Il lavatoio di Via dei Colombo

Tempo addietro grazie ad un amico ho avuto modo di scoprire ancora una volta un luogo del passato.
Bisogna andare in Via dei Colombo, una creuza di mattoni che sale su da Corso Europa.
E così, a poca distanza da una trafficata arteria cittadina, ci si ritrova a compiere una sorta di balzo nel tempo, semplicemente risalendo una mattonata.

Lavatoio Via dei Colombo (1)

Bisogna arrivare fino in cima, fino alla palazzina gialla.

Lavatoio Via del Colombo (2)

Ed eccolo il lavatoio dove un tempo andavano a fare il bucato le massaie del quartiere.

Lavatoio Via dei Colombo (3)

A dare uno sguardo a quella salita, forse neanche tanto ripida, ci si immagina la fatica grande di un altro tempo.
Su per la creuza, con la pesante cesta dei panni.
Con il vento, magari.
E sorridendo, comunque.
Era la vita, così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (4)

Come sempre, sul lavatoio è affissa la consueta targa che ricorda delle rigide prescrizioni.

Lavatoio Via dei Colombo (5)

E’ SEVERAMENTE VIETATO
ATTINGERE ACQUA PER USI
NON DOMESTICI

E poi osservi, pensi.
L’inverno, le mani immerse nell’acqua gelata.
La vita di ogni giorno, così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (6)

Un antico lavatoio di Genova, in un luogo inaspettato.
E come sapete non è l’unico, ho già avuto modo di mostrarvi altri lavatoi del levante cittadino, qui trovate quello sito davanti al mare Quinto, qui il lavatoio di Via Romana di Quarto e qui invece c’è una piccola curiosità su Via Priaruggia.
Continuerò questa ricerca, le tracce di un altro tempo sono in molte zone della città.
In un quartiere ormai prevalentemente moderno, tra le case di Via dei Colombo c’è questo antico lavatoio, pietra del passato della vita di ogni giorno, quando la vita era così diversa dalla nostra.

Lavatoio Via dei Colombo (8)

Annunci

Il lavatoio di Via Romana di Quarto

Le mie passeggiate nel levante cittadino mi hanno condotto un giorno in Via Romana di Quarto.
Salite, discese, casette.
Silenzio e pace, eppure poco distante c’è una trafficata arteria cittadina, Corso Europa.
Io scendo, verso la mia meta.

Via Romana di Quarto (2)

E ad un tratto cosa trovo? Un antico lavatoio, che bellezza!
Senza timore di essere contraddetta da qualcuno di voi affermo con convinzione che potremmo decisamente averne maggior cura e tenerlo meglio.
Tanto per iniziare si potrebbero spostare i cassonetti della spazzatura, possibile che non ci sia altro posto?

Via Romana di Quarto (4)

Un antico lavatoio, a quanto pare in quella zona ce ne sono parecchi.
E insomma, c’è persino il rubinetto!

Via Romana di Quarto (5)

E poi a gironzolare si fanno sempre incontri interessanti, sapete?
Certo, il carattere dei liguri non è dei più semplici, questo si sa, per natura siamo piuttosto diffidenti e prima di dar confidenza ci mettiamo un po’, a prima vista a volte potremmo sembrare ruvidi.

Via Romana di Quarto (6)

Ah, però quando siamo a nostro agio te ne accorgi eccome, è solo una questione di tempo!

Via Romana di Quarto (7)

E lì, al lavatoio, c’è posto per tutti!
C’è qualcuno che ha il bucato da fare?

Via Romana di Quarto (8)

Eh, credo che  gli abitanti del luogo, come tutti noi, usino altri metodi ben più moderni.

Via Romana di Quarto (9)

E poi, guardiamo bene. Cosa c’è là sul muro?

Via Romana di Quarto (10)

Una targa! Ah già, la solita avvertenza!
Mi raccomando, non utilizzate l’acqua del lavatoio in maniera impropria!

Via Romana di Quarto (10a)

E poi ho camminato ancora.
E ringhiere, cancelli, scalette e fili da stendere.
E vento, il vento di Genova.

Via Romana di Quarto (11)

E salite, stradine da scoprire.

Via Romana di Quarto (12)

Ho fatto una piacevole passeggiata, da Via Romana di Quarto fino a Via Priaruggia e poi giù, fino al mare.
E lungo il percorso ho trovato creuze sulle quali scende la luce obliqua.
Tornerò, tornerò molto presto.

