La guerra di Kate

Ieri la lettura del quotidiano mi ha riservato una piacevole sorpresa: l’attrice inglese Kate Winslet  ha fondato un sorta di partito contro il botox, per dire no all’affannosa quanto inutile ricerca di una bellezza artefatta e fasulla.
Kate Winslet: se penso a lei la vedo sommersa dall’acqua che invade il Titanic, nel disperato tentativo di salvarsi la vita, oppure la ricordo ondeggiare con le braccia spalancate, sulla prua di quella nave, Rose e Jack insieme controvento.
Ma la ricordo anche con gli occhi pieni di lacrime, che vaga sotto la pioggia,  nelle vesti di Marianne Dashwood che rimpiange il suo Willoughby e a lui dedica uno dei più bei sonetti di Shakespeare sull’amore.
E ancora, di lei ho impresso il personaggio che interpretò in “Se mi lasci ti cancello”, un film che parla dell’inevitabilità del sentimento, di come, anche avendo un’altra possibilità, si sarebbe comunque destinati ad amare di nuovo coloro che avevamo scelto nella nostra precedente vita.
E’ stata la moglie borghese di “Revolutionary Road”, ancora accanto a Di Caprio, un capolavoro del cinema che narra l’incomunicabilità della coppia e in “The Reader” ha interpretato una parte non facile, restituendo al pubblico un personaggio di prima grandezza. In questo film la Winslet si mostra senza veli e non sembra certo perfetta, quella che appare sullo schermo è semplicemente una donna, una donna vera.
Mai scontati né banali i film in cui recita Kate, a mia memoria mi sembra abbia sempre fatto scelte originali e di qualità.
E in quel gran carrozzone che è il mondo del cinema, la Winslet è stata spesso biasimata per la sua immagine, era in sovrappeso, si diceva. Lei, a queste insulse critiche, ha sempre reagito con fierezza e intelligenza, non curandosene.
Da donna, io l’ho sempre trovata bella: ha un aspetto sano e luminoso Kate, gli occhi chiari, la bocca naturalmente carnosa, le rotondità femminili nei punti giusti.
E da donna la preferisco a molte altre sue colleghe che a stento si distinguono una dall’altra, proprio a causa dei troppi interventi del bisturi.
Bellezza non è omologazione, affatto, è anzitutto stile, naturalezza e personalità.
E leggendo di Kate e della sua battaglia, mi è subito tornata alla mente una sua illustre omonima, attrice stravagante e di grande talento, difficile da dimenticare: Katherine Hepburn.
E ho pensato, d’istinto a quel suo ruolo dolce e romantico, nel fim “Sul lago dorato”.
Ha le rughe, in quel film, Katherine Hepburn. Sono solchi profondi, sulle guance, attorno agli occhi, sul collo. Ed ha i capelli bianchi, e spesso indossa pantaloni e un cappellaccio. Perchè lì, sul lago dorato, lei e il marito, l’inossidabile Henry Fonda, praticano la pesca e quindi Kate non si acconcia in maniere troppo sofisticate.
E quanto è bella ed espressiva la Hepburn in quel film? Non credo lo sarebbe stata ugualmente, con il volto spianato dal botulino, no di certo.
Il suo viso, in quel film, è una storia, è un libro da leggere, è un amore vissuto insieme a quell’uomo che le cammina sempre al fianco, con passo affaticato, stanco. E’ saggezza, esperienza e vita, tutto lì, sul viso, sugli occhi che si incurvano, sulle labbra increspate, in quei segni inevitabili del tempo e lei, la grande Kate, non ebbe affatto timore di mostrarsi al mondo, così com’era. Anzi nel film, da impareggiabile attrice, accentua la sua immagine di donna anziana e quando parla le trema leggermente il labbro, e freme spesso, nei gesti, nei movimenti.
Ma quanto è unica, in quel film, Katherine Hepburn?
Ora, un’altra Kate ha intrapreso un sua personale iniziativa, alla quale hanno aderito altre due interpreti di grande valore: Emma Thompson, che con la Winslet condivise il set di “Ragione e Sentimento” e Rachel Weisz, splendida interprete della scienziata Ipazia in “Agorà”.
Queste non sono donne qualunque, sono persone che hanno carattere.
E allora, se Kate e le altre vanno alla guerra, io spero che la vincano.
A lei, a Kate Winslet, auguro una lunga carriera costellata di successi.
Avrà anche lei le rughe, un giorno.
Allora spero che ci sarà un regista che si ricordi di Rose, che stava sulla prua della nave con le braccia aperte verso il blu.
Un regista sapiente, di quelli che scrivono film memorabili, uno che sappia vedere, nel viso di una Kate non più giovane la stessa bellezza che lei ha adesso.
Uno che, invece della Hepburn e di Fonda, porti ancora sul grande schermo Leo e Kate: con il volto segnato, con i capelli grigi e i tratti sgualciti dal tempo che passa, ma con la bellezza che ti lascia una vita vissuta con intensità e consapevolezza.

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