Galleria Nino Bixio, gli sguardi di due illustri genovesi

Se scenderete da Via Martin Piaggio lasciando dietro di voi il monumento a Giuseppe Mazzini è così che vedrete queste due imponenti statue.

Statue Baroni (2)

Ritte ed austere, sono dedicate a due illustri concittadini, sulle spalle di ognuno è posato un lungo mantello il cui drappeggio arriva fino a terra.

Statue Baroni (3)

Là, sulla balaustra che sovrasta la Galleria dedicata al patriota Nino Bixio vigilano silenziosi due grandi genovesi, il loro sguardo viene da lontano, dai tempi della grandezza della Superba.

Statue Baroni (5)

A effigiare i loro tratti fu lo stimato scultore Eugenio Baroni, colui che realizzò il monumento di Quarto e che impresse il suo stile in diverse opere che potete ammirare al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Statue Baroni (4)

Le statue che sovrastano Piazza Corvetto, come si può leggere sui basamenti, risalgono al 1929.

Statue Baroni (7)

Un particolare già svela il carattere guerresco di un uomo indomito e senza timori.

Statue Baroni (6)

Il suo sguardo è fiero e lungimirante, non lo fermò mai nulla durante le sue imprese.

Statue Baroni (8)

Ha la spada sul fianco e l’armatura, questo è l’orgoglio di Guglielmo Embriaco detto Testa di Maglio, qui trovate la sua storia.
Così lo rappresentò Eugenio Baroni.

Statue Baroni (9)

Gli è accanto una figura altrettanto illustre per questa città, ha occhi magnetici e severi, lo contraddistingue il piglio deciso di un valoroso condottiero.

Statue Baroni (16)

Statue Baroni (10)

È l’Ammiraglio Andrea Doria e la sua imponente figura svetta contro il cielo azzurro di Genova.

Statue Baroni (11)

Le statue, come ho già scritto, sono del 1929 e quando vennero collocate sulla Galleria la stessa era intitolata alla Regina Elena.
E insomma, c’è da dire che all’epoca non incontrarono proprio il gusto estetico del tempo, sulle pagine di Il Secolo XIX si trovano lettere di protesta, il gusto e lo stile di Baroni non andavano a genio a diverse persone.
Un lettore suggerisce di collocare al posto delle statue dei bei vasi come quelli che si trovano sulla balaustra di Via Garibaldi.

Statue Baroni (12)

A quanto si evince dal giornale anche i membri dell’Associazione A Compagna ebbero da ridire sulle statue, proprio non erano gradite e fecero storcere il naso a tanti genovesi.
Ebbene, con buona pace dei cittadini del passato che espressero così apertamente la loro disapprovazione, l’Embriaco tuttora domina orgoglioso su quella balaustra.

Statue Baroni (13)

E vicino a lui c’è il più celebre dei Doria.

Statue Baroni (14)

Posano il loro sguardo austero sui genovesi di questo tempo, su coloro che sono nati e vivono nella città che li vide risplendere per il loro valore.

Statue Baroni (15)

San Giovanni Battista, il Patrono della Superba

E con l’inizio dell’estate giunge il giorno del patrono di questa città: il 24 giugno Genova celebra San Giovanni Battista.
Una festa religiosa molto sentita, San Giovanni è il Santo della Superba da molto tempo e le sue reliquie furono condotte qui diversi secoli fa.
La storia ci porta a tempi distanti, all’epoca del coraggio e all’epica delle Crociate, ai giorni segnati da Guglielmo Embriaco e dalle sue imprese, in quegli albori del tempo il fervore religioso e il mistico interesse per le reliquie era radicato e profondo, era assai diffusa l’usanza di portare in Occidente i sacri resti dei Santi.
E così nel 1098 i prodi genovesi giunsero nella città di Mira in cerca di certe reliquie, quelle di San Nicola.
Ahimé, qualcuno era arrivato prima di noi e i resti del Santo erano stati portati via dai baresi.
I genovesi tuttavia non si diedero per vinti, in un monastero rinvennero altre   sacre reliquie  e quando seppero che appartenevano a San Giovanni se ne impossessarono.
E narrano gli storici che per condurre a Genova le ceneri del Battista si decise di suddividerle su diverse navi.
Durante il viaggio il mare infido si infuriò, le onde si alzarono abbattendosi sugli scafi e l’abisso si calmò solamente quando le ceneri di San Giovanni furono riunite sulla Galea Capitana.
E   così da allora ci si rivolse al Santo per chiedere la sua protezione ogni volta che la violenza delle onde diveniva un’insidia per il porto e la città di Genova e si stabilì l’usanza di portare le ceneri del Battista davanti al mare.

