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Posts Tagged ‘Gozzi’

Le vele.
Le vedo a volte in lontananza, dal mio terrazzo, oltre le gru e oltre la vita del porto.

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Oltre la Lanterna, piccole e biancheggianti come barchette di carta, mentre un aereo sfreccia in cielo.

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Ogni vela è una nuova sfida, una meta da conquistare, una costa da raggiungere.

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Alcune sono distanti dallo sguardo, caparbie inseguono la libertà.

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Certe invece navigano quiete, in cerca di un approdo o di una spiaggia alla quale arrivare.

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Una vela candida si gonfia, si inclina, rapida segue la sua rotta.

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E andando al largo si scorgono vele maestose che compiono viaggi avventurosi sulle onde.

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Sul mare blu, davanti a Boccadasse.
E puoi anche pensare che da certi terrazzi a volte possa affacciarsi qualcuno solo per scrutare l’orizzonte, in cerca di una vela.

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Dondolano, sull’acqua scintillante di riflessi d’argento.

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Si affiancano, mentre le accarezza la brezza marina.

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Un piccolo gozzo, una vela.
Sull’immenso mare fonte di vita e di gioia.

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Un bagliore acceso, una luce sfavillante, onde inquiete che lambiscono le rocce.
Un soffio di vento sospinge la vela, mentre tutto luccica.

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Ed è accaduto così, senza che me ne accorgessi.
I giorni sono trascorsi e molto tempo dopo ho riguardato questa immagine: cielo limpido e luccicante, mare piatto come una tavola.
La scia, la punta del pennello che sfiora la tela.
Turchese, blu mare, celeste.
E il privilegio di esserci, davvero.
E poi accorgersene mesi dopo.
Stupirsi, meravigliarsi.
Un incanto inatteso.
Un panorama o forse no: è un quadro di un celebre pittore americano, tra il mio sguardo e l’orizzonte.
Un gioco di linee perfette, un magia di toni e colori.
Un istante di solitaria riflessione, un frammento di vita catturato per caso.
Un panorama o forse no: Edward Hopper a Camogli.

Camogli

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Quando senti il vento.
E già sai, questo è il richiamo del mare, la sua voce.
E già sai, lo troverai così, chiaro e lucente di sfumature d’azzurro.

Corso Italia (4)

Agitato, indomabile, irrequieto.

Corso Italia (2)

E qualcuno cammina sulla battigia.

Corso Italia (3)

Quando senti il vento guarda il mare.

Boccadasse

Devi solo esserci, nulla di più.

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In silenzio, su un muretto, davanti a una ringhiera, mentre il vento solleva spruzzi d’acqua che si frangono contro gli scogli.

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Tormentato, vitale, infinito mare.

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Quando è così, il mare non si calma, è senza posa.

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Eterno fluire, eterno rinascere.

Boccadasse (6)

Fermati davanti ai gozzi.

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Ad ascoltare questa musica, nessuno al mondo sa cantare la melodia dell’universo come il mare.

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Taci, ascolti, il mare ti sfida a guardarlo.

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E monta, riprende forza, ha sempre più vigore.

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Oltre le case, oltre le finestre che si affacciano sulla creuza.

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Onda dopo onda, spuma di mare dono del magnifico vento che increspa l’acqua e la tormenta.

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Implacabile e potente vento: lassù, a Capo Santa Chiara, la meraviglia di non reggersi quasi in piedi.
E stupore e bellezza.

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E geometrie di Genova, in questa primavera sempre più tiepida.

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Quando senti il vento.
E il canto del mare rimbomba nel cielo, prima più flebile e poi ancor più potente.
Infinito, instancabile.

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Quando senti il vento.
E il richiamo del mare.
Ascolta.

Boccadasse (17)

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Un giorno di marzo a Camogli, un breve viaggio in treno e poi giù da uno dei caruggi che portano alla passeggiata.

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Non c’è quasi nessuno e sembra già estate, i colori del mare brillano e giorno dopo giorno scivoleremo verso la calda estate e verso una stagione sempre più luminosa.

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Prima di passare sotto l’archivolto è d’obbligo una sosta in un celebre negozio, tutti i liguri lo conoscono, non c’è posto migliore per gustare la focaccia.

