Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Inghilterra’

Una lettura che vi conquisterà, un’avventura in compagnia di un autore ironico, brillante e curioso del mondo: Bill Bryson vi racconta la Gran Bretagna, la Piccola grande isola protagonista del suo ultimo libro edito in Italia da Guanda.
Non è la prima volta che Bryson volge il suo sguardo a questi luoghi, sono trascorsi vent’anni dal suo Notizie da un’isoletta e se non lo conoscete vi consiglio la lettura di entrambi i volumi, lui è uno dei miei autori preferiti e gli sarò eternamente grata per certi momenti di autentico divertimento.
Giornalista e scrittore, americano di nascita e inglese di adozione, il nostro nutre un affetto profondo per la piccola grande isola, là ha conosciuto sua moglie ed egli stesso scrive che da quarant’anni è ancora profondamente innamorato di entrambe.
Il viaggio narrato dallo scrittore va da sud a nord, da Bognor Regis a Cape Wrath, lungo una linea retta da lui battezzata Bryson Line, naturalmente.
Un cammino che attraversa località celebri e piccoli paesi, un racconto che pone l’accento sul valore del patrimonio artistico e della tutela del paesaggio, dalle spiagge alla campagna, alcune pagine sono fortemente evocative e certe descrizioni a dir poco incantevoli.

londra

Londra – Richmond Park

Un libro che si snoda tra comiche disavventure e aneddoti particolari del passato e del presente, sono diversi i nomi famosi che compaiono in questo libro, da Arthur Conan Doyle a John Lennon, da George Everest a Mary Shelley.
Piacevolmente spassose sono le righe in cui il nostro mette in evidenza tutta la sua peculiare verve, Bill Bryson sa essere davvero esilarante: inseguito da un cigno o attaccato dalle mucche il nostro eroe riesce sempre a regalare un sorriso con le sue peripezie.
Immaginate la spiaggia di Brighton e i bagnanti che si godono una giornata al mare: c’è anche Bill, naturalmente.

“Lanciavano grida che allora interpretai come espressioni di piacere, ma che ora riconosco come urla di sofferenza.
Ingenuamente, mi tolsi la maglietta e corsi in acqua: fu come tuffarsi nell’azoto liquido.
In tutta la mia vita quella fu l’unica volta che mi mossi come in uno spezzone di pellicola che viene riavvolto. Mi tuffai in acqua e poi ne uscii immediatamente, correndo all’indietro, e da allora non sono mai più entrato in un mare inglese.”

Da ridere fino alle lacrime, lasciatemelo dire.
Oltre a ciò Bryson è colto e lungimirante pertanto dai suoi libri scaturiscono sempre diversi spunti di riflessione, nel caso di Piccola grande isola si coglie anche una sorta di nostalgia.
I luoghi cambiano, in certe località alcuni negozi che lui ricordava sono scomparsi, la cura e l’attenzione verso la bellezza vanno diminuendo: è un monito, un invito a difendere l’ambiente in cui viviamo, preservandone le bellezze e le particolarità.

oxford

Oxford

Uno scrittore che ama la vita e i viaggi, lui si diverte e il lettore se la spassa.
Ed ecco le mirabolanti peripezie alla stazione, le sagaci descrizioni di improbabili Bed & Breakfast, i tragicomici malintesi al pub, piccoli incidenti quotidiani che diventano a loro modo memorabili.
Vi dispiacerà arrivare in fondo al volume, ve lo garantisco, a me capita sempre con i libri di Bryson e così finisco per leggerli più volte.
Tra le sue perle vi ricordo anche Una passeggiata nei boschi, ne scrissi in questo post diverso tempo fa, solo a pensare a quell’avventura mi viene da sorridere.
L’ho già detto altrove e lo ripeto, se dovessi scegliere un compagno di viaggio non avrei dubbi: partirei con Bill, senza esitazioni.
I libri sono viaggi di parole, alcuni sanno essere speciali per merito del talento di chi li scrive.
Grazie di tutto, caro Bill, ancora una volta ci hai regalato un viaggio da ricordare.

Londra

Read Full Post »

Il suo nome è Mrs Arbuthnot, lei è una donna senza importanza.
Ma siamo proprio certi che sia tale?
O forse questa descrizione si adatta meglio ad un uomo che la nostra Mrs Arbuthnot conobbe negli anni della sua giovinezza?
A Woman of no importance è una commedia in quattro atti scaturita dalla mirabile penna di Oscar Wilde, vi troverete gli equilibrismi verbali dell’autore irlandese, le sue arguzie, il suo talento per le frasi ad effetto.
La vicenda è semplice e allo stesso tempo intricata, questa è la storia di un segreto tenuto a lungo nascosto, questa è una storia di peccato e redenzione.
Ha più piani di lettura questa commedia di Wilde, al centro della scena sono proprio le donne, è la loro voce a sovrastare il palcoscenico.
Donne aristocratiche e leziose, rappresentanti della buona società vittoriana, tra loro c’è una creatura peculiare: Miss Hester Worsley è americana, il suo punto di vista è del tutto differente, questi inglesi vivono in una dimensione che a lei è estranea.
Inghilterra e Stati Uniti, due mondi a confronto.
Donne e uomini, Lord Illingworth è un vero dandy e in quanto tale pronuncia parole come queste:

The only difference between the saint and the sinner is that every saint has a past and every sinner has a future.
La sola differenza tra il santo e il peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.

Ed eccolo alle prese con un dialogo che ancora ci regala un sorriso:

Lord Illingworth: The book of life begins with a man and a woman in a garden.
Mrs Allonby: It ends with Revelations.

Lord Illingworth: Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino.
Mrs Allonby: Termina con l’Apocalisse.