Mare (9)

San Giovanni divenne Patrono di Genova nel 1327, da allora la città celebra il suo giorno con rituali coinvolgenti e suggestivi.
E così era in altri tempi, si accendevano fuochi e falò, le fiamme per il Battista ardevano nelle piazze e sulle alture dando un nuovo senso ad una tradizione  che vede le sue origini in certi riti pagani, un tempo era infatti usanza accendere i fuochi per tenere distanti le streghe.
E per il Battista a Genova  si accendevano lumini in fragili lanterne di carta, scoppiettavano per San Giovanni i fuochi d’artificio.
E ancora racconta lo storico Michelangelo Dolcino che in epoche lontane si credeva che la rugiada della notte di San Giovanni avesse virtù prodigiose e così, ad esempio, in certe località si esponevano i panni dei neonati per renderli immuni dalle malattie.
E sulla Piazza di San Lorenzo si vendevano le benedizioni, foglie di noci e di sambuco madide della miracolosa rugiada della notte del 24 Giugno.

sambuco[1]

Tuttora si accendono i fuochi e le fiamme rischiarano la notte di San Giovanni, tuttora si celebra con una solenne processione il Santo della città,  le ceneri del Santo vengono condotte davanti al mare e sono accompagnate dai rappresentanti delle Confraternite.
A rendere omaggio al Battista nei secoli passato vennero Papi e personalità di rilievo, venne persino il Barbarossa che donò una preziosa cassa d’argento conservata nel Museo dei Tesoro di San Lorenzo.
E parte dalla Cattedrale  la suggestiva processione, si inoltra per le strade della vecchia Genova e culmina con la benedizione del mare e della città.

San Lorenzo (2)

E imponente e maestosa la Cattedrale di Genova, è un luogo ricco di storia e suggestioni.
E come ho già avuto modo di raccontarvi in questo articolo dedicato a San Lorenzo, una leggenda narra che proprio nella notte che precede il 24 Giugno gli spiriti dei pittori, degli scultori, dei capomastri e degli artisti che costruirono la cattedrale si riuniscono in mistico silenzio nella navata centrale della chiesa, salgono fin sulla cupola per poi scomparire nel nulla.

San Lorenzo

Lungo la navata sinistra troverete una cappella rilucente di oro, è la cappella di San Giovanni Battista.

San Lorenzo (3)

E qui si conservano quelle  ceneri condotte a Genova dai valorosi crociati.

San Lorenzo (2)

E ancora, in San Lorenzo alcuni locali ospitano il Museo del Tesoro della Cattedrale dove sono raccolte opere d’arte e oggetti liturgici di inestimabile valore.
Troverete l’arca processionale con la quale si conducono per le vie di Genova le ceneri di San Giovanni in questo giorno a lui dedicato.
E’ preziosa e riccamente lavorata, è stata realizzata tra il 1438 e il 1445 ed ha l’aspetto di una piccola cattedrale, su di essa si riconoscono scene religiose di apostoli e profeti.

Arca Processionale

E’ esposto in questo museo un preziosissimo piatto, la tradizione vuole che sia stato usato per raccogliere la testa di San Giovanni Battista dopo la sua decapitazione.
Il piatto è  di calcedonio, è poi incorniciato di oro e arricchito di smalti e rubini, l’immagine della testa di San Giovanni risale  a un’epoca più recente.

