La prima mimosa

La prima mimosa, per me, da sempre è davvero questa che sboccia e fiorisce nel mio quartiere.
E così ieri sono andata a trovare il grande albero che saluta il sole e l’universo di fronte al Convento delle Suore Carmelitane Scalze in Via Domenico Chiodo.

Così è la prima mimosa, sboccia prodiga e splendida.

Ed è leggerezza di primavera che si avvicina, freschezza di colori e profumi.
Ricca, magnifica, lucente mimosa.

In un tempo d’inverno nuvoloso e incerto.

Eppure la mimosa promette già una stagione più luminosa, una luce più chiara, un confortante tepore a riscaldare il cuori.

Così si staglia su una delle curve di Via Domenico Chiodo il grande albero generoso.

È lei la prima mimosa, leggera e aggraziata nella sua maestosa leggiadria.

La minestra di patate della Nonna Mimma

Tra i piatti invernali le minestre sono una vera coccola che avvolge e rincuora.
Così ho deciso di mettere qui una ricetta di casa mia, è una semplice preparazione che faceva sempre la Nonna Mimma, non so dirvi precisamente da dove provenga la ricetta, è una di quelle bontà che in casa mia si sono sempre gustate.
E quando fuori fa freddo quel che ci vuole è proprio una calda e deliziosa minestra di patate.
Dunque, per prima cosa dovrete preparare un soffritto di aglio e prezzemolo tritati, lasciatelo andare un po’ quindi aggiungete la passata di pomodoro, salate e lasciate cuocere per qualche minuto.
Quindi aggiungete le patate a pezzi, l’acqua, un dado vegetale e lasciate ancora cuocere fino a quando le patate saranno morbide.
Non so darvi delle dosi precise, in quanto in questo caso vado un po’ ad occhio, se poi la minestra avanza non sarà un problema surgelarla per poi mangiarla in una seconda occasione.
Quando le vostre patate saranno cotte prendete quindi il frullatore ad immersione e riducete il tutto a un composto omogeneo e piuttosto denso, se poi gradite la minestra più liquida non dovrete far altro che aggiungere altra acqua.
È una minestra che si gusta al meglio con la pasta, io in genere scelgo i ditaloni rigati.
Un giro di pepe, una spolverata di parmigiano e il pranzo è pronto: buon appetito con la minestra di patate della Nonna Mimma.

La legna per l’inverno

Mettere da parte la legna per l’inverno.
In cima alla scale, dove cresce il rosmarino odoroso, là dove c’è quello steccato.
Mettere da parte la legna per l’inverno, per quando scenderà copiosa la pioggia e la nebbia fluttuerà sulla valle, per la stagione delle giornate brevi e del tempo gelido.
La legna arderà nella stufa, mentre fuori candida cadrà la neve.
Mettere da parte la legna per l’inverno è la chiara metafora di certe nostre azioni che sanno renderci la vita più lieve.
Leggere un bel libro, osservare un panorama, ridere forte in compagnia di qualcuno che amiamo, scoprire un posto nuovo, svagarsi nella natura, ascoltare una musica che rilassa e fa sognare: tutto questo è “mettere da parte la legna per l’inverno”, secondo me.
Si conserva negli occhi, nella memoria e nella mente qualcosa che ci ha reso felici e soltanto riviverlo o ricordarlo può donarci ancora nuova serenità.
Anche se fuori nevica, la legna brucia e un caldo tepore si diffonde così nelle stanze della nostra vita.
Può essere un verso di una poesia, la fotografia di un viaggio, una melodia cara, una piccola cosa che al momento magari ci pareva insignificante.
E possiamo essere così grati a noi stessi per essere stati così saggi da saper mettere da parte la legna per l’inverno.

Un incontro in inverno

L’altro giorno con mia grande gioia ho fatto un bellissimo incontro.
Devo ammettere che in quel momento non ero esattamente di ottimo umore, stavo aspettando la funicolare per tornare a casa e mi trovavo alla fermata di San Nicola.
E ad un tratto, oltre la ringhiera, ho intravisto un colore vivace e inconfondibile, era il piumaggio morbido di un piccolo pettirosso.

Sapete, quando incontro tipetti come lui mi torna subito il sorriso, tra l’altro era un pettirosso allegro e piuttosto socievole, svolazzava di qua e di là bello beato e si è anche avvicinato.

Poi ci siamo scambiati uno sguardo, secondo me il tipino aveva capito benissimo che di me si poteva fidare!

E così ho voluto lasciarlo planare anche su queste pagine, per me è sempre una felicità trovare piccoli amici come lui.

