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Posts Tagged ‘Lanterna’

Noi che siamo nati a Genova non siamo tanto abituati alla neve, noi che abitiamo davanti al mare finiamo persino per stupirci quando una magia di bianco circonda la Superba.
L’hai vista la neve sui monti? Guarda!

E hai visto le cime sullo sfondo stagliarsi candide dietro la Lanterna?
La neve le fa sembrare persino più vicine.

Nell’abbraccio dell’inverno, mentre le nuvole evanescenti si posano leggere tra la terra e il cielo.
Ed è un incanto di bianco e di azzurro di Genova.

E poi tetti, campanili e ancora neve, aria frizzante.

L’hai vista tu la neve sui monti?
Io l’ho scorta da lontano, stavo passando in autobus in Piazza Carignano e allora sono scesa solo per ammirare lo spettacolo del porto e delle gru e e poi sarei rimasta ancora.

A guardare Genova, di celeste e di bianco, nell’abbraccio della neve.

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Con gli anni per me quello è diventato l’ascensore che non prendo mai anche se conduce ad un luogo che frequento spesso, in realtà io sono solita usare l’altro ascensore decantato da Giorgio Caproni e reso immortale dai suoi versi.
Ed è così che in genere salgo verso la Spianata anche se ci sono altri modi per farlo.

L’ascensore di Castelletto Ponente si ferma a metà della Galleria posta tra la Zecca e Portello, un tunnel lo collega a Piazza della Meridiana e a dirvi il vero l’ultima volta che l’ho usato i muri di quel tunnel non erano proprio immacolati come piace a me.
Quell’ascensore però mi ricorda me stessa ragazzina perché ai tempi della scuola lo usavo spesso: avevo 16 anni, lo zainetto Invicta rosso e blu sulle spalle e dalla Zecca facevo di corsa mezza galleria per prendere quell’ascensore.
Perché quando hai quell’età lì corri persino veloce come il vento e quello per me era il mezzo più rapido per arrivare a destinazione.
Ed eccoci qui, in Spianata.

Anche questo ascensore ha una lunga storia, venne infatti inaugurato alla fine degli anni ‘20 e conserva ancora il suo fascino antico, io credo davvero che forse andrebbe valorizzato meglio.
Due sono le cabine, entrambe hanno ancora i rivestimenti e le panche in legno.

La passerella è come sospesa tra il blu del cielo e i mattoni rossi della discesa.

Quella creuza è una delle mie preferite e ancora adesso, quando vado di fretta, mi capita di farla di corsa.
Come quando avevo sedici anni e facevo di corsa mezza galleria? Non così veloce, temo.
Quella creuza è ancora un’altra storia che un giorno vi racconterò.

E se la vedrete dall’alto, come la si ammira dalla ringhiera nelle vicinanze dell’ascensore, non scordate di guardare lontano, la prospettiva che sovrasta quella discesa è una veduta a suo modo unica.

Ora, adesso, restiamo qui, davanti a quei giochi di luci ed ombre.

Tra le ringhiere che fanno da cornice alle finestre.

Con questa armonia.

Per accedere a questa ascensore c’è anche questo pavimento così decorato e questo già racconta che l’ascensore è un luogo di altri tempi.

L’Ascensore di Ponente è per me come un prezioso gioiello di famiglia che è stato messo da parte.
Come quando si prende una fragile rarità e la si ripone in una scatoletta, dimenticandosi però di mettere il coperchio: così i gioielli si appannano e si coprono polvere.
E allora poi bisogna lucidarli, farli risplendere di nuova bellezza, così si fa con gli oggetti cari che appartengono alla nostra famiglia.
Questa è l’ascensore dei nostri nonni, è parte della storia di questa grande famiglia che è la nostra città.

Quella città che cambia, cresce, diventa nuova e più moderna, pur conservando le sua anima antica e i luoghi che rappresentano la sua identità.
La guardiamo ancora da quassù e la vediamo così proprio come i nostri nonni quando venivano in Spianata con l’ascensore.

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Un attimo prima che scenda la sera si accendono le luci della ruota panoramica che offre ai visitatori vedute imprendibili di Genova dall’alto.

E là, al Porto Antico, è un Natale di bagliori di oro e di palline grandi e luccicanti.

Un albero di luci splendenti davanti al mare.

E anche gli adulti si divertono come i bambini, a volte.

C’è quello stupore lì, le luci di Natale al Porto Antico.

Mentre piano cala la sera.