Il piatto di San Giovanni Battista

Sotto un’altra teca vedrete un’altra opera di mirabile fattura, lo stipo delle ceneri del Battista.

Stipo delle ceneri

La fede ha alcuni suoi antichi riti che hanno origine in gesti e ritualità del passato, alcuni di essi restano nel solco della tradizione e ogni anno rivivono con la medesima partecipazione.
Passiamo spesso davanti alla Cattedrale, camminiamo di fronte alla sue antiche pietre e raramente il nostro pensiero va a quei crociati che da terre lontane portarono a noi le sacre reliquie.
E poi giunge il 24 Giugno e i genovesi si raccolgono davanti a San Lorenzo, in questo giorno si celebra San Giovanni Battista, il patrono della città.

Processione di San Giovanni Battista

Processione di San Giovanni Battista
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Palazzo San Giorgio e la gloria di Genova

Correva l’anno 1256 e a Genova governava Guglielmo Boccanegra, primo Capitano del Popolo e antenato di Simone che sarà primo Doge.
E Guglielmo, eletto con grandi consensi, aveva bisogno di un palazzo pubblico che fosse sede del Governo, un palazzo splendido e magnifico che venne edificato davanti al mare tra il 1257 e il 1260: Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Guglielmo Boccanegra ebbe alterne fortune, vi racconterò la sua vita nel dettaglio in un’altra occasione, ora vi basti sapere che nel 1262 venne spodestato e fu costretto a far fagotto per rifugiarsi dal Re di Francia.
Ma una lapide ricorda che a lui va il merito di aver lasciato alla città di Genova questo palazzo.
La lapide si trova sul lato più antico che affaccia sui portici che portano il nome di Frate Oliverio, l’architetto incaricato di costruire il Palazzo.
Sopra la porta, come già vi dissi qui , si trova una testa leonina sottratta dal palazzo Pantocratore di Costantinopoli ai veneziani, da sempre nemici dei genovesi.

Palazzo San Giorgio  (8)

E come già vi ho detto non è il solo leone a trovarsi sulle mura di San Giorgio, ci sono anche altre due teste leonine sempre sul lato che affaccia su Via Frate Oliverio.

Palazzo San Giorgio

Una pietra in memoria di Guglielmo, Capitano del Popolo.

Lapide per Guglielmo Boccanegra

L’ANNO MCCLX GUGLIELMO BOCCANEGRA
ESSENDO CAPITANO DI QUESTA CITTA’
ORDINO’ CHE IO FOSSI FATTO E FRATE
OLIVERIO UOMO DIVINO PER ACUTEZZA
DI MENTE MI ADATTO’ POCO DOPO
CON SOLLECITUDINE COM’ERA STATO
COMANDATO ALL’USO DELL’AUTORITA’
PRESENTE

Il palazzo nel 1340 divenne sede della Dogana, a San Giorgio si riscuotevano le gabelle e così nel cortile trovavano spazio le merci per le quali occorreva pagare.
C‘era l‘ufficio della Gazarìa, preposto all’amministrazione delle Colonie e l’Ufficio dei Confortatori che invece si occupava dell’esenzione dei dazi e delle gabelle.
Genova città di mercanti e di commercio, la toponomastica non è mai casuale, questa piazza si chiama Caricamento perché qui nella seconda metà dell’Ottocento si svolgeva il caricamento delle merci, prima si usarono  i carri e poi la ferrovia che conduceva a Torino, inaugurata nel 1854.

Palazzo San Giorgio  (6)

Ma torniamo al  1408, in quell’anno nel Palazzo si stabilì la celebre Compagnia di San Giorgio anche detta Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per far fronte alle difficoltà economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, i quali in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Le compere confluirono nel 1407 in quest’unica società che ebbe il compito di gestire il debito pubblico e che conserverà una sua autonomia sino al 1797, anno della caduta della Repubblica.
Il glorioso Banco di San Giorgio emetteva moneta, i così detti Biglietti di Cartulario che furono messi in circolazione agli inizi del ‘600.

