Il monumento al Duca di Galliera

Verso di lui Genova ha un grande debito: Raffaele Luigi De Ferrari, Duca di Galliera e Principe di Lucedio, si distinse per la sua generosità verso la sua città natale.
Il munifico nobiluomo donò alla Superba i 20 milioni necessari all’ampliamento del porto, la sua altrettanto prodiga consorte Maria Brignole Sale regalò i suoi palazzi e le sue ricchezze alla città.
Raffaele De Ferrari, banchiere e abile uomo d’affari, lasciò le cose del mondo nel 1876 e tempo dopo la sua città volle dedicargli un monumento che venne collocato in Piazza del Principe.
Ed ecco i genovesi a passeggio nei pressi del monumento in un tempo lontano: qualcuno si regge alla ringhiera, un signore se ne sta pigramente seduto sulla panchina.

Sullo sfondo di questa immagine si nota ancora l’antica statua del Gigante opera di Marcello Sparzo demolita nel 1939, era stata realizzata per Giovanni Andrea Doria nel 1586 ed egli ai suoi piedi aveva fatto porre la sepoltura del Gran Roldano, il suo amatissimo cane.
In primo piano si ammira l’armonioso monumento dedicato al Duca di Galliera: opera di Giulio Monteverde il gruppo scultoreo è composto da più figure allegoriche.
Come scrive Resasco, al centro si trova la Munificenza che tiene accanto il suo genio alato, la terza figura rappresenta l’arte eccelsa del Commercio.

Un capolavoro grandioso per una persona eccezionale, un’opera che fu parte del panorama cittadino per diverse generazioni di genovesi.
E forse era una piacevole abitudine andare a sedersì là, su quelle panchine, ecco ancora un’altra cartolina che mostra un frammento di tempi distanti.
Il Gigante non c’è già più, sullo sfondo si staglia la prospettiva del Grand Hotel Miramare.

E veniamo ad altre immagini più belle ed emozionanti per me in quanto provengono dall’album dei ricordi di persone sconosciute che hanno attraversato le strade di questa città.
Lui è un gentiluomo con una bella barba bianca, una giacca di buon taglio e un’elegante bombetta.
Se ne sta in posa, con le mani sui fianchi e dietro di lui svetta quel monumento che ai giorni nostri non possiamo più trovare in quel luogo.
Sulla sinistra si intravede appena il contorno della nicchia che ospitava il Gigante.

E poi trascorsero ancora gli anni e venne un altro tempo ma i genovesi non persero la gradevole usanza di frequentare quei giardini, in questa immagine mi sembra di scorgere anche un marinaio seduto sulla panchina.

Questo dettaglio è parte di una fotografia che ritrae una giovane donna sorridente.
Perdonate la divagazione, trovo splendida la sua pettinatura e le sue scarpe sono ancora alla moda, questa signorina aveva un certo stile.
Eccola in posa nelle vicinanze del monumento dedicato al grande genovese.

L’opera di Giulio Monteverde venne in seguito spostata a breve distanza e poi rimossa sul finire degli anni ‘80 a causa dei lavori per la metropolitana, il monumento dedicato a colui che diede lustro e ricchezza alla sua città è rimasto per molti anni in un magazzino e purtroppo ha subito anche dei vandalismi.
Il pregevole lavoro di Monteverde è tuttavia stato accuratamente restaurato e tornerà presto sotto gli sguardi dei genovesi.
Non verrà più collocato nel sito originario e di questo mi dispiaccio perché io credo fermamente che bisognerebbe restare fedeli alla propria storia.
La destinazione prescelta è il quartiere di Carignano, l’opera verrà posizionata in fondo a Via Corsica e in certo senso c’è un risvolto positivo: il monumento al Duca di Galliera sarà non tanto lontano dalla statua dedicata a sua moglie Maria Brignole Sale, anche quell’opera è frutto del talento di Giulio Monteverde.
Noi genovesi attendiamo che quel capolavoro finalmente torni tra noi, fu eretto in onore di un nostro concittadino che amava la sua città.

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Palazzo del Principe, gli arazzi della Battaglia di Lepanto

E vi porto ancora alla  Villa del Principe, nella dimora di Andrea Doria.
Lì sono racchiuse storie e vicende di una famiglia e di una città, storie di imprese sul mare e di grandi battaglie.
Ad una in particolare è dedicata un’intera sala: era il 7 Ottobre 1571 quando la flotta cristiana della Lega Santa, comandata da Don Giovanni d’Austria, inflisse una pesante sconfitta alla flotta turca nella battaglia di Lepanto.
Contro gli ottomani si schierano, tra gli altri, Roma, la Spagna e Venezia, al comando del corno destro della flotta c’è Giovanni Andrea Doria, pronipote dell’Ammiraglio Andrea.
La Lega Santa riporterà una luminosa vittoria e Giovanni Andrea, ad eterna memoria di questi giorni memorabili, decide di commissionare una serie di arazzi che narrano le vicende della Battaglia di Lepanto.

