Colori d’estate sul Lago del Brugneto

Questi sono colori di un giorno d’estate, salendo sulla strada che costeggia il Lago del Brugneto con la sua magnifica quiete.
Così lo si osserva dall’alto, come un gioiello incastonato nella natura rigogliosa dei monti della Val Trebbia.

IL Brugneto è un bacino artificiale ed è la preziosa riserva idrica della città di Genova e a mio parere si armonizza alla perfezione con la bellezza naturale di questa parte della Liguria.
Lassù, dove il cielo si specchia nelle fresche acque placide.

Mentre sbocciano fiori selvatici, erbe odorose, corolle sulle quali si posano insetti ronzanti.

E svettano gli alberi dalle cime ondeggianti.

Si scorgono, nella cornice di rami dalle molte foglie, tetti rossi di case dai muri candidi dolcemente adagiate nel verde fragrante di questa natura generosa.

Tra le foglie frementi nel vento caldo di un giorno d’estate.

Dove guardi la strada, l’azzurro e le nuvolette leggere con gli occhi del sogno nella totale perfezione di una magnifica armonia.

Mentre ancora il sole illumina le acque calme e i colori d’estate sul Lago del Brugneto.

I miei treni

I treni: i miei non sono stati poi così tanti, non ho mai fatto lunghi percorsi in treno ma alcuni di quei viaggi però li ricordo ancora, proprio come se li avessi fatti ieri.
Inizio dell’estate: alla Stazione Principe mi attende il treno che mi porterà nella mia casa del mare sulla Riviera di Ponente.
E siamo negli anni ‘80, si viaggia leggeri, in ogni senso: porto un borsone con qualche abitino colorato, i sandali luccicanti d’argento per andare a ballare, i costumi da bagno, magliette e calzoncini corti.
Viaggiavo guardando il mare e le spiagge che si susseguivano una dietro l’altra, gli scogli, le stazioni, Albenga, Alassio, Laigueglia e così via.
Tiravo giù il finestrino, mi piaceva tanto l’aria in faccia e il panorama che scorre rapido ed erano gli anni ‘80, era davvero tutto diverso ed era un altro mondo.
E poi scesa dal treno alla stazione del mio amato paese delle vacanze andavo dritta alla solita latteria dove bevevo sempre il frappè alla fragola, una delizia.
Non esiste al mondo un frappè così buono, ne sono sicura.
Ricordo viaggi in treno condivisi con amiche care, borse di paglia, risate, zainetti, riviste e musiche che girano nel walkman.
Ricordo corse su per le scale delle stazioni, biglietti conservati qua e là e poi usati come segnalibri, ricordo persino l’orario dei treni con la copertina gialla.
Ricordo per lo più i treni di Riviera, nelle diverse stagioni.
Ricordo i treni di città, presi per coprire percorsi brevi e ogni volta, come in una filastrocca, mi ritrovo a ripetere i nomi delle stazioni: Sturla, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Nervi.

Ricordo i treni persi, una delle metafore più comuni della vita.
Ricordo quel viaggio breve, ed ero già più grande.
Ricordo quel treno in particolare che mi portava in un località del ponente dove trovavo una persona a me molto cara.
Ricordo quella stazione di arrivo, i binari, la biglietteria, l’edicola dei giornali.
Le caramelle alla menta, all’epoca le avevo sempre in borsa.
E poi.
Ricordo la bellezza di ritrovarsi, l’abbraccio, le parole scambiate, i sorrisi.
Non si dimentica quella cosa lì, mai.
Ritrovarsi.
Dopo un viaggio in treno.
Ti immagini?
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.
Come una magia.
Pensa.
Un biglietto.
Un viaggio.
E ritrovarsi, ancora.
Non sono nemmeno mai più tornata in quella stazione e in quella città.
Pensa.
Le caramelle alla menta.
I tuoi occhiali da sole con le lenti scure.
Le canzoni di Venditti.
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.

