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Posts Tagged ‘Liguria’

E anche quest’anno, come da tradizione, sono nati nuovi micetti qui in paese.
Vi pare che a Fontanigorda possano mancare i gatti? Figuriamoci, come sempre ce ne sono tantissimi!

Poi un certo giardino come al solito è particolarmente popolato, lì c’è un certo viavai!

I gattini però sono curiosi e irrequieti, se ne vanno a zonzo sull’erba alla scoperta del mondo.

Ed è ovvio che su quel prato deve esserci qualcosa di molto interessante, ne sono più che certa, ho visto i gattini frugare sotto a certe foglie con discreto impegno!

Diventare grandi, si sa, è una faccenda complicata ma per alcuni può essere anche parecchio divertente.

E qui intorno non mancano certo le occasioni per spassarsela.

E poi si può giocare a nascondino dietro ai vasi.

Oppure mettersi sullo sgabello vicino alla mamma.

Guardare insieme nella stessa direzione.

E diciamocelo, dopo tante fatiche, è anche giusto concedersi un meritato riposino.

D’altra parte che cosa ci sta a fare il tavolo? Ecco lì!

E dopo una bella dormita ci vuole una stiracchiatina!

Pronti per nuove avventure, nei giardini, negli orti e nel verde di questa campagna.

Acquattati tra l’erba fresca d’estate.

Questi sono i bellissimi gattini di Fontanigorda.

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Non tutti i giorni sono uguali, certi lasciano dolci ricordi e indimenticabili memorie, alcune ore lontane risvegliano in noi emozioni già vissute.
È il 16 Agosto 1929, sulla spiaggia di Loano.
Il mare lento sfiora la riva, in lontananza si sente un brusio di voci, il sole batte caldo sui sassi.
E nella luce chiara di questo giorno d’estate sguardi di amiche e sorelle, compagne di un lungo tratto di vita.
Un ombrellino per far ombra, l’espressione seria, pensieri imperscrutabili.

Quanta eleganza in quel tempo distante!
Il fazzoletto in testa e il fiocco sulla fronte, le decorazioni sul costume, l’armonia aggraziata di gesti misurati.
Una giovane donna e una ragazzina dal sorriso aperto e spontaneo.
Ad osservarle in questo momento di spensieratezza speri che quella gioia le abbia accompagnate a lungo.

A volte, in certi giorni, certe persone hanno proprio gli occhi che ridono.
Accade quando si condividono momenti con persone care e quello rimarrà di certo un ricordo prezioso.
E tu che quel giorno eri su quella spiaggia conserverai gelosamente la fotografia nella quale siete ritratte tutte insieme.
E il tempo passerà e rivedrai il tuo viso e penserai che sì, eri una ragazza davvero carina anche se allora tu non lo sapevi.

Accade tanto tempo fa, era il 16 Agosto 1929.
Sul retro di questa immagine sono scritti i nomi di loro quattro.
Luciana, Rina, Geppy e Renza.
E per qualche istante oggi siete ritornate là, in quel luogo a voi caro, sulla spiaggia di Loano.

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In estate, sui prati, regna la solita eleganza.
Ed è la bellezza leggera delle farfalle che si posano su fiori semplici e delicati.

Alcune di loro sembrano quasi timide, pare che non vogliano farsi notare.

Rosa acceso d’agosto, sotto il sole brillante.

E ali di splendido azzurro.

E diverse sfumature d’arancio.

Bianco, candido e lieve tra foglie e fili d’erba.

E come sempre nessuna farfalla si posa sulle margherite, non accade mai.

Passano di fiore in fiore, con la consueta superba eleganza.

Aprono le ali mostrando tutta la loro bellezza.

E restano a lasciarsi ammirare solo per qualche istante.

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Prima di tutto bisogna trovare una panchina libera, possibilmente all’ombra degli alberi.
In agosto, in certi orari, questa può anche essere un’impresa ardua.
Lì, a breve distanza, c’è una fontana dalla quale sgorga l’acqua cristallina di Fontanigorda e avere una bottiglietta al seguito può essere una buona idea.
E poi?
Si rimane a godere il fresco, accompagnati dai rumori del bosco.
E certo, talvolta capita di incontrare villeggianti particolari.
D’estate, al Bosco delle Fate.

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Gli angeli di Fontanigorda si ergono ritti sulla chiesa.
Suonano una musica soave che si confonde con il canto delle foglie e del vento, è una melodia che accompagna il volo leggero delle farfalle e delle creature dell’aria.
Angeli di incomparabile grazia nei gesti e nella postura.

E scendendo dal Bosco delle Fate così li vedrai, mentre diffondono le loro note celestiali tra gli alberi frementi.

Le ali ampie, la mano sul petto, un fiocco che chiude l’abito.
E lo sguardo rivolto verso l’infinito.

Silenziosi custodi di una chiesetta di campagna, angeli dei prati, dei fiori e dei boschi.
Tra le tegole rosse e il cielo blu della Val Trebbia.

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E poi ieri è arrivata la pioggia.
Le nuvole gonfie, il fragore del tuono, le gocce che battono sulle persiane.
D’estate.
E poi, dopo la pioggia, la terra emana i suoi profumi e i petali delle rose si coprono di lucentezza.

Un equilibrio di incanti sulle foglie e sugli steli.

Una fragile delicatezza pronta a svanire con il calore.

Sulle rose profumate d’agosto.