Oscar Wilde (2)

Dublino – Monumento a Oscar Wilde

Fatale Mrs Allonby, è lei a replicare alla perfezione a Lady Stutfield che sostiene che il mondo sia fatto per gli uomini.
Non è affatto vero,  sapete perché?

There are far more things fordidden to us than are forbidden to them.
Ci sono molte più cose proibite per noi che per loro.

Donne.
Argute, affascinanti, pungenti, il ritmo dei loro dialoghi è incalzante e sostenuto.
E c’è lei, l’eroina protagonista di questa piacevole commedia: a Mrs Arbuthnot la vita non ha risparmiato le difficoltà eppure lei rimane fiera e coraggiosa, è una donna capace di affermare la propria identità.
Saggia Mrs Arbuthnot, tragicamente vere certe sue affermazioni:

A kiss may ruin a human life.
Un bacio può rovinare una vita.

Rileggo periodicamente le commedie di Oscar Wilde, lui per me è sempre una splendida compagnia.
A woman of no importance andò in scena per la prima volta nel 1893 al Theatre Royal Haymarket di Londra.
Molti anni dopo, in quello stesso teatro, The Royal Shakespeare Company mise in scena la celebre commedia di Oscar Wilde.
Io ero a Londra in quel periodo, così comprai il biglietto e andai a teatro.

Londra (2)

Rammento quel giorno con autentico affetto, ne conservo una memoria vivida e chiara.
Su quel palcoscenico salirono celebri attori, tra gli altri John Carlisle, Jaye Griffiths, Andrew Havill e Barbara Leigh-Hunt.
Ho ancora il libretto di quella rappresentazione, ho ancora il biglietto del teatro.
E allora ero proprio come adesso, sono sempre stata osservatrice.
Vedete la ragazza seduta accanto a me?
Io sì, la ricordo perfettamente, è venuta a teatro con un coetaneo, forse è il suo fidanzato.
E cosa fa questa giovane donna?
Lascia cadere a terra le scarpe e si mette comoda, posa le ginocchia contro il sedile di fronte.
Ed io penso: forse Oscar non approverebbe.
Lei è allegra e di buon umore, riflettendoci penso che il nostro Wilde avrebbe scritto per lei un ruolo in una sua commedia.
Si apre il sipario e gli attori fanno il loro ingresso.
E sono perfetti, indossano costumi secondo lo stile dell’epoca, le nobildonne hanno certe pettinature complicate, sembra di aver messo indietro la macchina del tempo e tutti noi, attori e spettatori, siamo finiti in quei giorni, nell’epoca vittoriana.
E il tempo scivola.
Ed è un tempo che regala profonde emozioni, è un frammento di vita che è rimasto un dolce ricordo, lo rivivo ogni volta che rileggo le parole di Oscar.
Momenti simili sono preziosi, vanno conservati come gemme rare.
E d’altra parte cosa è la vita?

Life, Lady Stutfield, is simply a mauvais quart d’heure made up of exquisite moments.
La vita, Lady Stutfield, è semplicemente un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti.

A Woman of no importance – Oscar Wilde

Londra

Chelsea – Casa di Oscar Wilde

Read Full Post »

Oggi, 23 Aprile, è il giorno di San Giorgio, eroica figura che da molti secoli ha un posto speciale nel cuore dei genovesi.
La memoria di San Giorgio e delle sue gesta è scolpita sopra i portoni dei palazzi della città vecchia e se non sapete per quale ragione la sua immagine si trovi su certi edifici invece che su altri qui trovate la spiegazione e potrete leggere anche la storia avventurosa di questo Santo che sconfisse un terribile drago.

Vico dell'Oliva

E nel giorno a lui dedicato io desidero celebrare il Santo valoroso e anche il vessillo della Superba sul quale campeggia fiera proprio la Croce di San Giorgio.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo, queste parole risuonano in questa città dagli albori della Repubblica di Genova.
Per Genova e per San Giorgio!

Bandiera di Genova

Genova celebre per le sue imprese, Genova temuta e rispettata.
Croce rossa in campo bianco, simbolo dell’eroismo dei Crociati in Terra Santa, la Croce di San Giorgio figura anche sulla bandiera inglese: sul finire del 1100 fu proprio la Repubblica di Genova a concederne l’uso al Re d’Inghilterra.
In cambio di moneta sonante il Doge della Superba si impegnava a proteggere con la sua flotta le navi inglesi che, battendo la celebre bandiera genovese, si avventuravano nel Mediterraneo all’epoca infestato da minacciosi pirati.

Bandiera di Genova (5)

Ancora adesso il simbolo di Genova La Superba sventola nelle strade un tempo percorse da valenti uomini di mare.
Non so dirvi quante volte ho incontrato la Croce di San Giorgio, scorgere questi colori per le vie della mia città suscita in me un autentico senso di appartenenza.
Bianco e rosso, l’ho veduto in ogni luogo, davanti una finestra di Campetto e sopra l’orologio che scandisce le nostre giornate.

Bandiera di Genova (3)

Bandiera di Genova (4)

Simbolo di Genova e della sua grandezza.

Stemma di Genova

Sventola in cima alle torri di Porta Soprana.

Porta Soprana

Davanti al Palazzo che trae il nome proprio da San Giorgio, oggi sede dell’Autorità Portuale.

Palazzo San Giorgio

Ed è nel vessillo dei prodi Balestrieri del Mandraccio.

Balestrieri del Mandraccio

Di fronte al fastoso Palazzo della Meridiana.

Palazzo della Meridiana

Bianco e rosso, sul lampione che sovrasta una farmacia in Via della Maddalena.

Croce di San Giorgio

Nello stemma della città, a Tursi.

Palazzo Tursi

Sul faro che rischiara l’orizzonte ai naviganti.

Lanterna

In ogni modo, sempre.