Cartoline dal Monte Antola

Ecco poi il periodo delle passeggiate, si va a ritroso nel tempo in luoghi cari e prodighi di molta bellezza: là, sulle pendici del Monte Antola che si trova tra la Valle Scrivia, la mia Val Trebbia e la Val Borbera.
Su quella tenera erba umida di rugiada si aprono le timide genziane, sbocciano i narcisi e i gigli di San Giovanni, le farfalle si posano sui delicati ranuncoli, sorridono al sole i piccoli botton d’oro.
Tic tac, tic tac, così riparte la macchina del tempo e ci conduce indietro lungo un sentiero tortuoso che si snoda tra il verde dei prati.
E si sale così, in sella al fido destriero.

Quanta dolcezza su quella vetta così vertiginosa della nostra Liguria, a 1598 metri sul livello del mare.

E la nostra gita sarà gioiosa e spensierata: si cammina in fila ordinata, si intonano canti. si ride e soprattutto si può godere dell’aria fresca e ristoratrice, i sensi si inebriano del profumo dei fiori e della generosa leggiadria della natura circostante.
E così, dopo una bella camminata, ci si mette seduti sull’erba, con il cappello sulla testa e con il bastone da passeggio in una mano.

Saranno istanti da ricordare, momenti sereni trascorsi in questa agreste dolcezza.
Le mucche al pascolo, gli uccellini che volano beati, la quiete silenziosa della campagna.

I molti escursionisti poi potranno fermarsi al celebre Rifugio Musante, sul retro della seguente cartolina c’è anche un bel timbro dove si legge: Rifugio del Club Alpino sul Monte Antola – metri 1598 30 Agosto 1897- con trattoria e alloggio condotti da Musante Giovanni.
E che delizie per questi gitanti: fragrante pane rustico, ottime formagette, salumi saporiti e un buon vino per brindare insieme.
Ed eccolo qui il Signor Giovanni Musante, è fieramente immortalato sulla cartolina insieme al suo amico a quattro zampe.

E dolci scorrono le ore lassù, sull’Antola.
Nella stagione del clima tiepido, delle piacevoli passeggiate e dell’incontro con la meraviglia della natura.

È un tempo lento, ha il ritmo dei passi che si posano sul sentiero, la leggerezza delle ali delle farfalle, è scandito dal ronzio delle api e dai balzi improvvisi dei grilli sui lisci fili d’erba.
È un tempo condiviso, una memoria da trattenere nel cuore e nei pensieri, il tempo della gioia lassù sul Monte Antola.

Una passeggiata alla Cappelletta

Vi porto con me in un luogo del cuore, andremo insieme a fare una passeggiata alla Cappelletta di San Rocco a Fontanigorda.
Questa è una delle mie mete dei giorni d’estate, si tratta di una breve e piacevole camminata davvero alla portata di tutti.
Così si sale verso Casoni tra il sole che brilla e l’ombra confortevole degli alberi.

E tutto attorno ferve la vita.
E sono le farfalle e le api, le piccole margherite e gli uccellini canterini, le lucertole che si nascondono sotto le foglie, i daini che fuggono tra gli alberi, nel suono ovattato del bosco con le sue molte voci e il suo afflato vitale.

Mentre i rami degli alberi fanno da cornice a questo amato percorso, noi che amiamo Fontanigorda abbiamo fatto mille volte su e giù in bicicletta quando eravamo piccoli, poi siamo andati lungo i sentieri a raccogliere i funghi, abbiamo raggiunto luoghi e tratti della nostra Val Trebbia sempre cari e sempre nuovi.
Così, dolcemente, curva dopo curva.

E ogni ramo è un dono generoso, sotto questo cielo limpido e chiaro.

Ancora si cammina e al culmine della salita si arriva al cospetto della piccola Cappelletta di San Rocco, un luogo intimo e raccolto in questa splendida pace.
La cappelletta è per lo più sempre chiusa ma viene aperta nel giorno dedicato a San Rocco, il 16 Agosto da Fontanigorda si tiene una partecipata processione alla quale predono parte la gente del posto e anche molti villeggianti.

E se vi capiterà di leggere le vicende di San Rocco scoprirete che egli visse nella seconda metà del ‘300 e si spese senza riserva per i più sfortunati portando il suo soccorso durante le terribili epidemie di peste così frequenti in quel suo tempo.
E così San Rocco, l’umile pellegrino nativo di Montpellier, è patrono degli appestati, di coloro che soffrono di malattie infettive e degli invalidi.
A Fontanigorda la piccola cappella gli venne dedicata per ringraziare il santo della sua protezione durante l’epidemia di peste verificatasi a metà dell’Ottocento.