Sui boccioli lisci e setosi.

Mentre la vita ferve, senza sosta.

E torna glorioso a risplendere il sole.

Lucida il cielo e gli dona il suo azzurro più intenso.

E i fiori restano ancora madidi di pioggia.

In estate, dopo il temporale, bisogna trovare un posticino perfetto per asciugarsi le piume.

E dondolano ancora le gocce brillanti.
E un petalo di rosa resta ricolmo di acqua, nella magia incantevole della pioggia d’estate.

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Ed eccomi arrivata nel mio bel paesino, trascorro agosto nella mia Fontanigorda.
Il cielo azzurro, le cascine, i tetti di tegole rosse, un panorama a me noto, anche questa è casa, è il posto nel quale trascorro le vacanze da tutta la vita.

Ieri, nel tardo pomeriggio, ho fatto un giretto in paese.
Estate, caldo, finestre aperte, cestini, ortensie.
E ciao, sei arrivata? E quanto ti fermi?

E poi, poi si è alzata una brezza leggera e fresca, verde acqua di lenzuola e celeste di cielo.

E tutto è come dovrebbe essere.
Sempre.
Tutto ritorna.
E sbocciano i fiori in un certo giardino.
Come ogni anno, in estate, a Fontanigorda.

E c’è la solita operosa vitalità.
Sempre.
Come ogni anno, ad agosto.

E nuovi inizi, nuove avventure, nuovi micetti che crescono.
Come sempre ed è bello che sia così.
Ad agosto a Fontanigorda.

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Per noi che viviamo nell’epoca delle immagini forse non è semplice capire coloro che ci hanno preceduto, loro vivevano nell’epoca dell’immaginazione: poi venne la fotografia.
Io non sono certo un’esperta del settore ma mi avvalgo di un volume del passato del quale ho già avuto modo di parlarvi, è un manuale edito da Hoepli nel 1910: Fotografia pei dilettanti, pagine e pagine scritte con garbata sapienza dal Dr Muffone.

L’autore scrive anche del formato usato per le cartoline postali che venne adottato anche per le fotografie.
E provate ad immedesimarvi in un lettore degli inizi del ‘900, il vostro approccio sarà particolare: voi sperimentate i continui miglioramenti in questa arte fantastica che è la fotografia e siete curiosi di saperne di più.
Dunque, cosa è mai la cartolina illustrata?
Secondo il Dr Muffone è l’ancella postale, è l’annunziazione del bello, del vero che circola e produce lo scambio di sensazioni fra tutti gli abitanti del mondo.
E voi che vivete in questo mondo non potete che esserne entusiasti!
Su quelle carta sono impressi i ricordi di viaggi e di momenti felici e il nostro stimato studioso dà un consiglio a tutti i fotografi: che si affrettino, usino i loro negativi per fare delle belle cartoline postali da mandare poi agli amici o per conservare care memorie.

Tralascio le righe dedicate alle misure e ai materiali, condivido invece con voi i consigli per i dilettanti che vogliano cimentarsi con questo passatempo.
Regola numero uno: non fotografate mai cose banali già fotografate in cento modi da altri.
Non si va a Milano a immortalare Piazza del Duomo, dice il Dottor Muffone.
E sapete perché? Beh, l’industria delle cartoline commerciali è fiorentissima e le immagini che vengono vendute saranno sempre più belle delle vostre, su questo non c’è dubbio.
Cercate punti di vista insoliti così non incorrerete in imbarazzanti paragoni e quando siete in viaggio fate così: comprate delle belle cartoline con le immagini dei luoghi più celebri e poi, armati della vostra macchina fotografica, giocate con la fantasia.
Del resto così scrive il nostro autore:
Vi è ancora tanta parte di mondo non fotografato che vi è ampio margine per la nostra personalità artistica.

E poi il tempo passerà e le cose cambieranno.
La cartolina, scrive ancora il nostro autore, compie il suo destino nel giungere a destinazione, unendo persone lontane e donando la gioia di un istante.
Dopo un lungo viaggio, con qualche sgualcitura, con qualche bollo proprio là dove non ci voleva.
Oltre cent’anni dopo mi sono chiesta se il Dottor Muffone, nella sua saggia lungimiranza, avesse immaginato qualcosa a proposito di noi che viviamo immersi nelle immagini.
E cosa direbbe dei dilettanti fotografi di questa nostra epoca?
Lui non lo ha mai saputo che quelle immagini delle quali scrive sono diventate oggetto di grande interesse.
E questo vale per le cartoline che venivano messe in vendita e ancor di più per quegli scatti di fantasiosi dilettanti, magari imperfetti ma certo preziosissimi.
Immagini di istanti perduti e di un tempo in cui c’era ancora tanta parte di mondo non fotografato.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Le incontro anche a Genova le mie amiche farfalle.
Volano leggere sulle mie rose, si dondolano sulla lavanda.
Avrei molte cose da raccontare a queste farfalle di città a proposito del luogo dove le loro simili sono molto più numerose.
E alcune di loro mi sono rimaste impresse, a volte perché le ho viste indugiare a lungo su certi petali.
Come lei, lo scorso agosto, a Fontanigorda.
La lievità, su questi fiori gialli.
Su e giù.

Ha una grazia infinita la natura e su quei fragili fiorellini di campo erano in due: la splendida farfalla e un ragno avventuroso che stava a testa in giù.
Nella perfetta armonia di un giorno d’estate.

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Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco

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