Camogli (4)

Questo è un luogo che certo merita un approfondimento, troverete anche delle panchine lì davanti, salite i gradini e lasciatevi conquistare dai fragranti effluvi di Revello.

Camogli (5)

Credetemi, se ci entrate una volta uscirete da qui con la certezza di ritornarci.

Camogli (5a)

E la vostra giornata al mare inizierà come la mia: cielo azzurro, gozzi capovolti e focaccia calda di Camogli.

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E potrete gustarla camminando sotto ad un portico dal quale si scorgono le barchette che dondolano sull’acqua.

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O forse vi fermerete a leggere promesse di amore eterno scritte sui cuoricini rossi legati alle reti da pesca, nel borgo ligure è una romantica usanza della festa degli innamorati.

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Del resto la vita è più dolce quando si è in due, vero?

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Lasciato il porticciolo magari potrebbe venirvi la curiosità di vedere se sono maturati i fichi d’India: lo sono eccome, rossi e succosi crescono sulla grande pianta che sovrasta il mare e le rocce affioranti.

Camogli (10)

E poi la spiaggia.
Come me anche voi camminerete sui sassi, in un mattina limpida e chiara, con l’acqua calma che appena sfiora la riva.

Camogli (11)

Sapete che c’è?
Come le persone anche i sassi a loro modo sono irripetibili, non ne esistono due uguali.
E come certi di noi si distinguono per sensibilità o per qualche dote del carattere, anche i sassi sono semplicemente unici, alcuni più di altri.

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Mi siedo davanti al mare e noto una tonalità di rosso brillante, pare stagliarsi decisa sul grigio.

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Una manina distratta ha abbandonato al suo destino un’avventurosa macchinetta.
Sui sassi, in primavera.

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Sulla spiaggia di Camogli, in un giorno di marzo.

Camogli (14)

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Camminò a lungo sopra a quei sassi tondeggianti non sapeva mantenere l’equilibrio e questa, in qualche modo, era per lei una sensazione inebriante.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Quelle parole le risuonavano spesso nella testa, quante volte gliele avevano ripetute!

Sassi
Aurora Millicent Fairfax era stata una bambina cagionevole, certi inverni della sua infanzia li aveva trascorsi osservando il mondo da una finestra, nella sua casa a graticcio, nella pacifica Saint Albans.
Figlia unica, protetta come un fiore raro, era stata una bimbetta docile e paziente ed era poi divenuta una fanciulla fragile, ad ogni infreddatura e ad ogni debole colpo di tosse la mamma e le zie si mettevano a snocciolare speranzose preghiere al Padre Eterno affinché proteggesse la loro delicata creatura.
Il medico aveva suggerito per Aurora un soggiorno in un luogo dal clima tiepido e salubre, così la famiglia lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in un’incantevole villa in Albaro.

SanFrancesco d'Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Giorno dopo giorno, come per una sorta di miracolo, Aurora era come rifiorita: sulla sua pelle diafana erano sbocciate minuscole e chiare efelidi, il suo respiro non era più affannato.
La signorina inglese conduceva un’esistenza quieta, Aurora suonava il mandolino e amava i libri, ne aveva un baule pieno e li trattava con il riguardo che si conviene, a volte tra quelle pagine deponeva piccoli fiori.

Mandolino

Prediligeva i romanzi di Jane Austen, le cupe atmosfere di Dickens e i versi di Keats: in quei volumi trovava mondi che non aveva mai veduto, viveva amori che non aveva nemmeno mai osato sognare.
La sua vita tranquilla all’improvviso subì un inatteso terremoto: senza dir nulla a nessuno, in certe luminose mattine apriva il cancello del giardino e si allontanava dalla villa.
Si comprenderà che i genitori di lei si dimostrarono da subito molto apprensivi al riguardo: Aurora dava risposte evasive, li rassicurava dicendo che andava a leggere davanti al mare e loro, per quanto preoccupati, decisero di non porle ostacoli.
La loro figliola in fondo era stata sincera, qualcuno disse poi che l’avevano vista intenta nella lettura, proprio là, dove le onde si frangono contro gli scogli.
Era certamente lei, Aurora Millicent Fairfax con il suo cappellino e i guanti scuri, l’abito celeste e gli stivaletti con i bottoncini.