E non vorresti essere in nessun altro luogo, anche se il freddo sa essere davvero pungente a dicembre.

Non è il solo albero che rischiarare queste feste genovesi, poco distante c’è anche questo.

E in una città di mare le luci del porto si fondono con le luci di Natale mentre l’orizzonte si colora d’arancio.

E sono diverse sfumature di blu a noi molto care.

In una sera di dicembre fredda e ventosa per qualche istante mi sono ritrovata da sola all’Isola delle Chiatte, non c’era davvero nessuno.
C’ero io, c’era il canto del mare e c’erano i colori di una sera genovese.

E quei riflessi magnifici sull’acqua, un gioco evanescente di luci.

Dall’alto lo si vede così, con il suo scintillio brillante.

È così luminoso il Natale al Porto Antico ed io voglio dedicare queste immagini ai genovesi lontani e a coloro che amano la Superba senza esserci nati, so che tra i miei lettori ci sono molti genovesi che vivono in altre città o in altre nazioni, molti di loro torneranno per le festività e potranno vedere con i loro occhi questo incanto di luci radiose.

Altri forse guarderanno Genova da lontano e la terranno comunque nel cuore, con quel ma se ghe pensu che è un tratto distintivo di noi che siamo nati davanti a questo mare.
E a loro dedico anche le parole di uno scrittore che amo molto, raccontano il nostro senso di appartenenza ai nostri luoghi che restano nostri anche se siamo distanti.
È casa, è Genova, nel tempo del Natale.

Per quanto si giri il mondo c’è sempre un posto che è la nostra vera casa, persino l’uccello migratore ha un luogo dove torna sempre.
Hans Christian Andersen

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Noi che viviamo davanti al mare siamo abituati a vedere i gabbiani che si librano nella luce dorata del tramonto eppure domenica scorsa ho potuto ammirare uno spettacolo per me straordinario e c’erano proprio loro, i gabbiani nel vento.
Nel clima rigido di dicembre, ero là, davanti alla ringhiera.
E sopra l’acqua inquieta, all’improvviso i gabbiani.

Tra le geometrie di mare in una sera genovese.

Ed è difficile portare qui quelle sensazioni, il canto dell’acqua e il canto degli uccelli, il vento gelato che sfiora la pelle.

E loro, ad ali spiegate.

Mentre si ripete la magia del quotidiano.

Ed era l’attaccamento alla vita a condurre là i gabbiani, c’era del pane che galleggiava sull’acqua e loro lo hanno visto, da lontano.

E così, d’un tratto, il cielo è diventato un quadro marino, sempre mutevole e inquieto.

E no, non ve lo so spiegare solo con qualche fotografia cosa significhi vedere decine di gabbiani planare sull’acqua e poi volare controvento.

Indomiti, caparbi, ostinati.

In equilibrio nell’aria, fieri signori del mare.

Padroni del cielo si stagliavano nella luce della sera in una danza coraggiosa.

In un’armonia che puoi soltanto contemplare, perché le parole non ti bastano.
Poi è rimasto il cielo terso e ancora alcuni gabbiani volavano alti, in una fredda sera di dicembre.

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Quando è ormai novembre e quando il sole ci saluta prima.
Allora, nelle sere terse, i raggi dorati sfiorano il mare e le navi, accarezzano dolcemente il profilo delle gru mentre il buio scende piano.
E si resta appoggiati alla ringhiera.
A parlare, a sorridere, a condividere un istante di bellezza e ad ammirare la luce intensa del tramonto.

Mentre una scia si dissolve all’improvviso, senza far rumore.

Seduti sulla panchina, uno accanto all’altra, in questa magnifica quiete.
Ammirando l’orizzonte.
Insieme, adesso.

Quando in una sera d’autunno ti trovi all’ora del tramonto al Porto Antico e osservi le persone e noti che alcuni forse hanno percorso un lungo tratto di strada insieme e ora sono lì, davanti alla ringhiera.
Insieme.
E questo è bellissimo per me.

E poi tutti cercano di catturare la magia di quella luce vibrante che avvolge il porto e la Lanterna in un calore di arancio che incendia il cielo.

E nessuno ha fretta di andarsene, si resta davanti alla ringhiera, in una sera di novembre.