Palazzo del Principe (50)

Non basta conoscere la storia, saperla narrare è un dono.
E io so che a Villa Del Principe trovo sempre chi è capace a raccontarla, il mio grazie ancora una volta va a Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Villa del Principe, è stato lui ad avermi svelato in maniera appassionata e coinvolgente le storie intessute in questi preziosi arazzi.
E allora andiamo ai tempi di Giovanni Andrea, a quel suo progetto grandioso di vedere immortalate le sue gesta militari.
Arazzi minuziosamente intessuti, di lana e di seta, arazzi che vennero commissionati a Bruxelles, nelle Fiandre, patria di questa pregiata manifattura.
Giovanni Andrea desidera che i disegni per i suoi arazzi vengano realizzati a Genova, incarica così Lazzaro Calvi e Luca Cambiaso, i due artisti faranno i patroni, e cioè i cartoni, dai quali verranno poi creati gli arazzi.
I disegni vennero quindi inviati a Bruxelles, nelle città delle Fiandre i primi pagamenti da casa Doria per la committenza degli arazzi giunsero nel 1582, nel 1591 la raffinata opera degli artisti nordeuropei era già nel Palazzo del Principe.
C’è un fatto curioso che in un certo qual modo rimarca la genovesità di Giovanni Andrea.
Dovete sapere, infatti, che Giovanni Andrea pretese da Bruxelles la restituzione dei disegni.
Per carità! Non sia mai che qualcuno ne faccia una copia!
E così i patroni tornarono nella Superba, alcuni di essi sono visibili a Palazzo.
Storie di mare e di battaglie, questo è il porto di Messina dal quale partì la potente flotta.

Battaglia di Lepanto

Alla base di ogni arazzo c’è un’iscrizione latina che descrive la scena rappresentata.

Battaglia di Lepanto (2)

LA FLOTTA DELLA SACRA LEGA
SALPA DA MESSINA SOTTO IL COMANDO DI GIOVANNI D’AUSTRIA

Nel bordo inferiore sono intessute due lettere e uno scudo che indicano la città di Bruxelles.

Battaglia di Lepanto (3)

Battaglia di Lepanto (4)

E su un lato si trova il simbolo della manifattura.

Battaglia di Lepanto (5)

Si parte, per compiere un’impresa che muterà il corso della storia.

Battaglia di Lepanto (6)

Ogni arazzo presenta figure allegoriche che personificano le virtù necessarie ad affrontare una battaglia così importante.
E questa è la Concordia, che deve regnare sovrana tra gli alleati.

Battaglia di Lepanto (7)

Questa invece è Nemesi, la giustizia divina personificazione della vendetta, a lei un fanciullo porge un freno.
Entrambe le figure si trovano nel primo arazzo della serie.

Battaglia di Lepanto (8)

Le grandi navi che vedete in primo piano sono le galeazze della Repubblica di Venezia.

Battaglia di Lepanto (8a)

Filo dopo filo, remo per remo, pensate agli artisti capaci di realizzare opere simili, ecco le galee con i vessilli, sulla seconda imbarcazione sventola la croce di San Giorgio, mentre la galea in primo piano è quella di Giovanni Andrea Doria.

Battaglia di Lepanto (9)

La si riconosce dalla lampada che la moglie di Giovanni Andrea aveva regalato al marito.

Battaglia di Lepanto (10)

E il viaggio continua, lungo le coste della Calabria.

Battaglia di Lepanto (11)

Ed è inevitabile soffermarsi a guardare i dettagli, seguendo il racconto appassionante di questa impresa.

Battaglia di Lepanto (13)

Sul viaggio posa il suo sguardo attento la Vigilanza.
Ha un gallo sul capo, una testa di leone tra le mani, ai suoi piedi c’è una gru che con una zampa sorregge una pietra.

Battaglia di Lepanto (14)

Nella sua veste sono intessuti occhi pronti a vedere ogni cosa.

Battaglia di Lepanto (15)

Il momento della battaglia si avvicina, le flotte si schierano l’una contro l’altra: a sinistra i cristiani, a destra i turchi.

Battaglia di Lepanto (16)

Questo è il patrone con il disegno dal quale è stato realizzato l’arazzo, come potete vedere le immagini sono rovesciate.

Battaglia di Lepanto (17)

Ecco lo schieramento cristiano.

Battaglia di Lepanto (18)

E ancora i vessilli che sventolano sulle galee.

Palazzo del Principe (49)

Al centro si trovano le galeazze.

Battaglia di Lepanto (19)

Inizia lo scontro navale, la battaglia è cruenta e violenta.
E qui ci soccorre la potenza delle immagini, nella nostra epoca è ormai scontata.
La fotografia di quel giorno è stata intessuta da mani abili e alacri capaci di curare ogni minimo dettaglio.

Battaglia di Lepanto (20)

E giunge il momento della vittoria rappresentato in questo altro arazzo.

Battaglia di Lepanto (21)

E queste sette galee che vedete a vele spiegate sono le imbarcazioni turche che tentano di fuggire e di sovvertire il loro destino.