Via San Giuliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non era soltanto il canto della risacca a condurla in quel luogo, Aurora aspettava i pescatori.
Uno di loro, senza alcuna malizia, aveva suscitato la sua attenzione, la ragazza aveva anche vagamente intuito il nome di lui: il giovane si chiamava Taddeo e parlava una strana lingua cantilenante, un dialetto per lei incomprensibile.
Taddeo non sapeva nulla della Regina Vittoria o di William Shakespeare, lui era un uomo di mare, non conosceva una parola di inglese e certo non era mai stato a Londra, penso lei mentre da sotto il suo cappello lo osservava.
Taddeo aveva la pelle riarsa dal sole, il viso scuro come l’ebano, portava sulla testa un buffo berrettino e teneva i calzoni arrotolati.
Taddeo stava a piedi nudi nell’acqua, la signorina inglese non aveva mai avuto l’ardire di fare altrettanto!

Pescatori allo Strega

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche lui la notò, così dolce ed eterea Aurora non passava certo inosservata.
Furono diversi e ripetuti quegli incontri fugaci e silenziosi, ogni volta lui la omaggiava con dei piccoli doni che risvegliavano la meraviglia di lei.
Un pugno di sassolini colorati, conchiglie maestose che Aurora non aveva mai veduto prima.

Conchiglie

Un giorno Taddeo mise ai suoi piedi una stella marina rossa come il sangue, Aurora abbassò il suo libro e accennò un timido sorriso mentre la creatura degli abissi riguadagnò lentamente la via del mare.

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Dissero che l’avevano veduta spesso, proprio nel punto dove la strada compie una curva.
Gli amici di Taddeo giurarono di non saperne nulla, solo un certo Martino, con il fare di chi custodisce un prezioso segreto, svelò alcuni particolari che lasciarono attoniti i signori Fairfax.
Disse che un giorno aveva sentito la voce di lei, gioiosa e soave, non riusciva a smettere di ridere mentre cercava di pronunciare alcune parole in dialetto, era goffa e incerta in quei suoi buffi tentativi.
Aurora stava seduta sui sassi e Taddeo era in ginocchio, di fronte a lei.
E poi, d’un tratto, la signorina inglese si era tolta gli stivaletti e tenendo sollevati i lembi dell’abito aveva camminato nell’acqua mentre la spuma del mare accarezzava le sue caviglie.
Taddeo le era rimasto accanto come un angelo custode.

Mare (2)

E questo era tutto, da quel giorno Aurora Millicent Fairfax era scomparsa nel nulla e anche di Taddeo non c’era più traccia.
I signori Fairfax attesero la figlia per lungo tempo e tornarono spesso in quel luogo dove lei era solita fermarsi.
I libri di lei furono riposti nel baule, le corde del mandolino non suonarono più, rimase impressa nella memoria di loro il viso dolce di quella figlia tanto amata e protetta come un fiore raro.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Le sentiva ancora quelle parole, erano indelebilmente impresse nella sua mente.
Taddeo le diede la mano e restarono lì, sulla scogliera, mentre l’orizzonte si tingeva di oro.

Mare

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Ogni persona è un romanzo, a volte non puoi leggere certe storie ma puoi giocare con la tua fantasia.
E allora osserva bene: vedrai un giovane uomo, è un pescatore di nome Taddeo, accanto a lui c’è una fanciulla dalla pelle chiara, è la signorina Aurora Millicent Fairfax, l’ultima volta l’hanno vista là, seduta davanti al mare.

Via San Giuliano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Pomeriggio.
Onde, sassi, gozzi capovolti.
Due donne sedute in riva al mare, poco distanti bambini che giocano.
Facciamo a chi arriva prima fin laggiù?
Io scappo e tu mi prendi, dai!
Sul molo tre pescatori, le lenze ondeggiano nell’acqua, le parole risuonano nel vento.
Un giovane uomo, sta appoggiato sui gomiti, solitario e assorto.
Una barchetta attende il suo prossimo viaggio, salperà verso coste verdeggianti, toccherà approdi silenziosi tra aguzze rocce bianche.
E poi una ragazza, una famiglia e un gruppo di amici.
Di pomeriggio, sulla spiaggia di Camogli.
E tu, tu non ci sei.