Lanterna (2)

Davanti alla casa natale di un suo celebre figlio di nome Giuseppe Mazzini, colui che amava la sua Genova e anche il nostro tricolore.

Casa di Mazzini

Mossa dal vento, sulla sommità della Torre Grimaldina.

Torre Grimaldina

In quella magia di ardesie, abbaini e tetti dai quali affiorano misteriose torri antiche.

Torre Grimaldina (2)

Nello splendore del Salone del Minor Consiglio a Palazzo Ducale ancora sventola orgogliosa la nostra croce di San Giorgio.

Palazzo Ducale

La si scorge su certi cancelli, nelle luci di una sera d’inverno.

Piazza Banchi

Nelle grandi piazze, di fronte a vaste dimore.

Piazza della Nunziata

Nei semplici caruggi, nell’ombra nascosta dei vicoli.

Vico delle Camelie

E là, nel cielo blu che sovrasta Via Garibaldi.

Via Garibaldi

Nel giorno di San Giorgio, davanti al mare che bagna questa terra, simbolo di una fierezza che dovremmo saper conservare.
E in quelle parole che rimangono ancora nostre, fanno parte del nostro cammino nel mondo e della nostra identità.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Bandiera di Genova (2)

Read Full Post »

Camminò a lungo sopra a quei sassi tondeggianti non sapeva mantenere l’equilibrio e questa, in qualche modo, era per lei una sensazione inebriante.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Quelle parole le risuonavano spesso nella testa, quante volte gliele avevano ripetute!

Sassi
Aurora Millicent Fairfax era stata una bambina cagionevole, certi inverni della sua infanzia li aveva trascorsi osservando il mondo da una finestra, nella sua casa a graticcio, nella pacifica Saint Albans.
Figlia unica, protetta come un fiore raro, era stata una bimbetta docile e paziente ed era poi divenuta una fanciulla fragile, ad ogni infreddatura e ad ogni debole colpo di tosse la mamma e le zie si mettevano a snocciolare speranzose preghiere al Padre Eterno affinché proteggesse la loro delicata creatura.
Il medico aveva suggerito per Aurora un soggiorno in un luogo dal clima tiepido e salubre, così la famiglia lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in un’incantevole villa in Albaro.

SanFrancesco d'Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Giorno dopo giorno, come per una sorta di miracolo, Aurora era come rifiorita: sulla sua pelle diafana erano sbocciate minuscole e chiare efelidi, il suo respiro non era più affannato.
La signorina inglese conduceva un’esistenza quieta, Aurora suonava il mandolino e amava i libri, ne aveva un baule pieno e li trattava con il riguardo che si conviene, a volte tra quelle pagine deponeva piccoli fiori.

Mandolino

Prediligeva i romanzi di Jane Austen, le cupe atmosfere di Dickens e i versi di Keats: in quei volumi trovava mondi che non aveva mai veduto, viveva amori che non aveva nemmeno mai osato sognare.
La sua vita tranquilla all’improvviso subì un inatteso terremoto: senza dir nulla a nessuno, in certe luminose mattine apriva il cancello del giardino e si allontanava dalla villa.
Si comprenderà che i genitori di lei si dimostrarono da subito molto apprensivi al riguardo: Aurora dava risposte evasive, li rassicurava dicendo che andava a leggere davanti al mare e loro, per quanto preoccupati, decisero di non porle ostacoli.
La loro figliola in fondo era stata sincera, qualcuno disse poi che l’avevano vista intenta nella lettura, proprio là, dove le onde si frangono contro gli scogli.
Era certamente lei, Aurora Millicent Fairfax con il suo cappellino e i guanti scuri, l’abito celeste e gli stivaletti con i bottoncini.

Via San Giuliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non era soltanto il canto della risacca a condurla in quel luogo, Aurora aspettava i pescatori.
Uno di loro, senza alcuna malizia, aveva suscitato la sua attenzione, la ragazza aveva anche vagamente intuito il nome di lui: il giovane si chiamava Taddeo e parlava una strana lingua cantilenante, un dialetto per lei incomprensibile.
Taddeo non sapeva nulla della Regina Vittoria o di William Shakespeare, lui era un uomo di mare, non conosceva una parola di inglese e certo non era mai stato a Londra, penso lei mentre da sotto il suo cappello lo osservava.
Taddeo aveva la pelle riarsa dal sole, il viso scuro come l’ebano, portava sulla testa un buffo berrettino e teneva i calzoni arrotolati.
Taddeo stava a piedi nudi nell’acqua, la signorina inglese non aveva mai avuto l’ardire di fare altrettanto!

Pescatori allo Strega

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche lui la notò, così dolce ed eterea Aurora non passava certo inosservata.
Furono diversi e ripetuti quegli incontri fugaci e silenziosi, ogni volta lui la omaggiava con dei piccoli doni che risvegliavano la meraviglia di lei.
Un pugno di sassolini colorati, conchiglie maestose che Aurora non aveva mai veduto prima.

Conchiglie

Un giorno Taddeo mise ai suoi piedi una stella marina rossa come il sangue, Aurora abbassò il suo libro e accennò un timido sorriso mentre la creatura degli abissi riguadagnò lentamente la via del mare.

Mare (3)

Dissero che l’avevano veduta spesso, proprio nel punto dove la strada compie una curva.
Gli amici di Taddeo giurarono di non saperne nulla, solo un certo Martino, con il fare di chi custodisce un prezioso segreto, svelò alcuni particolari che lasciarono attoniti i signori Fairfax.
Disse che un giorno aveva sentito la voce di lei, gioiosa e soave, non riusciva a smettere di ridere mentre cercava di pronunciare alcune parole in dialetto, era goffa e incerta in quei suoi buffi tentativi.
Aurora stava seduta sui sassi e Taddeo era in ginocchio, di fronte a lei.
E poi, d’un tratto, la signorina inglese si era tolta gli stivaletti e tenendo sollevati i lembi dell’abito aveva camminato nell’acqua mentre la spuma del mare accarezzava le sue caviglie.
Taddeo le era rimasto accanto come un angelo custode.

