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Posts Tagged ‘Lanterna’

Storie di navi e storie di tipi inaspettati, vi ho già mostrato alcuni personaggi dei Looney Tunes nel mare della Superba ma qui ogni giorno ci sono nuove sorprese, cari amici.
Ti volti e ti fanno le linguacce, caspita!

Come dicevo, ci sono delle significative novità, io mica lo sapevo che nel porto di Genova gironzola Will Coyote!
E Beep Beep ci sarà? Io lo attendo con trepidazione!

Occhi spalancati che emergono parzialmente oltre i tetti, come ben sappiamo son liti furibonde tra quelli lì!

E faccio mie le parole dell’uccellino Titti: oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Spunta ovunque Gatto Silvestro, quando meno te lo aspetti eccolo là.
Mare, nuvole, lanterna, navi e ancora lui.
Toh!

La cosa a suo modo divertente è il fatto che l’ho pure fotografato senza accorgermene, pensate un po’.
La settimana scorsa, infatti, passavo in Spianata e come sempre mi sono sono fermata per immortalare la nostra bella bandiera che sventolava sulla Torre Grimaldina.
Poi, una volta giunta a casa, ho guardato le mie fotografie e chi ho visto sullo sfondo, oltre i tetti, le ardesie e i campanili? Gatto Silvestro, ovvio!

Inutile dire che questa faccenda mi mette proprio di buon umore.

E il canarino Titti? Oh, oh, eccolo! Spero di aver la fortuna di vederlo più da vicino!

E certo non vi sarà sfuggito che non ci mancano i supereroi: sul mare della Superba c’è anche il fierissimo Batman.

Con questi colori brillanti e stupefacenti.

Storie di mare, di porto e di prospettive moderne.

Storie di supereroi e cartoni animati, questa bella novità suscita in me un entusiasmo quasi infantile, ci vuole poco a strapparmi un sorriso.
Storie di navi, di viaggi e vacanze, storie di discese da percorrere in bicicletta.
E laggiù chi c’è?
Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

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La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

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Vi porto ancora per le strade del mio quartiere, a guardare i tetti, in questa stagione dolce le prospettive sanno essere incantevoli.
Così era, appena una settimana fa in Corso Firenze: chiarore di cielo azzurro e neve sui monti in lontananza.

E come vi ho già raccontato, in questa città di strade in salita che si inerpicano sinuose, i tetti dei palazzi delle vie sottostanti terminano in corrispondenza delle strade della Circonvallazione e così da Corso Firenze si vedono gli ultimi piani degli edifici di Via Pertinace.
E scalette, piante, terrazzini.

E tende per riposarsi all’ombra.

Rampicanti e quei colori cari a noi genovesi, bianco e rosso della Croce di San Giorgio.

Sventola nel cielo fresco di marzo la bandiera di Genova accanto al simbolo della Superba.

Disegni nell’aria e in lontananza la modernità.

E geometrie, castelli ed edifici ottocenteschi.

Ancora, su Ponte Caffaro.
Ringhiere, vasetti, gradini, bellezza vera sospesa lassù.

E più oltre, sulla sommità dei palazzi che si affacciano sul percorso della funicolare Sant’Anna, altre armonie di un altro tempo.

Tutti gli indizi della primavera, andando verso la spianata.
Un tettuccio, piante rigogliose, muri dai colori caldi.

E ancora foglie rosse, alberi, contrasti di Genova.

Una sdraio per riposarsi al sole, una palma e tantissimi vasi, vasi di coccio che ospitano la vita.

Camminando per le strade del mio quartiere.
Guardando i tetti e le prospettive della Superba.

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La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Qualche giorno fa sopra Genova c’erano nuvole bianche e dense, a volte il colore del cielo sembra quasi fondersi con quello del mare, tra il grigio e il celeste, in quel tempo sospeso che potrebbe annunciare la pioggia.
E d’un tratto, sulla ringhiera del mio terrazzo.
Ho scostato la tenda.
E c’era un magnifico silenzio e soltanto lui.
Spero che abbia anche mangiato, naturalmente io insisto a mettere la ciotolina con il cibo per i piccoli visitatori ma vederli non è così semplice!
E poi, a volte.
In lontananza il porto, le navi, la Lanterna, e poi quelle nuvole opache.
E lui.
Sulla ringhiera, all’improvviso.

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Il tempo delle feste ha portato una bella novità al Porto Antico: una ruota panoramica dalla quale ammirare le bellezze delle Superba.

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Davanti al mare, dove volano i gabbiani.

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E uno di loro si posa e vigila attento, proprio accanto alla ruota panoramica.

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A pensarci, mi sembra sempre strano.
Non c’era nulla di tutto questo, un tempo.
Non c’erano le panchine, il negozio di libri, le gelaterie, le passeggiate davanti al tramonto.
C’era solo un cancello a separare noi dal nostro mare e dal nostro cielo.

