Villa Negrotto e i sospiri di Mary Shelley

C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

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Genova, 1844: shopping con Miss Hawkes

Per i nostri viaggi è indispensabile una guida eccellente che fornisca i suggerimenti giusti.
E noi viaggiatori della metà dell’800 seguiremo i consigli di Miss Julia S. Hawkes, lei è una stimata insegnante di Philadelphia e ha compilato con gran cura un volume di pregio dal titolo Conversations on Italy.
Il testo, dato alle stampe nel 1844, è in inglese e francese, per ogni domanda viene fornita un’esauriente risposta.
E diverse pagine sono dedicate a Genova, Miss Hawkes non tralascia nulla, anzi si dilunga parecchio sulla storia della città e sulle sue tante bellezze ma noi oggi ci concentreremo solo sulle frivolezze femminili, sappiate che a Genova troverete il modo di soddisfare la vostra vanità.
Dunque, intanto una giovane viaggiatrice amerà sapere che nella Superba i nobili danno feste e balli con gran sfoggio di eleganza, sono ammessi solo gli aristocratici.
E quindi per forza di cose gli americani sono esclusi, che disdetta!
Niente affatto, anzi sono ospiti assai graditi e vengono raccomandati direttamente dal console.

Via Garibaldi

Ogni nobildonna di Genova poi possiede una chaise à porteurs, ovvero una portantina.
Ed è necessaria, scrive Miss Julia, così le dame possono andare dove desiderano senza doversi avventurare in strade poco agevoli e a volte neanche tanto pulite.

Palazzo del Principe (18)

Portantina – Villa del Principe

Certo venendo a Genova, forse vorrete visitare il mercato.
Miss Julia sa esattamente dove trovarlo, è nei pressi della Cattedrale di San Lorenzo.
E guarda, ecco i muli che trasportano frutta e verdura su per gli stretti caruggi.

San Lorenzo

E poco distante da lì, scendendo nel cuore della città vecchia, c’è una strada che è di un certo interesse.
E’ Via Orefici, prende il suo nome dai tanti laboratori di oreficeria, passando da quelle parti si sentirà un continuo battere di operosi martelli.

Via Orefici

Dice poi Miss Julia che Genova è rinomata per i suoi argenti e le filigrane, sono anche a buon prezzo secondo lei.
E forse voi vorrete sapere dove si possono comprare?
E’ facile, basta andare nella boutique tenuta dal proprietario dell’Hotel Croce di Malta.
E a proposito di questo celebre albergo Miss Julia lo raccomanda caldamente, lei sostiene che sia il migliore della città.
Il cibo è ottimo, il personale è cortese ed educato, per non parlare della posizione, il Croce di Malta è stato già citato diverse volte su queste pagine, aveva sede nella torre dei Morchi che svetta a Caricamento e ospitò celeberrimi viaggiatori.

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi cosa si può acquistare nella Superba?
Velluti, scialli di lana e ricami.
E per trovare i negozi affidatevi pure al personale dell’albergo presso il quale alloggerete, vi verrà fornita una guida che vi condurrà nei posti migliori.
E a proposito di usanze femminili, noterete che a Genova tutte le donne hanno il capo coperto, tutte portano un fazzoletto, quello delle popolane è di un tessuto poco pregiato, invece coloro che appartengono alla classi più abbienti ne indossano uno di raffinata mussola e rifinito con ricami, molte portano anche accessori d’oro e d’argento.
Non perdete una visita in piazza Luccoli, nel negozio di Paul Richini, lì si trovano raffinati velluti.
E certo, un vestito di pregio costa fino a 200 franchi ma riuscirete ad averne uno anche con minor spesa.
Eh sì, ci sono tanti bei negozi da quelle parti!

Porzio

Miss Julia ha molti altri consigli da fornire e torneremo ad ascoltare la sua voce riguardo a ciò che di più bello c’è da visitare a Genova.
Tuttavia sono da tener da conto questi suoi consigli, spero che li troviate utili.
E quando sarete nel negozio delle filigrane, indecise tra un delicato braccialetto e una spilla a forma di farfalla, sappiate che qualunque sia la vostra scelta il vostro acquisto vi verrà consegnato in un’apposita scatola, in modo che non rischi di rompersi durante il viaggio.
Accade a Genova, nel 1844.

