Ricordi di neve ai Piani di Praglia

Era il tempo sereno di una giornata trascorsa sulla neve.
Insieme agli amici, nella gioia e nell’assoluta bellezza degli istanti condivisi che poi si ricorderanno con affetto e nostalgia.
La spensieratezza della giovinezza, l’aria frizzante, le risate, la testa senza pensieri, il cuore leggero come sa essere quando si prova autentica felicità.
Nella neve, con lo zaino, il maglione di lana pesante e il sole in faccia.

E quanta voglia di scherzare e di divertirsi e di ridere forte, di rincorrersi e di tirarsi la neve.
E quanta gioia di vivere, in quel tempo lontano.

Due della compagnia si erano persino messi lassù sul tetto, che idea!
Era il tempo straordinario della felicità, quando la vivi a volte nemmeno ti accorgi che c’è e poi, quando ci ripensi, ti accorgi quanto fosse un’emozione straordinaria.
Era il tempo di una giornata sulla neve, ai Piani di Praglia.

Un incontro in inverno

L’altro giorno con mia grande gioia ho fatto un bellissimo incontro.
Devo ammettere che in quel momento non ero esattamente di ottimo umore, stavo aspettando la funicolare per tornare a casa e mi trovavo alla fermata di San Nicola.
E ad un tratto, oltre la ringhiera, ho intravisto un colore vivace e inconfondibile, era il piumaggio morbido di un piccolo pettirosso.

Sapete, quando incontro tipetti come lui mi torna subito il sorriso, tra l’altro era un pettirosso allegro e piuttosto socievole, svolazzava di qua e di là bello beato e si è anche avvicinato.

Poi ci siamo scambiati uno sguardo, secondo me il tipino aveva capito benissimo che di me si poteva fidare!

E così ho voluto lasciarlo planare anche su queste pagine, per me è sempre una felicità trovare piccoli amici come lui.

Gabbiani e riflessi d’inverno

Così si ritorna, sempre, davanti al mare freddo d’inverno, anche quando spira gelido il vento.
È il mare di Genova e del Porto Antico, con le barche placide, le persone che passeggiano lente, i pesci che guizzano vivaci.
E sopra un cielo di nuvole e la luce che filtra donando riflessi d’argento.

Sulla superficie dell’acqua leggeri fluttuano i gabbiani.

E il mare luccica di freddi bagliori metallici.

E là, in mezzo ai bianchi gabbiani, ecco che spicca un diverso signore del cielo: un cormorano.

E poi ancora vento, cerchi concentrici e un battito d’ali.

Semplicemente scivolando sul mare.

Mentre le nuvole si specchiano nell’acqua in un pomeriggio di Genova e d’inverno.

Stella Nera – Le luci dell’Occidente

Perché le cose non vanno mai per il verso giusto, e saltano sempre su come i grilli quando corri nei campi d’estate? Pensi che sia tutto a posto e invece in cinque minuti ti capita di tutto.”

Sono parole tratte da Stella Nera – Le Luci dell’Occidente, l’avvincente romanzo del savonese Marco Freccero, scrittore indipendente e anche autore di un interessante blog che leggo da molti anni.
Una trama che conquista, i sottili fili di una storia che si seguono con curiosità, una vicenda che si dipana nel 1987 a Savona.
E là, nella città della Torretta, la morte improvvisa di una signora tedesca suscita un certo scompiglio.
Chi è la Signora Jutta? Quali tenebrosi misteri si celano nel suo passato?
Ci sono poi tre giovani: Filippo, Massimo e Davide sono obiettori di coscienza e condividono questa scelta di vita occupandosi anche dei bambini di un doposcuola.
Sono personaggi realistici e azzeccati, delineati dal loro autore in maniera onesta e sincera, forse leggendo le loro vicende potrebbe capitarvi, come è successo a me, di riconoscere in loro ragazzi che tutti noi abbiamo incontrato proprio in quegli anni ‘80.
Sono giovani che nutrono alti ideali e sogni anche piccoli, a volte poi si perdono anche in amare disillusioni, questa del resto è anche una storia di ricerca di bellezza e verità, di amicizia e vicinanza e davvero non è difficile affezionarsi ai tre ragazzi.
Più complicata e complessa è la figura dell’attempato Leonardo Perrone, lui vive solo lì accanto alla signora Jutta e finisce che va a cacciarsi in un pasticcio bello grosso, perché le cose non vanno mai per il verso giusto, ricordate?
Qui ci sono di mezzo certi libri misteriosi, un prezioso e sconosciuto quadro del Bernini, un sacco pieno di fotografie e un passato che emerge sinistro e ancora ritorna a far paura e a terrorizzare.