Battaglia di Lepanto  (22)

In questa sala ci sono anche i due tramezzi destinati ad essere esposti tra le finestre, portano i simboli di Venezia e Roma, due delle parti che aderirono alla Lega Santa.

Battaglia di Lepanto  (23)

L’ultimo arazzo mostra la flotta della Lega Santa che in trionfo ritorna a Corfù.

Battaglia di Lepanto  (24)

E sull’arazzo si riconoscono ancora le galeazze vittoriose.

Battaglia di Lepanto (25)

E lo schieramento delle navi ammiraglie della Lega Santa, su ognuna sventola sempre la bandiera.
La prima della fila è ancora quella di Giovanni Andrea Doria con la lampada ben visibile.

Battaglia di Lepanto (26)

Le navi turche vengono rimorchiate nel porto di Corfù.
Su tutte spicca un’imbarcazione di colore verde, è l’ammiraglia della flotta turca che subisce così l’umiliazione della sconfitta.

Battaglia di Lepanto (27)

La storia narrata per immagini, preziose e rare, la storia intessuta in una trama fitta di colori e sfumature.
E’ l’arte dell’arazzo, dalle Fiandre a Genova, in epoche nelle quali ricchi committenti come Giovanni Andrea Doria fecero pervenire in queste città manufatti pregiati e di immenso valore.
E ancora adesso narrano ai nostri occhi il nostro passato, quando si andava sul mare tempestoso con le galee.

Battaglia di Lepanto (28)

LA FLOTTA VINCITRICE ENTRA NEL PORTO DI CORCIRA
RIMORCHIANDO CENTROTRENTA GALEE,
DOPO AVER DISTRUTTO E AFFONDATO LE ALTRE.

Le graziose Dame sulla galea del Principe Doria

Questa è una storia che avvenne nel mese di settembre di diversi secoli fa, nel lontano 1559.
Ai tempi il giovane Giovanni Andrea Doria, nipote dell’Ammiraglio Andrea, preparava una spedizione contro i turchi e così si trovava con le sue galee nel sud della nostra ridente penisola.
Ma questa non è una storia di battaglie e combattimenti, riguarda piuttosto un increscioso ed imprevisto incidente che accade in quella circostanza.
All’epoca il nobile genovese era nel fiore della giovinezza, infatti aveva appena vent’anni.
E un bel giorno, con il sole tiepido e il mare piatto, a lui venne avanzata una richiesta che proveniva da Dorotea Barrese, futura principessa di Botera.
Fu mandato un messo che chiese una galea.
Sì, Dorotea voleva proprio una galea per andar per mare con altre graziose dame per puro diletto e divertimento!
E insomma, Giovanni Andrea era un estimatore della beltà femminile e come dire di no a cotanta richiesta che proveniva da una fanciulla tanto deliziosa?
E così mandò la Galea Patrona e Dorotea e le sue amiche se ne partirono con il favore del mare calmo.
E le immagino ciarliere e allegre, agghindate di tutto punto come si conveniva a nobili donzelle, che bel viaggio!
E il vento era leggero, dapprima.
Poi ,d’un tratto, tutto cambiò.
E il mare prese a divenire sempre più agitato, si alzarono le onde.
Il mare mutevole e ingannatore sollevò spruzzi di bianca spuma e spinse la galea contro gli scogli.

Mare  (2)

Oh, non preoccupatevi!
Le dame furono tratte in salvo senza alcun pericolo!
Fu solo un grande spavento, per loro vennero inviate delle carrozze e alla fine giunsero a casa molto più tardi del previsto ma senza un graffio!
E la galea?
Beh, gli scogli l’avevano ridotta piuttosto male, immaginatevi la faccia di Giovanni Andrea quando venne a saperlo!
La ferale notizia gli venne data mentre il Principe stava cenando a bordo della Reale: in quel momento una barchetta della Patrona si avvicinò e uno degli uomini a bordo annunciò l’accaduto.
La galea Patrona venne riparata, tuttavia la spesa fu notevole, a conti fatti con quei denari si sarebbero potute costruire due galee nuove.
Così narra lo stesso Giovanni Andrea in un testo dal titolo Vita del Principe Giovanni Andrea Doria scritta da lui medesimo, in quelle pagine troverete questo singolare episodio.
E le graziose dame con i loro abiti preziosi e ricercati?
Oh, io sono certa che in diverse circostanze avranno riparlato di quella disavventura, conservando memoria del giorno in cui finirono contro un scogliera mentre navigavano sulla galea del Principe Doria.

Il Gran Roldano, storia di una splendida amicizia

Esistono al mondo diverse forme di amore e questa è una storia che narra di un sentimento eterno, di un affetto sconfinato che colma il cuore di gioia.
E sapete come inizia questa storia?
Proprio come una fiaba, state a sentire.
C’era una volta un Re che sedeva sul trono di Spagna e il suo nome era Filippo II.
E sapete, questo sovrano aveva certi rapporti con una famiglia genovese molto importante, una famiglia che dimorava in una magnifica villa nella zona di Fassolo.
E questo è il giardino, il giardino dei Principi Doria.