Piazza Caricamento (2)

Le ore genovesi di Henry James

Un taccuino di viaggio che conduce attraverso l’Italia, si ammirano le nostre città accompagnati dalle parole di un celebre autore.
Italian hours, pubblicato in Italia da Garzanti in questa edizione,  è una raccolta di memorie dello scrittore americano Henry James, vi si trova il resoconto dei viaggi che egli fece nella nostra penisola tra il 1872 e 1909.
Il Grand Tour, così in voga tra i contemporanei dell’autore, è una tematica ricorrente nei romanzi di James, i protagonisti dei suoi libri viaggiano alla scoperta delle meraviglie del Vecchio Continente, ne sono esempio Isabel Archer, indimenticabile eroina di Portrait of a Lady e Cristopher Newman, l’Americano a Parigi del quale vi raccontai in questo articolo.
E James stesso era un viaggiatore, tra le sue mete c’è anche Genova, alla mia città lo scrittore dedica alcune pagine.
E quali sono le parole di questo attento visitatore davanti ai chiaroscuri della Superba?

Genoa is the tightest topographic tangle in the world which even a second visit helps you little to straighten out.
In the wonderful crooked, twisting, climbing, soaring, burrowing Genoese alleys the traveller is really up to his neck in the old Italian sketchability.

Genova è il groviglio topografico più intricato del mondo che anche una seconda visita vi aiuta poco a dipanare.
Nelle meravigliose strade genovesi curve, tortuose, ripide, vertiginose, nascoste, il viaggiatore è realmente immerso nel tradizionale bozzetto italiano.

Via delle Grazie

Via delle Grazie

Un dipinto ad olio dal quale si evince tutta la magia misteriosa di questa città, il cupo sprofondare dei suoi caruggi e quelle lame di luce che li attraversano spezzando l’ombra.
Henry James cammina in queste strade, guarda verso il mare e osserva che la più grande ricchezza di questa città è il suo porto.
E si avvia verso il suo albergo, attraversando strade che sempre percorriamo:

I wandered for a long time at hazard through the tortuous by-ways of the city, I said to myself, not without an accent of private triumph, that here at last was something it would be almost impossible to modernise.

Camminai per lungo tempo a caso attraverso le tortuose stradine della città, dissi a me stesso, non senza un accento di trionfo privato, che qui almeno c’era qualcosa che era pressoché impossibile modernizzare.

Via della Maddalena

Via della Maddalena

A tangle, un groviglio di antiche vie così tenacemente avvinte al loro storico passato, impossibile mutare lo spirito della città vecchia, resiste forte della sua identità.
E’ un fine osservatore Henry James, guarda Genova con occhio sapiente e ne sa cogliere la vera essenza.
L’hotel che lo ospita, situato nell’antica Torre dei Morchi, è stato spesso meta di celebri visitatori, come già ho avuto modo di raccontarvi vi soggiornarono Mark Twain, Stendhal, Verdi e James Fenimore Cooper.

Torre dei Morchi
Al Croce di Malta scese anche Henry James e il suo nome, come quello degli altri prestigiosi viaggiatori che dimorarono in quelle stanze, è inciso sulla lapide posta all’ingresso di Vico Morchi.

Hotel Croce di Malta

L’albergo è ampio e spazioso, James vi incontra un suo connazionale, quest’ultimo pare essere piuttosto irritato per le esagerate dimensioni del Croce di Malta, lo scrittore annota che per salire al primo piano ci si mette un quarto d’ora.
E che gradini, io lo so bene!
E ancora, ecco James intento a consumare la sua colazione in a dusky ballroom, una scura sala da ballo il cui soffitto è splendidamente affrescato, laggiù c’è una finestra che si affaccia sui vicoli, la vedete?
Osservate bene, l’americano si alza dal suo tavolo, pochi passi e il suo sguardo abbraccia la vita che brulica sotto di lui, Henry James ascolta le voci che risuonano in quella vertigine di vicoli che puoi tentare di comprendere soltanto se la vedi.

