Pescatori a Boccadasse

Li trovi sempre i pescatori a Boccadasse.
È il loro luogo, per alcuni è davvero casa, sono nati qui, davanti al mare.
I pescatori stanno sulla riva, tra gli scogli, stringono la canna da pesca tra le mani, mentre la lenza danza sull’acqua e l’onda frizzante si frange per poi ritornare in un continuo mutevole divenire.
I pescatori attendono, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Alcuni di questi pescatori poi scrutano il cielo e guardano lontano, è difficile indovinare i loro pensieri.

Boccadasse (2)

Certi figli del mare poi si fermano su uno scoglio.
Tra la costa e l’infinito, solitari e schivi abitanti del borgo.

Boccadasse (3)

E poi, verso sera, tutti si levano in volo e partono verso levante.
È davvero avventurosa la vita di certi pescatori, sempre.

Boccadasse (4)

Mentre le ombre lente scendono sui gozzi e sulle case colorate.

Boccadasse (6)

E altri restano ancora, davanti al blu, pescatori di Boccadasse con il mare nello sguardo.

Boccadasse (7)

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Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Cappellini bianchi

E poi ci si ritrova tutti insieme, nel tempo dell’ingenuità.
Coloro che compaiono in questa bella immagine d’epoca sono quasi tutti piccoli e quasi tutti portano un cappellino bianco in testa.
E poi la manina sul petto, un sorriso gioioso e l’espressione seria, una bimbetta ha qualcosa in bocca e quindi nella foto sembra che faccia una strana smorfia.

E poi dita in bocca, frangette, bretelle, abitini a fiori, infantili incertezze e pelle ambrata dal sole.
E lui che da solo è già un romanzo: stringe in un dolce abbraccio la bimba più piccina, ha questo modo di fare protettivo, è sicuro di sé e tiene l’altra mano sopra agli occhi per ripararsi dal sole che batte.
Lui da solo è una storia di infanzia avventurosa e di scoperta, di bellezza e infiniti stupori.

I bambini poi, come tutti i loro coetanei di qualsiasi epoca, amano mettersi seduti sui sassi, uno accanto all’altro.
E come dicevo alcuni hanno il cappellino bianco in testa, altri invece no.

Certi sembrano degli angioletti ma invece sono irrequieti e vivaci, delle piccole pesti che magari stanno soltanto architettando qualche guaio da combinare!

Stoffe a quadretti, tempo d’estate, sole negli occhi.

E ancora onde, gozzi, legno verniciato di uno stabilimento balneare.
E non mi è chiaro cosa regga in una mano il giovane uomo in piedi, un amico dice che secondo lui potrebbe trattarsi di un sigaro ma io non ne sono così sicura.
Erano anni lontani, nel tempo dell’infanzia.
E tra tutti loro c’era un bambinetto che guardava lontano, io vedo in lui la fiducia vera nel futuro e nelle opportunità che la vita terrà in serbo per lui.

E il sole brillava alto, in quell’altro tempo.
E c’erano sassi, speranze e cappellini bianchi.

Un lavatoio a Capolungo

Andando a levante e percorrendo la passeggiata di Nervi fino a Capolungo si arriva ad una piccola spiaggia molto cara ai genovesi.
Nulla di pretenzioso, è un luogo vissuto e vero, è un angolo raccolto di Genova dove scrosciano le onde inquiete e dove i gozzi riposano sulla spiaggia.
Queste un tempo erano case di pescatori, gente semplice che conosceva altre fatiche molto diverse dalle nostre, noi ci sediamo su questi sassi ad ammirare il mare, questi sono i luoghi delle nostre lente pigrizie.

E c’è una creuza che conduce a Capolungo, rischiarata dal sole brillante scende ripida verso la piccola spiaggia sferzata dal vento di mare.
In altri tempi e in altri giorni le donne andavano a fare il bucato a questo lavatoio, arrivavano con le conche cariche di panni e i loro colori e le loro chiacchiere erano semplicemente vita.