Palazzo del Principe (9)

E tra i rappresentanti di questa celebre famiglia c’era il Principe Giovanni Andrea, erede dell’Ammiraglio Andrea Doria e figlio di Giannettino,  tragicamente ucciso  all’epoca della congiura dei Fieschi, una vicenda della quale vi ho già parlato in questo articolo.
Un prode Giovanni Andrea Doria, all’età di otto anni era già a bordo delle galee di famiglia e divenne in seguito un eroico combattente, si distinse nella battaglia di Lepanto e Filippo II fece di lui il Comandante Supremo della flotta del Mediterraneo e lo nominò membro del Consiglio di Stato.
E un bel giorno il Re di Spagna decise di fare un dono a Giovanni Andrea, ma cosa si può regalare a un principe?
Oh, di sicuro a lui non mancava nulla, poteva permettersi ogni lusso!
E così il sovrano ebbe un’idea geniale: diede in dono a Giovanni Andrea un cane, un fedele molosso di nome Roldano.
E il suo padrone gli volle bene da subito, si rivolgeva a lui chiamandolo il Gran Roldano.
Giovanni Andrea era un principe ma certi sentimenti sono uguali per chiunque, immagino che lui e il suo caro amico a quattro zampe si siano goduti piacevoli passeggiate e che abbiano condiviso momenti di vera amicizia.
Il principe era davvero affezionato al suo cane e questo è uno dei ritratti che potrete ammirare a Palazzo.
Eccolo il Gran Roldano, di lui si cura un giovane paggio.

Il Gran Roldano Dear Miss Fletcher

Roldano accompagnò Giovanni Andrea finché ebbe vita e tutti voi potete figurarvi quale affetto li unisse.
E si sa, il destino è anche crudele, a volte ci sottrae i nostri affetti più cari, così accadde a Giovanni Andrea.
Il Gran Roldano, compagno di tante avventure, terminò la sua esistenza terrena nel settembre del 1605, con grande dolore di Giovanni Andrea  e questi, memore del grande affetto che gli aveva riservato il suo più caro sodale, volle ricordarlo nella maniera più consona.
E ricorderete, alle spalle della Villa dei Doria c’erano dei grandi giardini e un’immensa statua, il Gigante.
Giovanni Andrea volle che il Gran Roldano fosse sepolto ai piedi di quel possente monumento, una lapide commemorativa chiudeva la sua tomba.
E inoltre, tra i suoi ricordi più cari, Giovanni Andrea conservò gelosamente proprio quella spazzola d’argento che avete appena veduto nel quadro soprastante, con gli amici si fa così, si tiene da parte ciò che ci rammenta certi giorni belli.
E chissà quante volte Giovanni Andrea avrà sospirato davanti a questo quadro che si trova nel palazzo di Fassolo e  che ritrae il Principe  insieme al suo amico prediletto!

Giovanni Andrea Doria e il Gran Roldano Dear Miss Fletcher (2)

La fama di questa sepoltura impressionò persino certi viaggiatori.
La memoria del Gran Roldano è presente nell’epistolario di  Thomas Browne, il fedele molosso viene nominato in una lettera di Edward, fratello di Thomas.
E’ il 1664 ed Edward è in visita nella Superba e con grande meraviglia scrive che la cosa più strana che abbia veduto in questa città è la tomba di un cane di nome Roldano collocata ai piedi della statua di Giove, riporta persino la trascrizione della lapide.
E non è finita!
Il mio caro amico Eugenio mi ha narrato un aneddoto che è una vera chicca e così come mi è stato riferito io lo racconto a voi.
A quanto pare, ai primi dell’Ottocento la salma del Gran Roldano venne riesumata e i suoi denti furono utilizzati come ornamento, di dubbio gusto a mio parere, per gli orecchini di una gran dama.
E sapete cosa capitò?
Alcuni orefici senza scrupoli si misero a vendere orecchini con denti di cane spacciandoli per quelli di Roldano!
Pensate quanto era celebre questo cane!
E così veniamo ai giorni nostri, alla mia visita a Palazzo del Principe.
Il responsabile del Museo mi dice di sapere precisamente dove si trova questa lapide e ci lasciamo con la promessa di tornarci insieme, a quanto sembra è coperta dalle erbacce ed è praticamente impossibile trovarla se non se ne conosce la precisa collocazione.
Accidenti! Io ho una curiosità! Vado lo stesso, ci provo!
E così, una bella mattina di maggio ho praticamente messo in subbuglio un intero quartiere.
Mi sono detta: chiedo a tutti quelli che incontro, semplice no?
E quindi ho imboccato Via Pagano Doria e credo di aver ripetuto almeno venti volte la frase:
– Mi scusi, per caso sa dov’è la lapide di Roldano?
Sguardi perplessi e attoniti:
– E chi è questo Roldano?
E insomma, un signore mi ha garantito di abitare lì da sessant’anni e di essere certissimo che non ci sia nessuna lapide, lo stesso mi ha detto decisa una signora di una certa età.
E alla fine ho trovato due genovesi che mi hanno gentilmente mostrato l’agognata lapide.
Volete la fotografia? Eccola qua!
Non si vede niente ma mi pare giusto mostrarvela.