Mare (2)

E questo era tutto, da quel giorno Aurora Millicent Fairfax era scomparsa nel nulla e anche di Taddeo non c’era più traccia.
I signori Fairfax attesero la figlia per lungo tempo e tornarono spesso in quel luogo dove lei era solita fermarsi.
I libri di lei furono riposti nel baule, le corde del mandolino non suonarono più, rimase impressa nella memoria di loro il viso dolce di quella figlia tanto amata e protetta come un fiore raro.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Le sentiva ancora quelle parole, erano indelebilmente impresse nella sua mente.
Taddeo le diede la mano e restarono lì, sulla scogliera, mentre l’orizzonte si tingeva di oro.

Mare

**********

Ogni persona è un romanzo, a volte non puoi leggere certe storie ma puoi giocare con la tua fantasia.
E allora osserva bene: vedrai un giovane uomo, è un pescatore di nome Taddeo, accanto a lui c’è una fanciulla dalla pelle chiara, è la signorina Aurora Millicent Fairfax, l’ultima volta l’hanno vista là, seduta davanti al mare.

Via San Giuliano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Read Full Post »

Tutto ebbe inizio diverso tempo fa ad un mercatino dell’antiquariato, amo molto gironzolare tra i banchetti in cerca di cose belle e particolari.
Tutto ebbe inizio con un piattino, poi ne venne un altro e poi un altro ancora.

Porcellana (2)

E così è nata la mia piccola collezione di porcellane inglesi bianche e rosse, se ne stanno tutte insieme sul ripiano di un comò.

Porcellana (3)

Molti di questi pezzi appartengono a servizi diversi e pertanto presentano decori differenti tra loro.

Porcellana (4)

Alcuni invece sono parte della stessa serie, questa panciuta teiera è una romantica porcellana Mason’s.

Porcellana (9)

Si accompagna a questa capiente lattiera.

Porcellana (15)

E insieme c’erano questi due contenitori, uno è certamente per lo zucchero e l’altro forse serviva per il tè?

Porcellana

Certe porcellane hanno disegni orientali e vi sono templi, alberi esotici, panorami che hanno tutto l’incanto di luoghi lontani.

Porcellana (5)

Porcellana (6)

E poi, come è ben noto, sulle porcellane inglesi sono ritratti panorami di celebri località dal fascino imperituro, ecco la casa natale di William Shakespeare a Stratford-Upon-Avon.

Porcellana (7)

E un mulino con le dolcezze della campagna inglese.

Porcellana (8)

E poi castelli e dimore reali, luoghi amati che fanno parte della storia della Gran Bretagna.
Cosa manca alla mia collezione? Le tazze, curiosamente non le ho mai comperate, dovrei proprio provvedere!
In compenso ho un ambaradan di piattini di varie misure, pur appartenendo a servizi diversi stanno benissimo tutti insieme.

Porcellana (12)

Nella foto che segue spicca il panorama di una città con le tipiche case a graticcio, sulla vetrina di uno dei negozio si nota questa insegna: The Old Curiosity Shop.
E’ il titolo di un romanzo di Charles Dickens, questo servizio si ispira agli scritti dell’autore inglese.

Porcellana (11)

Appesi al muro ci sono due piatti da portata, questi provengono dalla Scandinavia.

Porcellana (13)

Per ragioni di spazio a un certo punto ho smesso di fare acquisti ma a dire il vero andar per mercatini in cerca di nuovi pezzi era davvero un bel passatempo.
E comunque ci vorrebbe almeno una tazza, non pare anche a voi?
Un piattino dopo l’altro così è nata la piccola collezione di porcellane di Miss Fletcher.

Porcellana (14)

Read Full Post »

C’è gente pericolosa, a Londra.
Sono tipi astuti e lesti, sempre pronti a fregarti, sono incalliti professionisti del crimine.
Prendete John Sheppard, ad esempio.
L’elenco dei suoi delitti non finisce più, lui è un ladro matricolato, un rapinatore della peggior specie e tra il resto è pure un mago delle evasioni.
La prima volta se la filò dalla prigione nascondendosi sotto un mantello, fuori ad attenderlo c’era una carrozza.
E c’era la sua donna, una che faceva vita di strada, naturalmente.
Se ne andarono a bere con il loro compare e poi, con calma, Sheppard si liberò delle catene che ancora portava addosso.
Lo riacciuffarono e lui provò di nuovo a battersela.
Nella sua cella trovarono una lima dentro a una Bibbia, poi lo sorpresero con altri attrezzi, aveva persino un martello e un scalpello.
Un tipo tosto Sheppard, uno che non si dava per vinto.
E quando riuscì a mettere in atto la sua seconda rocambolesca evasione lasciò le guardie con un palmo di naso: mattoni smossi, una coperta assicurata alle sbarre e la fuga verso la libertà.
C’è gente pericolosa, a Londra.