Gabbiani e riflessi d’inverno

Così si ritorna, sempre, davanti al mare freddo d’inverno, anche quando spira gelido il vento.
È il mare di Genova e del Porto Antico, con le barche placide, le persone che passeggiano lente, i pesci che guizzano vivaci.
E sopra un cielo di nuvole e la luce che filtra donando riflessi d’argento.

Sulla superficie dell’acqua leggeri fluttuano i gabbiani.

E il mare luccica di freddi bagliori metallici.

E là, in mezzo ai bianchi gabbiani, ecco che spicca un diverso signore del cielo: un cormorano.

E poi ancora vento, cerchi concentrici e un battito d’ali.

Semplicemente scivolando sul mare.

Mentre le nuvole si specchiano nell’acqua in un pomeriggio di Genova e d’inverno.

Un pomeriggio di dicembre

Era un pomeriggio di questo dicembre.
Non ho potuto evitare di fermarmi ad osservarle, con sincera ammirazione: loro erano là, cariche di pacchi, allegre ed energiche si sono poi incamminate con passo deciso lungo il Corso.
E in quell’istante ho pensato che quel loro gesto era ai miei occhi la metafora di ciò che tutti noi dovremmo fare, per quanto possibile, in tempi difficili: aiutarci l’un l’altro a mettere in salvo le piccole gioie, gli spunti di felicità, aver cura di ciò che sa donarci sorrisi e rasserenare il nostro animo.
Mettere in pila le scatole, insomma.
E conservare quella bellezza per il tempo che verrà, stando attenti a non far cadere nulla.
Con gratitudine, pazienza e semplicità.
Questo ho pensato ed era un pomeriggio di dicembre.

Dicembre a Fontanigorda

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare e così per ritrovare ancora quella bellezza vi porto ancora là, nel mio bel paesino, in Val Trebbia.
Arroccato lassù, tra i toni bruni degli alberi.

Dicembre a Fontanigorda è l’aria frizzante e fresca e la cassetta con la legna sul davanzale.

Ed è l’abete davanti alla chiesa.

E i monti con le tonalità dell’inverno e il bosco silenzioso.

E gli alberi spogli e una strada sempre da seguire.

E i ricci caduti sulle rocce coperte di muschio.

Dicembre è foglie accese di arancio, fuoco che arde, lana calda sulle ginocchia e una tazza fumante tra le mani.
È casa, calore e tepore.

Ed è bacche color rosso vivace.

A dicembre poi la sera scende piano, si posa dolcemente e tutto avvolge.

E sono serrate le finestre delle seconde case nella stagione del freddo.

Non mancano però certi temerari felini che se ne vanno a zonzo per il paese.

E il gatto Cesare se ne resta invece a poltrire sulla stufa.

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare.
In quei rami, in quella terra, in quei sentieri, in quelle nuvole che vagano nel cielo chiaro c’è una dolce bellezza alla quale amo sempre ritornare.

I giorni del pettirosso

E poi, quasi in un battito d’ali, è arrivato il freddo.
L’aria gelida sfiora la faccia, in certe parti dell’entroterra ligure è caduta la neve, sono i primi annunci dell’inverno che sta per iniziare.
E del resto avrei dovuto capirlo dato che l’altro giorno ho incontrato un pettirosso: se ne stava a cincischiare tra i rami, passando beato da un albero all’altro.

Il bellissimo pettirosso panciuto preannuncia sempre l’arrivo del freddo, potete starne certi: se lo vedete in giro significa che è tempo di tirar fuori sciarpe e cappelli.
Lui del freddo invece se ne infischia, pare essere perfettamente a suo agio con i climi rigidi.

Ed è sempre una gioia incontrare questi piccoli amici, se ne stanno tra le foglie, volano di qua e di là, teneri testimoni della natura meravigliosa che ci circonda.

E sorridi

E sorridi.
E tieni tra le mani quella foto e ti rivedi appena ragazzo, insieme agli amici di sempre.
E sorridi e ricordi.
La neve fredda che ti gela le dita, la brezza frizzante che ti sfiora il viso, le voci che risuonano.
E sorridi e ricordi e sospiri.
C’era anche lei quel giorno, così tu non avresti voluto essere in nessun altro luogo.
Sulle montagne, con tutti loro.
E così io ti ho immaginato: ora non è più il tempo della tua giovinezza, eri un ragazzo all’epoca della fotografia in quel 1927 sul Monte delle Figne.
Alcuni dei tuoi amici li hai persi di vista, altri non potrai più ritrovarli, altri ancora ti hanno accompagnato per tutto il corso del tuo destino.
E lei? Lei chissà, se così era scritto magari avete condiviso ogni giorno della vostra vita.
E sorridi, forse ti commuovi.
E ricordi, con una certa nostalgia.
E sei ancora tu, sempre, tu lo sai.
E ti guardi e sorridi.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.