Nervi di creuze, Nervi di caruggi, panni stesi e fresca brezza marina.

Luogo di spossanti fatiche e di antiche memorie, forse per qualcuno ancora care.

Sul lavatoio di Capolungo è affissa una targa in ceramica, è un ricordo ma è anche un maniera gentile di conservare un frammento del tempo passato che noi non abbiamo vissuto.

A Nervi, passeggiando verso levante.
A pochi passi dalla spiaggia dove le onde inquiete danzano senza posa.

Tipi da spiaggia

Delle mie passeggiate davanti al mare amo la certezza che troverò sempre modo di meravigliarmi e che di sicuro farò piacevoli incontri, accade sempre.
Nel levante di Genova, davanti al profilo della costa con queste rocce scoscese.

La chiesa, gli scogli, le case di Quinto che si affacciano su questo blu lucente.

Quinto (2)

Tra il mare e la collina, in uno di quei luoghi che riconosciamo come veramente nostri.
Strade, case, vita vera e reale.

Quinto (3)

Mentre l’onda calma si posa sulla battigia.

E avanzano fierissimi tre tipi da spiaggia, eccoli qui.

Quinto (5)

Sono stati padroni del mare per diverso tempo, li ho visti sguazzare placidi e felici nell’acqua.

Quinto (6)

Mentre il mare bagnava i sassolini facendo brillare ancora di più certi colori.

Quinto (7)

Libertà, aria leggera e felicità.
Insieme, loro tre.
Tre tipi da spiaggia, proprio così.

Quinto (8)

Qui dove alcuni hanno i gozzi davanti alle finestre.

Quinto (9)

Ed esci di casa e il mare è davanti a te e ad una certa ora il sole all’orizzonte quasi ti abbaglia.

Quinto (10)

Scogli, ringhiere, scalette, quieta vita di una città di mare.

Quinto (11)

E gozzi, salvagenti, tinte vivaci.

Quinto (12)

Istanti perfetti di bellezza marina intrisi di luce chiara di primavera.

Quinto (13)

E tu lo sai, alcuni sanno amare queste spiagge ancora meglio di altri e sanno godere di questi momenti irripetibili.

Quinto (14)

Là, su quella riva, spiccava una minuzia di verde brillante tra i sassi levigati dal mare.

Quinto (15)

Là, dove si frangono le onde quiete del blu di Genova.

Quinto (16)

Davanti al blu

Navigando insieme, verso l’orizzonte lucente e increspato dal vento.
Senza voltarsi indietro e respirando il mare.
Un viaggio di sguardi e sospiri, su onde impetuose e spumeggianti.
Un tempo condiviso, al ritmo del sole e della stagione nuova, la gioia lasciarsi cullare da un lento dondolio.
Un abbraccio, un tramonto, il tempo di ritornare.
Per rimanere, così vicini, semplicemente davanti al blu.

Storie di barche e di gozzi

Le mie passeggiate davanti al mare sono sempre motivo di gioia e di nuove scoperte, è così Genova, lei non smette mai di stupirmi.
E sa essere così bella e lucente in certi giorni quando il suo mare è calmo e brillante.

E poi, ogni gozzo è una storia che non possiamo conoscere e racconta qualcosa di coloro che amano affrontare le onde, calare le reti e prendere il vento sul viso.
Io potrei passare giornate intere a leggere i nomi delle barche, alcuni sono come romanzi.

E su certi gozzi poi sono scritte vere dichiarazioni di amore, ad esempio questo si chiama così: le mie gioie.

E poi alla gente di mare non manca certo il senso dell’ironia.

E intanto mi perdo a guardare la linea blu all’orizzonte e ad ascoltare i suoni della primavera, bella stagione di piacevoli lentezze.