Londra (2)

La trama di un libro di avventure?
No, signori, una vita vera raccontata dalla sapiente penna di Daniel Defoe, per l’occasione ineffabile cronista per l’Applebee’s Journal.
La vicenda di John Sheppard insieme ad altre è narrata nel libro intitolato I peggiori criminali del nostro tempo, dato di recente alle stampe da Edizioni Clichy.
Il genio di Defoe ci ha lasciato memorabili figure della letteratura, da Moll Flanders a Robinson Crusoe, con pari talento egli tratteggia queste figure di uomini, sullo sfondo c’è la misteriosa Londra settecentesca, una città pericolosa, ovunque si aggirano personaggi sinistri.
E i protagonisti non sono eroi, sono veri criminali.
E’ gente destinata al carcere, alla deportazione e al patibolo, faranno tutti una brutta fine.
E Defoe come li racconta?
La sua è una scrittura intensa e realistica, Defoe stesso aveva conosciuto il carcere e la gogna e sa descrivere con mirabile perfezione i lati oscuri di quel mondo, tra queste pagine troverete scenari da romanzo e delinquenti dai tratti quasi leggendari.
E così farete la conoscenza di Jonathan Wild.
I furti sono all’ordine del giorno e la gente a chi si rivolge per avere indietro la propria roba?
A lui, a Wild.
E scoprirete di cosa è capace costui, certo non è un benefattore!
E’ pure uno che piace alle donne, ha avuto parecchie mogli, Defoe ve le presenterà una per una.
Sono esistenze complicate le loro, queste giovani sono abituate a confrontarsi con uomini che vivono di espedienti e di disonestà, sono persone reali e vere ed è il talento dello scrittore a renderle tali.
Vedrete le vie eleganti di Londra e i suoi bassifondi, ladri e malfattori sono ad ogni angolo di strada, non c’è difesa.

Londra (3)

Ed ecco le carrozze assaltate con il favore delle tenebre, ecco tremanti nobildonne derubate dei loro beni.
E un gentiluomo al quale con astuta maestria viene sottratta una pregiata tabacchiera d’oro, il ladro è talmente abile che il derubato in pratica gliela lascia cadere tra le mani.
E che dire di colui che si impossessò di un bastone da passeggio dal pomo dorato?
Con mirabile astuzia e con incredibile rapidità lo sostituì con un bastone dal pomo d’ottone, dileguandosi con un prezioso bottino.
Un libro che si legge d’un fiato, scritto con una maestria non comune, propria soltanto dei grandi della letteratura.
Se amate i classici amerete questo libro.
Se amate Londra e le sue storie vi perderete tra queste pagine.
E magari tornerete indietro a rileggerne alcune, io l’ho fatto, mi capita solo con i libri che lasciano il segno.
Un mondo inquieto, sul quale aleggiano scure nuvole che passano rapide e sempre ritornano ad adombrare il cielo.
E lascio questo cielo sul finale, con una citazione che amo, sono parole tratte da uno dei più celebri romanzi di Defoe, anche in questo libro sullo sfondo c’è una prigione, la stessa nella quale vennero rinchiusi John Sheppard e i suoi compari.

I saw the cloud, though I did not foresee the storm.
Ho visto la nuvola, anche se non avevo previsto la tempesta.

(Daniel Defoe – The fortunes and misfortunes of Moll Flanders)

Londra

Le foto di Londra sono di mia nipote, grazie Maddy!

Read Full Post »

C’era una volta un nobiluomo che possedeva terre e fastose dimore.
E forse di tutte le sue ricchezze non sapeva che farsene, nella sua vita c’era un incolmabile vuoto.
E lui, il nostro Lord inglese, una notte si ritrovò a rigirarsi nel letto: non c’era verso che riuscisse a prender sonno.
Così, in quelle sue ore di veglia, prese una ferale decisione: doveva prender moglie.
Sì, con una donna al fianco sarebbe cambiato tutto.
Stabilì pertanto che avrebbe condotto all’altare la prima che gli sarebbe capitata a tiro al momento del risveglio.
Giunse così l’ora tanto agognata, il sole tinse di rosa il cielo, era mattino.

Alba

Il nostro risoluto Lord chiamò il suo cameriere e con tono deciso e perentorio pronunciò all’incirca queste parole:
-Mandate da me la prima ragazza della casa che incontrate!
Il maggiordomo si girò sui tacchi, scese le scale e compì il suo dovere.
Lei si chiamava Jenny era la figlia del portinaio ed era un fiore di bellezza appena sedicenne.
E quando si trovò davanti al padrone ascoltò ciò che lui aveva da dirle:
– Andate a vestirvi, voglio condurvi in chiesa e sposarvi.
La ragazza lo guardò allibita e senza alcun timore disse che lei non ci pensava proprio a diventare sua moglie!
Aveva ben altri progetti la giovane Jenny, c’era già un innamorato ad attenderla e lei non ci pensava proprio a sposare il Lord!
E poi era davvero una proposta seria? A pensarci sembrava uno scherzo!
Così corse da sua madre le raccontò tutta la faccenda, entrambe risero di gran gusto di quel singolare episodio, a quanto pare non riuscivano a crederci!
Rimasero in giardino a chiacchierare, tra i fiori del Lord.

Fiori

E intanto lui nella sua camera aspettava, aspettava, aspettava.
– Possibile che non si veda questa benedetta ragazza? – Pensò tra sé e sé.
Così chiamò nuovamente il cameriere e chiese se Jenny si era vestita come le era stato detto e il pover’uomo, in evidente imbarazzo, disse che la ragazza non era affatto intenzionata a convolare a nozze.
Il Lord non fece un plissè, si limitò a ordinare che fosse condotta da lui un’altra fanciulla.
Il cameriere ridiscese, sperando che questa volta la questione si risolvesse felicemente!
E fu così che si imbatté in una ragazza dal carattere più timido, era una sguattera di cucina.
E costei annuì e acconsentì alla proposta del Lord e così lui la portò in chiesa e quella che si era alzata la mattina servetta, andò la sera a letto padrona e lady.
E vissero felici e contenti.
Come dite? So perfettamente cosa state pensando!
Miss Fletcher, ma cosa ti vai a inventare? Questa storia ricorda per certi versi la vicenda di una certa Cenerentola!
Eh no, cari amici, siete in errore, nulla è frutto della mia fantasia, questo aneddoto è riportato dal signor Chantreau, vi avevo anticipato che vi avrei narrato alcune storie tratte dalle sue memorie di viaggio in Inghilterra.
E non è finita, la fiaba ha un seguito curioso.
A quanto pare il matrimonio fu gioioso e felice, il nostro Lord aveva trovato una moglie perfetta.
Lei gli donò un figlio e di lui così scrive Chantreau:

Taccio il suo nome perché vive ancora e ha alla corte uno dei primi posti.