Lapide Roldano Dear Miss Fletcher

Esimio Comune di Genova, premesso che sono consapevole che questa città ha problemi ben più gravi, avrei da avanzare un’umile richiesta.
Sempre ammesso che sia di vostra competenza, gentilmente si potrebbe togliere tutte queste erbacce che deturpano la lapide?
Non è un marmo qualsiasi, questo è stato posto in memoria del Gran Roldano!
Eh, lo so che è già arduo che si conservi il ricordo degli uomini, figuriamoci quello dei cani, ma sarebbe un’iniziativa apprezzabile.
E che ne dite di segnalare con un cartello la presenza di questo reperto?
E poi, come vi ho detto, ho messo in allarme un’intera strada, gliela vogliamo far vedere questa benedetta lapide agli abitanti di Via Pagano Doria oppure no?
E ad eterna memoria del Gran Roldano che visse per lungo tempo accanto al Principe Giovanni Andrea Doria queste sono le parole incise su quel marmo.

QUI GIACE IL GRAN ROLDANO CANE DEL
PRINCIPE GIO. ANDREA DORIA IL QUALE
PER LA SUA MOLTA FEDE E BENEVOLENTIA
FU MERITEVOLE DI QUESTA MEMORIA ET
PERCHE’ SERVO IN VITA SI’ GRANDEMENTE
D’AMBIDUA LE LEGGI FU ANCO GIUDICATO
IN MORTE DOVERSI COLLOCARE IL SUO CENERE
APPRESSO DEL SOMMO GIOVE COME VERAMENTE
DEGNO DE LA REAL CUSTODIA
VISSE XI ANNI ET X MESI MORSE IN SETTEMBRE DI 1605 GIORNO 8 HORA 8 DE LA NOTTE

Nelle sale del Palazzo del Principe Andrea Doria

E vi porto ancora nella villa regale di Andrea Doria.
Il cielo è azzurro e regala una bella luce all’edificio che si erge maestoso davanti al mare.
Un palazzo magnificente, costruito per volere di Andrea e reso ancora più splendido dal suo successore Giovanni Andrea.
Correva l’anno 1529 quando il celebre e stimato ammiraglio fece avviare la costruzione della sua amata dimora.

Palazzo del Principe (2)

Su questo lato si trova lo splendido portale.

Palazzo del Principe (3)

E qui, dove abitò un uomo come Andrea che si distinse per il suo valore e per la sua grandezza, le figure femminili che dominano il portale rappresentano la Pace e l’Abbondanza, al centro si può notare lo stemma della famiglia Doria.

Palazzo del Principe (4)

Sulla facciata una lapide ricorda uno dei più celebri ospiti del palazzo, il compositore Giuseppe Verdi che, come si legge sul marmo, qui visse in gagliarda vecchiezza operoso.

Verdi

E poi si varca la soglia, si entra nel favoloso giardino.
E oggi questo articolo sarà ricco di immagini, forse più del solito, non soltanto perché questo è un luogo da visitare.
E’ anche occasione per porsi una domanda.
Per quale ragione dimentichiamo con tanta facilità la nostra grandezza passata?
Perché non sappiamo rendere omaggio a ciò che eravamo e a quel che siamo stati?

Palazzo del Principe (6)

Cammino e rifletto, penso alle nazioni che non hanno storie antiche alle spalle e mostrano con fierezza edifici che risalgono a 200 anni fa.

Palazzo del Principe (7)

Questo luogo è invece l’anima della potenza di Genova.
Genova che fu la Dominante dei Mari, noi oggi ce le dimentichiamo troppo spesso.

Palazzo del Principe (8)

Il sole gioca con le ombre e fa riflettere le sagome dei vasi sul selciato.

Palazzo del Principe (9)

Qui trovate una fontana che ancora non vi ho mostrato, è la fontana dei delfini.

Palazzo del Principe (10)

La grazia, la bellezza e l’armonia.
E sapete, ho scordato di dirvi che non occorre pagare alcun biglietto per visitare il giardino, potrete camminare qui, dove vennero le dame e i capi di stato.
Basta varcare la soglia.

Palazzo del Principe (11)

Alle spalle della fontana troverete un’epigrafe.
E noi perché non abbiamo memoria?
Perché dimentichiamo?
Perché non sappiamo più leggere il nostro passato?
Questa è la lapide, è in latino e ricorda la costruzione dell’acquedotto e delle fontane del giardino del palazzo.

Lapide

In questo palazzo, in questa dimora.

Palazzo del Principe (13)

All’ombra del porticato, davanti al mare che romba, questa è la casa di Andrea, principe di Melfi e uomo che dovrebbe suscitare orgoglio nei genovesi.
Siate fieri di essere suoi concittadini.

Palazzo del Principe (12)

E allora entriamo nei suoi appartamenti.