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Ora questo luogo è tornato ad essere nostro ed è come se ci fosse sempre stato, l’ho già scritto e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Scintilla l’albero di Natale e l’acqua calma diviene il suo specchio.

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Verso sera, quando il cielo si tinge di rosa.

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E quando il sole riveste di sfumature ambrate la superficie del mare.

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Un bagliore d’argento, al tramonto.

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E una luce nuova, un nuovo gioco di colori.

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E ancora si cammina, fin laggiù.
Tra barche, vele, bagliori di lampioni e parole che si confondono nel vento.

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E lo sguardo ancora ritrova lei, simbolo di una città posata sul suo mare.

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E tutto ancora brilla, nei giorni di dicembre.
Di rosa, di oro, di suggestioni suffuse.

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Sono le luci di dicembre.
Luci di mare e di porto, di luoghi vissuti e condivisi, di una storia antica e sempre nuova, di una ruota che gira proprio davanti a quel mare.
Luci di Genova e di Natale.

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Accade sempre all’improvviso.
Uno sguardo verso la finestra e la mia Genova, là fuori.

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Così, all’improvviso, non ti lascia proprio il tempo di pensare.
E allora a volte mi precipito in terrazzo, magari in maglietta, in autunno, all’ora del tramonto.

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E il cielo ha i toni caldi soffusi d’arancio.

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Mentre il sole trionfa e disegna i contorni delle nuvole.

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Accade all’improvviso ed è uno scroscio di luce sopra la costa.

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E poi si placa e si attenua, mentre un volo di gabbiani saluta la fine del giorno.

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Altre volte, invece, è un incendio.

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E accade sempre così, rapido e inatteso.

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E dura poco, ti trattiene per qualche istante alla ringhiera, mentre il mare si tinge di rosa e il cielo diviene una tempesta di colori.

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Inquieto, imprevedibile, ammaliante.

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In certe sere, invece, il cielo è libero da nuvole, limpido e chiaro, c’è soltanto il sole che si posa piano sulla costa.

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E poi svanisce ed altre luci sfavillano brillanti.

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A volte solo una nuvola vaga resta sospesa sopra l’orizzonte.

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E il sole si nasconde là dietro, mentre spande tutto attorno il suo calore.

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E illumina il profilo delle montagne e si specchia nell’acqua del mare.

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E intanto ancora scende, segue il suo cammino.

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E poi si posa, lieve, mistero bello del mondo e motore della nostra vita.

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E ancora rischiara, in lontananza.

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Una bellezza che non sai spiegare, una meraviglia che non smette mai di incantarti.
E accade sempre all’improvviso.

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Puoi trovare diversi posti dove fermarti a guardare il tramonto, dalle alture potrai ammirare tutta la prospettiva della città quando scende la sera.
Lassù, in Largo San Francesco da Paola, il sole si avvicina piano all’orizzonte e spande la sua luce dorata.

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E intanto il mare si colora di rosa, mentre le nuvole paiono spolverate di cipria sottile.

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Tra le case, in Salita San Rocco, il faro della Superba.

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E poi, piano.
Una magia di luci sfavillanti.

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E sono navi uffici, negozi, strade, case.
E amici che si salutano, baci sulle labbra, mani che si stringono.
E finestre aperte e un alito di vento, in questa sera.

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E traghetti, gru, la vita del porto.
Luci brillanti come stelle, sul mare di Genova.

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Luci della Superba, in un abbraccio che saluta il giorno.

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E la creuza che scende.
E sono voci di bimbi, passi affrettati, chiacchiere.
Si va verso casa.

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Ci sono tanti luoghi per ammirare il tramonto.
Qui, davanti alla Basilica dedicata a San Francesco da Paola, puoi sederti su una panchina a guardare i mutamenti del cielo.

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Ed è celeste, rosa e arancio.

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Ed è una sera di Genova, rischiarata dalle luci sfavillanti del suo porto.

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Ad avere un blog a volte succedono cose molto belle ed è proprio ciò che è accaduto un paio di giorni fa.
Il caso ha voluto che capitasse qui la Signora Laura, una lettrice che è rimasta affascinata dalle belle immagini pubblicate in questo articolo, le antiche fotografie che ritraggono i tempi gloriosi del Grand Hotel Miramare.

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Lei ha un appartamento proprio in questo affascinante edificio e mi ha cortesemente invitata a visitare questo luogo di rara bellezza, quindi la ringrazio di cuore per il tempo dedicatomi e per avermi aperto le porte del suo ufficio, mi ha anche guidata alla scoperta delle meraviglie del “suo” Miramare, lei lo chiama in questo modo proprio perché lo ama moltissimo.