Via San Luca

Via San Luca

E certo lo scrittore non si sofferma solo sui caruggi, descrive anche i palazzi nobiliari e le bellezze di Strada Nuova, tra le sue righe c’è una menzione per gli splendori di Palazzo Rosso.

Palazzo Rosso

Eppure io sono rimasta affascinata dalla sua descrizione del popolo di Genova, gente del porto che inconsapevole incrociò il cammino dello scrittore americano e rimase così immortalata tra le pagine di un libro.
E sono marinai dalla pelle brunita, girano a torso nudo e portano orecchini e cinture rosse.
E sono vite senza nome, vite fatte di fatica e di lavoro.

Vico Dritto di Ponticello

Vico Dritto di Ponticello – 1909
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un viaggio è una scoperta, un viaggio ti porta nella vita degli altri.

To travel is, as it were, to go to the play, to attend a spectacle.
Viaggiare è, per così dire, andare a divertirsi, assistere ad uno spettacolo.

E scende una luce calda, la sera declina nei caruggi di Genova, un odore acre e pungente rende tutto reale e vero.
E James fa una considerazione riguardo alla varia umanità che incontra per queste strade, coglie la traccia di un certa povertà eppure questa per lui è comunque inferiore alle molte conoscenze di vita proprie di un popolo come il nostro, un popolo che affonda le sue radici nella storia, questo pensa l’americano.

Truogoli di Santa Brigida

E popoli come questi, dice James, hanno la mirabile capacità di non farsi piegare dalle sventure del caso.
E ancora un turbinio di gente, un vociare indistinto, un fotogramma del quotidiano.
E rumore di passi e folla e vita, vita, vita.
E forse pianti di bambini, voci sguaiate,  grida, facce corrugate di vecchi e schiene curve, mani forti e sguardi sfrontati.
Vita, semplicemente vita, come la vide l’americano Henry James, per le strade di Genova.

Genoa, as I have hinted, is the crookedest and most incoherent of cities. …Down about the basements, in the close crepuscular alleys, the people are for ever moving to and fro or standing in their cavernous doorways and their dusky, crowded shops, calling, chattering, laughing, lamenting, living their lives in the conversational Italian fashion.

Genova, come ho accennato, è la più tortuosa e incoerente delle città. … Giù a pianterreno, negli stretti vicoli crepuscolari, la gente si muove di un moto perpetuo, andando e venendo o restando negli ingressi cavernosi o sulla soglia dei bui, affollati negozi, parlando, chiacchierando, ridendo, lamentandosi, vivendo la propria vita in quella maniera fatta di conversazione che è tipicamente italiana.

Via Ravecca (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In viaggio con Octavia, un’americana a Genova

Oggi faremo i turisti per le strade della Superba in compagnia di una visitatrice d’eccezione, la scrittrice americana Octavia Walton Le Wert.
Come già ho avuto modo di narrarvi, a metà dell’Ottocento la nostra eroina soggiornò per alcuni giorni a Genova e prese una stanza all’Hotel Croce di Malta.
La lasciammo lassù, in cima alla superba torre che fronteggia il mare.

Torre dei Morchi

E poi cosa accadde? Oggi andremo con lei, la seguiremo nei  suoi percorsi cittadini.
E da brava americana all’estero nei suoi Souvenirs of Travel Octavia racconta ogni dettaglio, si sofferma persino su certi piatti che gustò in albergo, come ad esempio certe deliziose sardine fritte e frutta fresca di stagione, sul tavolo c’è anche un cestino ridondante di pomme d’amore (apples of love) così lei li definisce, e da forestiera Octavia rimane attratta da questo nome così romantico per scoprire poi che si tratta semplicemente di una varietà di pomodori.
E’ domenica, le campane risuonano gioiose e c’è un’intera città da scoprire, Octavia e la sua famiglia fanno una prima passeggiata alle Terrazze di Marmo che si trovavano dove ora è situata la Sopraelevata.
E poi giù per i caruggi che a quanto pare non incontrano il favore della nostra visitatrice, le capita in sorte di passare per una strada particolarmente stretta e neanche tanto pulita eppure qualcosa attira l’attenzione di Ottavia ed è la striscia di cielo sopra le case da lei definita un tetto blu.