Palazzo San Giorgio  (7)

L’immagine soprastante ritrae la parte più antica del palazzo, al di là di quelle finestre si trova la Sala del Capitano del Popolo, a breve distanza la Sala delle Compere.
Ve le mostrerò entrambe, grazie al Dottor Oddone Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova che ha qui la sua sede  ho trascorso un’intera mattinata in quelle stanze.
Che meraviglia! Sola con i benefattori della Repubblica, quelle stanze racchiudono tesori!
E sapete, sarei rimasta lì delle ore a decifrare le lapidi e ad ammirare le statue!
Oggi vi porto a zonzo attorno al Palazzo, a questo splendore della nostra città.

Palazzo San Giorgio  (3)

Un palazzo che è stato restaurato a regola d’arte ed è stato così restituito alla sua antica bellezza.

Palazzo San Giorgio  (10)

C’è qualcosa di affascinante in questo edificio, quand’ero bambina mi colpivano queste finestre.
Tempo di dame e cavalieri, un altro tempo, quello dei Capitani del Popolo!

Palazzo San Giorgio  (17)

E poi vedeste cosa c’è in quei saloni!

Palazzo San Giorgio  (15)

Risplende luminoso sotto il cielo terso di Genova il Palazzo che fu sede del Governo e in seguito del Comune.

Palazzo San Giorgio  (12)

E non manca una bella edicola risalente al XVIII secolo, la Madonna è attribuita alla scuola dello Schiaffino.

Edicola

Un palazzo costruito e ristrutturato in epoche diverse, una parte medievale antistante Via Frate Olivierio e una rinascimentale che fronteggia il mare.
Ed è magnifica questa facciata affrescata prima da Antonio Semino e poi da Lazzaro Tavarone agli inizi del ‘600.
Gli affreschi hanno rivisto nuova vita al principio del ‘900 per opera di Ludovico Pogliaghi che ha utilizzato come riferimento alcuni antichi quadri.
In tempi più recenti, nel 1992, la facciata è stata nuovamente affrescata con l’intervento del  pittore Raimondo Sirotti.

Palazzo San Giorgio  (2)

Un palazzo dedicato a un Santo caro ai Genovesi, quel San Giorgio che si trova effigiato in tante sculture sopra i portali di numerose case del centro storico, come potete vedere qui.
Sventolano le  bandiere sulla facciata di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

Sulla sommità dell’edificio un orologio scandisce il tempo che scorre qui, davanti al mare.

Palazzo San Giorgio

Ed eccolo San Giorgio che sconfigge il drago.
Si protegge con uno scudo sul quale è dipinta la bandiera della Superba.

Palazzo San Giorgio  (9)

Un palazzo magnificente, vedete da questa immagine che su questa facciata sono ritratti alcuni personaggi.
Ma chi sono costoro? Oh, sono tutti illustri genovesi, cari lettori, ognuno di loro è passato alla storia.

Palazzo San Giorgio  (5)

Ve li presenterò uno ad uno, cosicché possiate salutarli come si conviene quando vi capiterà di passare dalle parti di Caricamento.
Da sinistra verso destra il primo personaggio che si incontra ha un fare cerimonioso: con una mano pare declamare certe eroiche gesta, con l’altra regge un libro.
Chi mai sarà? Signori, questo è Caffaro di Rustico da Caschifellone, crociato ed annalista.
Un giornalista di altri tempi, così si potrebbe definire, il nostro inviato in Terrasanta che scrisse il resoconto della Prima Crociata e narrò la caduta di Gerusalemme e di Cesarea.

Caffaro

Accanto a lui un celeberrimo genovese che si distinse per il suo valore sui mari, il Principe Andrea Doria, valente Ammiraglio della Repubblica di Genova,  ritratto con la sua spada scintillante.

Andrea Doria

In posizione centrale due figure illustri contornano il portone del palazzo.
Il primo è niente meno che Guglielmo Boccanegra, come già vi ho detto Primo Capitano del Popolo.