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Ed eccomi qua, a varcare la soglia di quello che un tempo fu un albergo molto chic, attualmente ospita abitazioni private di sicuro pregio.
E una volta aperto il portone lo stupore è stato grande: come cadere all’improvviso nell’immagine in bianco e nero, in quel fotogramma di un altro secolo.

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Ecco dove si trovava il telegrafo per i cortesi ospiti.

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Benvenuti al Grand Hotel Miramare, cari lettori.

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Oh, se avessi saputo che tutto è rimasto così elegantemente immutato mi sarei abbigliata come si conviene, con un sofisticato abito d’epoca, un grande cappello con le piume e un ombrellino da passeggio.
E naturalmente mi sarei presentata con un valletto, direi che il luogo lo richiede!

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Attraverso l’atrio.

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E ci sarebbe l’ascensore, devo arrivare all’ultimo piano ma preferisco salire su per le scale.

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La ringhiera del Grand Hotel Miramare.

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E i decori sui pavimenti.

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Gradini.
Chissà quante fughe d’amore, nelle stanze del Grand Hotel più esclusivo di Genova.

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Qui, in questo edificio, alcune finestre si affacciano su certe sfumature d’azzurro della Superba.

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E altre si spalancano su un terrazzi dai quali si gode di impagabili vedute.

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Il porto, le navi, l’orizzonte turchese.

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Genova, dai monti al mare.

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I palazzi di Via Gramsci ma siamo al Miramare, in un altro tempo, così mi piace chiamarla Via Carlo Alberto, come era in passato.

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La Stazione Marittima e alle sue spalle i Magazzini del Cotone.

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La luce che rimbalza sui tetti e illumina l’imponente silos granario.

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Di fronte, in tutto il suo splendore, la fastosa dimora del Principe Andrea Doria.

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E i turisti a passeggio nel giardino dell’Ammiraglio.
Guardare Genova dall’alto è fonte di meraviglia, sempre.

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L’insenatura del porto, le navi e la nostra cara, amata Lanterna.

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E ancora scale, scale, scale.

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Il Miramare resta un’incantevole bellezza, non è più un hotel di lusso ma a mio parere questi suoi spazi sono stati recuperati nel rispetto della sua bellezza e della sua particolarità.

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E ancora varco un’altra porta.

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In un luogo intriso di suggestioni antiche di epoche gloriose.
Sembra di sentire il suono di un pianoforte in lontananza, pare di udire le sete fruscianti degli abiti da sera e le voci garbate degli ospiti stranieri del Grand Hotel.
Inglesi e americani, rappresentanti del jet set internazionale, qui avreste potuto incontrare Winston Churchill e Francis Scott Fitzgerald.

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La luce sul portico, la dolcezza di una mattina di ottobre.

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Un edificio superbo che grandiosamente domina la città.

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Il suo giardino si affaccia sul mare blu.

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E davvero, non credevo che avrei avuto la fortuna di visitarlo in questa maniera.

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Là, sotto le figure che lo sovrastano, il terrazzo dal quale ho scattato le immagini che avete visto.

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Un luogo semplicemente intriso di fascino, di sicuro apprezzato da coloro che hanno scelto di abitarvi.

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Le panchine, il cielo chiaro, il panorama della città.

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Semplicemente Genova, così l’ho venduta da una terrazza, all’ultimo piano del Grand Hotel Miramare.

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Grigio.
Sfumatura di nuvole, iridescenza di conchiglia, a volte mare inquieto.
Indefinito e indicibile, come le risposte che non sai trovare, come quei pensieri incerti che restano in una parte nascosta di te, nella tua zona d’ombra.
Ma poi.
Basta un colpo di vento, sai.
E un cielo turchese e tutte le declinazioni del grigio.

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Elegante, essenziale, riflesso d’argento.

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Grigio di metallo, casa improvvisata di timidi fiorellini.

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Tono della vita di una delle ultime coraggiose farfalle: lei non vuole arrendersi all’autunno e alla sua aria frizzantina, rimpiange già il tepore dell’estate.
L’ho trovata una mattina, quasi intirizzita, posata sulla zanzariera.
Fragile, così.

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Grigio chiaro, di lacca, nel misterioso silenzio di una porta chiusa.

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Una tenda abbassata, la luce fioca di un lampione.
E soltanto diverse vaghezze di grigio.

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Organza sottile, bianca e rosa, un refolo d’aria e un improvviso movimento.
Delicatezza di perla in una sola prospettiva.

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Grigio.
Di nubi gonfie di pioggia, di temporali, di mutamenti di stagione.
Ma poi.
Basta un raggio di sole che si posa sul mare, sai.
E tutto si rischiara e si illumina, in certe radiose declinazioni di grigio.

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