E poi cocco e pistacchio, crema e cioccolato, questi sono i miei gusti preferiti.
E poi sì, la granita, la vera granita siciliana, a Zena, in uno dei punti più belli e più panoramici della città.
E come tutti saprete, la si può gustare comodamente seduti a un tavolino, all’ombra degli alberi.
Si può anche far due passi, no?
Oh sì, andiamo laggiù, sotto la palma!

E magari quassù potremmo anche arrivarci con l’ascensore, che ne dite?

Quando mi sarò deciso di andarci, in paradiso
ci andrò con l’ascensore di Castelletto.

Così scriveva il poeta Giorgio Giorgio Caproni.
Si sale, sopra i tetti e le ardesie, sulla città che vive e si arriva qui, a questo Belvedere.

E sì, tornerò a mostrarvi l’ascensore che è nel cuore di tanti genovesi, ma oggi siamo venuti a prendere una granita!
Oh sì, la più sublime delle bontà e la gustiamo qui, davanti alla splendida vista della Superba!

E poi si cammina, pigri e rilassati, per Spianata.
Si cammina, si chiacchiera e ci si rilassa.
E tra le mani si stringe un prezioso bicchierino di carta.
E’ una gioia talmente semplice, eppure per me questa è la perfezione.
E attenzione, sul bicchierino c’è scritto senza ghiaccio tritato e di puro frutto, anche la ricetta per la granita ha i suoi segreti!
Una granita da Don Paolo: per me, da sempre, è alla mandorla o alla fragola, a seconda dei giorni.
Una cannuccia, un cucchiaino di plastica e una fresca squisitezza per il palato.
E l’immagine della Lanterna stampata sulla carta, per la più dolce delle estati genovesi.
Che dite, andiamo a prendere una granita?

Fontanigorda, la perla della Val Trebbia

E vi lasciai qui, in alta Val Trebbia, tra questi rami.

Il paese che si intravede al di là di quel fitto fogliame è Fontanigorda, la perla della Val Trebbia.
Sita ad 800 m sopra il livello del mare questa località è da sempre meta di villeggiatura dei genovesi, si veniva qui fin dai primi del Novecento, per la sfuggire all’afa e alla calura della città.

Fontanigorda prende il suo nome dalle molte fontane che trovate nelle sue stradine, l’acqua sgorga purissima dalle sorgenti e zampilla gioiosa per la felicità di grandi e piccini.
Tra i monti, nella pace della campagna, nei mesi estivi Fontanigorda si popola di coloro che cercano la quiete e la tranquillità.

Eh, la vita è frenetica in Val Trebbia, sapete?
E che fatica per accaparrarsi un posto su certi muretti, alcuni sono perennemente occupati!

E girando per il paese ci si imbatte in scorci incantevoli.

E che bello andare a ritirare la posta!

E poi si sale, verso il Bosco delle Fate, caro al poeta Giorgio Caproni.
E parlano di questi boschi i versi della sua poesia, Ballo a Fontanigorda.

Mentre per la pastura
si sparge l’amaro aroma
d’una sera silvana,
al suono dei clarinetti
fra luci di colori
e risa, s’infatua gaia
la danza d’una montana
allegria.

E parlano di lui, di Giorgio Caproni, questi sentieri che il poeta amava percorrere.

E poi si sale e ci si ritrova dentro a un quadro.

Si è immersi nella semplice bellezza della campagna.

La natura qui ha colori vividi e splendenti.

Sono l’acqua e l’aria pulita a renderli così brillanti.

E sono tutti i colori del mondo.

Eh certo, da queste parti alcuni lavorano senza sosta!

E lo spettacolo della natura è senza pari.

E offre continui spunti di poesia.

Queste sono le bellezze della quieta campagna ligure, la nostra Val Trebbia.

E tramonta con dolcezza il sole, sulle montagne e sui boschi, sugli alberi e sui fiori, sui tetti di Fontanigorda.

Sotto il grembo del mare

In queste ore volge al termine il Salone Nautico Internazionale, manifestazione che ogni anno si tiene alla Fiera di di Genova.
E’ un appuntamento fisso per gli appassionati della nautica, per chi ama le barche e la vita di mare.
Il salone, come ovvio che sia, porta a Genova un grande traffico, in certi giorni è impossibile trovare un parcheggio e il rischio di rimanere in coda per delle mezz’ore è praticamente garantito.
Oltre a ciò, normalmente, il Salone Nautico coincide con l’inizio dell’autunno.
E’ in questo periodo che, di solito, cominciano le prime piogge, spesso forti e violente.
Tira vento, il nostro vento, quello che ti si infila ovunque e non ti dà scampo.
E piove.
Non questa volta.
L’estate tarda a lasciarci, godiamo ancora di cieli blu e di temperature miti che rendono ancor più piacevole passeggiare in città.
Ma quest’anno, ai visitatori e agli abitanti, oltre al clima gradevole, sono state riservate altre affascinanti sorprese.
Ecco due barche, a vele spiegate,  in Piazza Fontane Marose.


E poi, in Strada Nuova, la splendida, la magnificente, lei: la poesia.
Installazioni luminose proiettano sui palazzi e sul selciato versi di poeti liguri, versi che parlano di mare, di onde, di venti.

E allora si cammina, in Via Garibaldi, e la musica risuona dai palazzi e sotto i vostri piedi luccicano i versi di Giorgio Caproni.

E sui palazzi si riflettono i versi di William Blake, tradotti da Eugenio Montale.

E continua in terra la poesia.

E poi ancora, si cammina, leggeri, sulle parole di un altro estroso genio ligure, Edoardo Sanguineti.
E si è felici di poter vivere attimi così.

E’ l’attimo perfetto, il miracolo della poesia, che è ovunque, in terra come in cielo.

Cammini, leggi e ricordi.
E pensi che è vero, nei nostri cieli, sul nostro mare, nascono venti armoniosi.

La poesia non ti lascia, tu la segui, lei ti segue.

Poi torni alla tua casa, e la poesia è con te, ancora.

Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.
Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare…
Insieme
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino
Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.

Giorgio Caproni, Quest’odore marino