Guglielmo Boccanegra

E poi ecco un uomo passato alla storia per il suo coraggio, le sue imprese furono narrate dal Caffaro nei suoi Annali.
Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe della prima Crociata del quale vi ho già narrato la storia, la trovate qui.

Guglielmo Embriaco

Al suo fianco troviamo un giovane uomo, ai suoi piedi si notano delle corde marinare, in mano regge una sfera.
Signori, un genovese che non ha bisogno di presentazioni, Cristoforo Colombo.

Cristoforo Colombo

Chiude la parata di illustri personaggi un temibile e fiero combattente, l’Ammiraglio Biagio Assereto, trionfatore della battaglia di Ponza avvenuta nel 1435.

Biagio Assereto

Tutti loro se ne stanno sulla facciata di Palazzo San Giorgio.
Sic transit gloria mundi, verrebbe da dire.
A parte Colombo, ci ricordiamo di loro e delle imprese che hanno compiuto?
Questo palazzo attira l’attenzione dei turisti, tutti coloro che vengono a Genova per visitare l’Acquario passano davanti a San Giorgio.
E tutti si fermano a fare fotografie, ad ammirare l’imponenza di questo edificio e la bellezza dei suoi colori.

Palazzo San Giorgio  (13)

La memoria del passato è qui, in questa piazza gremita di visitatori, qui dove i genovesi vengono a passeggiare per respirare aria di mare.
Qui dove sono effigiati ammiragli, crociati e condottieri.
Qui dove un tempo era la dogana e il glorioso Banco di San Giorgio.
Qui dove si vive la gloria di Genova, nella grandiosa maestosità del palazzo voluto dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra.

Palazzo San Giorgio (3)

Zena e la Torre degli Embriaci, la vista dal campanile di Santa Maria di Castello

E si ritorna, si ritorna a Santa Maria di Castello.
Il giardino è fiorito, splende la primavera e ci attende un’ascesa verso l’alto su per quel campanile che tante volte ho guardato da là sotto.
Ah, come sarebbe bello salire lassù e ammirare la Torre degli Embriaci che si stagliano contro il cielo della mia Zena!

E sono salita, insieme al mio amico Gian, che mi ha accompagnata fin lassù!
Eh, resta da comprendere perché una che soffre di vertigini si intestardisca in queste imprese, vallo a capire!
Ma queste sono le scale, con i gradini ricoperti della polvere dei secoli passati.

E si sale, verso l’alto.

E cosa può capitare di vedere, secondo voi, salendo su un campanile?
Oh, una stanza piena di candelabri preziosissimi, a decine!
Finemente intarsiati e lavorati, ricoperti dalla foglia d’oro.

E poi si sale, si sale ancora.
E c’è l’ultima stanza, guardate bene il soffitto, noterete  un foro.

Credo proprio che da lì passasse la corda, era organizzato il campanaro di Santa Maria di Castello, cosa credete!
Mica si faceva tutte queste scale!

Ancora un piccolo sforzo, coraggio che ci siamo quasi, la vedete la luce in cima alla scala?
Ah, le vertigini qui non le ho mai sentite, finalmente!
Sarà stata la felicità!

E finalmente le campane!
Ieri, nel giorno del Lunedì dell’Angelo, mentre molti altri si affollavano sui prati  per il consueto ed abituale picnic, io ero qui, sul campanile di Santa Maria di Castello.
Ve l’ho detto che sono strana!

Erano quasi le dieci del mattino e il mio amico Gian mi ha insinuato un ragionevole dubbio:
– Può darsi che tra poco suonino…
E infatti, con un tempismo eccezionale, sono riuscita ad essere lassù proprio nel preciso istante nel quale è partito un allegro suono che si è diffuso nell’aria, raggiungendo i vicoli circostanti e le case che circondano Santa Maria di Castello.
Che esperienza!
Sapete, stavo guardando fuori, quando le campane hanno iniziato a suonare e ho fatto un salto per lo spavento, ma accidenti!
Bellissimo!
I miei timpani comunque sono rimasti indenni, nessun problema!