Caruggi

E poi, quanti bambini ci sono nei vicoli, da non credere!

Bambini

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La nostra esigente viaggiatrice sceglie una meta rilassante, il Parco dell’Acquasola.
Ahimé, ai giorni nostri non è più rigoglioso e splendido come ai tempi di Octavia, lei vi trova numerosi genovesi a passeggio, il fior fiore della buona società.
E c’è una banda militare, la musica risuona nel parco tra aranci, limoni e frondosi oleandri.
E poi ci sono panchine, fontane zampillanti e statue che emergono tra le rose lussureggianti, una carrozza compie lenta il giro del parco.
E la nostra vezzosa amica ha uno sguardo attento, nota che le donne di Genova portano un velo bianco e ricorda che da sempre c’è una sorta di gara d’eleganza con le dame di Milano che in genere usano coprirsi il capo con un velo nero.

Acquasola

L’Acquasola – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi la bellezza di perdersi nel labirinto di Genova, Octavia non avrebbe potuto descriverla meglio:

We came down into the lower city, and enjoyed the delight of losing our way, and wandering hither and thither to find it. We made many inquiries, and received various directions, which we followed, but without success

Siamo venuti giù nella città bassa, e abbiamo apprezzato la gioia di perdere la strada, e di vagare qua e là per ritrovarla. Abbiamo fatto molte domande e ricevuto varie indicazioni che abbiamo seguito, ma senza successo.

Per fortuna i nostri viaggiatori vengono soccorsi da un marinaio, costui conduce Octavia e i suoi famigliari sani e salvi al Croce di Malta.
Il marinaio è piuttosto male in arnese, racconta ad Octavia di essere stato diverse volte in America e per gratitudine verso le cortesie ricevute nel Nuovo Mondo non accetta la somma che Octavia le offre per sdebitarsi.
Com’è strana la vita, chissà se quest’uomo avrà mai saputo di essere finito tra le pagine di un libro.
Le ore sono sono dolci quando si è in viaggio, Octavia prende un buon caffé in un accogliente locale e poi passa una serata al Teatro Carlo Felice dove assiste a una commedia e ad un’operetta.
Scoprirà anche le chiese della Superba,  San Matteo e la Nunziata, ovviamente non si farà mancare una visita alla Cattedrale.
Ed eccola camminare perle Vie dei Palazzi, la turista americana resta colpita dalle numerose opere d’arte esposte in certi edifici, ammira Rubens e Rembrandt, tuttavia sostiene che queste strade siano strette e che così non si possa godere appieno della magnificenza di certi edifici.
Octavia mi perdonerà ma in questo caso mi tocca dissentire!

Via Garibaldi

E ciò che più la affascina pare che sia la dimora di Andrea Doria, anch’essa è molto mutata da quegli anni, Octavia vede il giardino davanti al mare, racconta di alberi di aranci a pochi passi dalle onde bianche e spumose.

Villa del Principe

Una turista americana a Genova sente una profonda emozione per il fatto di trovarsi nella città natale di Cristoforo Colombo e certo ha una differente percezione dello spazio.
E così certe strade anguste la stupiscono, non ci passa neppure una carrozza!
E la curiosa viaggiatrice scrive di aver udito gustosi aneddoti riguardo a certi caparbi sudditi di Sua Maestà che si misero in testa di passare comunque per certi caruggi e vi rimasero incastrati tanto che furono costretti  a uscire dal tetto della carrozza.
Un episodio analogo è raccontato anche da Charles Dickens, evidentemente erano piccoli incidenti che suscitavano una certa ilarità.

