Ancora blu

Ancora blu, nel luogo dove sempre ti fermi.
E guardi lontano.
E brillano le luci, scintillano ancora mentre piano scende il buio.
Ancora blu che avvolge la Lanterna in un chiarore nuovo che si fonde con la tinta del cielo.
Ancora blu, mentre pigra dondola la chiatta e di oro brilla il mare nella sera di Genova.

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Più tardi

E giunge il tempo della luce intensa e delle pigre giornate estive.
Aspetta, vedrai il tramonto, più tardi.
Arriverà e sarà di tenue rosa, con polverose velature di pesca contro il cielo chiaro di questa stagione.
Arriverà con delicata leggerezza, lentamente.
Ed è tutto differente quando l’aria gelida ti sfiora la pelle e quando devi sfidare il vento di mare per guardare il sole che incendia l’orizzonte.
L’inverno regala tramonti di arancio e oro, così diversi da quelli di questa stagione.
Adesso no, ora il sole tramonta più tardi.

Natale al Porto Antico

Un attimo prima che scenda la sera si accendono le luci della ruota panoramica che offre ai visitatori vedute imprendibili di Genova dall’alto.

E là, al Porto Antico, è un Natale di bagliori di oro e di palline grandi e luccicanti.

Un albero di luci splendenti davanti al mare.

E anche gli adulti si divertono come i bambini, a volte.

C’è quello stupore lì, le luci di Natale al Porto Antico.

Mentre piano cala la sera.

E non vorresti essere in nessun altro luogo, anche se il freddo sa essere davvero pungente a dicembre.

Non è il solo albero che rischiarare queste feste genovesi, poco distante c’è anche questo.

E in una città di mare le luci del porto si fondono con le luci di Natale mentre l’orizzonte si colora d’arancio.

E sono diverse sfumature di blu a noi molto care.

In una sera di dicembre fredda e ventosa per qualche istante mi sono ritrovata da sola all’Isola delle Chiatte, non c’era davvero nessuno.
C’ero io, c’era il canto del mare e c’erano i colori di una sera genovese.

E quei riflessi magnifici sull’acqua, un gioco evanescente di luci.

Dall’alto lo si vede così, con il suo scintillio brillante.

È così luminoso il Natale al Porto Antico ed io voglio dedicare queste immagini ai genovesi lontani e a coloro che amano la Superba senza esserci nati, so che tra i miei lettori ci sono molti genovesi che vivono in altre città o in altre nazioni, molti di loro torneranno per le festività e potranno vedere con i loro occhi questo incanto di luci radiose.

Altri forse guarderanno Genova da lontano e la terranno comunque nel cuore, con quel ma se ghe pensu che è un tratto distintivo di noi che siamo nati davanti a questo mare.
E a loro dedico anche le parole di uno scrittore che amo molto, raccontano il nostro senso di appartenenza ai nostri luoghi che restano nostri anche se siamo distanti.
È casa, è Genova, nel tempo del Natale.

Per quanto si giri il mondo c’è sempre un posto che è la nostra vera casa, persino l’uccello migratore ha un luogo dove torna sempre.
Hans Christian Andersen

La luce di marzo

La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Luci di dicembre al Porto Antico

Il tempo delle feste ha portato una bella novità al Porto Antico: una ruota panoramica dalla quale ammirare le bellezze delle Superba.

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Davanti al mare, dove volano i gabbiani.

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E uno di loro si posa e vigila attento, proprio accanto alla ruota panoramica.

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A pensarci, mi sembra sempre strano.
Non c’era nulla di tutto questo, un tempo.
Non c’erano le panchine, il negozio di libri, le gelaterie, le passeggiate davanti al tramonto.
C’era solo un cancello a separare noi dal nostro mare e dal nostro cielo.

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Ora questo luogo è tornato ad essere nostro ed è come se ci fosse sempre stato, l’ho già scritto e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Scintilla l’albero di Natale e l’acqua calma diviene il suo specchio.

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Verso sera, quando il cielo si tinge di rosa.

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E quando il sole riveste di sfumature ambrate la superficie del mare.

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Un bagliore d’argento, al tramonto.

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E una luce nuova, un nuovo gioco di colori.