Ecco quindi San Rocco, è ritratto come da tradizione mentre regge il suo bastone e ai suoi piedi c’è il suo fido cane, questa affettuosa presenza si riferisce ad episodi della vita del santo che è anche patrono proprio dei cani.

E ancora si cammina, in questi luoghi cari e molto amati, dopo la Cappelletta la strada prosegue verso Casoni e c’è un bivio che conduce alla località Cerreta.

E ci sono felci e alberi generosi, piccole fragole dolci nel tempo di giugno, bocche di leone e fiori selvatici, rapaci che si librano alti nel cielo e ghiandaie ciarliere che si posano sui rami, ancora curva dopo curva.

Sul finire dell’estate poi sui rovi maturano le more.

Nella bellezza di questa natura ricca e magnifica, nella quiete dei monti della Val Trebbia, durante una passeggiata alla Cappelletta.


E poi ancora si percorre la via del ritorno e così si ritrova la nostra cara Fontanigorda con i suoi tetti rossi.

Il mare tra le case

Lo vedi così, tra le case di Camogli, il mare.
In un chiaroscuro che lascia intuire la solita discesa vertiginosa tipica di questa Liguria, il color di pesca delle facciate, il corrimano per tenersi saldi.
Lampioni spenti alla luce del giorno, suono di dolce marea che sempre ritorna, profumo inconfondibile di salmastro.
Un muretto per sedersi, gli ombrelloni aperti, i sassi riscaldati dal sole e poi azzurro, azzurro e ancora azzurro, onda su onda.
Con la gioia negli occhi così trovi il mare tra le case, in un giorno qualsiasi a Camogli.

Un pescatore ad Arenzano

Era un altro marzo, era un giorno dell’anno passato.
E c’era questa luce che gentile baciava la bella Arenzano, ravvivando i colori e le sfumature del tempo di primavera.
Sbocciavano i fiori, i gabbiani planavano lievi nell’azzurro.
E là, sugli scogli, un pescatore.
Le canne, le lenze che fluttuavano nell’acqua.
Il tempo.
Il tempo dolce della pazienza, dell’attesa e dell’aspettativa.
Il fragore ritmato delle onde, il vento, il profumo del sale.
E gli occhi colmi della bellezza dell’infinito.
Il tempo.
E la costa sinuosa, il mare blu, il cielo chiaro e lucente.
In un giorno di marzo, ad Arenzano.

Una cartolina dal Bosco delle Fate

Un abitino candido come le nuvole che a volte attraversano questo cielo.
Il sorriso e la felicità, la pelle ambrata, i sandaletti.
Le amiche, la sorellina più piccola.
La mamma, le zie, sorrisi fissati appena per qualche istante.
Uno steccato di legno.
Una curva tortuosa.
E un giorno d’estate da non dimenticare.

Al Bosco delle Fate, a Fontanigorda.
Là sotto l’ombra dei castagni, mentre gli uccellini e mentre le farfalle passano di fiore in fiore, nella dolcezza di un giorno d’estate.

Nella bellezza di un luogo caro che resta sempre nel cuore.
Gli alberi, i campi da bocce, le corse a nascondersi dietro le rocce, una maniera bellissima di diventare grandi.

E sullo sfondo i monti a fare da cornice al panorama, così li vedi anche in altri punti di Fontanigorda, mentre fioriscono le rose e l’aria si profuma della freschezza deliziosa della lavanda.

Lavanda (3)

Un abitino chiaro, la frangetta e la gioia di vivere.
Una cartolina spedita nel 1930, in un tempo d’estate diverso dal nostro.
Già allora però, si serbavano dolcissimi ricordi delle passeggiate al Bosco delle Fate.

Le mimose di Sant’Ilario

Già fioriscono le mimose di Sant’Ilario e con la loro bellezza si stagliano vivaci contro il cielo di gennaio.
Ricche, magnifiche e grandiose.

E ondeggiano nel vento insieme a quegli olivi che sempre ritroviamo in questa parte di Liguria.