Vico del Duca 7

Vico del Duca

E poi viene il tempo di raggiungere altre mete e così Octavia si imbarca sull’Anatole, partirà alla volta di Marsiglia.
E a dare l’addio a questi viaggiatori sono tante piccole barche che circondano il piroscafo, a bordo ci sono gruppetti di cantanti che in cambio di qualche soldo creano improvvisati intrattenimenti per i turisti.
Tra questi artisti c’è anche una bimba, è lei a porgere verso i ricchi americani un barattolo di latta dentro al quale cadranno sonanti monete.
C’è ancora uno sguardo che si volge indietro, è lo sguardo incantato di Octavia che incontra la superficie del mare a far da specchio al cielo di Genova, in una poesia che io conosco bene.

The day is lovely, the sea calm and intensely blue, and the atmosphere of such wonderful clearness, we can distinguish perfectly objects on the shore. There seems a rivalry between sky and sea, or, perhaps, a love one for the other.

La giornata è bella, il mare calmo e blu intenso, e l’atmosfera di un tale meraviglioso chiarore che riusciamo a distinguere perfettamente gli oggetti sulla riva.
Sembra che ci sia una rivalità tra cielo e mare, o, forse, un amore l’uno per l’altro.

Souvenirs of Travel – 1857

Via Gramsci

James Fenimore Cooper, un americano a Genova

Sono le quattro del pomeriggio del 27 Febbraio 1829, è la stagione dell’anno nella quale l’inverno declina e si approssima una luminosa primavera.
A Genova c’è un viaggiatore, questa per lui è solo una tappa, è lo scrittore americano James Fenimore Cooper, a tutti noto per il suo capolavoro The last of the Mohicans.
Alloggia all’hotel Croce di Malta che un tempo si trovava a Caricamento nell’antica Torre dei Morchi.

Torre dei Morchi

Vi ho già narrato di questo albergo assai celebre a quei tempi tra i viaggiatori stranieri, ne scrissi in questo articolo, su quell’edificio c’è una targa sulla quale sono riportati i nomi dei personaggi famosi che passarono al Croce di Malta.
E vi ho già portato per le strade di Genova insieme a uno di questi illustri ospiti, Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, trovate qui quel racconto.
Dormì tra quelle mura anche James Fenimore Cooper e il ricordo di quel breve soggiorno è affidato ad una missiva che lo scrittore inviò alla moglie che si trovava a Firenze.

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 La lettera fu scritta proprio in quel giorno di Febbraio del 1829 e inizia con queste parole: my dearest Sue.
L’autore descrive il suo viaggio, un itinerario che a noi pare lungo e stancante, scandito dal suono degli zoccoli dei cavalli.
Da Firenze a Pisa, una breve sosta e poi ancora sulla strada, alla volta di Lucca.
E il fiume Magra, che lui definisce the terrible ford, il terribile guado, lo si affronta con un’imbarcazione che conduce i viaggiatori ancora sulla terra ferma da dove si prosegue il viaggio, ora dopo ora, finché si giunge alle porte di Genova.
E li lo scrittore si trova tra una folla di mulattieri con le loro bestie cariche di cavoli, uova e altri generi di prima necessità.
E infine James Fenimore Cooper giunge nella a sua stanza d’albergo e annota con un certo compiacimento che l’edificio si affaccia sul porto e sul mare.

Piazza Caricamento (2)

 Le memorie dei viaggiatori hanno immenso valore, restituiscono il ritratto di una città e di un paesaggio a volte meglio di qualunque immagine.

I can scarcely describe to you the pleasure I feel in seeing ships, hearing the cry of seamen, a race everywhere so much alike, and in smelling all the odors of the trade.

Mi riesce difficile descriverti il piacere che provo nel vedere le navi, nell’udire il grido dei marinai, una razza ovunque così simile, e nel sentire tutti gli odori del commercio.

Profumo di salino, di pesce, di spezie, di vita e di banchina.
E colore di vele, di corde, di sartiame e di scafi.
La vita davanti al mare.
E l’entusiasmo del viaggiatore che ancora scrive della sua felicità nel trovarsi in un posto che lo fa ritornare come bambino.
Il mare, le navi.

Porto di Genova

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

An italian sea port is far more picturesque than one in our own country.
Un porto di mare italiano è molto più pittoresco di uno nel nostro paese.