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E ancora si cammina, fin laggiù.
Tra barche, vele, bagliori di lampioni e parole che si confondono nel vento.

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E lo sguardo ancora ritrova lei, simbolo di una città posata sul suo mare.

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E tutto ancora brilla, nei giorni di dicembre.
Di rosa, di oro, di suggestioni suffuse.

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Sono le luci di dicembre.
Luci di mare e di porto, di luoghi vissuti e condivisi, di una storia antica e sempre nuova, di una ruota che gira proprio davanti a quel mare.
Luci di Genova e di Natale.

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Genova, in una parola

Ritorno.
Ritorno e ritrovo luoghi, colori e consuetudini.
Genova, in una parola.
E rumori, suoni, profumi di spezie e di pane sfornato, calore di uno scorcio d’estate, maniche corte, due bambini in monopattino in Via Lomellini.
Sciarpe di seta indiana, collanine di conchiglie in vetrina, turisti in fila, alcuni seguono la guida, altri si allontanano e si avventurano in uno di quei caruggi che piacciono a me.
Genova, in una parola.

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E poi in Piazza San Luca il solito banchetto.
Libri usati, vecchi giornali, vecchie foto, cartoline.
E una finestra, una tenda.
Bianco e rosso, alla Superba si addicono le tinte accese.

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Arrivo a Banchi.
E luci fioche e sfumature polverose.

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Soziglia.
E una musica, una canzone, proprio quella.
Dal negozio di Orlandini Dischi, la voce di Fabrizio De André e le note di La Città Vecchia.
E lo so, sembra un’invenzione ad effetto, invece è la realtà.
Sabato mattina, a Genova.
Campetto.
E Scurreria, naturalmente.
Ci sono, come sempre, squarci di luce da seguire.

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E da qualunque parte guardi ritrovo luce e cielo e tagli d’azzurro.

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Giro.
Torno indietro, risalgo, scendo ancora.
Riguardo ancora il sole, tra le case dei caruggi.
Genova, in una parola.

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E in Vico del Fieno di nuovo bianco e rosso, è l’estate di Genova, finestre aperte a lasciar entrare l’aria che profuma di salino.

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La curva, la discesa, l’ombra.
E poi, di pomeriggio è venuto un acquazzone ma ieri mattina era turchese, così.

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Diverse sfumature d’arancio.
Soltanto Genova, in una parola.

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Ritorno e ritrovo posti che mi appartengono.
Ritorno e vado a salutare il mare lucente e chiaro, mentre gabbiani pigri si dondolano sull’acqua.
Dolcemente, nel sole di settembre.

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Caldo.
E vele e barche.
Alcuni corrono, altri camminano, certi pedalano.
Arrivo fin laggiù, all’Isola delle Chiatte.
Genova, in una parola.

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Il mare si saluta così, per me.
Fermandosi a guardare l’orizzonte, una mattina di settembre.
Guadagno una panchina, una panchina tutta per me.
E mare, cielo azzurro, focaccia, la Lanterna sullo sfondo.
Genova, in una parola.

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Vi ho raccontato di me e del mio ritorno.
Ieri mattina, nei caruggi e davanti al mare.
Non vi ho detto che sull’acqua dai mille riflessi dondolava la cima gialla di una barca.
Pareva come sospesa, come quelle cose che non sai comprendere fino in fondo, una di quelle bellezze improvvise che si lasciano ammirare se tu hai occhi per vederle e per amarle.
Genova, in una parola.

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Ringhiere

Non sono tutte uguali le ringhiere.
Ognuna è una storia, una strada e un cammino.
Certe ringhiere, a Genova, confuse tra blu, turchese e vento.

Corso Italia

Ringhiere.
Un saliscendi, perfettamente parallelo alla linea dell’orizzonte.

Capo Santa Chiara

Ringhiere, finestre sul mio mondo.
E mettiti seduta per terra.
Guarda le case, i tetti, i corsi, la mia Genova.

Corso Firenze

Questa ringhiera di Corso Firenze a volte gioca con la luce.
E sono ombre che si riflettono a terra e intanto la strada scende giù, pare quasi incontrare il mare.

Corso Firenze (2)

Cornici, la città al di là della ringhiera.