E qui, sul pavimento, ci sono i fori dai quali passava la corda per azionare il movimento delle campane.

E là fuori, la Superba.
Se ancora non la conoscete ve la presento, la città delle ardesie e della tramontana, con il cielo velato di nubi, il Bigo, i campanili, le case arrampicate sulla collina, questa è Zena.

E poi ancora, questo è il mare, il porto e l’orizzonte di Liguria.

E i caruggi, le nuvole scure e minacciose che sovrastano  la chiesa di Santa Maria in Passione e le sue rovine.

E poi ciò che desideravo di vedere da tanto tempo, così in alto, così vicina.
La torre del valoroso crociato Guglielmo Embriaco.

Eh, come mi piacerebbe arrivare anche lassù in cima, voi non sapete!
Ma l’ho veduta da quell’altezza, ho visto i suoi merli, le sue pietre, quegli antichi mattoni, quella fierezza lontana.
La torre di Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio.

E poi sono scesa, piano piano per non scivolare!
Con ancora negli occhi e nel cuore la vista della mia meravigliosa Genova da lassù.
Una piccola porta, chiusa a chiave.
Che mai ci sarà al di là?
Il tetto della chiesa.
Il mare, una nave.
Il cielo.
E Zena.

San Lorenzo, fascino e misteri di una Cattedrale

Maestosa, solenne e grandiosa.
Questa è la Cattedrale di San Lorenzo, situata nel cuore di Genova.

Da San Lorenzo si dipanano i più antichi e stretti caruggi, ma la Cattedrale gode di uno spazio privilegiato che venne ricavato, nella prima metà dell’Ottocento, sbancando vicoli e palazzi, rendendo così una diversa prospettiva a questa piazza.
Le piazze, nelle città che hanno una storia, hanno veduto eventi e cambiamenti e così è accaduto per San Lorenzo, ora salotto buono del capoluogo ligure, un tempo destinata ad altri usi.
In questo luogo si tenevano le vendite all’incanto e sui muri di cinta della Cattedrale gli ortolani posavano le loro ceste cariche di frutta e verdure e qui, sulla piazza, tenevano mercato.
Intorno al 1523, la zona venne assegnata ai venditori di latticini e di pollame, la città era tutta attorno, erano queste le strade dei genovesi ed era qui che gravitava la folla.
E imponente e splendida, adesso come nei tempi antichi, sulla piazza svetta San Lorenzo.

Prima cattedrale di Genova, come vi ho già raccontato, fu San Siro, una chiesa vicina al mare e pertanto esposta ad eventuali pericoli, in epoche in cui i Saraceni assaltavano le città mettendole a ferro e fuoco.
Si scelse così San Lorenzo e leggenda narra che la chiesa sorga attorno alla stanza nella quale aveva soggiornato il Santo quando venne nella nostra città.
Innumerevoli ed affascinanti storie ruotano attorno alla nostra bella cattedrale e, in questa occasione, vi mostrerò la sua facciata  e alcuni misteri, che si trovano lì, sulla sue pietre.


Certo, sono degni di nota anche i suoi interni ed i ricchi tesori che sono esposti dentro al Museo della Chiesa: è il bottino di guerra dei Crociati, ricchezze condotte qui da Guglielmo Embriaco e dai suoi compagni.
E’ sfarzo, abbondanza e lusso: così è il museo del Tesoro e sotto le navate della Chiesa molte sono le meraviglie degne di ammirazione.
Data la vastità dell’argomento, ad esse dedicherò un ulteriore spazio.
Ma quali misteri si celano sulle mura della cattedrale?
Sul muro laterale, come già vi ho raccontato, è inserita una scacchiera, secondo alcuni studi questo è uno dei simboli dei Cavalieri Templari, secondo altre ipotesi questa in particolare potrebbe essere attribuita a Megollo Lercari, giocatore di scacchi e genovese orgoglioso.

E molte sono le lapidi sui due lati della chiesa.
Questa, ad esempio.

Quest’altra, invece, riporta le insegne della famiglia Malocello.