E qui, scrive Fenimore Cooper, ci sono imbarcazioni di ogni tipo e quei marinai dalla pelle scura con il berretto rosso calcato in testa.
Questo fanno gli scrittori, dipingono quadri con le loro parole.
E io immagino Sue con la lettera del marito tra le mani, lui le scrive che gli piacerebbe trovare una casa in città per tornare nel mese di giugno.
E usa di nuovo un aggettivo tanto caro agli americani quando si parla dell’Italia:

The city is picturesque, and some of the palaces are splendid.
La città è pittoresca e alcuni palazzi sono splendidi.

Piazza Banchi

E ancora, c’è tempo per godere delle bellezza di questo luogo.
E chissà che persone avrà incontrato James Fenimore Cooper, certo qualcuno avrà serbato memoria di lui, di quel viaggiatore americano che in un giorno di febbraio prese un cavallo e se ne andò lungo le mura che contornano questa città da lui definita one of the most compact in Europe, una delle più compatte in Europa.

Genova

E quelle mura, precisa ancora lo scrittore, potrebbero contenere una città assai più ampia ed è proprio ciò che è realmente accaduto nel tempo.
Genova è solo una tappa, è giunto il tempo di partire, altre mete lo attendono, il suo viaggio prevede che lui si rechi a Marsiglia e poi verso la bella Parigi, ricorderà la navigazione lungo la costa come uno degli spettacoli più suggestivi che abbia mai veduto.
Venerdì 27 Febbraio 1829 il cielo era sereno ma il vento spirava dagli Appennini e così l’aria era fresca e frizzantina, lo sappiamo grazie alla lettera di un viaggiatore americano.
Era James Fenimore Cooper, quel giorno il suo sguardo trovò le barche, i marinai e il mare di Genova.

Porto di Genova (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

A cena con Giuseppe Verdi

Stasera vi porto a cena con un illustre personaggio che tutti voi conoscete: signori, ci accomoderemo a tavola con Giuseppe Verdi.
Certo, sul celebre compositore di Roncole di Busseto si potrebbe scrivere molto, desidero così invitarvi alla lettura di Das Zauberbuch, il blog della mia amica Giulia che si interessa e scrive con grande passione e competenza di musica e libri, di arte e poesia, le sue pagine sono tutte da scoprire ed è un vero piacere leggerle.
E questo post, cara Giulia, è dedicato a te.
E allora andiamo a cena con Giuseppe Verdi!
Il famoso compositore soggiornò spesso a Genova, tra il 1858 e il 1861 frequentò l’Hotel Croce di Malta, del quale vi ho ampiamente parlato qui.
In quelle stanze dormirono Stendhal e Mark Twain, vi giunse anche Giuseppe Verdi.

Hotel Croce di Malta

In seguito prenderà casa in Carignano a Villa Sauli e poi addirittura al Palazzo del Principe.
Svernava in Liguria attirato dal clima mite della nostra regione.
Con lui c’era la moglie, la cantante lirica  Giuseppina Strepponi.
Il nostro, a quanto sembra, era una buona forchetta, amava i salumi della sua terra e non disdegnava un buon bicchiere di Lambrusco.
A Milano pare che frequentasse la rinomata pasticceria Cova, dove era solito ordinare il panettone.
Amiche milanesi, per caso qualcuna di voi ha voglia di fare un giro da quelle parti per portarci sulle tracce di Giuseppe Verdi?
Io vi porto per caruggi, il nostro Giuseppe si serviva in una pescheria di Sottoripa.

Portici di Sottoripa

E ricorderete che Verdi amava la trippa, era solito frequentare la Trattoria Tulidanna in Via San Sebastiano e anche la celebre tripperia di Vico Casana della quale ho scritto qui.