E poi ancora, ecco un’altra protagonista, è la città di Savona:

“… settembre aveva fatto il suo ingresso con giornate ancora calde. Verso sera, nell’ora che precedeva il tramonto, la luce inondava le vie della città, colpiva i piani alti dei palazzi del centro ottocentesco sino a far apparire i vetri delle finestre in fiamme.”

Così si mostra Savona svelata nelle sue strade antiche, nei suoi vicoli, nei suoi chiaroscuri e nella sua quotidianità: è lo scenario perfetto di questo romanzo, è una città luminosa e accogliente, a tratti sorpresa anche in quella lenta stanchezza che talvolta caratterizza i piccoli centri.
Questo poi è anche il romanzo di un’epoca e vi riporta in molte diverse e riuscite maniere in quegli anni ‘80 e nelle sue attese, nelle sue speranze e in quelle visioni di futuro che io ricordo.
Marco Freccero è un autentico amante della scrittura e della lettura, si diletta con i buoni libri e sul suo canale Youtube presenta i suoi autori preferiti spaziando da Dickens a Graham Greene, dalla letteratura americana a quella scandinava fino al suo amato Dostoevskij.
È evidente che il suo scrivere è frutto di una personale ricerca intellettuale e si rinforza anche grazie a queste belle frequentazioni, oltre alla trama e all’intreccio del romanzo io ho apprezzato la scrittura asciutta saggiamente priva di inutili artifici barocchi e ridondanze, è originale, credibile e rispecchia appieno una realtà.
Il romanzo si legge in un soffio, ha un finale che stupisce e, come di rado mi capita, mi dispiace averlo finito, se ci fossero state altre 200 pagine me le sarei godute volentieri.
Per fortuna la storia è destinata a continuare, il romanzo è il primo di una serie, pertanto io attendo il seguito con impaziente curiosità.
Se anche voi desiderate scoprire il mondo di Stella Nera in questo post di Marco Freccero troverete le diverse possibilità per acquistarlo.
Finirete dritti in quegli anni ‘80 e vi accorgerete che quell’epoca aveva un ritmo più lento, suoni che adesso paiono nostalgie.
E troverete una certezza, in poche semplici parole: il senso di vera giustizia è luce, salvezza e speranza.
Lo sa pure Leonardo Perrone che, in fondo, forse non è poi così sprovveduto.

“Certe cose sono più forti di tutte le prigioni del mondo.”

La speranza

La speranza, il suo tono è tenue celeste.
Dolce e rasserenante speranza che offre allo sguardo orizzonti sconfinati.
Il suo suono è come il ritmo di un’onda che piano si frange ma sempre ritorna e mai abbandona la riva.
Viva speranza che dona respiro e lenta si posa come luce radiosa sul mare e così conforta e consola.

Un gatto da boschi

Era un pomeriggio di luglio a Fontanigorda e me ne andavo a passeggiare verso il Mulino di Casanova.
Era una di quelle giornate perfette allietate dal canto degli uccellini e dalle variopinte farfalle volteggianti sui fiori, nella rasserenante bellezza della campagna.
Poi, all’improvviso, ho voltato lo sguardo verso il margine del bosco e l’ho veduto.
Stava là, tra il fitto degli alberi, quasi nascosto dietro le rocce coperte di muschi, cauto e guardingo come sempre sono i felini.
Che incontro magnifico, ci siamo guardati per quale istante e lui è sempre rimasto immobile.
E mi sono domandata se in questi giorni d’autunno questo magnifico gattone continui ad andarsene in giro calpestando le foglie cadute e accartocciate, zigzagando silenzioso tra gli alberi.
In quel giorno d’estate mi era parso perfettamente a suo agio: là tra le verdi foglie, in quella magnifica quiete, ho veduto un avventuroso gatto da boschi.