Splendore d’inverno e autentico preludio dei profumi di primavera la mimosa si inchina così alla maestà del mare.

Gloriosa nel suo solare splendore, spicca tra tutti gli altri alberi, con il suo colore riempie gli occhi di gioia.

Si affaccia sopra le scale ripide che si arrampicano sulle alture.

Preziosa e rigogliosa mimosa, cresce nei giardini e adorna il panorama con la sua gentilezza mentre piano la luce del giorno svanisce.

Portatrice di vera beltà, così respira nei palpiti infiniti del cielo e del mare.

Dicembre a Fontanigorda

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare e così per ritrovare ancora quella bellezza vi porto ancora là, nel mio bel paesino, in Val Trebbia.
Arroccato lassù, tra i toni bruni degli alberi.

Dicembre a Fontanigorda è l’aria frizzante e fresca e la cassetta con la legna sul davanzale.

Ed è l’abete davanti alla chiesa.

E i monti con le tonalità dell’inverno e il bosco silenzioso.

E gli alberi spogli e una strada sempre da seguire.

E i ricci caduti sulle rocce coperte di muschio.

Dicembre è foglie accese di arancio, fuoco che arde, lana calda sulle ginocchia e una tazza fumante tra le mani.
È casa, calore e tepore.

Ed è bacche color rosso vivace.

A dicembre poi la sera scende piano, si posa dolcemente e tutto avvolge.

E sono serrate le finestre delle seconde case nella stagione del freddo.

Non mancano però certi temerari felini che se ne vanno a zonzo per il paese.

E il gatto Cesare se ne resta invece a poltrire sulla stufa.

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare.
In quei rami, in quella terra, in quei sentieri, in quelle nuvole che vagano nel cielo chiaro c’è una dolce bellezza alla quale amo sempre ritornare.

Atmosfere di Natale a Fontanigorda

Ed ecco poi il tempo del Natale a Fontanigorda, sono arrivata in un giorno di dicembre e in Piazza della Chiesa si preparava la bella atmosfera natalizia.

Tra le luci e le ombre di questa stagione, con l’aria è frizzantina e vivace, sotto a questo cielo azzurro e terso.
Insolita per me Fontanigorda con queste sfumature calde della fine dell’autunno.

E non mi sono fatta mancare il mio consueto giro del paese, si ritorna sempre nei luoghi cari e sempre con il sorriso.

E poi sulla strada che conduce al Bosco delle Fate, tra toni di rami spogli e promesse del vicino inverno.

Mentre i rami paiono intrecciarsi nella prospettiva del cielo.

Tra rocce e foglie cadute ecco la fontana con la Madonnina.

È un tempo prezioso e vero e ha la dolcezza dei ritmi della natura.

Tra nuvole, montagne, tetti spioventi e alberi che mutano colore.

E poi nella piccola piazza di Fontanigorda è allestito un suggestivo mercatino perfetto per un paesino così raccolto nell’abbraccio delle montagne.
Gli abitanti di Fontanigorda si sono dati da fare per offrire il meglio della valle e le tipicità del tempo del Natale ai visitatori e così per i prossimi due weekend troverete tante cose buone e belle per voi e per i vostri regali.
Non mancano le cose per i più piccini, un angolo dedicato alla moda, i vini per brindare al tempo nuovo che verrà.

E intanto anche il bosco sembra vestirsi a festa.

Fontanigorda (8)

Tra le tante bontà troverete i funghi e le delizie sott’olio di Isola, i dolci di Biasotti come i pandolci, i canestrelli, i baci di dama e i quadrelli di castagna.

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E poi le profumatissime mele della Val Trebbia.

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E le ottime composte.

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È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda, ha i profumi e i sapori autentici della valle.

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Non mancano le creazioni artigianali scaturite da mani abili e fantasiose confezionate con entusiasmo e creatività.

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Profuma di buono l’odorosa lavanda.

Fontanigorda (14)

E c’è un mercatino di vecchie cose, oggetti vintage, libri e altre curiosità.

Fontanigorda (15)

È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda: semplice, autentica e accogliente.

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Mentre piano scende la sera e si accendono le luci brillanti a rischiarare il tempo di dicembre: buon Natale a te, mia amata Fontanigorda.