Tripperia di Vico Casana (4)

E insomma, amava la buona cucina!
E oggi vi racconto un breve aneddoto, state a sentire.
Nella mia città Giuseppe Verdi conobbe Amedeo Serafini De Ferrari, compositore genovese che fu anche Direttore del Carlo Felice.
Sapete come accade, tra musicisti ci si frequenta, l’amore per la musica e per l’arte unisce.
A quanto sembra, il De Ferrari non era certo un tipo che si dannava per comporre, anzi, era piuttosto dispersivo, perché non si distraesse capitava anche che si facesse chiudere a chiave in una stanza del Carlo Felice.
Solo con il pentagramma e le sette note, senza distrazioni!
Era anche un cuoco di grande valore, certo!
Un bel giorno Verdi invitò a cena il suo amico Amedeo e questi accettò con entusiasmo ponendo un’insolita condizione: voleva cucinare lui e desiderava preparare le lumache.
Verdi rimase un po’ perplesso, immagino che sia tornato dalla moglie e sconsolato abbia riferito alla Strepponi l’accaduto.
Lei accettò di buon grado e così l’ospite Amedeo Serafini De Ferrari, compositore, si presentò a casa Verdi e si mise ad armeggiare con le casseruole.
E insomma, sapete come finì? Giuseppe Verdi rimase talmente soddisfatto di quelle prelibate lumache da ricordarle come il piatto migliore che avesse mai mangiato!
E adesso vi starete chiedendo: ma come caspita fai a conoscere questo aneddoto?
Oh, fino a poco tempo fa non ne sapevo nulla neppure io!
Ma sapete, sono stata a Staglieno con il mio carissimo amico Eugenio Terzo.
E visitare il Cimitero insieme a lui è un vero viaggio nel passato e nelle vite di coloro che lì riposano.
Così, mentre camminavamo sotto i porticati, Eugenio mi ha raccontato storie di celebri genovesi, storie di artisti e scultori, aneddoti di vita quotidiana a me ignoti e io non posso che ringraziarlo per i suoi racconti, sono sempre unici e particolari.
Stavamo salendo verso la tomba di Mazzini.
A un tratto Eugenio si fermato, mi ha mostrato un monumento funebre e mi ha narrato la vicenda che avete letto.
Sotto gli alberi dorme il suo sonno eterno Amedeo Serafini De Ferrari, di musica sacra e profana celebrato compositore, così si legge sulla sua lapide.

Amedeo Serafini De Ferrari

La sua statua è adornata con un libretto, la sua opera più celebre, il Pipelé.
Accadde tanto tempo fa, era l’epoca delle candele e dei lumi, l’epoca delle carrozze e delle marsine.
Giuseppe Verdi si alzò da tavola appagato e soddisfatto: aveva appena mangiato le lumache cucinate da Amedeo Serafini De Ferrari.

Amedeo Serafini De Ferrari (2)

La Pensione Svizzera e l’Hotel Feder, illustri viaggiatori nella Genova dell’800

Il viaggio, la scoperta del mondo e di luoghi mai veduti.
Oh, certo! Bisogna essere accorti, quando si viaggia!
E allora andiamo indietro negli anni, al tempo delle carrozze e dei bauli, al tempo delle strade polverose e dei viaggi infiniti.
E’ il 1828 e a Genova arriva un viaggiatore, un certo Romain Colomb.
E’ francese, giunge direttamente da Parigi e tra la mani stringe uno smilzo volumetto dal titolo Journal d’un voyage en Italie et en Suisse, pendant l’année 1828, contenente molte preziose raccomandazioni.
Le note, con le indicazioni di viaggio e i suggerimenti per districarsi nel dedalo dei caruggi genovesi, sono state scritte per Romain da suo cugino, che risponde al nome di Henri Beyle, meglio noto come Stendhal.
Questi consiglia all’inesperto Colomb di recarsi a Genova con un vetturino, circostanza che offrirà l’opportunità di viaggiare insieme a gente del posto.
Eh, solo così si conoscono le cose del mondo!
Stendhal era già stato a Genova e amava alloggiare in un albergo molto rinomato, sito nel cuore della città vecchia, in Via San Luca.


Al numero 10, in un edificio ora non più esistente, si trovava la Pensione Svizzera, favorita da Stendhal per la posizione centrale e panoramica.
Oh, ma faccia attenzione il giovane Colomb! Che i genovesi non lo prendano per uno sprovveduto!
Quando si troverà all’albergo, raccomanda il suo illustre parente, avanzi richieste ben precise, per carità!