Quarto

Là, dalla collina alla spiaggia, dove il vento lucida il cielo e le case di Quarto.

Quarto

Quinto, un lavatoio davanti al mare

Camminando vicino al mare, a Quinto.
In certi giorni il clima invoglia a una lenta pigrizia e vorresti soltanto sederti lì, sui sassi, a guardare l’onda che batte e sempre ritorna.
E l’aria ti scompiglia il capelli e ti accarezza il viso.
Camminando vicino al mare, a Quinto.

Quinto (2)

E non c’è bisogno di cercare il sole tra prospettive impervie e imprendibili, davanti al mare è il sole a trovare te.
Trova te, la scaletta che stai scendendo, le finestre spalancate di fronte all’azzurro, i mattoni rossi della creuza.

Quinto (3)

E soffia il vento amico e regala un gioco di colori, di luci e di ombre.

Quinto (4)

Lì, tra la creuza e la piccola spiaggia, ancora si trova il muto testimone di certe lontane fatiche che non conosciamo più, un lavatoio davanti al mare.

Quinto (5)

Chi un tempo visse in questa bella casa certo ne avrà usufruito.
Cesta dei panni, spazzola e sapone e poi un corda da stendere, come ancora accade ai nostri giorni.

Quinto (6)

La vasca grande e spaziosa e l’onda che picchia sulla scogliera.

Quinto (15)

E l’acqua che scende, le chiacchiere e il vociare delle donne al lavatoio.

Quinto (8)

Si inerpica la creuza, svoltato quell’angolo si gode di una prospettiva che per me narra tutta l’anima di questa terra.

Quinto( 8A)

E il fragore del mare incanta ed ammalia, trascina via con sé anche i pensieri.
Senza tempo, senza fretta, seguendo la melodia delle onde.

Quinto (10)

E seguendo il proprio sguardo che coglie scorci di impagabile bellezza.

Quinto (11) - Copia

Laggiù, davanti al spiaggia di sassi.

Quinto (12)

Dove tutto narra della potenza del sole e del vento, di quelle piante resistenti che crescono lungo la nostra costa di Liguria.

Quinto (13)

Rigogliose, forti, vive, si stagliano contro la linea dell’orizzonte.

Quinto (14)

E l’aria intrisa di salino penetra in ogni fibra, il profumo inebriante dell’abisso resta nella memoria e nell‘anima.

Quinto (7)

E il sole lentamente declina, brilla e luccica sopra le onde, laggiù, dove c’è un lavatoio davanti al mare.

Quinto (16)

Profumo di agrumi e cose che si vedono in Via Priaruggia

Ieri era una splendida giornata di sole.
E così sono uscita presto, ero in cerca di qualcosa che intendevo fotografare e ho fatto un giro piuttosto lungo.
E sapete che è successo?
Come spesso mi capita, cercando una cosa ne ho trovata un’altra davvero inattesa della quale ignoravo l’esistenza.
E’ stato un pomeriggio così, ricco di sorprese e un po’ per volta ve le mostrerò, inizio da qui, da ciò che non avrei mai pensato di trovare.
Venite con me, vi porto giù da Via Priaruggia.
Scendo, poi faccio una piccola deviazione, laggiù c’è una mimosa gialla di sole.

Via Priaruggia (2)

E non solo, di fronte ci sono altri alberi generosi di frutti.
E sono agrumi densi di luce.

Via Priaruggia (3)

E rami carichi di limoni.

Via Priaruggia (4)

E voi mi direte: Miss Fletcher, ma questa sorpresa?
Sono i limoni?
No, certo che no, anche quelli li ho trovati per puro caso e allora ho portato qui la loro freschezza.
E poi i rami si intrecciavano a quelli del pompelmo, profumi veri di Mediterraneo.

Via Priaruggia (5)

E poi finestre, lenzuola e panni stesi.

Via Priaruggia (6)

Certo che quei limoni!
Quanti erano, un tripudio di frutti tra le foglie lucide!

Via Priaruggia (7)

Che bellezza gli agrumi, tra le case, sotto il cielo limpido.

Via Priaruggia (8)

E’ tempo di continuare la passeggiata e così si torna in Via Priaruggia, là dove si scende verso il mare.
E ci si ferma proprio lì, sull’angolo.
E sapete, queste non sono le mie zone, è piacevole girare per strade che non frequento spesso.
Ehi, ma che c’è lì?