Colpo di scena, sipario, the end.
Chantreau visitò la terra di Albione nel 1788 e nel 1789.
Chi sarà mai questo illustre uomo di corte?
Riusciremo a scoprire il suo nome?
Chissà!
E tuttavia, come sempre, la vita a volte sa essere magica e avventurosa proprio come una fiaba.

Libro (2)

Read Full Post »

Il tempo del viaggio e le sue emozioni.
Partire solo per cambiar aria o per interessi culturali, per concedersi il meritato riposo o per andare in cerca di avventure, ci sono viaggi per tutte le tasche.
Pensiamo a noi e ai viaggiatori di un altro tempo, cosa ci distingue da loro?
Naturalmente noi possiamo usufruire di ogni tipo di mezzo di trasporto e un viaggio in treno nell’Ottocento era certo ben altra cosa.
E poi, quale significato ha il viaggio?
Ecco le parole di una figura autorevole:

The use of travelling is to regulate imagination by reality, and, instead of thinking how things may be, to see them as they are.

L’uso dei viaggi è di regolare l’immaginazione con la realtà, e, invece di pensare come possono essere le cose, vederle come esse sono.

Samuel Johnson

Vedere le cose come esse sono.
Eppure, in qualche modo, noi abbiamo già veduto tutto, abbiamo negli occhi luoghi nei quali non siamo mai stati e forse non ci andremo mai ma nella nostra mente ci sono le immagini di posti sconosciuti e questo naturalmente accade grazie all’ingegno dell’uomo e alle sue invenzioni.
Tutti conosciamo le cascate del Niagara, le distese di lavanda in Provenza e i deserti africani.

Lavanda

E forse non ci siamo nemmeno mai stati.
E’ una grande conquista, senza alcuna ombra di dubbio.
E d’altra parte viaggiare è sempre un’esperienza preziosa: esci fuori e vai a vedere le cose come  sono, proprio come dice il dottor Johnson.
Il mondo non è una fotografia, l’inquadratura di una webcam o un documentario, il mondo è fatto di profumi, voci, rumori e colori.
Il mondo è fuori e nessuno potrà mai raccontartelo in maniera tanto realistica, devi vederlo con i tuoi occhi.
Noi però abbiamo già visto tutto, ricordate?
Eppure.
Eppure mi viene da pensare a coloro che vennero prima di noi.
C’era quello che non aveva mai visto il mare.
Esempio banale, eh.
E l’altro, gli avevano raccontato com’era la neve ma la prima volta che la vide comprese cosa fosse.
E noi? Noi possiamo ancora stupirci e provare un tale senso di meraviglia?
Non so neanche se siamo capaci di calarci nei panni di queste persone, il nostro modo di vivere è molto distante dal loro.
E così, mentre ragionavo su questi argomenti, ho pensato di andare a sbirciare tra le pagine di alcuni miei libri, sono dei piccoli volumetti dedicati ai viaggi e risalgono alla prima metà dell’Ottocento, un’eredità di famiglia che ha trovato spazio sul ripiano di un comodino.

Libri

Ci sono i viaggi dell’esploratore Cook ed altri libri meno celebri, sono sempre testimonianze preziose e leggerne anche solo dei brani è una curiosa esperienza.
E ogni tanto mi diletto a cercare impressioni di viaggio, eccoci nel Nord Europa, agli inizi dell’Ottocento insieme all’illustre Leopoldo di Buch.

Una slitta mi fece attraversare il lago di Goesness. Questo modo di viaggiare è realmente il più spedito né la sinuosità della strada, né le salite, né le discese non ritardano affatto il cammino.

Libro

Ah che viaggio avventuroso!
A renderlo pericoloso sono i tanti lupi che si acquattano sul ghiaccio in attesa della loro preda, il nostro povero Leopoldo e il giovane conduttore della slitta, un ragazzino di appena otto anni, si perdono in una paurosa oscurità.
Il bambino però sa il fatto suo e porta il nostro a destinazione.
E poi cosa fa il nostro viaggiatore?
Come tutti noi racconta parla anche del cibo locale e in particolare di un certo pane di scorza.
Ecco, dice Leopoldo che viene preparato con una sorta di farina ricavata dalla scorza dei pini, con questa si preparano certe focacce che sembrano inventate da un cattivo genio per far insulto alla umanità.
Lieta di non averle mai assaggiate, tutto sommato.
Viaggi e memorie, stupore per ciò che si è veduto.
Corre l’anno 1788 e il Signor Chantreau approda in Inghilterra.

Libro (2)

E cosa lo colpisce? Tra le altre cose i mercanti di birra che vendono alle osterie la loro preziosa bevanda in pesanti mastelli.
Ogni oste svuota il proprio mastello e poi lo mette fuori dalla porta, in attesa che venga ritirato.
E su ogni conca è scritto il nome dell’oste al quale è destinato, questo allo scopo di prevenire i furti.
E cosa scrive il nostro Chantreau?

Ma pel forestiere tanti mastelli di stagno abbandonati sulle strade più frequentate senza guardiano sono uno spettacolo almeno per le prime volte che ha del meraviglioso.