Corso Firenze (3)

In autunno poi alcune inferriate si vestono di foglie rosse, diventano balconi e affacci spettacolari.
Certe ringhiere sono quiete attese, pause e silenzi.

Spianata Castelletto

E altre sono abbracci, parole e vicinanza.

Isola delle Chiatte

Alcune ringhiere paiono quasi scivolare via, si confondono nel chiarore della sera e tu non puoi far altro che seguirle.

Nervi

Io e te, pedala, giù dalla discesa.
Ci fermiamo qui?
Sì, dai.
Poi scendiamo giù nei caruggi.
Io e te e certe ringhiere.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi ancora vicoli, vasi di fiori e biciclette.

Piazza Don Gallo

E là, sulla Riviera di Levante, trovi ringhiere perfette per fermarti davanti al mare.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

E altre ancora narrano di profumi del Mediterraneo, di pesci guizzanti e di piante assetate di luce.

Vernazza

Vernazza

Ringhiere, sui terrazzi dei caruggi, tra ardesia e cielo.Tetti

Corri.
Corri, respira profondamente.
Aria, aria, aria.
Fermati, c’è una panchina.
E una ringhiera, ancora.

Priaruggia

E poi certe ringhiere si snodano sopra gli scogli, tra te e l’infinito c’è soltanto un bagliore d’argento.

Priaruggia (2)

Certe ringhiere sono linee nette come pensieri innocenti.

Priaruggia (3)

Non sai nemmeno spiegarlo, sai solo che davanti a certe ringhiere devi fermarti e lasciare andare lo sguardo.
Oltre, lontano, al di là della ringhiera.

Spianata Castelletto (2)

Luci di settembre al Porto Antico

Quando arrivi al Porto Antico, verso sera e hai tempo, hai tutto il tempo del mondo.

Porto Antico

E c’è una barca, il suo nome evoca vicende avventurose, storie di tesori nascosti e di tempeste.

Porto Antico (3)

E non è misteriosa l’Isola delle Chiatte, vi ho portato con me fin laggiù in numerose occasioni.
Cammina.
Cammina sotto un cielo velato da nuvole chiare che paiono leggere trine di pizzo.

Porto Antico (4)

Quando sei qui, verso sera.
Guarda, le luci e le ombre a terra disegnano curve sinuose.

Porto Antico (5)

Torniamo nei luoghi che ci appartengono, ricalchiamo le nostre stesse orme.
E camminiamo verso il sole, fianco a fianco.

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Due ragazzi appoggiati alla ringhiera.
E velature di pesca, nel celeste cielo.
Amore. Per sempre. Sì. Per sempre.

Porto Antico (7)

E luci e ombre, e passi e respiri e voci.
E il tiepido calore di una sera settembrina.

Porto Antico (8)

E il sole lentamente declina e trova il suo specchio sul quale luccica e brilla.

Porto Antico (9)

E tu?
Tu appoggia la bicicletta e siediti su una panchina.
Aspetta.
Le luci, le ombre, il suono dell’onda.

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E poi, tornando indietro vedrai ancora altre geometrie, tra l’infinito e il mare.

Porto Antico (11)

E oro, riflessi, profumo di sale.

Porto Antico (12)

Guarda, guarda tra il cielo e il galeone dei pirati nuvole minacciose e cariche di pioggia sovrastano i tuoi pensieri.

Porto Antico (13)

Tu aspetta.
E guarda, la luce laggiù, all’orizzonte.

Porto Antico (14)

Il pettirosso e il suo dispettoso cugino

Ed eccomi qua a narrarvi gli incontri di questa settimana.
Bisogna essere sempre attenti, non si può mai sapere in chi ci potremmo imbattere!
E infatti l’altra sera passeggiavo al Porto Antico e chi mi ritrovo davanti?
Ehi, che ci fa un uccellino a passo di carica sull’Isola delle Chiatte?
E’ una buona domanda alla quale non so come rispondere, sinceramente!

Uccellino  (2)

Tra il resto io ero lì per ammirare il sole che si tuffa nel mare.
Cosa scegliere? Seguire il piccolo pennuto oppure il tramonto?
Bel dilemma, alla fin fine prima mi sono dedicata al mio nuovo incontro, lui guardava l’orizzonte, con una certa nostalgia.