Palazzo del Principe (14)

Quando verrete qui troverete persone che vi narreranno tutto ciò che occorre sapere, studiosi competenti di arte e di architettura che vi racconteranno il Palazzo e i suoi misteri.
Io lo faccio alla mia maniera, per me camminare in posti come questo è un sogno ad occhi aperti, così vi porto nel mio sogno.
E questo è l’atrio, qui troverete bassorilievi e statue, antichi sarcofagi.

Palazzo del Principe (16)

Uno sguardo al soffitto, qui lavorò Perin del Vaga.

Palazzo del Principe (17)

Toh, una portantina! Ma è ovvio, con tutto questo andirivieni di notabili serviva eccome!

Palazzo del Principe (18)

E poi si sale lo scalone.

Palazzo del Principe (19)

E si giunge nella Loggia degli Eroi:  qui Andrea Doria fece affrescare le gesta dei suoi antenati, sono loro ad essere ritratti ancora dall’artista Perin del Vaga.

Palazzo del Principe (25)

Gli eroi di famiglia effigiati come antichi romani.
Tra loro c’è Oberto Doria l’eroe della Meloria, Corrado che conquistò Porto Pisano e Lamba che sconfisse i Veneziani a Curzola.
E sono splendidi e perfettamente restaurati questi affreschi.

Palazzo del Principe (21)

E guardate sopra di voi.

Palazzo del Principe (26)

E ancora altri rappresentanti della nobile famiglia.

Palazzo del Principe (23)

Un capolavoro che preannuncia ciò che troveremo.

Palazzo del Principe (24)

Un salone splendente, il salone dei Giganti, in questa sala troverete certi ritratti dei quali vi parlerò in una diversa circostanza, sono certa che rimarrete stupiti di ciò che ho da raccontarvi.

Palazzo del Principe (28)

Un salone regale, alle pareti si possono ammirare splendidi arazzi.

Palazzo del Principe (27)

E il soffitto è ancora opera di Perin del Vaga, con il suo pennello dipinse Giove che folgora i Giganti.

Palazzo del Principe (30)

Ecco un’altra stanza dove sono esposti altri arazzi.
Provengono da Bruxelles e risalgono al 1525.

Palazzo del Principe (33)

Gli arazzi finemente intessuti rappresentano i mesi.

Palazzo del Principe (34)

Ecco febbraio in tutta la sua luminosa e raffinata bellezza.

Palazzo del Principe (35)

Una stanza dietro l’altra e finalmente si incontra il padrone di casa, ha una certa età ormai e sfoggia una bella barba bianca.
Signori, salutate il principe Andrea Doria.

Andrea Doria

Un grande uomo  e i suoi simboli, qui ancora c’è il suo profilo e le sue potenti galee.

Medaglia

E poi ecco una stanza dove riposarsi!
Oh, finalmente! Peccato che il letto sia così corto, come al solito!

Palazzo del Principe (36)

Che bei sogni però, alle pareti ci sono quadri dipinti da Domenico Piola.

Palazzo del Principe (38)

E sono putti e paffuti angioletti che circondano l’aquila che è simbolo dei Doria.

Palazzo del Principe (37)

Una stanza che risplende d’oro.  Oh, io quasi quasi mi fermerei qua!

Palazzo del Principe (32)

E poi la Galleria Aurea voluta da Giovanni Andrea Doria.
E’ una grande sala, ai nostri tempi la si può affittare per i ricevimenti, credo che venire qui a festeggiare le proprie nozze potrebbe essere davvero fiabesco, non pensate anche voi?

Palazzo del Principe (39)

E sono lussuosi ed eleganti gli arredi, lo vedete da voi.

Palazzo del Principe (40)

Sopra di noi volteggia la Fama che diede onore a molti membri di questa famiglia.

Palazzo del Principe (41)

Ecco un prezioso torciere con l’aquila,  simbolo araldico dei Doria.

Palazzo del Principe (45)

C’è una piccola cappella dove raccogliersi in preghiera.

Palazzo del Principe (43)

E un trono! Eh, da queste parti bisognava essere preparati, arrivavano ospiti illustri, mica si può far sedere un sovrano su una sedia qualunque, eh no!

Palazzo del Principe (42)

E sì, venivano re, dignitari e nobili.
E adesso ci sono io, che piacevole sensazione.
Cammino, mi guardo attorno, ascolto chi mi accompagna e mi racconta la storia del palazzo.
Oh, ma lo sapete? Io credevo che avrebbe iniziato il suo discorso così: c’era una volta….
E già!
C’era una volta un principe e aveva la sua principessa, si chiamava Peretta Usodimare.
E adesso stiamo per entrare nel suo appartamento.

Palazzo del Principe (46)

Oh, ancora arazzi!
Le pareti ne sono ricoperte!
E qui davvero è il caso di usare quell’incipit delle fiabe.
C’era una volta una potente flotta che partì da Messina, la città che vedete ritratta in questa prima immagine.
E questi sono arazzi a memoria della gloriosa battaglia di Lepanto che avvenne nell’anno 1571, i nemici erano i turchi, tra loro il temibile Pialì Pascià e il corsaro Occhialì.
E tra i prodi che partirono sfidando le onde c’era anche Giovanni Andrea Doria con le sue galee.
Che libro di avventure la storia!