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È la prima mostra dedicata al simbolo della Superba: Genova è da sempre la città della Lanterna e fino al 4 Febbraio 2018 potrete ammirarla a Palazzo Reale nell’esposizione curata da Serena Bertolucci e Luca Leoncini.
La Città della Lanterna, l’iconografia di Genova e del suo faro tra Medioevo e presente è un viaggio affascinante nella nostra storia.
Inizia così questo percorso nel passato di Genova, con un volume proveniente dall’Archivio di Stato: è un registro di conti dei Salvatori del Porto e del Molo, risale al 1371 e su questa pergamena è tracciata l’immagine più antica della Lanterna.
E qui l’emozione è tanta, colui che usava questo volume segnava meticolosamente le spese da sostenere per tenere acceso il faro che illumina la Superba.

La città della Lanterna è raccontata attraverso 200 documenti di diverso genere: stampe, carte topografiche, acqueforti, dipinti, cartoline e manifesti pubblicitari, non mancano le fotografie di Alfred Noack e una sezione è dedicata ai lavoratori del porto.
Sono esposti quadri di artisti di pregio come Giolfi, Garibbo e Caffi che con le loro vedute ci restituiscono un panorama a noi caro, a tratti è quasi difficile distinguere parti della città ormai molto mutate.
La Lanterna è sempre riconoscibile, è un luogo del cuore, immagine cara ritratta in diversi momenti storici.
La città della Lanterna viene così dipinta da Antoine Edmond Joinville nella metà del XIX Secolo.
Ingresso del Porto di Genova, vele bianche sospinte da vento favorevole e un’insenatura accogliente.

E se a Genova ci sei nato ti soffermi a cercare le case, le chiese, le strade che sempre percorri.
Ed è mare calmo e gozzi, sullo sfondo il profilo di una città che in un certo modo è rimasta fedele a se stessa.

I pezzi esposti provengono da diversi musei e da collezioni private, questa è quindi un’occasione straordinaria per ammirare opere mai vedute.
E se a Genova ci sei nato ti fermerai davanti al quadro di William Parrott: veduta di Genova dallo scoglio Campana, il dipinto risale al 1854.
Lo scoglio Campana non c’è più, è coperto da una strada percorsa dalle auto.
E il mare non arriva più fino a quel punto, la città della Lanterna ha cambiato aspetto.

In questa mostra si ripercorrono gli eventi del passato di Genova: una burrasca memorabile che nel 1821 sconvolse la città, il Bisagno con la sua piena vigorosa e la veduta dal Ponte Pila.
Sulle tele di valenti artisti sono dipinti i momenti drammatici della Superba e i suoi giorni eroici come il bombardamento del 1684 da parte della flotta del Re Sole e certi episodi del Risorgimento.
Ricorre quell’immagine cara, il simbolo della nostra città.

E poi, se a Genova ci sei nato, magari ti stupirai di scoprire che venendo da Sampierdarena così si vedeva la Lanterna e così la dipinse Luigi Garibbo.

E forse ti sorprenderà la Veduta del Porto Antico di Genova e di Palazzo del Principe dipinta da Ippolito Caffi.

In queste opere e in questo panorama di quieta semplicità tutto ci appartiene, questi dipinti parlano di noi e di ciò che siamo stati.
Questa è casa nostra, con il nostro amato faro.

E poi se a Genova ci sei nato ti stupirà ancora scoprire i luoghi ormai irriconoscibili come la Spianata del Bisagno dalle Mura di Santa Chiara, opera di Tommaso Castello del 1834.
Là, in quella vasta area, sorgeranno in seguito l’attuale Piazza della Vittoria e Piazza Verdi.

Vi ho mostrato alcune meraviglie di questa pregiata mostra, vi invito ad andare a vedere con i vostri occhi le vedute e le stampe, i volti di Genova e i suoi giorni distanti.
Tra passato e presente, questo è il ritratto di una città.

Io sono uscita da Palazzo Reale con una piccola e salda certezza: le vicende degli uomini passano, si celebrano gli eroi, restano nei libri di storia coloro che erano considerati nemici, i sovrani perdono le loro corone.
Il tempo tutto muta, nel flusso della storia.
Il vento soffia sempre, gonfia ancora le vele.

E la Lanterna con la sua luce brillante e viva ancora rischiara le notti della Superba.
Su un’acquaforte del 1571 così si legge: La tres celebre cité de Gennes.
La mia Genova, la città della Lanterna.

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Quando il cielo arrossisce dietro la basilica di Carignano e spiccano scuri i contorni degli edifici persino le linee delle impalcature paiono avere una loro poetica armonia.

Quando il cielo si accende così allora bisogna andare a guardare il mare dalla rotonda che si affaccia sul blu, in fondo a Via Corsica.