Uccellino  (3)

E poi a un certo punto si è ricordato di avere un paio di ali e si è alzato in volo verso la nave Italia.

Uccellino

E il tramonto? Non l’ho perso, era languido e caldo, da innamorarsi.

Tramonto

Ma io oggi sono qui a portare un’ambasciata da un mio piccolo amico, il pettirosso che ieri mattina ho incontrato in Corso Firenze.
Era lì, sul solito albero, i tipi affidabili sai sempre dove trovarli.

Pettirosso (2)

E dunque, dovete sapere che la mia amica Viv si sta dedicando a confezionare splendidi scaldacollo come questi che trovate qui.
E insomma, per affrontare i rigori dell’inverno anche il pettirosso gradirebbe uno scaldacollo piccino della sua misura, mi pare giusto, no?
Il pettirosso dice che lo vorrebbe in morbido cachemire e sui toni del beige, sarebbe perfettamente  in nuance con il suo piumaggio.
Ah, si raccomanda di non dir nulla a suo cugino, quello che se ne va a zonzo per il Porto Antico, pare che gli rubi sempre le cose dall’armadio!
Vai a sapere, beghe tra piccoli pennuti!

Pettirosso

Tramonto di Zena e…mille volte me!

Ieri il brutto tempo ci ha concesso una tregua e me sono andata per caruggi, senza una meta precisa, come spesso mi accade.
E nel tardo pomeriggio mi sono ritrovata in uno dei posti che prediligo, già in diverse occasioni l’ho mostrato qui.
Forse io sono come certi innamorati che parlano sempre dell’oggetto del loro amore?
C’era Genova, c’era il tramonto.
E oggi quelle immagini compaiono in questo post piuttosto speciale per me: cari lettori, questo è il post numero mille!
Sì, mille volte me!
Caspita, non so neanche come sia potuto accadere, sinceramente, sono la prima ad esserne stupita!
E c’era Genova, c’era il sole oltre le nuvole, al Porto Antico.

Porto Antico

E l’acqua tinta di d’arancio e di riflessi.

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E geometrie di approdi, tra luci, ombre e acqua appena smossa.

Porto Antico (4)

E quando è così sai cosa devi fare?
Prima guardati indietro, verso le nubi rosa posate sul profilo della città e poi corri, non perderti neppure un istante.

Porto Antico (5)

Bisogna arrivare laggiù in fondo, all’Isola delle Chiatte, la luce è rapida a svanire.
E così cammino svelta, respiro l’aria del mare, un preludio di tramonto si specchia sui vetri dell’Acquario.

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Tutto è miracolosamente calmo.

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E arrivo laggiù, davanti al mare.

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E poi d’improvviso un turbinio di gabbiani, volano verso il sole e l’orizzonte.

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Sono rimasta lì, ad osservare.
E poi avevo ancora voglia di aria, di luce, di sole.
E di camminare.

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Vado oltre, ancora più in là.

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Ancora, ancora più distante, oltre i Magazzini del Cotone.
E no, non ero sola, c’erano tanti genovesi in riva al mare della Superba.

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C’erano le navi, posate sull’acqua come luccicanti gioielli.
E c’era Genova, c’era il tramonto.

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E c’era una meta da raggiungere, il luogo che narra ciò che eravamo e ciò che ancora siamo, il luogo che parla di noi.

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E il giorno  giunge alla fine, con questa dolcezza quieta.
Saldamente ancorati a terra, eppure sospesi sull’acqua e sui nostri sogni.

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Davanti alla ringhiera, a osservare lo scintillio delle luci e il cielo che si vela di sfumature di giallo e di rosa.

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E poi oltre, oltre, ancora più in là.
E quando sei qui se hai un desiderio lascialo andare, il mare te lo restituirà realizzato.
Ecco, quando mi trovo qui faccio sempre questo pensiero, non so dirvi se funzioni però non costa nulla provarci.
E così quando sei qui se hai un desiderio lascialo andare, il mare te lo restituirà realizzato.

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E poi guarda, mentre cala l’oscurità.
Guarda, sembrerebbe quasi il profilo di una moderna città d’oltreoceano.

Porto Antico (18)

E invece è Genova, quando scende la sera, al tramonto.

Porto Antico (19)