A guardia del duomo imperiosi si trovano due leoni.

Se  osserviamo attentamente da un’altra prospettiva noteremo una strana figura, una statua colonna che regge in mano una sorta di disco: è l’arrotino.
Sulla reale identità di questo enigmatico personaggio molte sono le supposizioni: si è creduto che fosse Giano, antico fondatore di Genova, oppure Jacopo da Varagine.
Riguardo al disco alcuni pensano che si tratti di una meridiana altri della mola in uso appunto agli arrotini. E fra le molte ipotesi, si è anche creduto che la statua rappresenti lo scultore che con la sua arte scolpì questa mirabile facciata. Gli artisti, sapete, sono persone particolari.

Ed è davvero magnificente e splendida San Lorenzo, da qualunque parte la si osservi.

Ed ogni sua pietra è gloria e grandezza.

E i misteri, su queste mura, certo non mancano.
Questa incisione, situata sotto la statua dell’arrotino, avrà certo qualche nascosto significato.
Io non lo conosco, purtroppo, così invito i genovesi che passano tra queste pagine a svelare il senso di questo insolito graffito.

Eh, gli artisti! Sapete come sono eccentrici, particolari.
Uno di essi, uno di coloro che scolpirono la facciata, volle lasciare sulla pietra  il segno e la memoria di un affetto, incidendo la sagoma del suo cagnolino morto.
Si trova a destra del portale e, se venite a Genova, non mancate di fargli una carezza, si narra che l’animaletto porti fortuna.

Eh, gli artisti! Sapete come sono, eccentrici, particolari e misteriosi.
Si dice che, nella notte del 24 Giugno, consacrata a Giovanni Battista patrono della città, nel buio della chiesa, nella navata centrale, si riuniscano gli spiriti dei pittori, degli scultori, dei capomastri e degli scalpellini che costruirono la cattedrale.
Salgono sulla cupola, ma poi svaniscono nuovamente.
Resta, imperiosa e affascinante la Cattedrale di San Lorenzo, ricca di fascino e di misteri.

Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio

E’ il genovese più valoroso, l’eroe delle crociate, il conquistatore di Gerusalemme e di Cesarea, il signore di Gibeletto, le sue imprese hanno segnato la storia della cultura occidentale.
Guglielmo, della famiglia degli Embriaci, con molti possedimenti nella contrada di Santa Maria di Castello, visse qui, in questa Torre.