Via Priaruggia (9)

Una fontanella!
Ma cosa c’è sopra il muro?
Una lapide con una scritta sbiadita.
Cose che si trovano guardandosi intorno e io ormai credo di essere diventata un’attenta osservatrice.

Via Priaruggia (9a)

Le parole che si leggono su quel marmo rimandano ad un altro tempo.
Quella scritta si trovava di solito nei pressi dei vecchi lavatoi e forse qui un tempo non c’era solo la fontanella che possiamo ancora vedere.
Forse c’era un lavatoio utilizzato dalle donne del quartiere?
Cose che si trovano per caso, guardandosi intorno.
E ti resta il desiderio di camminare ancora, di osservare ogni muro, di scendere da ogni creuza e di cercare ancora.
E di trovare altre tracce del nostro passato, altri stupori e altre meraviglie.

Via Priaruggia (10)

E’ SEVERAMENTE VIETATO
ATTINGERE ACQUA PER USI
NON DOMESTICI

Con la cesta dei panni in Salita di Coccagna

E questa, in qualche maniera, è ancora una storia di panni stesi, è una storia che vi svelerà un angolo di caruggi forse non noto a tutti.
Nel cuore di Genova, nei dintorni di Via Ravecca.
Eh, ai nostri tempi è tutto rapido e semplice, una volta invece il bucato era una fatica grande.
E allora andiamo, portiamo con noi la nostra cesta dei panni e imbocchiamo la strada che ci condurrà alla nostra meta, lasciando alle nostre spalle le torri di Porta Soprana.
Come facevano le bugaixe, è così che a Genova si chiamavano le lavandaie.
E come sempre c’è un gran via vai di gente, bambini che corrono da una parte all’altra e voci, voci squillanti e rumorose, le voci della gente dei caruggi.
E lassù i panni stesi, da una parte all’altra di Via Ravecca.

Via Ravecca (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Eh, certe usanze non si abbandonano mai.
In questi caruggi, davanti alle superbe torri, ancora sventolano le lenzuola e le tovaglie.

Via Ravecca

E così è anche oltre, in questa antica strada della quale certo tornerò a parlarvi in maniera più approfondita, è una parte del centro storico che amo molto.

Via Ravecca (2)

Oh, ma adesso abbiamo quella pesante cesta dei panni!
Non possiamo soffermarci davanti ai portoni e alle edicole, ancora pochi passi e saremo arrivati a destinazione!
E procedendo verso Sarzano alla vostra sinistra troverete Salita di Coccagna, toponimo che viene così spiegato dal Podestà:

Col nome di “Cuccagna” invece indicavasi la Ravecca alta, la zona cioè che spaziava aderente alle mura della città.

Salita di Coccagna (3)

E sapete, su per questo vicoletto ho fatto un piacevole incontro.
Sono arrivata fino in cima e lassù, affacciata a una finestra, c’era un’anziana signora in vena di chiacchiere.
E sì, c’è sempre una vecchietta alla finestra che ha voglia di parlare, a me capita spesso.
Era lì, in Salita di Coccagna.

Salita di Coccagna (4)

E poi mi sono ritrovata davanti a un cancello, proprio dove sto conducendo voi, dovete arrivare in cima alla salita e guardare alla vostra sinistra.
E mentre armeggiavo con la macchina fotografica tra le sbarre la signora mi urlava:
– E’ chiuso! E’ chiuso!
Eh, cose che succedono ad andar per caruggi!
E insomma, eccoci qua.
Posate a terra la cesta dei panni, avete portato spazzola e sapone, vero?
Adesso avremo il nostro bel da fare, in Salita di Coccagna si trova un antico lavatoio, rara testimonianza del nostro passato.

Salita di Coccagna (5)

Altri tempi e altre fatiche, eccole le donne intente a lavare, le potete vedere in quest’altra cartolina di Stefano Finauri che ho già avuto modo di mostrarvi e che mostra il lavatoio che una volta c’era in Via Carlo Alberto, così si chiamava l’attuale Via Gramsci.

Lavandaie in Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Altri tempi, altre fatiche, suggestioni di altre epoche che sopravvivono tra i vicoli di Genova.
In Salita di Coccagna, dove si andava con la cesta dei panni.

Salita di Coccagna (2)