Sulla giostra

Prima che per le strade della città ci sia la folla.
Di mattina.
Senza rumori.
Poi, più tardi passeranno di qui le comitive di turisti, gli innamorati che si tengono per mano, ci saranno anche quelli che vanno sempre di fretta e non hanno tempo per distrarsi.
Io invece amo la mattina e a volte siamo in pochi a gironzolare davanti al mare di Genova.
E c’è tutto questo azzurro e si respira l’aria fresca di una stagione luminosa.
Inizia così un nuovo giorno, con questa calma.
E poi, più tardi, arriveranno anche i bambini e si metteranno con le gambe a penzoloni su quei sedili colorati.
Di mattina, sulla giostra.

Sei sere di Genova

Queste sono sei sere di Genova nel tempo dell’inverno.
Ho atteso le luci e i colori di dicembre, questi sono i tramonti che ho veduto dalla vigilia di Natale fino a ieri e ogni sera ha donato ai nostri occhi diverse sfumature di Genova, a volte il cielo sa essere capriccioso e mutevole.
E così era il 24 Dicembre, tra l’azzurro profondo e l’inquieto arancio di nuvole passeggere nello splendore del tramonto.

Natale è stato terso e lucente, brillante di luce e di puro chiarore.

Il giorno di Santo Stefano ci ha regalato invece nuvole tumultuose, toni d’argento e raggi di sole a precipizio sul mare.

E ancora, diverse sfumature di rosa e di blu nella sera del 27 Dicembre.

Venerdì 28 poi non mi trovavo sul mio terrazzo ad ammirare la mia città, da lì ho scattato le foto che avete appena veduto mentre quella che segue è stata fatta all’Isola delle Chiatte.
E c’erano questi riflessi dorati e tremuli e queste nuvole gonfie all’orizzonte.

Sei sere di Genova e di dicembre, sei differenti velature d’azzurro e di colore, nel tempo dei tramonti più ammalianti.
E ieri il giorno ci ha salutato così, tra tinte lievi di pesca, toni di celeste ed effimere evanescenze nell’acqua del mare, in un’incantevole sera d’inverno della Superba.

Rosso di sera

Accade certe volte, in dicembre: il cielo si tinge di rosso di sera.
E come in tutte le storie di vero amore lo sguardo rimane come incantato da una magia mentre piano la luce intensa si diffonde.

Tra toni di arancio e pesca, luminosi riflessi nel cielo mentre una barchetta prende il largo.

Passa, smuove l’acqua inquieta con la sua scia.

Ognuno di noi poi osserva alla propria maniera uno spettacolo già veduto eppure sempre nuovo.
Ti siedi sulla panchina, nel tepore di una giornata che sta per terminare, in questa languida dolcezza.

Dondolando, nella freschezza del profumo del mare.

Ritorni verso casa, verso la terra, verso il domani che verrà.

Tra gru, luci del porto e acqua scintillante, davanti alla Lanterna, mentre il cielo si accende e si infiamma.

E tutto muta, rapido e improvviso in una meravigliosa evanescenza di tinte vivaci.

Nel rosso della sera di Genova.

Cavalli al tramonto

Vento, tempo d’ autunno e il cielo di novembre tirato a lucido mentre il sole inizia ad incendiare l’orizzonte.
E immaginate tutti gli aggettivi che richiamano il senso di armonia, amicizia e lealtà, io non saprei trovarne abbastanza per descrivere le meravigliose creature incontrate ai magazzini del Cotone: sono i cavallini di Monterufoli del Corpo dei Carabinieri, erano al Porto Antico in occasione della manifestazione Orientamenti.

Dolci, mansueti, teneri e affidabili, sono un po’ più piccoli dei normali cavalli e sono creature davvero splendide.

E poi c’era la brezza marina che smuoveva le loro criniere.

E c’era la luce tenue della sera.

E poi una nave e una barca vela, una panchina, il mare inquieto, la Lanterna e i cavalli.

Eleganti, miti e così regali, sono rimasta ad ammirare la loro maestosa bellezza per molto tempo.

E alcune persone hanno sperimentato il battesimo della sella, ho visto dei sorrisi felici su visetti giovani ed entusiasti, l’incontro con questi cavalli meravigliosi ha donato molte emozioni.

Davanti al mare di Genova, tra le luci della sera, al tramonto.