E sono nuvole, geometrie di porto, traghetti che si riposano dopo lunghi viaggi.

E luci brillanti e navi che rientrano nella Superba riportando a casa turisti felici.

E una magnifica quiete all’orizzonte.

Lo sfavillio di una sera d’autunno.

E il porto accogliente, questa è Genova con le sue luci, così la vedrete, al tramonto, dalla rotonda di Carignano.

 

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La pigrizia dell’estate e il caldo di luglio.
Camminare sotto il sole a volte è veramente sfiancante, si preferisce l’ombra, magari la spiaggia e il vento del mare.
Quanto è bello il dolce far niente, in questa stagione!
E alcuni sono sempre di ispirazione, bisogna dirlo.

E c’è chi invece gira per la città animato da spirito di scoperta, in questi giorni ho incontrato diverse comitive di turisti dinamici e pieni di energia.
Li ho visti in fila ordinata, in attesa di salire sul pullman.
E poi camminare in Via Garibaldi, con lo sguardo rivolto verso i magnifici palazzi.
Ho incontrato due ragazze svizzere, l’altra mattina a Caricamento, mi hanno chiesto come arrivare al loro albergo e così le ho accompagnate là, intanto quelli sono i caruggi che piacciono a me.
E poi viaggiatori dall’Oriente, determinati e disciplinati, muniti di favolose macchine fotografiche.
E finisce sempre così, mi fermo a guardarli, i turisti, cerco di cogliere le loro reazioni, tento di catturare i loro sguardi e i loro entusiasmi.
E spesso li vedo in Spianata Castelletto, ieri mattina ero proprio lì.

C’erano anche loro, lui e lei, sulla cinquantina.
Stranieri, sicuramente.
Scarpe comode, zainetto, maglietta, occhiali da sole.
Lui pareva conoscere perfettamente il panorama che si stendeva davanti ai suoi occhi.
Indicava chiese e campanili, forse cercava di riconoscere i luoghi che avevano già visitato o magari progettava di scoprirli.
La sua compagna di viaggio reggeva una cartina della città e lui ogni tanto le mostrava qualche punto particolare.
Poi si è alzato un leggero vento, la cartina si è piegata e i due viaggiatori l’hanno ancora riaperta e lui ha ripreso a parlare, lei lo ascoltava attenta.
Io mi sono seduta su una panchina a godermi la pigrizia dell’estate e mentre li osservavo ho pensato che tra le mani stringevano una cartina piena di sogni.

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Storie di navi e storie di tipi inaspettati, vi ho già mostrato alcuni personaggi dei Looney Tunes nel mare della Superba ma qui ogni giorno ci sono nuove sorprese, cari amici.
Ti volti e ti fanno le linguacce, caspita!

Come dicevo, ci sono delle significative novità, io mica lo sapevo che nel porto di Genova gironzola Will Coyote!
E Beep Beep ci sarà? Io lo attendo con trepidazione!

Occhi spalancati che emergono parzialmente oltre i tetti, come ben sappiamo son liti furibonde tra quelli lì!

E faccio mie le parole dell’uccellino Titti: oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Spunta ovunque Gatto Silvestro, quando meno te lo aspetti eccolo là.
Mare, nuvole, lanterna, navi e ancora lui.
Toh!

La cosa a suo modo divertente è il fatto che l’ho pure fotografato senza accorgermene, pensate un po’.
La settimana scorsa, infatti, passavo in Spianata e come sempre mi sono sono fermata per immortalare la nostra bella bandiera che sventolava sulla Torre Grimaldina.
Poi, una volta giunta a casa, ho guardato le mie fotografie e chi ho visto sullo sfondo, oltre i tetti, le ardesie e i campanili? Gatto Silvestro, ovvio!

Inutile dire che questa faccenda mi mette proprio di buon umore.

E il canarino Titti? Oh, oh, eccolo! Spero di aver la fortuna di vederlo più da vicino!

E certo non vi sarà sfuggito che non ci mancano i supereroi: sul mare della Superba c’è anche il fierissimo Batman.

Con questi colori brillanti e stupefacenti.

Storie di mare, di porto e di prospettive moderne.

Storie di supereroi e cartoni animati, questa bella novità suscita in me un entusiasmo quasi infantile, ci vuole poco a strapparmi un sorriso.
Storie di navi, di viaggi e vacanze, storie di discese da percorrere in bicicletta.
E laggiù chi c’è?
Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

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La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

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