Qui in questi quartieri di piccole spiagge raccolte ogni angolo narra sempre storie di onde e di deliziosi doni del mare di Liguria che portiamo sulle nostre tavole.
E non poteva essere diversamente: a Zena acciughe e bianchetti se ne stanno vicini!

E anche questa barca porta il nome di un pesce di questo nostro mare.

Sono così le mie passeggiate sulle spiagge di sassi, ricche di momenti intrisi di piccole grandi bellezze.
E spiccano il giallo e il turchese mentre la luce di primavera si posa su queste storie di barche e di gozzi.

Una casetta a Capolungo

È una casetta che si trova nell’incanto di Nervi, proprio prima di arrivare a Capolungo.
La ringhiera azzurra, le panchine, il cielo limpido e chiaro, così era ieri e laggiù la casa rossa, colori di Liguria caldi di sole e di luce.

Là sotto, contro le rocce levigate e scoscese, infuria il mare, si schianta con vigore e l’azzurro si dissolve in frizzante spuma bianca.

E si susseguono le onde in una danza che sembra non avere mai fine.

E allora, nella casetta rossa, è il momento di tirare le tendine e di chiudere le persiane per ripararsi dal fragore del mare.
O forse è un’illusione? Osservate bene, lassù, all’ultimo piano c’è una graziosa finestra dipinta.

E poi ecco un vasetto di coccio, i fiori, un pizzo trasparente e leggero.

E luce ed ombra, mentre si scende verso Capolungo.

E gozzi, acqua che luccica, ancora onde potenti.

E tutto è quieto, di mattina, tra panni stesi ad asciugare sospinti dall’aria di mare, caruggi e semplicità.
Sta tutta lì la bellezza, nelle cose vere e nei luoghi che raccontano la vita delle persone.

E su quel mare inquieto si affacciano i balconi e le finestre della casetta rossa.

Ogni giorno ognuno di noi compie il proprio viaggio e poi ritorna al luogo al quale appartiene: alla propria spiaggia, al posto che è casa nostra.
E per alcuni è qui, davanti a questa riva.

Nel luogo in cui l’abisso pronuncia le sue parole ed è energia, forza e gioia, vita e libertà, respiro eterno.

Mentre ancora tornano le onde e si inseguono con la loro musica infinita, sinfonia del mare davanti a Capolungo.

Una piazzetta a Boccadasse

Una mattina celeste e chiara, a Boccadasse.
Lasciandosi alle spalle il mare, la spiaggia, i sassi, il gozzo adagiato sulla riva.

E imboccando questo vicoletto.

Si arriva in una piazzetta sulla quale si affaccia anche un bel ristorante ma in una mattina qualunque non c’era folla, eravamo in pochi da queste parti.

E ancora, oltre la casa rosa.
Stradine, finestrelle e panni stesi.

Ha tutta la sua bella semplicità questo posto, tutto è vero e vissuto, narra storie di marinai e di pescatori, ogni scorcio di Boccadasse è parte della sua anima.

Qui, camminando su e giù, mi sono messa a chiacchierare con un signore.
Nato qui e vissuto sempre qui, mi ha detto con un sorriso di non aver mai pensato di poter abitare altrove.
E come si fa a non comprenderlo?
Una casa a due passi dal mare, in un luogo che racchiude tanta bellezza.

Ancora qualche passo, ancora avanti.
E sono arrivata in una piazza ampia e accogliente con i suoi edifici alti e semplici, non è difficile immaginarla anche in epoche più lontane.

E ho veduto piante, vasi di coccio e portoncini verdi.

E ortensie rigogliose, gerani e giare panciute.

E fiorellini azzurri e sedie di metallo color del cielo.

Fili da stendere, rampicanti, sole sui vetri e vita, semplicemente vita vera.

E poi ho ripercorso la strada a ritroso, tra le case gialle e rosa e sotto al candido bucato.

E sono tornata là, davanti al mare, nella semplice e perfetta bellezza di Boccadasse.