Di carattere indomito, forte, scevro da ogni timore, dotato di grande valore guerresco Guglielmo Embriaco si guadagnò il soprannome di Testa di Maglio.
Nei suoi “Annali della Repubblica” Monsignor Giustiniani attribuisce questo appellativo alla fortezza sua, spiegando che il suo significato è capo di martello.
Fu anche abile architetto, stando a quanto racconta Raffaele Soprani nel suo testo “Vite de’ pittori, scultori, ed architetti genovesi“, dove si legge che Guglielmo progettò potentissime macchine da guerra.
Lo definisce uomo di gran prudenza in tutti gli affari, valoroso, ardito, sollecito e di mente svegliata.
Il Soprani racconta che Guglielmo nacque intorno al 1070, da famiglia assai stimata a Genova.
Ma come giunse Guglielmo sotto le Mura di Gerusalemme?
Lo racconta il Caffaro, diplomatico ed annalista che seguì i Crociati nelle loro imprese, narrando le gesta eroiche ed avventurose di questi uomini.
La storia narra che Goffredo di Buglione si recò in Terra Santa in visita al Santo Sepolcro.
Al tempo, come dice il Caffaro, per accedere a quel luogo sacro, bisognava pagare il pedaggio di un soldo di Bisanzio.
I genovesi, al seguito di Goffredo, adempirono al proprio dovere ma Goffredo, in assenza del suo servitore che portava i suoi denari, tardò a versare il suo obolo.
Un soldato di guardia al Sepolcro lo colpì con un pugno e Goffredo, per quell’ offesa, chiese a Dio di concedergli la vendetta.
E’ un’epopea la storia delle Crociate, un romanzo d’avventure ricco di eventi e di colpi di scena. Narra sempre il Caffaro che a Goffredo di Buglione appare l’Arcangelo Gabriele, che gli comanda di liberare la Terra Santa.
Il condottiero chiama a raccolta i più valorosi tra gli uomini, raduna il popolo presso la chiesa di San Siro; promette, a chi lo seguirà, la remissione di tutti i peccati.
L’armata si mette in viaggio, nel 1097 conquistano Nicea, assediano ed espugnano Antiochia, quindi puntano su Gerusalemme.
Da Genova nell’anno 1099, a bordo di due galee, in soccorso all’esercito dei cristiani, partono Guglielmo Embriaco, suo fratello Primo ed un seguito di molti uomini.
Giungono a Giaffa e, per evitare che i saraceni si impossessino delle loro navi, le smontano e si portano dietro il legname, con l’intento di usarlo come materiale per una macchina da guerra.
E qui subentra il genio di Guglielmo Embriaco, la scintilla, il furore della mente che distingue un uomo di grande valore, in questo caso un guerriero, da una persona mediocre.
Guglielmo, di concerto con Goffredo di Buglione, progetta e fa costruire una torre tutta di legno, che essendo fasciata con il cuoio, è in grado resistere alla forza del fuoco.
Il legno è quello delle galee e la torre, essendo ripartita in diversi pezzi, è facilmente trasportabile.
I crociati piazzano la torre sotto le mura di Gerusalemme e lì la posano, pronti per dar l’assalto.
Gli assediati tentano la difesa: con una trave tentano di spingere indietro l’infernale macchinario ma è tutto inutile, l’Embriaco taglia le funi che reggono la trave la quale, cadendo, ritorna utile ai Crociati, divenendo una sorta di ponte coperto sul quale Guglielmo e i suoi compagni passeranno fino a giungere alle mura e alla porta della città.
Questa verrà sfondata e i Crociati conquisteranno così Gerusalemme.
Ma non sono finite le imprese dell’Embriaco.
Tornato in patria, ripartirà di lì a breve nella veste di Generale e condottiero alla conquista di Laodicea e poi ancora, al comando dei suoi uomini, espugnerà Cesarea.
E’ un prode Testa di Maglio e Caffaro, come lui genovese, ne restituisce un ritratto al limite dell’agiografia, lo proietta nel mito e lo ammanta di un alone di incommensurabile fascino.
Racconta di come, sotto le mura di Cesarea, i Crociati posarono le scale per dar l’assalto alla città.
Si apprestano a salire, Guglielmo è in testa a tutti, ma durante l’ascesa la scala si spezza e i compagni dell’Embriaco cadono a terra.
Lui, rimasto solo, non si arrende, continua ad ascendere la torre.
E nella sua salita gli si fa incontro un saraceno, ma nessuno può fermare l’Embriaco e lui, trionfante, conquista la cima della torre, sguaina la spada e voltandosi verso i suoi grida con tutto il furore che ha in corpo: “Salite, salite e prendete in fretta la città!”
Da quell’impresa Guglielmo tornò a Genova portando, tra gli altri, un cimelio che ancora si conserva nel Museo del Tesoro di San Lorenzo: il Sacro Catino, che al tempo si riteneva essere il piatto usato da Gesù nell’ultima cena.
E’ il simbolo del suo valore e della sua vittoria per il quale l’Embriaco nel 1102 fu nominato console della città di Genova.
Otterrà, ad ancor maggior gloria, la signoria sulla città di Byblos, anche detta Gibelletto, in Libano.
Non restano ritratti del condottiero genovese.
Resta la sua mirabile torre, ai piedi di Santa Maria di Castello.

 

Resta la memoria delle sue imprese e del suo coraggio.
Resta, sulla facciata di palazzo Sangiorgio, un affresco, che lo raffigura, imponente, maestoso, con la spada al fianco e l’elmo sul capo.
Nella mano sinistra stringe il Sacro Catino, quello che  Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, portò a Genova da Cesarea.