Palazzo del Principe (47)

Ecco i possenti schieramenti pronti a scontrarsi.

Palazzo del Principe (48)

Ed ecco il fiero vessillo di San Giorgio che sventola sulle galee.

Palazzo del Principe (49)

Ed ecco la battaglia con la quale il nemico verrà sbaragliato, un trionfo da ricordare.

Palazzo del Principe (5)

Un salone splendido, esserci è un sogno meraviglioso.

Palazzo del Principe (50)

E poi ancora altre sale, troviamo ritratti e opere d’arte d’ogni genere. Ecco Anna  Pamphilj, ma che abito meraviglioso, a volte mi piacerebbe essere principessa per un giorno!

Ritratto

Opere del Bronzino e della scuola del Tiziano, qui vedete un dipinto attribuito a Rubens, il ritratto del Cardinale Infante Ferdinando d’Asburgo.

Palazzo del Principe (52)

E ancora si sogna ad occhi aperti.
E quest’ultima parte dell’appartamento  comprende stanze private della famiglia Doria Pamphilj, stanze vissute dai discendenti di Andrea quando sono qui, nel loro palazzo genovese.

Palazzo del Principe (53)

Un lusso sontuoso e ricco.

Palazzo del Principe (54)

E sembra davvero di vivere in un altro tempo. Ma che altro è il sogno se non questo? Essere in un luogo che ti fa immaginare il suono di un’arpa, il profumo dei fiori, pare quasi di udire le gonne fruscianti delle dame, pare di sentire le loro parole sommesse e laggiù c’è un gentiluomo, ritto e fiero, lo vedete anche voi, vero?

Palazzo del Principe (55)

Ci sono gli antichi arredi, le specchiere e i ritratti degli grandi dame di casa.

Palazzo del Principe (56)

E c’è una slitta per giocare sulla neve!

Palazzo del Principe (57)

Ci sono candelabri che un tempo ressero candele per rischiarare il buio e cofanetti per i preziosi gioielli.

Palazzo del Principe (58)
Ci sono scrigni per celare segreti, anche i principi e le principesse hanno i loro misteri!
Palazzo del Principe (59)

C’è lo splendore di una dimora nobiliare, con il suo passato e le testimonianze di ciò che è stato.

Palazzo del Principe (60)

E qui termina la visita alle sale della Villa di Andrea Doria, uno dei palazzi più belli di Genova.
Avete veduto il giardino e la grotta, questo è lo splendore di una dimora nobiliare e qui trovate ancora il sito di Palazzo del Principe.
E come vi ho già anticipato, ci sono dei quadri che ancora devo mostrarvi, presto ne capirete la ragione, ho una bella storia ancora da raccontarvi.
E oltre a ciò ho in serbo per voi una bella sorpresa che vi coinvolgerà direttamente, domani vi svelerò di cosa si tratta, spero che ne siate contenti e che susciti il vostro interesse e il vostro entusiasmo.
Spira il vento di mare sulla casa che appartenne al Principe di Genova, spira il vento e smuove lo stendardo sul portone al di là del quale si può vivere un sogno.

Palazzo del Principe

Nel giardino di Palazzo del Principe

Una ricca dimora ed un sontuoso giardino appartenuti ad un illustre e stimato genovese, il Principe Andrea Doria.
Fu lui a volere che venisse edificato lo splendido Palazzo di Fassolo, sito al di fuori della Porta di San Tommaso e questo divenne il suo luogo prediletto come lo fu per il suo discendente Giovanni Andrea Doria.
Una posizione incantevole, la villa si affacciava direttamente sul mare, alle sue spalle le dolci colline erano un tripudio di giardini a terrazze, con boschetti, fontane e splendide statue.
Molto è mutato da quei tempi ma questo palazzo ha conservato tutta la magia e la bellezza degli anni passati, per chi visita Genova è una meta da non perdere.

Palazzo del Principe

Oh, che ricevimenti e che feste in questa dimora!
Non ci si faceva mancare nulla: concerti e sfide a scacchi, intrattenimenti con i giocolieri e fuochi artificiali.
In questa villa vennero i più grandi rappresentanti delle politica e del potere, sovrani e nobili furono ospiti della splendida dimora di Fassolo.
Correva l’anno 1533 e a Genova giunse l’imperatore Carlo V.
Venne accolto con tutti gli onori e rimase a Palazzo per dodici giorni, Andrea lo impressionò con gran sfoggio di magnificenza.
Per l’imperatore fece imbandire un sontuoso banchetto che si tenne a bordo della galea capitana.
E c’erano musici e cantori, le vivande vennero servite in ricche stoviglie d’oro e d’argento.
E al termine di ogni portata i ricchi piatti venivano buttati a mare! Che ricchezza Andrea Doria!
Oh, che meraviglia!
L’imperatore era allibito da tanta noncuranza, certo non sapeva che l’ammiraglio aveva fatto sistemare delle reti da pesca sul fondo del mare per recuperare le sue sontuose stoviglie che sarebbero state tratte a riva con tutta comodità dai servitori di casa Doria.
Fasto, sfarzo ed eleganza.