Camogli

Il tuo è un altro tempo.
Il tuo tempo è scandito da una musica diversa, lo illumina la luce chiara del mattino.
E non c’è nessuno attorno a te, sei immerso nella quiete di un giorno perfetto mentre mare, cielo e nuvole quasi si confondono tra loro in una sola tonalità di celeste.
Le panchine sono vuote, la spiaggia è deserta.
E ci sei soltanto tu, tu con la giacca a vento rossa.

Camogli (2)

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Un pomeriggio d’inverno al Porto Antico.
In riva al mare, tra amici.
Ditemi, c’è forse qualcosa di meglio?

Uccellini

Accoccolati tra le corde, fissando un punto indefinito.

Uccellini (2)

Oppure lassù, tra cielo e aria, c’è sempre un nuovo orizzonte che ancora devi esplorare.

Uccellini (3)

Nel frattempo, in attesa di nuove eccitanti avventure, occupiamoci del quotidiano.
Si scende, cosa si potrà mai fare su questa barca che dolcemente dondola lenta?

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Un voletto, si saltella di qua e di là e finalmente si giunge a destinazione.

Uccellini (5)

Ci si guarda un po’ intorno, la giornata è calda, il cielo è sereno e proprio là sul fondo dell’imbarcazione c’è dell’acqua nelle scanalature.

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Toh, sembra proprio fare al caso nostro, ha così inizio l’operazione bagnetto!

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Si immergono le zampette, ci si bagna la testolina, si passa a una sciacquata veloce e poi giunge il momento di una bella scrollatina d’ali, ecco fatto!

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E si ritorna a sistemarsi come prima, al sole ad asciugare le piume.

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Guardando il mare, d’inverno al Porto Antico.Uccellini (10)

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Camminando sotto le luci, nei giorni che precedono il Natale.
E sì, per me la città è più allegra, io amo certe luminarie, in alcuni luoghi sanno rendere più scenografiche le vie.
Via Luccoli, bella ed elegante, è vestita a festa.

Luci (2)

E brilla una luce azzurrina presso certi imperdibili incroci.

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Natale è fiocchi rossi e luccicanti sospesi nel buio.

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E in alcuni tratti, attorno alla Maddalena, si leggono parole di luce e tra tutte ne prediligo una che si trova all’inizio di Vico Inferiore del Ferro, sarà perché amo stupirmi e credo che sapersi sempre sorprendere sia un grande dono.

Luci (5)

E poi giù, verso i Macelli, nei luoghi dove tutto è già suggestivo.
Aggiungi le luci.
E guarda.

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E nella piazzetta, tra i banchi della frutta e del pesce.

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E ancora azzurro, tra sfumature di pesca e di rosso.

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E poi ancora caruggi, insegne, negozietti, tavolini e sedie, sotto le feste.

Luci

E un albero di scatoline nella vetrina di una raffinata pasticceria genovese.

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Pasticceria Profumo

Palazzi splendenti che non hanno neppure bisogno di ulteriori illuminazioni.

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E l’albero più lucente della Superba si specchia nell’acqua del mare.
Fai come me, fermati alla ringhiera, aspetta.

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Brilla, brilla, brilla.

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Aspetta.
Aspetta che il sole scenda piano e diffonda il suo chiarore in lontananza perdendosi tra certi bagliori d’argento.

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Guarda, le luci del Natale e le luci del quotidiano.

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Le linee, i disegni perfetti tracciati nel cielo della sera.

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I colori e i riflessi della città.

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E bronzo, oro, bianco, nel mare di Genova.

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Aspetta che sia buio, allora tutto riluce ancor di più.

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E c’è un luogo, a Genova, che ha la dimensione raccolta di un presepe incastonato in una piccola e meravigliosa insenatura.
Vai a Boccadasse, in una sera d’inverno.

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Dormono i gozzi, nel buio silenzioso.
Là, sullo scoglio proteso sul mare, brilla di blu un semplice alberello e si riflette nell’acqua, in una notte di dicembre, a Boccadasse.

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Quei posti dove ritorni.
E ancora, ancora, tante volte.
Bogliasco è talmente vicina a Genova, è il primo paese che si incontra dirigendosi verso levante, meta di pomeriggi estivi e di tante domeniche passate a crogiolarsi al sole.
Quei posti dove ritorni.
Certo, in passato ne ho già scritto su queste pagine, però sono capitata qui il 30 Ottobre: era caldo, era luminoso e c’era questo mare.