Anno 1875: le otto meraviglie di Genova

Nel mio viaggiare a ritroso negli anni lontani della Superba amo sempre avere con me buoni compagni di avventura, si tratta spesso di autori che hanno lasciato testimonianza di una città che nel tempo è molto mutata e offre oggi nuovi punti di interesse sconosciuti a coloro che vissero in altre epoche.
E andiamo in un altro secolo, ad accompagnarci per le strade di Genova è un genovese attento, lui è uno scrittore e giornalista, si chiama Edoardo Michele Chiozza ed è l’autore della Guida Commerciale Descrittiva di Genova per l’anno 1874-75.
In questa esaustiva e fantastica guida c’è un paragrafo nel quale sono elencate le otto meraviglie di Genova, questa parte del libro ci regala alcuni stupori, c’è infatti qualche sorpresa che dimostra quanto sia cambiata la nostra idea di Genova.
Non esistono ancora la Via XX Settembre e neanche Piazza De Ferrari, in questi anni che precedono gli inizi di un nuovo tempo Genova cambierà aspetto, sorgeranno nuovi quartieri e verranno edificati palazzi eleganti, nel contempo si conserva e ancora si apprezza la parte antica della Superba con i suoi caruggi e le sue vetuste case.
E allora ecco i preziosi consigli di Edoardo Michele Chiozza che enumera per i suoi lettori le meraviglie della città, egli specifica di averle selezionate sulla base di quanto espresso da molti illustri viaggiatori e secondo le apprezzazioni state fatte da persone competenti.
In primo luogo vengono citate le poderose mura della città erette a difesa della Superba e a seguire, al secondo posto, i moli del Porto con la Lanterna.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In terza posizione viene nominata la Chiesa di San Lorenzo a proposito della quale l’autore scrive: da pochi ben osservata.
Ora non è più così e la Cattedrale di Genova è apprezzata da genovesi e da visitatori.

Viene quindi citato il Palazzo Ducale, un tempo dimora del Doge e oggi prestigiosa sede museale.

Come quinta meraviglia di Genova il nostro autore nomina la Via Nuova che è chiaramente la prestigiosa Via Garibaldi.

Ebbene, fino a questo punto forse ai genovesi sembrerà tutto nella norma ma nella parte finale di questa particolare classifica ottocentesca troviamo qualche sorpresa, sono bellezze di Genova che forse ai nostri tempi non teniamo nel giusto conto eppure sono importanti punti di interesse per la nostra città.
Dunque, al sesto posto troviamo la Loggia di Banchi e così, quando vi troverete in quella zona di caruggi e magari distrattamente passerete oltre, ricordatevi che il nostro Chiozza considerava quel luogo una delle meraviglie della città.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Al settimo posto troviamo invece ancora un edificio religioso la cui costruzione fu lunga e laboriosa, si tratta della magnifica chiesa di Carignano.

E infine ecco come ultima meraviglia di Genova viene citato l’Acquedotto Civico, opera di fondamentale importanza per tutti i cittadini.
Certo, se ponessimo ora questa domanda ai genovesi le risposte sarebbero ben diverse e questo dovrebbe essere uno stimolo a riscoprire ciò che a volte sembriamo aver dimenticato, guardando anche alle ricchezze del nostro passato e a ciò che ci riportano alla memoria i libri dei tempi lontani.

Rondoni di Zena

C’è un suono che scandisce la primavera ed è la musica dei rondoni, i magnifici pennuti ci regalano questa armoniosa melodia.
E non è il loro canto gioioso e vitale, è soltanto il suono del loro volo e lo posso sentire ogni volta che i rondoni passano a velocità supersonica davanti alle mie finestre, sfrecciando nell’azzurro del cielo.

Quella loro musica è inimitabile, è un leggero batter d’ali, un suono scivolato prima crescente e poi lentamente più flebile.
Rapido, sempre distinguibile, non esiste una musica uguale, è il suono speciale del volo dei rondoni.
Diversi rondoni abitano sotto ad una certa grondaia davanti a casa mia e durante il giorno ci deliziano con le loro spericolate evoluzioni.

Sono creature magnifiche e ogni tanto riesco persino a sorprenderle nelle loro magnifiche esibizioni.

E così è accaduto l’altro giorno.
Ascoltavo il loro canto e quel rumore delle loro ali che fendono l’aria, le osservavo andare in alto e poi tornare giù, in picchiata.
E poi il mare, il cielo azzurro e un rondone è passato davanti alla Lanterna.
E così l’ho veduto, in un istante di assoluta bellezza.

Sulla terrazza di Palazzo Reale

Genova dall’alto è sempre una magia incantevole, accade così di lasciarsi affascinare ogni volta che la si osserva da un punto panoramico privilegiato o magari da certi terrazzini sospesi sui caruggi, ancor di più vedrete lo splendore della Superba se andrete sulla terrazza di Palazzo Reale in Via Balbi.
Il sontuoso edificio fu dimora della nobile famiglia Balbi che lo fece costruire intorno alla metà del ‘600, in seguito appartenne ai Durazzo e poi fu reggia dei Savoia, sulla guida del Chiozza risalente al 1874 viene definito Palazzo della Corona.