Uno spettacolo. Meraviglioso.  Almeno per le prime volte. La scoperta, lo stupore di un uomo di un altro tempo.
Vi racconterò altre storie tratte da questi libri e lo farò presto.
Questo articolo è stato ispirato da un post della mia amica Giovy, Libri di Viaggio: le guide di Bradshaw, lo sguardo insolito di un insolito viaggiatore che anch’io avrei voluto conoscere.
Ed è così che bisogna guardare il mondo, sempre.
Con la meraviglia di uno che non ha mai veduto il mare e se lo trova davanti per la prima volta.

Libri (2)

Read Full Post »

Con la speranza di farvi cosa gradita oggi desidero presentarvi Miss Connell.
Miss Connell abita a Southwold, una ridente cittadina del Suffolk che si affaccia sul Mare del Nord, a Southwold c’è un faro, un molo che si protende sull’azzurro e una spiaggia di sabbia chiara.
Miss Connell ama le conversazioni brillanti, il pizzo francese, i romanzi di Jane Austen e le passeggiate al tramonto.
Suona il piano, ha un debole per gli Studi di Chopin e si diletta con il piccolo punto.
Miss Connell studia presso una celebre scuola di Southwold, è una giovane donna dall’intelligenza vivace e curiosa.
Miss Connell ama sedersi alla finestra con una tazza di tè fumante, guarda il panorama e intanto sorseggia la sua bevanda preferita, è particolarmente affezionata a questo suo rito pomeridiano.
Era un giorno d’inverno, il vento fischiava e le onde si alzavano imponenti davanti alle case di Southwold.
E tra le mani di Miss Connell giunse una cartolina, le era stata inviata da un paese straniero.
Lei la guardò con attenzione, la voltò e lesse le parole che qualcuno aveva scritto per lei.
Era il mese di dicembre del 1920.
E adesso torniamo ai giorni nostri, a volte gli oggetti compiono viaggi impensati, a volte accade l’imponderabile: la cartolina spedita a Miss Connell ha seguito un misterioso destino ed è finita in vendita su un mercatino dell’usato, poi ha  trovato una curiosa acquirente.
Quella cartolina da qualche giorno fa parte della mia piccola collezione, mi ha affascinata l’immagine e anche testo destinato a Miss Connell.
E naturalmente ho immaginato lei, Miss Connell, il potere della fantasia mi ha restituito un suo ritratto vivido e vero.
Non è frutto della mia immaginazione il legame di Miss Connell con la scuola di Southwold, la stessa è citata nell’indirizzo scritto dal mittente sulla cartolina, l’emerita istituzione venne fondata alla fine dell’Ottocento ed è tuttora esistente, all’epoca si dedicava all’educazione delle fanciulle.
La bella cittadina del Suffolk è una località che mi piacerebbe visitare, tra il resto facendo ricerche in rete ho scoperto che George Orwell vi trascorse l’adolescenza.
Miss Connell avrà per caso conosciuto l’autore di 1984?
Oh, la sola eventualità già mi emoziona!
Ma torniamo alla cartolina, ritrae uno dei vicoli più angusti di Genova e una mano decisa vi ha scritto queste parole:

This is one of the street in the old port of the town, it gives a good idea of the narrowness of some of the streets.

Questa è una delle strade nel porto vecchio della città, dà una buona idea della strettezza di alcune strade.

Vico delle Monachette
Questo è Vico delle Monachette, mi risulta essere il vicolo più stretto di Genova,  ebbi modo di raccontarvelo nel mio post nel quale vi narravo le mie misurazioni dei vicoli con il metro da sarta, se ancora non lo avete letto lo trovate qui.
Riuscite a immaginare lo sguardo attonito di Miss Connell davanti a questa immagine?
Non so chi le abbia scritto, non c’è neppure la firma, parrebbe una calligrafia maschile, sul francobollo c”è il timbro postale, è stata spedita nel mese di dicembre del 1920.
E comunque il mittente scrive di aver mandato una cartolina anche a una certa Irene, pertanto mi sono fatta l’idea che il viaggiatore non fosse un ammiratore di Miss Connell, ma magari un fratello o un cugino.
Certo, dev’essere così, Miss Connell non avrebbe tollerato che lui si prendesse la stravagante libertà di scrivere anche ad Irene, per carità!
Comunque siano andate le cose, da Southwold questa cartolina è arrivata qui, sulla mia scrivania.
E ovunque sia Miss Connell, voglio rassicurarla, terrò questo piccolo cimelio con la dovuta cura, proprio come avrebbe fatto lei.
Un caro saluto Miss Connell, quando passerò in Via Prè e il mio sguardo incontrerà l’angusta bellezza di Vico delle Monachette penserò a lei.

Via Prè (5)

Read Full Post »

E’ la primavera del 1837, a Londra giunge, per un soggiorno di qualche settimana, Mrs Eliza Dawson, vedova dell’avvocato Archibald Fletcher.
Eliza non è più nel fiore degli anni, è una signora ormai vicina alla settantina.
A Londra incontrerà persone interessanti, come lei stessa scriverà nella sua autobiografia dove si legge che un giorno le venne portata una lettera di presentazione scritta da una delle sue altolocate conoscenze, con quella missiva si raccomandava a Mrs Fletcher un italiano appena giunto a Londra.
E questo è il ricordo del loro primo incontro:

…a young italian who at that time was a friendless stranger in London.
I found in the drawing room a young, slim, dark italian gentleman of very prepossessing appereance.
He could not then speak English and I very imperfect French; but it was impossible not to be favourably impressed at once by his truth and his sadness.

…un giovane italiano che a quel tempo era uno straniero senza amici a Londra.
Trovai in salotto un giovane gentiluomo italiano, snello e bruno, di aspetto molto attraente.
A quell’epoca lui non sapeva l’inglese e il mio francese era molto imperfetto; ma era impossibile non essere subito favorevolmente impressionati dalla sua verità e dalla sua tristezza.