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E la passeggiata scende, dolcemente.

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La rosa dei venti, in un giorno di magnifica quiete.

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La riviera è anche questo, linee, ringhiere e disegni di ombre.

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E poi quel mare, azzurro come zaffiro.

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Sulla spiaggia alcuni bagnanti si godono il clima così piacevolmente tiepido.

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Guarda.
Tra le case, nei caruggi.

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Ed io mi metto là, alla ringhiera.

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Sai, in questi posti dove ritorni spesso trovi sempre i gozzi davanti alle porte di casa, cose da gente di mare.

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Sali, segui la creuza, segui il sole, la linea dei mattoni e la luce.

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Scorci d’un giorno d’autunno che sembra estate.

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Un bagliore luccica sull’orizzonte e giocano la luce e l’ombra.
Quelle linee, dritte e perfette, raccontano l’essenza di questo borgo dalle case colorate e così vicine l’una all’altra.

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Guarda.

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E poi mettiti seduta su una panchina e aspetta.
Che altro ti serve? A me nulla, io sono a posto così.

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Il fascino e l’eleganza di uno dei borghi più amati di Liguria.

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E ancora linee e ancora muretti e mare turchese.

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I tavolini all’aperto, i muri caldi di sole, la musica lenta delle onde.

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E ognuno si gode la giornata alla propria maniera.

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E poi piante, vasetti sui gradini, curve che si perdono nel sole.

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E barche tirate in secca, protette dai teli.

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In questi posti dove ritorni tante volte.
E già sai che attraverserai un antico ponte e prima di percorrerlo vedrai il borgo ligure così, in questa cornice.

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Prima di andarmene ho fatto una sosta al panificio nei pressi della Stazione e mi sono incamminata verso Nervi con la mia striscia di focaccia tra la mani, una bellezza!
Una passeggiata, l’aria fresca, il caldo, un bel panorama e una semplice bontà da gustare, queste sono le piccole e insostituibili gioie della vita.

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E poi intanto lo so, questo è uno dei posto dove tornerò.
Ancora.
Là dove l’onda accarezza la sabbia e dove il mare è azzurro come zaffiro.

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Se vai a Sturla, in un giorno di nuvole, troverai il colore dell’autunno.
E’ là, nel tempo sospeso di una spiaggia deserta, in una mattina che scorre via scandita dal fragore del mare.
E i tavolini sono vuoti, gli ombrelloni sono chiusi.
Settembre, nel levante di Genova.

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Eppure tutto ancora ha la prepotenza dell’estate, c’è sempre una nota vivace che tenta di emergere nel grigiore di questi giorni.

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E ancora si tengono i fiori e i vasetti alla finestra, qui, davanti al mare.

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A breve distanza c’è la Madonnina dei Pescatori.
E c’è una porta aperta, l’orizzonte è laggiù.

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Celeste e bianco, onde inquiete e agitate.

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E turchese e legno, ti ricordi l’estate? Era solo poco tempo fa.

Sturla (6)

E qualcuno la insegue, è una ragazza bizzosa l’estate: prima ti assedia e ti tormenta, poi d’improvviso ti volta le spalle e se va.
Corre, affonda i piedi nella sabbia e fugge lontano.
La vedi l’estate? Ha i capelli sciolti e si volta indietro a guardarti, ti sorride e scappa via, si perde in un temporale o in una notte scura.
Eppure qualcuno la insegue, gonfiando di vento le vele.

Sturla (7)

E’ un gioco, una sfida, una questioni di delicati equilibrismi.

Sturla (9)

E intanto c’è chi cammina sui sassi in una mattina di settembre.

Sturla (8)

E tutto è fermo, silenzioso e immobile.

Sturla (10)

Parla soltanto il vento, sussurra appena a chi lo sa ascoltare.

Sturla (11)

Guarda.
Il pavimento bagnato, là in fondo grigio, celeste e carta zucchero.
E la vedi laggiù?
L’estate ti saluta, svanisce sul mare d’argento e lascia il posto al colore dell’autunno.

Sturla (12)

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