“…bisogna chiedere la camera 26 al quarto piano, dalla quale si vedono il porto e la montagna, Bisogna dire: mi dia la camera che un russo ha occupato per 22 mesi. Costa un franco, un franco e venticinque al giorno. Di fronte c’è un ristorante dove si può mangiare, scegliendo dalla lista.”

Che viaggiatore fortunato, Romain Colomb! Chissà se poi gli venne assegnata la camera 26!
Certo è che la Pensione Svizzera trovò nello scrittore francese un testimonial d’eccezione, non vi pare?
Beh, lo stesso non si può dire per l’Hotel Croce di Malta, tanto amato da Mark Twain e frequentato da molti altri personaggi di gran rilevanza.
Ricordate? Ve ne parlai dettagliatamente tempo fa, cliccando qui arriverete a quel post.

Insomma, al Croce di Malta Stendhal non si trovò affatto bene, bisogna dirlo.
Vi arrivò di mattina presto, dopo un viaggio per mare.
Ci credereste? Cambiò stanza ben tre volte, non gliene andava bene una!
Lo scrittore si mise a girovagare per la città, per Via Balbi e lungo Strada Nuova.
Che incanto!

Eh, ma a girare viene sete, ci sarà un caffé da qualche parte?
E allora giù, giù per i caruggi, al Caffé della Costanza in Via Orefici.
Oh, ma Stendhal è abituato ai locali fastosi di Milano e Venezia!
E’ un po’ buio questo caffé, ma come mai? Sono i caruggi, caro Henri, sono i caruggi!
Malgrado ciò, il nostro ritornerà svariate volte nel corso della giornata in questo locale, a bere l’acqua rossa, che così lui descrive:

 “ …cinque o sei ciliegie in fondo al bicchiere e il profumo delizioso dei noccioli. Questa bibita eccellente e mai lodata abbastanza costa tre soldi…”

 Ma torniamo alla Pensione Svizzera e ai suoi illustri avventori.
Vi soggiornerà nel 1853 anche il compositore Richard Wagner.
E lui narra di pavimenti a mosaico, di scaloni di marmo, di una stanza al sesto piano dal quale si poteva ammirare l’orizzonte, il mare, il porto.
E’ la zona del Porto Antico, ovviamente.
Senza l’orrida Sopraelevata. Sospiro.
San Luca, la zona di Banchi, un’area viva e vitale.
Qui, in Via al Ponte Reale, si trovano alcuni degli alberghi più noti.
Nell’immagine sottostante, a destra, potrete notare l’insegna dell’Hotel de France che diede ospitalità allo scrittore Alexandre Dumas.


Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

All’angolo con Vico De Negri, invece, si trovava uno degli alberghi più famosi, l’Hotel Feder.
Aveva più di cento stanze ed una vista impagabile su Piazza Banchi e sul porto.

Piazza Banchi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Se foste stati viaggiatori di un altro secolo al Feder avreste potuto incontrare lo storico Theodor Mommsen e lo scrittore Herman Melville, che soggiornarono nelle sue stanze.
E magari avreste veduto entrare una coppia di amanti che aveva scelto questo Hotel per i propri convegni amorosi: lui è un uomo politico molto in voga, lei ne è innamorata pazza, per lui arriverà ad uccidersi buttandosi dalla finestra del suo palazzo di Via Garibaldi.
I due amanti sono niente meno che Camillo Benso Conte di Cavour e Anna Giustiniani, i cui  sospiri rimbombarono nelle stanze del Feder.
In questo albergo, poi, trovò la morte Daniel O’Connell, uomo politico irlandese massimo rappresentante dell’emanicpazione cattolica.
A lui è dedicata una lapide ancora ben visibile.

Viaggiatori dell’Ottocento, nella Genova dei bei tempi.
Se passerete nella Superba, ricordatevi di loro.
E magari rinfrancatevi con un buon bicchiere d’acqua rossa, è buona e dissetante!
E soprattutto tenete a mente una raccomandazione: alla Pensione Svizzera chiedete la camera nr 26, quella che un russo ha occupato per 22 mesi.