(Autobiography of Mrs Fletcher, with letters and other family memorials)

L’esule è un genovese, l’esule si batte per una causa e per degli ideali per i quali ancora ricordiamo il suo nome, l’esule è Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini

Immagine tratta da “Della Vita di Giuseppe Mazzini” di Jessie White Mario
volume di mia proprietà

Eliza lo ascolta, lui non cerca di suscitare la sua compassione, le dice che vorrebbe avere accesso a una pubblica biblioteca per poter approfondire certi suoi studi.
Eliza lo osserva, è scossa, lo trova ombroso e cupo, lo vede così profondamente vicino alla disperazione tanto da temere che il giovane possa commettere un suicidio.
E cosa fa la gentildonna inglese?
Forte della sua saggezza e della sua esperienza scrive a Mazzini una lettera con la quale lo esorta a resistere alle difficoltà della vita e a mettere a frutto i suoi talenti e la sua forza interiore.
La risposta che riceverà sarà l’inizio di una nuova amicizia: da quel giorno, come lei stessa scrive, si incontreranno nuovamente.
Di lui Eliza apprezza la dedizione e la grandezza d’animo, la colpirà apprendere che l’esule si occupa dei bambini italiani a Londra, quei suonatori di organetto ceduti come schiavi dai loro parenti, per questi piccini Mazzini aprì la scuola di Hatton Garden della quale vi ho già parlato in questo articolo.

Giuseppe Mazzini (2)

La scuola di Hatton Garden
Immagine tratta da “Della Vita di Giuseppe Mazzini” di Jessie White Mario
volume di mia proprietà

Thus he became added to my list of heroes, così egli venne aggiunto alla mia lista degli eroi, scrive Eliza.
Ed è per le virtù del suo autore che le lettere del patriota vennero incluse nell’epistolario di famiglia, perché i discendenti di Mrs Fletcher potessero comprendere la ragione della ammirazione di Eliza per lui.
Ma cosa scrive Mazzini a Eliza nella sua prima missiva?
Cerca di spiegare a lei il suo stato d’animo, tenta di chiarire un malinteso, lui non ha mai pensato di togliersi la vita e così le scrive:

I am naturally triste, I am rendered more so by my position, by what I have suffered.
Io sono naturalmente triste, ancor più triste mi rende la mia posizione, ciò che ho sofferto.

Giuseppe Mazzini (4)

Fotografia esposta al Mueo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

E lo incupisce il pensiero della sofferenza causata alle persone amate.
C’è poi una considerazione che svela la sua grandezza e la sua personalità, sono parole che riguardano il senso della vita, i suoi scopi e certe priorità.

Despair, neutralizing activity, appears to me the highest point of selfishness. He who despairs of things and of men, and whom despair makes inactive or leads to quit life, is a man who has wished only to enjoy, and has made that his chief thought; not being able to do that, he destroys his life, either morally or materially, as the child does its plaything. Now, I do not consider life a game, but a very serious thing : it is an office to be fulfilled in the world.

La disperazione, attività neutralizzante, mi sembra il colmo dell’egoismo. Colui che dispera delle cose e degli uomini, e che dalla disperazione è reso inattivo o conduce una vita inerte, è un uomo che ha desiderato soltanto il godimento e ha fatto di questo il suo pensiero dominante; non potendo realizzarlo, distrugge la propria esistenza, moralmente o materialmente, come fa un bambino con il proprio giocattolo.
Ora, io non considero la vita un gioco, ma una cosa molto seria: è una missione che dobbiamo esercitare nel mondo.

It is virtue, and not happiness, which ought to be the aim of life.
E’ la virtù e non la felicità, che dovrebbe essere lo scopo della vita.

(Giuseppe Mazzini a Mrs Eliza Fletcher;
Edizione Nazionale degli Scritti di Mazzini, vol. XII).

Sono parole che si sentono raramente ai nostri tempi, quante volte sentite pronunciare la parola virtù?
In questa lettere si trova la grandezza di tutte le idee di Mazzini e la vera fede nel suo credo, lui rassicura la sua nuova amica, le scrive che è ben distante dal senso di disperazione, tra i suoi propositi c’è quello di far conoscere agli inglesi la condizione dell’Italia e le sue prospettive future, accenna anche a una sua prossima collaborazione con la rivista Le Monde.

Tomba di Giuseppe Mazzini

Cimitero Monumentale di Staglieno, tomba di Giuseppe Mazzini

 Conoscevo la storia di Eliza e la sua autobiografia ma vorrei raccontarvi come questa lettera sia arrivata tra le mie mani.
Un giorno ho ricevuto una mail che si apriva con queste parole: Dear Miss Fletcher.
Me l’ha inviata la Dottoressa Raffaella Ponte, direttrice del Museo del Risorgimento, la quale mi scriveva che la Dottoressa Bertuzzi, referente per la Didattica del Museo, leggendo il mio blog si era ricordata di Eliza Fletcher.
Che curiosa e piacevole omonimia, è vero?
Il libro nel quale sono raccolte le lettere di Mazzini si trova nella Biblioteca del Museo del Risorgimento, ringrazio la Dottoressa Ponte e la Dottoressa Bertuzzi per la loro cortese attenzione, per aver pensato a me e per avermi invitato la lettera di Mazzini alla sua amica inglese, vorrei che avessero visto il mio sorriso quando ho letto il nome di Eliza Fletcher.
Lei, l’amica inglese di Mazzini, ebbe cura del giovane patriota italiano, lo presentò al poeta Thomas Campbell e gli fece avere un permesso di libera entrata alle sale di lettura della biblioteca del British Museum.
E tramandò ai posteri il suo ricordo di lui in quell’autobiografia dove di lui si leggono queste parole, the prophet of the future unity of Italy, Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini (5)

Monumento a Giuseppe Mazzini, Piazza Corvetto

Read Full Post »

Older Posts »