Una gita al Colle del Melogno

E venne il tempo di fare una bella gita al Colle del Melogno.
– E che ci vuole? – Direte voi!
In fondo si tratta soltanto di una meta non troppo distante nell’entroterra savonese, non sembra essere chissà quale impresa, il Colle del Melogno è un valico delle Alpi Liguri e collega Finale Ligure a Calizzano.
E venne il tempo di andarsene un po’ a zonzo su di là, forse per boschi, in cerca della frescura: era il mese di luglio del 1932.
Ah, un cappello in testa ci vuole proprio e ci vuole anche l’allegria dipinta sul volto per la foto di rito di un giorno passato tra svaghi e passeggiate, la signora qui ritratta tiene tra le mani forse delle felci raccolte in quelle ore trascorse là, al Colle del Melogno.

Oh che bellezza arrivare fin lassù sul sidecar o su quella automobile dal motore brioso, adesso sì che la nostra gita sembra davvero un’eccitante avventura!
Ecco la bella compagnia: una gonna chiara, un foulard, un sorriso e una mano sul fianco, un basco in testa, braccia incrociate e modi sicuri, tutti pronti a ripartire e a percorrere un altro tratto di strada!

Fu una giornata memorabile ricca di tante emozioni e di spensieratezza.
E in qualche maniera bisognava ricordarla, fermare nel tempo quell’istante perfetto, poi gli anni scorreranno e un giorno la fotografia capiterà ancora tra le mani.
Che batticuore!
– Ti ricordi quel giorno al Colle del Melogno? Eccome, lo ricordo molto bene!
Ecco un esperto centauro con gli occhiali da motociclista alzati sulla fronte, quanto gli piace sfrecciare con il suo sidecar!
Si è messo lì seduto e sorride come colei che si trova accanto a lui.

E lì a fianco è parcheggiato il potente mezzo, immaginate che meraviglia andarsene in giro per le strade della Liguria con il vento in faccia.

Accadde molto tempo fa, gli uccellini cantavano gioiosi e i verdi boschi fremevano di vita.
Una fotografa, una preziosa frazione di tempo: era il mese di luglio del 1932 al Colle del Melogno.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Davanti alla finestra

Ai vetri ci sono quelle candide tendine, tutto attorno c’è il verde rigoglioso della campagna.
Le piante grasse in una cassettina, un decoro rustico alla finestra.
Un muretto, poco distante.
Una scaletta, una panca, le sedie.
E spesso, in un luogo o nell’altro, una certa bellezza felina che pigra si distende al sole oppure dormicchia all’ombra.
Una volta poi ha trovato il suo posticino proprio là, davanti alla finestra.
Con questa perfetta armonia, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Un perfetto equilibrista

È stato l’ultimo stupore dell’estate in campagna, un avvistamento fugace avvenuto pochi minuti prima della mia partenza da Fontanigorda.
Poi ognuno viaggia a modo suo, taluni si librano alti nel cielo e infatti, ad un tratto, nel cielo azzurro della Val Trebbia ecco comparire un bellissimo airone cenerino.
L’ho veduto volare ad ali spiegate, leggero e lieve come è per sua natura.
Poi, con mia assoluta meraviglia, eccolo posarsi con tale indicibile grazia sulla cima di un albero.

Davvero un perfetto equilibrista, una creatura magnifica che è sempre una gioia rivedere.
È restato lassù appena per qualche istante, accomodandosi con lievità tra quei rami verdi di foglie.

E poi si alzato ancora in volo ed è andato a fermarsi su un altro albero e là io l’ho lasciato, era giunto per me il tempo di partire.
Una nuova stagione è alle porte per tutti noi e ci prepariamo ad accoglierla, passa anche tu un buon autunno, caro amico airone cenerino.