Ai nostri giorni è un prestigioso Museo Nazionale e vi sono esposti opere d’arte e quadri di celebri pittori come Van Dick e Tintoretto, una passeggiata in quelle sue stanze è davvero un viaggio a ritroso nel fasto della Superba.
E poi, sotto al blu di Genova, ecco la magnificenza della terrazza.

Camminare qui svela prospettive privilegiate dello splendido palazzo.

E il nostro passato si mescola al nostro presente, da qui si vedono grattacieli, traghetti, mare e porto.

E campanili, gru, tetti scintillanti di grigio.

E le perfette armonie di un prezioso edificio genovese.

Oltre ai tetti aguzzi vi capiterà di scorgere la sommità di un struttura in ferro: è il giardino d’inverno che sovrasta Via Balbi e Via Prè e che vi ho mostrato in questo articolo.

E da quel tetto sul quale è collocato il giardino d’inverno ho potuto fotografare Palazzo Reale in questa maniera.

E ho veduto questa prospettiva della terrazza.

In luoghi come questo credi di poter immaginare quello che è stato e che ora non è più, resta a noi il dovere di difendere e valorizzare le bellezze che ci sono state lasciate.

Davanti all’orizzonte celeste e chiaro si stagliano i bianchi marmi.

E attorno a voi Genova.
Genova e le sue passate grandezze di prepotente bellezza.

Genova incastonata tra le colline e il mare, Genova di ardesie, finestre, comignoli, scalette, caruggi dei quali da qui non puoi vedere il fondo.

Genova con il suo vento, le nuvole bianche che scorrono sul palazzo appartenuto alla nobiltà cittadina e ora patrimonio di tutti noi.

Genova che si riflette sui vetri, Genova così come la osservano le fiere figure ritte sulla balaustra.

Nel tempo che è stato e in quello che verrà.

Passeggiando sulla terrazza, con lo sguardo che trova il mare, la Lanterna, la città operosa e in continuo movimento.
Sotto di voi vedrete parte del risseu che decora il giardino del palazzo ma questa è un’altra storia che presto vi racconterò.

Semplicemente Genova.
Con i suoi contrasti e i suoi splendori, nelle affascinanti prospettive di Palazzo Reale.

Graditi ospiti

Sul terrazzo ho sempre graditi ospiti anche se non tutti sono socievoli o forse sarà una questione di timidezza, chissà!
Ogni mattina arriva un uccellino piccoletto, si va a infilare tra le foglie dell’oleandro, gironzola un po’ per lì e poi se ne va.
C’è anche un giovane pettirosso inquieto, lui l’ho visto più di una volta e ha sempre qualcosa da fare: arriva, se ne va, ritorna, si posa, riparte, si infila tra le piante grasse, vola di nuovo via e poi ancora ritorna.
Mica semplice star dietro a un tipo così, eh!
C’è poi una timida e cauta tortora che passa a trovarmi molto spesso, a volte con una sua simile e a volte da sola.

Oh, lei non si scompone più di tanto!
Con calma olimpica e regale andatura lenta passeggia sulla ringhiera, si guarda attorno perplessa e poi rimira un po’ il panorama.
E lì rimane, quindi dopo le dovute riflessioni prende il volo e se ne va verso altri terrazzi e altre destinazioni.
Intanto io so che ritornerà e ne sono contenta, questi graditi ospiti qui sono sempre i benvenuti.

Nell’abbraccio della neve

Noi che siamo nati a Genova non siamo tanto abituati alla neve, noi che abitiamo davanti al mare finiamo persino per stupirci quando una magia di bianco circonda la Superba.
L’hai vista la neve sui monti? Guarda!

E hai visto le cime sullo sfondo stagliarsi candide dietro la Lanterna?
La neve le fa sembrare persino più vicine.

Nell’abbraccio dell’inverno, mentre le nuvole evanescenti si posano leggere tra la terra e il cielo.
Ed è un incanto di bianco e di azzurro di Genova.

E poi tetti, campanili e ancora neve, aria frizzante.

L’hai vista tu la neve sui monti?
Io l’ho scorta da lontano, stavo passando in autobus in Piazza Carignano e allora sono scesa solo per ammirare lo spettacolo del porto e delle gru e e poi sarei rimasta ancora.

A guardare Genova, di celeste e di bianco, nell’abbraccio della neve.