Palazzo Del Principe (2)

Tutto il bel mondo soggiornò al Palazzo di Fassolo, tra gli altri vennero Maria D’Austria, la Regina Margherita di Spagna e Napoleone.
La storia è passata per queste stanze, ancora adesso si respira un’atmosfera particolare.
E oggi vi porto nel giardino del Principe, a passeggiare tra i fiori e le piante di agrumi.
Il sole proietta le ombre sotto al porticato.

Palazzo del Principe (3)

E subito si trova una prima fontana.

Palazzo del Principe (4)

E’ ancor più suggestiva vista dall’alto.

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Passeggiando nel giardino, davanti alla fontana del Nettuno.
E lo splendore el la meraviglia vi coglie.
Nel giardino dei Principi.
E mi viene alla mente una notizia che ho letto su un libro di Luigi Tommaso Belgrano.
Signori, pare che il Principe Giovanni Andrea Doria avesse una persona di servizio incaricata esclusivamente di preparare le torte.
Si chiamava Maria Anselma colei che aveva questo dolce compito!
E io me lo immagino Giovanni Andrea che si rilassa nel suo giardino pregustando una fetta di chissà che dolce prelibato!

Palazzo del Principe (6)

E fu proprio Giovanni Andrea a commissionare per questa Villa un’uccelliera, ora non più esistente.
Aveva una cupola con l’immagine dell’aquila, simbolo araldico dei Doria.
E vi era all’interno un boschetto di cipressi, qui c’erano vari tipi di uccelli e dei regali fagiani.
Ma senti, senti!
Attorno è tutto un cinguettare!
Oh, io sono convinta che generazioni di pennuti si siano passati la voce riguardo alla favolosa uccelliera del Principe!

Uccellino

E anche loro vengono in visita e ci fanno compagnia, c’è un certo via vai, che meraviglia!

Uccellino (2)

Passeggiando nel verde, tra i fiori odorosi così magistralmente disposti dai giardinieri.

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Un giardino curato, come sempre dovrebbero essere gli spazi verdi.
Ma questa è ancora la dimora della famiglia Doria Pamphilj, è loro proprietà e a loro va il merito di aver aperto il Palazzo alla città.

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E così anche noi possiamo godere di tanta bellezza.

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E ci appaga la dolcezza del profumo fresco e delicato delle tante piante che arricchiscono questo giardino, sbocciano le rose attorno alla fontana.

Palazzo Del Principe (11)

Le piante diventano sculture, è un’arte antica.

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E quasi quasi apro il mio ombrellino parasole e prendo posto su una panchina!

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E sbocciano i piccoli semplici fiori.

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E gli agrumi spandono il loro effluvio odoroso, credo che Andrea Doria sia contento di sapere che il suo giardino sia così ben tenuto!

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Ogni scorcio riempie lo sguardo di bellezza.

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Ed è imponente e regale la statua al centro della fontana.

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Tutto è sontuoso e magnifico.

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Tutto richiama al senso di potenza e di grandezza, il dio del mare è il signore del giardino di un grande ammiraglio che compì imprese memorabili.

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E’ armonia, colore e bellezza.

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Ed è nelle tinte dei fiori, nella scelta delle piante che non è certo casuale.

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Si coglie un senso di semplicità ma i fiori sono scelti tenendo a mente un giardino ideale e reale, il giardino del ‘500 e del ‘600.

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E risplende delle tinte della primavera il giardino del celebre Ammiraglio.

Fiori (5)

Tutto sboccia, fiorisce e vive.

Fiori (3)

Celeste come il cielo della bella stagione.

Fiori

Rosa come la timida ritrosia di certe dame di altri tempi.

Fiori (2)

Certi petali  paiono di velluto.

Fiori (4)

E le  rose danzano al vento cantando un inno alla vita.

Fiori (6)

Nel cuore della città, questa inaspettata meraviglia.

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E sono anche sicura che Andrea Doria non sia affatto contento che gli abbiano costruito la sopraelevata davanti a casa, dev’essere piuttosto interdetto.
E lo capisco bene! La penso esattamente come lui!
Pensate che meraviglia quando davanti alla Villa c’era semplicemente il mare.
Ma i tempi cambiano, mutano le esigenze.
Resta la grandezza e il nome che suscita rispetto e stima, Andrea Doria è una figura di grande rilievo per questa città.

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E così, se ancora non conoscete il Palazzo, vi invito a venirlo a scoprire.
Entreremo insieme nelle splendide sale della dimora, intanto qui trovate il link del Palazzo dove potrete reperire le informazioni necessarie alla visita.
Venite a rendere omaggio alla grandezza di un genovese che ha fatto la storia in questa che fu la sua dimora prediletta.

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Venite qui, guardate verso i giardini e verso il mare, verso lo splendore della dimora di Andrea Doria.

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